macci: (Default)
Note
Prompt: Immagine Sudafrica/mare
Come l’ho utilizzato: girano in spiaggia.
Parole: 10360


Ciak si gira


- Stop! -
Draco prese un profondo respiro mentre i suoi muscoli si rilassavano per il post orgasmo. Il sudore gli imperlava la fronte, mentre sul ventre il seme del coprotagonista si stava addensando.
E anche questa era andata.
- Ottimo lavoro. - fece l’altro con un sorriso divertito.
Draco ricambiò il sorriso e s’inumidì le labbra – è sempre un piacere lavorare con te. - sogghignò – Un vero piacere. -
Il ragazzo gli fece l’occhiolino – Posso garantirti che è reciproco. - prima di scendere dal letto e svanire verso il camerino. Draco dovette distendere le gambe troppo a lungo tese prima di essere in grado di alzarsi dal letto.
La sua assistente Melody, si apprestò a portargli un accappatoio, dei fazzoletti, una bottiglia d’acqua con, ovviamente, il suo miglior sorriso.
- Signor Malfoy è stato bravissimo. -
Draco bevve diversi sorsi prima di rispondere – Come sempre. -
Il cuore gli batteva ancora nel petto mentre il corpo stremato veniva a patti con gli spasmi.
Quando aveva scelto questa carriera non aveva pensato seriamente a quanto sarebbe stato dura per il suo corpo. Ma per fortuna lui era un mago, e i maghi avevano sempre una marcia in più.
- Il capo la cercava, credo per un nuovo film. - esordì Melody mentre gli trotterellava dietro.
Draco si fermò per girarsi con uno sguardo indignato - Ne ho appena finito uno! -
Melody sogghignò – Dura la vita dell’attore più voluto sulla piazza, vero? -
Draco sospirò brevemente e si diresse verso il suo camerino. Non erano mai belli grandi e luminosi, ma almeno il suo era quello più umano rispetto ad altri.
Lui era la star, era ciò su cui si era arrivata a reggere l’intera ditta.
Lo specchio gli restituì l’immagine di un ragazzo stanco. Prese la pomata magica e se la passò sull’ano dolorante mentre Melody gli raccontava quale scena gli era piaciuta di più. Ormai non c’era più privacy né pudore nella sua vita.
- Ti piace lavorare con Jason, è già il terzo film che fai con lui. E’ davvero bravo come dicono? -
Draco fece una smorfia mentre sentiva la pomata fare effetto, risanare l’ano e il suo corpo.
- Ha una buona tecnica. – si limitò.
La verità era che diventava sempre più difficile godere davvero durante i suoi film. Aveva imparato a fingere gli sguardi, la voce, i movimenti, e tutto ciò che rendeva coinvolgente l’azione di un film, ma diventava sempre più difficile raggiungere il climax.
Ma, per fortuna, essere un mago portava sempre quella marcia in più che lo aiutava a rilassarsi quanto bastava per raggiungere l’orgasmo.
Melody sorrise al suo assistito con benevolenza – Le lascio qui il copione del prossimo film. La lascio riposare. -
Sgattaiolò via dopo aver lasciato il plico sulla toletta e Draco si ritrovò solo con le pagine che promettevano altri incessanti ora con le gambe all’aria.
La prese e lo sfogliò mentre sentiva ancora l’ano bruciare per via della pomata curativa.
Sulla prima pagina recava il titolo “Incantesimi proibiti”. Ambientazione magica, perfetto.
Quasi si strozzò quando lesse dove era stato ambientato: Hogwatrs!
Si ritrovò ad arrossire come un ragazzino al pensiero delle mille volte che si era toccato nel letto della sua stanza. O nelle docce, dove era ambientata la prima scena per l’appunto.
A quanto pareva la prima scena era un orgia che lui avrebbe dovuto fare con i suoi “compagni di squadra”.
Sfogliò le altre pagine curiosamente, e scoprì esserci addirittura una trama.
Era addirittura una storia d’amore.
Un senso di nausea lo prese alla sprovvista, chiuse il plico e alzò gli occhi al cielo.
Una storia d’amore. Lui.
Aveva perso il conto di quanta gente aveva visitato le sue parti basse, di quanta gente gli era venuta dentro e addosso, non credeva di essere credibile nel recitare una storia d’amore!
Si guardò allo specchio e si ritrovò tuttavia incuriosito dalla sfida.
In fondo non sarebbe stata una vera sfida, era un maledetto film porno, quanto potevano flirtare due persone? Il tempo di dire “ti voglio dentro di me, tipo adesso”?
Mise da parte il copione e decise di farsi una doccia.
Poteva benissimo aspettare un’oretta.

**

Una volta pronto fece la strada per raggiungere l’ufficio del suo capo con il continuo pensiero di come sarebbe stato il prossimo film.
Dal momento che girare ad Hogwatrs era impossibile in qualche modo avrebbero dovuto creare le ambientazioni, il ché implicava o uno vero scenografo o un vero mago. O entrambi.
Ma questo voleva dire che la produzione ci avrebbe messo parecchi soldi in ballo.
Era un film decisamente importante, allora. E non poteva lasciar perdere una simile produzione.
Una volta annunciato, entrò nell’ufficio de August Norrel Draco si sedette senza troppi complimento sulla poltrona.
- Un nuovo film. – disse, come ad accusa.
Il signor Norrel era un tipetto tracagnotto con i baffi, ma non era stupido. Un sorriso ambiguo si fece spazio tra i baffi folti – Un nuovo film. - disse.
- Ti rendi conto vero che il mio culo è ancora in fase di ripresa? -
Norrel si rilassò sulla sedia e unì le dita in un gesto meditabondo, non aveva perso il sorriso ma aveva quello sguardo. Lo sguardo di chi poteva convincerti a comprare ghiaccio in Groenlandia o a tentare la carriera da pornodivo dal momento che sei senza soldi e sei un sogno proibito delle masse magiche e non.
- Avrai già capito che ci è stata offerta un’opportunità imperdibile. –
- Una produzione simile deve essere sicuramente un beneficiario importate. -
I baffi tremarono sotto un sorriso – Una ditta rivale ha avuto un’occasione più unica che rara e, insieme, abbiamo deciso che una opportunità simile non potevamo perderla. -
- Una coproduzione? Addirittura? - Era rarissimo che due ditte rivali si mettessero d’accordo – Che diavolo di opportunità può fare tanto casino? -
- Se accetti di fare questo film potrei avere il trenta percento delle vendite. -
Draco sentì le mani sudare – Il trenta percento? - gli mancò l’aria – Dov’è la fregatura? -
Qualcuno busso e la segretaria annunciò l’arrivo di qualcuno. Draco stava cercando di calcolare quanto sarebbe stato il trenta per cento di una produzione simile nella sua testa quando la persona che era appena arrivata entrò nella stanza.
Tutti i numeri si smarrisono per strada mentre appariva davanti ai suoi occhi l’immagine più disturbante mai vista.
Per un secondo si convinse di avere le allucinazioni, sbatté tre volte le palpebre senza risultato, così lo rifece ancora, e ancora, finché capì che no, Harry Potter, non era un allucinazione.
- Non capisco. - disse, girandosi di nuovo verso Norrel sinceramente perplesso.
Il sorriso di Norrel era divertito – Ti presento la tua fregatura. -
Draco non riuscì a connettere i neurosi che gli erano rimasti nel cervello così, domandò ancora- Cosa centra Potter? -
Questi si avvicinò a Draco e gli tese la mano – Vedo che non ti hanno informato. - sogghignò – Piacere di rivederti, sono Fregatura Potter, il tuo coprotagonista. -

**

Potter. Harry Potter, il suo coprotagonista.
Lo ripeté nella sua testa tre volte, ma ancora il suo cervello faticava a capire il concetto.
Poi capì.
Ma certo… era uno scherzo!
Scoppiò a ridere e li indicò uno ad uno – Me l’avevate quasi fatta! Ma mi faccio fottere solo per lavoro, mi spiace. Seriamente Potter, che cazzo di fai qui? –
Lo sguardo di Harry Potter, più adulto di come lo ricordava ma riconoscibile tra mille, era divertito. Ma non come lo sarebbe stato se si fosse davvero trattato di uno scherzo.
S’inumidì le labbra, pronto a dire quello che Draco Malfoy non voleva sentire – A quanto pare… fotterti. Per lavoro s’intende. -
Il sorriso si spense sul viso di Draco che congelò lo sguardo in quello del vecchio grifone.
No. No. No.
Guardò Norrel in cerca di aiuto che fece spallucce – E’ stato assunto dall’altra agenzia e conoscendo il vostro passato prevediamo vendite alle spettacolati. I due vecchi nemici che appianano le loro divergenze per due ore di film? Sarebbe la svolta. -
Draco sentiva i proprio muscoli facciali fare male per quanto erano rigidi. Tornò a guardare Harry con una nuova consapevolezza.
Era davvero il suo coprotagonista.
- Ma ti ha dato di volta il cervello? - gli domandò. Non si parlavano da anni, ma ne avevano passate troppe per essere due sconosciuti che si salutavano a stento – Perché diavolo vuoi fare il pornodivo? -
Harry Potter, che indossava una camicia nera che gli fasciava il corpo in maniera divina, sorrise. E Draco non poté fare a meno di pensare che fosse un sorriso fotogenico.
- Mi annoiavo. -
- Non si scopa davanti a telecamere per noia. -
- E tu perché lo fai? -
Draco esitò – Per me è diverso, io non sono l’idolo delle masse. -
Potter fece spallucce e si sedette alla sedia vuota accanto a quella di Draco. Come se fosse stato tutto deciso e lui avesse già accettato, si rivolse a Norrel.
- se non sbaglio Malfoy ha ultimato un film da poco, penso si possano iniziare le riprese fra un paio di settimane, che ne dici? -
- anche una. - confermò Norrel – Abbiamo già uno script e gli scenografi sono già all’opera. Con gli attori forniti da entrambi le agenzie non sarà un problema per comparse e partecipanti all’orgia. -
- Ehi. - soffiò Draco, perplesso.
- Quanto pensi dureranno le riprese? - continuò Harry.
- Una produzione simile cercheremo di andare sul sicuro e fare un lavoro ottimo. Penso che almeno un mese. Ovviamente le vostre scene saranno intervallate da quelle di altri protagonisti prendervi tempo di riposare. -
- Ovviamente. Certo. -
- ehi! - proruppe Draco alzandosi in piedi – dal momento che è il mio culo che deve essere fottuto qui, voglio almeno avere voce in capitolo! -
I due uomini si girarono verso di lui e alzarono un sopracciglio – Ebbene? - lo incitò Norrel.
Draco sentì qualcosa che non ricordava di provare da tempo: imbarazzo.
Poi rinsavì. Diamine! Era lui il professionista lì, Potter era un dilettante allo sbaraglio che era momentaneamente impazzito per via di qualche ictus fulminante.
Lo studiò, con attenzione, poi si rilasso.
Era impossibile che la cosa riuscisse realmente a realizzarsi. Potter non si rendeva davvero conto di cosa andava incontro. Era ovvio. Doveva indottrinarlo, spaventarlo.
- Potter, ti va di cenare insieme? - disse, tirando le labbra in un sorriso – Parliamone a tu per tu, e se dopo stasera vorrai ancora continuare con questa follia allora procederemo. -
Harry si rilassò sulla sedia e fece il suo miglior sorriso divertito – Mi pare una proposta equa. -
- Perfetto. -
Sentì l’aura di vittoria provenire dal suo capo, ma la ignorò. Una serata bastava e avanzava per dissuadere Harry Potter dal fare un film porno.
Mentre uscivano dal palazzo Draco stava facendo la lista di tutto ciò che aveva dovuto sopportare, tutti i contro che gli veniva in mente, non avevano nemmeno messe piedi fuori dal palazzo e Draco aveva già trovato venti motivi.
Scelsero il locale dove si vedeva ogni tanto con i suoi colleghi per bere qualcosa.
Il locale era squallido come la sua vita, buio e asfissiante, l’unica cosa buona che avevano era una gran scelta di liquori.
Draco si affacciò a salutare Gerard, il barista, che gli sorrise apertamente e gli versò il suo solito drink. Poi gli presentò Harry.
- Carino. - commentò il barista, un omone alto e muscoloso con la barba – Carne fresca per il tuo studio? -
- Non se riesco a riportarlo sulla retta via. -
Gerard sorrise – In ogni caso, se cerca una retta via, sono disposto a indicargli la strada. - gli fece l’occhiolino.
Harry non sembrò intimidito, si sedette su uno sgabello del bar e ordinò una birra.
Draco si arrampicò sullo sgabello accanto e prese un profondo respiro prima di girarsi verso Harry Potter.
Cielo, Harry Potter. Sul serio.
- Ti trovo bene. - esordì - Non ci vediamo da…- cercò di fare mente locale. Si erano visti un paio di volte per caso, ma non è che si fossero mai fermati a parlare.
Harry afferrò il bicchiere di birra appena versata e si stiracchiò sul bancone come un gatto che faceva le fusa – Una vita. Anche se direi che io ti ho visto spesso e molto più di quanto potevo vederti a scuola. - sogghignò.
Draco tornò a sentire quella punta di imbarazzo.
- Devi esser incappato in qualche mio film allora. -
- “Qualche”? - gli fece il verso Harry mentre si portava il bicchiere alle labbra e per un attimo prima di berlo i suoi occhi divennero distanti – Non ti mentirò inventandomi di non averli visti tutti fino alla nausea, Malfoy. Sai benissimo di essere maledettamente bravo in quello che fai. -
Draco soppesò l’altro – Ammetto che non sapevo ti piacesse il cazzo. -
Harry bevve un sorso – Ci sono molte cose che non sai di me, ma non siamo qui per questo. – si girò verso di lui e fece un gesto con la mano per esortarlo – Forza, opera di scoraggiamento. Azione! -
Fece anche un finto ciack con le mani e Draco si ritrovò a sorridere divertito, ma si strinse nelle spalle e iniziò.
- Prima di tutto devi capire che fare un film porno non è come lo fa sembrare. Potter non è che scoperemo una volta, fine dei giochi e poi passa in post produzione. Dovremmo fare una stessa scena per giorni, se non settimane, fino alla nausea. Il che vuol dire che passeremo venti giorni a scopare su un letto per una singola scena, poi altri 20 in un altro scenario e così via… E’ uno sforzo non indifferente per il corpo, soprattutto per un principiante come te. -
Harry non sembrò intimidito – Poi? -
Draco fece un sospiro – Sì, insomma, lo sai. - mormorò – Non è divertente. Raramente trovi davvero divertente scopare in un film porno, non devi scoparmi ma devi far vedere il tuo cazzo che mi scopa, il che vuol dire che dovrai fare posizioni che nemmeno un quinto Dan di yoga per professionisti può sopportare, con una telecamera puntata sui tuoi genitali. Te ne rendi conto? -
Gli occhi di Harry erano attenti, quasi inumanamente.
Harry lo stava fissando e, nonostante Draco fosse abituato ai suoi genitali in primo piano in uno schermo, non era più abituato ad essere fissato così direttamente. Il contatto visivo era improbabile, soprattutto quando si passava il tempo con gli occhi chiusi a baciarci, o di spalle o di spalle ma piegato.
- Credo di aver visto abbastanza film da capire questo particolare indizio. - fece spallucce – Hai altro? Finora non mi hai detto nulla di nuovo. -
Draco meditò – Hai fatto le analisi? Non mi metterai nemmeno un oncia di niente se non sei pulito. -
- Chiaro e limpido come cristallo. - promise.
Draco puntò i suoi profondi occhi argentei nei suoi – Saremo circondati da tantissima gente, e ogni tot ti faranno cambiare posizione. Non importa se inizia a diventare piacevole, se gridano stop tu ti fermi, mi rigiri e torni a entrarmi dentro con un'altra posizione inumana con tanto di telecamera fissa sulle tue palle che ballonzolano. -
- a-ah, poi? -
- Metà del film porno non è nemmeno lo scoparmi, ma leccarci. Dovrai leccarmi il cazzo per ore e ore, e dovresti sapere dove è stato. -
- Stai ripetendo le stesse motivazioni da dieci minuti. - sospirò Harry – Ho visto i tuoi film, non mi dici nulla di nuovo. –
- Credo che tu non ti renda conto davvero di come sia, vederlo è molto diverso da farlo. -
Harry bevve un sorso della sua birra – Non lo metto in dubbio, ma dovevi spaventarmi. Non lo stai facendo, non sei un così un bravo attore forse. -
Draco sentì il fastidio avanzare. Ci voleva una terapia d’urto.
Si guardò attorno, era ancora pomeriggio non c’era molta gente, ma c’era abbastanza.
- Passiamo alla pratica. - drizzò la schiena e fece scivolare la gamba all’infuori - Buttati in ginocchio e succhiamelo. -
Un senso di trionfo lo fece gongolare quando vide l’espressione confusa di Harry. Durò solo trenta secondi, però. – qui? - domandò alzando un sopracciglio – Penso che Gerard non sarebbe d’accordo. -
Draco lanciò un’occhiata a Gerarld che aveva seguito la conversazione divertito – Oh, no, tranquilli. Metà dei miei clienti sono porno star, l’altra metà fan. Il bagno è praticamente la sala del sesso. –
- Adoro questo posto- ridacchiò Draco bevendo un sorso.
Harry lanciò un’occhiata pensosa al partner, poi lasciò che i suoi occhi indugiassero sul suo corpo.
E vide la tentazione.
Era stato desiderato per tutta la sua vita, prima ancora di diventare un porno attore, ma l’idea che Harry Potter in persona stesse pensando seriamente a succhiargli il cazzo davanti a tutti era una cosa che fece sentire in soggezione perfino lui.
Era sempre il ragazzo che aveva salvato l’intera comunità magica, in particolare lui e la sua famiglia.
Harry bevve l’ultimo sorso di birra, poi scese dallo sgabello e si avvicinò a lui. Poggiò lentamente le mani sulle sue coscie, per aprirgliele lentamente sostenendo il suo sguardo.
Non avrebbe ceduto. Harry era davvero intenzionato a farlo.
Tuttavia dal volerlo e riuscirci passava diversa acqua sotto il ponte.
Harry sbottò il pantaloni a Draco e tirò giù la zip. Bastò quel gesto perché tutti nel locale si girassero a guardarli.
Si inginocchiò, mantenerlo gli occhi nei suoi, a mo di sfida.
Iniziò con la mano, il palmo caldo sulla patta, accarezzava il sesso oltre la stoffa.
Draco aprì le gambe solo per dargli più spazio. C’era il primo ostacolo che Harry doveva superare che era farlo effettivamente diventare duro.
Negli ultimi tempi, senza l’ausilio di determinate pozioni, il suo lavoro era diventato difficile da fare.
Draco, ammise a sé stesso, si era stancato del sesso. Non che il suo corpo non ne traesse piace ma era sempre più difficile goderne davvero, non trovarlo monotono e ripetitivo.
Entra e esci. Esci e entra. Cambio posizione. Ripetere.
Le labbra di Harry si posarono sulla stoffa e la lingue umida concesse una pressione sulla base. Tutto ciò che Draco riusciva a vedere era i capelli scompigliati di Harry tra le sue gambe ma questo non gli impediva di sentire i suoi sforzi per farlo diventare duro.
Quando erano adolescenti, Draco aveva fantasticato su un evento simile, non poteva negarlo. Aveva fantasticato di affondare la mano nei capelli disordinati dell’eroe di tutti e spingergli la bocca in basso per affondare fino alla base in lei.
Fu strano ripensarci ora che rischiava di accadere, e fu strano quando Harry alzò gli occhi, probabilmente per indagare sul suo stato d’animo, e ritrovarsi catapultato in un ricordo mai accaduto.
Cosa stata succedendo? Un’ondata di calore lo aveva appena attraversato, e avvertiva il suo corpo reagire.
Si sforzò di distrarsi, ma non riusciva a smettee di guardare Harry che ora stava abbassandogli il boxer per prendere finalmente tra le labbra quell che ormai era una mezza erezione.
Suo malgrado, non appena accadde, Draco non riuscì a evitare che diventasse completa.
Strinse lo sgabello, mentre tentò di combattere il desiderio di aprire di più le gambe, solo per dargli più accesso.
Perché, contrariamente a quanto ti era importo… lo voleva.
Voleva dargli accesso, voleva che glielo prendesse in bocca, che glielo leccasse, che succhiasse via da lui ogni rimostranza.
Mentre le attenzioni di Harry aumentavano diventando sempre più audaci, fin a prenderlo in bocca e farlo ffondade nelle guance tanto da creare uell’adorabile piccolo bozzo, Draco si ritrovò a pensare che non aveva senso continuare a insistere nel dissuaderlo.
Che alla fine se quella bocca intendeva essere così brava davanti a una fottutissima telecamera chi era lui per impedirlo?
Una parte di lui, piccola, un pigolio praticamente, tentò di riportarlo alla realtà: Harry non era una persona normale, non poteva rovinarsi così la vita.
Quella vita non era semplice da lasciarsi alle spalle, pentirsi non era contemplato.
Ma era difficile insistere nel mantenere quel pensiero mentre la lingua di Harry attraversava l’intera erezione fino alla punta e poi accompagnava come un calza scarpe l’affondo in bocca.
Quando sentì la pelle tesa del suo sesso avvolto in quel calore, quando sentì un gemito di Harry vibrare sulla sua pelle delicata, Draco si ritrovò all’improvviso…
Sconfitto.
- Sto per…- soffiò. Era un abitudine che aveva preso a lavoro. Annunciarlo, così che potessero riprendere l’atto per bene. Ma non riuscì nemmeno a finire di dirlo, che tutto il suo corpo fu attraversato da un appagante orgasmo.
Harry si era tirato indietro quanto bastava perché gli venisse sulla bocca aperta. Una bocca che sorrise e che era perfetta per un primo piano.
Se Draco avesse avuto una telecamera tra le mani in quel momento, avrebbe voluto immortalare quel momento, salvo poi esserne totalmente geloso.
Si risvegliò dall’incanto pochi attimi dopo, mentre Harry si rialzava e faceva un piccolo inchino alla gente che era al bar…
Perché c’era gente al bar. Gente di cui si era completamente dimenticato l’esistenza.
- Bene. – Harry tornò da lui e prende il portafogli, lasciò il costo delle birre più un extra, poi tornò a guardarlo – Visto che non mi hai convinto a rinunciare e che penso di aver dimostrato di sapere quello faccio… Ci vediamo sul set, Malfoy. –
Draco non poté fare altro che guardarlo mentre andava via sotto un piccolo applauso dei presenti.

**

Contrariamente alle sue proteste il set fu messo su. La prima scena era su una spiaggia.
Era uno dei posti meno adatti per fare sesso, ma il fatto che fossero già tutti mezzi nudi aiutava ad entrare nel mood.
La produzione aveva affittato un intero stabilimento vicino a gli scogli e aveva settato il posto come se fosse disabitato.
Il produttore che aveva fatto pressioni per quel film non aveva badato a spese, decisamente voleva capitalizzare sulla presenza dell’eroe magico in perso che giocava al dottore con il suo opponente.
Non aveva idea di cosa pensare, ma la prima scena era con una sua vecchia conoscenza.
- Dastin Ashely. – Draco lo salutò con un sorriso – Hanno convinto anche te? -
Dastin annuì e corse a salutarlo, gli tese la mano e dRaco pensò a quante volte quella mano era finita nei suoi pantaloni.
- Figurati se mi perdevo l’occasione di lavorare con te di nuovo! - gli fece l’occhiolino – Anche se ho saputo che l’altro attore non è male. -
- l’altro attore è un cretino. - confermò Draco con una scrollata di spalle – Ma è stato irremovibile. –
- Lo conosci? - fece Dastin sorpreso.
- Più di quanto dovrei. - replicò Draco mentre prendeva un bicchiere d’acqua. Fino a scena finita, mangiare era proibito.
- Davvero? Com’è? -
- Cretino, l’ho fià detto. -
- Si ma di aspetto? – disse ancora – E’ forse… quello? –
L’acqua gli andò di traverso dal momento che Harry era appena arrivato in spiaggia. Certo sapeva che doveva essere presente perché tutta la prima scena era lui che li guardava fare sesso, nella trama era letteralmente la prima volta che si incontravano e il suo personaggio li spiava fino a sentir nascere per lui un certo trasporto. La “trama” iniziava così.
Dastin s’umettò le labbra – Magari chiedo al direttore una scena con lui. Decisamene ti invidio. –
- Se non avessero specificatamente chiesto di me, proporrei un cambio. -
L’altro ridacchio – Magari può unirsi a noi già ora? Ha l’aria di avere quel tipo di chiappe da mordere. - lanciò un’occhiata a Draco – non che le tue non lo siamo. Non vedo l’ora di affondarci la faccia. - gli fece l’occhiolino e Draco si ritrovò suo malgrado a ridacchiare.

Le luci furono sistemate, perfino con il sole, dovevano stare attenti che non ci fosse nessun tipo di ombra se non quelle artistiche. Nonostante fossero le sette del mattino, faceva già molto caldo, quindi la doccia ghiacciata per toccarsi qua e là e far iniziare lo spettatore nel modo giusto fu quantomeno rinfrescante.
Un paio di toccatine erano d’obbligo. I capezzoli e un paio di spugnate sulle natiche. L’acqua fredda aveva fatto schizzare fuori i primi così era perfetto.
Dopo una buona mezzora il registra gridò finalmente lo stop e Melody arrivò subito al suo fianco con un accappatoio di spugna morbido.
- Ora cosa abbiamo? –
- La scena in cui vedi Dastin. Lo vedi al bar, ammicci e lo fate poi in spiaggia. –
- Argh. - grugnì Draco – Non potevamo almeno farlo sul lettono? O nelle doccie? Avrò sabbia nel culo per giorni. –
- Non sarà né la prima, né l’ultima volta. – replicò Melody passandogli una spremuta da bere per evitare l’insolazione.
- Piuttosto sei molto pallido, non ho mai capito come tu non faccia a scottarti. –
- Ho i miei medoti. – confermò – E ora…-
Presto Draco recitò la scena: vedere l’altro, ammiccare, mordersi un labbro, prendere il migliolo tra le labbra mentre in modo casuale.
Dastin non sembrò recitare quando la sceneggiatura gli permetteva di guardarlo con famelico desiderio.
La terza scena fu sulla spiaggia. Draco aveva immerso i piedi nell’oceano e per un secondo la sua mente gli aveva regalato una bella immagine di lui.
Era quasi bello essere lì, era bello il mare.
Dastin lo riportò alla realtà predendogli i fianchi da dietro e poggiando le labbra sulla nuca.
- Ti ho visto che mi guardavi. - disse.
- Lo so. –
Davin premette il cazzo già duro sulle sue natiche, di premunì si temere un fianco un po’ indeitro così che la telcamera riprendesse esattamente l’attimo.
- So che lo vuoi. –
Un'altra telecamera era a meno di un metro da lui, stava facendo uno zoom sul suo volto, quindi dovette fingersi seriamente eccitato.
- sì, dammelo. -
Sì, i dialoghi non brillavano di intelligenza. Ma molti di quei film non venivano mai nemmeno visti con l’audio quindi andava bene così.
L’altro attore fece scivolare la mano sul cazzo e iniziò ad accarezzarlo. Come sempre in questi film, essere già duri risparmiava molto tempo.
Doveva concentrarsi. Doveva godere.
Okay.
Azione.
Andò tutto in automtico, come sempre. Draco gli succhiò il cazzo per un tempo imprecisato finché non sentì il registra dirgli di passare alla posizione dopo. Quella dopo era DRaco carponi nell’acqua bassa mentre Dastin strusciava la punta sulla sua entrata e nel mentre lo scopava con le dita.
La terza fu Draco steso sulla spiaccia, con le onde che gli solleticavano il fondoschiena e il cazzo di Dastin dentro di lui.
Aprì gli occhi, o meglio, decise di dare attenzione al mondo, quando Dastin gli corpì un attimo il viso dal sole e lo vide su di lui.
Ah, sì, vero. Doveva godere.
Iniziò a gemere, dire le frasi “sì, oddio così, dammelo tutto” “cazzo” “più forte” e via dicendo. Un vero e proprio repertorio di frasi impostate.
Alzare i fianchi ad un certo punto denotava vera intepretazione. Se era accompagnata da gli occhi chiusi e la testa buttata all’indietro…
Coem non aveva fatto a fincere un oscar?
Ma aprì gli occhi mentre aveva la testa buttata all’indietro e si ritrovò a vedere Harry Potter guardarli.
Vero. C’era anche la sua prima scena in quel momento. Era così concentrato nel fare il suo lavoro che lo aveva diemtnicato.
E ora, era tutto ciò a cui riusciva a pensare.
Harry si era calato nella parte perché i suoi occhi erano familici e predatori mentre una mano faceva su e giù nei suoi stretti boxer.
Lo aveva fatto spesso mentre vedeva i suoi video? Si era davvero toccato… pensando a lui?
- Sei improvvisamente stretto, ti faccio male? – sussurrò Dastin al suo orecchio mentre i lro corpi si univano per una scena di più intimità.
Draco disse solo – Cambiamo posizione. -
- Ma il regista-
- tranquillo. -
Dastin si staccò da lui e draco si mise disteso a pancia in giù. Ora, con gli occhi di harry incatenati ai suoi, sentire Dastin tornargli dentro fu come un’ondata di eccitazione nuova.
Stavolta, i gemiti non erano finti.
Stavolta, sentirlo dentro di lui era strepitoso.
Andò incontro alle spinte, gemette, sussurrò incitazioni, rischiò perfino di venire più volte, il tutto mentre insisteva a guardare Harry toccarsi.
Poi Harry tirò finalmente fuori dal boxer il suo sesso e Draco distolse lo sguardo dal viso per guardarlo.
L’orgasmo lo colpì a tradimento.
L’idea che quel cazzo gli sarebbe presto stato dentro lo aveva avvolto all’improvviso di un’eccitazione nuova e devastante.
Draco non ricordava da quanto non godeva così.

Avevano preso in affitto quella spieggia per tutta la mattinata così ripeterono scena e posizioni per tutto il giorno, salvo mangiare qualcosa e essre pronti a girare. Ma a detta di tutti, nessuna delle scene girate batteva la prima.
Per la prima gli stavano facendo tutti i complimenti per l’interepetazione.
- Sembra quasi che ti stessi divertendo davvero. - insinuò Melody divertita.
Draco arrossì e dette la colpa al caldo.
Harry lo raggiunse quando ormai il sole era tramontato e gli tese la mano per aiutarlo ad alzarsi.
- Come ti senti? – gli chiede in apprensione il moretto.
Lui scrollò le spalle, ma accettò l’aiuto.
- Vuoi una mano per tornare a casa? –
- Tranquillo Potter, sono già stato sbattuto per giorni. Nulla di nuovo. –
Harry annuì, ma non sembrò essersi tranquillizzato.
- Che c’è? – domandò Draco con un sopracciglio alzato – Stai avendo ripensamenti? Sei ancora in tempo. –
Harry sembrò quasi accettare questo suo limite. Quasi. Perché poi scrollò le spalle e disse solo – Forza, ti accompagno. –
Draco non aveva le forze per rifiutare.

**

Non importava che qualsiasi illusione Harry Potter si fosse creato su come sarebbe andata, era ormai dissipata. L’inizio delle riprese da fare insieme, arrivò inesorabilmente.
Quella mattina Draco non aveva chiuso occhio, dentro di lui era nel più totale conflitto: non voleva assolutamente, nemmeno per sogno, era contro ogni santissima logica, ma al contempo il ricordo di quel sesso duro lo stava tormentando.
Harry era straordinariamente dotato e, cosa che non guastava, il suo cazzo era bello.
Se non fosse stato contro ogni più sano principio permettere che un eroe magico si svendesse così, quell’erezione era straordinariamente fotogenica. E Draco ormai ne aveva avuti dentro di sé abbastanza da capire esattamente che precisa forma e dimensione poteva potenzialmente farlo godere.
E quello di Harry sembrava averne le potenzialità.
E il, manco a dirlo, era tutt’altro problema, ma un problema non di meno.
- Sembri pensieroso. - soffiò Melody mentre, nella sua roulotte, gli sistemava i capelli – Questi Harry Potter ti da veramente tanti grattacapi? –
- E’ complicato. –
- Non importa quanto ti pagano, se non vuoi farlo dovresti tirarti indietro. -
L’ex serpe si guardò allo specchio e quella non era la faccia di qualcuno che si sarebbe tirato indietro. Una parte di lui, quella che credeva dimenticata, quella parte ambiziosa che voleva primeggiare, portava due capisaldi all’argomentazione del continuare: non poteva perdere contro l’ex grifone e voleva veramente farsi un giro a cavallo di quel cazzo.
Purtroppo, nonostante le argomentazioni della ragione, quelle due obiezioni avevano catturato l’attenzione della giuria.
Melody sembrò intuire i suoi pensieri e gli strinse una spalla a mo’ di consolazione – Almeno goditi il giro. –
- E’ quello che intendo fare. -

La prima scena non era una scena di sesso. Non completa almeno.
Una cosa che dovevano fare era far aumentare nello spettatore la voglia che loro due fossero destinati a farlo.
L’equivalente di farlo annusare e non darlo.
Harry sembrava del tutto rilassato mentre parlava con il suo assistente Satine, un donna transessuale ancora non operata che conosceva di vista.
Questa volta il set era una piccola libreria del quartiere, di quelle che rischi quasi di non vedere ma che contengono tesori.
Ad aver tempo, Draco avrebbe voluto visitarla e spulciare tra le cose più vecchie, c’erano dei testi originali creati da maghi ma spacciati per romanzi babbani che aveva magia intrinseca e segreti tra le pagina.
- A cosa stai pensando? – sentì la voce di Harry sulla sedia vicino alla sua – Sei in ansia? Prometto che sarò bravo. – fece l’occhiolino e Draco alzò un sopracciglio.
- Potter ti rendi conto che recito e lo faccio bene? – lo riportò alla realtà – Cerca solo di venirmi addosso e non dentro. Dover fare riprese mentre cerco di spingere fuori il tuo sperma mi scoccerebbe. –
Harry sospirò gravemente – la smetti di tentare di smontare il mio entusiasmo da novellino con il tuo cinismo da veterano? – finse di offendersi – Magari se ti rilassassi un attimo, potresti addirittura divertirti. –
Draco si girò a guardarlo, mentre prendeva tra le labbra la cannuccia del frullato e seguitò a guardarlo mentre prendeva una lunga sorsata.
- Mi raccomando. Vieni fuori. - insistette tornando a guardare i due scaffali tra cui il loro incontro si sarebbe presto consumato.
- Se ti fa schifo così tanto questo lavoro, perché non lo lasci? – domandò e non sembrò un’accusa, ma una semplice domanda.
Questa volta Draco non riuscì a guardarlo.
Presto il registra li chiamò in scena.

Girando per gli scaffali, Draco leggeva i titoli dei libri con distrazione. C’erano però alcuni che avevano attirato la sua attenzione.
Sentì preso gli occhi di Harry che studiavano la sua figura.
Prese un libro, fece finta di sfogliarlo, poi la telecamera inquadrò i suoi occhi grigi che si giravano a guardare l’altro.
Un sorriso spuntò sul suo viso.
- Mi hai seguito? - domandò.
Harry sembrava teso, ma riuscì lo stesso a fingere di guardare un libro e raggiungerlo – Lavoro qui. –
Gli avevano messo addosso una divisa rossa che gli fasciava bene il corpo, i vestti sotto erano così attillati che i glutei spiccavano grazie al laccio stretto.
- Oh. -
Harry fece un sorriso divertito – Se dici che ti abbia seguito dalla cassa… allora sì. - fece l’occhiolino.
Un sorriso sghembo fu la risposta. Draco piegò la testa di lato a contemplarlo, come se valutasse le sue prossime mosse.
Ma le sapevano entrambe le sue prossime mosse.
Draco si girò e appoggiò la schiena allo scaffale, con un dito scorse alcune brossures di libri.
- Vuoi scoparmi? – domandò con voce suadente.
- Sei molto diretto. –
- sono molto eretto. –
Che pessima battuta. Ma del resto gli scrittori di film porno non erano certo dei geni della comicità.
Harry cercò di non ridere della battuta, per la sua assurdità e draco vide tutto il suo sforzo per restare serio.
Si avvicinò a lui e, soprauttto, avvicinò i loro visi.
Ci siamo, pensò malfoy, era arrivanto il momento.
Ma Harry non lo bacio, restando a un centimetro dalle sue labbra, soffiò – Magari se mi metti dell’umore… -
Draco sogghignò e, come era scritto, strusciò le nocche sulla patta di harry.
Il contatto, gli riportò alla realtà l’immagine dell’altro che si masturbava mentre faceva sesso con Dastin e fu costretto a sentirsi stranamente accaldato. Lui che viveva praticamente con un erezione continua.
Per una frazione di secondo, perse il suo autocontrollo, se lo prese con una mano piena volendolo sentire.
Oh.
Decisamente vederlo e toccarlo erano due cose diverse. Iniziò ad accarezzarlo concentrandosi sul volto di Harry cercando di capire il preciso momento in cui stava esagerando e facendolo uscire dal personaggio.
Eccolo.
Harry socchiuse gli occhi e si sforzò di restare luciso mordendosi un labbro.
Ormai sapeva riconoscere la vera eccitazione dalla finta, e sentire il calore del sesso dell’altro nella sua mano e vederlo lasciarsi andare fu un potente afrodisiaco.
Desiderò girarsi e abbassarsi i pantaloni e semplicemente godersi il giro, ma non era così che andavano i film di quel genere.
Tutto era minuziosamente programmato, tutto doveva essere per il bene dello spettatore: posizioni in cui nessuno sano di mente si metterebbe per farlo, ma che dovevano lasciare spaglio ai cameraman di filmare.
Harry gli afferrò il polso per tenergli ferma la mano e strusciò i fianchi lascivamente sul palmo, poi aprì gli occhi e finalmente lo baciò.
Draco non se lo aspettava. Nel copione i baci erano stati segnati come facoltativi e a quanto pareva Harry era uno di quelli che voleva baciarlo pur sapendo dov’era stata quella bocca nell’ultimo anno della sua vita.
Tuttavia, quel contatto, sentire dRaco un po’ spaesato e il cuore fece una strana cosa mentre tentava di risponder al contatto: aumentò i battiti. Almeno così gli parve, dal momento che riuscì a sentirlo pulsare dentro di lui nella gabbia tocacica in un modo che non ricordava più da tempo.
Harry lo baciò piano, aumentò i movimento gradualmente finché Draco non si ritrovò schiacciato contro la libreria, i due sessi a contatto coltre i vestiti, e fianchi di harry che spingevano contro i suoi.
Draco si sentì sopraffatto da quel calore, era una vera e propria aggressione.
Sembrava che Harry volessse essere ovunque addosso a lui.
E fu bellissimo.
Quando si staccarono erano senza fiato e senza più voglia di recitare.
Draco si riscoprì a volere una cosa che non voleva da tempo: continuare a baciarlo, senza necessariamente fare sesso.
Ma il registra gridò lo stop e Draco tornò alla realtà.
- rifacciamola. -
Quando Harry si staccò da lui per tornare all’inzio della scena, Draco sentì lo stacco come se fosse un cerotto. Lo guardò allontanarsi con la morte nel cuore.
Okay, pensò mentre cercava di ricomporsi.
Voleva fare quel dannato film ora. Più che mai.
Doveva solo cercare di mantenere la dignità nel farlo.

Il registra li fece pomiciare per crca due ore e nessuno dei due sembrò davvero voler smettere, ricominciare la scena, era una tortura.
- Cosa sbaglio? – domandò Harry dopo una pausa – Cosa c’è che non lo convince? –
Draco bevve un sorso di fresco frullato per non svenire dalle palpitazione che aveva ancora dal primo bacio – Non credo che sbagliamo qualcosa. - asserì – So che a molti non frega nulla della parti parlate, ma se volessimo solo fare una porno come ne fanno tutti gli imbecilli con un telefonino in mano non ci sarebbe futuro per l’industra. Quello che cerchiamo di fare qui, Harry, è seguire la storia d’amore di questi due che non gira intorno alla falsa idea che la gente non scopi o che l’istitno primario non sia quello. – scrollò le spalle.
- Quindi… -
- Stiamo cercando di fare un prodotto che si differenzi. Ragion per cui – gli sorrise – Devi innamorarti di me. Almeno per un mese. Pensi di riuscirci? -
Da quando quell’avventura era inziiata Harry era rimasto saldo a una strafottenza unica. Questa volta però, sembrava quasi un imbranato mentre ci rifletteva.
Annuì, afferrando la bibita che la sua assistente gli passava con un movimento secco, come se fosse imbarazzato.
Fu carino.
Era un bene che Draco lo trovasse carino.
Okay, pensò. Se Harry poteva fingere di innamorarsi di lui, doveva dargli la stessa cosa: doveva essere professionale.

Finalmente riuscirono a fare una scena che convincesse il regista. Questa scena comprendeva molta lingua e famelicità.
Draco si girò e posò le mani sullo scaffale per reggersi, Harry gli abbassò i pantaloni con una certa urgenza.
Ma non fece quello che diceva il copione, non strusciò il sesso tra le sue natiche.
Quello che invece sentì, fu l’umidità della punta della sua linge tentare l’ano.
Fu talmente improvviso che Draco sobbalzò dalla sorpesa.
- Cc-osa? –
Il regista però non fermò la scena, e Harry continuò.
Strinse lo scaffale fino a sbiancarsi i polpastrelli mentre quella lingue continuava a stuzzicare il suo ano, fin quasi e valicarlo.
Quel quasi lo stava mandando ai pazzi.
Era bello. Non era bello.
Era frustrante… era frustranemtne bello.
Era duro come non mai e sentì le dita di Harry inziiare ad accarezzarlo.
Si girò verso il registra, confuso da ciò che stava succedendo ma lui continuava storicamente a guardarli, come tutti.
Okay. Harry stava improvvisando.
Lui era professionale, poteva mantenere la calma.
Anche se era difficile, mentre la persona che aveva avuto la lingua nella sua bocca fino a cinque minuti prima ora lo stava facendo impazzire infilandola in altro orizi mentre lo mastrurbava.
- Sto per venire. - sussurrò Draco, com’era ormi abituato.
Serrò gli occhi mentre le mano di Harry aumentò il ritmo per permetterglielo.
Venne con un gemito e per un secondo sentì le gambe cedergli, ma Harry si affrettò ad alzarsi per reggerlo.
Draco respirava a fatica, mentre il suo corpo accusava l’orgasmo.
- Stai bene? -
No – Sì. –
Finalmente ci fu lo stop. Il tempo di permettere ai loro corpi di riprendere un po’ di stamina.
Draco tornò nella sua roulette e su buttò a pancia in giù nel letto.
Appena poteva doveva tornare duro per continuare…
Non fu difficile con ancora il ricordo del calore della lingua di Harry che lo scopava.

**

La pozione per tornare duro dopo essersi masturbato tanto era da anni che non la prendeva. La boccettina era piena di polvere, infatti.
Sperò che funzionasse ancora.
Obbiettivamente avrebbe dovuto sfruttare una delle erezioni avute nell’ultima ora per tornare a lavoro, ma il suo corpo non avrebbe retto più di cinque minuti con Harry accanto.
Era un professionista, la iaculazione precoce non era contemplata.
Non che fosse precoce, era solo, voluta.
Erano anni che qualcuno non lo eccitava tanto, o che provasse davvero qualcosa mentre praticava il mestiere.
Sospettava che la colpa fosse da imputare a i passati sentimenti avuto per il suo coprotagonista.
Perché un tempo… avrebbe dato carte farse per averlo.
Tanto, tanto tempo fa.
Si guardò allo specchio e odiò vedere la sua immagine riflessa.
Non aveva tentato di dissuadere Harry per farlo ragionare e non rovinargli la reputazione. Quello che davvero Draco voleva era non permettere a vecchie cotte di tornare o, peggio ancora, a rovinare i ricordi che aveva di una passione, con una realtà peggiore.
Avrebbe dovuto essere più facile.
Tornò sul set, pronto a tornare a lavoro. Questa volta, la scena era in una stanza d’albergo affacciata sulle spiagge incontaminate.
La primissima scena era loro due che entravano in stanza. Dovevano baciarsi appassionatamente, per aprire poi la porta come se non vedessero l’ora di togliersi i vestiti.
Si misero davanti la porta e Harry gli fece un sorriso troppo aperto che fece sentire Draco di nuovo vulnerabile e desideroso.
Aspettarono con fin troppa ansia la parola “azione”.
L’attimo prima che le loro bocche si toccassero, parve eterno. Harry se strinse forse e dimostrò di essere un grande attore, perché Draco si sentì desiderato come l’ossigeno sott’acqua.
O forse era lui stesso a desiderarlo a quel modo?
Non importava.
Tutto precipitò in fretta, bacio, camminare, fino al letto, lingua, crollare sul letto, vestiti. Cattivi vestiti. Brutti vestiti.
Bacio.
Altro bacio.
Corpo sul suo… altro bacio.
Dio non riusciva a smettere di baciarlo.
Harry si staccò da lui, senza fiato e lo guardò dall’altro con occhi lucidi. Draco sentiva di non essere messo molto meglio.
Harry tornò a baciarlo, ma non sulle labbra. Scelse il collo, poi il petto, poi prese un capezzolo tra le labbra e ci giocò con la punta della lingua.
Per mostrare bene alla telecamera quello che stava facendo, dovette farlo con la bocca bella aperta.
Non fu meno eccitante per questo.
Draco sentiva il proprio sesso duro ormai come roccia, con un erezione per nulla creata magicamente. C’era da dire, che la mano di harry che la accarezzava stava aiutando fin troppo.
Draco chiuse gli occhi solo un attimo, poi li riaprì perché voleva guardare.
Fanculo il film, fanculo la recitazione, fanculo le venti persone che li guardavano.
Voleva che Harry lo scopasse, voleva che Harry lo scopasse per giorni e giorni, mille volte.
Era smanioso di sentirlo finalmente dentro di sé. Chiamò il suo nome, quasi lo implorò.
In ogni caso, dopo avrebbe potuto inventarsi che era tutta finzione.
Poteva essere sincero come non mai, mentre era davanti la telecamera.
Harry gli aprì una coscia, aspettò che la telecamera inquadrasse bene le dita che lo stavano preparando mentre cla bocca continuava a torturare il bottoncino di carne.
Draco disse – Scopami subito. – e la volontà che c’era dietro quelle parole lo colpì come un pugno nello stomaco.
Harry sembrò un attimo confuso, ma si mosse per aprirgli le gambe.
Un cameramen si mise al fianco del letto così che la scena potesse vedere Harry finalmente entrare in lui. Draco non riusciva a vederlo, ma di certo riusciva a sentirlo.
Non era come le altre volte. Quell volta il suo corpo smaniava.
Harry entrò lentamente, ma inesorabile fin quando Draco non lo sentì tanto in profondità di quanto non fosse mai stato nessuno. O almeno le sue profondità non erano mai state così sensibile con nessuno.
- Cielo…- soffiò.
Harry si chinò su di lui, facendo aderire i loro corpi - Mi senti dentro di te? – c’era delle vara curiosità o stava recitando? Non gli importava.
Draco gli afferrò i capelli e lo baciò per sussurrare a un centimetro da lui – Ti sento ovunque. –
Avrebbe voluto essere scopato così, pelle contro pelle, labbra contro labbra.
Ma non era nel copione.
Harry si staccò da lui e mostrò di nuovo alla telecamera i corpi uniti.
Solo allora iniziò a scoparlo. E lo fece… bere.
Ogni attimo di quegli affondi era ben studiato, non era sincopato, cambiava ritmo,
altre volte affondava in lui fino alla base e godeva stando solo così.
- Cambio posizione! – ordinò il registra.
Draco lo odiò come non mai, ma eseguì. Si mise carponi me il suo corpo odiò ogni attimo, le braccia non lo reggevano.
La telecamera era puntata sul suo viso ora, e stava registrando.
Si chiese se si vedesse quanto fosse preso da quel momento, se la gente a casa avrebbe capito che era vero e che voleva con ogni sua molecola che fosse vero.
Harry tornò dentro di lui, si mosse piano, gli dette pure una sculacciata cosa che fece quasi ridere Draco, ma agli spettatori piaceva.
Lo aiutò a tornare un attimino più professionale.
Non era un semplice ragazzo che stava scopando: era un attore.
Anzi, era l’attore protagonista e non poteva lasciare a Harry il potere.
Si spinse sulla sua erezione, gestendo un poco lui l’azione, poi cambiarono posizione e Harry si mise seduto sul letto e Draco si mise in ginocchio, dandogli la schiena, cavalciò il suo cazzo.
La sua erezione inziava a fare male, così iniziò ad accarezzarsi a ritmo, e riuscì a gestire la voglia di continuare a scoparsi fino all’orgasmo con la necessità di continuare quella regita.
Cambiarono ancora. Stavolta Draco dava le spalle alla cinepresa ed era tornato a guardare Harry, che ne approfittò per cercare di nuovo le sue labbra.
Rischiò di nuovo di perdere la sua professionalità.
Erano i baci. Baci più penetrazione, faceva dimenticare a dRaco dov’era.
Non era saggio.
Ma continuò a dondolare, continuò a baciare, continò a lavorare… continuò a divertirsi.
Finché Harry non sussurrò, come se fosse un segreto – Sto per venire. –
Il fatto che stesse per cedere prima, riempì Draco di un certo orgoglio. Poi un nuovo pensiero si affacciò nella sua testa: non lo aveva ancora visto venire.
Aprì gli occhi e lo guardò, voleva vederlo, voleva vedere mentre il piacere brillava nei suoi occhi. Aumentò il ritmo, finché non trovò esattamente l’andamento giusto per farlo impazzire.
Harry gli afferrò i fianchi affondando le dita nella pelle con forza mentre lo spingeva in basso, per venirgli dentro con tutte le sue forze.
Draco si sentì riempito… e si sentì desiderato…
Non si era mai sentito così.
Fu una sensazione così potente che quasi non si rese conto fosse un orgasmo.
Si accasciò sulla sua spalla, ansante e soddisfatto. Il suo corpo pulsava, attorno al sesso ancora duro di Harry. Lo sentì uscire con ramamrico.
- … scusa, so che non volevi. –
Draco sbuffò una risata.
Giusto. Ora doveva fare vedere.
- Aiutami a presentare lo spettacolo. – sussurrò al suo orrecchio mentre alzava il bacino. Harry gli aprì le natiche, con un dito tentò di aprirgli l’ano e Draco si sforzò di far uscire quel seme.
Lo sentì colare fuori, e si sentì quasi marchiato da quel gesto.
Come se Harry stesse mostrando la sua predominanza su di lui alle venti persone che era lì.
E a Draco non dispiacque sentirsi per qualche minuto suo.
- Facciamo una pausa!- urlò il regista.
Draco non era troppo sicuro di riuscire a muoversi e Harry non gli chiese di farlo. Anzi, restò calmo, con una mano sulla sua schiena e un pollice che gliela accarezzava.
- Scusa… mi levo subito. – soffiò.
- Resta quanto vuoi. - replicò Harry gentilmente.
Ma doveva muoversi. Si sforzò di farlo e incrociò di nuovo il viso del suo coprotagonista. Gli si sedette sulel ginocchia in attesa di sentire le proprie smettere di tremare.
- Allora, com’è stato? – gli chiese divertito –come te lo immaginavi? –
L’altro scurutò il suo viso, attentamente. A quel punto, non si poteva più tornare indietro.
- Sinceramente? Meglio di quello che mi aspettassi. - confessò Harry – Vorrei che si sbrigassero a riprendere. - tirò le labbra in un sorriso.
Draco osservò i suoi occhi e non trovò ilartià in quelle parole. Quello che vi trovò, lo convinse finalmente ad alzarsi.

Aveva preso la mano di Harry e lo aveva aiutato a uscire dal letto.
- Abbiamo circa venti minuti. - sussurrò prima di portarlo nella sue roulette, Harry ci entrò con fare confuso.
Draco si buttò sul letto e aprì le gambe – Facciamo pratica per il prossimo chack. - gli disse.
E sembrò un ordine.

**
Ad un certo punto smisero di arrivare nella sua roulette. Che fosse per scena o per divertimento, nella giornata erano più in momenti in cui Harry era in lui che quelli in cui non c’era.
E non riusciva a stancarsi di lui, non riusciva a volerlo di nuovo dentro poco dopo aver finito.
Non era nemmeno un segreto, a volte cercavano solo il minimo sindacare di privacy e lo facevano sul primo muro disponibile.
Draco aveva perfino mandato un bacino a una stagista che era passata, accortasi che stavano scopadno, aveva preso a filmarli con il telefonino.
Non era mai stato così eccitato.
- Pensi di vederlo anche dopo la fine del film? – domandò Melody quando finalmente tornò alla sua postazione per preparare la prossima scena. Draco afferrò il milk schake e bevve una lunga sorsata.
- Certo che no. – replicò – Questo è… un bel gioco, ma Harry ha una vita a cui deve tornare, mentre io ho altri cazzi da scopare. Non può funzionare. -
- Ma lui ti piace. - replicò melody. Non era una domanda.
Draco sentì il cuore far male – Peggio. - confessò.
Era tornato inevitabilmente ad essere innamorato di lui.
Ed era un male.
Al di fuori di quel capriccio, a di fuori da quel gioco che avevano tra un chack e l’altro, harry aveva una vita vera a cui tornare, amici, qualsiasi altro lavoro che voleva fare nella sua vita…
Harry aveva scelta.
- Mels. - soffiò Draco dopo un po’ – dopo questo film voglio fare un po’ di pausa, puoi avvisare il capo? –
Lei annuì solennemente – Certo. -
- Grazie. –

L’ultima scena si consumò alla stazione del treno.
La trama si era conclusa: i due protagonisti si dicevano addio.
Dopo l’ultimo bacio Draco odiò sentire la lacrime minacciare i suoi occhi. Quello era davvero un addio.
Ma la scena fu rovinata da un cellulare che suonò e il registra si adirò non poco prima di scoprire che era il suo.
Ci furono cinque minuti di pausa, poi tornò da loro con un’espressione contrita – Il produttore vuole aggiungere altre scene. - disse.
- Come?- fece Draco, confuso – Non andavano bene? –
- Pensa che il film sarà un grande successo, e vuole poterci guadagnare di più. Vuole altre scene di voi due in altri luoghi. – il registra sembrò sconfitto – voi cosa ne pensate? – li guardò – Visto come ci date dentro tra i chack e l’altro non dovrebbe essere un problema. -
Draco non sapeva che pensare, ma sentì la voce di Harry dire – Se è quello che vuole il produttore… -
- Ha specificato che potete decidere voi. - insistette il registra – non vuole costringervi se non volete. -
Draco si girò verso Harry e Harry alzò le spalle come se a lui non cambiasse poi molto.
- Va bene. - si arrese – Altre scene. Altri luoghi. -
Si era preparato a dirgli addio e ora poteva continuare a stare tra le sue braccia.
Perché però faceva così male?
Fecero comunque altra pausa, mentre gli assistenti ricevevano per mail il nuovo copione e tutto veniva messo in moto per cercare le location e i permessi.
Draco si trascinò da melody con la testa nel pallone.
- Che hai? –
- Vogliono continuare. Dovrò ancora fare sesso con lui. -
- Beh, non è quello che volevi? –
- Sì. - soffiò – solo… non lo so. Qualcosa non mi convince. -
Melody sembrò meditabonda mentre gli passava l’ennesimo drink – Farò qualche telefonata. -


Le scene aggiunte erano ambientate a feste, bagni di ristoranti. I due protagonisti sembravano intendi a vivere il romanticismo erotico più sfrenato.
Amarsi, in ogni angolo del mondo.
Sembravano un po’… loro.
Harry era sempre più esperto del suo corpo, sempre più dolce nel maneggiarlo. Col passare del tempo, nonostante la prima volta fosse stata fantastica e quelle successive strepitose, Draco si sentì coccolato come non lo era stato mai.
A volte, dimenticava che ci fossero venti persone attorno a loro.
A volte, lo ricordava, ma si sentiva come se Harry e lui stessero facendo l’amore anziché il sesso.
Ed era questo il problema. Draco, nonostante non voleva aprire il suo cuore, Harry ci si era fiondato come se quel suo cazzo duro potesse fotterlo fin alla gabbia toracica.
Il che aveva senso visto che gli aveva fottuto fin troppe volte il cervello.
- Non mi piace vederti così. –mormorò Melody dopo aver provato le battute insieme - Non ti ho mai visto così… sconfitto. –
Draco buttò la testa all’indietro nel cuscino e sospirò gravemente – Una parte di me vorrebbe che questo film non finisse mai, l’altra… che si decidesse a finire. Così che io possa andare avanti. –
- Perché non provi a usare con lui? –
- La nostra storia è… complicata. – mormorò – Non è possibile. –
Melody esitò visibilmente prima di appoggiare il copione sul tavolino della roulette.
- Non so come reagirai quando sentirai ciò che ho da dirti. – ammise .
Draco si mise seduto e aggrottò le sopracciglia – di cosa stai parlando. -
- Del film. Di Harry. – continuò – E di quello che ho scoperto. -
- Quindi c’è effettivamente qualcosa che andava scoperto. -
- Più di quanto mi aspettassi. - ammise.
Draco la invitò a continuare con un gesto della mano, lei strinse la labbra.
- Sono riuscita a risalire al produttore del film che ha ingaggiato Potter. Beh, non sono dovuta andare molto lontana, alla fine. Sono la stessa persona. -
- Come?- soffiò Draco, sinceramente confuso.
Melody annuì e si fece più vicino – Draco, ascolta, è Harry che ha messo su tutto questo. Il film è un idea sua, ha pagato per mettere su una finta società per fingere di essere assunto, per pagarti per fare un film con lui. – fece una piccola paura – Pur di averti, Harry ha messo su tutta questa sceneggiata e quando stava per finire ha tentato il tutto per tutto per prolungarla. -
Draco sbattè tre, quattro volte le palpebre. Pian piano le parole si fecero strada nel suo cervello.
- Questo è… -
- Inquitante. - confermò Melody – Ti sta pagando nemmeno fossi una prostituta. -
Ma non era così.
Draco poteva scegliere di non fare il film, l’unica cosa che aveva messo in dubbio fin dall’inizio era la presenza di Harry nello stesso. E per le scene extra si era assicurato che anche Draco fosse d’accordo.
Harry Potter aveva voluto ingaggiarlo, non lo aveva costretto.
Perché Harry… voleva averlo a tutti i costi.
- Quanto… - la sua voce quasi venne a mancare – Quando ha speso? –
- Non lo so, ma non ha badato a spese. - confermò.
Harry non era una persona povera, ma avere i soldi per mettere su un intera produzione? Non era nemmeno così ricco.
Scese dalla routotte in tempo per la scena dopo e incriciò lo sguardo di Harry che gli fece un sorriso tenero e familiare.
Che gli colpì il cuore.
Lo raggiunse, gli afferrò un braccio e lo trascinò via. Harry sogghignò – Che c’è? Vuoi fare pratica prima di cominciare? – fece pure perfino per baciarlo, ma l’altro si sottrasse.
Qualcosa nei suoi occhi mutò, la dolcezza scivolò via per fare spazio alla confusione… o forse alla paura.
Draco inghiottì a vuoto prima di domandare – cosa vuoi davvero da me?-
- Come? –
- Hai messo su un intero film solo per fottermi? – domandò a mo’ di accusa – Eri così patico da segarti sui miei film, ma abbastanza ricco da comprarti un passaggio sulla giostra? E’ questo che sono per te? Una puttana? –
La paura divenen consapevolezza. Non fece nemmeno finta di non capire.
- Posso spiegare. - disse.
- Ci scommetto. – lo freddò Draco – Ma se le tue prossime parle non sono “ti amo” e se non sono sincere. Ti prego di andartene e basta, altrimenti ripesco nelal mia memoria un certo incantesimo che può squarciarti il petto. -
Harry fu sorpreso da quelle parole, come Draco stesso. Perché non le aveva programmate.
Non la parte dell’incatesimo, esso faceva parte delle mille e uno ragioni per cui una loro relazione non era una cosa saggia.
Ma la prima parte, quasi lo portò alle lacrime.
Harry sembrò determinato, gli prese le mani e gliele strinse così forse da fargli quasi male – Ti amo. - disse e sembrò sincero.
- Vorrei crederti. –
- Sono disposto anche a bere del veritatusem. - insistette – Ogni cosa per poterlo finalmene dire ad alta voce. Per poterlo finalmente ammettere… -
Gli prese il viso tra le mani – Se fosse stato solo togliermi uno sfizio, il film sarebbe finito un mese fa. Ma non riuscivo a pensare che a te, non riesco a pensare all’idea di perderti. Non ci riesco. Forse il mio amore non è quello puro e genuino che dovrebbe essere, non ti nascondo che è un ossessione, una folle e depravata ossessione. Il mio cuore e il mio corpo non possono fare a meno di te. Ma è amore. Di questo sono sicuro. –
Le lacrime iniziarono a scorrere lunghe le guance del pornodivo – Ma io… - soffiò – non posso stare con te. -
- perché no?-
- perché mi faccio fottere per lavoro, Harry. Non posso metterti in qeusta situazione. -
- Sto scegliendo di farlo. - annuì con un sorriso – So bene cosa far per vivere e so bene che anche se ci mettessimo insieme non avrebbe senso che rivoluzionassi la tua vita per una relazione. Voglio accettare tutto di te, esattamente come vuoi che io ti accetti. -
- Ma io… -
- Farò tutto ciò che vuoi, Draco. Sono diseprato. - gli confessò – Ti prego… accettami. –
Pregi e difetti. Lavori scomodi o no.
Il registra li chiamò con megafono e loro dovettero tornare in scena. Stavolta dovevano farlo in un letto.
Mentre tornavano a baciarsi per scena, i loro cuori non riuscivano a smettere di battere all’impazzata.
Era ssurdo dover fare sesso, senza nemmeno essersi riusciti a dichiarare per bene.
Ma, non di meno, i loro corpi non ne volevano sapere di sopperirre alla confusione della mente.
Questa volta, Harry nn si curò delel telecamere, non lo mise in posizioni assurde per il bene di un ipotetico spettatore.
Mentre intrecciava le dita alle sue, Draco si sentì amato come non mai.
Stavano davvero facendo l’amore questa volta, e nessuno li fermò dal farlo.
Non che avessero potuto.
Nessuno esisteva attorno a loro, nessuno esisteva oltre il loro piccolo mondo.
Erano insieme, ed erano innamorati.
- Ti amo. - sussurrò Draco al suo orecchio mentre il piacere montava – Cielo se ti amo. -
Harry lo strinse così forte da togliergli il respiro.
L’orgasmo li coinvolse come una bolla che scoppiava.
Il registra ci mise un sacco prima di decretare la fine della scena. Dalla fretta con cui scappò in bagno, Draco ipotizzò che erano stati più che bravi.
- Sembrava vero. - disse qualcuno.
Draco confessò – Lo era. –
Harry gli prese la mano e lo baciò davanti a tutti, con dolcezza e spontaneità.
Il loro amore era stato filmato e sarebbe rimasto per sempre nella storia.

Il film fu un successo mondiale dell’industria. Harry ricevette altr offerte, ma le rifiutò tutte: non era mai stato interessato a recitare davvero e aveva ottenuto quello che voleva davvero.
Draco aveva posto delle conduzioni: totale sincerità.
Così, spesso parlavano di lavoro e, stranamente, Harry non sembrava mai davvero geloso, anzi, rideva delle scene assurde capitate sui set e si arrabbiava se subiva un torto.
Era il suo più grande fan.
Quadno aveva inziaito quel mesetier non era sicuro che avrebbe mai più potuto stare con qualcuno, ma Harry gli stava provando il contrario, giorno dopo giorno e per questo si stava innamorando di lui ancora di più, fin quasi a non sembrava umano.
Sul set era lavoro.
A casa era amore.
In antrambi gli amiti, Harry Potter era il migliore.
E sarebbero rimasti nella storia.









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Note:
Prompt: L’Invisibile Sexy Boutique
Parole: 34000
Come l’ho utilizzato: Draco tenta di fare amicizia con Harry perché vorrebbe che da cosa nascesse cosa. Ma non va.
Finché Ron non gli tinge i capelli rosa shocking per scherzo con una pozione comprata all’Invisibile Sexy Boutique. Questo scherzo da parte dell’amico, fa credere a Harry che forse forse da cosa può nascere cosa.
La lista dei desideri

Tutto quello che posso fare è osservarlo. A dirla tutta, mi è proprio impossibile evitarlo.
A volte il mio sguardo scivolava su di lui mi ritrovo a pensarlo e allora lo certo, tra la folla o a lezione, o in sala grande.
Odio che sia il mio dannato punto di riferimento. Ho provato a concentrarmi sulle cose di lui che non mi piacciono, i suoi occhiali per esempio.
Perché continua ad indossare una montatura così stupida nonostante abbia scoperto di non essere poi così povero?
Perché insiste nel non fare nulla per quei capelli assurdi che si ritrova? Nemmeno ci provava.
Che più? Oh, sì.
Odio il fatto che per lui non sono che un’ombra. Una figura da vedere con la cosa dell’occhio. Aveva provato, negli anni, a cercare di entrare nella sua orbita, fare in modo di ottenere un po’ di importanza…
A pensarci ora, sono stato davvero patetico.
Credevo di volerlo fare perché tutti lo osannavano senza un motivo, o perché si era rifiutato di diventarmi amico o perché ero geloso del fatto che vivesse avventure di cui tutti poi parlavano per mesi, e quella dopo era sempre più avvincente e ancora di più sulla bocca di tutti.
Non ce la faceva proprio a starsene buono e non brillare.
Quanto lo invidiavo…
Ma non era quello il motivo. Forse all’inizio. Ma poi, per me, quel mondo che girava intorno a lui era diventato lui.
Lui era ovunque. Perfino nei miei sogni.
E lo odiavo. Odiavo amarlo.
E i due sentimenti erano diventati un ammasso dentro di me, un ammasso denso, confuso e pesante nel petto. E diventava sempre più denso, confuso e pesante ogni volta che i miei occhi tornavano a guardarlo.
Quel peso mi toglieva il respiro. Era troppo confuso, troppo complicato, troppo difficile da gestire, perfino da capire.
Quasi per caso, mentre ero chino sui compiti e la mia testa andava altrove, mi sono ritrovato con un foglio bianco innanzi e la voglia impellente di fare ordine nella mia testa.
Ho scritto le cose che vorrei, dalle più banali, come stupide ed è stato come rompere una diga. Prima di rendermene conto avevo disperatamente scritto di volere ogni cosa, di volere lui.
E quel peso si era fatta strada in me, non pesandomi più sul petto ma rendendo il mio intero corpo completamente arreso alla gravità.
Avevo finalmente espresso i miei sentimenti e sembrava giusto, e sembrava sbagliato.
Perché ora che avevo finalmente messo un punto a quelle sensazioni…
Erano diventare reali.
Ho nascosto la lettera. Un giorno la brucerò.
Non ora. Per ora, ancora non riesco a rinunciare a questo desiderio.
Per ora… è diventato parte di me.
__


Vorrei non riempirti d’insulti solo per elemosinare la tua attenzione.
Vorrei salutarti ed essere ricambiato.

Vorrei....

- Draco dobbiamo parlare. - mi fa Pansy, con aria solenne, dopo essersi avvicinata circospetta. La osservo con un piglio interrogativo mentre metto giù il grosso tomo che ho davanti.
- Di cosa? - chiedo quindi, stupito dal tono grave con cui mi ha parlato.
Lei si guarda attorno furtiva, poi si siede accanto a me e inizia a scavare febbrilmente con una mano dentro la tasca. Quando la tira fuori, tra le sue dita vi è artigliato un piccolo foglietto ingiallito.
Aggrotto le sopracciglia confuso - Cos’è? - mi ritrovo a domandare.
Il suo sguardo è tagliente, e la cosa mi fa scorrere un brivido lungo la schiena. Scruto ancora il foglietto prima di decidermi ad afferrarlo.
Ha qualcosa di familiare, ma non capisco propria cosa....
Oh, cazzo.
L’adrenalina mi invade, mentre cerco di mantenere il sangue freddo.
- Cos’è? - ripeto tuttavia, in modo molto poco convincente.
- Lo sai. - mi fredda.
- Non ne ho proprio.... -
- Draco! -
I suoi occhi scuri mi gelano le vene, mentre un altro brivido intenso mi scombussola.
- Posso spiegare. - tento poco efficacemente. - Posso! Davvero! -
- Spiegami perché scrivi lettere d’amore a Sfregiato. - soffia lei, quindi.
- ....non è una lettera d’amore! - tento di ribattere debolmente, sebbene sia negare l’evidenza. - Io non.... -
Ma una mano su Pansy si alza per impedirmi di continuare.
- L’ho trovata una settimana fa, Draco. - mi fa seria.
Un settimana fa?
- E allora perché solo adesso.... - tento ancora di dire.
Lei non risponde, abbassa la mano e lo sguardo - Voglio solo sapere se è vero. -
Se è vero che quest’amore mi lacera?
Sì, maledizione, sì.
Chino la testa e annuisco piano, perfettamente consapevole di averla delusa.
- Ti prego, non dirlo a nessuno. - tento di nuovo - Se si sapesse, io.... -
- Non è questo il punto. - mi blocca improvvisamente infervorata - Draco, sono o non sono la tua migliore amica? -
- Certo che lo sei. - mi affretto a rispondere.
- E allora perché non mi hai mai detto nulla? -
Assottiglio lo sguardo, colpito - Vuoi l’elenco o ti basta la versione sintetica? - soffio amareggiato.
Forse perché lui è Harry Potter o perché è un Grifondoro, o forse semplicemente perché è un ragazzo.
Temo ciò che potrebbe pensare adesso di me la mia amica che, con occhi indecifrabili, studia la mia totale remissività.
- Draco.... - mi fa piano. - Come hai intenzione di procedere? -
Resto qualche secondo allibito a quella domanda, non comprendendola.
- Eh? - mi viene da esclamare infatti.
- Con Potter. - replica accondiscendente - Cosa intendi fare? -
- Ma che razza di domanda è? - ringhio amareggiato, affondando nel divano. Lei sembra guardarmi in apprensione.
- Intendi davvero continuare così? - chiede quindi, serie.
- Così come? -
- Continuare a guardarlo da lontano senza mai provare ad avvicinarlo. -
La guardo sorpreso, tuttavia la risposta è perfino ovvia.
- E cos’altro potrei fare? - obietto infatti in un sospiro.
- Dimenticarlo....? - riprende lei.
Come se fosse facile....
Più provavo a dimenticarmi di lui, perfino della sua esistenza, più mi ritrovavo a cercarlo con con gli occhi o a pensare a un suo sguardo rivolto a me.
- Credi che non ci abbia tentato? - scatto, frustrato.
- ....o potresti provarci. - offre in alternativa, improvvisamente. I miei occhi saettano su di lei.
- Come? - faccio piccato.
Pansy abbozza un sorriso, ma non è nulla di gioviale. C’è infatti, in esso, una malinconica assoluta.
Devo farle proprio pena, incatenato in questa cosa senza futuro.
- Vorrei salutarti ed essere ricambiato. - recita un pezzo della lettera che conosco a memoria sebbene non l’abbia letta che quella volta. - Potresti iniziare da qui. - mi fa ancora.
Non capisco.
La guardo assorto e confuso, cercando di decifrare le parole le sue parole.
Deve aver capito la mia perplessità perché riprende a parlare.
- Questo è ciò che desideri, no? - chiede. Mi ritrovo ad annuire meccanicamente.
- ....Perché non realizzarlo? -
Vuole l’elenco anche contro questa balzana idea?
- In fondo, cosa ci perdi? - tenta ancora di convincermi.
- ....Ne vuoi di elenchi oggi. - sbotto scuotendo la testa - Mi ci vorrà una vita per scriverli tutti. - sospiro.
Lei mi fissa per lunghi secondi con sguardo indecifrabile, poi con serietà afferma - Secondo me sbagli. - Poi, come se nulla fosse, va via.
Realizzare i miei desideri? Ma si rende minimamente conto di quanto siano folli? Potter non mi tratterebbe mai come un suo amico, figuriamoci altro.
Mi prendo la testa tra le mani. Perché diavolo non ho bruciato quella dannata lettera?
Semplice.... non ci sono riuscito.
Era una parte di me che fino a quel momento non ero riuscito a mettere a nudo, ad accettare. Almeno, non fino a quella stramaledetta sera in cui, in uno sfogo momentaneo, non avevo scritto quelle righe.
Ma mandarle a Potter è fuori discussione, e realizzarle ancora di più.
Pansy è perfettamente consapevole della mia condizione! Con che coraggio può avermi proposto una cosa simile?
Pensarci mi fa male. Mi sento male.
Quest’amore non voluto mi ha sempre fatto soffrire e mi soffoca.
Potter non sarà mai mio per quanto lo desideri, è una gara persa in partenza....

Sono trascorsi due giorni e, ogni volta che mi fisso a guardarlo o che lo cerco tra la folla, Pansy mi lancia un’occhiata allusiva e mesta.
So benissimo da me che è un comportamento infantile e stupido, ma non ci riesco, il mio corpo si muove andando alla sua ricerca.
- Per quanto ancora continuerai così? - mi fa a pranzo dopo l’ennesima sbirciata furtiva.
- Una volta finita la scuola mi passerà. - ribatto. Me lo ripeto da una vita, inizio a chiedermi se succederà davvero.
Lei mi guarda con quello sguardo colpo di pietà e sospira.
- Draco io ti voglio bene. - esclama come se fosse una cosa scontata - Fino a una settimana fa mi chiedevo perché attorno a te ci fosse sempre un alone di malinconia.... Con quella lettera ho capito tutto. -
Dove vuole arrivare?
La osservo confuso e capisco.
- Non ho nessun fottutissimo alone malinconico! - rimbeccò. Accidenti all’intuito femminile! Credevo di riuscire a dissimulare bene....
- Draco.... - mi fa comprensiva.
- E anche se fosse.... - riprendo - mi passerà. È una cosa passeggera, magari non è neanche.... - ....amore.
Questa parola....
Ogni volta che la ripeto, o anche solo la penso, mi provoca uno strano gorgoglio allo stomaco e subito mi viene in mente lui.
Li associo inevitabilmente, come se fossero fusi insieme.
- Non sei ancora stanco? - mi fa quindi Pansy con sincero dispiacere, prima di alzarsi e tornare a lezione.

Non so cosa dire. Davvero non lo so....
Resto in silenzio mentre, ancora una volta, i miei occhi saettano su Harry.
Se fossi nato con i capelli rossi e le lentiggini avrei avuto certamente più chance. Odio Weasley così tranquillo in sua presenza, come se desse per scontata la sua amicizia.
Perché? Cosa la donnola più di me?
So di non accettare nessuno accanto a lui, proprio non ci riesco.
Vorrei uccidere tutti e restare solo noi due, così da impedirgli di osservare altro.
Solo io e lui....
Mi fa male il cuore.
So che non si può morir d’amore, ma può far così male da volerlo desiderare.
Alzo gli occhi su di lui proprio mentre un sorriso particolarmente sbarazzino gli si dipinge sul viso. Deve star architettando qualcosa.
Lui così gentile con tutti, così aperto, così sociale....
Cosa ci farebbe mai con me? Io uso la gente, nient’altro. L’unica che riesce a starmi vicino, vicino davvero, è Pansy.
La verità è che sono dovuto diventare per lui un nemico perché era l’unico ruolo rimasto, come in un’opera teatrale. È quella la parte che mi è stata assegnata dal fato, anche se è servita per partecipare.
Però....
Sono davvero soddisfatto?
No. Proprio no.
Cosa voglio?
Vorrei è un verbo condizionale, sta a indicare qualcosa che si desidera, ma che non si può ottenere.
L’Erba Voglio non esiste, nemmeno nel mondo dei maghi.
Quindi qual è la differenza?
Vorrei e Voglio.
Vorrei, desiderio.
Voglio, imperativo.
Io non vorrei Harry Potter. No, non mi basta.
Io.... lo voglio.
Quasi come un richiamo, come se mi avesse ascoltato, le iridi verdi del mio sogno proibito si fissano su di me. È solo un istante, poi torna a parlare con il suo migliore amico.

Non sei ancora stanco?

Sì, Pansy, lo sono.
Ma cos’altro posso fare?

Vorrei salutarti ed essere ricambiato....
Potresti iniziare da qui.

Da qui.
Dall’inizio, dalle cose semplici. Iniziare.
Prima che me ne renda conto sono in piedi a rincorrere la mia amica e, quando la intercetto, la raggiungo e le afferro il braccio per farla voltare verso di me.
- Va bene. - quasi urlo - Va bene, iniziamo. -
- Iniziamo? - mi domanda Pansy, mentre un sorriso le si dipinge sul viso, mordace.
- ....la conquista. - asserisco - Lo voglio. -
La mia voce è ferma, determinata, quasi capricciosa.
- Sarà difficile. - mi fa.
- Lo so. -
- E ti servirà aiuto. -
- ....per favore. -
Sorride, orgogliosa come non mai - Va bene. - dice prendendomi sotto braccio - Vediamo cosa si può fare. -
Del resto.... sono sempre stato viziato, no?
Ottengo tutto quello che voglio....
E voglio lui.

__

- Tu mi amerai! - esclama Pensy compiaciuta.
- Perché dovrei fare una cosa così masochistica? - rimbecco io stranito da quell’entrata in scena.
Lei si accomoda trionfante accanto a me.
- So tutti i suoi spostamenti odierni! - esclama – E se ci saranno dei cambiamenti avremo in tempo tempestivo la notizia. -
La guardo ancor più stranito – E di grazia... - soffio pacato – Come diavolo saresti riuscita ad avere queste informazioni? -
- Amami e basta. - sbotta Pansy altezzosa – Non mi è possibile rivelare le mie fonti! -
Certo, ovvio…perché l’ho chiesto?
- E dimmi…- faccio leggermente esausto – Quali sono i suoi spostamenti? -
- Erbologia prime due ora, Incantesimi terza e quarta ora e infine Pozioni. - elenca - Magari potresti salutarlo prima di pozioni. - aggiunge.
- Questo è solo il suo orario, potevo ottenerlo anche io! - specifico con una punta di acidità non voluta.
- Si. - fa lei – Ma questa…- mi tende un foglio – Tu farà capire quanto ti debba amarmi! -
Un foglio di pergamena ingiallita? Alzò un sopracciglio scettico.
- Dunque? -
- Aprila-
La afferrò gesti lenti palesando la mia seccatura a quella messa inscena, ma prima che possa aprirla lei punta la bacchetta sulla pergamena e sussurra qualcosa. Dalla punta della sua bacchetta alcune scritte vanno a fermarsi sul foglio che si dipinge di calligrafie e indicazioni vari. La apro sorpreso e affascinato scoprendo una mappa del castello, dapprima mi chiedo perché debba essere tanto importante ma poi le vedo…
Orme dappertutto con nomi e passaggi, persone che camminano segnalate tutte su questa pergamena ingiallita.
- Pansy ma…- balbetto esterrefatto – Dove l’hai presa? -
- E’ un segreto! - da lei con un sorriso stampato sul volto. – Eccolo qui! - indica un punto sulla mappa – Saprai sempre dov’è! -
- Ma questo è.... impossibile! -
-E’ un oggetto magico molto raro, è unica al mondo e devo restituirla, quindi non sciuparla! - cambia argomento – E muoviti ad andare a salutarlo!! -
-Ma che diavolo? -
- Vi sbrigate voi due? - interviene Blaise ad un certo punto – Fra poco iniziano le lezioni. -
Blaise non sa nulla dei nostri progetti, e sinceramente non saprei nemmeno come spiegarglielo. Poterne parlare con Pansy ha reso questo mio sentimento, se possibile, più reale. Ora mi sento davvero un ragazzino alla sua prima cotta…
Non che sia davvero la prima, intendiamoci, ma sul serio, non ho mai provato un sentimento simile. Un sentimento che mi fa stare male e bene allo stesso tempo.
Cammino con passo svelto, conoscendo la mia destinazione e…Eccolo!
Automaticamente cerco imperfezioni su di me, per correggerle in tempo prima di incontrarlo. Certo che però non ha un minimo di autonomia. Dannato a lui! Perché e sempre in mezzo a un mucchio di gente?
- Su vai! - sento Pansy sussurrare.
Cammina avanti a me, dovrei rincorrerlo? Raggiungerlo? Passargli avanti e salutarlo o fermarlo?
Quant’è difficile ‘sta cosa.
- Non si potrebbe iniziare da qualcosa di più semplice? - sbotto esasperato. Davvero, salutarlo è troppo.
- Sì, mettiti nudo e vediamo se abbocca all’amo! -
- Pansy!! -
- Va a salutarlo! - stavolta un ordine categorico. Maledetta a lei e alle sue idee…
Torno a guardarlo. Stavolta è fermo perso a fissare qualcosa che il suo migliore amico, quel dannato di un Weasley, ha tra le mani. Sembra un libro sul Quiddith.
Mi avvicino piano mantenendo lo sguardo visivo sulla sua figura quasi a sperare che alzi gli occhi e li incroci con i miei.
Accorgiti di me, Harry…
….Sono qui.
Perdo un battito quando i suoi occhi si spostano laconici su di me, quasi fosse una scena a rallentatore.
E resto fermo.
Solo fermo.
- Vattene Malfoy. - sento ringhiare Hermione altezzosa Al ché avverto il mio corpo muoversi in automatico per eseguire quell’ordine.
Solo quando ormai sono lontano da loro mi fermo ancora per capacitarmi della pessima figura appena fatta.
Sono fuggito…
Perchè sono fuggito?
- Perché diavolo sei fuggito? -
Ecco appunto.
Pansy ha dipinto sul viso uno sguardo di rimprovero e non posso che darle ragione. Mi appoggio quindi con la testa al muro e faccio come a sbatterla, senza realmente farlo. Sono masochista, ma non fino a questo punto.
- Non ce la faccio. - confesso in un sospiro.
- Draco! -
- Non ci riesco! - rincaro.
- Per Salasar! - sbotta Pansy – Dai! Avremo altre occasioni…-
Sì …certo! Come no.
Mogiamente mi stacco dal muro e la seguo. Mi sento uno schifo come se l’insicurezza mi insudiciasse l’anima.
Riuscrò davvero a salutarlo? Perché sembra così difficile?
Ci vuole più coraggio a fare un gesto amichevole che non a prenderlo a pugni. Chissà magari dopo una bella scazzottata la cosa sarebbe perfino fattibile.
Già, peccato che mi odi.
Riusciamo ad arrivare alla sala grande anche se il mio passo è trascinato. Non appena entro cerco di dirigermi verso il mio bel posticino, Pansy però non sembra dello stesso avviso e approfittando del mio stato di coma vegetativo mi dirotta altrove, quando me ne accorgo è troppo tardi.
Alzò gli occhi e mi ritrovo davanti al trio che mi guarda sgomentato. Credo che esserlo io per primo.
Mi volto indietro per cercare Pansy che però si è dileguata e nel mentre avverto un tossire leggero da parte dei grifondoro, più per attirare la mia attenzione che per altro.
- Che vuoi Malfoy? - sbotta Ron con voce calma, quasi curiosa.
Hermione sta per dire qualcosa, quando lui la ferma. Ci scrutiamo attentamente e non posso fare a meno di fingere la classica freddezza.
- E’ la seconda volta che ti avvicini, che diavolo vuoi? -
Vi ho mai detto che ha una voce maledettamente profonda?
- Niente. - rispondo meccanicamente.
- E allora vattene! - ribatte acida Hermione.
Ma ‘sta mezzosangue che vuole oggi?
- Volevo solo…- mi ritrovo a dire improvvisamente. Nuovamente loro mi guardano. – Ecco…- riprendo.
E’ semplice Draco: “ciao” sono quattro piccole lettere, ciao, ciao, ciao CIAO!!
- Vattene Malfoy! - bofonchia infine Ronald Weasley mentre mastica!
Quasi vomito quando per forza di cose mi ritrovo a guardarlo e vedo la bocca muoversi con le carote tra i denti.
- Prima di tutto impara a mangiare! - mi ritrovo a dire con un’ evidente faccia schifata – Secondariamente volevo solo... -
- Solo? - ribecca Harry riattando la mia attenzione.
Guardo Harry e lui guarda me.
Ciao…
- Solo capire con che coraggio vai in giro con quella faccia…- stupenda – da cretino che ti ritrovi! -
Ma sono posseduto o cosa?
No, davvero ditemi che non ho appena detto quello che ho sentito dire dalla mia bocca.
Ok, sono un vero coglione.
Senza nemmeno avere il coraggio di sentirlo ribeccare al mio insulto gratuito mi giro su me stesso e me ne vado.
Al mio tavolo avrei voglia di affogarmi con la zuppa, ma mi frena il fatto di essere un Malfoy e quindi di dovermi suicidare con regalità e grazia. Tagliarmi le vene con un taglia carte d’oro e diamanti andrà bene, o magari potrei prendere una pozione ultra difficilissima!
- Sei un disastro quando si tratta d’amore. - mi fa Pansy sconsolata.
- Fanculo. -
- lo dico per il tuo bene. -
- Fanculo. -
- Dovresti smetterla. -
- Fanculo. -
- Draco dovresti essere più gentile con chi cerca di aiutarti! -
E’ offesa e lo so, però capisco anche che cerca di avvertire come mi sento.
E’ maledettamente vero, sono un disastro colossale nel complicato sentimento chiamato amore. Ma non è colpa mia…è la prima volta che faccio a botte con questa cosa.
Prima era tutto maledettamente più semplice, mi piaceva una ragazza e la corteggiavo….ma un ragazzo?
Un ragazzo è difficile da gestire. Un ragazzo è una cosa strana.
Prima la governavo: non avevo speranze, punto.
Ora è diverso, tentare mi sta facendo ammattire, quella dannata lista mi ha solo portato guai.
Avrei preferito diventare mangiamorte a tutto questo.
- Dai ci riproverai. - cerca di consolarmi ancora la mia amica.
Se fossi stato meno sciocco mi sarei innamorato di lei.

Sinceramente ci ho perso le speranze. Magari potrei provarci domani ma oggi no, proprio non è giornata.
Magari potrei prendere una pozione del coraggio o cose così, sempre che esista.
No, non esiste ed io non ho speranze.
Con passo trascinato mi avvicino all’aula di pozioni, lui ci sarà e io sarò agitato per tutto il tempo.
Apro la porta lentamente, quasi calcolando lo struscio che ha con il pavimento e completamente sovrappensiero sbatto contro qualcuno.
Decisamente non è la mia giornata.
- Scusa. - borbotto distratto poi provo a fare un passo di lato per far passare la persona, ma questa fa lo stesso e ci ritroviamo nuovamente di fronte. Riprovo cambiano traiettoria e nuovamente me lo ritrovo davanti. No, decisamente non è la mia….
- Potter. - esclamò alzando gli occhi sulla persona sulla quale sono sbattuto, occhi che credo ora siano imbarazzantemente spalancati dallo stupore.
- Mi fai passare? - fa lui atono.
Inghiotto a vuoto. E’ la mia occasione.
Su...
Forze...
Forza Malfoy!!
- C…- no, non ci riesco – Certo che stai sempre tra i piedi! - sbotto e mi sposto con un radicale passo sulla sinistra. - Passa! Avanti! -
Lo sento sospirare mentre mi do per l’ennesima volta dell’imbecille e passa, senza nemmeno salutarmi…
Bhè sarebbe stato il colmo del resto.
Ma cosa ci faceva nell’aula di pozioni? Incuriosito entro a sbirciare e trovo solo Snape intento a scribacchiare qualcosa febbrilmente.
- Come mai Potter era qui, professore? -
- Malfoy. -mi fa sorprendendosi del mio arrivo – Che ci fa qui? -
- Volevo esercitarmi un po’. - confesso in un sospiro.
- Ah… ok, prego, faccia pure! Per la costanza 10 punti in più a serpe verde! -
-…grazie. -

**

-Mi arrendo. Davvero io mi arrendo. L’ho già dette mi arrendo? -
- Draco non fare la vittima. -
Butto la testa tra le mani. Cerco di convincermi che sia solo un incubo.
Ma infondo sono ancora in tempo per fare marcia indietro, non ho fatto ancora nulla d’irreparabile, lui mi crede ancora un cretino e io mi ci sento. Quindi ....tutto nella norma.
Fastidiose come una zanzara le parole di Pansy aleggia nella mia testa: non sei ancora stanco?
-Merlino! - quasi urlo nel bel mezzo del corridoio – Che ci sarà di tanto difficile nel dice “Ciao Potter!”? -
- Ciao anche a te. - sento in risposta sulla mia sinistra.
- Pansy evita di prendermi per cu…- ma mentre alzò gli occhi e guardo la figura decisamente mascolina completamente diversa da quella della mia amica la frase mi muore in gola, gola che si secca immediatamente.
- …lo. - Pansy dove salasar sei?
- E’ per questo che mi hai perseguitato tutto il giorno? - mi fa ancora Harry_sono_sempre_dove_non_dovrei_Potter.
- Non ti ho perseguitato! - sbotto sulla difensiva.
- Come vuoi. - mi fa alzando un sopracciglio.
Ok Draco, sei un adulto...quasi. Puoi farcela.
- Ecco…- voce ferma, voce ferma, voce ferma. – Volevo solo…-
- Se non c’è altro... - fa mentre cerca di incamminarsi per andare via. Le mie mani vanno automaticamente ad afferrare un suo braccio. I suoi occhi verdi indagatori tornano su di me.
- Che vuoi Malfoy? - sbotta esasperato.
-….Ciao. - riesco a dire finalmente, mentre sento l’adrenalina scombussolare la mia mente -....ciao, come stai? -
Non riesco a decifrare il suo sguardo perché non ho il coraggio di guardarlo negli occhi. Cazzo, sono un vero impiastro. SOPPRIMETEMI.
-Bene. -sento d’un tratto – te? -
- Bene. - rispondo piano.
- Posso andare ora? -
No. -…si certo. - Resta.
- Il braccio…- mi fa notare la mia stretta ancora ferrea.
Cazzo.
Lo lascio andare con molto sforzo e quindi tento un sorriso -…Ciao. - faccio quindi battendo in ritirata.
Scappo nella mia stanza e affondo la faccia nel cuscino prima di urlare e prenderlo a pugni.
Però…
Però ci sono riuscito.
Sorrido amaramente tra me e me mentre l’inquietudine si mischia alla gioia.
- Ciao Harry. - sussurro piano. Prendendo la lista dalla mia tasca e segnando una linea orizzontale su: vorrei poterti salutare ed essere ricambiato.

__


- Draco! -
Silenzio.
- Draco, svegliati! -
Ancora silenzio.
Delle dita mi impediscono la vista del nulla con un movimento frenetico e ritmato. Sbatto le palpebre riportato alla realtà.
- Pansy…- Quasi non mi rendo conto di dove sono, o di chi sono.
Evidentemente il gufo ha sbagliato finestra, quest’invito non può essere suo per me.
- E’ una buona notizia! - fa allargando il suo sorriso – Forse vuole darti una possibilità di diventare suo amico! -
La guardo e non la guardo, è come se davanti a me ci fosse una mantello invisibile che mi separa dal mondo, lo rende ovattato e quasi insonorizzato.
Devo andare.
- A dopo. - faccio bruscamente, alzandomi e dirigendomi velocemente verso la porta. Avverto la mia amica chiamarmi, come ad impedirmi un tanto repentino movimento, ma è come se non ascoltassi altro che il ticchettio dei miei passi.
Pensieri e sensazioni mi affollano la mente, passo dopo passo, ripesco nella memoria il nostro breve incontro e cerco di decifrasse i suoi movimenti, i suoi sguardi o anche le cose non dette, ricalcolo tutto, dettaglio per dettaglio, cercando di capire cosa esattamente posso essermi lasciato sfuggire.
E nel mio rimembrare arrivo fin troppo presto davanti la signora Grassa che mi guarda dapprima sorpresa poi stizzita.
- Parola d’ordine? - mi fa con arroganza, ben convinta che io non la sappia.
Sbatto nuovamente le palpebre avvertendo un latente nervosismo per questo impedimento non voluto, anche se ovvio. Resto interdetto qualche istante prima di parlare.
- Harry Potter mi cercava. - esclamo quindi cercando di calcolare la mia voce senza far trasparire l’ansia che mi avvinghia. Gli occhi di olio dipinti sono puntati su di me in uno scetticismo assoluto. So che sembra assurdo, me ne rendo conto, eppure la lettera che ho tra le dita è sua. La stringo inavvertitamente come a concentrarmi sulla sua esistenza.
Un attimo dopo il quadro è spostato e io resto interdetto, oltre di lei ci sono solo alcuni grifondoro che insospettiti hanno alzato lo sguardo verso il nuovo varco e, quindi, verso di me. Entro, leggermente titubante sorpreso di non vederlo ad attendermi e con una brutta sensazione che si fa sempre più strada in me.
Quando avverto un rumore di risate trattenute e, dopo, l’umido del mio manto oltre che ai miei capelli schiacciati sul viso capisco che sono bagnato, zuppo a dire il vero. Non mi sono neanche reso conto dello schianto dell’acqua contro di me, troppo concentrato e teso.
E non mi resta che osservare le goccioline cadere dalle ciocche davanti gli occhi e capacitarmi della pozzanghera ai miei piedi.
Sono stato...ingannato.
Alzo gli occhi, assottigliandoli, guardando uno ad uno gli spettatori convinto che lui sia tra loro, e al contempo sono conscio di essere stato ingenuo. Certo era ovvio che non poteva essere altrimenti…
Eppure, nel mio indagare sugli sguardi delle persone che mi deridono con sfacciataggine non scorgo occhiali come i suoi né una figura simile alla sua.
C’è, però, Weasley che ha un secchio in mano vuoto dove evidentemente vi era all’interno il liquido che ora mi imbratta ed è lui a ridere più di tutti con la sua bocca tirata che mi da sui nervi come nessuno.
Mi esce fuori un sospiro stanco, involontario e depresso. Almeno il fatto che lui non ci sia mi può far arrivare a credere che con tutto questo non c’entri.
- Che succede qui? -
Oddio, oddio, oddio, oddio….
La sua voce.
Voglio sparire!
Alzo gli occhi e li incrocio con quelli della mia nemesi e vorrei sparire come aria, non essere mai stato qui e non essere cascato in questo scherzo. Sono stato cieco e stupido e ora lui lo sta vedendo completamente.
- Malfoy... -
Già Potter…il Fu Draco Malfoy, per servirti.
- Ero venuta per restituirti questa! - mi trema la voce, ma alzo la lettera – Siete proprio delle persone infantili e patetiche, voi Grifondoro. -
Mi trema tutto, anche le mani.
Mi giro su me stesso, trattenendo il respiro cercando di concentrarmi sulla volontà di andare via, di non restare qui.
Ma prima che me ne renda conto qualcosa mi ha bloccato e impreco silenziosamente nel controllare cosa sia, maledicendo quest’ennesima figuraccia.
Quando incrocio i suoi occhi, mi sento soffocare.
-Sei zuppo. Vieni. - la sua voce è secca, categorica, eppure è quasi un sussurro. Poi non ho più padronanza del mio braccio né del mio corpo. Mi sento solo tirare, e le gambe assecondare il movimento. Prima ancora che me ne accorga sono in camera sua, con un asciugamano teso verso di me.
Lo guardo incapace di capire costa sta accedendo, sebbene sia palese e non mi muovo.
Quindi lui, con uno scatto repentino, mi butta l’asciugamano sulla testa e inizia a energicamente a scompigliarmi la cute cercando con forza di aiutarmi.
Resto interdetto.
Poi, finalmente, riesco a trovare la voce per reagire.
- Po…potter! - scatto con sorpresa. - Che cazzo significa tutto questo? -
– Non ne sapevo nulla. - mi dice piano.
Quindi anche la lettera era un falso…fantastico.
- Bene allora me ne vado. - faccio seccato, avvertendo solo la volontà di sotterrarmi in una qualche buca profonda.
- Sei zuppo. -
- Un incantesimo e via, siamo maghi, Potter. -
Lo guardo negli occhi cercando di ostentare il più possibili la mia indignazione a tutta questa storia, ma la verità è che nonostante preferire scappare via…sono qui con lui.
Oltre le lenti i suoi occhi sono stranamente curiosi, quasi mi sfidano, chi abbassa prima lo sguardo perde.
Ma non posso continuare a scrutare nei suoi occhi verdi senza sentirmi scombussolato e confuso, e la sua mano che ora si sta avvicinando a me attira immediatamente l’attenzione.
Che strano…è come se ci fosse una strana atmosfera attorno a noi, quasi come se fossimo sospesi nel tempo.
Un gesto piccolo sembra dilatarsi sino a diventare la cosa più importante del mondo, e così il suo togliermi una ciocca dagli occhi sembra una carezza che mi provoca un vuoto allo stomaco.
- Sei venuto subito. - osserva con voce flebile.
Torno a scrutarlo, confuso.
- Mi dispiace che ti abbiamo fatto uno scherzo simile. - dice ancora.
- Certo, come no. - mi ritrovo a ribattere involontariamente, seguendo un istinto che per troppo tempo ho lasciato andare a briglie sciolte per bloccarlo ora. L’ironia fa parte di me e la uso, ogni quale volta che sento di non aver scampo, ogni qual volta che una verità può distruggermi.
Le sue labbra si stringono in un qualcosa di molto simile ad un sorriso e io non so più cosa fare. Semplicemente non so più cosa fare.

Vorrei poterti confessare che ti amo.

- Mi farò perdonare. - fa ancora.

Vorrei sentire le tue mani sulla mia pelle.

- Ah si? E come? -

Vorrei avvertire la dolcezza delle tue labbra.

- Non lo so, un modo troverò-

Vorrei litigare, perché no, ma subito dopo fare pace, magari facendo l’amore.

- E perché dovresti? -

Vorrei che anche per te fosse così.

Sorrido avvertendo il cuore far abbastanza male da bloccarmi il respiro.
- Vado via. - dico ancora, facendo un passo indietro e avvicinandomi all’uscita.
- Aspetta, Malfoy…! - lo sento chiamarmi ma non ci riesco. Non riesco a stargli vicino senza pensare morbosamente a voler essere parte di lui.
Vorrei solo…. Non importa.
Non voglio pietà.

Quando torno finalmente al mio bel sotterraneo finalmente mi sento al sicuro, ma dentro avverto un voragine di sensazioni dolose che mi scavano dentro.
Come ho potuto cascarci così?
- Dai, Draco... - avverto la voce della mia amica – Quando si è cotti come lo sei tu, è ovvio abbassarsi ad essere un po’ ingenui... -
- Fanculo. - soffio tra i denti senza realmente voler del male alla mia unica alleata.
Lei sa che non lo faccio con cattiveria, è solo che certe espressioni educate proprio non riescono a concretizzare la mia frustrazioni.
- E poi è stato gentile, no? - fa ancora infatti per nulla risentita.
- Lascia perdere. -
Cado sul letto e lascio che le mie membra stanche dimentichino la situazione il più possibile.
Avverto la carezza della mia amica sulla fronte, gentile e docile, e mi addormento nella tristezza.



__

- Alzati! -
- Mmm. -
- Draco, alzati IMMEDIATAMENTE! -
Apro un occhio, con moltissimo sforzo devo aggiungere, e la scruto.
-.Mmm. - riesco solo a dire mentre lo richiudo, o meglio il mio corpo lo richiude.
La sento strattonarmi forte e quindi pronunciare ancora il mio nome abbinato ad una sequela di parole non adatte alla bocca di una signorina di buon famiglia quale è lei.
- Ma che vuoi? - sbraito riuscendo a svegliarmi del tutto. – E si può sapere perché diavolo sei sempre qui? Non hai una vita? -
- La tua è più interessante. - mi fa con un sorriso largo – E poi, devi andare a lezione. -
Una fitta mi trapassa il petto -… anche tu. - ribatto debolmente accovacciandomi ancora tra le lenzuola.
- Infatti io sono pronta. - sottolinea alzando il mento come a farsene vanto, suppongo almeno, la mia testa è comodamente poggiata su un cuscino di piume e ha pochissima voglia di stare a guardare le sue azioni.
- Non ci vengo. - Bofonchio già tra il sonno e la veglia. – Sono malato. -
-Malato? -
- Malato. -
- E cosa senti, di grazia? -
Ci penso su, o forse mi crogiolo maggiormente nel tepore delle coperta morbide e calde.
- Oh sto male...tanto male…ho preso freddo ieri e mi sento così...debole! - iniziò a cinguettare sperando che mi creda. Lei resta in silenzio, un tale silenzio che mi vien automatico aprire gli occhi per capire le sue intenzioni
- Dracuccio caro... - si avvicina piano con un espressione compassionevole. Ecco la mia amica.
- Si, Pansy sto tanto tanto male! - continuo caparbio.
- Dracuccio... - fa ancora posandomi una mano tra i capelli, mi compiaccio per un istante della mia innata altre drammatica. Ma…
- Ora tu ti alzi e ti prepari e la smetterai di fare il moccioso solo per fuggire dall’amore della tua vita. Detto questo: alza le tue regali chiappe, infilati la prima cosa che trovi e vai a lezione, o quanto è vero Merlino ti ficco qualcosa nel culo facendoti pregustare gli attimi che dovrai passare in intimità con il tuo lui, ma nel modo meno romantico possibile. Chiaro? -
Apro gli occhi e rabbrividisco, ben coscio che ne sarebbe perfettamente capace. – C-cristallino. -
Ho ancora le cicatrici di quando ha minacciato di mordermi se non andavo con lei al ballo del Ceppo…
Sospirò discostando le coperte e mi metto seduto. Mi strofino gli occhi e sospiro ancora, palesando il mio disappunto.
- Mi ringrazierai quando sarà lui a volerti mettere qualcosa nel cu…- non finisce la frase e resta a fissarmi come se il barone sanguinario si fosse appollaiato sulla mia testa e attentasse alla mia vita. la guardo confuso per un secondo, ma i suoi occhi mi mettono in soggezione.
- Ho qualcosa in faccia? - chiedo.
Lei apre la bocca in una smorfia stupita ed indica qualcosa su di me, allungo quindi gli occhi verso lo specchio per cercare il dettaglio che tanto l’ha interrotta.
Oh Porco cazzo. Scusate la finezza, ma qui….
Osservo i miei capelli solitamente di un lucente chiarore essere tinti di…di…
- Sono Fucsia. - sembra riuscire a sboccarsi la mia amica come a concretizzare questo dettaglio – I tuoi capelli sono fucsia. -
Ho mai detto qualcosa al riguardo al ribadire l’ovvio?
Sbatto più volte gli occhi io stesso, confuso.
- Prima non erano così. - continua.
Io continuò a scrutare la mia immagine. La mia carnagione chiara fa a botte con questo nuovo e insolito colore e io non so cosa dire. Come diavolo...?
- La pozione. - sembra venirmi in soccorso Pansy – Era una pozione quella che ti hanno buttato addosso. – lo analizza da vicino – E crdo anche di sapere dove l’abbiano presa. Conosco un posto… si chiama L’Invisibile Sexy Boutique. -
Fantastico. No, Davvero. Fantastico. L’ho già detto fantastico?
Reprimo le lacrime di rabbia ricadendo all’indietro e comprendoni come posso con la coperta.
-Io non vengo oggi. - decreto severo cercando di non pensare alla disgrazia che si è abbattuta su di me.
- Draco... -
- No Pan, non vengo. - cerco di essere il più categorico possibile.
- Ma... - cerca di consolarmi lei – Così farai vincere loro! -
Io resto zitto stringendomi nelle spalle. Basta non ne voglio sapere più nulla.
- Se non vai a lezione capiranno di averti ridicolizzato, Draco! Devi andare! Ora più che mai. -
Manco morto, dite che è una risposta che accetterà?
- Draco esci di lì! -
Strattona le mie coperte per scoprirmi, ma stringo le dita più che posso per mantenerla dov’è. Sento la rabbia ed il nervosismo aumentare attimo dopo attimo.
- Draco! - quasi urla.
- Insomma che diavolo vuoi tu eh? - Mi scopro di getto ed urlo – Ho PERSO! Chiaro? Non solo si sono fatti risate su risate alla mie spalle, ma se vado in giro così la cosa certo non migliorerà, oltre ovviamente al fatto che non ho chance con Potter, nada di nada, nisba, nient! Quindi non vedo per quale strana e astrusa ragione dovrei alzarmi di qui e lasciare ridere di me chicchessia! Su dimmelo! –
Stavolta a lei a sbuffare e i suoi occhi mi trafiggono come lame.
- Muoviti! - fa solo.
- No Pansy. - cercò di farle capire l’entità del mio fastidio con ogni arma a mia disposizione. Se la mia indecisione solitamente mi spinge a perdere contro le convinzioni della mia amica la cosa non accadrà stavolta.
Non intendo uscire di qui.
Sembra aver capito la reale vivacità del mio dolore tanto che con un sospiro dispiaciuto allunga una mano per toccare i miei capelli nuovi di zecca in una carezza gentile e poi mi lascia solo.
Non perdo tempo e mi ricopro avvertendo il nervosismo minacciare più che mai i miei condotti lacrimali.

Sono passate ora forse dal mattino e solo in tardo pomeriggio ho decido di correrei ai ripari, in qualche modo.
Alzarmi non è stato facile, cercare di sopportare la vista dei miei capelli ancora meno.
Ignorare i ricordi, è la cosa più difficile.
Seduto sul letto avverto la mia mente completamente intontita ricadere nel limbo dell’incertezza. Cosa devo fare? Come devo comportarmi?
Perché mai doveva innamorarmi proprio di lui?
E se magari non è vero? Se fosse solo un’illusione…?
Certo, può essere tanto dolorosa un’illusione?
Eppure non so nemmeno io come ho fatto, non c’è stato un momento, né un azione specifica, né un attimo in cui io posso dire di essermi innamorato all’istante. Pensarlo, osservarlo, compiangerlo erano le uniche cosa che sapevo fare e che tutt’ora posso fare.
Era bello, restare a letto fingendo che nulla e nessuno esistesse. Davvero, davvero bello. Ma falso.
Il mondo esiste, Harry esiste. E poi esisto io, nella mia immancabile sfortuna in amore e nella mia maledetta certezza che se lui mi sfiorasse mi sentirei morire.
Ricalco quasi con dolore quell’unico attimo passato assieme e da soli in qui una ciocca ora orribilmente mutata era tra le sue dita. Ricordo di aver sentito l’elettricità nell’aria, quasi provenire da lui.
E’ stato… strano.
Mi viene quasi da ridere per me stesso. Come sono ridotto?
Effettivamente ora andare in giro in rosa shocking non mi sembra nemmeno più tanto tragico. Chissà magari è la volta buona che mi nota.
E quindi improvvisamente deciso di farlo: esco dal letto e mi vesto e non so con che forze mi trascino in sala grande. Varcare la soglia della casa mi sembrava un vera utopia eppure è successo.
Sono pronto alle risate della gente, ma…
Non sono mai stato un tipo fortunato, oggi poi la disgrazie mi si abbattono addosso come macigni. No decisamente non è giornata perché…
- Che diavolo di fai qui? - esclamo piano fermandomi immediatamente. Harry Potter, sì quell’Harry Potter, quello che ieri mi ha trattato con gentilezza perché gli facevo pena e per cui ho qualcosa di più che un cottarella, è qui davanti a me, poggiato al muro con fare assente.
Come richiamato dalla mie parole da non so quali pensieri, sposta i suoi occhi verso di me e mi guarda attraverso le lenti. Salvo poi lasciarle scivolare sul naso per l’espressione assolutamente incredula che gli si dipinge sul volto alla mia vista.
Bhè…non nascondo che è quasi divertente.
- Cosa hai fatto a...? -
- Il tuo amico ha pensato che inzupparmi non fosse sufficiente alla mia umiliazione pubblica. – affermo alzando le spalle – Ti serve qualcosa? -
- T-Ti aspettavo. - balbetta non riuscendo a distogliere gli occhi dalla chioma -Ti alzi sempre così tardi? -
Lo fisso, alzando un sopracciglio. – Sai che è maleducato fissare la gente? - ribatto.
- No è che…- prova a giustificarsi tornando con riluttanza su di me – Cioè …è…-
- Color Fucsia,Potter, più propriamente definito Magenta, uno dei colori primari, se non erro uno dei colori venduti de “L’Invisibile Sexy Boutique” di Hogsmade, uno dei loro prodotti di punta devo dire.- scrollò le spalle - Ti serve qualcosa? - ribatto ancora – Non ho tutta la giornata. -
Si porta una mano alla testa e gratta lievemente la cute in un chiaro segno di disagio. Ma non rilevo alcuna ostilità, non come ci è consona.
Cosa sta succedendo?
- Che ci fai qui? - ripeto la domanda con una nuova natura, quasi gentilezza oserei dire.
- ….Io... - lo avverto iniziare – Ci ho pensato. -
- Pensato? -
- Cioè…a quello…quello che hai detto. Di me e te. -
Me e te, non suona benissimo? Calmati. Hai i capelli rosa e sei stato umiliato ricordalo. Non lasciarti abbindolare.
- E…? - lo esorto a continuare.
Lui mi guarda dritto negli occhi con quel fare privo di ogni timore che gli invidio.
- E...voglio crederti. - soffia piano come se non ci credesse lui per primo. E’ un suono così tenue che suscita una tenerezza assoluta.
Voglio crederti. “Volere” come io voglio la mia personale luna.
Curioso come un semplice avverbio condizioni il mondo in una maniera così disarmante, ognuno vuole disperatamente qualcosa …e qualcos’altro, o qualcosina in più.
- Perché hai cambiato idea? - mi ritrovo a chiedere quasi involontariamente.
Alza le spalle – Che ti importa? –
Non capisco. Lo fisso cercando di intravedere una possibile spiegazione alla sua decisione. Resto in un silenzio fin troppo prolungato tanto che lui sembra rendersene conto.
- Quindi... - fa a disagio tamburellando con le dita sulla parete che non ha mai lasciato – Come funziona? -
- Cosa? -
- La tua offerta di pace riguardava l’ignorarci del tutto o anche, che ne so, un certo rapporto civile tra noi? -
Frena, frena, frena. Cosa ha appena detto? Devo aver capito male…
- Come? -
- Rapporto civile. Malfoy. Sai...salutarci, perderci nelle chiacchiere sul tempo e cose così. -
Lo scruto ancora prolungando il silenzio, troppo, davvero troppo perplesso.
- Lascia perdere...ci si vede in giro. - fa per andarsene ma inspiegabilmente il mio corpo è balzato a fermarlo costringendogli un braccio. La mia morsa deve essere ferra poiché si gira con sguardo un poco sofferente.
Quando ho nuovamente i suoi occhi su di me non riesco a dire nulla, proprio nulla. Non faccio altro che guardarlo e bloccarlo. E sentirmi un cretino.
- Oggi…- fa piano come a comprendere il mio disagio – Oggi è una bella giornata non trovi? -
Meravigliosa, decisamente M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-A.
Ho i capelli rosa, sono stato umiliamo ma io AMO questa giornata.
- Si, abbastanza. - faccio di rimando.
Silenzio. Forse ora ...tocca a me?
- Oggi…- faccio invece io – Oggi che...che lezioni hai? -

**

Sto tremando.
Sto davvero tremando?
- Draco…vuoi calmarti? -
- A volerlo, Pansy…- faccio piano posando la mano piatta sul tavolo, per un attimo temo che spinga a tremare il tavolo intero.
Gli occhi di tutta la sala sono su di me, la cosa mi da fastidio ma è la mia gioia a prevalere. Harry e io….non so come definirlo …
- Merlino, ma non dovresti essere un fiero Serpeverde? Sembri più una ragazzina. -
- Fottiti. - sibilo tra i denti, senza cattiveria.
- Modera il linguaggio, non credo che al tuo ragazzo piacciano i tipi volgari! -
- Non è il mio ragazzo! - Scatto avvertendo le guance pungere dall’imbarazzo.
- Non ancora! - fa quindi lei, con un ghigno.
- Non puoi esserne certa! -
- Ottimismo, Draco! - mi rimprovera – Ci vuole sempre ottimismo nelle cose! -
Sbuffo chiudendo le mani a pugno in modo da minimizzare il tremolio.
L’appetito proprio mi ha abbandonato, guardo il cibo come se fosse del tutto estraneo nel contesto, quasi messo in bella vita.
- Allora cosa avete fatto dopo? -
- In che senso? -
- Dopo il patto di non belligeranza. - specifica – Che avete fatto di bello? -
- Cosa ti fa supporre che abbiamo fatto un qualcosa assieme? - ribatto acido mantenendo la testa fissa sul cibo e cercando di non pensare a quei pochi passi fatti assieme nel corridoio. – Abbiamo solo…- esito – Provato a parlare. -
Lei mugugna pensierosa – La cosa mi sembra strana. - afferma.
- In che senso? - finalmente la guardo allarmato.
- Si è decisamente strana. - afferma ancora con sguardo deciso – Perché lui dovrebbe volere qualcosa di più? Per noi era giù un progresso il fatto che non ti considerasse…- tentenna un secondo cercando di trovare una parola adatta - Feccia. -
- Bel paragone. - ribatto.
- Hai capito cosa intendo. - alza le spalle – Ti ha chiesto lui di avere un rapporto civile, no? -
- Si. - affermo tornando a guardare il cibo e afferrando una forchetta, perfino quella trema sotto l’instabilità della mia mano.
- La cosa è sospetta. -
-Lo so. - cerco di afferrare un maccherone nel piatto. – Ma non ho altra scelta o sbaglio? -
Alle mie parole lei mi guarda, o almeno credo dato che sento fastidiosamente pungere il lato sinistro del mio viso per via del suo sguardo. Con la coda dell’occhio la intravedo storcere il naso.
- Già. - ammette – Nessuna scelta. -
- E che altro dovrei fare! - bofonchio amareggiato infilzando quel dannato maccherone con energia e decisione.
- Per prima cosa…- fa un'altra voce che non è certo quella della mia migliore amica – Dirmi costa sta succedendo. -
Ci giriamo all’unisono verso Blaise Zabini che era rimasto tutto il tempo seduto accanto a noi senza che ce ne fossimo accorti. Sento un ormai famigliare sensazione di gelo, quando incrocio gli occhi di Pansy nel panico.
- Noi... - iniziò a balbettare – Non sta succedendo nulla! -
- Proprio nulla. - conferma Pansy leggermente ansiosa.
- Dove con “nulla” s’intende qualcosa. - ribatte lui lasciando scivolare un coltello nella marmellata per poi spalmarla con naturalezza sul tost – E, ditemi, secondo voi sono così idiota da non capire che c’è qualcosa in ballo? -
Bhè, è sempre stato piuttosto acuto. E noi abbastanza disattenti. Ok, io sono abbastanza disattento.
Guardo ancora Pansy che cerca i trasmettermi con gli occhi un messaggio di sicurezza.
- Vedi Blay…- inizia diplomatica – Stiamo organizzando una cosa, è un segreto. -
- Che segreto? - fa ancora.
- Non sarebbe tale se te lo dicessimo. - continua.
Gli occhi cobalto del ragazzo quindi si puntano su di noi indagatori e sibillini.
- Allora…indizio numero uno…Draco ha i capelli fucsia-
- Incidente di percorso. - fa Pansy arricciando il naso.
- Poi si parlava di ragazzi, maschietti, e di essere il ragazzo di qualcuno. Indizio numero tre…qualcosa su un patto. Indizio numero quattro Draco è nervoso. – piega la testa di lato abbassando anche la fetta biscottata come a dare alla sua riflessione un aspetto più serio.
- Quale povero sfortunato state cercando di incastrare in una relazione con la principessa delle serpi? - chiede quindi.
- Principessa? - pigolo confuso – Non è per Pansy! - ribatto offeso.
- Oh lo so. - fa lui.
- Ma cosa? -
Pansy mi zittisce con un velocissimo – Intendeva te. - che mi fa riportare gli occhi nuovamente sul mio amico, esplicitando uno sguardo il più possibile omicida.
- Ripetilo e ti ritroverai più principessa di me. - gli faccio aspro.
- Calma, calma. - alza le mani – Con quei capelli non sei per nulla pericoloso talaltro, piuttosto, chi è il fortunato? -
- Nessuno! - sbotto.
- Credimi, non vorresti saperlo. - fa Pansy con un sorriso garbato.
E questi due sarebbero miei amici? Sbuffò tornando ai miei maccheroni e inizio a maciullarli senza divertimento giusto per sfogarmi su qualcosa.
- Diglielo! - sbotto arrabbiato – Tanto a questo punto che differenza fa! -
Già che differenza fa se anche Blaise viene a scoprire che mi piace sfregiato? Tanto…tanto ora io e lui… Alzo gli occhi e li lascio attraversare tutta la sala, scivolando lungo tutto il tavolo dei Grifondoro fino a quando non li vedo. Lui è chiaramente intento a mangiare ascoltato il battibeccare dei due amici al suo fianco perso nei suoi pensieri.
Lo guardo e la distanza che ci separa fa male. Per non soffrire riprendo a maciullare sovrappensiero il cibo, ignorando il fatto che Pansy stia cercando di spiegare a parole sue la mia situazione.
Prima di venire a pranzo lui era al mio fianco e cercava di parlare. L’imbarazzo che dilagava tra noi era quasi palpabile, le frasi di circostanza e il timore di dire qualcosa sbagliato più simile a mero terrore.
E’ solo un inizio e non ci sono garanzie di riuscita, né buone prospettive.
Il fatto stesso che lui mi abbia dato una possibilità non mi autorizza a fare di testa mia, devo calcolare ogni mio atteggiamento, devo stare attendo ad ogni mio sguardo e movimento. Non posso sbagliare.
- Bastava dirlo. - avverto la voce di Blaise in un sospiro, mi giro aggrottando le sopracciglia confuso.
Lui mi guarda con una serietà tale da farmi rabbrividire; mi odiava ora?
- Ci voleva tanto, Draco? – mi fa – Come posso aiutarti? -
- Eh? -
- Per conquistarlo…- fa un cenno verso Potter – Io avrei un paio di idee. -



__

- Ti fai trovare nel suo letto e…-
- Bocciato. - sbotta Pansy per l’ennesima volta una proposta di Blaise. Io sono immerso in un libro a capire come rimediare al colore indicibile dei miei poveri capelli.
- Mi avete già bocciato il saltargli addosso durante alle docce, l’entrargli in camera e giocare con lui, la pozione d’amore e molte altre fantastiche idee! -
- Blay ma hai capito vero che Draco vuole qualcosa di serio? -
- Certo! - protesta offeso – Non concepisco come possa volerlo mal’ho capito! -
- E ti pare che così possa davvero nascere qualcosa di serio? - cerca di fargli capire Pansy.
Vedo con la coda dell’occhio alzare gli occhi al cielo esasperato – Donne! - esclama – Quando lo capirete che per noi il sesso è tutto? Lascia che assaggi le mani di Draco addosso e vedi come gli implorerà di scoparlo! -
- Blaise! - ringhia Pansy.
- Mi piace la sua teoria. - ammetto con un sorriso impossibile da nascondere.
- Draco! - quasi urla scandalizzata.
- Pan dì la verità avete bisogno di me, tu sei una donna, pensi solo al lato romantico, io servo per quello...pratico. -
- Ottima osservazione. - affermo posando il libro sulle mie ginocchia – Effettivamente è decisamente un ottima osservazione. -
- Siete due porci! – Sbotta Pansy sbuffando e incrociando le braccia.
A dire il vero credo che non sia contrariata al fatto ce Blaise pensi solo al lato pratico, ma sia risentita del fatto che ora ci sia anche lui nel nostro piano e guarda caso patteggio per lui.
Ma non per qualcosa, però io con Potter ci andrei anche adesso. Certo è amore il mio ma da qualche parte dovrà pur sfociare in qualcosa di carnale e assolutamente eccitante, no?
- Maschi! - scuota le testa arresa – Io ho avuto un idea geniale, invece. -
La fissiamo qualche istante incitandola a parlare, lei si prende qualche secondo prima di allargare il suo sorriso ed esporcela.


- Hey ciao! - faccio alla mia futura dolce metà pronunciando il mio sorriso. Harry si volta verso di me, sorpreso e per un attimo viene contagiato dalla mia stessa smorfia e quasi perdo il fiato a vederlo sorridere.
Credo sia un bel passo avanti.
- Che vuoi Malfoy? - sopraggiunge subito la mozzarella rossa a disturbare il mio idillio – La pianti di girare attorno a Harry come una mosca? –
Vorrei spaccargli la faccia per il semplice fatto che respiri a questo mondo, ma mi limito ad alzare le spalle e tornare con noncuranza al mio tentativo di velato approccio.
- Come va oggi? - chiedo quindi a Harry.
Lui sembra molto sorpreso del mio atteggiamento tuttavia non sembra dispiacergli perché con l’aria di chi vuole dimostrare qualcosa a qualcuno, risponde con altrettanto tono gioviale.
- Tutto bene, tu? -
Sorrido, nel mio modo enigmatico e brevettato. – Tutto bene. - faccio – Ora vado, ci vediamo in giro! - faccio per allontanarmi quando mi pronuncia il mio cognome senza astio o perplessità.
- Malfoy aspetta! -
Oh si, aspetto…!
- Si? - mi giro piano in verità sorpreso.
- Sai che non ti stanno male quei capelli? -
Del resto che abbia un pessimo gusto estetico è palese…
- Potter su di me anche degli spaghetti starebbero bene. - ribatto un po’ aspro senza volerlo – Ad ogni modo troverò il modo di tornare normale. Ah Weasley. - mi guarda circospetto - Grazie del trattamento ma cambierò parrucchiere. - sorrido beffardo e mi allontano.
Direi che un po’ mi sono fatto valere!

Passa il tempo e io lo impiego pensando a lui. Sto diventato sempre più stupido, me ne rendo conto, ma essere in questa storia fino al collo mi fa sentire completamente assorto.
Era come se il sapere di non avere speranze mi tenesse in qualche modo legato alla realtà, ed ora che un barlume, seppure piccolo, si è affacciato non c’è verso di farmi smettere di sperare.
E’ doloroso a suo modo, e controproducente, però devo essere forte.
Cerco di fare una cosa che non faccio da tempo: Concentrarmi sulla lezione.
Ma è così difficile....
Se non mi sbrigo a fare qualcosa mi beccherò sicuro una T a Erbologia.
La cosa che bisogna fare ora per Pansy e trovare un qualsiasi pretesto per restare soli, dobbiamo conoscerci, parlare. Ma lui non è mai solo, lenticchia e ex zannuta sono sempre lì, come la sua ombra. E’ raccapricciante.
Da quando ho capito cosa provo per lui il mio odio per quelli è cresciuto esponenzialmente e non capisco come possa sopportarli lui. Capisco l’amicizia, davvero, ma quel morboso attaccamento è quasi spaventoso.
- Magari hanno una relazione a tre. - ridacchia Blaise a mezze labbra mente pota la piantina.
- Ma che schifo! - protesto – No No e no! Non mi ci far nemmeno pensare! -
- E invece prendilo in considerazione. - fa ancora Blay aggiungendo fertilizzante alla pianta – Hermione e Ron sono innamorati cotti di Harry e magari se lo tengono stretto.... - ipotizza – E la notte si infilano nel suo letto e abusano di lui. -
- Ti prego Blay. - lo supplico cercando di sviare il pensiero. Già essere sporco di terra e l’odore pungente dei fiori mi da la nausea, questa visione poi mi lascia davvero ad un passo dal rigettare la colazione.
- Oppure Ron e Hermione scopano e costringono Harry a guardarli! - pensa ancora sempre più schifosamente entusiasta. Ma come fanno a piacergli queste cose perverse? Magari se non fosse il mio Harry la base di queste fantasia mi ci divertirei, ma no. Se è Harry cose simili deve farle solo con me. Mi pare ovvio, no?
- Oppure.... -
- Blay. - lo fermo – Ti piace il sapore della terra? -
- Perché? - mi guarda aggrottando le sopracciglia.
- Perché se non la smetti di pensare Harry con qualcun altro che non sono io....te la faccio mangiare finché non sale al cervello e germoglia un po’ di santo rispetto per me! - ho detto tutto d’un fiato e con un sorriso congelato e crudele. Devo aver marcato di più il mio tono perché si limita ad un mezzo sorrido e ad annuire piano.
- Ma quindi.... - fa dopo un po’ fermando per un attimo il suo lavoro – Sei davvero così innamorato di lui? -
Mi fermo un attimo anche io, poi sfioro piano, quasi distrattamente una fogliolina della pianta. Non dico nulla, annuisco solo, poi c’è un po’ di silenzio tra noi.
- Va bene. - fa solo – Allora dobbiamo farvi stare soli. -


Qualche ora dopo ci ritroviamo a Pozioni. Entrando in aula cerco di essere il più naturale possibile e riesco ad intravederlo con molto nonchalance.
Sta parlando ancora con le sue appendici, ma non sembra che sui suo viso ci sia una qualche smorfia allegra, anzi.
Non potendo fissarlo per ovvie ragioni, assoldo Blay per farlo discretamente al posto mio.
- Sta guardando da questa parte. - mi avvisa piano passandomi il coltello – Ha guardato te. -
- Davvero? - mi animo un poco costringendomi sempre di più a non guardarlo.
- Dobbiamo trovare un modo di farvi stare solo altrimenti non approfondirete un bel niente! -
- Lo so, cosa credi? - ringhio – E Pansy dov’è finita poi? -
Pansy aveva detto di avere un idea geniale, ma è sparita poco dopo con l’aria di chi andava a conquistare il mondo.
Se lo può tenere, tranne il bel moretto che alla fine mi sono messo a fissare come un idiota....è mio.
- Asciugati la bava. - fa Balyse in un sospiro – Merlino Draco sei perso....addio principessa delle serpi. -
- Stanotte dormi con un occhio aperto. - gli sorrido dolcemente senza guardarlo.
Il tempo passa e di Pansy nemmeno l’ombra. Nel mentre cerco di pensare amille modi per attirare l’attenzione di Potter, ma oltre a degli stupidi bigliettini non mi viene in mente assolutamente niente. Fantasia zero, decisamente.
E Potter che fa esplodere la sua pozione non permette nemmeno di passare inosservato davanti a Snape. Fantastico.
- 20 punti in meno a grifondoro. - sento la voce lenta, quasi divertita del professore – E punizione pomeridiana. -
Mi aspetto una replica da parte di Harry, ma lo vedo annuire, raccogliere il calderone e far svanire quello che restava della sua pozione. Se non lo conoscessi direi quasi che si stia comportante naturalmente, ma lo conosco.conosco la mimica e la gamma delle sue espressioni e solitamente sono di astio verso snape invece ora sono differenti....rispetto, forse?
Aggiungo due ali di libellula quasi senza rendermene conto, quando all’improvviso davanti ai miei occhi il barattolo di code di serpente si alza di poco e si rovescia nella mia pozione. Non faccio nemmeno in tempo a aprila la bocca per dire qualcosa che inizia a ribollire oltre il bordo rovesciando il liquido porpureo sulle scarpe, pavimento e ovunque fosse imbarazzante trovarcelo. Mi viene da sospirare, demoralizzato.
- punizione anche per lei, signor Malfoy. -
Alzò gli occhi prima sul professore che nn ha cambiato affatto il suo sguardo e poi lo sposto automaticamente su harry che mi guarda e, oddio, mi sorride.
Sono così sorpreso che non ho modo nemmeno di ricabiare la smorfia, che siona la campanella.
Ma cosa è successo?

- E’ perfetto Draco così starete soli! - esclama Blaise una volta lontani dall’aula – che colpo di fortuna! -
- non credo sia stato questo. - dico piano – Quel barattolo nn si è mosso da solo. -
- Pensi che qualcuno abbia usato la magia? Impossibile, il professore se ne sarebbe accorto. -
Già questo lo so. Piton si accorge di tutto ma allora come può essere che quel barattolo si sia sollevatoe rovesciato nella mia pzione.
Alzò gli occhi e Pansy è sulle scale che portano alla torre di astronomia e ha dipinto un sorriso cospiratore. Capisco. È stata lei, in qualche modo.
- Fammi indovinare. - esordisco – un altro gingillo come quella mappa? -
- Pressappoco. - replica – Finalmente resterete soli. -
- Che mappa? - replica Blaise – Di che parlate? -
Annuisco riprendendo a camminare e la mia giornata continua. Conto i secondi che mi dividono da un pomeriggio decisivo per le mie speranze.

- Laverete tutte l boccie di pozioni inutilizzate. - esclama piton atono – Ah signor malgoy. - esclama dopo un po’- Direi che è il caso che torni del suo colore naturale. Avrà un permesso speciale per andare ad Hogsmade per riturare l’antidoto. –
Oh.
- Non può farlo da solo? –
- Non conosco la composizione chimica, potrei peggiorare le cose. –
Annuisco – La ringrazio.-


Sento lo sguardo di Harry su di me.
Quando il professore va via, io e Harry restiamo soli, come volevo, ma l’imbarazzo mi sta fagocitato.
- Quindi.... - esordisco vago – tutte le ampolle eh? Un bel lavorone,-
- già. - fa di rimando.
La conversazione non decolla e la sensazione che devo fare qualcosa, qualsiasi cosa per farla decollare mi rode all’interno.
Pensa, Draco, pensa!
- Bhè, mettiamoci a lavoro, no? -
Annuisco e mi avvicino a lui cercando di non dare a vedere l’agitazione data allo stare nella sua orbita gravitazionale.
Sospiro lievemente mentre riempio il lavandino d’acqua e ci butto dentro una pozione igenizzante.
- che c’è? - sento all’improvviso – Mi sembri strano. -
Aggrotto le sopracciglia scrutandolo di sbieco – Era da molto che non finivo in punizione. E’ noioso. -
Mugugna piano e io inizio a sentire quel vago senso di frustrazione e demoralizzazione che ho ogni qual volta che provo a dialogare con lui. Ogni volta che siamo io e lui mi sembra una meta irrimediabilmente lontana.
Se solo ci fosse qualcosa che ci accomuna, o che comunque ci avvicini....
- E’ strano. - afferma d’un tratto mentre prende alcune amplolle dalla bacheca e le butta nell’acqua. Poi prende dei guanti e me li tende.
- cosa? -
- Stare qui. Noi due. - si morde un labbro nervoso – Senza prenderci a pugni. -
Mi viene immeditamente da sorridere – E’ un passo avanti. Siamo cresciuti, no? –
- già. - fa – Fa strano, tuto qui. -
- Non vuol dire che sia un male. -
- No, anzi. - replica, sembra sul punto di dire altro ma si zittisce. Mette le mani nell’acqua e inizia a strofinare le ampolle con la spugna.
Mentre osservo bolle di sapone di varie dimensioni sollevarsi dall’acqua incantata mente le sue mani si muovono abili sulle boccette sento uno strano senso di calma. Come se quel piccolo dialogo, pur senza senso, abbia posto una piccola base. Per un attimo non c’è stato imbarazzo, solo... dialogo.
Mi sento rincuorato e ritrovo in me un nuovo coraggio. Provo a fare anche io la mia parte prendendo un amplolla unta senza volerlo con un certo disgusto.
- Buttala nell’acqua, la lavo io. Tu sciacquale. - sent’ all’improvviso – Credo di essere più pratico di te nelle pulizie. -
- Le fai spesso? -
- Bhè sicuramente più spesso di te! -
Assottiglio los guardo e sbuffo – credi di conoscermi bene vero? - ribatto offeso – Bhè ricrediti, non sai nulla di me! -
Non volevo essere acido, appure sento una punta di fastidio invadermi. Il pregiudizio è la cos che più temo da lui e so che me le merito, ma....non lo so. Speravo meglio.
- anche permaloso noto. -
- Vuoi fare a botte? -
Gli lanciò un occhiata severa che muta in una perplessa quando noto uno strano sorriso sulle sue labbra. Non è né di cicostanza né sfrontato. E’ solo una smorfia.
- Che c’è? - chiedo quindi sentendo il viso andare in fiamme e mettendomi finalmente a sciacquare i contenitori di vetro per fare altro e distrarmi.
Quella che sento è una risata soffocata e anche se non la vedo sento il mio cuore sussultare.
- niente è che, cioè.... abbiamo una normale conversazione. -
- Faceva parte del patto no? - ribatto imbarazzato poggiando le ampolle a scolare.
- Già però non credevo in tutta sincerità di riuscirci. - ammette. – E’ bello che mi sia sbagliato.
- Perché hai accettato? - mi viene spontaneo chiedere all’improvviso girandomi appena per guardarlo – Capisco il fatto di non volermi più attorno come seccatore, ma questo....tentare di essere amici. Perché? –
- Non vuoi? - replica subito.
- Non fraintendermi. – sbottò nervoso – Mi sta bene, solo che non capisco cosa ne ricavi. –
Lui mi guarda e io sento tutto il bisogno di riprendere a lavare e immaginare di essermi stato zitto. Quasi sperarlo. Effettivamente basterebbe prendere la bacchetta e usare un incantesimo perché lui dimentichi. Eppure attento con una certa trepidazione la sua risposta.
- E tu perché hai accettato, invece? - ribatte.
Ci guardiamo, quasi a richiamare una certa sfida. Piego la testa di lato lentamente, dandomi un tono.
- L’ho chiesto prima io. - dico quindi.
Nuovamente ci studiamo e non sono sicuro di ciò che stia succedendo se stiamo o meno avendo una discussione civile o stiamo litigando. Nel dubbio però non riesco a distogliere lo sguardo dai suoi occhi indecifrabili che sembrano provocarmi un groviglio fastidioso allo stomaco.
- Ron e Hermione sono convinti che tu stia tramando qualcosa. – dice e qualcosa dentro di me quasi scoppia.
- Possibile che tu non esista senza di loro? - sbottò sbattendo l’ampolla sul lavandino fortunatamente senza romperla, togliendomi i guanti di scatto e lanciandoli altrove - Siete morbosi e che diavolo? Hai idea di quanto tempo ho aspettato per stare un po’ da solo con te? -
Voglio.morire.
Uccidetemi. Ora, in questo istante.
Per favore.
Sento il mio corpo invaso dall’adrenalina e faccio realmente l’unica cosa che sento di fare; scappare.
Prima che me ne renda conto sono praticamente alla porta quando sento il braccio di Harry afferrarmi con forza. Mi giro cercando di dipingermi in faccia l’aria più dignitosa che mi viene, ma credo che mi esca di più un espressione tra il compassionevole e imbarazzato.
- Perché diavolo fai cos eh? - sbotta – Mi confondi davvero, Malfoy, ma che ti passa nel cervello? -
Me lo chiedo anche io.
- Non sono affari tuoi! -
- A me pare di sì! - sbraita – Cos’è questo improvviso attaccamento a me? Cosa trami? -
Sento il mio cuore andare praticamente in pezzi mentre quella speranza di poter avere una qualsiasi parvenza di rapporto si sgretola davanti alla certezza di aver attirato in lui solo la curiosità su una possibile azione cospiratrice ai suoi torti. Fantastico, davvero fantastico.
Cosa mi sarei dovuto aspettare del resto?
- Basta finiamola qui. - sento la mia voce uscire atona dalla gola, come se il mio corpo fosse entrato in una sorta di trans – Non sarà mai destino che io e te diventiamo amici. -
Lo guardo scrutarmi negli occhi, scavarmi dentro alla ricerca di qualcosa che non capisco né voglio capire. Le dita mi arpionano quasi fino a farmi male, ma non mi importa. Sento l’impulso di piangere, ma sto cercando con tutte le mie forza di non farlo. Non davanti a lui, accidenti.
- Che c’è ora fai l’offeso? Che pretendevi? Sei solo un bamboccio viziato Malfoy. -
Il mio pungo lo raggiunge in pieno viso e senza nemmeno rendermene conto ci ritroviamo ad azzuffarci senza remore. Pungi calci, insulti e grugniti sono le uniche cose che ci uniscono e poi la mia rabbia scoppia, tutta. E mi spaventa, fa tanta paura mentre prendo il bavero della sua camicia e sbatto la sua testa per terra con rabbia.
Una sola volta per rendermi conto di avergli fatto male, male sul serio, e di aver esagerato. Mi fermo all’improvviso sentendo tutto il dolore fisico e mentale sopraffarmi e in quel momento le lacrime sono impossibili da fermare.
Mi guarda sofferente e rabbioso, riesco a leggere la sua furia nello sguardo e un po’ di paura.
Accidenti.
Stavolta quando scappo non trovo impedimenti e in pochi attimi mi ritrovo nella mia stanza e sfogare quella rabbia ancora in me e che per troppo tempo ho tenuto nascosta.




__

Prima. Oh.... prima era tutto facile.
Lui mi odiava e io facevo finta di odiare lui. Facile e tranquillo. Perfetto in un certo qual modo.
- diciamo che non è andata come mi sarei aspettata. - sussurra Pansy pensierosa mentre apre la porta del negozio “L’Invisibile Sexy Boutique”.
Sono riuscito a ottenere che lei e Blaise mi accompagnassero millantando che temevo l’imbarazzo di andare in giro con capelli così colorati.
- quoto. - replica Blaise entrando nel negozio – Dai la prossima volta andrà meglio. -
- Non ci sarà una prossima volta. - dico calmo, così calmo da sembrare glaciale – E’ finita. Non voglio più avere a che fare con lui né ora né mai. Era una follia sin dall’inizio. Non avrei nemmeno mai dovuto sperarci. –
Il negozio è molto famoso per vendere cose che nessuno sano di mente troverebbe sensuale ma ci provavano lo stesso.
Era un po’ come un intero negozio dedito agli oggetti da addio a nubilato… ma magico. Dei piccoli peni canterini stavano appesi a una croce canticchiando Berry White, uno dei maghi più famosi tra i babbani.
Francamente, mi stupivo che uno così timido e ingenuo come Ron Weasley possa anche solo averci messo piede.
Era più probabile che avesse rubato la fiala a uno dei suoi mille mila fratelli.
Avanzo fino al bancone e intercetto la commessa che non può evitare di sbuffare una risata appena mi vede.
- Immagino sia qui per il contro incantesimo. – fa, divertita. Annuisco, scontroso – E vorrei anche qualcosa di molto peggio. Che funzioni sui capelli rossi. –
Deve piacergli davvero il suo lavoro, perché sembra illuminarsi e corre nel retrobottega.
- E’ solo la rabbia a farti parlare Dray. - replica Pansy dopo un po’ riprendendo il discorso- E se ci pensi è normale che sia diffidente. -
Le lancio un occhiata glaciale – Ho detto che è finita. -
- Sapevi che non sarebbe stato facile. - mi rimprovera ancora e io cerco di respirare profondamente per non picchiare anche lei.
- Sta zitta va bene? Non so per quale arcaico motivo tu mi abbia convinto a iniziare. Non ho speranze, l’hai visto, lo sai, allora perché tentare di convincermi? Se fossi davvero mia amica mi diresti di lasciar perdere.
- Vuoi sapere perché insisto? -
- si, sarebbe gradito. -
- Per questa Draco! - la lettera. Tornassi indietro la brucerei nel fuoco quella dannatissima lettera. – Draco tu ami quel ragazzo dannazione! -
- E allora? - replico quasi urlando prendendo quel dannatissimo pezzo di carta e lanciandolo tra le fiamme sotto gli occhi atterriti dei miei amici. Lo osservo con attenzione consumarsi tra le fiamme quasi incanalando quel sentimento, volendo distruggerlo con esso – Mi è passata. - ribadisco – Non provo più nulla per lui. -
Vorrei solo crederlo anche io.
La commessa torna, mi passa una bottiglietta argentata e una di un color blu elettrico intenso, con fare divertito.
Pansy sospira – Certo, attaccare il suo migliore amico. Che mossa furba. –
- Bhe tanto è finita, no? Non ho nulla da perdere. –

A parte l’antidoto a quanto pare.
Dopo essere tornato ad Hogwatrs sono andato agli allenamenti di Quidditch e avevo il pacco nella mia borsa.
Poi l’ho tolto per appoggiarlo sulla panca perché mi serva qualcosa…
Ed era rimasta lì.
Quando me ne sono ricordato, era ormai troppo tardi. La busta era scomparsa e i miei capelli sarebbero rimasti rosa.
__


Ma infondo cos’è che dovrei amare di lui? Mi domandò sovrappensiero mentre cammino per i corridoi dopo aver chiesto a Snape un ulteriore permesso che mi è stato negato.
In questo momento non mi viene nulla in mente.
Ok, è un bel ragazzo, è affascinante e ogni volta che mi avvicino a lui, se non sono incazzato come ora, finisco per sentirmi come calamitato dalla sua presenza.
Ok mi viene da cercarlo sempre con lo sguardo e poi?
Non ci conosciamo, non sappiamo nulla l’uno dell’altro quindi non può essere amore quello che provo.
O provavo. Ora sono troppo incazzato per sentire altro.
Credevo seriamente di aver fatto progressi con lui.
Talaltro ora ho anche il labbro spaccato e varie contusioni oltre ai capelli fucsia. La conquista fin’ora è stata più una guerra che altro.
Almeno la seconda cosa posso rimediarla.
Cerco nella mia tasca l’ampolla decolorante, senza risultato. Scavo nella stessa altre quattro volte prima di imprecare e costatare con rassegnazione che non me ne va bene assolutamente una.
Vado a lezione. Ormai non mi importa più nulla delle parole degli altri o degli sguardi. Talaltro non so come sia combinato lui, ma sono certo che della nostra colluttazione si sa già tutto e che la presunta amicizia tra Harry Potter e Draco Malfoy è miserabilmente sfumata.
Come previsto i commenti non si sprecano e io non ne ho davvero voglia di fare alcunché. Ascolto la lezione, sto perfino attento cosa che non mi riusciva da un po’. Sento quasi che l’aver rinunciato mi abbia rimesso in carreggiata e risollevato il morale.
Non sono mai stato meglio.
Avrei dovuto rinunciare molto prima, mi sarei risparmiato tante pene.
Com’era? Se non ci provi lo rimpiangerai. Ebbene non lo rimpiango più, ci ho provato non è andata. Fine.
Per fortuna non abbiamo lezione in comune ed è stato veramente facile ignorarlo durante il pranzo. Quello che so, l’ho sentito confabulare dalla gente. Gli ho fatto un occhio nero a quanto pare.
Non mi interessa.
Va tutto bene, tutto sommato. La giornata è finita senza intoppi.
Almeno così credevo....
Sì, gli ho fatto un occhio nero e posso vederlo con i miei occhi poiché proprio mentre me ne stavo tornando nella mia casetta al sicuro me lo sono trovato davanti. Tiro dritto.
- Malfoy. -
- Villanus. - dico la parola d’ordine e il muro si apre.
- Malfoy eddai! - lo sento esclamare prima che i mattoni si riuniscano alle mie spalle.
Riprendo a respirare. Sono sano e salvo.
- Malfoy! - sento ancora la sua voce. Mi giro e resto raggelato quando lo vedo oltrepassare la soglia – Dobbiamo parlare. -
- Come sei entrato? - sbotto.
- Hai pronunciato la parola d’ordine davanti a me. -
Cazzo.
- Non abbiamo niente da dirci. - replico allora scorbutico e allontanandomi da lui immediatamente. Non ci voleva. Non doveva venire da me, non posso cedere ora che andava tutto bene.
Va via dannazione di un grifondoro!
- Allora questa non la vuoi? – apre lo zaino e dentro c’è la bustina con l’antidoto e la sua piccola vendetta – L’ho trovata negli spogliatoi. – conferma – Il logo dice “L’Invisibile Sexy Boutique” non è quel posto dove il magenta va molto di moda? – il suo sguardo diventa indagatore – Ho visto anche che c’è il blu elettrico. –
- perché penso che sarei sexy in blu. – tento di dire, con un sopracciglio alzato – Grazie di avermela portata, ora… posso riaverla? –
- Prima parliamo. - dice e io lo filmino con lo sguardo.
- Quella è mia. - ribatto.
- L’hai persa e ora è mia. -
- che diavolo vuoi da me? - domando quindi – Vuoi parlare? Parliamo. Sei uno stronzo. Fine della chiacchierata. Ora dammi l’ampolla. -
- che significa che volevi restare solo con me? Che hai in mente? -
- Deve girare tutto intorno a te, vero? - perdo il controllo – Non pensi che forse, e dico forse mi ero solo scocciato di prenderle? -
- E’ così? -
- Ti interessa? -
- Non sarei qui, no? -
- Dammi quella fottuta ampolla. - ribatto allungando la mano – Non ti scoccerò più e lo stesso vale per te. Patto di non belligeranza, tutto è bene quel che finisce bene. Cos’atro vuoi da me? -
Nei suoi occhi verdi passa un ombra di qualcosa di indefinito.
- Questa conversazione inizia ad essere ripetitiva. - ribatte e io lo fulmino ancora con lo sguardo.
- Perfetto se non vuoi darmela me ne farò fare un'altra. Oppure mi tengo sto schifo di capelli, meglio che avere a che fare con te! -
Faccio per andarmene quando sento la sua stretta sul mio braccio. Impreco.
- Non abbiamo ancora finito di parlare! -
- Vuoi che ti pigli un’altra volta a pugni? Lasciami in pace! -
- Non posso! -
- Perché? -
- Scusate.... - sento la voce di Blaise di cui mi accorgo solo in quel momento - Posso sapere il motivo di tanto fracasso? - domanda. E’ seduto sul divano a guardarci con un cipiglio arrogante e interessato.
- Non sono affari tuoi. - sbraita Potter strattonandomi – Andiamo a parlare in camera tua. - prima che possa controbattere mi trascina per le scale e apre la porta della mia stanza. Una volta soli lascia il mio braccio che ormai indolenzito e mi ritrovo a massaggiarlo.
- Come cazzo sai che questa è la mia stanza? - gli domando con rabbia.
- Non è questo il punto. - ribatte – Dobbiamo parlare. -
Lo guardo torvo per un secondo e cerco di mantenere un briciolo di rispettabilità. Non posso e non devo perdere ulteriormente le staffe. Devo calmarmi.
- continui a ripeterlo. - esordisco accondiscendente – Ma pare che non ci sia assolutamente nulla da spiegare o sbaglio? Tu sei uno stronzo e io un illuso a sperare di poter ottenere da te un briciolo di rispetto. -
- Non è che tu abbia fatto molto per guadagnartelo. - ribatte deciso.
- Ah no? - replico assottigliando lo sguardo e scandendo per bene le mie parole avvicinandomi a lui con l’aria più minacciosa possibile – Non so forse ho chiesto una tregua, forse ho smesso da un pezzo di romperti i coglioni e forse, ma dico forse, io ci sto provando sul serio a metterci una pietra sopra. - Sono in prossimità di lui e lo fisso diritto negli occhi con tutto l’astio che riesco a trovare – Fammi un favore, cresci! Io ci sto provando! -
Lui mi guarda e io aspetto che dica o faccia qualcosa. Stranamente ho come l’impressione che siamo in un punto molto delicato della nostra relazione come se non fossimo mai stati così sinceri ed effettivamente una conversazioni così spassionata non l’avevamo mai avuta.
Se non fossi nervoso, mi sembrerebbe irreale, ne sarei quasi contento.
Lui è fermo immobile a guardarmi e poi improvvisamente sospira come se si rilassasse. – Hai ragione. - afferma.
- Bene. - mi viene immediatamente da replicare rilassando gradualmente il mio corpo teso – Su questo almeno siamo d’accordo. -
- Io non so proprio come comportarmi con te, Malfoy. - riprende – Me n’ero accorto che non ti avevo attorno da un po’ e questo...mi ha lasciato un po’ così. -
- In che senso? -
Esita, consapevole di stare confessando qualcosa di eccessivo privato, ma non sembra avete intenzione di lasciare le cose come stanno, tra un litigio e un addio netto.
- Si può dire che tu......mi mancassi. -
No, Draco, non farlo. Non intenerirti. Smettila di far battere il suo cuore.
Non mostrarti debole, non ora. NON ORA.
- Forse ho cercato apposta la lite con te. Scusa. -
Non so seriamente come reagire. Se essere contento di questa piccola vittoria o meno. Deciso per il meno; ha appena detto che non vuole null’altro che litigarci con me.
- Allora non abbiamo altro da dirci. - rispondo così flebile che mi manca il respiro – Se cerchi la lite va da qualcun altro il sottoscritto non vuole più giocare. -
Mi aggirò per la stanza per fare una qualsiasi cosa e palesare la volontà che ho che lui vada via. Ma lui non lo fa, resta fermo e io vorrei sprofondare chissà dove. Sparire in un angolo buio e dimenticarmi di tutta questa storia.
Non sarebbe dovuta nemmeno iniziare questa follia, lo sapevo allora e lo so ancora meglio adesso.
- Malfoy. - sento nuovamente la sua voce propagarsi nella stanza docile e remissiva – Se fosse possibile vorrei rimediare. -
- Come? - ribatto in una risata di scherno – Fare pace come i bambini? con il mignolino? -
- Qualcosa di simile. -
Continuo a dargli le spalle mentre fingo di sistemare le carte sulla mia scrivania per non doverlo guardare in faccia.
- Perché dovrei accettare? -
Tentenna – Non lo so, però tu fallo. -
Lo lascio aspettare un calcolato periodo di tempo e poi alzando platealmente gli occhi al cielo dico – Come ti pare. -
- E’ un si? -
Mi giro e alzo un sopracciglio in un gesto programmato – Se proprio mi tocca. -
Oddio.
Cioè no, impossibile. Non si può essere così belli quando si sorride. Oltre me ovviamente.
Le sue labbra increspate all’insù che gli assottigliano gli occhi quasi a illuminarglieli. No, davvero. E’ un attentato per i cardiopatici quel sorriso.
Draco calmati.
- Ora la mia ampolla. - allungo la mano e vedo la sua muovere le dita delicatamente sulla forma indeciso se darmela. Alzo ancora un sopracciglio.
- Allora? -
- Ti serve una mano per lavarlo via? - domanda all’improvviso.
Lo guardo senza particolare attenzione, solo lo guardo – Prego? -
- E’ scritto sull’etichetta che bisogna far attenzione a non esporlo alla pelle eccessivamente. Se ti serve una mano io.... -
- Ahhhh. Adesso capisco. Ti sei drogato. -
- Va al diavolo! - ribatte fintamente offeso, ma tenendosi stretto la mia medicina.
Abbasso il sopracciglio solo per rialzarlo palesando nuovamente il mio scetticismo.
- Stai offrendoti di farmi lo shampoo? - chiedo conferma.
- Quel colore è orrendo, Malfoy ho paura che tu sia così debole da non sapertelo lavare via da solo. -
- Allora ce l’hai un minimo di senso estetico. -
- Sorpresa! - sorride ancora. Muoio.
- Non è che miri a farmeli diventare verdi o che so io? No, perché infierire sarebbe davvero, davvero crudele. -
- E prova a fidarti di me per una volta! - esclama avvicinandosi e afferrandomi nuovamente il braccio per strascinarmi in bagno.
Non mi ha ancora detto come mai sa dov’è la mia camera.
Vorrei poter sospettare di lui, ma non ci riesco. Sono abbagliato da quel sorriso.

Finisco per diventare una marionetta nelle sue mani.
Seduto su una sedia con la testa chinata all’indietro nel lavandino di marmo e un asciugamano sulle spalle per proteggermi da schizzi non voluti. Le sue dita nei miei capelli sono forti, per nulla delicate. Mischiamo la miscela con energia.
- Se mi avessero raccontato questa scena non ci avrei creduto. - ammetto dopo un po’ – Miri a diventare il mio schiavetto? Sai che ci sono molti modi più divertenti per essere mio servitore? -
Mi sento stranamente più a mio agio con lui come se questa nuova riappacificazione avesse smorzato la tensione creatasi durante quell’ora di punizione.
- Non oso immaginarli. - ridacchia divertito – Bene ora deve stare così cinque minuti. -
- L’hai letta bene, l’etichetta. -
Sorride ancora e si china su di me per osservare se la pomata è stata spalmata omogeneamente sui capelli. Vedo i suoi occhi puntata lì, ma le sue labbra appena schiuse sono a due centimetri da me.
Dannazione.
Abbassi lo sguardo su di me e io temo che comprenda la gamma di sensazioni che mi stanno confondendo.
- Che c’è? - domanda ingenuamente.
Sorrido senza allegria ricordando quel momento di assolta intensità vissuto nella sua stanza così distante dalla calma che sembra avere ora. Mi domando se arriverà mai il momento in cui lui capirà i mie sentimenti e se questi saranno ricambiati o una disfatta.
Cinque minuti al risciacquo. Cinque minuti di pace tra noi in più.
- Potter com’è che non ti vedo mai in giro con nessuna? - domando.
- Come ? - fa improvvisamente nervoso.
- Non hai una storia da secoli. – ribadisco.
- Ti sto lavando i capelli, non ci stiamo rifacendo le unghia come due ragazzine pettegole. -
- Guastafeste. - ribatto arricciando il naso – Io sono qui a subire le tue torture cinesi e non posso nemmeno fare del buon pettegolezzo. Sei una vera chiavica come amico. -
-Con i tuoi amici ti dici queste cose? -
- Tra i vari piani di conquista del mondo. - E di Harry Potter.
Mi guarda sospettoso per un secondo ma io mantengo il mio contengo. Almeno quello che posso mantenere con la testa insaponata.
- Non mi vedi in giro con nessuna perché non c’è nessuna. Tutto qui. -
- “Tutto qui”? -
- Tutto qui. -
Lo guardo senza espressione – Vuoi dirmi che non ti piace nessuna? -
- No. - ribatte sicuro – Nessuna. -
- E nessuno? - marco la o con ironia, cercando di non sembrare interessato al sesso della presunta preferenza – Potter questa mi è nuova. -
- Ehy non saltare alle conclusioni. Dico solo che non c’è nessuno che attiri la mia attenzione tutto qui. -
- Cosa dovrebbe avere una persona per attirarla? - mi ritrovo a domandare all’improvviso ma due secondi dopo vorrei mordermi la lingua. Mi guarda sorpreso ma non ribatte niente di aspro, bensì fa una cosa strana; risponde.
- Non lo so....deve attirarmi. Non mi importa che sia bassa, alta, magra o robusta, bionda o mora.... - esita – uomo o donna. - finisce.
Sento il mio cuore mancare un battito. Abbassa gli occhi come se non riuscisse a sostenere il mio sguardo.
Forse pensa di aver detto troppo, per questo che mi riguarda ha detto abbastanza.
- Lo trovo giusto. - rispondo infine alzando gli occhi sul soffitto – Se ci pensi infondo trovare qualcuno che ti ami e ti ricambi è una vera fortuna. Può esserci qualcuno che accetti il tuo amore e si innamori a sua volta di te, ma sembra quasi un imposizione, quasi come se dicessi “questa persona mi sta bene”. Però quell’amore vero, è una vera utopia. -
- Non ti credevo tanto profondo. - lo sento dire e sento le mie guance arrossarsi visibilmente. Sospiro.
- Ci sono tante cose che non sai di me, sfregiato. - ribatto ironico.
- Lo so. - sussurra piano e per un attimo c’è silenzio tra noi.
- E tu, Malfoy? Com’è il tuo tipo? -
- Bello, affascinante e sensuale. - ribatto immediatamente.
- Ti accontenti di poco. - lo sento ridacchiare.
- Che vuoi farci, per un Malfoy c’è solo il meglio. – sorrido di rimando. – Quanto tempo è passato? -
- E’ quasi ora. -
Si alza e apre il rubinetto, sposa delicatamente la mia testa al’indietro e le sue dita sfiorano per un attimo il mio viso mentre è intento a risciacquarmi.
Mi perdo a sentire il suo tocco, gentile e forte allo stesso tempo e mi rendo conto che ho realmente qualche speranza con lui se infondo non fa particolare distinzione tra uomini e donne.
Lo vedo accigliarsi un secondo prima di sorridere soddisfatto e tirarsi indietro con aria vittoriosa.
- Biondissimo! - esclama.
Mi giro verso lo specchio ed osservo finalmente i miei capelli tornati normali anche se ancora bagnati e poi guardo lui.
Sorriso e mi sembra di stare sognando.


__

Vorrei potermi sedere accanto a te tranquillamente e conversare come due persone normali, affatto nemiche.
Vorrei poter fermarti per parlare del più e del meno.
Vorrei che tu volgessi il tuo sguardo verso di me, ma non con il consueto odio, piuttosto, con un sorriso, non necessariamente da innamorato, mi basterebbe lo stesso che rivolgi ai tuoi amici di sempre.

- Quella da dove esce? - domano tra un sospiro e l’altro, mentre Pansy cancella le cose ottenute.
- Credi che io sia così sprovveduta? - ribatte – Ad ogni modo in un colpo solo hai decimato le tue opzioni. Direi che è il caso che tu passi alle misure drastiche. -
-Eh? -
- Intende mettere in campo la sfera sessuale, mon cheri. - interviene Blaise – Harry ha confessato di essere attratto anche da i maschietti no? Devi attrarlo. -
- Pansy sei d’accordo? -
- Assolutamente. - ribatte convinta – La fandonia dell’amicizia era solo per cominciare, ma se entri in quel campo è finita. Devi sedurlo ora, quando è più vulnerabile. Devi fargli credere di essere così attratto da te da non poter essere assolutamente amici , ma altro. -
- E ditemi, voi che siete tanto geniali, come faccio a farlo? - replicò scontroso – Non posso certo presentarmi nudo davanti a lui. Ho un onore io! -
- No, nudo no. – replica Pansy – Ma piccole cose innocenti come invitarlo in camera tua e uscire giusto in quel momento dalla doccia oppure creare occasioni da bacio del tutto innocentemente.... -
- Tu sei folle! -
- E tu disperato. –
- non voglio rovinare quello che c’è ora tra noi! - replico teso – E’ stato già molto difficile ottenere l’amicizia! -
Però è accaduto. Non so come ci siamo avvicinati. Avvicinati per davvero.
Sospiro e sospiro ancora da quell’istante, come se quel sorriso avesse distrutto ogni mia speranza di potermi liberare da questo potente incantesimo.
Sono forse pazzo? O sotto pozione? Probabilmente.
Ma del resto l’amore di per sé è una delle più potenti follie. E Magie.
E’ la cosa che più si avvicina a renderci Dei, anche se di una sola persona.
Arrossisco pensando a me e Harry in dolci atteggiamenti, pensieri che ormai non fanno che tormentarmi, quasi mi illudono. Alla fine mi sta bene anche così, ma l’idea di poter avere altro mi tortura. E mi spaventa.
E’ come ho detto: non esiste l’amore assoluto, le anime gemelle e quelle puttanate.
E’ un rischio da correre e farmi conoscere da lui e dargli modo di scegliermi. Anche se lui vuole il fascino.
- Devo diventare affascinante! - mugugno pensieroso – Vuole qualcuno che lo attragga a prima vista o cose simili. -
- Bhè dato che ti vede tutti i giorni da anni direi che non è il tuo caso, quindi dobbiamo mostrargli un aspetto nuovo di te. – fa Blaise – Nudo non ti ci ha mai visto! -
Sorrido prima di scoppiare in una risata divertita. Questa storia ha dell’incredibile.
- Ascolta... - inizia Pansy con gli occhi sulla pergamena – Devi chiedergli lezioni extra di Trasfigurazione e tu in cambio gliene darai di pozioni. Dovete consolidare il vostro rapporto. –
Mi mordo un labbro – E come devo comportarmi? Cioè com’è che devo essere per fargli piacere uno come me? -
C’è un attimo di silenzio nella stanza in cui i miei due amici mi guardano come se mi sfuggisse qualcosa. Li guardo alternativamente confuso.
- Dray non devi fare nulla del genere. - fa quindi Pansy sorpresa come se fin’ora l’avesse dato per scontato – Se anche dopo averti conosciuto non si innamora di te allora è uno stronzo che non ti merita. -
-Questi sono discorsi da femmine! - sputa Blaise – Però è vero, perché devi cambiare? -
- Sarebbe molto peggio! - riprende Pansy.
- Molto. - rincara Blaise convinto.
-E’ la prima volta che vi vedo concordi su qualcosa. - ammetto infine in un sospiro.

Essere come sono davvero....ma come sono io davvero?
Sospiro ancora pensando a quando le sue labbra sono state a due centimetri da me e mi attiravano come una calamita.
Come vorrei averlo baciato in quel momento....
- Hey Malfoy la lezione è finita! - esclama la professoressa all’improvviso intromettendosi nei miei pensieri. Mi rendo conto d’un tratto che sono uno degli ultimi ad uscire dalla stanza. Cerco i miei amici con lo sguardo poi mi accingo a cambiare aula quando tre persone mi si parano davanti.
Quei capelli carota li riconoscerei tra mille, ma i due volti accanto mi paiono quasi sconosciuti. Grifondoro sicuramente. Del mio anno, ma non ricordo i loro nomi.
Mi hanno circondato e sono in trappola.
- Che volete? - domando calmo.
- Che tu lasci in pace Harry! - ribatte Ron altezzoso – Non so che cosa stai architettando ma lui è davvero convinto che tu ti sia redento o cazzate simili. Bhè Sappi che io l’ho capito che non è così. Hai qualcosa in mente e ti impedirò di metterla in pratica. -
Sorride minaccioso e io alzo un sopracciglio scettico – Ah si? - domando – Seriamente dovresti scrivere storie perché hai una fantasia da far paura. Peggio delle più scadenti pellicole per ragazzini. Aggiornati siamo nel ventunesimo secolo e.... -
Colpisce il muro accanto a me e si avvicina minaccioso – Forse non hai capito. - anche gli altri due si avvicinano puntandomi – Sta lontano da Harry, mi hai capito? –
Li guardo alternativamente. Sono in tre contro uno. Ho poche chance, ma non mi interessa. La morte prima che soccombere alla minaccia di un Weasley, ok che sono cresciuto, ma qui si esagera.
- Stammi alla larga lenticchia, puzzi. - ribatto altezzoso.
La sua smorfia si accentua come se avessi dato una sorta di permesso. Non lo vedo nemmeno arrivare il pugno e mi colpisce in pieno stomaco. Sento solo il colore e un conato di vomito prima di piegarmi in due.
- Te lo ripeto ancora, Malfoy. - sento Ronald sussurrare – Sta lontano da Harry, capito? -
Stringo i pungi cercando di respirare regolarmente e alzo gli occhi verso di lui.
La morte, ho detto.
- Fottiti. - dico, senza fiato – Pezzente. -
Il calcio mi prende nella schiena. Cado a terra e stavolta vomito sul serio un po’ di ciò che mi era rimasto nello stomaco dalla colazione. Tossisco tentando di ritrovare il respiro. Guardo verso di loro.
- Leali Grifondoro. - dico, divertito – Tutto qui quello che sapete fare? -
L’odio e la gioia che attraversano gli occhi di Weasley mi terrorizzano per un fatale secondo. Essere in vantaggio gli da potere, un potere che sta per riversare tutto addosso a me. So che può farlo, so che noi Serpeverde non godiamo di alcuna stima e nessuno farà la spia e sa che mi ritirerei da scuola prima di accettare che un pel di carota mi abbia fatto il culo.
Sto per essere massacrato di botte, semplicemente.
- Che sta succedendo? - la sua voce.
Perché dico io, perché deve spuntare sempre nei momenti peggiori?
Di questo passo per me proverà sempre e solo compatimento.
Vorrei sparire. Non ho nemmeno il coraggio di guardarlo. Cerco di alzarmi sentendo il dolore del colpo allo stomaco e alla schiena.
- Niente. - cerco di dire, ma mi esce un rantolo di dolore.
- Va tutto bene, tranquillo Harry. Stavamo solo....chiacchierando. -
Alzo gli occhi e li incrocio con i suoi, mi fissa consapevole dell’accaduto. Cerco di sorridere con arroganza.
- Sì, solo chiacchierando. - affermo fingendomi divertito.
- Si, certo. - fa lui con voce atona. – Malfoy vieni. - sta per toccarmi ma io mi ritraggo quasi automaticamente. Quando me ne rendo conto registro solo il suo sguardo sorpreso. Senza dire nulla cerco di darmi un contegno.
- Mi stanno aspettando. - affermo facendo un passo indietro – Con permesso. -
Mi allontano, per fortuna, senza zoppicare e nessuno dei quattro mi segue.
So che avrei potuto sfidare Ron con il fatto che Harry era dalla mia parte, ma non ci sono riuscito. Quel ragazzo, tutta la sua rabbia....
E non è pietà che voglio suscitare in Harry, vorrei non essere per lui una persona da salvare. Non è alla sua sindrome dell’eroe che voglio appellarmi.
Strano come ogni volta che mi accada qualcosa di bello con Harry io finisca per finire picchiato o umiliato. Sembra quasi che non sia destino, che non abbia alcun karma positivo o altre cazzate simili.
Svoltato l’angolo mi appoggio alla parete cercando di prendere grandi sospiri. Fa male. Fa male ogni cosa. Soprattutto l’amor proprio.

**
Mi gira la testa. Nonostante gli anni di quidditch ai colpi diretti non sono per nulla abituato.
- Draco ti portiamo in infermeria dai. - sussurra la mia amica docile.
- Sto bene. - sospiro – Ho sono bisogno di dormire. -
- Io lo uccido. - sento più in là la voce di Blaise – Ma come si è permesso? Quel dannato straccione.... -
Giro la testa e cerco di dormire un po’. E’ stata una giornata stressante e non ho voglia di fare assolutamente niente.
Se solo non fosse per questo ticchettio....
- Lo fate smettere? - sbotto in un sospiro.
- Cosa? -
- Questo ticchettio? -
- Eh? -
C’è un attimo di silenzio, poi sento il cigolare del letto, dei passi e la finestra aperta. Poi un battito d’ali e un piccolo spostamento di vento.
- Se è mia madre ditele che sto bene. - dico trascinando un po’ le parole quasi catturato dalle braccia di morfeo.
- E’ di Harry. -
Apro gli occhi e scatto seduto. Sento dolore.
- Che dice? - domando immediatamente mentre mi tengo l’addome più come sostegno morale che altro.
- Leggi tu. -
Mi passano la lettera che il gufo bianco, mi pare si chiami Edvige, mi ha recapitato e la apro febbrilmente. La leggo con attenzione.

Ciao Malfoy, come ti senti?
Mi dispiace per quello che è successo.
Rispondimi, per favore.

- Chiede come sto. - informo i miei aiutanti.
- E tu diglielo no? - replica Pansy.
- No, lascialo cuocere nel suo brodo. - sbotta invece Blaise.
- Non è colpa d Harry quello che è successo! - lo riprende la ragazza – Ed è un bene che gli interessi. Su rispondi. -
Faccio altalenare gli sguardi fra i miei amici e poi mi faccio consegnare carta e penna. Edvige attente paziente che le leghi il messaggio alla zampetta.

Per chi mi hai preso? Non ho nemmeno un graffio!
Ma riferisci al tuo amico che se non la smette di disturbarmi dovrò agire di conseguenza. E, credimi, non gli piacerebbe.

- Sicuro di volergli scrivere questo? -
- Shh! -
Altra lettera.

Vuole solo proteggermi, è convinto che di te non ci si possa fidare. Ho provato a spiegargli la situazione, che mi fido, ma....
Lo accetterà, con il tempo.

- Si fida! -
- Sarebbe il colmo se non lo facesse! -
- Ma volete piantarla voi due, leggere lettere altrui è un reato, non sapete? -

Va bene, ma tienimelo alla larga. Ci tengo ai miei capelli, lo sai!

- Ma così hai chiuso la conversazione! - grugnisce Pansy – Dovevi parlarci un po’! Ogni occasione è buona! -
- Non ce la faccio, sono stanco. - sospiro ributtandomi supino sul letto.

***

- Malfoy. -
Il mio nome pronunciato dalle sue labbra senza astio è come melodia per le mie orecchie. Ok ora come ora sto diventano particolarmente sdolcinato, ma che volete farci. E’ amore.
- Potter. - sorrido. Lui non lo fa.
- Che c’è? - domando notando una strana atmosfera nell’aria.
- Stai bene? - domanda seriamente.
Lo guardo in silenzio per qualche attimo – Certo. - dico infine.
- Ascolta Ron non voleva, lui... -
- Lui voleva, Harry. - ringhio senza quasi rendermene conto – Se sei venuto qui a tessere le lodi del tuo amichetto puoi anche andartene. - concludo stizzito.
- Se solo voi poteste parlare sono sicuro che... -
- che? - lo fermo immediatamente – che vuoi che succeda, sentiamo. -
Harry inghiotte a vuoto pensandoci – Magari potreste far pace. - tenta ma è chiarissimo che non lo pensa sul serio – Infondo noi due ora andiamo d’accordo, no? -
Zona amicizia. Fantastico. Sospiro vistosamente.
- Non mi interessa. - butto lì prendendo a camminare verso la sala grande.
- Malfoy aspetta! - mi raggiunge – E’ che non gli hai dato prove di potersi fidare, tutto qui! -
- Non lo farà mai. - ribadisco seccato.
- Se gli parlassi come hai parlato a me, sicuramente... -
Mi fermo. Harry prosegue qualche passo più avanti colto di sorpresa.
- Draco. - dice e il mio cuore perde un battito; mi ha chiamato per nome – Mi farebbe molto piacere non sentirmi conteso. - ammette e io cado dalle nuvole con un tonfo doloroso. Tutto qui allora il problema, ovvio.
- Non è un problema mio. Non ti sto mica chiedendo di scegliere tra me e lui! - ....sarebbe troppo presto. E forse neanche fra dei mesi, nemmeno se diventassimo amici per la pelle, lo faresti mai.
I suoi occhi si fermano sui miei scrutandomi come a studiarmi. Sento le mie guance pungere ma cerco di mantenere un contegno.
- Ascolta... - faccio paziente – Non Intendo provarci. Scordatelo. -
- Ma con me lo hai fatto! - protesta
- E allora? - replico – Tu non mi hai picchiato fino a farmi vomitare! Non puoi chiedermi questo, sul serio! -
- Draco, eddai! - sbuffa – Se voi due non trovate un modo di andare d’accordo io non posso certo...! -
- Cosa? Essere mio amico? -
Mi guarda e inghiotte a vuoto sapendo benissimo di aver detto una cosa veramente meschina. Assottiglio lo sguardo e sento la frustrazione farsi strada in me.
- Cerca di capire.... - tenta ancora con voce bassa – Loro sono la mia famiglia. -
Basta. Mi arrendo.
- Sai Harry.... - esordisco sinceramente sfibrato – Non sono mai stato un bravo ragazzo, sono viziato e arrogante, ma non ho mai fatto davvero male a nessuno. Se ti da così tanti problemi essermi amico allora forse dovremmo rinunciarci e basta. -
- Malfoy dai! - sbotta esasperato – Perché devi essere così melodrammatico? -
Stringo con forza le mani cercando di soffocare la rabbia – Io non ci riesco va bene?Sono fatto così! - sbotto – Sei troppo cretino, me ne vado! - parto in quinta e gli do un colpo con la spalla giusto per mettere in chiaro la mia posizione.

__

- Questa deve essere almeno la quarta volta che "chiudi" con Harry. - mugugna Pensy in un sospiro.
- Per forza! - sbotto scontroso - E' un cretino! -
- Sicuro che non state insieme? Vi comportate come una coppia in tutto e per tutto. Vi manca solo il sesso. -
Alzo gli occhi al cielo e aumento il passo. Non è delle critiche che ho bisogno in quel monento, ma di lenticchia morto stroncato dalla fame. Ecco di cosa.
Per tutto il giorno evito la fonte di ogni mio stress, il moretto, e la fonte di ogni mio guaio, il pezzente, con una nochalange che fa intravedere come io sia maledettamente tranquillo. Anche se, ovviamente, non è proprio così. Inizio tuttavia ad abituarmi al fatto di litigare con Harry. Per via dei miei ripetuti "e' finita" mi sono quasi abituato al fatto che non lo sia davvero. Proprio come due ragazzini innamorati battibechiamo e ci lasciamo...peccato che non siano nè ragazzini nè innamorati. Almeno non lui....
Tuttavia a dispetto di quello che credevo, lui non mi cerca.
E in breve sono passati tre giorni.
Tre giorni di silenzio totale e nemmeno le occhiate di Blaise rivelano un interesse da parte di Harry di ritentare un approccio.
- Forse stavolta ha rinunciato davvero.... - pigolo piano verso Pansy - L'ho perso davvero? -
- Non fasciarti la testa prima di essertela rotta. Forse stavolta si aspetta che sia tu ad andare da lui. -
- Perchè dovrebbe aspettarsi una cosa simile? - ribatto - E' colpa sua! -
Pansy sospirò - lo so Draco, ma fin'ora è stato lui a cercarti, a rincorrerti come una caparbietà che non mi sarei mai aspettata. Ed ora che ti chiede soltanto di provare a fare amicizia con Ron tu comunque gli sbatti la porta in faccia! -
- Mi ha picchiato! - esclamo oltraggiato - mi ha pichiato davvero! -
- Ho detto "provare". Draco. - replica Pansy alzando le spalle - Se le cose non andrebbero comunque non credo che Harry insisterebbe, ti pare?-
- E cos lo perderei ancora. - faccio piccato.
- Forse no. Forse rinuncerebbero all'idea di vedervi tutti felici e contenti, ma potrebbe decidere di voler essere comunque tuo amico....-
Amico. Già. Sospiro.
- Quindi....devo essere io stavolta a rincorrerlo?-
Pansy non sembra molto convinta, mi mostra una smorfia da "o la va o la spacca". annuisco.
- Ok....allora.... - riprendo - Vi va di organizzare una festa? -

**

Non ho avuto la faccia tosta di chiederlo di persona, per bigliettini è meno umiliante. Ho invitato lui e le sue appendici, e ho scritto "invita chi vuoi". Anche se ero certa che Serpi e leoni non sarebbero mai andati d’accordo. Ciò che non mi aspettavo era lo scoprire che, seguendo la scia della non belligeranza tra me e Potter, molti di loro si conoscevano già più che bene. A quanto pareva la faida si stava affievolendo. Come se avessimo dato l'incentivo per un cambiamento che da troppo tempo andava fatto. tutto sommato era una bella cosa, anche se significava avere Grifondoro che giravano per la nostra casa in piena libertà. Ho preferito avvertire le serpi loro amiche di mantenere comunque un mino di attenzione, perchè fin'ora colui a cui hanno colorato i capelli e picchiato, anche se questo non lo avrei mai confessato, era stato solo io.
Ad ogni modo ci furono alcuni grifondoro tanto coraggiosi da venire alla festa e altrettanti serpi disposte a parteciparvi. In breve quella che si prospettava un mortorio si era rivelata una festa tranquilla sì, ma non del tutto noiosa.
Almeno da quello che Pansy e Blaise mi dicono, io non posso fare che domandare - Lui è arrivato? - il silenzio è come una lancia nel petto. Lui non c'è. lui probabilmente non verrà.
sospiro e mi guardo allo specchio. Sono ridicolo. Mi sono lasciato conciare da Pansy come mai; capelli lasciati liberi, camicia trasandata, quelli strani cosi babbani chiamati jeans.... Mi sento ridicolo.
"Harry viene dal mondo babbano questi sono gli abiti che preferisce!" mi ha detto convinta. E io mi sono lasciato convincere. Che nervi....
Rivoglio la mia aria impeccabile! Rivoglio il mio gel per sistemarmi i capelli, così sono indisciplinati e mi cadono sul viso. Il trasandato va di moda, va bene, ma nulla può sconfiggere la bellezza del classico!
Sospiro e mi alzo, cambiarmi ora sarebbe solo uno spreco assurdo di tempo. Tanto vale scendere alla feste e affogare i miei dispiaceri nell'alcool. Non ha senso più a questo punto sperare di ottenere qualcosa. Qualsiasi cosa.
Quando arrivo in cima alla scalinata che da sulla sala grande dove si svolge la festa in molti si girano a guardami e per un attimo il vociferare si zittisce. mi sento in soggezione; sono così ridicolo così?
Sto per fare un passo indietro quando sento Pansy spingermi malamente.
- Forza, cammina! - gracchia. La odio.
sospiro silenziosamente e inizio a scendere le scale cercando di mantenere almeno un minimo di contegno. La gente, superato lo schock iniziale pare che riprenda a parlar, non necessariamente di ciò che aveano lasciato ininterrotto. Credo d aver sentito più volte il mio nome.
Il muro si apre che sono a metà scala e senza pensarci sposto il mio sguardo sul nuovo arrivato. Resto per un attimo perplesso dal fatto che sia Ron il nuovo arrivato, ma due attimi dopo vedo che a spintonarlo con forza è Harry.
Il mio cuore perde un battito e mi fermo, immobile, come una statua e poi lui alza gli occhi e mi guarda.
Per un secondo sembra non riconoscermi e io mi sento immediatamente in imbarazzo maledicendo Pansy per la sua appresione sul mio vestiario, poi il suo sguardo di palese stupore diventa quasi divertente. Gli sorrido e inghiotte a vuoto.
Scendo le scale per raggiungerlo e, ad ogni passo, sembra quasi che ogni altro nella sala scompaia. Non ci riesco, non riesco a guardare qualcun altro, sono incatenato al suo sguardo che continua a restare fisso su di me. PResto gli sono davanti.
- ciao. - dico.
- ciao. - fa lui, ma sembra come se non riuscisse a dire altro di più.
- Sei venuto alla fine. Iniziavo a pensare che non lo avresti fatto. -
all'improvviso il contatto visivo viene a mancare, si gira verso di Ron e io mi sento come sballottato imprivvisamente nella realtà. Sbatto le palpebre quasi disorientato.
- E' colpa di Ron. PEr farsi convincere ci ho messo tutto il gorno. -
- Sono venuto solo perhè non mi fido a lasciarvi soli! - sbaita il rosso assottigliando los guardo. Sposto la mia attenzione su di lui e poi mi guardo attorno.
- Soli....si.... - dare sempre ragione agli idioti. Prima regola per toglierseli dalle scatole. - Comunque siete i benvenuti...entrambi. - cerco di sorridere a lenticchia, ma ho paura che la sua sia una smorfia molto simile al disgusto puro - Godetevi la festa, allora. -
vorrei stare con Harry, ma con Ron nei dintorni è un impresa impossibile, quindi, dopo aver dato benvenuto ai miei ospiti, cerco di ritirarmi come un ombra aleggiante, ma Harry parte subito al mio inseguimento. Non posso nemmeno emozionarmi per questo perchè trascina Ron con sé.
- Vedo che la festa va bene! - cerca ancora di conversare. Io alzo un sopracciglio e capisco che vuole che abbia anche una parvenza di dialogo con Ron, che è venuto apposta. Per farmi fare amizia con il suo bell'amichetto.
Ora capisco perchè non ho speranza con lui. Probabilmetne sono loro ad avere una relazione.
Provo a sorridere, ma nuovamente sono poco convincente.
- Certo...si.... C'è cibo e da bere di là, c'è anche la musica. Ron vuoi per caso ballare? -
- Con te? Fossi morto. -
Alzo un sopracciglio - La cosa mi devasta. - ironizzo - E no, intendevo in generale. -
Ron fa un passo avanti minaccioso, non mi scompongo affatto.
- ron! - lo sgrida Harry - E anche tu draco. Non potete farlo per me? -
Ron lo fulmina con lo sguardo - Mi hai trascinato fin qui, ma non intendo certo fare salotto con lui! -
vorrei rispondere come qualcosa tipo"Reciproco" o "stessa cosa vale per me", ma affosserebbe il mio piano di far finta di voler riappacificare i rapporti. Prendo un profondo respiro e mi giro completamente verso di lui.
- Weasley. - esordisco risoluto - credo che per il bene del nostro comune amico non credi sia il caso di finirla con questa ostilità? -
- Neanche tra un milione di anni! - sbraita immediatamente. Alzo un sopracciglio e poi le spalle.
- Ok. - mi rigiro e faccio per andarmene, quando Harry mi afferra un braccio. Credo che sia il suo sport preferito. Peccato che non abbia mai risvolti più piccanti.
- Draco, dai! -
Reprimo un imprecazione nella mia anima. Quindi riprendo a tentare di parlare con Ron. Mi sembra di essere un cretino. Forse lo sono.
- Harry.... puoi lasciarci soli? -
- Come? -
- Soli Harry. - replico - Stare con il tuo fiato sul collo mi impedisce di parlare liberamente con Ronald. -
- Vuoi per caso litigarci? - domanda sulla difensiva.
- smettetela di parlare di me come se non ci fosse! - replica lui - Harry puoi andare. anche io voglio dirgliene quattro. -
Harry alza minacciosamente una mano verso l'amico - Se provi a picchiarlo o tirargli uno dei tuoi brutti scherzi Ron, stavolta sono guai! -
Mio eroe....
- Su. vai. -
No resta, prendimi, portami su e gioca al dottore con me! Non lasciarmi nelle mani di questo bifolco!
Ma Harry si allontana indispettito. sperando che vada tutto bene, mi avvio verso una zona più tranquilla sapendo che Ron mi segue. Ed infatti varco la porta del salottino privato e lui è lì alle mie calcagna.
- Cos'hai in mente? - sbotta rabbioso.
- Assolutamente niente. Per essere amico di Harry devo per forza evitare di finire picchiato o peggio. -
- Se tu lo lasci in pace eviterò di ricorrere alle maniere forti. -
- Non intendo rinunciare a lui. - mi esce fuori spontaneo. Mi mordo un labbro, ma cerco di non dare a vedere la mia ansia improvvisa.
- Perchè? mi domanda lui.
Lo guardo per un attimo non sapendo cosa rispondere, quindi mi siedo a un divano qualsiasi e abbasso tutte le mie difese. Sono sinceramente stanco di combattere con questo qui...
- Ascolta. - esordisco piano - Che tu ci creda o no, tengo a lui e non voglio perderlo. Ma finirò per perderlo se continuiamo a farci la guerra. - metto un attimo in ordine i miei pensieri - So che non riesci a fidarti di me e ammetto di essere stato un po' cattivo in passato con te. -
- Giusto un po'. -
- Ma guardati attorno. - riprendo- Nella sala accanto ci sono Serpi e Grifondoro, assieme, come pari. Come amici. La mia amicizia con Harry ha portato a qualcosa. -
Ron resta immobile a fissarmi come se ponderasse la cosa - Ma che ci guadagni tu in tutto questo? Quel è il tuo scopo? -
sono sinceramente stanco, mi prendo la testa tra le meni.
Voglio Harry, ecco cosa voglio. Ma credo che confessarlo prorio a lui porterebbe a un omicidio sanguinario con me come vittima.
- Solo un po' di pace. - dico quindi - Niente di più. Senti....non ti dico di fidarti di me. -
- Fai bene. -
- Ma almeno lasciami provare a conquistare la tua fiducia...almeno un po'. Dammi una possibilità. -
- una possibilità? -
- Se faccio dal male ad Harry potrai picchiarmi a sangue o anche uccidermi, va bene? -
Resta in silenzio per un po' - Così finisco in galera.... -
- Si, ma ti sarai tolto la soddisfazione. Ti abbono anche torture apocalittiche. -
- Sembri molto sicuro di te. - afferma.
- Perchè non intendo torcergli un solo capello. Te l'ho detto; tengo a lui. -
- Ma se siete "amici" nemmeno da un mese! -
Stringo i pugni, guardo in basso. - Tengo a lui. - ribadisco -Posso anche confessare sotto veritatusem se ci tieni. -
- Attento, potrei veramente provarci. -
- Sono a tua disposizione. -
ancora silenzio. Ron si gratta un braccio a disagio - torniamo di là? -
- Se vuoi. -
- Stare da solo con te senza picchiarti mi fa venire l'orticaria. -
- Idem per me. -
- Almeno su una cosa siamo d’accordo. -
- Perfetto. -
Mi alzo e lo seguo verso la porta quando lui si gira e mi fissa.
- Ascoltami bene. - inizia improvvisamente imbarazzato - Fargli una qualsiasi cosa e ti troverai l'intera scuola a picchiarti, non solo un paio di grifoni. Intensi? -
annuisco - E' un permesso ad essere suo amico? - chiedo conferma.
- Solo un avvertimento, dato che non credo di poterlo impedire ormai. -
sorrido, stavolta incredibilmente, per davvero e gli indico di uscire. Credevo che sarebbe andata molto peggio. Sono sorpreso delle mie capacità di persuasione.
non appena usciamo un certo moretto si avvicina repentino e ci guarda come a scorgere graffi o lividi. Sono sicuro che cerca di captare ogni movimento che farebbe presupporre un agguato in parti non esposte.
- Allora? -
Ron abuffa - Bhè è una festa no? Festeggiamo! - si allontana verso alcuni grifondoro e, finalmente, io e Harry restiamo soli. Mi porge una lattina di burrobirra.
- Grazie. - mi dice con un sorriso. Mi era mancato....
- Di niente. Ma ho messo a rischio la mia vita per te, come minimo ora mi devi qualcosa di più di una lattina. -
sorride e mi afferra, purtroppo ancora senza risvolti più piccanti, e mi trascina verso il tavolo dei liquori. Prende una bottiglia a caso e poi mi trascina ancora una volta via. Sembra un bambino con un nuovo giocattolo con cui, dopo tanta attesa, può giocare.
lo seguo con alttrettanto entusiasmo.
Sotto gi occhi attenti di Ron vengo a sapere che per i tre giorni in cui era sparito dalla circolazione aveva fatto di tutto per convincere l'amico a chiedermi scusa, anche il silenzio. A quanto pare solo quello per almeno due. In sostanza avevano litigato finchè il biglietto non aveva smosso la situazione.
Gli racconto dei mie tre giorni, nulla di nuovo o di speciale, nessun amico con cui avevo litigato, ma certo una persona mi veniva spesso in mente. non ho osato dirgli a chiare lettere che mi era mancato, ho ancora un certo orgoglio da mantenere.
A dire il vero ho iniziato a perdere le concezioni con il mondo. Il mio bicchiere, coem anche il suo, veniene costantemente riempito da quel liquore di cui mi sfugge il nome. Ben presto le parole sono un po' confuse, senza particolare acume. Un po' biscicate.
- Forse ho bevuto troppo. - ammetto poggiando il bicchiere sul tavolino. La festa attorno a noi continuava, la musica si è alzata le riate richeggiavano per il castello. Ma non mi importa. Sono con Harry e moio dalla voglia di stringermi a lui. anche se non posso. Perfino nell'ubriachezza conosco i miei limiti anche se è molto più difficile non valicarli.
Harry è vicino. Troppo vicino. Sento il calore del suo copro accanto a me, la spalla preme sulla mia, e i suoi occhi....
Perfino attraverso le lenti mi sento catturare da quello sguardo.
Credo di aver perso il respiro per qualche attimo, solo un attimo, ma che mi abbia portato a gemere qualcosa. Forse il suo nome.
Avrei voluto mordermi un labbro, ma non riesco a farlo. Resto fermo come anche lui, perchè non parliamo più.
- Oggi sei diverso. - sento la sua voce più vicina del solito quasi vibrarmi nella testa. Ma a me sembra che non centri nulla il fatto di aver bevuto, è lui, cos' vicino, così......
- I capelli così ti stanno bene. -
E' poco lucido anche lui. In condizioni normali non mi avrebbe mai detto una cosa simile ed in più il suo sguardo è lontano, quasi sognante. Ma non posso non emozionarmi per questa stupidaggine. sorrido, come un ebete e congelo il mio corpo per non farlo, per non avvicinarmi a lui. Sarebbe controproducente, non solo perchè mi odierebbe, ma perchè tutti vedrebbero cosa sta succedndo. Ma voglio stare con lui osì tanto....
Mi alzo, con un coraggio che non credeo di avere. E resto per un attimo fermo in piedi, maledicendo ogni goccio bevuto.
- Penso di essere troppo ubriaco.... ci vediamo domani. -
Seguimi....
- ok.... a domani. -
annuisco e mi allontano. Le scale mi sembrano una tortura più che giusta. ho le gambe pesanti e un paio di volte ho rischiaro di ruzzolare fin giù, però alla fine sono arrivato in cima. Mi giro solo un secondo, cercandolo e lui è in fondo alle scale e mi guarda.
Perchè è così viva in me questa sensazione?
E come se sapassi che mi seguirà....
Arrivo in camera e lascio volutamente la porta aperta e, un attimo dopo, questa viene chiusa da Harry.
Mi giro e lo guardo. c'è qualcosa che vibra nell'aria, come quel giorno in cui nella sua stanza mi ha tolto una ciocca di capelli dal visto. Ma non è una ciocca che sta per togliermi dal viso.... e molto di più.
si avvicina a me e sento nuovamente l'aria mancarmi.
- Stasera sei bellissimo. - dice. E' ubriaco ma non mi importa.
- lo sono sempre. - ribatto ridendo ancora come un ebete.
- Si. - dice piano, riflessivo e io smetto di ridere e lo guardo.
Le sue mani rinchiudono il mio viso in una stretta calda e rasicurante. che stia per succedere davvero? Sto sul serio per....
Non mi importa. Basta, ogni piano, ogni barriera decide di frantumarsi e mi spingo in avanti per baciarlo. Ma non devo fare molta strada perchè lui mi intercetta a metà e le nostre labbra si sfiorano.
Mille fiochi di artificio mi esplodono dentro, tutti, in un grande boato. Seppelliscono la ragione dietro rumore e adrenalina, e alcool, santo alcool aiuta relazioni impossibili.
E in un attimo sono stretto a lui, sento il suo petto contro il mio, i suoi denti, la lingua. E' un bacio scordinato, quasi impacciato, ma non saprei comunque come fare a fermarmi.
Lo amo.
- hey Harry sei lì? - la voce di Ron olre la porta spegne improvvisamente ogni cosa sia stata avviata. Harry si separa da me imprvvisamente io mi sento morire. mi guarda confuso.
- Sì, sono qui. - risponde. Sento l'imbarazzo avanzare.
- Noi stiamo andando... - sento ancora Ron. lo odio. Deve morire, non mi importa di nient'altro.
Harry annuisce a se stesso. - Arrivo subito. -
Non andare....
- Ehm....io ora devo andare.... -
No. Non farlo.
- Ok. -
- ci.... vediamo domani. - le sue parole sono biscicate. E' più ubriaco di me e probabilmente non ricorderà nulla domani. Annuisco e lui dopo vari tentanementi esce dalla stanza.
quando la porta si chiude e io resto solo sento l'adrnalina andare via e un senso di oppressione avvolgermi.
ci siamo baciati, dovrei essere contento, ma allora perché mi sento così?
Perchè mi sento come se fosse stato un errore madornale?



__


- Che cosa è successo? - gli occhi di Pansy fanno paura quando sono attenti e brillanti di curiosità.
- di che stai parlando? -
- Di ieri sera! - continuo squittendo forte, o forse è solo il mio mal di testa a renderlo tale.
Cerco di fare mente locale....ieri sera? Dunque....
- Ho passato la serata a bere con Harry. - dico - Ricordo solo questo. -
Sembra delusa forse addirittura perplessa.
- Intendo qui! In questa camera! Quando siete saliti! -
Sbatto le palpebre qualche secondo - ....siamo saliti? -
- O buon merlino! - esclama alzando gli occhi al cielo - Ti assicuro che per come siete saliti c'erano tutte le premesse per.... -
- ....per? - ma che le prende? che cosa potrà mai essere successo?
Si porta una mano nei capelli come se cercasse di farmi arrivare ad una deduzione semplice - Ti ha mangiato vivo tutta la sera.... - iniziò - E avevate bevuto tanto.... -
- Non dire stupidaggini! - la anticipo comprendendo dove vuole arrivare - Figurati se è successo qualcosa. -
- Bhe sicuramente nulla di concreto dato che abbiamo potuto trattenere Ron solo pochi minuti. -
- ron....? -
Cerco di ricordare. dunque, alcool, la tensione che aveo standogli vicino, la volontà di saltargli addosso....e poi il ritorno in camera. Inizia ad essere più nitido. Ma non abbastanza.
- Niente.... - ammetto - E si sta facendo tardi.... Su scendiamo a colazione. -
A colazione ci ritroviamo davanti una scena pressochè atipica; le case si sono amalgamate, Serpe ospiti tra i Grifoni, e al nostro tavolo ho visto perfino Tassorosso. che schifo....
Butto un'occhiata verso il posto che solitamente Harry prende e incrocio immediatamente i suoi occhi e, come non faceva ormai da tempo, li abbassa.
cosa?
- Dray che c'è? -
- Oh.... ehm... niente... - tentenno riprendendo a camminare verso il mio solito posto dove trovo un impacciata Corvonero che si stringe al braccio di Greg con terrore. La guardo sorpreso.
- Quello è il mio posto. - dico, senza particolare acidità. Lei annuisce e si alza. le faccio forse paura.
- No resta pure! - mi viene naturale affermare imbarazzato - Mi.... Mi siedo qui ok? - indicò il primo posto libero e mi ci siedo sentendomi in soggezione.
- Che diavolo sta succedendo? - sibilò a Blaise.
- Hai permesso l'unione della scuola. Congratulazioni principessa. -
- Muori. - rimbecco aspro - Quindi la festa è andata bene. -
- Oh alla grande! - ribatte lui. Mi guardo attorno fortemente risentito. Intrusi. Dannati intrusi. uno non può nemmeno fare colazione in santa pace!
Mangio di fretta e poi vado a lezione, incontro Harry, provo a salutarlo e nuovamente fa finta di non avermi visto. Resto palesemente sconvolto.
- ....Blaise, Pansy...non gli sarò mica saltato addosso? - scatto terrorizzato - Vi prego ditemi che non ho fatto una cazzata simile! -
- non saprei. - esordisce Pansy - Dopo che siete andati in camera tua può essere successo di tutto.... -
vorrei morire. Non può esserci alra spiegazione.
Devo chiarire!
Scatto al suo inseguimento. Era dovrebbe avere Difesa della arti oscure, quindi resto lì, in ansia a fare su e giù davanti l'aula.non mi interessa se ho sltato la mia di Erblologia, inventerò una scusa.
finalmente l'ora finisce e tutti escono, lo cerco con lo sguardo torturandomi gli avambracci.
Non posso essere stato così cretino. Davvero non posso!
Eccolo...
- Harry! - scatto verso di lui. Sobbalza colto alla sprovvista.
- Oh...ciao.... - non può più fuggire.
- Posso parlarti un secondo? -
- dovrei andare alla lezione successiva e.... -
- Ci vorrà solo un minuto, promesso. -
E' in trappola e dopo un attimo di tentennamento in cui guarda Ron e Hermione allontanarsi senza dargli alcun aiuto annuisce decidendo di seguirmi.
Non lo porto distante quando basta per essere lontano da occhi indiscreti.
Mi giro e lo fronteggio sto per parlare senza avere la benchè minica idea di cosa dire e...
- Prima che tu dica qualcosa, volevo dirti che mi dispiace! - pone le mani avanti come a proteggersi.
- ......come? -
- lo so.... ora tu penserai che sono un idiota, mi dispiace immensamente Draco. ERo ubriaco. puoi perdonarmi? -
Non è esattamente la cosa che mi aspettavo. Credo di essere rimasto a fissarlo come un pesce lesso sorpreso.
- ....Ehm Certo. - rispondo vago - Ma di cosa...? -
- come di cosa? - ribattè altrettanto sorpreso - Non.... non te lo ricordi....? - domanda poi, allibito. Aggrotto le sopracciglia e cerco di fare mente locale, ma ho una nebbia che mi offusca ogni cosa.
- Ricordare cosa? -
Harry mi guarda e per un attimo è come se il fatto di non ricordare qualsiasi cosa sia successa sembra sia peggio del ricordarlo. LEggo nei suoi occhi come uno sconcert misco a delusione. Non sollievo. Quello non è certo sollievo...
- Harry? - lo chiamo piano - Cosa è successo che non ricordo? Perchè mi stai evitando? -
- N-niente. Non è successo niente. -
- Non dire cazzate! - mi impongo e gli afferro il braccio per impedirgli di fuggire - Ho fatto qualcosa di sbagliato? -
- Non tu. - replica.
- Cosa pensi di aver fatto? - chiedo quindi - Qualsiasi cosa sia puoi dirmela, sai che puoi fidarti di me. -
Non proprio. Tramo alle sua spalle da che l'ho incontrato, ma per risvolti pacifici. Piace and love, no?
Harry guarda la mia mano come se avessi fatto un enorme sbaglio a toccarlo. Ma non si sottrae. Alza gli occhi e sospira.
- No...davvero. Non è successo niente. Eravamo ubriachi e.... Ed è tardi devo andare a lezione! - scappa. Sta scappando?
Scordatelo!
- Harry per l'amor di merlino! - scatto tirandlo per il braccio. lui perde l'equilibrio e fa per cadermi addosso, lo sorreggo e per un attimo trattengo il respiro per la sua vicinanza.
ci guardiamo negli occhi e......ricordo.
Oh. Santo. Merlino..........
- Scusa. - scatta alzandosi - Ho perso l'equilibrio e.... -
La mia bocca e aperta sotto la sconvolgente rivelazione. Lui mi ha baciato...... LUI!
Io gli piaccio.
Io gli piaccio.... IO GLI PIACCIO!
- Draco...? -
devo avere sl viso l'espressione più beota che sia mai stto capace di fare. ma non mi interessa. Ora lo bacio e nemmeno lenticchia mi potra fermare!
- La lezione è iniziata da diversi minuti signor Potter! - Appare Piton dietro di noi come una malombra. Sobbalziamo dividendoci come colti n flagrante.
Ecco un proffesre più....aimè.
sospiro frstrato.
- E anche la sua signor Malfoy, o sbaglio? -
- Non sbaglia signore. - gracchiò in un sospiro.
- Bene allora...che ci fare ancora qui...? - la voce di Piton è così snervante. stringo i pugni e mi ritiro sconfitto. Ma avrò pur perso la battaglia, ma la guerra...oh la guerra quella sta finalmente volgendo amio favore.
Attento Harry Potter, baciandomi hai segnato la tua fine. Sarai mio!

Torno in camera di corsa. Non ho potuto stare attenta nemmeno ad una simgola sillaba della lezione. ogni attimo mi scorre nella mente con dovizia di particolari. Ma è la sensazione di assoluta eccitazione a sopraffarmi., il ricordo del suo tocco, del mio cuore che martellava....
lo voglio. lo rivoglio. oglio rivedere quel momento, rifarlo...
oh se voglio rifarlo.
- Dray sembri stato punto da una tarantola! -
- Blay! - lo afferro per le spalle - Novità! Mi serve consulenza immediata! Chiama Pansy! -
- Ma basto io... -
- CHIAMALA! -
Cinque minuti dopo li ho di fronte con sguardo tra l'eccitato e l’interessato.
- Oh dio allora è successo qualcosa! - squittisce lei - E' fantastico! -
- Si, ok. - concedo - Ma ce faccio io? Vado da lui e gli dico che rcordo? Gli salto addosso.... che faccio? -
- voto il saltargli addosso! - eslcmaa Blaise pomposo.
- Sempre il solito! Non può certo farlo! -
- perchè? - escalmiamo esasperati io e Blaise all'unisono.
- Analizziamo la situazione.... - fa Pansy in un sospiro - Era ubriaco e se n'è pentito. Fine della situazione. -
- Ma se io gli faccio capire che mi è piaciuto.... -
- Capirebbe che lo hai manipolato per tutto questo tempo. - replica lei - Dray so che stai saltando dalla gioia ed effettivamente abbiamo fatto un grosso passo in avanti; è attratto da te. Ed è su questo che dobbiamo puntare. -
- E come? -
- nudità. - esclama Blaise - Fagli vedere che si perde! - mi fa l'occhiolino e io ridacchio.
- Blaise! - scatta lei in preda ad una crisi isterica, ma poi improvvisamente sembra ripensarci - Effettivamente... -
- Non mi dire! Prendi per buona la mia idea? -
- Non per buona. - puntualizza lei - Per ideale. Proponigli un allenamento a Quidditdh. -
- E che centra con.......oh. - sembra aver capito qualcosa che a me sfugge. - Le doccie. -
Lei sorride - Esatto. Avrete tanti uomini attorno quindi non potrà sottrarsi e tu gli farai vedere il tuo bel corpicino mozzafiato. - ammicca verso di me. Io mi mordo un labbro agitato.
- Funzionerà? -
- Di certo ti farà capire se è o meno attratto da te! - ammette Blaise - E se lo è, piccolino, sappi che siamo a cavallo! -
Stare a cavallo! Mai un paragone con il caalcare quelle bestia mi è stato più gradito!

- Oh ciao Harry! - non posso fare a meno di sorridere e per un attimo mi sebra di essere un diavlo pronto ad accarezargli l'anime per ottenere ciò che vuole. Credo che abbia anche lui la medesima impressione perchè sìirrigidisce.
- Malfoy. -
Siamo tornati al Malfoy ora?
- Volevo dire.... ciao Draco. -
Il mio sorriso si affievolisce. Così non va.
- Senti.... - esordisco seccato - Se vuoi evitarmi fa pure, ma mi spiacerebbe perdere un amico per una ragione sconosciuta. Ti diapiacebbe quindi evitare di fare il cretino e, non so, accettare il mio invito a fare un’amichevole tra le nostre squadre? -
discorso perfetto, eseguito in maniera impeccabile. Harry mi guarda sorpreso. Sembra rifletterci.
- Sì, va bene. - dice infine - Va bene....un’amichevole mi sembra un ottima idea. Sempre se non barate come vostro solito. -
- Parola di SErpeverde! - sorrido di nuovo. Lui per un attimo sembra coinvolto nella mia smorfia. Dura solo un secondo. Mi allontano con sicurezza, dandomi perfino un tono. L'amo è stato buttato!
......e la partita è stata appassionante. molti sono gli spettatore che sentendo della sfida sono giunti a guardarla. Avevo avvisato i miei compagni di evitare irregolarità, maun paio di volte ci sono andati molto vicini. L'abitudine è dura a morire.
tuttavia la partita si svolge bene, è perfino divertente. WEasly che si muov tra le porte sembra un cretino e quando una pluffa mi sfiora fin quasi a farmi rovesciare dalla scopa vorrei ritirargliela indietro e, non so, abbatterlo. E' cola sua se io e Harry non siamo in un angolo a limonare come due conigli in calore!
Vedo Harry partire in picchiata. Ha visto il boccino. Parto al suo inseguimento.
Un aio di giravolte, slalom tra i giocatori e poi eccolo. così vicino, a portata di meno. Tengo la mia, cos' come Harry e per un attimo si sfiorano. Lui la ritrae, come se scottasse.
Afferro il boccino e, con una capovolta, ritorno in pista. Alzò il braccio in segno di vittorie sfoggiando il migliore dei miei sorrisi di circostanza.
Abbiamo vinto e tutti ci ritiriamo, ma il mio buon umore si sta dissolvendo....
Mentre tutti esultano e festeggiamo scorso Harry in disparte guardarsi la mano come pensieroso....
Non so cosa pensare. Avverto un nuovo black out nella mia mente e in due secondi mi ritrovo accanto a lui, gli afferro la mano e lo trascino via. sotto gli spalti dove nessuno può vederci gliela stringo, come se avessi timore che se solo lascio la presa possa volar via con una folata di vento.
Non lasciarmi solo, Harry.
- ORa basta, d’accordo? - sento la rabbia scorrermi nelle vene - E' stato uno stupido bacio, eravamo ubriachi. non ha significato neitne. -
Mi guarda con un espressione vacua, quasi inconsistente - Te lo sei ricordato... -
- Sì e non capisco perchè continui a fare così. - sil mio nervosismo è palpabile - Credevo che ci tenessi a me! -
- ci tengo! - ribatte immediatamente - Ma mi sentivo in imbarazzo! Non voglio che tu pensi male di me! -
- E cosa dovrei pensare se mi eviti e mi allontani? - sento la mia voce farsi più acuta, tremolante. Sento la sua mano stringere la mia in un gesto troppo intimo per essere tra amici, quasi senza significato. Sto per mettermi a piangere, me lo sento. Ma non posso soportarlo, non ora che posso parlarci, riderci assieme, non ora...mai più tornerò al silenzio, ai litigi e alle occhiate furtive. Mi rifiuto!
- Draco. Mi dispiace. Nonc redevo che ti facesse soffrire tanto. - sembra davvero dispiaciuto e io mi sento soffocare.
- Smettila di comportarti come un idiota, va bene? - riprendo cercando di ricacciare indietro le lacrime - E' stato solo un attimo. -
harry mi guarda in silenzio, sento le sue dita affievolire la stretta.
- Si, hai ragione. Mi dispiace. -
- lo so che ho ragione. Io ho sempre ragione. -
- Mi perdoni? - mi lascia la mano e io sento come se mi mancasse qualcosa. Ma la mano incriminata si posa sulla mia spalla, scivola leggera sul mio collo....
Perhc mi sento così? Come se non intendesse affatto smetterla di pensarci, come se....
alzo gli occhi e mi rispecchio nei suoi. Il suo sguardo è intenso, tanto intenso da farmi socrrere brividi forti lungo la schiena.
- Mi perdoni? - domanda ancora.
Baciami imbecille!
- Sì. - dico invece. Quando imparerò a dire quello che penso?
- bene. -
Esita, lo sento nelle sue dita, nel suo tocco, resta lì un secondo come se non volesse smetterla di sfiorare la mia pelle. E perchè dovrebbe? Ma so che lui non capisce, lui non sa quello che provo.
Arriverà il giorno in cui potrò dirglielo?
Ora mi sembra più lontano che mai.
Ho sfiorato il paradiso in quell appassioanto tocco di labbra e sono ripiombato all'inferno come s emi fosse costato tanto.
Il ditacco è stato troppo netto, quasi come essere stato staccato dal grembo della madre. Caldo e accogliente, come la sua bocca.
- Perchè mi hai baciato. Harry? - gli chiedo improvvisamente, non sento nemmeno mia la voce. Lui mi guarda, così intensamente come se volesse drmi qualcosa che non può, che ha paura a dire.
Se sapesse che è impossibile crederei additrittura di piacergli.
- Possiamo non parlarne mai più? Facciamo finta che nulla è successo. -
- Ok. - No. Parliamone. ....ti prego.
toglie la mano e si allontana e io resto solo con un boccino che si dimena nelle mie mani. lo alzò al viso e lo guardo.
- almeno tu poi vieni liberata dalla tua prigione... - le dico piano - Ci sono prigioni a cui nn si può sfuggire. -
Poi torno tra la folla a festeggiare una vittoria che so di non aver meritato.

__

E' passata una settimana da allora. Sono depresso.
Non è quella depressione comica che si ha, di quelle che basta una burro birra e qualche amico per tirarti su. E' una depressione così profonta da spaventarmi.
Non riesco a sorridere, sorridere di cuore. Passo il tempo con Harry come se niente fosse e mi sento come se stessi morendo dentro ad ogni attimo in cui lui mi sorride solo come un amico.
Non posso averlo e non posso dirgli Addio perchè il pensiero di non averlo attorno, di non stare anche solo in silenzio con lui in una stanza mi tormenta. L'idea che possa sfuggire alla tela che din'ora gli ho tessuto attorno mi paralizza. Di perdere quei privilegi che ho acquisito fino ad ora.
E allo stesso tempo non sopporto l'idea di stargli accanto. E' soffocante e snervante.
vorrei.... catturarlo. Stringerlo tra le dita, tarpargli le ali, impedirgli di volare altrove. L'idea stessa che possa vedere un ragazzo o una ragazza ed innamorarsene mi fa venire sentimenti di odio verso il mondo intero.
Sanità mentale o la mia personale droga che consiste in ogni secondo trascorso con lui?
Questo è il dilemma.
- Draco1hey! - mi chiama non apena entro in aula. E' con Ron e Dean a giocare con delle carte babbane. Mi ha anche insegnato come si gioca. - Vieni a giocare con noi. -
Mi siendo al tavlo e passo il tempo a gicare con loro, ridendo alla battute a sfondo sessuale di Dean, senza in verità grande entusiasmo, e in quelle crudele e taglienti verso di me di Ron. Non ribatto perchè non ne ho la forza.
Sarà sempre così? Fingerò che tutto vada bene?
Forse dovrei semplicemente lasciar perdere.
- Stasera che fai? - sento la voce di Harry raggiungermi mentre sono concentrato nel gioco - Io e gli altri pensavamo di andare ad **ti unisci a noi? -
continuo a guardare le carte e ne tiro una a caso. Mi hanno siegato il gioco, ma ciò non vuol dire che io l'abbia capito. Perdo continuamente....
- no devo studiare. - ribatto atono.
- Cosa studi? -
- Trasfiigurazione. -
- Ti serve una mano? -
Le mie dita esitano sull'ultima carta che stringono e ripensano ad un punto della lettera; essere aiutato a trasfigurazione, restare solo con lui....
Butto a terra la carta e gli sorrido - No, non ti preoccupare. Vai e divertiti. -
- sicuro? -
- Si. -
Annuisce, ma non sembra particolamrnete entusiasta. finisco la partita con la mia ennesima disfatta e mi ritiro.
Passano le ore e mi sento sempre più solo....
- Draco a questo punto non sono più convinto ch sia una buona idea? -
- Tu dici? -
Blaise ha provato a tirarmi su di morale, ma non riesco a farlo. Mi faccio schifo da solo.
- So cosa ti ci vuole! - esclama - Burro birra? So dove trovarla a buon mercato. -
- No grazie. - ribatto - Se non era per l'alcool non stavo messo così male. -
- l'acool ha creato il problema e l'alcool lo affievlirà! -
Sorrido - Scusa ma non ci tengo a diventare un alcolizzato. Mi basta vedere coe i neuroni di Dean thomas hanno dato forfait. Merlino riesco perfino a batterlo a carte tanto è ritardato! -
Blaise è sollevato dalla mia battura e ridacchia - Dai! Inventiamoci qualcosa! -
E all'improvviso sentiamo bussare.
- Sarà Pansy? - domando - Apri pure. -
Blaise sbuffa e si trascina fino alla porta. La apre di poco e poi resta fermo.
- Ehm. non è Pansy. -
Alzo un sopracciglio guardando il soffitto - Chi è? se è un primino con i soi problemi spediscilo da Snape. -
- Non è un primino con i suoi problemi. - stavolta ridacchia.
Sbuffo e alz la testa e dietro un Blaise chiaramente divertito un essere dall'aspetto curiosamente simile a Potter è lì che mi saluta.
- Sorpresa. -
- Inizio ad avere le allucinazioni? - domando a blaise - Mi sembra di vedere Potter alla porta. -
- E' lui eh. -
- lui è a** con i suoi amici. Almeno dovrebbe. -
- E io che pensavo che ti avrebbe fatto piacere! - sbotta offeso - Se vuoi me ne vado. -
Se non sei qui per saltami addosso, vattene imbecille.
- Ti farò la grazia di farti entrare! - ripoggio la testa sul cuscino e riprendo a guardare il soffitto.
Sento i passi di Blaise e di Harry nella stanza.
- Pensavo che facessi trasfigurazione. -
- Stava giusto per mettercisi. - si intromette Blaise - Vero, Dray? -
Sospiro gravemente - Studio...pensare....argh! - prendo il cuscino e me lo porto sul viso - Ozio ozzio...amato ozio! - ecalmo teatralmente - come posso , oh ozio, averti tutto per me per l'eternita? Oh ozio, orendimi sono tutto tuo! -
- Sa fare molto bene il melodrammatico. - Blaise sussurra a Harry, sento ridacchiare quest'ultimo.
- Ozio! Lasciami cullare nelle tue braccia fatate! - continuo.
- Contnuerà ancora per molto? -
- Una volta ha fatto una filippica di venti minuti sull'importanza del suo pisolino pomeridiamo. A quanto pare gli serve per mantenersi bello e raggiante come il sole. A quanto pare lui è il sole della casa delle serpi e baggianate così! -
- Non sono mica baggianate! - si metto a sedere di scatto - Sono brillante, bello e raggiante...come un sole! E sono il vosto capo. Quindi sono il vostro Dio. Mi pare ovvio. -
- Un sillogismo perfetto. - rbacchia Bliaise.
La smetto di rompere i coglioni e decido di alzarmi.
- Comunque che ci fai qui, Harry? -
- Volevo aiutarti con trasgiruazione. Se non sbaglio domani c'è una prova importante e tu sei alquanto una frana. -
- Non sbagli per la prima e sei compleamente fuori strada per la seconda. Io non sono una frana, se mostrassi il mio genio gli altri sarebbero invdiosi della mia perfezione. -
Lui sorride dolcemente e io sento il mio cuore traditore sobbalzare - Ti vedo più energico, sono contento. -
Dannato grifondoro dei miei stivali, abbi il coraggio di prenderti le tue responsabilità!
- L'energia è fatica! - ribatto alzando le spalle - Ed è faticoso anche arrivare ai libri. blay, fai il braco me li prendi? - sbatto gli occhi con ironica femminilità e lui alza gli occhi al cielo.
- Prenditeli da solo! -
- come sei crudele! -
Fa scioccare la lingua e fa per andarsene quando mi esce naturale e con una certa durezza domandargli - Dove vai? -
- Ehm...nella mia camera... no? - parola in codice per dire: non volevi che vi lasciassi soli?
- Si giusto per prendee i libri di trasfigurazione. Ora abbiamo ance chi ci aiuta! - parole in codice per dire: se mi lasci solo con lui finisci buttato giù per le scale.
Sembra intuirle perhcè inghiotte a vuoto ed annuisce - Ok, torno subito allora. -
- ti aspettiamo. -
E va via. E lo odio perchè è andato via.
- Sul serio perchè non sei andato con i tuoi amici? sicuramente è più divertente che aiutare me. - domandò al moretto con genuina curiosità. Lui si inumidisce la labbra cme se fosse indeciso su qualocsa.
- Non ci giurerei. - ammette. Io sorriso, divertito.
- Oh andiamo Harry, credo che sia chiaro come il sole che ultimamente sono un po' fuori fase. -
- Sul serio? - fa, ironico. Posso spaccargli la faccia?
- Già, pare strano eh che il mitico Malfoy abbia qualcosa che non vada eh? - ammicco verso di lui e mi rilasso. lui sembra incoraggiato da questo comportamente perchè si avvicina a si siede accanto a me.
- E' colpa mia? -
Si. - Ma no... -
- Allora qual è il motivo? -
lo guardo e il suoi occhi sinceramente preoccupati smorzano ogni mia replica acida verso di lui. Mi viene da sorridere intenerito.
Alla fine è slo colpa mia che non sono capace di accettre quel po' che ho. Sono troppo avido.
- Non lo so mica sai? - ribatto - Credo siano tutte una serie di fattori. Però non voglio che ti preoccupi per me. passerà. -
- Draco se c'è qualcosa che posso fare? -
Se solo lui lo sapesse....
Gli sorrido con una sincerità d'animo che non riusciv ad avere da tanto tempo.
- Si che c'è. Puoi prendermi i libri! Sai che fatica arrivare fino alla cartella! - rido e lui ride con me. E, dopo tanto tempo, mi sento nuovamente bene in sua presenza.

- Draco quarda qui!.... Vanished! - blaise fa svanire davanti ai miei occhi un temperino. Alzo un sopracciglio. - Harry è davvero un ottimo insegnante! -
Metto il broncio - Vanished! - urlo ma la mia penna resta immobile - Dove sbaglio? -
Harry prende il mio polso e mi fa vedere il movimento. Sono troppo concentrato per rendermi conto che mi sta toccando, ma finalmente capisco come fare. Ci riprovo, funziona.
- Oh.... - faccio sopreso - Era così semplice? -
- E' sempre semplice. - ribatte Harry - E' istinto. -
- L'Istinto! Roba da grifoni! oNoi siamo più precisi, combiniamo meno disastri! -
- E non riuscite in incantesimi semplici. -
Gli pesto un piede con forza, lui guaisce e gli faccio la linguaccia.
Dapprima mi fulmina con gli occhi, poi scoppia a ridere e sento che tutta la mia depressione è volata via con lo sguardo truce.
Ed il tempo, coem succede troppo spesso nei moment migliori, passa via troppo in fretta.
- Ora devo veramente tornare in stanza. - dice blaise all'improvviso - Harry è stato un piacere. -
- Anche per me. -
- A domani allora Draco. -
- si, ciao Blaise. -
Va via e io resto solo con Harry, non che la presenza di Blaise fosse passata calcolata anche un solo secondo dalla mia concezione.
- Allora... - fa Harry - Finalmente sei capace di far svanire le cose. -
- Peccato che non sia un criterio più ampio. -
- Cosa vorresti far sparire? -
La distanza che c'è stra noi, cheire. - la megrannit e la sua pignoleria, sono sicura che troverà di che ridie comunque sul mio incantesimo! -
Harry ride di cuore e mi mette una mano sulla spalla con tanta sicurezza che mi sento sopraffare. E' cos rilassato quando è con me, così gentile, così....
Così amico.
- Dai è tardi. - incrocio le braccia - Se non torni entro il coprifuoco Ron potrebbe pensare che ti ho rapito. -
- Mi stai cacciando? - escalma divertito - Potrei offendermi eh. -.
- Ti inviterie a dormire qui, ma visto che sei bisex e mi hai già baciato potresti non reistere al mio charme! - alzo le spalle. Ed improvvisamente sento di aver detto qualcosa di sbagliato.
Lui resta in silenzio e mi guarda.
- Ti da fastidio vero? - è una doamnda retorica.
- Ma no che dici! - cerco di correre ai ripari - Volevo solo fare una battuta. Non possiamo ridere su questa storia e basta? -
non sembra arrabbiato. Forse è ancora peggio....deluso. Sento il panico impadronirsi di me e lo afferro per le spalle.
- hey! Dai.... non fare così! -
- Così come? - ribatte acido.
- Come se ti disprezzassi. A me piaci come sei. -
Grave errore. Davvero grave. Spero che non intuisca qualcosa....
- Ma se non riesci a stare da solo nella stessa stanza con me! - ribatte allontnandomi - Smettila di fare l'ipocrita e dimmelo in faccia, ok? -
lo guardo perplesso. Perchè non mi capisce?
- Oh accidenti! - gli prendo un braccio e lo spintono sul letto. Aimè senza sensodi fini.
-Draco, ma cosa? -
- Stanotte dormi qui! -
- Cosa? No! -
- Si invece. - replicò spingendolo disteso come un bimbo capriccioso, lui cerca di dibattersi e devo passare alla maniere forti. Senza pensrsi, eh si perhcè se ci avessi pensato non credo di aver avuto il coraggio di non saltargli addosso come un cavallo in calore, mi metto cavalcioni e gli spingo le braccia sul materasso. Gli faccio la linguaccia e aspetto che si acquieti.
- Lasciami. - dice piano, io sorrido.
- No. Te l'ho detto. Dormi qui. -
- Meglio di no. Ron potrebbe ammazzarti, lhai detto tu no? -
- Harry. - mi spingo più vicino affinchè la vicinanza dei miei occhi sigilli la mia convinzione - tu da qui non vai via. Mettiti l'anima in pace. -
Chiude gli occhi e sospira gravemente - Ma se hai detto che.... -
- Che se so che è questione di tempo prima che cedi al mio fascino? Certo che lo so. Sono bellissimo e una tentazione troppo ghiotta per te. - non posso fare altro che l'ironico in questo momento. Ed è anche divertente. Dire la verità o ciò che si spererebbe fosse la verità spacciadola per gioco. Divertente e deprimente.
Mi guarda, immobile - Se fosse così che faresti? -
Ok. Ora muoio.
Resto fermo sopra di lui, stringendogli i polsi dolcemente - E' così? - chiedo quindi.
Lui non risponde, mi guarda.
- Perchè se fosse così.... - riprendo tralasciando ogni ilarità - Allora dovresti decidere se darmi una change o no. -
Un attimo di silenzio, trattiene il fiato.
- Come? -
Piego le mie labbra in un sorriso mordace e sensuale, o almneo ciò che spero sia un sorroso mordace e sensuale.
- Mi trovi carino? - la mia voce e bassa, quasi vibra nel silenzio. Harry non riesce a distogliere lo sguardo da me. E' solo un attimo di intensa esitazione e poi, chiaro come il sole un flesbile - si. - esce dalle sua labbra.
sorrido, ho la strana sensazione che sia in mio potere - Allora perchè non mi dai un occasione? Solo una. Ti dimostrerò che non ho alcun imbarazzo a starti vicino. Se non va possiamo anche essere amici come adesso. -
Dopo un minuto intero di perlessità apre la bocca come per dire qualcosa ma poi ci ripensa. ci riprova e nuovamente rinuncia. lo sapevo. E' ancora troppo presto.
- Non devi rispondermi ora. - finalmente mi alzo e mi rendo effettivamente conto di che posizione ho assunto. mi tolgo sbrigativamente dal suo corpo. - Pensaci su.... - soffio, finalmente imbarazzato e sorpreso dall mia audiacia. Tra un po' mi odierò a morte.
Si mette a sedere ma sembra stranamente debole, ogni movimento è quasi apatico. E' troppo shkkato.
- Meglio che torni alla torre. - soffia - B-buona notte. -
- Notte. -

__

- Colore! - esclamo con trionfo sbattendo in faccia ai miei compagni di gioco la mia schicciante vittoria. Ron, Neville e Blaise lanciano sul tavolo in malomodo le carte.
- Non vale così! Tu bari! - protesta Ron in un sussurro - Non può esserci altra ragione! -
Io gli faccio in infantile linguaccia - Oh magari sono solo sfigato in amore. - ribatto - Punto di vista, su continuamo! -
- Io passo. Ho finito i soldi. -
Il fatto strano è che Ron ne abbia ancora; per fare questa partita avrà sicuramente speso la paga di un mese del paparino. Ma chi sono io per giudicare? Se vogliono buttare con nulla quei pochi soldi che hanno non è mica colpa mia.
- Venite da papà! - esclamo allungando avidamente le mani su quel gruzzoletto di soldi esiguo certo, ma conquistato con onore.
- Se vuoi te ne presto un po' io. - inervene improvvisamente Blaise - Poi me li restituisci. -
- Oh no no, non ti preoccupare io.... -
-Insisto. - e Blaise gli sorrise e sì....quello che vedo sul viso di Packiock e decisamente rossore. li guardo in una visione di insieme che mi gela il sangue; e ti pare che vinco. Sono realmente il più sfigato in amore!
Ogni fibra del mio essere va immediatamente ad impedismi di voltarmi. So che Harry è lì a qualche metro da me a giocare a scacchi con Pansy. Non mi ha dato risposta, non penso abbia intenzione di darmela.
Non mi ha preso sul serio.
A questo punto non so più cosa fare, quasi aspetto un illuminazione. Faccio finta di nulla, continuo a ridere e scherzare con i miei amici, perfino con i suoi. Già questo dovrebbe essere considerato una grandissima prova d'amore. Ma lui oltre il ciao, altre frasi convenevoli e poi i nosri soliti giochetti, non mi dice nient'altro. Nemmeno sembra agitato in mia presenza.
Perchè devo essere il solo che freme se l'altro lo sfiora? Perchè non posso anche io...perdere a carte?
In un sospiro malcelato mi giro verso di Harry e mi perdo un attimo a guardarlo nella sua classica espressione contrita. E' così bello e ora che non mi guarda posso permettermi di restare un po' qui, a far nulla di preciso, solo a guardarlo.
Ad amarlo da lontano....come sempre.
Sono seriemente stanco.
- Malfoy.... - sento una voce stridula chiamarmi che, con orrore, scopro essere quella di Ronald.
- Si.... - lenticchia - Weasley? -
Blaise e Neville sono ancora a battibeccare sul la questione soldi e dato che io ero assorto in altro il rosso si è avvicinato a me con nochalange, avvicinato così tanto da farmi sinceramente terrore. Mi ritrraggo senza rendermene conto.
- Non voglio farti male. - dice, comprensivo. Gli lancio un occhiata veloce.
- Che vuoi? - domando quindi cercando di non essere troppo duro. non mi fido di lui credo che lo sappiano tutti. la nostra è una pacifica convincenza.
- Solo parlarti......ti dispiace seguirmi di la? - lo guardo - Solo parlarti. Promesso. -
- Sì.... - certo. Una promessa da un grifondoro dovrà pur valere più di quella di una serpe. C'è uno strano filo logico.
Mi alzo e lo seguo. Passo accanto ad Harry senza dire nulla in silenzio. mi è parso si voltasse, ma non ho avuto cuore di vedere.
Ron mi scorta in una piccola stanza adiacente alla sala grande, sembra una aula studio. Ron si ferma. Esita.
- Malfoy.... - esordisce - ti piace Harry? -
la saliva imprivvisamente tenta di uccidermi. Tossisco più forte che posso per permettermi di respirare. Ci riesco solo dopoo vari tentativi, ma resta il dolore di qualcosa di innaturale finito nel canale sbagliato. Cerco di scarirmi la gola.
- Prego? -
- Rispondi sì o no! - replica.
- Correggimi se sbaglio, ma mi pare che non siano affari tuoi. - replico duro.
- Non è un "no". - ribatte come sopreso della cosa. La sua espressione infatti dimostra incredulità. Mi mordo un labbro.
- Malfoy. - riprende perplesso - Hary....ti piace? - scatta. - Sul serio? -
Faccio un passo in dietro in risposta al suo enfatico passo avanti. Stringo i pugni e incocrio le braccia - Cosa vuoi ottenere? - sputo risentito - Vuoi prendermi in giro? Dirlo ad Harry e "metterlo in guardia sull brutto e cattivo Maldoy che è cotto di lui". Oh andiamo non crederai per davvero che io.... -
Ma Ron non se la beve. L'espressione da incredula diventa come consapevole di qualcosa che non comprendo. Non finchè non mi rendo conto che la mia espressione è contrita. Le mie parole confessione e la mia voce flebile.
provo a immaginare me stesso ai suoi occhi e mi faccio pena da solo.
- Non dirglielo. - ribatto improvvisamente animato dalla paura che Ron possa rovinare tutto, anche la nostra amicizia - Ho faticato tanto per stargli vicino....Non voglio nulla. Davvero. Mi basta la sua amicizia.... -
Perchè sto dicendo queste cose a Ronald Weasley? Ma che mi prende? Perfino a me sembra una supplica troppo remissiva.
- Maflyo... - esordisce con un filo di voce - Io non capisco...sul serio. Da quando? -
- Non sono affari tuoi! -
- Da quando! - insiste, duro.
Perchè mi devo sentire in soggezzione? ngoio il rospo e rispondo a denti stretti - da molto. -
- Sei innamorato di lui? -
- Ti pare che se non lo fossi mi sarei fatto gonfiare di botte da te? - sbraito infastidito. - Per inteso se avessi reagito ora non saresti vivo. -
C'è improvvisamente silenzio. Ron mi guarda con un espressione indecifrabile.
- Posso tornare di là ora? -
- Intendi dirglielo? -
- Cosa? -
Ron si morde un labbro, indispettito - Intendi...dichiararti? Cose simili. -
Sento io stesso il mio sguardo vuoto - "cose simili" più o meno le ho già fatte. E non hanno funzionato. Quindi...stai tranquillo. so che Harry non prova nulla che amicizia per me. Non gli farò alcun male, te l'ho detto... -
Che strano poter parlare con Ronald come se niente fosse.
- E ti sta bene? - ribatte, sorprendendomi.
abbasso gli occhi e mi siedo, guardo il vuoto in silenzio per alcuni secondi - Perchè ti interessa? Sono io, Malfoy, ricordi? -
- Si che so chi sei, accidenti! - sbotta puntando i piedi come un bambino - Mi sto solo chiedendo quali siano le tue intenzioni. -
- mi pare di essere stato abbastanza chiaro no? Amicizia. -
- E ti basta? -
- Sì. - non sembra convincente come bugia - Dato che è l'unica cosa che posso avere. -
Per quel che mi riguarda la conversazione può definirsi finita, ognuno potrebbe andare allegramente per la proria strada e fare finta di nulla, ma Ron non è così pesicace da capire che nn dovrebbe inferire oltre e si siede ad un divano accanto a mio.
- Diglielo. - esorisce.
- "Ciao Harry sono innamorato di te da....ah non mi ricordo nemmeno più da quanto. Tanto tempo però! " inizio a recitare con un sorriso amaro "ah e ho fatto tutto per starti finalmente vicino, e sono finalmente tuo amico, ma mi uccide ogni istante in cui ti sto accanto." sì, decisamente bel discorso. - sospiro gravemente - Oh andiamo Ron, che speranze pensi possa avere? -
mi guarda, silenziosamente.
- Sei gay? - mi domanda.
alzo gli occhi al cielo - Senti la mia umiliazione è andata fin troppo oltre. Posso andare? Oltre quella porta mi aspettano ore di infinito tormento. Lo trovo meglio che stare qui a parlare con te. -
Ron mi guarda per un attimo quindi annuisce. Esco con se niente fosse e incrocio dapprima gli occhi del bel moretto che sembrarono cercarmi da che ero uscito. Per un attimo ci guardiamo, poi io distolgo gli occhi e raggiungo nuovamente il tavolo del poker.
- Oh Draco, bentornato! Ci manvaca un giocatore. -
- No, sono stanco. Vado via... -
Faccio per andarmene quando Blaise mi raggiunse subito. - E' successo qualcosa? - bofonchia immediatamente - Ron ti ha atto qualcosa? -
- No. - dico, secco - Ma sono stanco. -
annuisce, poco convinto quindi torna al tavolo del poker dove un neville squattrinato se ne resta imbarazzato e confuso. Quei due non me la racconta giusta e a dire il vero nemmeno Pansy mi sembra molto disinteressata alla Granger. Lancio uno sguardo verso di loro che parlottano come se fossero grandi amiche quindi mi allontano uscendo dal ritratto.
Quando lo sento chiudersi alle mie spalle avverto un senso di sollievo; finalmente solo.
Lontano da Harry e la sua soffocante presenza.
inizio a camminare, senza nessuna meta precisa.Sono un caposcuola questo mi da modo di gironzolare come mi pare, ma la verità e che nemmeno in stanza volgio tornare e a questora non c'è nessuno quindi posso finalmente stare da solo a pensare.
Vorrei tanto che Harry ora fosse qui. con me. Anche solo in silenzio, al mio fianco solo come amico, ma più vado avanti con questa follia e più mi rendo conto che sì, lui a me tiene, ma non quando io tengo a lui e questo non riesco a sopportarlo.
Quando siamo soli mi sembra di illudermi che per lui io posso essere in qualche modo speciae e poi....poi stiamo insieme agli altri e lui passa da un amico all'altro in cerca di socializzazione.
sono avido, vorrei averlo solo per me. Vorrei che si dedicasse solo a me, ma è un pretesa che non posso avere. lui non mi sceglierà mai. Io non sarò mai il suo ragazzo.
mi fermo. Mi appoggio alla colonna con un sospiro e poi mi prto una mano sul viso.
Non ce la faccio più.
quel bacio...quella dichiarazione....non sono serviti a nulla?
Harry per l'amor del cielo vuoi dirmi qualcosa?
- non ti senti bene? -
Quasi rabbrividisco sentendo la sua voce. Di solito ha la cattiva abitudine di apparire quando meno è il caso, oggi però non so decidere se è così oppure no. Mi rimetto dritto e mi giro perso di lui. C'è qualcosa di serio nel suo sguardo, probabilmente è davvero preoccupato che io non stia bene.
- No, tutto ok. - rispondo a fatica - Torna pure alla festa, ci vediamo domani. -
- Ti ho visto andare via. - ribatte - Senza nemmeno salutare. -
Ecco cosa dovevo fare prima di andar via....
- Ho un po' di mal di testa. - cerco di giustificarmi.
- Sei strano ultimamente Draco. - riprende facendo un passo verso di me - Se c'è qualcosa che non va...puoi dirmelo sai? Sono tuo amico. -
Ti sei risposto da solo.
- Solo un po' di mal di testa. - dico ancora - Buona notte. -
- draco un secondo! - mi afferra il braccio e io mi sento attraversare da un brivido intenso. Torno a girarmi verso di lui.
- Si? -
Esita - Sei arrabbiato con me? -
Si. - No. -
- Allora perchè mi aviti? -
Io ti evito? Io? lo guardo con un espressione che definirei io stesso arcigna e quasi mi viene voglia di digrignare i denti.
Perchè sei un imbecille. vorrei ribattere, ma mi limito ad un diniego.
- Non è vero. -
la sua presa si fa più ferrea - Puoi stare tranquillo ok? So che scherzavi, non sono così ingenuo.
lo guardo - Come? -
Alza gli occhi al cielo - L'ultima volta che ci siamo visti...la chicchierata. So che era per dimostrare che ti sentivi a tuo agio con me. Non devi preoccuparti. -
Ora lo strozzo.
- Ora è tutto ok, mi è passata, quindi....amici come prima? -
Toglietemelo da davanti che lo disintegro.
Non mi rendo conto nemmeno io di che espressione sto facendo, di certo non è sollievo. Abbasso gli occhi sulla sua mano ce ancora mi stringe il polso e in quel momento la ritira come se scottasse.
- Scusa. - fa, ancora.
- Quindi...non sei attatto da me? - domando piegando di poco la testa - Per niente? -
- Per niente. - ribatte con un sorriso - Il lupo cattivo Potter non si avventerà più sull'agnellino Malfoy. -
L'agnellino Malfoy intende sbranarti...ti conviene scappare, hai dieci secondi di vantaggio.
- Ok. - faccio alzando le spalle - ....ok. - ripeto - Quindi, se ora mi avvicino.... - lo faccio, con lentezza - Tu non provi nulla? -
Mi guarda interrogativo - Nulla. -
Mi avvicino ancora, tanto che lui si ritrova ad indietreggiare qualche centimentro. - Draco? - domanda, piano, inconsapevole.
- Quindi... - riprendo io rmai ad un centimetro dal suo corpo - Se ti bacio...nulla? -
Harry inghiotte a vuoto, me ne accorgo perchè il pomo d'adamo fa su e giù in una maniera estremamente sexy.
- N-ulla. -
- Posso provare? -
Ormai sono ad un centimentro anche dalle sue labbra. lui è immobile, ha smesso di respirare.
E' desiderio questo? O è disgusto?
- ....prova. - fa, in un ansito poco convinto.
Ci voglio tre secondi per dirmi che sto davvero per farlo, che sto per baciarlo, ma sono così stanco di aspettare che non arrivo a quattri secondi. Posò le mie labbra sulle sue e le muovo piano, quasi incitandole a ricambiare. Cerco un appiglio, uno qualsiasi per approfondirlo, anche un esitazione, ma Harry non si muore, serra le labbra e rifiuta il mio tocco. Mi ritraggo, deluso ed è in quel momento che schiude le labbra come a respirare ancora dopo il cessato pericolo.
- Niente? - domando, con voce sottile.
lui mi guarda dritto negli occhi e sono sconcertato da ciò. Le sue sopracciglia sono arcuite al centro e le labbra appena schiuse sembrano quasi supplicarmi di farlo ancora, di rimpossessarmi delle sue labbra.
nelle mie viscere sento quella incofondibile emozione di volerlo, di desiderare un nuovo bacio, e se resterà ancora fisso a guardarmi così lo farò.
- niente. - dice dopo un attimo, come se avesse dovuto rifletterci su.
Peccato....
- Allora.... - si ritiro bruscamente e faccio un paio di passi indietro - Posso dormire sogni tranquilli? Non sarò violentato dal lupo cattivo? -
- No, nessun tentativo. -
sorrido, tristemente - PEccato. -
lo saluto con un gesto della mano e vado via. Percorro le vie del castello sentendo solo il rimbombare dei miei passi tra le parenti, il mio respiro un po' ansante.
E' chiaro che non gli interesso, con me ha voluto solo provare come sarebbe stato baciare un uomo. Null'altro.
Mi fermo davanti ad una finestra e guardo il cielo. La luna da lassù sembra fissarmi e beffeggiarsi di me.
Ho teso la mano verso la mia luna ma com'era prevedibile non ho potuto nemmeno pensare lontanamente di sfiorarla.
Le dico addio piano riprendendo il mio camminare.
In camera mia mi addormenterò tra le lacrime.
__

- Ciao Draco. -
- Mh, ciao Harry. -
Si ferma nelle mie vicinanze e inizia a parlare. Nemmeno lo sento, resto chino sul mio libro.
Se Harry pensava che lo evitassi, non ha mai visto una Draco Malfoy che evita una persona. Purtroppo però ora che è effettivamente così non ha dato segno di accorgersene. Crede che vada tutto bene e che noi siamo amici come prima. Ma io non sono mai stato davvero suo amico.
L'amicizia è qualcosa di disinteressato ed invece io ho sempre mirato ad altro. Qualcosa di fondamentalmente puerile. Farebbe meglio a stare lontano anni luce da me....
- Che libro stai leggendo? -
Dico il titolo, lo chiudo e glielo allungo - Lo sto rileggendo. E' uno dei miei preferiti, te lo presto se vuoi. -
Mi sorride e io sorrido a lui.
- Sono contento che tra noi le cose si siano sistemate. - continua prendendo il libro - Grazie. -
Grazie di cosa? vorrei ribattere. Per il libro? Per aver accettato un rifiuto tranquillamente? Per aver rinunciato?
Sorrido ad annuisco - Si organizza qualcosa per stasera? - cambio discorso.
- Non so.... vieni da me? -
- Stiamo sempre da te. Festa da noi? - ribatto alzando un sopracciglio - Magari uno dei due resta sobrio. - gli faccio l'occhiolino. Lui arriccia il naso.
- Sì magari è il caso. - ammette.
Rido, almeno riusciamo a riderci su.
- Sai Harry... - torno serio, con ancora qualche strascino di ilarità - Quando troverai una persona per te, uomo o donna che sia, avrà un bel da fare. Mi fa quasi pena. -
Smette di ridere gradualmente, poi guarda il libro sfogliandolo qua e là - Dici? -
Mi inumidisco le labbra - nah Scherzavo. - mento, mettendomi dritto con la schiena e poggiandola all'albero - Sarai un ragazzo fantastico, un po' tardo. Ma fantastico. -
- Non.... - fa piano - Non so. A volte penso che sia meglio che io resti solo. -
- Perchè? -
Esita, dalla mia posizione non vedo che la sua nuca e le mani sul libro tastarlo piano - Non sono sicuro di che significhi amare qualcuno. Credevo fosse amore con Ginny ed invece poi non provavo nulla di concreto. A volte mi chiedo se ci sia qualcuno che mi amerà mai. -
Se solo tu fossi meno tardo ti accorgeresti che è accanto a te.
Coglione.
chiudo gli occhi e alzo la testa, il vento mi accarezza la pelle e mi sento cullare dal calore appena un po' pungente della primavera.
- Se capita, non lasciartelo sfuggire. Te l'ho detto. Amare ed essere riamati è una cosa veramente rara, quasi impossibile. - sospiro - Io probabilmente sposerò una donna che sceglieranno i miei genitori. Non avrò mai davvero occasione di stare con qualcuno che amo quindi... - esito - Tu che puoi. Non arrenderti ok? -
Si gira verso di me - Davvero vuoi sposare qualcuno che non ami? - domanda, incredulo.
- No che non voglio. - ribatto come se fosse ovvio - Ma alla fine chi lo sa....la vita è strana no? Magari la donna che i miei genitori sceglieranno finirò con l'amarla. -
I suoi occhi sono fissi su di me. Perfino le lenti non riescono a mitigare afffatto l'intensità del suo sguardo. Così......bello.
Controllati Draco. Non puoi averlo.
- Non fare quella faccia. - impiego tutto il mio coraggio per distogliere gli occhi da lui - E' normale, nel mio ambiente. -
- Parli come se non avessi alcuna speranza di trovare l'amore. - ribatte - Non dovrsti parlare così. -
- Perchè ne stiamo parlando? - sbotto - Cambiamo discorso. Ce ne sono di mille più interessanti.
- Io voglio parlare di questo. - s'impunta ponendo le mani per terra e dandosi la spinta per girarsi verso di me completamente - Ti sei mai innamorato? -
Assottiglio le sguardo come a palesare il fastiio di quella domanda, ma che faccio a fare queste cose? E' Harry. Non capirebbe che mi piace nemmeno se glielo dicessi a chiare lettere.
- Sì. - dico quindi.
- di chi? - chiede ancora.
Di te, cretino. - amore impossibile. - alzo le spalle - Non sono ricambiato. -
- "sono"? - Cazzo. - Sei ancora innamorato di lei? -
Mi viene da ridere, lo faccio discretamente - Chi ha mai detto che sia una lei? - ribatto. Lui resta un attimo immobile.
- E' un lui? - chiede quindi, con voce trattenuta. Tossisce, come a voler far capire che era dovuto alla gola secca e null'altro.
- Lui, lei, animale, pianta...che differenza fa? - alzo le spalle - Tanto non sono ricambiato. -
- Perchè lo dici? - replica immediatamente.
Ogni cosa di lui mi fa scivolare via ogni pezzo di serenità. E' cos tranquillo in questo momento che mi viene voglia di scandalizzarlo un po'. Giusto per fargli avere una qualche reazione, una qualsiasi. Dato che la gelosia è fuori discussione.
- Ah non lo so.... - alzo la testa e poso una mano sull'albero dietro di me - Tu che ne dici Tony, mi ami anche tu? -
Mi fissa, offeso.
- Oh andiamo...! - alzo gli occhi al cielo di nuovo - Quest'albero ha dei nodi così.... affascianti! -
- Draco! - sbotta esasperato - Era una discussione seria! Perchè non vuoi rispondere? Non ti fidi di me? -
- Sei troppo serio Harry. - piego il ginocchio per colpirlo lievemente - Sei geloso? - ridacchio, ma lui continua a guardarmi con esasperazione.
- Ok, ho capito. - si alza - torno a lezione, ci vediamo stasera? -
Perchè la prende così male? Oh accidenti!
Gli afferro una mano e lui si gira.
- scherzavo dai! Resta. -
Si morde un labbro - Draco certe volte non riesco a capirti. Anzi diciamo più....sempre. -
impiego qualche secondo a ribattere un confuso - Eh?. -
- tu fai...così! - scatta - non capisco cosa vuoi da me. Prima ti avvicini, poi ti allontani, poi ti riavvicini. Fin'ora ho tentato di capirti, ci ho provato davvero, poi però quando si tratta di parlare di cose serie, prendi e scherzi. -
- E' solo che non mi va di parlare di qeuste cose. -
- Perchè? - sbraita seccato.
Strngo le dita senza volerlo provocandogli una smorfia di dolore. Perchè devo sempre finire ad arrabbiarmi?
- Vuoi sapere perhcè eh Harry? - scatto - Si vede che non ti sei mai innamorato! Perchè se sapessi quando fa male non essere ricambiato anche tu evitaresti di pensarci, eviteresti lui o lei, eviteresti di pensarlo. Ti farebbe male incontrarlo per i corridoi, anche solo parlarci se sai che non potrai mai ottenere che questo. Sei contento ora, Harry? Non ne parlo perchè fa male. -
Resta immobile. Le dita mollamente strette tra le mie, i suoi occhi per un attimo lontani. Perchè non posso raggiungerli?
Accidenti se fa male.
Ritiro la mano e torno ad appoggiarmi con la shciena al tronco. Cerco di concentrami ancora sul vnticello legero primaverile, poi sento un movimento ed è lui che è tornato a sedersi.
- Scusa. - fa, remissivo - So cosa si prova a non voler far sapere agli altri quando si soffre.... scusa. -
- Fa nulla. - ribatto - Solo.... non parliamone ok? Ci sono mille altri argomenti. -
- Sì. -
- Ok. -
C'è un attimo di silenzio, che non finisce e continua. So che lui sta cercando un qualsiasi altro argomento, ma non lo trova. nè io voglio cercarlo.
E allora restiamo lì, fermi, con lo sguardo perso nel vuoto e sentire il vento fresco cullarci.
E' primavera ormai, la stagione dell'amore.
Non certo per me.

- Aggiornami. - scatta Pansy con gli occhi che le sbrilluccicano. Alzò un sopracciglio mentre mi lascio cadere mollemente sul letto.
- Fine. - esordisco - Non prova nulla per me e io non posso costringerlo. -
- come? - sbotta delusa - E il bacio? E il fatto che ha detto che sei carino? -
- Qualsiasi cosa sia stata è passata. - alzo le spalle.
- Come fai a dirlo? - rimbecca ancora ponendosi in avanti e incociando le braccia - Fin'ora hai rinunciato almeno cinque volte! Non sei affatto coerente! -
PErfetto...mi sgrida pure. Sospiro lasciandomi cadere steso sul letto e rigirandomi sulle coperte per non sentirla.
- Senti....basta! - ringhio - Fine. The end, Fin. pace.... -
- Draco! - sbotta - Girati e spiegami perchè. -
Sospiro e mi metto supino - Vuoi sapere perchè? -
- Sì. -
Faccio roteare gli occhi alla ricerca di un apiglio qualsiasi o anche solo per temporeggiare - Perchè l'ho baciato e non ha provato nulla. - ammetto - Non c'è attrazione da parte sua. Non è sul serio attratto da me, quindi....vicolo cieco.
- Oh... - sospira lei abbassando l'assetto di guerra - Questo è grave. -
- Già. -
- Quindi.... che farai? -
Alzo le spalle nuovamente. - Niente....ci ho rinunciato. Per davvero stavolta.... -
Resta in silenzio, pensierosa. mi ristendo e le do nuovamente le spalle.
Che posso fare del resto? la freddezza delle sue labbra è ancora sulle mie, immobili. Oh accidenti.
- Basta! - sbotto alzandomi nuovamente di scatto - Mi troverò un ragazzo! -
- Come? -
- Chiodo schiaccia chioso. Semplice. -
- Eh? -
In quel momento Blaise aprì la porta con un gesto plateale - Odio l'amore! - professò altezzoso - FA schifo! -
- Quoto! - replico io.
- Piantatela! - sbptto Pansy.
Blaise avanza per la stanza e si siede accanto a me nel letto appoggia la testa sulla mia spalla e geme - Lui è così......così.... -
- Imbranato? -
- Sì, dannazzione. -
- E ti piace da morire. -
Blaise esitò - Sì, dannazzione. -
- Ma non capisce. -
- Sì, dannazzione. -
- E ogni approccio che provi sfuma.... -
- sì, danazione. -
Pansy assottiglia lo sguardo. Io sorrido.
- Sono Grifondoro...sono coraggiosi, ma poco svegli. E poco ambiziosti. -
- Odiosi grifondoro! Noi odiamo i grifondoro! -
- S' li odiamo. -
- Due cretini come vuoi sono rari, sapete? - sbuffò Pansy - Dovrebbero mettervi in un museo. Ad ogni modo Draco non ti azzardare a rinunciare e Blaise, è Packioc per la miseria, punta almeno a qualcuno di un po' meno....patetico. -
- E' troppo carino. - sbuffa Blaise al mio orecchio - Così....innocente! -
ridacchio - E il mio è troppo cretino! -
- Voi due mi farete venire i capelli bianchi! - sbuffò ancora Pansy andando via.

- Il libro è molto bello. - sobbalzo colto alla sprovvista e mi giro spaventato verso Harry. - Scusa, ti ho spaventato? -
- No mi alleno a fare le faccie più strane possibili per sport. - replico mentre cerco di camlare i battiti dei cuore. Per cosa siano aumentati è un mistero.
Ride e mi si siede accanto. - Dicevo... veraente bello il libro! -
- mi fa piacere. -
- Grazie di avermelo prestato, eccotelo. -
Allungo la mano e lo prendo ma per un attimo le nostre dita si sfiorano. Sento un formicolio ai polpastrelli ma lo ignoro.
Il nostro rapporto continua su una linea retta, niente più alti e bassi. Siamo amici, neanche poi tanto uniti.
Parliamo del più e del meno e ci scambiamo gli appunti.
Nulla di speciale.
- Stasera vieni in camera da me? -
- mh che si fa? -
- Solita serata con gli altri. Vieni, sarà divertente! -
Stringo le labbra - Ok. - tanto saremo in tanti. Ormai non sto solo con li da una vita e devo dire che è meglio. Se siamo soli mi sento male....
Vorrei che lo capisse, ma confessarlo sarebbe la fine di tutto.
Mi saluta con un sorriso e va via, le lezioni continuano e la sera arriva fin troppo in fretta.
Sospiro pesantemente mentre mi preparo. Non mi va nemmeno di sistemarmi bene, non volendo più fare colpo su di lui ultimamente non mi curo granché adopero quindi spesso il look scelto da Pansy e devo dire chela mia popolarità è triplicata.
Indosso un paio di pantaloni, i primi trovati in un cassetto e una camicia aperta di qualche bottone davanti. Fa caldo.
I capelli lasciati alla mercé del vento.
Alla fine mi sono abituato a questo look.
Quando arrivo nella sala di Grifondoro mi sorprendo a scoprire che non c'è quasi nessuno. Harry mi intercetta e resta qualche attimo a fissarmi.
- Sì lo so, sono ridicolo. Ma non mi andava di mettermi a tiro. - sbuffo alzando gli occhi e raggiungendolo. Lui resta in silenzio mentre saliamo le scale fino in camera sua.
- Non sei ridicolo. - dice sbrigativamente prima di aprire la porta - Ti dona. -
- Oh....grazie. -
Sento le gote pungere e ingoio l’emozione quando mi ritrovo davanti l’intera combriccola. Pansy è seduta accanto a Hermione e stanno battibeccando su qualcosa. Packoch è seduco sul suo letto, Blaise per terra accanto a lui. Ron invece se ne sta appollaiato sul suo.
- Che si fa? - domanda atono quando mi vede.
Incrocino lo sguardo di Pansy e un brivido mi scorre lungo la schiena. Ha un idea. E ciò mi terrorizza.
- Obbligo o verità! - esclama.
Mi cadono le braccia - Oh suvvia. - sbotto – Abbiamo passato da un pezzo quella fase. -
Harry ridacchia e avanza per la stanza sedendosi per terra – Ha ragione Draco. Altre idee? -
Blaise guarda nervosaemnte Packock prima di ribattere – Perché no? Siamo Maghi potremmo farlo più interessante. -
- E come? - s’incuriosisce Hermione alzando un sopracciglio.
- Veritatusem, ovvio! - esulta Pansy – se si sceglie verità si sarà obbligati a dirla. Ciò rende la cosa molto più interessnte, non trovate? -
Il gelo mi attraversa le vene – Mi rifiuto. - setenzio – Scegliamo un altro gioco. -
Qualcuno mi fissa e con mia grande sopresa è Welasely – Io ci sto. - dice, e qualcosa mi intima che dovrei scappare. Tipo ora.
- Anche io! - esclama Blaise – Granger? -
Lei alza un sopracciglio – Non ho nulla da nascondere, quindi…- sussurra – Perché no. Ci sto. - esita – Ma come troviamo il Veritatusem? -
No dirlo, non dirlo, non dirlo.
- Ne porto sempre un po’ in borsetta. -
Lo so. Glielo creo io. Cerco di intimarle di smetterla e di trasmetterle con lo sguardo promesse di mille torture, ma lei non incrocia i miei occhi.
Harry invece sì e tento di sorridere per evitare di non sembrare spastico.
- continuo a pensre che sia una pessima idea. - mormorò.
- Perché? - fa allora Harry – Dai, sarà divertente. -
Sono tutti contro di me. Tutti. Guardo Paciock che è l’unico che non si è espresso.
- Tu non sei d’accordo vero? -
Lui si guarda attorno e ho l’impressione che si sente in soggezioe – Se tutti voglio…-
Perfetto. Tutti contro di me. I miei migliori amici contro di me.
Se solo osano farmi un tiro mancino stavolta me la pagano. E parecchio.

**
Il gioco prosegue tranquillo. Domande innocenti, ma il battito del mio cuore non ne vuole sapere di stare calmo.
Pozione della verità più domande precise sarebbe stata la combinazione del secondo per la guerra.
Pansy questa volta me la paga.
E’ il turno di Ron ed è con un ghino malefico che fa – Obbligo o verità. -
- Obbligo. - rispondo senza nemmeno fingere di ponderarci su.
- Ohhh, Malfoy ha segreti! – esclama qualcuno.
- Perché sono un tipo figo e misterioso! – rispondo, cercando di sorridere apertamente.
Ma non sono ancora fuori pericolo, Ron sa perfettamente cosa sto cercando di nascondere.
- Bacia Harry. – dice.
Cazzo.
Concentro tutte le mie energia per non guardarlo mentre sudo freddo – N-non essere ridicolo. –
- Già, Ron, che cazzo? – replica Harry.
No, ma ehi, affronta la cosa con meno disgusto. Nemmeno fosse la prima volta.
Il mio cuore fa male al pensiero. Quei momenti in cui farlo innamorare sembrava possibile fanno davvero male.
- e’ un obbligo. Mi dispiace, prosegui. –
Nessuno ha capito davvero quanto è seria la situazione, tutti ridacchiano come se fosse chissà cosa di scandaloro costringere Malfoy a baciare Harry Potter.
Bhe, nessuno ha spceficiato sulle labbra.
Così alzo gli occhi al cielo e faccio un ultimo disperato tentativo di sembrare seccato. Afferrò Harry per il collo e lo avvicino quanto basta per posargli le labbra sulle guance.
Deve essere durato letteralmente un attimo, ma la mia mente aveva rallentato il tempo e tutto ciò che era riuscita a registrare era un po’ di barbetta che avevano incontrato le mie labbra.
Per qualche ragione, perfino quel contatto mi ha emozionato.
Non è giusto che sia così cotto di lui.
La stanza si divide in due facioni, quelli per cui quel bacetto è stato abbastanza e quella che protesta il cavillo. Harry mi sorride appena, chiaramente sollevato.
Il gioco continua, veniamo a scoprire che Paciock ha una cotta e dagli sguardi furtivi che lancia a Blaise direi che non sono l’unico che vuole un’alleanza più intensa tra Grifondoro e Serpeverde.
Scopriamo che Hermione ha copiato un compito, non si sa quale. Scopriamo che Pansy si è cambiata magicamente qualcosa del suo aspetto, ma giura non sia il naso.
E poi il giro arriva finalmente ad Harry che dice – Obbligo. – quasi subito.
Dall’altra parte della richiesta… Pansy.
La fautrice della mia ultima ora di tortura ha finalmente il coltello dalla parte del manico. Ma il veritatusem non può essere usato su qualcuno che ha scelto obbligo, il che però la allieta: significa che c’era qualcosa che il golden boy sta tentando in tutti i modi di nascondere.
Pansy sta facendo uno sforzo enorme per non guardarmi, così gli ordina – Fai un succhitto a Malfoy. -
Entrambi restiamo gogelati nella nostra posizione.
Io sono così scosso che non riesco a ragionare, figuriamoci a parlare.
- Cos’è questa cosa? – domanda, indispettito.
Lei fa spallucce – Più volete evitarlo e più è divertente. - conferma.
- E direi che con questa io vado…- provo a dire, mentre mi alzo, ma la mano di Harry mi ferma.
- Dammi il polso. –
- Cosa? –
- nooo, non vale! - esclama Pansy.
- Non hai specificato il posto. - replica Harry subito facendole un piccolo occhiolino.
Non che la cosa cambi qualcosa.
Prendo un profondo respiro e provo a dire – Non dobbiamo per forza stare alle regole di questo stupido gioco. –
Hermione scrolla le spalle – Avete accettato di giocare, su su! – fa un cenno con una mano – Se non volete che vi si chiedano cose imbarazzanti potete provare ad essere sinceri. –
Ora ci si metteva anche lei?
Mi rimetto seduto e faccio come ha chiesto Harry, dandogli il polso.
Lui posa le labbra sulla parte interna e inizio a sentire la trazione.
Cerco disperatamente di pensare a qualsiais cosa di orribile perché non posso negare al mio corpo un certo coinvolgimento.
Oso guardarlo, nella mia intenzione solo per un attimo, ma le mie intenzioni crollano all’istante in cui incrocio i suoi occhi mentre ha le labbra sulla sua pelle.
Poteva il mondo scomparire per una cosa simile?
La rsposta è chiaramente sì.
Quando si stacca da me, il mio polso si sente abbandonato, il mio corpo vuole ancora contatto, vuole spinersi in avanti e cercare di nuovo quelle labbra.
Ma evito e tiro via la mano, nascondendo il principio di segno rosso che presto mi verrà, con la manica.
Il gioco continua ancora un po’, ma sono troppo provato.
Voglio solo andare via di lì.
- Sono stanco. - annunci – Ci vediamo domani. –
Appena mi alzo qualcuno protesta debolmente, ma è chiaro a tutti che sono andati anche troppo oltre con il mio umore e che è meglio lasciarmi andare.
Mentre esco dalla casa, Harry mi raggiunge.
- Senti, per prima… - inzia.
- E’ un gioco molto stupido. – faccio spallucce – Tranquillo, leverò il segno con una pozione. Non si vedrà quanto hai amoreggiato appassionatamente col mio polso. – provo a sorridere, ma qualcosa nel mio sguardo gli fa capire il mio vero stato d’animo.
Sta diventando bravo a capirmi.
- Ti accompagno. – dice e non ammette repliche. Prima di rendermene conto stiamo camminando nel silenzio.
Mentre restiamo in silenzio non faccio che pensare a quanto sia sbagliato tutto.
A quanto quell’amicizia era più dolorosa del guardarlo da lontano.
Arrivati alla casa, mi giro verso Harry con una nuova, strana consapevolezza.
- Mi dispiace ancora, per Ron…-
- A me per Pansy. –
- Per qualche ragione si sono fissati che… -
- Harry. – lo fermo.
Il ricordo delle sue labbra ancora sul posto, il ricordo della babetta sulle mie ancora vivo.
- Penso che non dovremmo vederci per un po’. –
Harry sbatté tre votle le palebre senza capire – Cosa? Se è per quello che pensano io… - la suo voce sfuma – Te l’ho detto, non ho quel tipo di interesse per te. -
- Sì, appunto. - replico amareggiato – Perché io sì, ma tengo alla nostra amiizia a ho bisogno di un po’ di tempo. –
Gliel’ho detto.
Gliel’ho davvero detto.
Ormai non posso più rimangiarmelo, posso solo dipingermi sul volto un espressione coraggiosa.
Chi l’avrebbe mai detto che c’è un po’ di Grifondoro perfino in me.
- Draco… - soffia, poi un’illuminazione si fa strada – la persona di cui parlavi oggi… -
- Buona notte, Harry. - soffiò. Quel poco di coraggio che avevo è scomparso.
Non fa in tempo a dire altro, perché fuggo via.


__

- Harry stai bene? -
Alzo gli occhi ancora doloranti per la notte insonne sul mio amico Ron. Mi guarda apprensivo e io non so sinceramente rispondere ad una domanda così banale. Annuisco.
- Hai una faccia. - continua.
- Ho dormito poco. - sono ormai due giorni che non dormo affatto. I miei pensieri si affollano, vociferano, urlano. Peggio che avere la mente di un pazzo criminale in testa, almeno lì dormivo.
Avere a che fare con gli sbalzi mentali di Malfoy mi ha letteralmente svuotato. Ogni atto mi era sempre parso incomprensibile, ma la mia è sempre stata una sorta di sottile difensiva. Non mi sono mai davvero fidato di lui, lo facevo sforzandomi. Avrei voluto davvero fidarmi.
Ma lui era come un onda, mi travolgeva e poi scappava via, litigavamo e ci allontanavamo, sembravamo incompatibili. Più cercavo di capirlo e più mi ritrovavo invischiato in una situazione che non comprendevo.
Però piano piano era diventato parte delle mie giornate, capivo al primo colpo d’occhio se era giù e quella sua insistenza nel cercare di far finta di nulla, nel tenersi tutto dentro… la trovavo adorabile. E odiosa.
Ho desiderato avvicinarmi a lui, capirlo. E annegavo nel dubbio e nelle incertezze di quell’ambigua amicizia.
Un’amicizia che mi sorprendeva ogni giorno di più. Alti e bassi a parte con lui sono riuscito a dire cose che non avrei mai potuto confessare a Ron o a Hermione. Ora ci sono riuscito ed è solo il coraggio inconsapevole che mi ha dato lui.
Perché, infondo, è davvero un miracolo amare ed essere amati. Che senso ha chiudersi dietro etichette? La felicità è una cosa così difficile…
E poi quel bacio, la paura, la sensazione che potesse distruggere quel labile equilibrio creato, che potesse sfuggirmi.
La sensazione di voler rimettere tutto apposto, con ogni mezzo, con ogni mia forza, e finivo a fare l’opposto, a farlo arrabbiare a farlo allontanare da me.
Tendevo la mano ad un vuoto che avrebbe potuto non esserlo se solo avessi capito prima; Mi ha sempre voluto.
Mi chiedo solo come sarebbe stata una possibile nostra amicizia se non fosse stato questo sentimento ad spingerlo verso di me. Se ci fosse mai stata addirittura.
Amare ed essere riamati, essere riamati come un obbligo, come una consolazione
“mi stai bene” aveva detto.
Malfoy… mi starebbe bene? Cosa provo esattamente per lui? Può, quella strana sensazione di possessività e bisogno di comprenderlo, essere qualcosa di più di amicizia?
Cercavo l’attrazione, il fascino, e Draco ne possiede a iosa. Ancora ricordo la pelle d’oca a vederlo quel giorno sulla scalinata mi aveva trasmesso. Mi erano venuti i brividi a vederlo così bello, come una cenerentola al suo ballo.
Improvvisamente mi viene da sorridere… ha fatto tutto per me.
Per me, perché è innamorato di me.
Perché mi ama.
Malfoy ama me.
- Harry ti senti bene? -
Mi rendo conto di essermi fermato nel bel mezzo del corridoio, con un sorriso stupido sul volto e la stanchezza di una maratona addosso.
E’ come se avessi appena avuto un epifania.
Draco mi ama ed è una cosa fantastica. Essere amato è…
- Senti mi sembri strano ti porto in infermeria, va bene? - sento la presa di Ron quasi inconsistente mentre i miei occhi si allungano verso Blaise e Pansy che camminano svelti con l’aria contrita. Scatto al loro inseguimento.
- Pansy, Blay. Scusate un secondo! -
Pansy si gira verso di me solo un secondo, quindi continua. L’unico a fermarsi è Blaise che sembra pararmi per evitarmi di seguirla.
- Non è proprio il caso, amico. - disse – Faccio io da portavoce. -
- In che senso? - sbotto, confuso.
- E’ arrabbiata a morte con te, mi pare ovvio. -
- Scusa? -
- Credo più che altro con se stessa. - continua come se desse per scontato che io comprenda – E’ stata lei a convincere Draco a provarci con te dopo aver letto la lettera. -
Che lettera?
- Blay…-
- lo so, Harry. - sospira gravemente – Draco non è mai stato un gioco da ragazzi, sono sua amico ma devo dire che certe volte ha davvero un caratteraccio. Che vuoi farci, alla fine nessuno ti biasima se non ti piace. Nemmeno Pansy, anche se non lo metterebbe mai. -
Afferro le braccia di Blaise cercando di fermare il flusso dei suoi pensieri.
- Draco mi piace! - esclamo esasperato – Stavo per chiedervi di dirmi dov’è! Devo parlargli! - Gli occhi cobalto del ragazzo mi fissano sorpresi - E non ho idea di tutto il resto che tu hai detto. - confesso alzando un sopracciglio – Che lettera? -
- niente. - scatta sulla difensiva – Però Harry…- riprende gradualmente più serio – Draco ora…non è nelle condizioni di affrontarti. E’ convinto che tu lo abbia respinto e non sta propriamente bene…-
- Come? Che ha? -
Blaise storce il viso – Ha predilezione per il tragico ed il drammatico. Lo conosci. Solo che stavolta posso capirlo…-
Sta così male?
- Devo vederlo! - scatto immediatamente verso i sotterranei, Blaise mi ferma con una presa ferrea.
- Harry. - mi chiama e dalla sua voce non traspaiono sfumature rassicuranti – Se è vero che ti piace va pure, ma se non ne sei certo…non andare, è un consiglio da amico. Dopo sarei costretto ad ucciderti. -
Strano come sembrasse serio in quel momento. Deglutisco.
- Puoi anche lasciarmi. - lo infirmo – Lui mi piace per davvero. -
Un sorriso sollevato spunta sul viso ambrato del corvino e mi lascia andare, ma prima che possa davvero partire per il patibolo di una relazione, si spera lunga e piena di passione, con un bel biondino di mia conoscenza, Ronald si frappone tra me e il corridoio.
- Harry non farlo. - dice – Malfoy non fa per te. Siete due universi a parte... -
- Ron, che ti prende? -
- Litigate già da amici figuriamoci da fidanzati. -
Non suona stranamente dolce come parola...fidanzati?
- Non ci resta che provare, no? - ribatto.
- Ti ha mentito per tutto il tempo! - scatta amareggiato – Ha sempre cercato di conquistarti e tu allocco “no, vuole amicizia, amicizia” E invece voleva infilarsi nel tuo letto! -
Sento una particolare sensazione di imbarazzo alla visione di me e Malfoy su un letto. L’ultima volta che siamo finiti lì lui si è messo su di me cavalcioni e io ho dovuto mordermi forte la lingua per non toccare la sua pelle.
Mio dio.... lo desidero da più tempo di quello che immaginavo.
- Ron lasciami passare. -
- No! -
- Ron! -
Si accingo minaccioso verso di lui quando Hermione si frappone tra noi. Alza un sopracciglio e sospira – Sempre a litigare voi due? Che succede? -
- Harry vuole mettersi con Malfoy! - sputa con disgusto Ron – Diglielo che è una pazzia. -
Hermione mi guarda, indagatrice – oh solo questo? - fa un passio indietro e tira con se Ron – Prego, vai. -
- Come? - scattiamo all’unisono.
- Che aspetti? Le campane a nozze?. -
Spinge Ron indietro e io non vedo cosa mi impedisca di andare da lui. Prendo un profondo respiro e parto.
Conosco la strada ormai a memoria, ogni angolo, ogni fosso, ogni pietra incavata. E anche la parola d’ordine.
La dico e...non succede niente.
- Villanus! - Scatto, rabbioso – Apriti stupido muro! -
Ma nulla. Tutto tace, tutto è immobile.
- Accidenti! -
Faccio un paio di su e giù come se potesse darmi l’illuminazione. – Villanus! - prova ancora, ma nuovamente ricevo il vuoto. Sbatto un pugno su un masso per il nervoso. Ringhio.
- non credo che elencare tutti i dolci funzioni anche con te, vero? - sbotto – Avrei dovuto chiedere la nuova parola d’rodine.... Meledetti loro avrebbero dovuto dirmela! -
Ed improvvisamente la porta si apre. Sbatto le palpebre confuso quando il primino che, ritardatario, mi vede davanti a lui. Automaticamente si fa indietro per farmi passare e io scatto verso la stanza di Draco senza nemmeno rendermene conto.
Apro la porta senza bussare, e appena riesco a scorgere una testa bionda tra le coperte il mio cuore ha un sussulto.
Eccolo… mi dico piano come una preghiera. Ecco il mio Draco.
Chiudo la porta alle mie spalle e avanzo lentamente nella stanza cercando di non fare rumore.
E’ raggomitolato tra le coperte, mormora qualcosa convinto che io sia blaise. Non ho alcuna idea su cosa sto facendo, di cosa dirgli, di come affrontare il discorso.
So solo che da quando si è dichiarato a me mi sono sentito libero di catturarlo, di incatenarlo, di tarpargli le ali. Con una possessività che mi spaventa. Che mi ha sempre spaventato.
No, io non credo che poter essere amico di Malfoy, lui mi fa paura, perché mi confonde, fa uscire cose in me che non credevo di avere; desiderio, egoismo, volontà.
Lo voglio… lo guardo e lo voglio. Erano state le sue parole quando ha cercato di spiegarmi cosa aveva di speciale la persona che amava.
Draco si gira e qualasisi cosa che stava per dire a colui che credeva fosse Blaise muore nella sua gola.
La frigilità si dipnde sul suo viso, ne riesco a vedere ogni singola pennellata.
Ora, finalmente posso vederla davvero, senza crederla insicurezza o sbalzo d’umore.
Ora capito perché era sempre così teso con me.
Fragile… e adorabile. Degno di essere amato.
Lo guardo…e lo voglio.


- Che ci fai qui? – la mia voce esce a stento mentre si alzo in piedi, come se stare seduto mi dia un senso d’essere vulnerabile.
Non che mi senta diversamente.
Ieri sera gli ho detto che mi piace, è stato come permettergli di nuovo di aprigli il petto.
Harry apre la bocca per cercare le parole, lo fa per dieci lunghi secondi prima di dire, come se si arrendesse a trovare le parole esatte – Mi piaci anche tu. –
- Ma? – lo anticipo.
- Nessuno Ma. - risponde – Mi piaci, Draco. –
Lo guardo, come se quelle parole stessero volando per la stanza senza che io riesca ad afferrarle – N-non… - dico – Non è vero. -
Harry aggrotta le sopracciglia – Certo che è vero. –
Non so nemmeno io come mi sento, ma mi ritrovo a ribattere – Non hai provato nulla quando ti ho baciato. –
- Certo che ho provato qualcosa! – esclama esasperato – Ma non volevo perderti. –
Continuo a guardarlo – Quindi… -
- Mi piaci. - isnsite facendo un passo verso di me, poi un altro, poi prendendomi il viso tra le mani – E finalmente posso baciarti come voglio davvero. –
E mi bacia.
E il mondo, i dubbi, le preoccupazioni e il dolroe scompare.
Questo bacio è diverso.
Questo bacio è vero.
Non mi sento più le mani, mentre lo tengo stretto a me, mi sembra perfino di non sentire la mia stessa pelle. voglio solo baciarlo, solo continuare quell’istante di felicità fino all’ultimo istante.
Per una volta, quando il mio corpo richiede di provare le emozioni così come ha sempre voluto, acconsento, mi lascio andare.
Permetto a me stesso di essere felice.
Ci stacchiamo, senza fiato e senza più concezione di noi stessi.
- Dillo di nuovo. – gli ordino.
Lui sorrise – Mi piaci. –
- Ottimo. – riprendo a baciarlo, ma quella poca aria che avevo recuperato finisce subito, torno lontano cercando rifigio tra le sue braccia.
Ci sediamo sul mio letto. Quella nuova intimità è sconcertante, ma la accogliamo con un certo interesse, la saggiamo.
Per la prima volta da quando quell’amicizia si è concretizzata, parliamo.
Parliamo davvero.
In un intero pomeriggio gli racconto tutte le mie profonde paure.
Gli racconto tutto, su come è inziata, su quell’interesse che è cresciuto fino a diventare qualcosa di nuovo, forse perfino ossessivo, ammetto.
Poi gli racconto della lettera, non soffermandomi sui dettagli.
Ma lui vuole leggerla. Insiste.
La prendo dal cassetto e la guardo. La carta è rovinata dalle continue maneggiature, ha voci cancellate sparse.
Nonostante so che ora mi vuole anche lui, anche se ancora non lo credo del tutto possibile, mi sento molto fragile mentre le legge.
E’ un sentimento meno terrorizzante ora, è più una fragilità positiva, perché la persona che amo può ancora ferirmi e mi spaventa, ma devo imparare a fidarmi di lui.
Poi Harry mi chiede una penna e cancella alcune altre. Tra qui quella in cui chiedo che mi ami.
- Per il resto c’è tempo. - dice piegandola e mettendosela in tasca.
- Che fai? Ridammela. –
Harry sorrise – Era destinata a me. – replica – Ora è mia. –
- Non essere ridicolo. – faccio.
Harry mi prende la mano – E’ mia, draco. E con lei, il mittente. - soffia – E nessuno mi porterà via nessuna delle due. –

__

Epigolo

Fu divertente spuntare le cose e farlo insieme.
Nonostante Ron non aveva visto di buon occhio la nostra relazione, col tempo cedette anche lui.
Eravamo felici come non mai.
Tutti i nostri problemi erano decretati dall’insicurezza dei nostri sentimenti, dallo scoprirli e dall’accettarli.
Ora, nuovi problemi si erano parati davanti ma avevamo la forza di affrontarli insieme.
Quando è stato finalmente chiaro che non avrebbe più voluto lasciarci nemmeno sotto minaccia di tagliarmi fuori da ogni cosa, Harry ne ha approfittato per chiedermi di vivere insieme.
Poi ne abbiamo parlato con i miei. I miei genitori hanno reagito meglio di quanto mi fossi aspettato.
A quanto pareva, se proprio dovevo essere gay, tanto valeva stare insieme all’eroe del mondo. Portava più prestigio che sposare una qualsisi ragazza di una famiglia purosangue.
Harry ha riso per un’ora metre tornavano a casa, e gli ho chiesto se non si fosse sentito offeso.
- Ho il permesso di stare con te. – aveva detto, sorridendo.
E allora andava bene così.

Una mattina mi arriva un gufo e harry mi fa – Vai tu. –
Per un attimo mi sembra che quelle due parole siano più importanti di quanto arvrebbero dovuto, ma certo di non farci caso.
Mi alzo e do un premio al gufetto per prendergli poi la missiva. Non ha mittente quindi la apro con un certo timore.

Vorrei sposarti e stare con te per sempre.

Mi giro verso Harry che ero è in ginocchio accanto a me, con una scatolina aperta e un anello d’argento.
Il mio cuore si ferma mentre lacrime scorrono sulle guence.
Annuisco, incapace di dire altro.

Dopo aver detto lo voglio, prendo quel biglietto e chiedo una penna.
Cancello le prime due parole.
- E il resto? – fa Harry con un sopracciglio alzato.
Sorrido e replico – solo quando lo avremo realizzato e abbiamo tuta la vita davanti. –
- Mi pare giusto. – afferma – La spunteremo, è una promessa. –
Draco sorride e rimette il bigliettino nella sua giacca.
- No, è una scommessa. E voglio vincerla. -





macci: (Default)

Prmpt: tarocchi - il carro
Spiegazione: Si svolse su una metro satanica
 
L'ultimo treno

Il gelo invernale ti scalfisce il viso e nuvolette di vapore accarezzano le tue labbra in un contrasto d’aria quasi doloroso. E’ solo una sensazione, ma è come se fossi seguito, tuttavia i cancelli della metro sono aperti e scendi le scale con un febbrile senso di sollievo. Pensavi fosse tardi, ma forse sei perfino in tempo per l’ultima corsa.
La banchina vuota ti mette in soggezione, te l’ha sempre messa. Guardi con un ansia crescente il tabellone. Indica due minuti di attesa e ti raggomitoli nel cappotto per scacciare il freddo.
Per un attimo la luce traballa ed il silenzio è talmente opprimente che rimpiangi di non avere l’Ipod con te. Hai ancora l’impressione di essere osservato, ma tenti di non pensarci. Non sei più un bambino da un pezzo, però guardi l’orologio e speri che i due minuti passino in fretta.
Il vento inizia a alzarsi. Un secondo dopo la metro appare con le luci accese puntate in avanti. Corre veloce, poi frena con un lungo fischio e si ferma davanti a te.
La barra è gelida sotto il tocco delle dita, la poca gente che c’è è silenziosa, forse troppo. C’è un senso di inquietudine nell’aria, l’avverti quando si ferma e apre la porta ad un punto morto. Hai quasi la sensazione che qualcuno sia salito, nonostante non sia così.
Riparte e tu conti le fermate che ti separano dalla meta. Ti guardi attorno, paranoico e timoroso di quell’eccessivo silenzio. Troppo denso, quasi come se non ci fosse nessuno.
La metro si ferma ancora, qualcuno scende. La sensazione è sempre lì, a pungerti la nuca.
Scuoti la testa e dai uno sguardo veloce all’orologio. Le undici e cinquantanove. Ancora una fermata, sei quasi arrivato. Senti uno brivido, avresti giurato di aver sentito una presenza, forse perfino un sussurro. Il treno si ferma; e’ la tua fermata.
Con sollievo scendi ed affretti il passo. Guardi l’orologio. E’ mezzanotte e cinque minuti. Ti sorprendi; essendo giovedì la metro non doveva chiudere alle undici e mezzo? Sali le scale ed i cancelli chiusi ti appaiono davanti come sbarre di una prigione. Le afferri, nel panico.
- C’è nessuno?- quasi urli – Sono rimasto dentro!-
Il silenzio è ora è soffocante, nessuno è sceso con te, né qualcuno è nei paraggi. C’è solo quella forte sensazione di claustrofobia che ti attanaglia la gola e ti spezza il respiro. Scuoti le sbarre con forza- Qualcuno mi sente?!-
Il cellulare non prende, non ci sono cabine telefoniche nella stazione, né un allarme. Sei prigioniero.
E’ solo un momento, una folata di vento, uno stridio e un suono sottile tanto da apparire inesistente ma lo senti. E’ una metro. Qualcosa ti suggerisce che non dovresti essere lì, che c’è qualcosa di profondamente malvagio che ti sta raggiungendo. Senti nuovamente lo spiffero d’aria gelida colpirti le gambe e poi avanzare centimetro dopo centimetro. Hai paura.
Ti giri e non c’è nessuno, la luce traballa.
La metro è ferma, ti invita ad entrare. Puoi quasi sentirlo, pungente quel sussurro che ti pareva di aver sentito poco prima.
Ti attende.

E’ quasi ora. Il tempo si è dilatato ed ti sembra sia ancora tardi.
Guardi l’orologio – Posso ancora farcela!- e corri via.
Passi accanto ad un mazzo di fiori, ma non ci fai caso, tiri dritto; la metro sta aspettando.
E’ solo quando sei sulla metro e le porte si sono chiuse che noti la foto sul mazzo di fiori e un brivido ti percuote quasi fino a farti svenire.
E’ la tua.
Ti giri ed osservi le persone con te sul treno e capisci che sono morte. Lo comprendi a pelle. Ti attende, ha detto.
Le porte si aprono ad un punto cieco e stavolta sale qualcuno e sai che quel qualcuno è come te; ignaro. Ma non puoi muoverti, non riesci. Resti immobile come un trofeo, una conquista.
La sbarra è gelida sotto le dita ed il vuoto è la tua unica compagnia.
L’ultima corsa non avrà mai fine. Rimpiangi l’ Ipod.






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 Prompt: i tarocchi - il matto
Spiegazione: è matta. 
Parole: 2262 

La notte eterna 

Claudia cercava di aprire gli occhi, di svegliarsi. Ma non ci riusciva.

La stessa scena di ogni notte  si ripeteva, le mani le dolevano ed i piedi iniziavano ad avvertire il calore che sarebbe poi diventato bruciore. No. Non voleva.

Si mosse a disagio, cercò di protestare, di far capire per una volta che lei non voleva in nessun modo morire.

Tentò di parlare, di dire qualcosa, ma il corpo non voleva rispondere ai suoi comandi. Si sforzò più che poté di urlare alla gente, chiedere aiuto e allo stesso tempo di liberarsi, strattonare le corde, ma era come se il corpo non le appartenesse. Fin troppo presto le fiamme la avvolsero e le sue stesse urla le riempirono le orecchie.

Basta. Era ora di svegliarsi, doveva. Dannazione!

Non riusciva a respirare. Faceva male, dannatamente male, non riusciva a descrivere il dolore, quasi nemmeno a concepirlo.

Perché non si svegliava?

Era in quel momento che si svegliava sempre, perché invece ora non accadeva?

Cercò di chiedere aiuto, inutilmente. Tutto il suo corpo era intorpidito, come anestetizzato. Conosceva quella sensazione, proprio come quando la costringevano a prendere medicinali.

Poi capì. Non poteva svegliarsi perché era in ospedale. Era costretta dalla mano umana che doveva curarla a vivere quell’incubo ancora e ancora, fino a che il suo cuore non si fosse finalmente fermato. Pregò piangendo che quel momento arrivasse presto.

Il fuoco avanzava ancora e lei si sentiva sempre pi confusa e storidita, provò a scrutare il cielo in cerca dela sfera di luce e delle sue più piccole sorelle ma non era più lì. Anche lei l’aveva abbandonata, infine.

Era strano come fosse assolutamente cosciente di star dormendo, imbottita di farmaci e come, nonostante tutto, non poteva fare assolutamente niente. Almeno, si disse, della sua pazzia era perfettamente consapevole.

Rilassò i muscoli lasciando che il fuoco la consumasse e continuò a guardare il cielo dove una brillante pioggia di filamenti lucenti riempiva il cielo, proprio come se piangesse con lei. Era uno spettacolo così bello e triste che si ritrovò a sorridere improvvisamente, ma poi il buio s’impadronì di lei.

Ora si sarebbe svegliata o avrebbe ricominciato daccapo a sognare. Come sempre.

Tuttavia qualcosa era cambiato. Prima ancora che se ne rendesse conto il mondo che per anni aveva costellato la sua eterna notte, che l’aveva tormentata e spaventata per tutta la sua vita… scomparve.

Svanì, improvvisamente, come se nulla fosse mai accaduto.

Solo quando Claudia riuscì a respirare nuovamente se ne rese finalmente conto: non era più legata, ma era….

Si guardò attorno. Dov’era?

Massaggiò i polsi dolenti cercando di capire, mentre calmava i battiti del suo cuore. C’era un leggero vento che smuoveva le foglie di alberi che non aveva mai visto e che la circondavano.

Il buio era tetro, eppure Claudia riusciva benissimo a vedere i contorni dei rami quasi rilucessero. Il contrasto tra semiluce e fitto buio la spinse a ricercare un bagliore nel cielo, ma le fronde più alte degli alberi coprivano la vista quasi come una cupola.

Non c’era nulla di speciale in quella nuova ambientazione, nulla che potesse indicarle come c’era finita o perché. Era solo lì, senza bruciature o ustioni e senza meta.

Non c’era alcuna via, solcatura del terreno o sentiero che potesse indicarla la strada, né riusciva a capire come c’era finita in quell’ antro di rami e foglie.

Il panico iniziò ad impadronirsi di lei. Dov’era?

Tornò a mancargli il respiro ed iniziò girare su se stessa cercando spasmodicamente un appiglio o un sentiero per uscirne. Quasi come in uno specchio deforme i rami sembravano avvicinarsi sempre di più, quasi a volerla schiacciare.

Doveva andare via di lì, al più presto. Altrimenti...altrimenti l’avrebbero trovata.

Ma chi? Si chiese poi senza nemmeno rendersene conto.

Si prese la testa tra le mani mentre immagini di tanti volti che la fissavano mentre bruciava le riempirono la vista, quasi accecandola e le loro urla esplosero nella sua testa.

Incominciò a correre, nel buio e senza meta, con il solo scopo di uscire da quella foresta, di scappare da lodo, di svegliarsi.

Le dolevano i muscoli come se stesse correndo per davvero e il suo cuore le stava esplodendo nel petto. Sentiva di essere presente in quel corpo e in quelle azioni ma al contempo era come se nulla di quella sequenza le appartenesse. Cercò più volte di aprire davvero gli occhi, di comandare il suo corpo nella realtà di svegliarsi. Aveva troppa paura, doveva farlo. Ora.

Cadde al suolo, sfinita, e con una certa ironia l’adrenalina in circolo le impedì di avvertire il dolore dell’impatto.

Boccheggiò esausta avvertendo la testa iniziare a dolergli per lo sforzo di prendere possesso del suo stesso corpo ed inghiottì a vuoto per calmare il respiro ed il suo cuore impazzito.

Nella confusione e lo spavento, si sentì completamente smarrita.

Cosa diavolo stava succedendo ora? Perché tutto questo? Per quale assurda ragione proprio a lei? Cosa’aveva fatto di male nella sua vita per meritarsi questa dannatissima situazione?

Strinse i pugni con forza avvertendo gli occhi pungergli fastidiosamente. Ecco ora ci si mettevano anche le lacrime...

Basta, pensò con tutte le sue forze.

 

Aprì gli occhi e si perse nel bianco sorriffitto della sua stanza di ospedale. Si sentiva esausta, ma il battito forte del suo cuore la convinse di non essere ancora morta. Cercò di rimanere sveglia ma i contorni erano troppo offuscati, il corpo intorpidito ed i polsi legati le dolevano proprio come nel sogno. Le girava la testa come se stesse cadendo in un pozzo e vedesse solo la luce allontanarsi incapace di capire quando avrebbe toccato il fondo. Chiuse gli occhi cercando di respirare e assolutamente di non dormire. Ma non ci riuscì.

Aprì gli occhi di scatto e con uno sforzo quasi sovrumano riuscì a guardare ancora una volta attorno a sé sperando di non essersi addormentata. Il paesaggio però non era più l’ospedale, c’erano ancora quei rami a circondarla. Cercò di restare calma e di pensare il più lucidamente possibile. Era distesa. La schiena era adagiata sul terreno, riusciva ad avvertire l’irregolarità del suolo e le pietre sotto la sua pelle.

Gli abiti le erano appiccicati addosso, come zuppi, a farle da seconda pelle dandole diversi brividi. Il petto si abbassava e rialzavano in fretta seguendo il ritmo irregolare del suo respiro. Sembrava tutto così reale,ma cosa stava succedendo ora?

Tutto questo non aveva senso.

- Chi sei tu?- avvertì improvvisamente una voce maschile e un po’ bassa giungergli quasi da un posto lontano. Il suo sangue sembrò fermarsi per un lungo istante e la confusione che le attenuava la ragione non gli permise di scorgere lucidamente quella nuova presenza.

Era uno di quelli che volevano bruciarla? Questa era…la sua cattura? Cosa diavolo stava sognando?!

- Sei umana.- sentì ancora la voce con una nota che gli parve perplessa. – Come sei arrivata qui?-

Bella domanda.

Claudia sentì la propria bocca aprirsi, cercò di chiedere pietà di spiegare che non sapeva cosa stava accadendo né perché la cercassero, ma la mente non suggerì alcuna risposta da dare allo sconosciuto. Tentò quindi di scorgere la figura dell’uomo per capire chi fosse, ma non aveva la forza necessaria per riuscirci.

Doveva fuggire, lo sapeva, tentò di muoversi, ma il suo intero corpo sembrava sfinito ed intorpidito dallo sforzo. Il groppo in gola le soffocò un singhiozzo, e all’improvviso si sentì mancare ancora.

Si svegliò, di nuovo. E stavolta pregò di morire.

Quella non era la sua stanza e quel senso di vago e affaticamento le fece comprendere di non essere ancora sveglia, sveglia per davvero.

Strinse le labbra in una smorfia disperata e gemette forte nella disperazione più totale.

Se mai si fosse sul serio svegliata e fosse rimasta cosciente, decise che non avrebbe più preso le medicine che gli davano o che ne avrebbe prese abbastanza da farle funzionare così bene da farla dormire così profondamente da smettere del tutto di sognare.

Osservò l’ennesima nuova ambientazione. Stavolta era completamente sola.

Respirò piano, profondamente, cercando di smettere di piangere e si calmò gradualmente fino a cessare ogni timore. Si arrese a quel torpore e restò semplicemente lì distesa in terra.

Non seppe quantificare il tempo che rimase lì, le sembrarono ore, ma forse furono solo pochi minuti, solo quando fu calma, forse rassegnata, si accorse del cielo scoperto sopra di lei ed osservò il buio privo di alcuna luce con un espressione assente per un lungo minuto cercando di capire. Non importava nemmeno cosa, l’importante era che una sola cosa le fosse chiara, le bastava anche un piccolo granello di sabbia di certezza. Ma non trovò appigli alla ragione e la linea della sua coscienza smarrì ogni legame con quella dell’assenza della stessa.

Stavolta era impazzita del tutto.  Fantastico.

Con una nuova e totale rassegnazione si mise seduta e restò lì, con le braccia inerte e i palmi abbandonati al terreno ed osservò le sue mani in terra senza nessuna attenzione particolare.

Cosa doveva fare? Iniziò a cercare attorno a lei qualcosa, una qualsiasi cosa che potesse servire allo scopo che si era prefissa, l’unica cosa che riuscì a trovare era un pezzo di legno appuntito e dopo un po’ di prove convenne che poteva esserle utile. Lo puntò sul lato del suo polso...

Un bagliore attirò la sua assente attenzione distraendola. Migliaia di lucciole erano improvvisamente apparse tra le fitte ramificazioni degli alberi creandole attorno una fitta rete luminosa. Si guardò attorno senza particolare attenzione, prima di scorgere il sentiero che le lucciole le stavano indicando.

Era quello che doveva fare quindi? Seguire il sentiero?

Per un attimo sembrò decidere sul da farsi. Arrivare fino in fondo alla follia... oppure arrendersi e restare lì? Un sorriso amaro e sottile apparve sul suo viso. Era in ballo, tanto valeva.

Si alzò in piedi ed iniziò a camminare senza alcuna particolare curiosità, né sentiva il morboso bisogno di capire, ormai ci aveva rinunciato del tutto.

Sapeva solo che doveva seguire quel sentiero.

I piedi quasi le dolevano sotto i passi esausti, sentiva il suo corpo e la sua mente del tutto stremati dai continui tentativi di risveglio e forse dal fatto che per anni lo aveva costretto a ben poche ore di sonno e quelle che gli donavano non erano affatto riposanti, ma non si fermò, né sopperì alla stanchezza.

Il sentiero era semplice, gli alberi sembravano cingerlo di poco, come a marcarlo, ma la vegetazione poco fitta rendeva tutto più chiaro e semplice. Le lucciole le vorticavano attorno come ad incoraggiarla e poté notare solo in un secondo momento che quelle non erano lucciole normali, erano troppo grandi per poterlo essere. Certo non riusciva a vederle bene, il suo scopo era solo  seguire il sentiero.

Fece scemare il passo quando intravide il suo traguardo. Era lì che doveva arrivare?

Raccolse quello che restava della sua curiosità e arranco per gli ultimi metri e quando si affacciò allo spazzo libero dagli alberi, l’incubo senza fine in cui era finita quella maledetta notte senza senso le sembrò improvvisamente diventare un bellissimo sogno.

Claudia scoprì di essere su una roccia che si affacciava in un lago che veniva inghiottito dal bosco. O almeno gli parve un lago, poiché non sembrava avere alcuna fine. In quella notte infinita quell’immenso lago sembrava brillare di luci per via delle lucciole che riempivano la sua superficie. La volta celeste si univa alla superficie acquatica come se la linea dell’orizzonte neanche esistesse, l’acqua pareva inghiottire il cielo in un incanto che le provocò un insolita rassicurazione.

In quel nuovo luogo, una pace mai provata la catturò rendendola assolutamente docile e serena. Quella era la fine del mondo, il confine.

Era arrivata e non importava dove, ma era arrivata.

Fece un passo in avanti e si potrò sull’orlo del precipizio che scoprì essere alto appena qualche metro e guardò in basso scorgendo appena il movimento dell’acqua. Sorrise.

Ovunque fosse era meglio del suo incubo, della sua casa e sicuramente dell’ospedale psichiatrico.

Desiderò con tutte le sue forze restare lì, anche da sola, non le importava. Era lì che voleva stare.

Desiderò non svegliarsi più per ripiombare in incubi, bastavano per quella notte, ed anche per le successive.

Mancava solo una cosa...

Alzò gli occhi al cielo cercando quella strana sfera che per anni era stata la sua unica consolazione, ma nuovamente non la trovò, rammaricandosene.

Poco male, si disse, almeno lì stava bene.

Abbassò gli occhi nuovamente sull’incresparsi delle onde dallo stagno e quello che vide le spezzò il respiro.

Quella cosa era riflessa nello stagno, bella e luminosa come la conosceva. Rialzò gli occhi immediatamente al cielo con un nuovo sorriso sulle labbra e il cuore colmo di speranza, però il tetro buio era l’unica cosa che esisteva. Le si spezzò il cuore.

Eppure la sua ombra era lì, quel riflesso discontinuo per via dei leggeri movimenti dell’acqua era lì, chiara!

Si inginocchiò e si sporse oltre il bordo della roccia quasi nel terrore che quel riflesso potesse scomparire. La fissò studiandola,come a volere imprimersi nella sua testa malata l’immagine di quel surrogato...

Ne restò come catturata.

Ipnotizzata dalla luminosità e dai movimento delle onde si sentì inghiottita dalla magia. Tese una mano come a volerla catturare e perse l’equilibrio...

 

- 10 milligrammi di morfina!- ruggì il medico mentre le premeva i palmi delle mani nella solcatura del seno con forza – Forza Claudia Forza!-

Il battito del cuore sul monitor restava piatto e senza vita. Gli occhi vitrei. I medici erano sudati e affannati, uno di loro era bagnato.

Tentatorno il tutto per tutto.

Ma Claudia non si svegliò mai più.
Ormai era perdura.

 

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Prompt: Non rubare.

Spiegazione: il personaggio vuole rubare i poteri dei presenti alla festa.


Rewrite the stars (capitolo 18)


 

- Ci siamo. – annunciò Gavin mentre sistemava la cravatta al suo nuovo socio – Si entra in scena. –

Draco si specchiò un’ultima volta, odiando ciò che vedeva: il suo aspetto era stato radicalmente cambiato dalla pozione polisucco. Non gli era mai piaciuto usarla, non solo perché gli piaceva il proprio aspetto, ma perché era qualcosa di alienante vedere allo specchio il volto di un altro.
Purtroppo, al momento era una necessità.
- E’ una cosa temporanea – sembrò intuire i suoi pensieri – Solo per la festa, dopodiché ti porterò lontano, dove potrai vivere libero. –
Nonostante non fossero state mosse accuse formali, il suo viso era tra i più ricercati nel mondo magico come persona a conoscenza dei fatti.
Draco si sistemò i capelli corvini con una smorfia –Di chi sarebbe questo aspetto? –
- E’ il figlio di un rampollo di una famigli di maghi francesi. Ho messo in giro la voce che verrà alla festa per incontrare Harry Potter. Ti lasceranno entrare senza problemi. –
- E il tuo? – indicò l’aspetto che aveva assunto: un anonimo giovane con i capelli castani.
Gavin glissò con un sorriso accennato - Ti ricordi il nostro piano? – cambiò discorso.
Draco annuì piano – La pozione è pronta? –
Gavin tirò fuori una bottiglia e sorrise, ammiccante – Prontissima. –
Quella sera, avrebbero finalmente attuato il loro piano: dare a quegli ipocriti ciò che si meritavano.
Quella bottiglia di champagne, apparentemente innocua, sarebbe stata la fine di quella menzogna che si erano raccontati ancora, ancora e ancora: che la purezza magica era unica e speciale.
Quella bugia era stata parte della sua vita, era diventata come una seconda pelle, finché non gli aveva impedito di respirare.
C’erano state morti e tormenti solo allo scopo di perpetrare quell’unica fatale menzogna.
Ma ora era finalmente l’ora della loro vendetta.
Aveva sempre odiato ognuno di loro, ancora prima di incontrare Gavin. Molti di loro non avevano visto la guerra nemmeno da lontano, mentre a lui aveva portato via quasi tutto: il nome della sua famiglia di cui tanto si era vantato per anni, i suoi amici, la sua famiglia, la sua semplice giovinezza. Nulla era stato più lo stesso.
E ora, quella maledetta causa, quell’odiare le persone che erano state coinvolte volontariamente o no, gli stava portando via l’ennesima cosa, la più importante: la persona che amava.
Era già dura essere due uomini innamorati, ma quando il suo nome continuava ad essere infangato e sputato con disgusto senza alcuna possibilità di redenzione, il loro amor era condannato.
Lo era sempre stato a dire il vero.
Non avrebbero dovuto innamorarsi.
Draco sentiva le mani tremare dalla voglia di riversare quella rabbia in ogni singolo bicchiere di champagne. Sorrideva anche solo al pensiero e Gavin sembrava intuire i suoi pensieri.
Gli mise una mano sulla spalla e allargò il suo – Avranno quello che si meritano. –
- Sì.- annuì Draco – Ci puoi giurare. –

**

Harry Potter era nervoso, lo si vedeva dal modo in cui stringeva le dita, come se dovesse evitare di dare un pugno a qualcuno per caso.
Dover essere un ospite ad una cena inutile con persone inutili, mentre tutto quello che voleva era continuare a cercare il suo ragazzo, che era scomparso da tre lunghi e estenuanti giorni, non aiutava.
Soprattutto perché, nel tentativo di aiutarlo, era finito nei guai.
Non si sforzava nemmeno di sorridere, non ne era materialmente capace. Si limitava a stringere mani senza prendere a pugni nessuno.
Avrebbero già dovuto dirgli grazie per questo.
Considerata la quantità di persone di alto rango presenti all’evento, le misure di sicurezza erano state duplicate. Di certo, il recente omicidio di uno dei politici più in vista aveva allertato gli animi.
- Niente? – domandò Ron appoggiato al muro con fare seccato.
- Sai benissimo che non accadrà niente. – borbottò Harry – Siamo qui solo per scena. –
- Noi siamo qui per scena, tu…- gli lanciò un’occhiata – Hai un piccolo discorso da fare. Lo hai preparato? –
- Andrò a braccio. –
- “Andate tutti a fanculo, voglio tornare a cercare il mio amico” non è un opzione, ne sei consapevole? –
Harry gli lanciò un’occhiata veloce. Ron aveva più volte espresso perplessità sul loro rapporto, se solo avesse saputo come si era evoluto, non osava immaginare la sua reale reazione.
Aveva il cuore spezzato, e non poteva nemmeno dirglielo. Non solo perché era molto probabile che non sarebbe stato in grado di comprendere, ma perché era il fratello di sua moglie. La sua ex moglie, si corresse subito.
C’era un po’ di freddezza tra loro, però Ron non sembrava cercare di evitarlo o colpevolizzarlo. Era una magra consolazione ma era una piccola luce in quello che era un momento in cui tutta la sua vita stava cadendo a pezzi.
- “Andate tutti a quel paese” è meglio? – domandò, sviando lo sguardo e fingendo di osservare tra la folla.
- Prova con “Buonasera, signore e signori, brindiamo!” –
- E’ geniale, mi sa che te la ruberò. –
- Citami tra i ringraziamenti. –
Lasciò che lo sguardo scivolasse su ogni volto, su ogni atteggiamento degli invitati. Non seppe nemmeno rendersi conto ma qualcuno stava attirando la sua attenzione, qualcosa in quel ragazzo catalizzò i suoi occhi. C’era qualcosa nel suo semplice stare in piedi, nel modo in cui teneva le spalle dritte e il mento alto.
Il ragazzo era alto con i capelli corvini e le spalle tese e sembrava scandagliare anch’egli tra la folla e, in ultimo, incrociò il suo sguardo.
Il cuore perse un battito e ci mise poco meno di un attimo a capire perché.
Il ragazzo distolse lo sguardo e fece per scappare, e Harry gli corse subito dietro.
Scacciò mani che volevano toccarlo, gente che voleva salutarlo, quasi urlò a una donna che aveva tentato di placcarlo. Nulla lo avrebbe fermato dal ritrovare quel ragazzo.
Lo seguì in una stanza interna e si precipitò da lui.
- Draco! - quasi urlò.
Non sapeva nemmeno come aveva fatto a riconoscerlo, ma qualcosa nel suo animo, forte come uno tsunami, aveva visto Draco Malfoy, oltre il suo travestimento.
L’altro non fece nemmeno finta di continuare quella finzione.
- Non avresti dovuto seguirmi, Harry. – disse, con voce sofferente.
Questi lo raggiunse, così in ansia da non riuscire a respirare - Dove sei stato? Hai idea di quanto ti abbia cercato? –
- Sto bene. – rispose Draco con un filo di voce – Sto bene. – ripeté meno convinto.
Harry strinse le mani sulle sue spalle, così forte che temette di avergli fatto male, quindi, prendendo respiri profondi, tentò di rilassare le dita.
- Perché te ne sei andato? Eri al sicuro da me. Ti avrei protetto. –
Draco scosse la testa – Non mi serve la tua protezione. –
-Certo che sì, che diavolo ci fai qui? Perché hai questo aspetto? Che cosa stai combinando? –
Draco accusò quelle domande come degli schiaffi – Stanne fuori, Harry. Non ti riguarda, non ti ha mai riguardato. – alzò gli occhi – Tu non puoi capire. –
- Capire cosa?! –
- Cosa si prova. – replicò – A essere odiati, non importa quanto ti sforzi, a non poter stare con la persona che ami perché non è giusto che ne subisca le conseguenze. –
- Io lo capisco! – quasi urlò Harry esasperato.
- No, tu non capisci! – Draco urlò davvero – Perderesti tutto se stai con me, perché non importa cosa io faccia, sarò sempre il mangiamorte criminale. –
- Ti scagionerò. –
- Da quest’accusa? Forse. – soffiò Draco scuotendo la testa – Ma dalla prossima? E quella ancora? Come mi proteggerai dall’accusa di aver rovinato la tua vita, spingendoti a lasciare tua moglie? –
Quelle parole lo colpìrono dritto al petto. Harry strinse le labbra, con rabbia.
- Sai bene che non è stata colpa tua.-
- Quasi nulla è colpa mia eppure non significa che non ne verrò accusato lo stesso. – replicò.
Harry lo studiò, con una preoccupazione sempre crescente – Draco… Io ti amo. Risolveremo tutto.-
Draco scosse la testa, non riusciva a sostenere lo sguardo di Harry, ma in ultimo alzò gli occhi – Ti prego, io non… -
Harry lo zittì con un bacio. Quell’incanto non aveva ingannato i suoi occhi, ma soprattutto non poteva ingannare il suo corpo. Con gli occhi chiusi, riconobbe ogni angolo del suo corpo, ogni sospiro, ogni movimento.
Draco esitò, quasi a tenere fede alle sue parole: non stare insieme, non rovinarsi la vita.
Ma subito dopo le mani erano tra i suoi capelli nel disperato tentativo di stringerselo addosso. Le lacrime scendevano lungo le guance, senza più freno.
Si baciarono come solo due amanti che si erano mancati potevano baciarsi, come se il resto del mondo non avesse alcuna importanza e il tempo non esistesse. Si staccarono, senza fiato.
Si guardarono, restando ancora un altro po’ nel loro piccolo mondo, poi Harry si sforzò nel tornare alla realtà - Che ci fai qui? – domandò ancora, ansante, come se si fosse accorto solo ora che qualcosa non quadrasse – Di chi è questo aspetto? –
Draco fece per scivolare via dalla sua presa, ma Harry la rinsaldò – Rispondimi. –
- Mi dispiace. – soffiò Draco alzando gli occhi – Ho dovuto… -
- Cosa… -
Non fece in tempo a finire la frase che la porta della stanza si chiuse. Due attimi dopo una magia la attraversò.
Harry guardò la porta, poi lui. Draco si giustificò dicendo solo – Non volevo che accadesse anche a te. –
Harry guardò il suo ragazzo, senza capire.

**

Se fosse stato qui, gli avrebbe dato uno zuccherino. Draco Malfoy si era rivelato più utile del previsto.
Aveva già posto un potente incantesimo per tenere la porta chiusa, ma aggiunse un ulteriore incanto affinché le urla di Harry_levati_dai_coglioni_Potter e del suo piccolo animaletto di compagnia non potessero essere udite.
Soddisfatto del suo lavoro, prese una boccetta dalla tasca e la guardò con premura. L’ultimo tassello del suo puzzle.
Si guardò allo specchio e, con un ultimo saluto all’anonimo cameriere, bevve.
L’aspetto che aveva scelto per partecipare alla festa cambiò in uno più conosciuto, molto più ricercato: i suoi capelli divennero scuri e spettinati, gli occhi verdi, si abbassò di qualche centimetro e una piccola cicatrice si formò sulla fronte. Prese dalla tasca degli occhiali e li inforcò.
Perfetto, pensò divertito, i capelli presi quando aveva accidentalmente incontrato il Salvatore per strada erano serviti alla sua causa.
Tutto stava prendendo finalmente forma, la sua visione si stava concretizzando.
La sua vendetta, era ad un sorso di distanza.

Se non fosse stato per Draco Malfoy, quel giorno non sarebbe mai arrivato. Era un abile pozionista, ma ogni volta che aveva tentato di sintetizzare la cura per la magia, il suo problema era sempre stato uno: era sempre fatale.
Ma lui non voleva che lo fosse, non era uccidere il suo scopo, ma lasciarli vivi a dimenarsi come porci nel fango, a vivere come le creature che avevano tanto disprezzato, a diventare nullità.
La cura gli avrebbe fruttato soldi e potere e lo avrebbe messo nella posizione di scegliere chi doveva detenerlo.
Ovviamente, lui era in cima a quella piramide.
La piccola cerimonia di presentazione durò un’eternità. Gavin allora, nei panni del bel moretto, gustò ogni attimo che seguiva la frase – E ora, senza indugi, vi presento l’eroe che tutti stiamo aspettando… Harry Potter! –
Calcolò i suoi passi, sistemandosi la cravatta con un sorriso che non voleva lasciargli il viso. Una volta sul palco, guardò uno ad uno tutte le persone presenti, erano tutti diversi tra loro: alti, bassi, magri, in carne, barbuti e lindi…
Ma erano tutti inutili.
Ognuno di loro si credeva speciale e presto sarebbero diventati nulla.
- Ho aspettato tanto per essere qui.- la sua voce rimbombò per la stanza, c’era chiaramente un incanto sul palco – Ed è così bello esserci finalmente arrivato.- sorrise affabile – Vedete, molti sacrifici sono stati fatti per portarci tutti qui, esattamente a questo momento, un momento di trionfo e di gioia. –
Qualcuno fece un piccolo applauso e Gavin se lo godette tutto – La guerra è finita da tempo, ma per molti non è mai finita. C’è ancora molto da fare. –
Altro applauso, Gavin stavolta alzò una mano per placarlo – … possiamo iniziare a rendere il posto migliore.-
Prese il calice che il cameriere gli tendeva e lo alzò.
Tutta l’attenzione della sala era su di lui. Perfino i camerieri erano fermi, immobili come statue ad aspettare un suo cenno.
- Brindiamo!- disse e si portò il bicchiere alle labbra, bagnandole appena.
Uno dopo l’altro, l’intera sala bevve un sorso di quello champagne speciale e un moto di gioia lo invase come un orgasmo.
Aveva vinto lui.
Finalmente.
Una risata gli sfuggì dalla gola, sincera e potente. Tuonò per la sala, quasi fece vibrare le finestre. Era un latrato così profondo e intenso che la gente si guardò attorno confusa.
– Grazie per aver giocato. Ritentate, forse sarete più fortunati. – rovesciò il suo bicchiere sul pavimento – Sapete cosa avete ingerito? - quasi rise – Una pozione anti-magia. Complimenti, presto sarete tutti babbani. –
La gente si guardò confusa tra loro. Gavin aspettò di vedere i sintomi: iniziava tutto da un colpo di tosse, poi vomito, poi febbre. Eliminare la magia da un corpo magico era un evento traumatico e, nonostante l’intervento di Malfoy, non era stata del tutto esclusa la fatalità.
Tuttavia, aspettò invano.
Qualcosa non andava.
Guardò l’orologio al polso rendendosi conto che in quel momento la pozione avrebbe dovuto iniziare a fare effetto.
Ebbe appena il tempo di realizzare che qualcosa non aveva funzionato che evidentemente la pozione non era stata bevuta e che era in immediato pericolo quando si sentì afferrare una mano e tirarla indietro.
- C-cosa?- boccheggiò.
Un’altra mano gli afferrò la bocca e gliela aprì. Si ritrovò in bocca del liquido che fu costretto a ingoiare per non soffocare.
Riconobbe il sapore, ebbe l’istinto di scappare, ma la persona lo teneva fermo, glielo impedì.
- Gavin (aveva un cognome?) sei in arresto. –
- Cosa?- domandò. Riconobbe la propria voce. La sua maschera stava scivolando via, avvertiva la pelle tirare, i capelli stavano cambiando colore. Nel giro di trenta secondi, era tornato lui e, sotto gli occhi di tutti, qualcuno lo tratteneva.
Si girò appena in tempo per vedere Ronald Weasley puntargli la bacchetta al petto – Abbiamo vinto noi. – soffiò e alzò gli occhi.
Gavin d’istinto seguì il suo sguardo e gli si gelò il sangue nelle vene.
Dall’altra parte della sala, appoggiati al muro, con un bicchiere di champagne tra le dita che collimava in un brindisi, c’erano Harry Potter e Draco Malfoy, spalla contro spalla. Un sorriso accennato sui visi.
Come? Cosa? Com’era possibile? Quando era successo?!
Nessuna delle domande che si fece ebbe risposta perché fu trascinato via in manette.

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Cowt 10
prompt: mecha
Spiegazione: c'è il robot.

Vedere le stelle




- Trattieni il respiro! – esclamò Lucia con un sorriso perfido che le decorava il viso.

- Sicura che non mi farà male? –

- Nah. –

E l’armatura esplose.

Galo si ritrovò catapultato dall’altra parte della stanza e per un attimo vide le stelle. Quando si mise seduto, Lucia gli rivolse uno sguardo innocente.

- Ops. – soffiò.

- Ma perché devi ancora fare esperimenti? Gli incendi sono drasticamente calati. –

Lucia tornò a armeggiare con i rottami del robot – Sì, ma abbiamo avuto un invasione aliena e un un quasi viaggio interspaziale, direi che armarsi non è mai una brutta idea. –

- Mi pare giusto. – Galo si alzò, la sua pelle nuda non aveva nemmeno un graffio.

Perfetto. Invincibile come sempre.

- A quante esplosione siete arrivati? Cinquantasei? – una voce indispettita attirò la loro attenzione.

Dall’altra parte della sala, impettito nonostante la sua bassa statura c’era Lio con un sopracciglio alzato.

- Hai sentito le fiamme? – domandò Lucia con occhi brillanti – Ti è rimasto un certo senso, vero? –

Lio scrollò le spalle e alzò gli occhi su Galo che gli sorrise ampiamente.

- Nemmeno un graffio! – esclamò battendosi la pancia a prova – Immortale. –

- Non so davvero di cosa sei fatto. – replicò Lio – Forse è questo che dovresti studiare, Lucia. –

- nah, non è un mistero.- scrollò le spalle lei – è talmente stupido che la sua pelle si scorda le biologia più basica. –

- ehi! –

- Questo spiega molte cose. –

Galo li raggiunse, rosso in viso – Il mio ardore è solo più ardente delle fiamme stesse, non è difficile da capire. –

- Vedi? Biologia portami via. – fece Lucia tornando alla sua attrezzatura.

Lio ridacchiò sotto i baffi cosa che indispettì Galo che lo afferrò per la collottola per portarlo via.

- Che ci fai qui? – domandò allora.

Lio scrollò le spalle – Ti sono venuto a prendere. Ci metti una vita ultimamente a tornare a casa. –

Galo fu colto sul vivo. C’era un motivo molto semplice del perché temporeggiava nel tornare a casa presto: il suo coinquilino.

Il suo coinquilino che faceva ribollire i suoi bollenti spiriti.

Era da quando si era ritrovato il corpo nudo dell’altro davanti dopo he si era fatto la doccia che aveva sentito la sua di fiamma avvampare.

 

Quella era una scottatura che non ne volea sapere di andarsene.

Aveva una cotta per lui ormai da più tempo di quanto riuscisse a contare con le dita, che era anche l'unico modo in cui sapeva contare.

Lio alzò un sopracciglio e gli disse semplicemente - Preparati che andiamo. -

tornarono in silenzio a casa, quel silenzio scottava sulla pelle. Lio non sembrava particolarmente a disagio e questo lo lasciava ancora di più sui carboni ardenti.

Una volta a casa, si tolse la giacca e Galo non poté non nostare la lindea del suo collo sottile svanire dietro una maglietta troppo larga per il suo gracile corpo e desieriò con tutte sé stesso riuscire a seguirla oltre quel bordo.

Sentì l'eccitazione farsi strada in lui, per quel semplice piccolo dettaglio. Era davvero patetico.

- Devi iniziare a sottrarti alle idea di Lucia. E se un giorno ti facessi davvero male? -

- Figurati se succede! La mia fiamma è immortale! -

Lio fece un sorriso un po' mesto e Galo sentì il senso di colpa avanzare: quando avevano rispedito nello loro dimensione il promare, c'era una cosa che non aveva considerato: chi era rimasto.

Loro due erano parte di una generazione che non aveva conosciuto altro, per Lio, le fiamme erano state una parte di lui per l'intera vita.

A volte, aveva l'impressione che si sentisse incompleto.

Quando succedeva, Galo provava l'impulso di stringerlo così forte da fargli il proprio calore e scaldarlo. Nelle sue fantasia, ovviamente, finiva a farlo in modo carnale e selvaggio.

Ma cosa gli prendeva? Non era mai successo che desiderasse così intensamente qualcuno. A volte, aveva paura di perdere il controllo, come un incendio incapace di domare.

- Sei arrabbiato con me? - lo affrontò Lio girandosi - vuoi che me ne vada? -

- Cosa? no! -

- E allora perché mi stai evitando? -

Galo ingiò il rospo. Si grattò la testa, fortemente a disagio, poi decise che se le cose dovevano continuare così era meglio essere sincero.

Si sedette sul divano e sprofondò nella sua testa enlal ricerca delle parole adatta:

- Tu e io... facciamo scintille. - disse.

Lio lo guardò con un espressione confusa.

- Cioè... il tuo corpo... e il mio. - non sapeva nememno più cosa stava dicendo - Cioè, è come se ci fosse il Promare dentro di me, quando sono con te. -

- non ti seguo. - replicò Lio, sempre più confuso.

Galo prese un profondo respiro - Se tu mi guardi... io vado a fuoco. - insisette - Perché mi piaci troppo. -

Lio non replicò per un lungo momento, poi alzò nuovamente un sopracciglio - Beh hai un modo molto vivace di... - cercò la parola - tenere a qualcuno. - si alzò - Mi rendo conto che la nostra amicizia sia nata in modo atipico, ma mi piaci anche tu. - scrollò le spalle - Ora sei più tranquillo? -

No, non era tranquillo, perché Lio non aveva capito un bel niente!

Lio si alzò per andare a preparare qualcosa da mangiare, ma Galo lo afferrò e lo costrinse a cadere seduto sulle sue ginocchia. Poi gli prese il viso con una mano e lo guidò sul suo.

Il bacio, fu come una scintilla. Veloce e lucente.

Lio si staccò da lui, gli occhi spalancati e vicini a lui, così vicini, che gli sembrava di vederli pulsare.

Non era la prima volta che quelle labbra si toccavano.

Ora che non era questione di vita o di morte, quelle labbra gli parvero morbide e piene di vita.

Lio chiuse gli occhi e fu tutto quello che Galo riuscì a vedere prima di sentire di nuovo le labbra sulle sue, poi si sentì spingere contro il divano. Si staccarono solo per riprnedere fiato.

- In questo senso, indendevi. - disse a mo' di conferma.

Galo annuì, tre metri sopra il firmamento dalla felicità.

- Beh, allora... - le labbra si tirarono in un sorriso pericoloso e predatorio - Se mi guardi, vado a fuoco anche io. - soffiò - Con la differenza che a me piace giocare col fuoco. -


Galo non sapeva nemmeno come era potuto succedere, ma erano arrivati a letto e ci erano arrivati nudi.

Un po' gli dispiacque, avrebbe voluto spogliarlo con calma, baciarlo seguendo la linea di quel collo lungo, fino trovare ritondità nuove e perfette.

Perché lo erano, decisamente. Ora che finalmente poteva stringerle tra le mani, le sentì così belle, piene e morbide sui suoi palmi.

Lio fece un piccolo gemito che gl i vibrò in goma quando sentì il primo dito avanzare nella sua carne.

Pronunciò il suo nome e Galo quasi venne.

Così non era giusto.

Quel corpo doveva essere illegale. Era così slanciato e magro che riusciva a sentire il battito del suo cuore solo poggiando le labbra sul petto. Ne approfittò anche per succhiargli un capezzolo.

La temperatura iniziò a salire tra loro ad ogni attimo, mentre le dita diventavano due e le lingua si divertiva a giocare con i capezzoli alternatamente.

Lio gemette ancora, e quel gemito rimbomcò per la stanza.

ancora il suo nome.

- così rischio di fotterti senza prepararti bene. - lo ammonì.

Lio gli strattonò i capelli per tirarlo via dai suoi capezzoli - Sono più forte di quanto credi. - replicò con el guance rosse.

- Mi stai dando il permesso? -

- Direi più un ordine. - disse Lio tornando a baciare con audacia le sue labbra e mrodere delicatamnte quella inferiore.

Galo per un attimo vide completamene bianco, sentì solo il fioco che avvampava dentro di lui.

Forse anche lui aveva del promare dentro di sé, uno che poteva essere acceso solo con Lio come miccia.

Insieme, comsumavano l'aria attorno, la rendevano irrespirabile.

Fuoco vivo e un pompiere, che coppia che erano. Perché lo erano, pensò mentre lo spingeva steso sul materasso e lo guadava dall'altro: erano una coppia.

... o no?

- Noi stiamo insieme, giusto? - chiese conferma.

Lio alzò gli occhi al cielo e per un attimo sembrò volerdlo picchiare - Dipenderà da quanto sarai bravo. - scherzò - Se mi fai tornare tra le stelle... posso farci un pensierino. -

Galo quasi rise, mentre la sfida si faceva strada assieme alla passione.

- Facciamo esplodere questa supernova. -

Gli aprì le gambe e godette di quella vista: Lio con il viso arrossato, le gambe spalacante, il sesso duro e l'ano che stringeva le sue dita.

non aveva mai visto nulla di più bello, e nulla di più caldo.

questo fuoco, rischiava davvero di scottarlo.

Però questa volta non gli sarebbe spiaciuto.

tolse le dita e osservò con avidità l'ano che si contraeva pronto ad accoglierlo. Si prese l'uccello e lo guido a quella porta del paradiso godendosi per piccolo risucchio prima di spingere.

Il calore gli dette alla testa. La pressione, gliela fece del tutto perdere.

Si ritrovò a spingere con più forza e disperazione di quanto avesse mai creduto possibile. Dimenticò il suo stesso nome o perfino come si respirava, in favore di godersi la frizione in quell'ano stretto.

Cielo, aprì gli occhi per vedre il viso di Lio che però era coperto dalle sue mani, come aveva fatto a convivecerci senza estinguere l'incendio che lo animava ogni volta che i suoi occhi sfioravano la sua figura.

Il pensiero che nasondesse il viso per nascondere in realtà il dolore, lo colse come un estintore. Galo rallentò i fianchi fino a fermarli, e si sforzò di mettere due neuroni isnieme per prendere la sua mano e toglierla.

Ma Lio sembrava compeltamente assorto, rosso completamente in viso, le labbra socchiuse nei sospiri.

- Ti sta piancendo? - cercò conferma, ansando.

Lio serrò gli occhi e si morse un labbro - Continua. -

- Se ti faccio male... -

- Continua. - sembrò un ordine perché lo era.

Galo si sentì rassicurato, ma stavolta quando riprense a muoversi lo fece con meno foga. Era ancora soggetto al desiderio di spingersi senza pietà, ma l'andarci pieno gli offrì la più ammirevole sensazione di godersi il giro attimo per attimo.

Non stava più correndo per arrivare al traguardo, ma si stava godendo la vista.

E Lio era una bellissima vista.

Si sedette sui talloni e afferrò i fianchi dell'altro per tirarli su. Iniziò a spingersi più in profondità di prima, metre Lio si faceva manovrare come una maionetta a cui avevano tagliato i fili.

Ma il piacere era troppo per entrambi, Lio assecondò le spinte, si aggrappò al letto mentre i suoi occhi diventavano per un secondo completamente bianchi, come luca pura.

L'aria già calda si infiammo attorno a loro e Galo avvertì il familiare formicolio sulla pelle del calore che lasciava il fuoco indomito.

Lio inarcò la schiena cosa che lo elevò completamente dal letto.

Il suo corpo solo all'apparenza graciel sembrava un agisce fuscello mentre l'orgasmo avanzava in lui, vibrava attraverso la pelle.

L'orgasmo per lui era un vero e prorpio indomito incendio che consumava ogni ragione e lasciava solo cenere.

Lio crollò, senza più energia, il seme che scivolava dal petto. Galo uscì da lui, e si toccò quel poco che bastava per godere fino all'ultimo di una vista così paradisiaca.

di una cosa era certo: non avrebbe mai più temporeggiato a lavoro.

Probiabilemtne non ci sarebbe più nemmeno voluto tornare a lavoro.

Voleva stare con lui, fare l'amore con lui, consumarlo.

Lio aveva avuto materialmente del fuoco che scorreva nelle sue vene, ma lui...

oh il suo era genuinamente umano ed era di quel biondino che ansimava spossato dal più potente orgasmo che avesse mai avuto.


Lio era crollato addormentato poco dopo, cosa che aveva lasciato a Galo l'arduo compito di pulirlo. Dopo di ché, si infilò accanto a lui sotto le coperte e lo guardò dormire.

qeulla mattina non avrebbe mai creduto che sarebbero finiti insieme, credeva che quell'amore fosse a senso unico. Ora, invece, non poteva fare altro che sorridere tra sé e sé.

Si addormento con il profumo di loro che accompagnava i suoi sogni.

Si risvegliò il mattino dopo con un calcio di Lio.

- Devi andare a lavoro! -

Galo si mise seduto e per un attimo gli parve che la notte prima fosse stata solo un sogno. Ma non lo era, perché l suo nuovo fidanzato stava preparando la colazione... completamente nudo.

Cosa che fece diventare Galo immediatamente duro.

- Stai cercando di sedurmi di prima mattina? -

Lio fece un mezzo sorriso - Come un ex-fuoco vivo ammetto di non esser mai stato davvero avvezzo ai vestiti. Il fatto che tu ora voglia scoparmi, mi aiuta a non portarli senza problemi. -

Galo si alzò e lo raggiunse, abbracciandolo da dietro. Lasciò che il sesso duro si adagiasse tranquillamente sulla base della schiena, pronto a scivolare nelle natiche sode e posò un bacio sul collo.

- Dovrai vestirti invece, o non mi limiterò a guardarti. -

Lio spense il fuoco e si appoggiò alla credenza - Chi ha mai parlato di guardare. -

- Come ho fatto a vivere con te per mesi senza fotterti? -

- Abbiamo assodato che l'intelligenza non è una delle tue qualità. - replicò - Tuttavia, ne hai... farmi vedere le stelle è una di queste. -

Galo ridacchiò e si posizionò pronto per entrargli dentro - Stiamo isnieme, giusto? - soffiò.

Lio scrollò le spalle - Stiamo ovunque ti pare se serve a farti entrare dentro di me. -

- Staimo insieme. - confermò allora.

Provò a entrare, lio gli dette un calcio al volo con uno stinco - Ieri hai passato due ore a preparamri e ora vuoi passare direttamente al sodo? -

- Scusa...? - farfugliò Galo, colpevole.

Galo meditò su come prepararlo in fretta. Certo poteva infilare le dita e aspettare che l'eccitazione facesse il suo corso, ma era già così duro e pronto ad esplodere che non poteva spettare molto.

Si mise in ginocchio gli aprì le natiche, limitandosi a infilare la lingua e scoparlo co la stessa.

Funzionò anche fin tropp bene.

E, prima di colazione, lo scopò di nuovo.


Lucia soffiò sul computer con aria seccata. Galo e Lio non si facevano vedere da giorni e lei doveva provare la sua nuova arma speciale: un mecha alto tre metri, armato di ogni confort.

Era simile a quello del professore, ma anziché funzionare con il fuoco attivo di un possessore di Promare, funzionava con l'energia residua.

Alla fine, l corpo di Lio era cresciuto con un alieno dentro di sé, credere che fosse semplicemente totnrato umano era molto stupido.

Così, potevano e dovevano imbrigliare quelle qualità.

O Galo sarebbe esploso un altro po' nel tentativo.





 

 

 

 

 

 

 

 


Illusioni

Feb. 22nd, 2020 11:37 pm
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- Sei ingrassato un poco? –
Loki osservò il fratello con la coda dell’occhio e il nervosismo che virava nelel vene.
Non era colpa sua se era così scemo, ma di certo non apprezzava quei commenti. Con un po’ di magia riuscì a nascondere l’abbozzo di pancia e si alzò pronto a rivestirsi.
- Dove vai? –
- In camera mia, abbiamo finito. – replicò chiudendosi la vestaglia.
Thor fece una smofia e si lasciò andare sulle coperte – Ma io voglio farlo di nuovo.- protestò – Ultimamente non lo facciamo abbastanza. –
- Abbastanza? – gli fece il verso Loki – Cos’è ti ha ordinato il dottore di scopare? –
- Dovrebbe. E’ un ottimo toccasana. –
- Trovati una bella fanciulla, fratello. –
- a che mi serve una fanciulla? Ho te. – gli cinguettò divertito – In più, se volessi una qualsiasi fanciulla tu potresti trasformarti in lei.-
A volte, era veramente troppo stupido.
Loki alzò gli occhi al cielo e masticò un – Buona notte.- ma Thor gli afferrò la cinta della vestaglia e lo tirò indietro. Cadde seduto tra le sue gambe e il maggiore ne approfittò per avvolgerlo in una abbraccio impacciato.
- Non volevo offenderti. – soffiò con una voce suadente e dolce.
Maledetto.
Pasò una mano sul grembo e la lasciò scivoalre in basso, pronto ad afferrare cose che Loki aveva molto care e che solo al pensiero si stavano già risvegliando.
- Abbiamo finito. – disse, con severità.
Thor sbuffò e lo lasciò andare.
- Sei una guastafeste. –
- Lo so. –
- Ci vediamo domani? –
Loki gli lanciò un’icchiata dall’altro – A domani. – gli concesse.

Il loro rapporto era sempre stato molto unito, ma ad un certo punto qualcosa era profondmente cambiato tra loro.
Gli ormoni? Le prime erezioni? Non sapeva nemmeno com’era iniziata davvero. Saepva solo che era iniziato con la curiosità ed era finita in una relazione stabile.
Bhe, un surrogato di relazione.
Non era normale, era totalmente sbagliato, soprattutto non si erano scambiati promesse, o confessioni.
Semplicemente non passavano quasi mai la notte da soli nei loro letti, e non passavano mai davvero la notte addormentati da anni ormai.
Anche se Thor aveva frequentato altre ragazze, anche se Loki aveva frequentanto… molte altre persone, alla fine, durante la notte, sgattaiolavano in una delle loro due stanze per divertirsi.
All’inizio era solo toccarsi, poi succhiarsi e infine, Thor lo aveva spinto sul letto e lo aveva scopato.
Era stato doloroso e confuso, ma dopo un po’ avevano provato nuovi meditori per continuare a farlo. Non avevano più smesso.
Tuttavia, ultimaente qualcosa era cambiato.
Loki si guardò allo specchio e lasciò scivolare via l’illusione. Si toccò l’addome rigonfio e il gelo scorse nelle sue vene ad ogni respiro
Lo aveva sentito muoversi qualche giorno prima, da allora, non era più stato possibile negare quella realtà.
Loki non era sicuro come fosse successo, o meglio, non era sicuro che quella cosa potesse essere davvero possibile. C’erto era a conoscenza su come si facessero quella cosa… i figli… ma era anche piuttosto convinto che lui e Thor essendo due uomini non sarebbero dovuto essere in grado di averne.
Eppure, Loki non poteva guardare al suo addome se non con una matematica certezza che ci fosse una vita che vi cresceva.
Non sapeva nemmeno a chi chiedere aiuto…
Non poteva certo dire in giro che lui e thor giocavano in modo che non sarebbero dovuti essere concessi, era pure spaventato dall’idea di dover ammettere ad alta voce che pensava di essere icninto.
Era una situazione davvero, davvero complicata.
Aveva il sospetto che fosse per via della sua natura magica, il suo essere un camalonete, il dio delle illusioni. Poteva mutare forma, diventare una donna o animale, non era così sicuro quindi esattamente come i suoi poteri e lil suo corpo funzionassero. Era anche l’unico in famiglia ad avere queste abilità quindi non era nemmeno sicuro di a chi chiedere consiglio.
Ma era anche l’unica cosa che lo differenziava e l’unico motivo valido di poter ammettere che c’era quella vita dentro di lui.
A quanto pareva, era in grado di concepire figli e aspettava il figlio di suo fratello.

Nel tempo iniziò a negarsi a Thor, che diventava sempre più insistente.
- Va a cercare qualcun altro! – gli urlò un giorno disperato. Dovevano essere gli ormoni.
Thor lo aveva guardato come avetsse tre teste, e aveva borbottato qualcosa prima di andarsene.
Per Loki, nascondere la pancia con la magia, mentre era in preda a preoccupazione e ormini stava diventando sempre più difficile.
Ad un certo punto, però, arrivarono le voglie.
Non si trattava solo del cibo, come principe di Asgard non ci metteva molto a chiedere uno dei più improbabili manicaretti che la sua mente vogliosa poteva immaginare e farselo arrivare.
La voglia che era più difficile da affrontare era la frustrazione.
Aveva scacciato Thor per non mostrargli il suo corpo, ma nel farlo, doveva fare i conti con anni e anni di sfogo sessuale che veniva imrpovvismente sopito e alimentato da ormoni.
Liki, ammise con rabbia, sentiva la mancanza del sesso.
E, in un angolo della sua anima, sentiva la mancaza di Thor.
C’era qualcosa di particolare in loro, non era solo quel segreto che condividevano, era un rapporto unico che solo due fratelli potevano avere. Era il loro modo di interagire, di cercarsi, di stare insieme.
Si odiavano un poco, si stimavano tanto, si amavano…
Beh, Loki non era sicuro di cosa fosse davvero l’amore ma era più che convinto di provare qualcosa per Thor.
Bhe, era letteralmente il padre del suo bambino.
Cielo, pensò con le lacrime che riempivano i suoi occhi, stava per avere un bambino!

Una sera, la mancanza divenne insopportabile. Scagliò l’inganno sul suo addome e cercò suo fratello, lo afferrò e lo trascinò via, due attimi dopo era in ginocchio, a armeggiare con i tuoi pantaloni.
- Credevo che non dovessimo più farlo… - mormorò Thor confuso.
- Ho cambiato idea. –
Riuscì asbottonare la patta e finalmente ebbe la visuale della sua meta. Gli era mancato tantissimo anche lui.
Iniziò a leccarlo senza alcun indugio, quel sapore salato e quell’odore pungente lo inebriarono fin qusi a farlo venire.
Perfino semplicemente succhiarglielo, era dannatamente eccitante.
Thor non protestò per nulla, non cercò di scacciarlo, ma anzi, gli afferrò la testa e strinse i capelli per tenerlo esattamene dov’era senza dargli la possibilità di ristrarsi alll’ultimo.
Affondò fino alla sua gola e venne con un grugnito. Loki venne con lui, senza nemmeno essersi toccato.

Non era lontanamente abbastanza, ma doveva esserlo. Così, nonostante le gambe che gli tremavano si alzò per andare via. Thor però lo afferrò e lo trascinò via.
Nonostante le proteste lo scaraventò sul primo letto che riuscì a trovare e si impose su di lui con uno sguardo famelico e un po’ minaccioso.
Sembrava così affamato che Loki arrivò a chiedersi da quanto non sfogava la sua libido. Non erano mai davvero stati monogami.
- Ehi, calmati. –
- Sei di genio epr la prima volta dopo mesi,- soffiò Thor prima di afferrargli il pantalone e letteralmente strapparglielo con una manata – col cavolo che mi calmo. –
- Thor, cosa…-
Infilò le dita in lui senza troppi riguardi. L’impazienza e la determinazione nell’essergli dentro era talmente palpabile che bastò quella a far sentire l’intero corpo di Loki percorso dal desiderio.
Cielo, voleva essere fotutto. Voleva esssere fottuto adesso.
Aprì le gambe, sussurrò il suo nome. Tanto bastò.
Thor gli entrò dentro in un'unica spinta e il sosprio di sollievo e piacere fu unanime.
Si erano mancati, ad un livello di intimità e completezza che non erano nemmeno sicuro di comprendere.
Mentre Thor si aggrappava ad ogni cosa, per darsi più spinta possibile, Loki sperò con tutte le sue forze che l’illusione non scemasse, che Thor non vedesse il suo addome gonfio.
Preso dal terrore, decise che c’era slo un modo per evitare che lui potesse notarlo.
Lo fermò come poteva e si girò per mettersi carponi, Con uan mano si aprì le natiche, a mo’ di ivnito.
Tanto bastava.
Thor tornò dentro di lui e Loki fu percorso dal più totale dei pianceri.
Cazzo se gli era mancato!
Non appena quel pargolo sarebbe venuto al mondo, avrebbe trovato un modo per evitare che riaccadesse… e non aveva mai più intenzione di lasciare il letto.
Cavolo, avrebbe cavalcato il suo sesso per il resto dei suoi giorni.
Non voleva che altri lo avessero, non voleva che thor fosse di nessun altro.
Non era amore però, era una becera, profonda e inevitabile ossessione.
Amava Thor come suo frtello, amava il sesso con lui come una dipendenza.
Le ondate divennero sempre più possenti, Loki iniziò a perdere il senso della realtà e il controllo di ogni briciola del suo corpo.
Urlò perfino, fargiglio incoraggiamenti, masticò il suo nome.
Era ormai senza pià alcun controllo della logica.
- Non negarti a me mai più. – gli sussurrò Thor all’orecchio – Non sarò più così paziente. –
- Mai più.- promise, in preda al piacere.
L’orgasmo che seguì, fu il più potente della sua intera esistenza.

Non sapeva come avrebbe potuto davvero partorire. ILa logica gli suggerì di tramutarsi in donna non appena avvertì i primi dolori.
Lo fece da solo e fu completamente spaentoso.
Il bimbo era corvino ma aveva suoi bellissimi occhi azzurri.
Era bellissimo… ed era loro.
Ma nessuno doveva sapere della sua esistenza.
Tornò uomo, incontrò una donna che aveva assoldato per prendersene cura.
Lo spacciò per un orfano che aveva trovato, promise alla donna di pagarle ogni cosa che il bimbo necessitava.
Spacciò suo figlio, per un opera di carità.
Lo fece cl cuore spezzato.
Quando aveva preso quel bambino tra le braccia, il nome di quel sentimento che provava e che non aveva mai avuto il coraggio di indagare era sfuggito dalle sue labbra con una semplicità assoluta.
Li amava.
Amava suo fratello e amava loro figlio.
E non potevano continuare così…

Questa volta, quando disse a Thor che era finita, lo era davvero.
Ma Thoer era un idiota e non lo accettò mai.
Restarono insieme, fine alla fine del modo piccolo e magico mondo.



Vi

Feb. 22nd, 2020 05:20 pm
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- Sta dormendo? –
- Sì. –
Harry allora gli allungò un bicchiere di vino e sogghignò – Siamo un ottima squadra. –
Era vero. Avevano fatto addormentare quel bambino in un attimo.
Fino a una settimana prima Draco Malfoy non si sarebbe mai nemmeno immaginato che si sarebbe trovato a casa di Harry Potter dopo aver fatto da babysitter improvvisato al suo figlioccio.
Si erano incontrati nel nottetempo per caso, essendo cresciuti insieme, nonostante i loro problemi, avevano inziiato a parlare e Draco era rimasto sorpreso di vedere il goldn boy tenere tra le braccia un adorabile pargoletto.
Ancora di più, vederlo tenere la mano verso di suoi capelli e poi vedere i suoi diventare di un biondo uguale al suo.
- Ora che ci penso, in qualche modo lui è tuo parente.- sorrise Harry divertito – Teddy, lui è tuo… cugino? Zio? Il tuo albero genealogico mi ha sempre confuso.-
Draco alzò gli occhi al cielo e scoppiò a ridere, poi passò una mano sui capelli biondi del bimbo per tirarli all’indietro e soppesare la somiglianza – Sì, decisamente. – confermò – Dai, dammelo. Ora è mio! –
Harry glielo mise perfino in braccio e giocarono tutti e tre insieme per tutto il tragitto. Draco fece finta perfino di perdere la sua, tanto si stava divertendo.
Quel giorno, Harry lo aveva invitato a pranzo e da allora, non c’era giorno che non si vedessero.
Non sapeva dire con certezza come ci si era ritrovato in quella situazione, era come se un po’ l’avessero rapito, ma quando quel bimbo sorrideva ogni volta che lo vedeva, si sentiva come parte di un qualcosa più grande di lui.
Harry e lui parlavano molto quando dormiva, avevano ripercorso i loro ricordi, li avevano metabolizzati, si erano chiariti su cosa di cui non avevano mai sospettato di doversi chiarire.
- Nessuno accetta che voglio prendermi cura di lui.- gli aveva detto Harry – E un po’ non so se lo sto facendo perché voglio o perché sento di doverlo fare. –
- Deve essere difficile. –
Harry bevve il suo unico sorso di vino. A lui glielo versava sempre Harry era abbastanza responsabile da concedersene solo un unico sorso.
Anche se Teddy non era davvero suo figlio, era comuque suo padre.
- suo nonna non ha l’età per prendersene cura. – insistette – Non potevo permettere che finisse chissà dove. –
- Per quel che ho visto, sei un ottimo padre. –
Harry gli sorrise a metà, mentre allontanava il bicchiere di vino. Qualcosa nei suoi occhi ora era lontana. Draco avrebbe dovuto sentirsi come in intruso in quella casa, nei suoi pensieri, ma non esitò nemmeno un secondo a domandare – vuoi che mi occupi di lui, mentre fai una dormita? –
Harry scosse la testa – Ti soprenderà, ma ti invito perché mi diverte stare con te, non per importi Teddy. – gli versò un altro po’ di vino.
- Lo vedo, cerchi di ubriacarmi. –
- Ne ho una cantina piena e non posso berlo. - confermò Harry – Sei forse l’unico che conosco con un palato adatto a gustarlo. –
- probabilmente è così. – confermò.
Risero e tornarono a chiacchierare. Teddy si svegliò e lo curarono.

DRaco fu invitato a pranzi e cene, con o senza i Weasley.
Una parte di lui si chiedeva se Harry ormai lo pensava suo amico. Certo capitava che per qualche giorno non riuscissero a organizzarsi, ma appena avevano un minuto libero, entrambi si cercavano.
Un giorno Teddy afferrò la sua mano e lo tirò verso Harry per afferrare la sua. Sorrise, come se avesse fatto un impresa eroica.
Tenere le mani delle due persone che più adorava al mondo.
Draco si sentì in colpa a sentire il proprio cuore battere in quel momento. Anche se probabilmente quel bimbo faceva parte del suo complicato albero genealogico, non ne era davvero un familiare e forse, nemmeno un amico di famiglia.
- Provo a farlo addormentare. – soffiò Harry prendendolo in braccio.
Svanì nell’altra stanza e Draco aspettò paziente il suo ritorno. Dopo mezzora il pensiero che probabilmente si era addormentato anche Harry lo coprisse con un sorriso.
Doveva essere così stancante fare il papà.
Si affacciò solo per esserne sicuro e trovò Harry steso sul divano, il bombo sul grembo che lo usava come cuscino.
Entrambi, erano nel mondo dei sogni.
Evocò una coperta e li coprì entrambi dolcemente.
Taddy aprì gli occhi e fece per muoversi, ma Draco lo prese dolcemente e sperò di non svegliare Harry. Pian piano, tenendolo tra le braccia lo portò in cucina, dove gli preparò il biberon e gli detta da mangiare.
Fu strano essere in qualla casa fino a due sttimane prima totalmente sconosciuta, con una persona che non aveva mai davvero frequentato pur conosendola da anni, con un bambino che adorava tra le braccia.
- Sono proprio nei guai, Teddy. – sussurrò – Mi sto innamorando di voi e non posso pemettermelo.- dette un piccolo bacio sulla fronte – Dovevi proprio essere così adorabile? –

Draco aveva cercato di prendere le distanze gradualmente.
Doveva proteggere non solo il suo cuore ma anche quello dei piccolino e l’unico modo che aveva era rendere il distacco graduale.
Lo doveva a Harry, la cui lontananza ormai gli spezzava il cuore, ma era un padre e sapeva che dovevano esserci dei limiti alla sua presenza.
Non che li sopportasse.
A provarci ci provò davvero. Si imponeva di non contattarli tutti i giorni, di rendere più sporadiche le visite, ma quando divenne ovvio che la mancanza di loro due lo schiacciava fino a togliergli il respiro, decise di assecondarla.
Si presentò da loro con le ciambelle e il caffè e una scusa masticata.
Harry avsva alzato il sopracciglio e lo aveva fatto entrare, per poi tornare in cucina dove un bimbo pretendeva la sua pappa con rabbia.
Si illuminò, non appena lo vide, letteralmente si tinse di luce.
- Sono felice anche io di vederti, teddy.- replicò Draco con una carezza.
- Iniiavo a pensare di aver solo sognato la nostra amicizia. – replicò Harry con un finto sorriso per poterlo sgridare senza che il bimbo notasse la tesione – O forse non mi sbagliavo? –
Draco strinse le labbra, poggiò il caffè e la ciambelle e soffiò – ti devo una spiegazione. –
Harry finì di dare da mangiare al bimbo e gli accese l’apparecchio strano con dentro immagini e suoni. Tb o qualcosa di simile. Quella scatola attirava Teddy un orsetto al miele, si divertiva troppo a cambiare a seconda del programma che vedeva.
Harry fece cenno a draco si seguirlo e una volta nell’altra stanza, iniziò a peigade dei panni messi alla rinfusa sul divano.
- Mi dispiace. – soffiò Draco, mesto.
- Non devi frequentarci se non vuoi, Draco. – recplicò – Francamente sono sorpeso che tu sia durato tanto. Sono stato sciocco a credere che ci fosse dell’amicizia tra noi, evidentemente. Forse è colpa mia, alla fine. Forse… - la sua voce sfumò.
Draco strinse le labbra – Posso spiegarti, davvero.- insistette.
- Non mi serve. – replicò Harry – sono stanco, draco. Mi prendo cura di un bambino, non voglio stare a sentire cazzate. Se non ci vuoi nella tua vita, non servono scuse.-
- Ma io vi voglio nella mia vita!- quasi urlò Draco.
Harry strinse le labbra, abbassò le braccia e alzò gli occhi su di lui – Ascolta, non ho davvero tempo per questo.- scrollò le spalle – Ci eravamo avvicinati, poi ti sei allontanto. Ha senso del resto, chi vorrebbe essere amico di uno che fa il padre a tempo pieno? – quasi rise – non devi sentirti in colpa per questo. Davvero. – lanciò un’occhiata verso la cucina dove Teddy guardava una bimba tormentare un orso e i suoi capelli divennero di un rosa acceso – Non so nemmeno perché sono tanto ferito.- confessò e qualcosa nella fragilità della sua voce colì Draco come uno schiaffo.
Draco sentì il cuore fare male, si avvicinò piano e si sedette sul divano.
- Ho una perfetta spiegazione sul perché sono sparito e ti garantismo che dopo averla sentita mi caccerai di casa e non vorrai più vedermi. –
Harry alzò gli occhi al cielo e riprese a piegare i panni del piccoo – Certo, ti inventerai chiss cosa e poi sarò io il cattivo.- replicò.
- Scommettiamo? –
- Scomettiamo. –
Draco prese un profondo repsiro – Mi sono innmorato di voi. –
La mano di Harry esitò su un giacchettino bianco.
- Non nel senso che siete carini e volevo far parte di una adorabile famiglia e sentirmene parte frequentandola. – insistette – Nel senso che vorrei stare con te e prendermi cura di Teddy come se fosse nostro anziché tuo. –
A dirlo ad alta voce, quelle parole sembrarono più vere che mai. Tanto vere da fare male.
- So di non poter essere parte della vostra famiglia fino a quel punto e starci a metà faceva male. – continuò stringendo i pugni.
Harry poggiò la giacchetta e si sedette sul divano. I suoi occhi erano distanti come se scandagliassero i ricordi dei loro momenti insieme per cercare indizi.
- Non mi basta. – disse tornando a guardarlo, Draco aggrottò le sopracciglia, senza capire.
- Per quanto Teddy sia mio figlio e metterò sempre il suo bene sopra di ogni altra cosa, non voglio essere amato da qualcuno perché ho lui, o perché siamo una graziosa famiglia felice.- mormorò e c’era una ferita profonda in quelle parole, una ferita che Draco non capiva come aveva inferto – Forse sono egoista,- soffiò ancora – Ma vorrei che tu amassi me, prima di noi. –

Mi sono innamorato di voi.

Harry non era ferito perché Draco aveva lasciato che i suoi sentimenti prevalessero nella loro amicizia, era ferito perché aveva dichiarato qell’amore, associato a quella famiglia.
Ma Harry mertiava di essere amato, Teddy o meno. Lui era un adorabile e inevitabile valore aggiunto.
Il che voleva dire, contro ogni ragione, che Harry voleva essere amato… da lui.
Draco gli rpese le mani, gliele strinse csì forte che temette di avergli fatto male.
- sono innamorato di te.- si corresse allora – così tanto che non so cosa fare del resto della mia vita se non sei con me. –
- Draco… - soffiò, come a chiedergli di smetterla.
- Sono sempre stato innarmoato di te. – confessò – Per questo ho accettato di venire a pranzo, per qeusto ho accettato tutti gli altri pranzi e le cene e gli incontri. Ancora non so perché continuassi a invitarmi, non oso sperare, ma quello che sapevo era che mi stava bene tutto, anche addormentare un bambino, se lo facevo con te.-
Gli occhi di Harry si alzarono e si persero ne suoi. Queste parole, lo avevano finalmente raggiunto.
- Ti amo.- disse, cercando di imprimere tutto il suo amore in quelle due uniche parole. Erano state create apposta – E voglio stare con te, e fare da padre a Teddy con te. Fare ogni cosa per il resto della mia vita… con te. –
Ebbe appena il tempo di vedere una lacrima scivolare lungo il viso di Harry prima di sentire il sapore salato sulle labbra nel bacio che seguì.
Si baciarono grossolanamente e scomodi ma era così perfetto che quando Teddy comparve tra loro nemmeno se ne accorsero.
Tirò a entrambi i capelli.
Risero e Draco prese in braccio il bimbo.


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C’era riuscito. Era davvero lì.
Loki guardava il volto del fratello tra un bacio e l’altro e non poteva fare a meno di sorridere.
La sua illusione era stata magistrale.
Qualche giorno prima Thor si era divertito a prenderlo in giro, aveva millantato di essere sempre in grado di notare le sue illusioni, di smascherarle.
Loki l’aveva presa sul personale.
Aveva aspettato qualche giorno, così che il fratello non esattamente sveglio diventicasse quella discussione, poi aveva messo in moto il suo piano.
Si era trasformato nella più bella donna che avesse mai immaginato, l’aveva fatta bionda, con i capelli lunghi, gli occhi verde come il mare, gli zigomi alti, le gambe lunghe. Il prototopo della donna perfetta per suo fratello.
Bella, di una bellezza spettacolare, ma elegante perché era per sempre lui ad interpretarla.
Era stato perfino troppo facile ingannarlo; niente moine, ma nemmeno troppa durezza. Era stato divertente fare la difficile per poi invitarlo con un semplice, penetrante sguardo.
Thor era caduto ai suoi piedi come un cucciolo. L’aveva rincorsa e seguita in una stanza sfarzosa con i soffitti a cassettoni e il letto a baldacchino.
Aveva prenotato la stanza in previsione e aveva anche preparato un ologramma per catturare perfettamente l’espressione del fratello quando si sarebbe rivelato essere lui sotto le mentite spoglie.
Thor si avvicinò a lui, mise le mani grandi sui fianchi e avvicinò le labbra all’orecchio.
- Finalmente ti ho preso. – sussurrò.
Loki quasi rise, mentre si girava e gli abbracciava il collo – Sì? Cosa te lo fa pensare? – sussurrò.
- Ti ho letteralmente tra le mie mani. – confermò Thor come se quella logica fosse innegabile.
Loki, sotto l’aspetto di una giovane avvenente, rise e passò lentamente un polpastrello sulle sue labbra – E allora, mio dio del tuono, ora che mi hai preso… cosa vuoi farmi? – lo guardò direttamente negli occhi e vide gli ingranaggi del suo piccolo cervello muoversi.
Era carino, suo fratello, quando ci si impegnava.
- Ti sbatto sul letto, intanto. – asserì.
- E poi? – domandò ancora, poggiando una mano sul petto sodo per poi lasciarla scivolare più in basso – Cosa mi farai? –
Era tutto parte del suo piano: fargli descrivere cosa farebbe a quella sua improvvisata partner, farlo eccitare, farlo cadere ancra di più in quelle sabbie mobili di vergogna che sarebbe presto diventata la rivelazione.
Thor non sembrò però apprezzare quel gioco, prese la giovane e se la mise in spalla per trascinarla al letto e buttarcela.
Il maggiore restò in piedi, con un ginocchio piegato sul materasso, sovrastando la sua futura vittima. Gli occhi scrutavano con desiderio la figura che Loki aveva creato appositamente per essere attraente.
- E’ molto semplice quello che farò – disse thor con voce bassa e profonda – Ti sarò dentro tutta la notte. –
Loki sentì il proprio corpo reagire a quella promessa.
Non che fosse sorpreso, non era una persona schizzinosa con i suoi amanti, non era nuovo al farlo con uomini, ma in quel momento, con thor sopra di lui i cuoi occhi sembravano volerlo divorare, con la sua voce che gli prometteva di consumarlo…
Se fosse stato in versione uomo, sarebbe diventato duro.
Da donna, sentì il corpo diventare più caldo e desideroso.
Thor si fece avanti, cercò le sue labbra e per un lungo attimo il pensiero di mantenere quella illusione gli balenò nel cervello.
E se…
Se non si rivelava affatto? Se restava quella donna e si lasciava andare? Quanto sarebbe stato sbagliato indugiare su una cosa simile?
Per un fatale attimo, che durò la presenza della lingua di suo fratello nella sua bocca, parve possibile.
Parve perfino inevitabile.
Ma pian piano la ragione si fece strada tra gli ormoni e il desiderio, complice anche il fatto che Thor aveva alzato il suo vestito e gli aveva tolto le mutande.
Svelarsi in quel momento, divenne inevitabile.
Fermò Thor dal baciarlo di nuovo e si sforzò di ridere.
- Sei davvero così scemo? – sogghignò Alzandosi sui gomiti – Ci sei cascato. –
In un battito di ciglia Loki riprese la sua forma. Fu un po’ umiliante che il vestito che indossava da donna continuasse a entrargli perfettamente.
- Visto che ti ho ingannato, fratello? – gli dette una piccola schicchera sulla fronte – I miei inganni sono perfetti. –
Si aspettò di vedere il disgusto negli occhi di Thor, perfino della rabbia, si aspetto… qualcosa.
Ma Thor roteò gli occhi e prese la mano che lo aveva appena colpito per sbatterla sul ciscino. Loki si rese conto appena che intrecciò le dita alle sue prima di rendersi conto che quella pressione che sentiva ora era la punta del sesso dl fratello premere sull’univa apertura che gli era rimasta.
Abbassò gli occhi, sgranandoli e ebbe apepna il tempo di vedere i eprfetti addominali del fratello contrarsi mentre il sesso affondava in lui.
Inarcò la schiena, sorpreso e Thor ne approfittò per afferrargli di fianchi e spingeselo addosso, permettendo al sesso di entrargli tanto in pofondità da farlo boccheggiare.
- che… cosa… - farfugliò Loki - … fermati! –
Thor fece un sorriso predatorio e uscì da lui sol per rispngersi di nuovo in profodintà che nessuno dei suoi amanti aveva mai raggiunto.
- Sei… matto?! – tentò ancora Loki di ribattere, ma ogni altra replica fu bloccata da un bacio.
Cazzo.
Beh, sì, era esattamente quello che lo stava fottendo, e non era questo il problema.
Il problema era che stava sotto suo fratello che se lo stava sbattendo come se non ci fossero secoli di morale e genetica a frenarlo.
E che lo stava scopando pure bene.
Loki cercò davero di restare aggrappato al senno, tentò di sembrarne ed esserne disgustato, di soportarlo, ma Thor si impose su di lui e dentro di lui, in modi che nessuno aveva mai osato.
Se ne sentì compltamente inghiottito, sentì il prprio corpo volerne di più, ancora di più, fino a esplodere.
Sentì l’orgasmo espandersi in lui come un uragano, crollò come un castello di carte sul cuscino. Ebbe appena il tempo di rendersi conto di essere venuto, che Thor gli alzò una gamba sulla spalla e spinse più in profondità.
Fu allora che Loki si accorse che non non sarebbe finita così semplicemente, che Thor era ancora duro dentro di sé, ancora pimpante e divertito dalla situazione.
Provò a protestare, senza convinzione, ma alla fine affondò il viso nel cuscino e si limitò a godersela.
Ormai erano lì, tanto valeva venire fin quanto poteva.
Thor venne in lui dopo quella che sembrò un’eternità di piacere sconfinato.
Loki era venuto altre due altre due volte, orgasmi secchi e devastanti, ma che Thor non aveva nemmeno notato.
Quando uscì da lui, lo fece con una mano pronta a masturbarsi e spremere fino all’ultima goccia sull’ano gonfio.
Venne in ultimo, con un sorriso tronfio.
Poi restarono lì, ansanti, stanchi, soddisfatti come non mai.
Loki cercò qualcosa da dire, ma tutto il suo corpo era così soddisfatto che pensò di trasformarsi in un felino solo per fare le fusa.
Aveva goduto come non mai, per il cazzo del suo stesso fratello.
Quello era davvero il colmo.
Dopo un po’, cercò di capire di che umore fosse Thor. Okay, lui aveva dato il via al tutto trasformandosi in prim luogo, ma non avrebbe esistato a rovesciare la situazione e puntualizzare che lo aveva scopato lo stesso, se fosse stato necessario.
Thor gli afferrò una coscia e gliela spalancò, con le lenziola iniziò grossolamentanete a pulire il liquido che ancora golava dal suo ano.
Sarebbe dovuto essere un attimo drammatico, di confusione, ma Loki riscopriva sentirsi completamente a suo agio.
Forse, i tre orgasmi di cui due anali avevano aiutato.
- Ti ho ingannato, almeno per un po’, vero? – domandò.
Thor finì di pulirlo poi infinò due dita di nuovo dentro di lui – Devo pulirti anche dentro. – disse, a mo’ di giustificazione.
- Posso farlo da solo. –
- Visto che ci sono. – fece spallucce.
Non aveva risposto alla domanda e quelle dita non lo stavano pulendo.
Loki fece finta di non accorgersene, ma il suo corpo sapeva esattamente che quelle dita si stavano muovendo dentro di lui in modi più che sospetti.
Un sopracciglio si alzò sul viso del minore – Credo di essere pulito ora. – soffiò.
- sono molto grande.- replic thor – potrei essereti venuto molto in profondità. –
Beh, decisamente suo fratello non era poi così scemo. Certo, non che sospettava fosse davvero convinto che ci sarebbe cascato, ma di certo non era così idiota da prendersi sul serio.
Loki però a quel punto sentiva già l’eccitazione tornare più potente che mai. La rassegnazione che avrebbero continuato a fare sesso, ormai era una seconda pelle.
Fanculo la morale, quel cazzo era troppo eprfetto per essere lasciato senza il cuo culo attorno.
- Prova col tuo cazzo.- propose – Sono sicuro che lui ci arrivi meglio. –
Il sorriso trionfante di thor, era prezioso.
Si avventò in lui, come un bambino su un nuovo giocattolo scartato a Natale.

Non parlarono molto durante quelle ore, se non per spronarsi a eccitarsi ancora. Thor svutò ogni sua energia dentro il fratello, non fece nemmeno finta di uscire più.
Tranne quando Loki desiderò succhiargli il cazzo e Thor desiderò venirgli sul viso. Quella fu un’eccezione.
All’alba, loki era umido, appiccicoso e pieno. Fosse rimasto una donna, probabilmente sarebbe rimasto incinto di ventitre gemelli biondi.
Non dormì che pochi attimi, stremato, ma quando aprì gli occhi si era alzato a fatica e aveva lanciato un’occhiata al fratello disteso con il cuscino abbracciato, completamente nudo e il viso aveva indugiato sul suo visino statuario, poi sulla protuberanza che lo aveva scopato per ore e ora, distesa di lato, come un guerriero a riposo.
La salutò, consapevole che quella notte era stata una perversa eccezione e che non potevano semplicemente continuare.
Scappò via, senza svegliarlo.

Lui e thor non ne fecero più parola, ma mentre raccontava ai suoi amici di lui ora affermava con orgoglio che suo fratello era il mago della trasformazione, che poteva ingannare letteralmente chiunque.
Tranne lui, sussurrava sempre la sua testa e aleggiava tra loro.
Mentre ripensava a quella sera, in ogni minuti che ripercorreva, aveva capito che Thor aveva sempre saputo chi fosse davvero e che non aveva avuto nessuna intenzione di fermarsi.
Forse, Loki non era stato l’unico a desiderare quel contatto.
Forse… tra loro c’era qualcosa di più. Qualcosa di imperdonabile.
Ma andava bene così.
Quella notte sarebbe rimasta preziosa e immutabile. Un ricordo speciale, solo loro.
Il loro segreto.



O almeno così pensava.
Thor lo afferrò dal nulla qualche giorno dopo e lo trascinò nella sua stanza. Non aspettò nememno che Loki protestasse, che gli aveva già spinto giù i pnataloni e aveva affondato la lingua nel suo ano.
Ebbe appena il tempo di rendersi conto di star godendo che Thor lo scopò senza troppi riguardi.
La volta dopo, lo toccò solo, durante una cena di famiglia. I suoi erano così intenti a prlare di politica che non si accorsero nemmeno che la mano di Thor era letteralmente nelle sue mutande.
Usò il suo potere per creare un’illusione di loro due a tavola, per poter sgattaiolare via. Lo fecero in corridoio, in ginocchio, con Thor che gli divorava il collo a morsi.
Continuò ad accadere, quasi come se loro avessero…
Non osò pensare nemmeno la parola relazione.
- Basta…! – faticò a esclamare Loki un giorno sulla sua spalla.
Aveva incontrato suo fratello per caso dopo un allenamento e thor aveva approfittato del fatto che non ci fosse nessuno in giro.
Sospettava che avesse dato ordine ai domestici di sparire ogni volta che li vedevano.
- No. – Fece Thor, schiacciandolo ancora di più contro il muro e spingendosi ancora di più dentro di lui.
- p-possono scoprirci. – farfugliò.
- E tu ti trasformi in una donna. – replicò thor divertito.
Aumentò le spinte e Loki fu disorientato dal paicere – N-non possiamo continuare…- insistette – Devi smetterla di scoparmi in ogni angolo del castello. –
Thor affondò finalmente completamente in lui e gli prese i capelli per strattogliarglieli e così costringerlo a guardarlo in faccia.
Questa volta, un’ombra aleggiava sul viso, era pericolosa ed era… vera.
Se non fosse stato così innamorato di lui, ne avrebbe avuto paura.
- Finalmente ti ho preso.- soffiò, rimarcando le parole che gli aveva detto quella fatidica prima notte e finalmente Loki capì che erano un dato di fatto.
Non ne sarebbero usciti, thor non aveva avuto intenzione di lasciarlo andare, né di smettere, di permettergli di essere di chiunque altro.
Era solo suo.
Quela consapevolezza cambiò qualcosa in lui, come se nonostante si fosse lasciato andare continuamente a quelle pinte, una parte del suo corpo non voleva concedersi di lasciarsi andare completamente.
Fino a quel momento. Fu come se anche l’ultima piccola barriera venne a mancare e il piacere più totale divenne sangue nelle sue vene e gli faceva esplodere il cuore.
No. Quello non era amore, pensò mentre l’orgasmo più potete della sua vita lo rendeva poltiglia, era qualcosa al limite del possesso e dell’ossessione e loki capì di essere intrappolato.
E che non avrebbe voluto liberarsi nemmeno volendo.
Thor uscì da lui e si spinse dentro, schiacciandolo in una nuova, fatale morsa, quella che portava il suo corpo all’ennesimo devastante orgasmo.
- Ti ho letteralmente tra le mie mani.- soffiò ancora.
E non lo avrebbe più lasciato andare.
Era una logica innegabile.










macci: (Default)

Era una notte piena di stelle ad Asgard. Loki era un principe sedicenne che si era trasformato in piccolo serpente che si confondeva con la mobilia e se ne stava acquattato nell’angolo della stanza, mascherato dai pesanti addobbi, in attesa.
Suo fratello Thor era appena entrato, spavaldo e tronfio come un piccolo bulletto felice e saltellava per la stanza con un sorriso così largo che sembrava comprire tutta la faccia.
Aspettò, quieto, finché non lo vide accorgersi del pacco verde lasciato sul suo letto. Il sorriso gli si accentuò.
Era quasi il suo compleanno e Loki aveva regalato un regalo perfetto per lui, qualcosa che poteva tenerlo occupato a lungo.
Con poca delicatezza, spaccò il pacco in due e scoprì cosa c’era all’interno. Loki, sorrise trionfante alla sua faccia confusa.
Sapeva che avrebbe avuto difficoltà a capire cosa fosse, per questo aveva aggiunto un piccolo, ma chiaro disegnino.
Nel disegno c’era lui, biondo e pompato come il sole, che si scopava quell’oggetto tubolare e faceva il segno della vittoria terrestre con le dita.
C’era anche una semplice animazioni, roba da nulla per lui.
Il messaggio citava: magari questo ti terrà lontano dai guai.
Loki sentì le scaglie fremere dal divertimento, mentre gli occhi azzurri di Thor diventavano curiosi e brillanti.
Per la prossima parte del suo piano, doveva tornare nella sua stanza.

Loki si stese nel letto tra le lenzuola di sera e osservò il soffitto intarsiato per un lungo attimo.
Poi incominciò.
Aveva imparato questo trucco da anni ormai, i suoi poteri gli avevano dato possibilità il cui limite era la sua semplice immaginazioni.
La sua immaginazione, tuttavia, era di un ragazzo in pietà età puberale.
Si era fatto donne, si era trasformato in donne per farsi uomini, si era anche semplicemente fatto uomini, ma tutti continuavano costantemente a paragonarlo al suo dannato perfetto fratello.
Così, la curiosità si era fatta strada in lui.
La curiosità, era poi diventata ossessione.
Quanto era grande? Quanto era largo? Sarebbe stato capace di prenderlo tutto o avrebbe dovuto fare qualche piccola magia per riuscirci?
Era davvero come lo osannavano?
Beh, suo fratello non brillava di intelligenza, ma decisamente era ben dotato, e non stentava a credere che lo fosse anche in posti non visibili.
Aveva passato la tempo la fase in cui credeva che sentirsi incuriosito da quel corpo statuario fosse sbagliato, si era detto che lui era il demone dell’inganno, tanto valeva usare i suoi poter per togliersi quello sfizio una volta per tutte.
Oh.
Eccolo.
Loki prese un profondo respiro, metre avvertiva un primo timido dito apprestarsi alla morbida apertura posto alla cime del tubo.
Aveva fatto un ottimo lavoro a ricreare un ano, che fosse il suo, e che fosse collegato al suo, non era una cosa che Thor doveva sapere.
Eccolo che entrava. Loki s’umettò le labbra, divertito che ci fosse cascato.
Lo sentì affondare nella cavità, come se cercasse di capire cosa ci fosse infondo, o se ci fosse un pericolo. Non ne trovò, ma provò a cercare ancora, non si sapeva mai.
Loki sentì il proprio corpo, setnirsi violato da due possenti dita e si ritrovò a boccheggiare mentre il piaceva si faceva strada in lui.
L’oggetto era magico, si lubrificava non appena si sentiva pronto, e Loki non era da meno.
Dopo minuti che sembravano ore, fu quasi sul punto di implorare suo fratello si sbrigarsi a affondare il cazzo in quel magico oggetto.
Si ritrovò a sussurrare il suo nome poco prima di sentire la punta premese sulla cavità.
Oh, finalmente, pensò oh, cazzo, pensò subito dopo.
Decisamente le voci non erano menzogna, l’oggetto faticava a prenderlo tutto e, con esso, Loki si sentiva spalancato come un ostrica.
Boccheggiò, quasi timoroso che l’oggetto non reggesse e che lui stesso non reggesse. Poi sentì la punta attraversare l’anello.
Prese un profodo respiro. Era ancora grande e lungo, ma almeno quella grandezza poteva gestirla. Sì, poteva…
Oh, no, non poteva.
Thor era così enorme che il corpo di Loki si sentì penetrato fino a posti che mai nessuno amante aveva mai raggiunto. Posto oscuri, posti…
Fottutamente piacevoli.
Thor si fece indietro e Loki si sentì quasi abbandonato da quella presenza così imponente, ma quando la sentì tornare in un’unica nuova spinta la testa gli girò dal piacere.
Poi tutto precipitò.
Thor ci stava prendendo la mano, era perfino diventato più eccitato.
Non credeva che avrebbe potuto sentirlo più di così ma era diventato ancora più grande e era finito ancora più in profondità in lui.
Loki stava perdendo sé stesso in quella penetrazione che stava diventando sempre più scoordinata e selvaggia.
Il suo corpo si arrese a quel piacere come la sconfitta in una battaglia, Loki si lasciò andare sul letto, aspettando che quel piacere lo divorasse per sempre.
Perché, oltre ad essere davvero dotato, era anhe duraturo.
La genetica lo aveva decisamente favorito.
Se non era il Dio del Tuono, era decisamente in grado di far vedere il Valhalla. Scopare con lui, stava dicenvando una battaglia dove sarebbe stato bello e onorevole morire.
Loki sentì montare tuttavia una nuova sensazione dentro di lui. La sentì crescere, mentre le spinte si susseguivano, la sentì avanzare come uno tsunami.
La parola piacere, non sembrava adatta a spiegarla, ma la parola follia, sembrava più che lecita.
Si ritrovò, solo nella sua stanza, con ancora perfino i vestiti addosso, a alzare il bacino nel disperato tentativo di andare incontro a spinte invisibili, mentre stringeva le dita tra le lenzuola di seta dorata.
Venne, con un urlo che gli graffiò la gola e il tempo che si fermò ad aspettare che godesse in un attimo di puro piacere infinito.
Poi crollò, senza fiato, con la testa ovattata e il cuore che martellava nel petto, ma non riuscì a smettere di provare ancora quella sensazione.
Lui si stava ancora spingendo in lui.
Faceva quasi male, sentire quell’orgasmo protrarsi così tanto.
Un male dannatamente piacevole.
Aprì le gambe, arreso all’idea che fosse su un bilico di un precipizio e che vedeva l’abisso di una dipendenza come se fosse inevitabile caderci.
Chiuse gli occhi e si lasciò precipitare.

Thor aveva preso il suo nuovo giocattolo molto sul serio. Ogni volta che svaniva, Loki sapeva di dover correre via, perché non era proprio il caso che altri lo vedessero avere un orgasmo dal nulla.
Più di uno, se si controllava la statistica.
Aveva smesso ormai da più di una settimana di dormire una notte intera, se l’ombra della pubertà aveva colto lui, aveva del tutto schiacciato Thor.
Anche se, con sua enorme sorpresa, si masturbava davvero tanto per essere colui che aveva praticamente chiuqneu ai suoi piedi.
Perfino il suo stesso fratello.
Loki ogni tanto veniva colto dal senso di colpa. Non che avessero reali contatti tra loro, ma veniva schiacciato dal semplice fatto che non aveva nuessuna intenzione di togliere l’incanto al giocattolo, benché meno di smettere di sentirsi fottuto fino in gola da una persona per cui non avrebbe mai dovuto sentirsi attratto.
Era troppo bello per rinunciare, anche se era così profondamente sbagliato.
Cosa c’era in lui che non andava?

Quel giorno, suo padre l’aveva voluto al suo fianco, durante una piccola festa con una mangiata di nobili. Thor si era così tante volte rifiutato di presenziare che era stato costretto a scegliere lui.
Se ne stava in piedi alla destra del trono, mentre nobili di ogni genere ponevano i loro omaggi e affrontavano tematiche che gli stavano a cuore: quasi sempre il desiderio di avere più soldi.
Non c’era limite all’ingordizia di certe persone.
Con la coda dell’occhio vide sulla balconata una chioma dorata e si ritrovò a seguirla con lo sguardo.
Incrociò gli occhi di suo fratello che se ne stava seduto con un sorrisetto di schermo a guardare lui e il loro padre dall’alto.
Certo, pensò, si era tolto dall’impiccio di presenziare ma poi se ne stava lì a gdersi lo spettacolo.
Alzò un sopracciglio, come a rimproverarlo. Del resto, era lui l’erede al trono.
Ma Thor alzò la mano, rivelando tenere tra le mani il loro tubo preferito e Loki avvertì il colore abbandonare il suo corpo.
C’era una consapevolezza nello sguardo di Thor, come se … sapesse.
Suo padre, i nobili, il palazzo, Asgard stessa scomparve dietro la prospettiva che suo fratello potesse davvero esser a conoscenza di quel segreto.
Poi lo sentì, un dito entragli dentro, senza grazia e senza pietà.
Singhiozzò più dalla sorpresa che da dolore, poi si sforzò di tornare calmo, di respirare.
- Stai bene? – fece il padre, con un’occhiata veloce.
- Benissimo. – disse, senza fiato.
Alzò gli occhi e thor acentuò il sorriso tronfio. Stavolta, sentì anche il secondo dito.
Si stava divertendo, pensò. Il pensiero che fosse arrabbiato, che ne fosse disgustato glissò in fretta nelal sua metne dal momento che in realtà, thor era più che intendo a approfittare della situazione.
Cielo, era così stupido da non vedere l’orrore e la malizia che c’era dietro il godersi l’idea e la consistenza del cazzo del proprio fratello maggiore dentro di lui?
Beh, era Thor. Non un pozzo di intelligenza.
Decisamente i gettoni evoluzione, li aveva usati per il corpo e Loki ne era stato molto, molto felice.
Ma dovette concentrarsi, mantenere il viso serio, annuire se il padre parlava, il tutto mentre suo fratello di stava divertendo a fotterlo con le dita attraverso un giocattolo.
Per fortuna, i vestiti erano abbastanza larghi da non far notare a tutti i nobili l’erezione che gli era venuta, ma non poteva fingere ancora a lungo.
Thor si stava solo scaldando.
Tentò di resistere, più stoico che mai, ma il suo corpo era assuefatto a quel tocco, ne era dipendente.
Sentì le gambe inziiare a cedere, ma si poteva ancora reggere in piedi.
Poi vide Thor missersi più comodo sulla sedia, fu preso dalla curiosità solo per un attimo prima di rendersi conto di quello che stava per accadere.
Ma accadde.
E si resse in piedi solo per miracolo.
Era di nuovo dentro di lui, nel suo enorme spendore, era stretto nella morda della carne. Era come se fosse lì, dietro di lui, a scoparlo davanti a tutti.
In un certo senso, era così.
Loki si rese condo di essere già venuto davanti a tutti, sentiva le mutande impregnate del suo seme.
Doveva andare via da lì, non avrebbe resistito in piedi un attimo di più. Si scusò con il padre e, ignorando le sue repliche, scivolò via.
Perse il controllo delle gambe alla prima svolta del corridoio e crollò in ginocchio, i palmi per terra.
Era come se suo fratello fosse esattamente dietro di lui, a fotterlo senza riguardi.
E, Odino, era stupendo.
Il secondo orgasmo lo colse montando lentamente. Se qualcuno lo avesse visto lì, riverso per terra, in preda al piacere, non gli sarebbe importato.

Non era sicuro di quanto tempo fosse passato, ma di certo non era lo stesso posto dove si era accasciato e aveva riposato un attimo gli occhi.
Conosceva bene quella stanza, era la stanza di suo fratello.
Si mise seduto di slancio e si rese condo che la stoffa aderiva perfettamente al suo corpo.
Thor comparve con una birra e gliela passò, il sorriso non gli aveva lasciato il viso nemmeno un attimo.
- … perché? - domandò Loki fissando il boccale come se contenesse veleno.
Thor era stupido, ma non così stupido da credere che quella domanda fosse solo relegata al liquore che gli stava passando.
- Lo so, scusa, non ho resistito.- sogghignò – Hai visto al faccia di nostro padre? Impagabile! –
Rise da solo, prendendo un enorme sorso.
Loki però non aveva sete.
- questo coso… - alzò l’oggetto tubolare e lo agitò con entusiasmo – è fantastico, grazie del regalo. –
Loki sentì la gola secca, quindi bevve un sorso di birra – Spero ti sia piaciuto anche a te. –
Fin troppo.
- Come faceva a saperlo? –
- Chi altro avrebbe potuto regalarmi una cosa simile? – lo prese in giro – Per quanto riguarda il resto… - fece scivolare lo sguardo lungo il suo corpo e per la prima volta, Loki ebbe l’impressione di notare un barlume di desiderio – Per quale altro motivo avrebbe dovuto regalarmenlo? Non sei animato da buoni sentimenti, dovevi per forza avere un tornaconto. –
Bevve ancora. Per non morire di imbarazzo.
- In ogni caso, ora non mi serve più.- aprì un cassetto e ce lo buttò.
Loki tentò di nascondere la delusione.
Ma aveva senso. Nonostante il fatto che Thor era così scemo da accettare che suo fratello avesse provato piacere nel sensirsi scopato, aveva senso mettere anche la parola fine.
Se solo non fosse stato così formidabile e dotato…
Thor gli prese la brocca di birra e gliela poggiò sul comodino poi poggiò una mano sulla spalla e lo spinse delicatamente steso.
- Ora ho te. – esultò.
- C-come? –
Thor lo baciò e loki snetì il proprio cuore perdere un battito.
Quando thor si separò da lui, i suoi occhi brillarono come se avesse scartata un nuovo gioco, un gioco di cui non si sarebbe stancato così facilmente.
- Preparati. – soffiò a mo’ di sfida – Dal vivo sarà ancora meglio. –
Fu meglio.
Fu decisamente meglio.




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Quentin era stanco di tutto quello che stava succedendo. Era tornato in sé, ma avrebbe tanto voluto tornare ad essere il suo alterego, un architetto affermato. Eppure, quando il corpo del suo migliore amico gli si era parato innanzi con dentro di lui un mitologico dio infantile tutto era cambiato.
Osservò il telefonino con lo stomaco sottosopra.
Il mostro si era morbosamente attaccato a lui. Aveva imparato a usarlo in poco tempo e ora continuava a mandargli messaggi ogni volta che era chissà dove a fare chissà cosa.
Gli mandava le foto delle sue vittime chiedendogli cosa ne pensasse di quel modo di uccidere o di quel modo per mutilare, a volte invece, gli mandava immagini stupide, come un telefono a forma di hamburger.
Da i suoi tempi il mondo era evoluto così tanto che trovava molto cose stupide divertenti.
Ma quelle occasionali foto non potevano compensare l’altrimenti schiacciante orrore.
Quentin aveva vomitato le prime volte, così tanto da essersi chiesto se si era vomitato anche la sua ombra, ma poi la nausea era scemata.
Ora, provava solo un morboso fastidio alla bocca dello stomaco, ma riusciva a tenere tutto dentro.
Non era sicuro che la cosa gli piacesse, l’abituarsi a vedere quelle atrocità. Non era la prima volta, né sarebbe stata l’ultima, quindi abituarsi sarebbe dovuto essere una cosa normale da fare, quasi desiderata, ma una parte di lui non era convinto che rinunciare alla propria umanità sarebbe stato la cosa più saggia.
Lui era umano. Un umano che aveva avuto per fin troppo tempo il mondo sulle sua spalla, si era visto Re, si era visto eroe.
Ma era così stanto di quel ruolo, un ruolo che aveva sempre agognato.
Il protagonista. Colui che poteva salvare tutti.
Era così patetico ora pensare al suo passato, dopo aver visto il primo nemico ucciso dalla persona che amava e la sua migliore amica diventare una Dea, e il suo migliore amico per cui aveva soppresso sentimenti che non era sicuro di voler provare ancora, diventare quel mostro.
Un altro messaggio. Un selfie.
Il mostro, sotto l’aspetto del suo amato migliore amico, che tentava di sorridere con un’espressione assente e inquietante.
Il messaggio citava: dove sei?
Solitamente quella non era una curiosità e rispondere non era un obbligo.
Rispose di essere a casa, la casa che era stata del suo alterego.
Si era rifugiato lì, rimpiangendo la sua altra vita, in cui non c’erano mostri, non era solo, dove non c’erano migliori amici feriti, morti, o posseduti.
Una vita semplice, come quelle che pensava che non avrebbe mai voluto in vita sua ora eccola lì.
Ne vedeve i pezzi rotti, come cocci abbandonati.
Il mostro apparve, al lato della sua stanza, gli occhi del mostro erano caldi come quelli di Elliot.
Ci teneva a lui, di questo era sicuro. Non importava che ne fosse terrorizzato.
- Ho imparato un nuovo gioco.- disse e le sue labbra si tirarono in un sorriso diabolico – Si chiama sesso. –


Un brivido scorse lungo la schiena di Quentin mentre tentava di non mostrare alcun emozione – Hai…- il pensiero che quel mostro si fosse imposto su qualcuno gli fece tornare la nausea.
Perfetto. Era ancora molto umano.
In quel momento non gli parve un vantaggio.
Ellion si avvicinò a lui, gli occhi lucdi di un aspettativa, come un bambino che scartava il regalo di Natale.
- Facciamolo.- disse, e non sembrò una semplice proposta, ma un vero e proprio ordine.
Quentin si ritrovò a respingere nella sua mente le immagini delle poche volte in cui lui e Ellion si erano amati.
Era successo. Era stato unico e speciale e non voleva pensarci, non ora.
Faceva troppo male.
- N-non…- provò. Doveva essere molto cauto nelle sue parole, inghiottì a vuoto e odiò sentire la voce tremare – Non si fa sesso con chiunque.- disse – Deve essre una persona speciale.-
- Tu sei spaciele per me.- replicò il mostro con voce mellifua e divertita – Molto speciale per me.-
- Ci deve essere…- continuò nel panico – Attrazione.-
Il mostro accentuò il sorriso e si fece vicino, i suoi occhi sembravano scrutargli nell’anima, come se cercassero la falla in quelle parole. Ne dovette trovare una perché le pupille si dilatarono dalla gioia.
- Ottimo.-
Non dette altro tempo a Quentin di ribattere, perché incollò le labbra alle sue. Quetin ebbe appena il tempo di rendedersene conto che impanicò, tentando di non respingerlo con tutte le sue forze.
Il mostro lo baciò grossolanamente, all’inizio, poi i ricordi di Eliot dovettero prendere il sopravevento perché fu come se fosse lui a baciarlo.
Il cuore di Queitn andò in pezzi.
Non sebbe ben sapere cosa era successo dopo, poteva oggettivamente dire che si erano spogliati, che il mostro aveva chiesto cosa doveva fare e come e Quetin gli aveva risposto con una certa freddezza analitica.
Non importava che non volesse, quel mostro lo avrebbe scopato, tanto valeva insegnargli come fare.
E poi… era Elliot.
Una parte di lui, quella parta che non riusciva a sopprovere i suoi sentimenti, nonostante lo sforzo e il tempo, non sapeva come rifiutare quel corpo.
Gli mancava. Gli mancava tutto di lui, ma se non poteva averlo, se l’aveva perso, se lui era così disperato e solo…
Solo una volta, pensò disperatamente, solo una volta vpoteva fingere che fosse lui.
Il mostro provò a prepararlo, ma nella sua infantile voracità, non ci sprecò molto tempo.
Era meglio così.
Se doveva usare il corpo di elliot per fortterlo tanto valeva che provasse dolore. Per punirlo di provare quello che provava.
Quando gli aprì le gambe e si spinse in lui, sembrò deluso dal trovare resistenza. Quentin trattenne il fiato mentre quell’intrusioen proseguiva, ma non poté evitare di gemere quando fu completamente in lui.
Erano uniti, pensò alzaòdno gli occhi, lui e Ellion erano di nuovo uniti.
Odiò pensare che una parte enorme di lui, ne era felice.
Era così stanto di combattere, era così stanco di sentirsi male per quello o quall’altra cosa, di dover sempre fare la cosa giusta perché quando era piccolo si era auto-convinto che sarebbe dovuto essere lui l’eroe della soria.
Farsi scopare dal corpo del suo migliore amico, approfittando della curiosità verso il sesso di un mosttro, era orribile, ma era quello che vleva fare. Per una volta, voleva fare una cosa orribile ed egoistica.
E così si lasciò scopare, spinta dopo spinta, mentre il mostro iniziava a prenderci la mano, a divertirsi, a adorare quello che stavano facendo.
- Sono bravo, vero?- disse, sussurrando al suo orecchio – Ti sento godere.-
Quentin socchiuse gli occhi e tentò di immaginare che fosse Elion a farlo, a spingersi in lui, a mostrare un insicurezza.
Erano le sue mani, ma era diverso il tocco. Era la sua pelle, i suoi capelli, la sua voce, ma in qualche modo non erano i suoi stessi occhi.
Ma andava bene così.
Per un attimo.
Anche solo per un attimo…
Gli mancava così tanto.
Il mostro aumentò i colpi, divennero scatti forti, possenti, il letto tremò, il suos tesso corpo sembrò protestare a quella forza, come se non potesse reggerla.
Aveva paura. Ma stava anche godendo.
Forse, era la magia.
Si sentiva come se il suo sesso fosse in profondità di lui che non aveva mai raggiunto, come se il più grande orgasmo mai ottenuto fosse lì, ad una spinta di distanza.
Accadde.
Fu un’orgasmo così potente da far impallidire tutti gli altri. Fu così potente che gli sembrò di vedere il multi verso.
Venne così tanto e con così tanta intensità che gli parve troppo, troppo insieme.
Perse i sensi.

Quando si risvegliò, il mostro era ancora dentro di lui. Si muoveva con una certa urgenza, aveva provato altre posizioni, ma quando lo vide sveglio gli sorrise divertito.
- Ottimo.- soffiò – E più divertente quando sei sveglio. Mi piace vederti gemere.-
Quando tempo era passato? Per quanto lo aveva continuato a fossero seppur era incosciente?
A giudicare dal dolore, troppo.
- B-basta.- provò a dire – Il gioco… deve finire.-
- Ma mi sto divertento.- protestò il mostro con occhi lucenti – Venire è divertente.-
- Mi fai male…- provò ancora Quentin.
- Oh.-
Il mostro poggiò una mano sull’addome dell’altro e Qeuint sentì un calore attraversarlo. Sentì il prprio ano chiudersi in una morsa attorno al sesso ancora duro, lo sentì prima bruciare, poi rilassarsi.
- Ora va meglio.- disse Elliot con un nuovo sorriso – Ora puoi continuare.-


“Non è vero che l’oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più”
Era strano, come gli fosse venuta in mente questa frase.
Era proprio quello che stava succedendo a lui.
L’oblio, la sua personalità che svaniva, tra le spinte e il piacere.
Quentin aveva la guancia poggiata sul cuscino, gli occhi fissavano lo specchio dove, da giorni, non facevano che vedere la stessa cosa: il suo corpo usato e usurato dal quello del migliore amico.
Aveva perso la ragione da ormai troppo tempo per quantificarlo.
Ogni volta che provava dolore, o era stanco, il mostro risanava le sue ferite e continuava a scoparlo, se dormiva, continuava a scoparlo, se doveva mangiare o andare in bagno, usava la sua bocca o continuava costantemente a scoparlo.
Non si sarebbe stancato, aveva captito Q ad un certo punto, il sesso era un giocattolo troppo divertente per stancarlo.
Era l’equivalente divicno di uno tredicenne con gli ormoni a palla e lui non era altro che una bambola gonfiabile.
Di certo, aveva smesso di sentirsi un essere umano.
Il piacere, oh, il piacere. Aveva smesso anche si sentirsi in colpa nel provarlo.
Era così intenso, così bello, così assuefacente che quando il mostro veniva distratto da qualcos’altro Quentin affondava la bocca su suo sesso per farlo tornare duro.
Doveva essere dentro di lui.
- Eliot…- soffiò mentre cavalcava la vita del mostro, in preda al piacere – Elion, mi dispiace.-
Il mostro gli afferrò i fianchi e lo spinse più in giù, entrando completamente in lui.
- A lui non dispiace.- sussurrò il mostro e, per un secondo, il sorriso era venuto meno come se fosse vero, come se ci fosse ancora qualcuno lì dentro che potesse sentire le sue parole.
Si aggrappò a quel ricordo disperatamente.

__

Il mostro uscì da lui e Quetin si sentì vuoto e usato. Non disse nulla prima di svanire, come se qualcos’altro avesse attirato la sua attenzione.
Mancò per giorni, giorni in cui Quentin pianse e vomitò anche la sua stessa anima e tentò di rimettere i cocci del suo corpo insieme.
Era così assufatto a quel gioco che passò gran parte del tempo a masturbarsi, incapace di pensare che c’erano altre cose da fare: salvare Eliot, salvare il mondo.
Erano pensieri così lontani nella sua testa, ora, erano pensieri così vaghi.
Eliot non lo voleva, non importava quando il suo cuore lo anelasse e quanto fosse diviso tra il ricordo di quella vita passata insieme e il ricordo dell’amore travolgente che provava per Alice.
Li amava entrambi, non riusciva davvero a scegliere.
Non che avesse potuto avere una scelta: elion lo aveva rifiutato.
Aveva fatto male, così tanto male, anche se si era sforzato di non darlo a vedere, perfino a sé stesso aveva raccontato che era meglio così, che non andavano bene l’uno per l’altra. Del resto, aveva vissuto una vita con una donna, l’aveva amata, aveva avuto una famiglia…
Anche se era una timeline ormai svanita, anche se di lei non ricordava nulla, né ricordava i suoi stessi figli, ricordava lui.
E quelle notti passate insieme.
Erano così diverse da quelle passate col mostro, tanto diverse come mangiare una pallida imitazione, ma era l’unica cosa che poteva avere.
L’unica.
Elion non lo voleva.
E lui lo voleva, così disperatamente.
Forse non c’era più nemmeno amore nel suo cuore, era solo ossessione.
Una devastante, deleteria, distruttiva ossessione.
Era così stanco…

Il mostro non era tornato ancora, forse lo avevano sconfitto.
Il suo cellulare era pieno di messaggi di Julia, erano preoccupati.
Gli rispose che stava bene, che aveva intrattenuto il mostro per guadagnare tempo. Non spiegò come, non era davvero importante.
La chiamò, solo quando fu sicuro che la sua voce non tremasse.
- Ehi, Q.- soffiò la voce rauca di Julia, gli era sempre piaciuta – Dove sei?-
- A casa.- mormorò – Cioè la casa del mio alterego.-
- Stai bene? Sei sparito.-
No, non stava bene.
- Sì, sto bene. – mentì – Avete novità? –
C’erano novità. Julia spiegò a Q che il mostro aveva una missione: ritrovare sua sorella. Che avevano un piano, perché loro avevano sempre un piano.
- ci farebbe comodo il tuo aiuto.- disse ancora la sua amica – Vieni all’appartamento di Kady.-
Quetin guardò il mondo, fuori la porta e sentì che non poteva uscire. Perché era talmente consumato che si sentiva come un vecchio libro, che cadeva a pezzi e che se esposto al sole poteva solo morire.
In più, non meritava nemmeno che il sole lo toccasse, lui che era così impregnato di oscurità da bloccargli il respiro.
Disse che stava arrivando, sperando di riuscire a uscire di casa.

Accadde così in fretta che non sapeva nemmeno cosa l’avesse colpito.
Il mostro ricomparve, con Julia accanto a lui.
Ma non era Julia.
Non seppe nemmeno dire come aveva capito la differenza, ma era più chiara del sole. Era bastato guardarla, per rendersi conto che c’era una differenza sostanziale.
- Quentin, lei è mia sorella.-
Julia gli sorrise, come se cercasse di mostrarsi gentile con il giocattolino del suo adorato fratello minore.
- Adorabile.- commentò – Ma abbiamo cose da fare.-
Lui la guardò con i suoi occhi vacui e soffiò – Ma voglio giocare con lui.- gli prese un braccio e lo strattonò – E’ un bel gioco, te lo insegno.-

Aveva sperato che la sorella rifiutasse, invece si ritrovò di nuovo nudo.
- Va preparato.- disse, un po’ seccato mentre gli apriva le gambe con poca grazia.
Julia non prese parte all’atto, ma ne sembrò incuriosita.
La dea non era nuova al sesso, non era così innocente come suo fratello, ma era incuriosita da quella nuova visione del suo consanguineo.
Si sedette a una sedia, guardando con occhi attenti.
Q provò a protestare, questa volta. Tentò perfino di convincere il mostro che ora che aveva ritrovato sua sorella, poteva passare un po’ di tempo con lei.
Non sapeva quanto di Julia fosse rimasto, ma odiava l’idea che lo vedesse implorante e assuefatto.
Il mostro non volle sentire ragioni, gli sorrise perfino come se trovasse divertente quella piccola anima che insisteva ad avere una volontà.
Il gioco si stava facendo più divertente per lui.
Le dita scavarono dentro di lui per un momento che sembrò eterno, finché non decretò che ora poteva continuare.
Stava per puntare l’uccello alla sua apertura quando la sorella sussurrò
- Fattelo succhiare prima. –
Dannazione.
Q balbettò – N-no, ti prego. –
Ma il mostro annuì. Gli afferrò i capelli e puntò il sesso duro sulla sua bocca.
- Questo corpo è così assetato.- disse, con voce strascicata – soprattutto quando vede lui. –
- Non so davvero cosa ci trovi in lui.- replicò la sorella con occhio critico – E così scialbo. –
Il mostro ridacchiò, ma i suoi occhi gelidi restarono sul viso di Quetin che si sforzava di non aprira la bocca.
Gli stattonò i capelli, costringendolo ad aprirla e ad accoglierlo.
Odiò sentire il proprio corpo reagire a quella intrusione.
Era il suo odore, era il suo sapore, era il suo corpo.
L’amore che provava per Elion, la disprazione che provava per la sua mancanza, tornarno nuovamente, più dure che mai, e il suo corpo si ritrovò a reagire.
Perfino a succhiare, con una certa avidità, quel sesso duro.
Julia, o quel mostro che la possedeva, divennero una presenza lontana, come un fantasma che si percepiva ma non si era capaci di vedere.
Era lì, e non era lì. Un po’ come Quentin.
Una parte di lui era la stessa persona che si era fatta sbattere per settimana, senza più reagire e semplicemente lasciandosi andare al piacere, l’altra parte di lui era quella persona che lo voleva. Voleva succhiare, voleva leccare, voleva accogliere il corpo di Eliot, ancora e ancora.
La sua ombra non doveva essere che un granello di sabbia a quel punto.
Se non poteva salvare il mondo, pensò giustificando i suoi desideri, poteva almeno permettere ai suoi amici di salvarlo temporeggiando, distraendoli.
Al di fuori di quella stanza, quei due mostri non avevano alcuna intenzione di compiere buone azioni, e ogni attimo che restavano lì, una persona veniva salvata.
Aveva già fin troppi cadeveri salvati nella memoria del cellulare per via degli strani messaggi che quel mostro gli aveva mandato.
Era Eliot, tornò a raccontarsi, a illudersi, era Eliot a scopargli la bocca.
Era l’uomo che amava.
Era già duro solo al sentire l’odore del suo sesso, ma quando gli affondò fino alla base in gola, quando riuscì ad accoglierlo senza conati e sentendosi perfino più usato, sentì l’orgasmo sopraggiungere.
Il mostro rise, sguaiatamente e Julia con lui.
Poi lo spintinò, e Quentin cadde steso nel letto, stanco, con la bocca dolorante e l’addome bagnato.
Il mostro, allora, gli aprì nuovamene le gambe e si spinse in lui in un'unica, dolorosa, spinta e, complice l’orgasmo appena abuto, Q sentì nuovo piacere sopraggiungere.
Il dolore, non gli era mai davvero dispiaciuto. A dirla tutta, lo credeva una parte di lui.
Il piacere era bello, ma era sempre stato in qualche modo estraneo, ridondante.
Con alice, essere felice era stato troppo facile, troppo normale, si era sempre sentito come se presto sarebbe finita. Aveva sabotato la sua storia dal primissiono giorno e nel farlo si era rirtrovato innamorato anche di Elit.
Il mostro sembrò intuire la deriva dei suoi pensieri e si spinse più in profondità, quasi volesse fottergli anche il cervello.
Coem se non l’avesse già ampiamente fatto già.
Quentin serrò gli occhi, trattenendo il respiro, poi si sforò di riaprirli e sostenere lo sguardo dell’altro.
Soddisfatto di aver riottenuto la sua attenzione, il mostro uscì lentamente e rientrò altrettanto lentamente.
Lo fece per qualche spinta, finché non divenne impellente aumentare il ritmo,
Il letto cigolava, Julia sussurrava consigli mentre una mano le era scivolata tra le gambe.
A quanto pareva, il corpo della sua migliore amica, trovava eccitante vederlo sbattuto.
In un altro contesto, sarebbe stato perfino interessante.
Non che fosse la sua prima volta in una cosa a tre.
Il mostro cercò le sue labbra, le baciò con forza, a tratti lentamente, come se il corpo non sapesse decidere se respirare o baciarlo.
Per certi versi, sembrava perfino dolce.
Lentalmente, si appoggiò a lui, i loro petti collimarono.
Aprì gli occhi e si guardarono e gli parve di vedere un sentimento nuovo, una tenerezza unica, come se non fosse solo un giocattolo con cui divertirsi, ma qualcosa di cui curarsi.
Sembrava Elion. Almeno per una volta.
Lacrime iniziarono a scivolare lungo le guancie di Q mente il suo corpo iniziava a rispondere più di quanto volesse.
Il piacere iniziò ad avanzare dentro di lui come un onda, montò, pian piano, avanzò in lui in ogni terminazione nervosa.
Eliot era sopra di lui.
Eliot lo baciava.
Eliot lo scopava.
Era lui. Per una volta, quella illusione era completa.
Ora non erano nel vecchio appartamento del suo alterego, erano a Brakbills, nella loro casa, nel loro letto. Erano insieme, erano innamorati.
La persona che si toccava e godeva nel guardarli, era Alice.
Erano una bellissima famiglia, loro tre.
Quando l’orgasmo si affaciò, lo scacciò.
Non voleva venire, voleva restare in quell’illusione che la sua mente gli stava regalando. Era la più bella che avesse mai avuto da tempo.
Forse, dalla sua vita intera vissuta in un sogno, a Fillory.
Ma fu difficile trattenersi troppi.
L’orgasmo lo accolse con una smofia, proprio mentre Eliot si spingeva in lui e sembrò arrivargli ovunque.
- Ti piace, vero Q?- domandò con voce mellifua il mostro – E’ bello quanto ti piace. Giocare da solo è noioso. –
Preso dal post-orgasmo, Q si rese conto appena che Julia si era avvicinata e aveva preso la testa di Eliot per baciargli le labbra.
Il mostro, rispose al bacio e le afferrò la testa, per spingersela più vicino.
Le loro lingue si muovevano così sinuosamente che Q non risuciva a distogliere lo sguardo, era così concentrato nel vedere i suoi due migliori amici pomiciare che non si rese conto di quanto il suo corpo godesse, nel farlo, nell’avere ancora eliot dentro di sé.
Non credeva di poter tornare duro così in fretta, ma in un battito di ciglia, era di nuovo come roccia e il suo corpo agiì da solo, alzando i fianchi e muoverndoli sull’erezione.
Iniziò a scoparsi da solo, non riuscendo a distogliere lo sguardo da quella visione.
Ma il mostro gli prese i fianchi e glieli spinse giù, bloccandolo.
Una smorfia di disappunto gli spuntò sul viso e la sorella drizzò la schiena per guardarlo dall’altro.
- Penso voglia giocare ancora. – disse.
- Penso anche io. –
- E tu vuoi giocare ancora? – chiede al fratello.
Il mostro sorrise, poi si girò verso Quetin e un brivido di anticipazione lo attraversò notando il desiderio nei suoi occhi. Ma c’era anche altro.
Il mostro piegò la testa, come guardarlo da una nuova angolazione e sussurrò – Se me lo chiede. –
No. Non poteva farlo.
C’era una plausibile negabilità, non che fosse reale dopo che si era appena mosso sul suo cazzo per darsi una qualsiasi frizione, ma dirlo ad alta voce… era troppo.
Il mostro sembrò divertito da quella cocciutaggine. Iniziò a muovere i fianchi e poi fermarli, poi muoverli ancora.
Era cambiato.
Prima non importava che Q provasse effettivamente piacere, come un bambino, tutto quello che voleva era assuefarsi ad esso, continuare a spingersi in lui fino all’orgasmo ancora e ancora, rendendolo una mera bambola gonfiabile in cui venire.
Ma ora, forse complice la manipolazione della sorella, aveva acquistato una certa sicurezza.
Come se prima il suo stato mentale fosse instabile perché gli mancava una metà, la logica e sue sorella ne fosse la rappresentazione.
Lei afferrò il sesso di Quentin e iniziò ad accarezzarlo, in concomitanza con le spinte accennate dell’altro.
Lo stremarono, quasi all’orgasmo per troppe volte finché Quentin non singhiozzò – Basta, vi prego. –
- Perché…? – insinuò Julia, con voce suadente.
- … voglio venire. – pigolò Quentin senza voce.
- Come vuoi venire? – insistette il mostro, chinandosi su di lui e sostenendo il suo sguardo.
Quentin boccheggiò, senza fiato, sudato, esausto.
Si arrese, si spezzò.
- Scopami, fottimi, sbattimi. – lo implorò – Fammi godere. Lo voglio. –
Perfino alle sue orecchie, parve un pianto.
Sentì il sesso dentro di lui diventare più grande, sicuramente per magia. Come se la sua erezione avesse avuto un erezione.
Il mostro si girò verso la sorella, quasi a chiederle il permesso – Ora ho voglia di fotterlo di più. – le sussurrò come un segreto.
Lei sogghignò, e si mise dietro di lui e lasciò scivolare le mani lungo l’addome di Eliot e gli baciò il collo.
Poi, premendo i fianchi sulle natiche del fratello, iniziò a dargli un ritmo.
Quetin ottenne finalmente quello che voleva, e il piacere fu quasi insopportabile.
Sentì il presente, il futuro e il passato diventare un unico grande ammasso, sentì perfino la magia vibrare dentro di lui, far tremare le pareti.
Due dei e un mago che facevano il miglio sesso della storia, doveva pur avere una conseguenza spazio/temporale.
I movimenti divennero scoordianti. Il corpo di Elion iniziava ad accusare la passione, iniziava ad agonizzarle egli stesso.
L’orgasmo esplose, come una super nova. Gli oggetti tramerono attorno a loro.
Ansanti, esausti e soddisfatti, si guardarono l’un l’altro e poi crollarono nel letto.
Quetin sentì le forze lasciarlo completamente, mentre altre lacrime scivolavano dai suoi occhi.
Quella felicità era amara, era sbagliata…
Ma era felicità.


Come sempre, erano stati gli altri a salvare il mondo.
Lo avevano salvato ad un certo punto, avevano scoperto cosa stava succedendo e nessuno lo aveva colpevolizzato.
Julia, la vera Julia, gli era stata molto vicino, convinta che Quentin avesse passato lo stesso che aveva passato lui. Non aveva avuto il coraggio di dirgli la verità.
Nonostante fosse stata presente, nonostante ricordasse, era convinta che Qeuetin fosse innocente.
Avevano anche salvato Eliot. Avevano preso il mostro da dentro di lui e lo avevano buttato nella fessura.
Lui, ancora una volta, non aveva fatto nulla.
- Q…- sussurrò Julia seduta accanto a lui con le mani tra i capelli mentre glieli accarezzava – Non è colpa tua. –
Non voleva andarsene, nonostante gliel’aveva chiesto ancora e ancora.
Era pur sempre la sua amica dall’infanzia, probabilmente temeva un nuovo tentativo di suicidio, conoscendo al sua storia.
Quentin odiava sé stesso, soprattutto perché non poteva nascondersi dietro l quella menzogna. Julia gli aveva detto di ricordae tutto qeullo che era successo mentre era posseduta, aveva ipotizziato quindi anche anche per il suo migliore amico fosse lo stesso.
Se con lei poteva fingere di non essere stato consenziente, con lui non poteva semplicemente nascondersi.
Eliot doveva sapere quanto patetico era stato a lasciarsi assoggettare al piaere e alla mancanza di lui. Si era perfino affezionato al mostro, al loro rapporto, quasi fsse una parte di Eliot stesso, una sua evoluzione.
Di una cosa era però certo: amava Eliot. Lo amava con tutto sé stesso.
Ed era anche la ragione del perché non voelva vederlo.
Non lo meritava, non meritava nulla. Era la persona più patetica che fosse mai esistita, e per qualche ragione si era perfino creduto un protagonista.
Forse Julia non faceva poi così male a restargli accanto.
Del rsto, una vita inutile come la sua non valeva di essere vissuta.


Era nel suo letto, depresso come non lo era mai stato.
Aveva deluso tutti, aveva deluto Eliot permettendogli di usare il suo corpo.
Le lacrime avevano smesso di uscire per quante ne aveva versate e perfino Margo era preoccupata per lui.
Quetin un giorno si era alzato e aveva preso una lama.
Era passato così tanto tempo da quando si era ritrovato in quello stato.
Tanto, tanto tempo…
Vide del sangue e sobbalzò, ma non era sua. Una mano aveva afferrato la lama per toglierlgliala di mano.
Alzò gli occhi e si rispecchiò in quelli del suo migliore amico, occhi che aveva visto più cupi e vaghi, e ora erano lì e lo guardavano come se riuscissero finalmente a vederlod avvero.
- Q.-
Scoppiò a piangere e rifiutò il tentativo di abbraccio di Eliot.
Del vero Elion.
Ma lui lo abbracciò lo stesso, con così tanta forza da toglierli il repsiro.
Non seppe per quanto tempo restò lì a piangere, a urlare, a scacciarlo, ma Elion non si mosse, lo strinse, stoico.
Poi lo accompagnò a letto e i ricordi di lui e il mostro tornarno ipiù forte di me, la nausea tornò più forte che mai.
- Mi dispiace.- disse Elion e il dolore era denso in quelle parole – Per cosa ti ha fatto… mi dipiace. –
Era il colmo. Lui era rimasto fermo a goderse orgasmi stellari e lasciando che quel mostro lo usasse ed era lui a scusarsi.
Q sentì la sua tenta estraniarsi. Elion lo mise a letto e poi svanì, per curarsi la mano ancora sanguinante.
Quando tornò, si sedette accanto a lui.
- mi serve da bere.- soffiò.
Prese una bottiglia di liquore e si versò un abbondante bicchiere. Lo passò a lui mentre lui si attaccava alla bottiglia.
- Ricordo tutto.- disse – Ogni cosa che ha fatto.. la ricordo.-
Il senso di colpo schiacciò Quentin in quel letto come se tutta la gravità del mondo fosse diventata più forte, ma solo dove si trovava lui.
Gli mancava il respiro.
- Mi dispiace.- soffiò e sembrò sull’orlo delle lacrime.
Era fragile, Eliot, lo era sempre stato. Sotto quell’aria da menefreghista, si era sempre trovavo una persona sensibile e gentile.
Lui era sempre stato gentile.
Ora, era schiacciata dai ricordi da quello che tutti credevano gli aveva fatto.
Ma lui sapeva la verità.
La sua verità, era ancora più disgustata di ogni altra cosa.
Poteva capire quello che stava pensando: dal suo punto di vista, lo aveva violentato per giorni e giorni e quando era tornato lo aveva trovato sull’orlo del suicidio.
Non era l’unico lì con un senso di colpa così schiacciante da sentire il cuore faticare a battere.
Si mise seduto e raccolse tute le sue energie.
E disse la verità.

Elion lo ascoltò, con un labbro che tremava dalla voglia di ribattere che non era vero, che era colpa sua, che non aveva altra scelta. Ma Q lo fermava sempre, spiegandogli nel dettagli come si era lasciato fottere perché era semplicemente bello e che, quindi, non doveva sentirsi in colpa.
Seguì un botta r sipsota in cui ognuno si addossava la colpa, perché nessun’altro capiva.
- Volevo solo… essere scoparto da te.- insistette Q – Non importava che non fossi tu.-
Gli occhi caldi a dolci di Eliot lo guardarono per lungo tempo, poi due lacrime scivolarono lungo le guance.
Ci era riuscito. Lo aveva ferito abbastanza da allontanarlo?
Elion lo baciò, di slancio, come se baciasse una rosa spinata.
Quando si allontanò si guardarono come se non potessero più spiegare cosa provavano l’uno per l’altro perché era troppo complicato, troppo disperato.
Quetin gli prese il viso tra le mani e cercò nuovamente le sue labbra.
Si baciarono lentamente e dolcemente. Lo riconobbe finalmente come un vero bacio sdel suo elion e si riscoprì più eccitato che mai.
Nonostante la voglia di concerdersi a lui come si era concesso solo al a quel mostro, senza riguardi e senza pudore, continuò a baciarlo e Elion non gli mise alcuna pressione e nessuna fretta.
Gli smise di baciare la bocca, per passare al collo, cercò poi i capezzoli con le dita lunghe e affusolate.
- Ti farò diventicare di lui.- promise Elion con voce ferma – Ti scoperò più di quanto abbia fatto lui e lo cancellerò da te.-
Lo psogliò lentamente. Lo baciò ancora, lo toccò con delicatezza come se fosse qualcosa di fragile.
Ci si sentiva, quindi non si lamentò più di tanto.
Elion scese lungo il suo corpo baciando e leccando ogni angolo che trovava sentibile, quado si ritrovò davanti al sesso duro, per un attimo i soi occhi diventarono famelici, come se volesse lasciare perdere da delicatezza e la gentilezza per succchiarglielo come se non ci fosse un domani.
Iniziò conuna lunga leccata, poi con dei baci tra punta e base, mentre le dita scendevano e salivano lungo l’asta.
Era così diverso dal tocco el mostro, con lui, si era sempre sentito sul punto di essere divorato.
Elion continuò a leccare, suchiare e baciare quella durezza per un tempo infinot, finché non schiuse le labbra e lo prese finalmente in bocca.
La punta si spinse sulle guance, creando un erotico bozzo, poi verso la gola, e infile Elion lo prese completamente fino in gola.
Qeuint venne senza nessun preavviso. Era diverso dall’orgasmo stellare a cui si era abituato con la bestia, ma era più dolce, più reale.
Si sparse per tutto il suo corpo, in ogni terminazione nervosa.
- Ti amo.- sussurrò disperatamente – Ti amo, Eliot.-
Lui gli sorrise e tornò a baciare le sue labbra, quando si staccò replicò – Anche io.- e sembrò sincero.
Elion non era mai stato il tipo da accettare facilmente i sentimenti. Così quando si ritrovò a sentire quelel parole, Q sentì il proprio cuore quasi esplodergli dalla felict.
Tornò a piangere e Elion riprese a baciarlo con dolcezza.
Poi gli aprì le gambe e non riucì a nascondere una certa urgenza.
Lo preparrò con cautela, nonostante il desiderio che bruciava nelel iridi.
Ma quello sguardo era caldo, era dolce… era il suo elion.
Alzò i fianchi, in un invito – Ora.- soffiò – Scopami ora.-
Elion non se lo lasciò ripetere.
Quando entrò dentro di lui, era la stessa misura e la stessa forza del mostro, ma era così diverso.
Era lui ad essere diverso, non lo voleva disperatamente e tristemente dentro di lui, ma lo voleva con la forza di mille soli.
Era così intenso e così importante che in quel momento iniziò a andare incontro a quelle spinte con ogni fibra del suo corpo, gemendo il suo nome con così tanta forza da graffargli la gola.
I fianchi sbatterono tra loro con così tanta energia che facevano rumore.
L’orgasmo esplode nella profondità del loro animo, iniziò piano, per poi diventare forte e intenso.
Q aprì gli occhi e guardò dal basso Elion con il cuore che rombombava ovunque nel suo corpo.
Si sentiva vivo, a differenza di quando si sentiva una cosa inanimata con il mostro.
Si sentiva di nuovo umano.
Piange ancora e Elion lo strinse forte, in un abbraccio dolce.
- Noi siamo… - mormorò Q.
- complicati.-
Andava bene così.
Non era mai stato qualcosa di semplice il loro rapporto. Né la loro vista, né la loro storia.
Era tutto compliato, l’umanità era una cosa complicata.
Nessun etichetta, nessuna logica morale umana.
Erano solo loro.
E andava bene così.
Sarebbero stati felici…
Fino alla prossima apocalisse.


Quel girono era un bel girono di sole. Quetin e Elion camminavano per le foreste di Fillory godendosi l’aria fresca e il suono del ventro tra le foglie.
Elion faticava a camminare, si appoggiava a un bastane e a lui, gli sorrideva a vlte come se un pensiero cupo gli attraversasse il pensiero e cercasse i suoi occhi per scacciarlo.
- sono stato anche io re di fillory ma non capirò mai come mai ci sia tanto affezionata. – soffiò – Io volevo solo scappare via. –
- Margo è sempre stata una regina. – replicò Q suo malgrado divertito – figurati se ci rinuncia. –
Risero, e il sole spendeva su di loro ed erano perfetti così.
- Da piccolo tutto ciò che volevo era venire qui e regnare. – confidò – E ora che sono effettivamente uno dei regnanti non ho mai passato un solo giorno a governare.–
- Noioso. Difficile – soffiò Elliot – Non ti sei perso nulla. Questo mondo è… totalmente folle. –
- vero.-
Risero ancora, elion gli strinse la mano – Ma è anche casa nostra. – disse allora Eliot – lo è stata per una vita intera, più di quanto non lo sia stata la terra. –
- Vale? – domandò Quetin – Era una missione e il tempo si è resettato, ma vale lo stesso una vita? –
- Vale. – confemò Eliot – Ti ho amato per tutta quella vita e ti amerò per tutta questa.–
- Finché dura.- replicò Quentin, con un amaro sorriso – Quanto pensi ci metterà l’ennesima apocalisse ad arrivare? –
Un esplosione si udì per tutta la foresta, gli uccelli smisero di cantare. Un coniglio cascò davanti a loro e sussurrò – Apocalisse! Ora! –
- Nemmeno cinque minuti. – confermò Eliot.
- Nuov record.-
Eliot fece per alzarsi, ma Q lo trettenne fermo.
- Q? –
- Possono cavarsela da soli.– soffiò, prendendogli il viso tra le mani – Se è la fine del mondo, c’è solo una persona con cui voglio passarla.–
Gli occhi di Elio si tinsero di dolcezza.
Aveva quello sguardo lui, era talmente trasparente e dolce che non ammetteva dubbi. Solo qundo lo guardava Q si sentiva davvero amato. Per quanto avetsse tentato di replciato, il mostro non ci era mai davvero riuscito.
Si baciarono, in modo delicato e dolce. Il conigliò ripete quelle parole: apocalisse, ora.
Elion prese il coniglio e gli sussurrò il nuovo messaggio e lo spedì indietro.
- Cosa gli hai fatto dire?–
Eliot sorrise – “siamo occupati, ritentate più tardi”–
Risero, di cuore e tornarono a baciarsi.







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Ossessioni più che valide

 

 

Girò la pozione un’ultima volta poi fece un respiro profondo.
Era pronta. Era davvero pronta. Aveva preparato tutto, perfino preso l’occorrente per completare il suo piano.
Si aspettò un esitazione, un ripensamento. Del resto era un mese che continuava a ripetersi senza sosta avrebbe potuto smettere in qualsiasi momento, che era in fondo solo un modo per imparare a fare una pozione complicatissima. Un mettere alla prova le sue abilità. In fondo, era solo un esperimento, che coincideva benissimo con l’aumento esponenziale delle sue ossessioni.
Già. La sua ossessione.
Lui non era innamorato. Quel sentimento che era esploso in lui per Harry Potter quando aveva confessato a tutti di essere gay, non era amore; era ossessione. Non poteva essere altrimenti.
Il pensiero di poterlo avere, anche una volta, solo un assaggio…era stato abbastanza per dare il via a tutto. A quel mese, a quell’ossessione che avrebbe potuto abbandonare ogni ingredienti inserito e ogni minuto di cottura, invece, piuttosto che scemare, la possibilità si era semplicemente fatta più concreta giorno dopo giorno.
Ed ora era a portata di mano.
Con occhi famelici prese una parte della mistura e la costrinse in un recipiente più piccino. Una boccetta, da portarsi dietro quando avrebbe avuto l’occasione giusta. Prese dalla tasca un sacchetto dove c’erano conservati con cura un paio di capelli castani, lo aprì e ne prese uno.
Nel momento stesso in cui il capello toccò la pozione la sua mente tentò razionalmente di farlo desistere, ma aveva pensato e ripensato a quel piano per troppo tempo e ogni sua molecola voleva metterlo in pratica.
L’avrebbe avuto. Solo una volta. Una singola unica volta.
Sorrise. Era pronta.
La pozione polisucco era pronta.
**


Ci vollero tre giorni prima che Draco riuscisse a trovare l’occasione adatta. Kevin Sutton, l’attuale ragazzo della sua ossessione, stava sgattaiolando in giro per i corridoi. Draco sapeva dove stava andando, in una scuola come quella, dove le stanze private erano un’utopia e c’erano occhi ovunque, c’era un solo posto dove potevano incontrarsi. Il suo cuore iniziò a battere dall’eccitazione di star davvero per attuare il suo piano.
Kevin girò l’angolo e Malfoy lo precedette.
Si entrava in scena.
- Vai da qualche parte, Sutton?- soffiò con un sorriso che non riusciva a togliersi.
Il ragazzo, un corvonero del sesto anno, si bloccò di colpo e tremò. Draco era un prefetto e lui era fuori dal suo dormitorio dopo il coprifuoco.
- Ehm io…ho dimenticato una cosa …- tentò di mentire.
Draco alzò un sopracciglio – Dove?-
- Nell’aula di pozioni.- mentì con più convinzione.
Malfoy allargò il suo sorriso – Ti accompagno allora.-
- come?-
- ti accompagno a prendere la cosa che ti serve.-
Kevin strinse le labbra – Non serve, io…-
- Sutton.- lo fermò ancora Draco con voce profonda e seria – o ti accompagno o torni in stanza e prenderai ciò che ti serve domani.- propose – Oppure posso togliere alla tua casa tutti i punti che ha. Sarebbe veramente molto divertente.-
Kevin strinse la labbra con disapprovazione – Non puoi…- provò.
- Sei fuori la tua casa dopo il corpifuoco, sei ancora minorenne, e sicuramente la cosa dimenticata è Potter nella stanza delle necessità. O sbaglio?-
Il ragazzo impallidì, e Draco quasi rise.
- Dieci punti in meno a corvonero. Torna pure nel tuo letto a dormire. Buona notte.-
Attese con un sorriso trionfante che Kevin stringesse i denti per poi girarsi ed andarsene. Sapeva che non sarebbe tornato: in quanto corvonero aveva molto a cuore il rispetto per le regole, cosa impossibile se si era la nuova fiamma di Harry Potter. Ma andare contro la sua stessa casa, perdendo inutilmente punti per una scopata di troppo era contro ogni suoi principio.
Con il cuore che tentava inutilmente di battere meno forte, Draco cacciò dalla sua giacca la pozione. Aveva preso i capelli del ragazzo settimana fa. Si diresse in bagno dove Mirtilla lo accorse con un sorriso sconsolato.
- ciao.-
- Ciao.- fece Draco con educazione. In passato Mirtilla era stata la cosa più vicina ad un vero amico che avesse mai avuto. Il che era stato veramente patetico. Ora aveva altro a cui pensare e quel bagno era il posto perfetto per nascondere delle cose. Aprì un anta e trovò l’abito esattamente dove l’aveva lasciato. Si era perfino fatto cucire un abito per ogni casa per essere pronto all’evenienza di un nuovo fidanzato, non aveva lasciato nulla al caso.
Indossò la divisa di corvonero e, prendendo un respiro profondo, bevve la pozione.
Era disgustosa. Sul serio, il suo sapore non si sarebbe tolto per mesi, ma non appena il suo aspetto iniziò a mutare un senso di trionfo lo avvolse. Non ci volle molto e in poco tempo si era abbassato di un paio di centimetri, i suoi capelli erano diventati castani e le sue orecchie si erano ingrandite. Si guardò allo specchio non trovando di suo gusto il nuovo aspetto. Kevin non era affatto il suo tipo, ma se sarebbe servito a togliersi quel fastidioso prurito, allora se lo sarebbe fatto piacere.
Si guardò un ultima voglia allo specchietto e prese un profondo respiro.
Aveva studiato Kevin per tutto il tempo, studiandone i movimenti, gli atteggiamenti e il parlato. Era stato difficile studiare una persona così poco importante, ma se il suo piano sarebbe andato in porto, ne sarebbe valsa la pena.
Prese un ultimo respiro e il sipario si aprì.
Quello era il suo palco scenico.
Harry il suo unico spettatore nel suo personalissimo spettacolo a teatro.


Si avviò per i lunghi corridoio della casa. Con il suo vagabondare di ronda, sapeva esattamente dove andare per evitare Gazza e la malefica gatta. Alla fine giunse a destinazione.
Questo era l’ultimo ostacolo. Senza contare Harry Potter. Posò una mano sulla porta che si aprì magicamente. Entrò con passo lento e il cuore che rimbombava con forza nella sua gabbia toracica.
Harry Potter era lì, bello e sensuale, con solo la camicia e pantaloni, un tavolo imbandito e un bicchiere di vino in mano. Gli sorrise con affetto e stavolta il cuore di Draco semplicemente si fermò.
Tentò di sorridere e gli si avvicinò.
- Ciao!-
- ciao a te. Pensavo che non venissi più.-
Draco strinse le labbra – Ho avuto un contrattempo.- disse, poi si sistemò – Ma ora sono qui!- aprì le braccia come per indicare il suo corpo. Un corpo tutto nuovo per una serata speciale.
Harry gli sorrise ancora e nuovamente il cuore gli si strinse.
- Allora, mangiamo?-
- S-sì certo.-
Doveva ammettere che aveva pensato a quegli incontri in modo più dilettevole. Certo non si aspettava di ritrovarsi subito a rotolarsi tra le coperte, ma perlomeno avrebbe voluto rubargli un bacio.
Avanzò per la stanza e si sedette al tavolo. Harry prese posto davanti a lui.
Si sorrisero, impacciati, poi Draco prese un bicchiere di vino e lo sorseggiò.
- oh.- soffiò sorpreso.
- Cosa?-
- E’ un vino pregiato questo.- disse girandolo il vino nel bicchiere – Molto costoso.-
Il sorriso di Harry si allargò – Sorpreso?-
Beh lo era. Aveva sempre pensato che Harry ci tenesse a non ostentare la ricchezza. Del resto indossava gli stessi occhiali tondi e orrendi da tutta la vita…
Forse era solo questione di cattivo gusto estetico. Poteva perdonarlo.
Sorrise divertito e guardò il moretto attendere una risposta.
- Un po’.- soffiò – Hai altre sorprese per me questa sera?-
Era strano sentirsi con la voce di un altro, ma per essere lì e vedere quegli occhi smeraldini guardarlo con tanto affetto ne valeva decisamente le pena.
- Qualcuna.- rispose Harry vago – Vogliamo iniziare?-
Draco guardò i piatti riempirsi di alcune delle più succulente leccornie che Hogwarts offriva. Dietro un budino color rosso acceso, c’era una bistecca fumante appena cotta cosparsa di qualcosa che metteva decisamente l’acquolina in bocca.
Draco guardò Harry e ponderò di rinunciare alla cena e passare direttamente alla seconda fase del suo piano. Misurò le distante e tentò di prevedere cosa sarebbe successo se si fosse alzato e lo avrebbe raggiunto per affogarsi nei suoi baci.
Guardò le labbra di Harry e queste si incresparono in un sorriso mordace come se intuissero i suoi pensieri.
Si ritrovò ad arrossire, ma non abbassare gli occhi.
Poteva farlo, dannazione! Poteva finalmente poter sostenere lo sguardo di Harry Potter, mostrare quanto desiderasse divorare quelle labbra, quando ambisse perdersi con le dita tra quei capelli ribelli.
Anche se non gli avrebbe fatto male usare un po’ di gel.
- Mangiamo?- tagliò corto Harry. L’altro non poté fare a meno di annuire.
Iniziarono a mangiare e più volte Draco ebbe l’impulso di dover riempire il silenzio. Ma non sapeva cosa dire, non conosceva ciò di cui parlavano abitualmente, non conosceva nulla della vita di tizio.
Non ci volle molto che Harry se ne uscì con un - …sei silenzioso.-
Già. Perché non aveva nulla da dire per non farsi scoprire.
Alzò gli occhi e mostrò una smorfia di disappunto.
- Sono un po’ nervoso.- ammise.
- Come mai?-
Già, come mai? Tecnicamente il ragazzo che impersonava ed Harry Potter uscivano da più di un mese. Era impossibile che se ne stesse sulle sue.
Decise che avrebbe dovuto dire qualcosa, qualsiasi cosa. L’importante era parlare.
- Ho incrociato Draco Malfoy venendo qui.- mormorò – Sono riuscito a mentirgli dicendo che non sarei venuto, ma…volevo vederti.-
Harry alzò un sopracciglio e Draco tentò di fare la sua faccia più crucciata.
- Ho paura che faccia rapporto e tolga punti alla mia casa.- mormorò ancora.
Harry non esitò un attimo a ribattere - Non penso lo farà. E’ meno stronzo di quel che vuole far sembrare.-
Davvero? – Davvero?-
Harry annuì, metà labbro tirato in un sorriso ambiguo – E’ un ragazzo che ne ha viste tante e tenta di “tornare alla normalità”. Fingere di fare lo stronzo è il modo che ha per…- cercò le parole – Lasciarsi alle spalle la guerra.-
Nel suo animo fu come ricevere in piena faccia uno tsunami.
Draco non seppe decifrare le sue emozioni, ma non gli piacque affatto quella strana intromissione nella sua psiche.
- …sono sicuro che non è così.- mormorò piccato – Forse sei tu che lo sopravvaluti ed è solo uno stronzo patentato.-
Harry alzò un sopracciglio – Sbaglio o per quello stronzo patentato hai avuto una bella cotta per mesi?- lo punzecchiò.
Davvero!? – Era solo una fase…-
La risata leggera di Harry riempì l’aria, mentre Draco avrebbe voluto solo sotterrarsi.
Prima di buttarsi in quell’impresa aveva fatto un paio di indagini su come si comportavano nel privato i due amanti: a quanto pareva Kevin non era molto avvezzo alle dimostrazioni d’affetto.
Il che era un disastro, ma poteva lavorarci.
Doveva prendere in mano la situazione, il tempo correva veloce, la sua maschera aveva i minuti contati.
Posò le posate e sorrise, predatorio – Geloso?- mormorò.
Harry fece una smorfia divertita – Da morire.-
Draco ridacchiò – bravo bambino, risposta giusta. Potrei darti un bel premio.-
- Un bacio, magari?-
Bravo Potter. Draco sorrise, trionfante, si alzò e lo raggiunse. Infilò le mani nei suoi capelli e adoro quel contatto, erano incasinati ma soffici, un po’ come il padrone. Gli sorrise prima di chinarsi a baciarlo.
Non era psicologicamente pronto a quello che ne conseguì.
Le labbro soffrici e umide sembrarono dargli una scossa elettrica così potente che per un secondo Draco rimase paralizzato tra le sue braccia.
Solo per un secondo, perché poi si impose di muovere le labbra, anche se il battito del suo cuore non gli stava dando tregua.
Quel tum tum era ovunque, vibrava nelle sue vene e quando si staccò da lui senza fiato Draco aprì gli occhi e si rese conto che quella non era un emozione così semplice come il desiderio e l’ossessione. Che quello che si apprestava a fare non era togliersi un tarlo…
Draco si rese finalmente conto che Harry gli piaceva, in quel senso.
Provò a pensare di dover scappare da lì, che continuare sarebbe stato peggio di ingannarlo, sarebbe stato qualcosa di profondamente sbagliato.
Ci provò davvero, se lo disse come una poesia imparata a memoria.
Ci furono solo parole, nessuna vera intenzione.
Riprese a baciarlo, consapevole che a quel punto pur di averlo avrebbe dato ogni cosa, ogni suo possedimento, ogni parte di sé.
Purtroppo, aveva il tempo contato. I battiti del suo cuore non erano che ticchettii di tempo che lo separavano dal rivelare una verità che non poteva essere scoperta.
Doveva sedurlo.
Doveva averlo.
Fece scivolare le mani suo petto, godendosi la consistenza con i polpastrelli, cercò mete precise, quando sentì i capezzoli tirò un sospiro di sollievo.
Non doveva essere rude, non tutti gli uomini erano sensibili in quel punto, ma appena lo sfiorò sentì quelli di Harry reagire.
Adorò sentirli reagire.
Il baciò di Harry si era fatto cauto, un poco sorpreso, forse curioso. Così Draco sciolse il bacio e si avventò sul suo collo, la lingua percorse con attenzione la giugulare fino al lobo, con la punta della lingua lo contornò, per poi sussurrare nel suo orecchio – Portami a letto.-
Sentiva il corpo di Harry teso sotto le sue mani. Ci fu un attimo di silenzio e immobilità, dove il serpeverde si aggrappò ad ogni sua speranza per non aver osato troppo, poi Harry fece scivolare una mano sotto le ginocchia e una dietro le spalle. In un secondo, si ritrovò in braccio a Harry, portato come una principessa.
Per fortuna il corpo del ragazzo che impersonava, era molto esile e leggero, quindi non ebbe alcun problema. Draco ringraziò ** per il suo sacrificio, mentre Harry lo adagiava sul letto.
Ci fu solo un ultimo, importante, attimo di esitazione, prima che tutto precipitasse.
Baciarsi, spogliarsi, baciarsi, toccarsi, baciarsi, prepararsi, baciarsi ancora.
Draco trattenne il respiro quando si ritrovò con le gambe aperte, più desideroso che mai, con le dita ce lo scopavano attentamente.
Andava bene così. Se fosse stato in sé, con il suo aspetto, nulla sarebbe stato possibile, nemmeno che il fatto che si lasciasse trasportare così dagli eventi.
Come Draco, avrebbe rifiutato l’idea di concedersi senza remore.
Come Kevin, era la sua puttana, poteva farselo in ogni istante, non gli importava.
La libertà che un altro volto gli concedeva era così totalizzante, che il serpeverde la adorò. La assaggiò, tra i baci, tra la sensazione delle dita dentro di sé, la saggiò nel piacere che provava senza freni.
Non ebbe nemmeno nessun timore, quando Harry si spinse in lui. Non era il suo corpo, poteva godere, poteva adorare di sentirlo dentro.
Mentre si spingeva in lui, Harry era buffo. Il suo viso era arrossato, gli occhiali gli scivolavano sul naso in modo divertente. Draco gli carezzò il viso con una mano per rimetterglieli apposto, e poi infilò le dita tra i capelli per tenerli fermi e sentirne la consistenza folta tra le dita.
Poi tutto precipitò. La lucidità data dall’inizio del rapporto scivolò via, lasciando solo piacere e ansiti. Harry aveva trovato un punto particolarmente sensibile dentro di lui e ora si stava divertendo a guardarlo, mentre lo plasmava dal piacere.
Draco non si curò di null’altro che al godere.
Non era lui, del resto, era il viso di un altro, la voce di un altro, l’orgasmo di un altro. Lui ne era solo il ladro.
Le dita di Harry si strinsero con forza nei suoi fianchi, poi se li tirò addosso per andare incontro a quelle spinte.
Si baciarono ancora, quel bacio fu ansante e scoordinato.
Stavano per venire e il pensiero lo fece esplodere.
Lo fecero quasi insieme, a poca distanza, Draco si ritrovò a fissare il soffitto senza né fiato né neuroni per mettere insieme i pensieri. Non ne aveva. L’orgasmo li aveva spazzato via tutti.
Harry si stese accanto a lui, il viso sudato, le labbra schiuse per recuperare aria.
- Non pensavo sarebbe finita così.- mormorò Harry dopo un poco, un nuovo sorriso sul viso – pensavo volessi aspettare ancora.-
Cosa?! Pensò Draco perplesso, Kevin era davvero così scemo da non saltargli addosso all’istante?!
Inghiottì a vuoto e gli sorrise. Tutto sommato, avergli scopato il ragazzo, poteva giovargli pure a suo favore.
Stava per dire quello che Draco disperatamente voleva dire, ma che quell’idiota non ne era capace.
Cercò la sua mano, strinse le sue dita. Sostenne il suo sguardo mentre cercava dentro di sé le parole giuste. Trovò solo le sue:
– Mi piaci da morire, Harry. Non potevo più aspettare.-
Una luce nuova si accese negli occhi verdi del compagno, la vide perfino attraverso le lenti orribili che si ostinava a usare. Poi, lentamente, il suo sorriso di allargò.
- Mi piace anche tu.- disse prima di avvicinarsi per un altro bacio.
Quando sentì la lingua scivolare nella sua bocca, Draco capì che quel bacio non sarebbe stato solo un bacio. Che l’avrebbero rifatto.
Draco non si sarebbe tirato indietro, dove solo…
- Devo andare un attimo in bagno.- disse, staccandosi da lui come un cerotto – Torno subito.-
- Come?- mormorò Harry preso alla sprovvista, preso com’era nel nuovo contatto – oh, okay. Ti aspetto.-
Draco scivolò fuori dal letto e si avvicinò alla porta che la stanza delle necessità si preoccupò di creare per lui. Una volta dentro aprì l’armadietto che aveva riempito di polisucco. Guardò le fiale con la morte nel cuore ma non poteva rinunciarci.
La sua preziosa, unica, volta con lui. Era già fortunato a poter fare il bis.
Prese la fiala e la bevve d’un fiato. Poi si sciacquò la bocca così che l’altro non sentisse il sapore. Dopo di che tornò nella stanza da letto e incrociò i suoi occhi.
Un'altra ora. Lo avrebbe avuto per un'altra ora.

**

Okay, non fu solo quell’ora, ma non poteva nemmeno correre in bagno ogni santissima volta. Così, Draco aspettò che Harry scivolasse nel sonno e scappò via. Lo fece concedendosi un ultimo sguardo.
Ciò che accadde il giorno dopo fu sulla bocca di tutti; la coppia d’oro si era lasciata. Nessuno sapeva spiegare perché ma Draco poteva averne un’idea molto chiara: dovevano essersi confrontati, Kevin doveva aver confessato di non essersi mosso dalla sua casa, Harry aveva quasi sicuramente capito l’inganno.
Ed era finita così.
Del resto, Draco era consapevole che sarebbe stata la loro unica preziosa volta e era fortunato per essere forse la persona più insospettabile.
Chiunque a scuola avrebbe potuto farlo: la pozione polisucco potevano farla anche dodicenni, il suo odio per il Golden Boy era risaputo come era risaputo che qualunque donna o uomo della scuola avrebbe voluto entrare nel suo letto.
Draco era stata solo quello con le palle di farlo.
Prima di attuare il suo piano aveva sperato che dopo avrebbe messo a tacere i suoi demoni,ma ora che aveva assaggiato il frutto proibito e l’aveva fatta franca qualcosa era cambiato dentro di lui.
Non aveva potuto fare altro che raccogliere i suoi ricordi in una fiala magica, ogni tanto li rivedeva, vivendoli ancora e ancora.
Ogni volta che ci si immergeva, perdevano un poco di calore, come se sbiadissero.
Non poteva fare altro che tenerli stretti finché poteva.
Nessuno gliele avrebbe portati via.
**
Non è vero che l’oblio non esiste, pensò distrattamente Draco mentre tamburellava con le dita sul banco. I ricordi di quell’unica notte stavano svanendo e, con esso, si stava scatenando in lui una sorta di crisi di astinenza.
Voleva rimarcare quei ricordi, ribaciare quelle labbra, risentirlo dentro di lui.
Lentamente era passato un mese e Harry Potter aveva finalmente un nuovo amore; Troy Jefferson, un serpeverde.
Lo conosceva di vista, era un ragazzo che si era trasferito ad Hogwatrs dopo la guerra, forse l’unico che non sapeva fino a che punto il Grifondoro fosse un eroe.
Odiava il rapporto che avevano istaurato: sembravano amici prima che amanti, e con quel tipo di rapporto Draco sapeva di non poter competere.
Però li osservò. Era consapevole di non potersi permettere di replicare l’inganno, ma inconsciamente studiò ogni movimento di Troy quasi dovesse imitarlo.
- Che hai da fissarmi?- gli domandò un giorno questi mentre erano per caso nella stessa aula, da soli, per caso. Nella sua voce non c’era vera accusa, c’era solo una punta di curiosità… e qualcos’altro.
Draco fu colto alla provvista – Come?-
- Ho notato che mi fissi spesso.- insistette lui – Non è che per caso… ti piaccio?- gli sorrise, un sorriso strano, un po’ incuriosito un po’ divertito – Se fosse così…- si avvicino, lentamente - Non avrei nulla il contrario. Magari, potremmo organizzare qualcosa insieme.-
Draco realizzò cosa stava accadendo con qualche attimo di ritardo, troppo incredulo per poterlo caspire. Troy aveva l’uomo che Draco sognava ogni giorno, ma ci stava provando con lui. Un moto di rabbia e gelosia lo invase, ma si sforzò di non ucciderlo seduta stante.
- Non hai paura che dica al tuo ragazzo che ci stai provando con me?-
Troy s’umettò le labbra – Il mio rapporto con Harry è aperto.- confessò – Non è che sia propriamente il mio ragazzo, se capisci cosa intendo.-
Gli fece l’occhiolino e Draco sbatté le palpebre – Stai dicendo che…-
- Che scopiamo.- fece spallucce – Quando ne ha voglia mi scrive e viceversa. – si avvicinò a Draco lentamente – Posso aggiungere anche te alla lista di messaggi, senza problemi.- posò una mano sul suo fianco – So che odi Harry, potrebbe essere un gran bel divertimento per te fottersi quello che tutti credono essere il suo ragazzo, non credi? Pensaci.-
Quello era… era… stupendo.
In un solo flirt Troy gli aveva dato modo e movente di tornare tre la braccia di Harry. Arrossì, preso dalla gioia e dal batticuore, alla sola l’idea.
Gli serviva solo…
- Vediamo…- mormorò con voce all’improvviso suadente. Poi gli afferrò la testa e se la spinse vicino. Il bacio fu audace, profondo e seducente.
Quando si staccarono, Draco strinse la presa sui suoi capelli.
Poi lo lasciò, come uno strappo – Niente, ci ho provato.- scrollò le spalle – Gli avanzi di Potter non fanno per me.-
Non dette modo a Troy di replicare, non gli interessava. Stringeva tra le mani un tesoro prezioso, oro ebano allo stato puro.
Affrettò il passo verso il suo laboratorio: aveva ancora polisucco e, tra le dita, aveva la sua nuova maschera.
**

Aspettò seduto sul letto osservando trepidamente la porta; aveva contattato Harry e si era “cambiato”. Aveva anche un piano di fuga, in caso qualcosa fosse andato storto.
Quando Harry entrò nella sala un sorriso gli spuntò sul viso – Ehi!- esclamò – Al tuo servizio!- fece un piccolo inchino.
Draco cercò di recuperare le informazioni su Troy nella sua mente, le sue movenze, il suo modo di parlare. Le aveva immagazzinate tutte. – Alla buon ora, pensavo di dover iniziare da solo!- esclamò alzandosi dal letto e raggiungendolo. Troy era più aggressivo rispetto all’altro ragazzo che aveva personificato, era diretto.
Così gli prese il viso tra le mani e esitò solo una frazione di secondo prima di baciarlo.
Merlino, se gli era mancato.
Voleva essere un bacio audace ma il Draco che era in lui accusò l’emozione come un pugno e rallentò, volendo godersi ogni istante.
Harry, dal canto suo, poggiò le mani sui suoi fianchi e se lo tirò più vicino, rispondendo all’istante con entusiasmo.
Troy davvero ci provava con altri invece che godersi lui ogni giorno? Se Harry fosse stato il suo ragazzo…
Non credeva che l’avrebbe lasciato uscire dalla camera. O direttamente dal letto.
All’improvviso, Harry lo scaraventò contro la porta e Draco si ritrovò per un secondo avvolto dalla paura: lo aveva scoperto? Di già? Come? Cosa aveva sbagliato?!
Il panico scemò non appena Harry si spinse contro di lui, lasciando aderire i loro corpi perfettamente – Scusa per averti fatto aspettare.- soffiò divertito – Mi farò perdonare.-
Come fosse una promessa solenne, Harry crollò in ginocchio e Draco realizzò cosa stava per accadere.
Ti prego, pregò merlino e qualsiasi mago potente venerato come un dio, fa che Troy duri!

**

La prima volta era stata frettolosa: l’impazienza di Draco Malfoy si era sposata con l’astinenza del golden boy e rotolarsi tra le lenzuola. Era stato qualcosa di confuso, impaziente e passionale. Anche le volte dopo, erano state un susseguirsi di voglie represse finalmente liberate.
Questa volta, invece, Harry se la prese comoda.
Mentre la lingua scivolava sul sesso duro del ragazzo mascherato, questi non riusciva a pensare al tempo che scorreva. Avrebbe voluto che quella bocca restasse per sempre su di lui. Non gli importava nemmeno se intenta a succhiarglielo o a succhiare altro. L’importante è che fosse su di lui.
Si aggrappò ad ogni microscopico pezzo di ragione per tentare di resistere il più possibile, ma quando Harry lasciò che il sesso scivolasse dentro la bocca, più in profondità di quanto c’era mai stata, Draco aprì gli occhi e si ritrovò a fare i conti con la cosa più bella che avesse mai visto e venire fu inevitabile.
Harry non se l’aspettava così si ritrasse e iniziò a tossire.
- S-scusami!- esclamò Draco, imbarazzatissimo. Harry finì di tossire alzandosi prima di ridere. Poi scosse la testa e gli prese la mano.
- Vuoi qualcosa da bere?- domandò trascinandolo verso un armadietto di liquori vari. Senza aspettare la risposta preparò un Wisky incendiario e glielo porse. Fortunatamente per Draco a quanto pare lui e Troy aveva un drink in comune.
Lo prese con un sorriso.
- Non vuoi che… ricambi il favore?- domandò, prima di bere un sorso, occhieggiando un'evidente rigonfiamento che non aspettava altro che lui.
Harry s’umettò le labbra – Abbiamo tutto il tempo.-
Non lo avevano. Era quello il punto.
Stava per ribattere qualcosa, quando Harry ribatté – Oggi ti ho visto parlare con Malfoy.-
Il cuore gli saltò in gola, sorride solo per non urlare – Già.-
- Cosa vi siete detti?-
- Ho messo in chiaro che amo solo te, e che i suoi occhi languidi possono anche smetterla di fissarmi continuamente!- sogghignò – Gli ho praticamente detto che sei ad un passo dal farmi la proposta.-
Harry puntò i suoi occhi versi dritti nei suoi e per un eterno secondo, temette di aver detto la cosa peggiore che potesse mai dire. Poi Harry tirò gli angoli della bocca in un sorriso e alzò gli occhi al cielo.
- E lui?-
Draco s’umettò le labbra – Si è offerto di succhiarmelo, per farmi dimenticare di te.-
- E hai accettato?-
Draco, nel panni di Troy scrollò le spalle – Sarà un segreto che porterò nella tomba. O nel nostro matrimonio quando ci inventeremo particolari giochi erotici.-
Harry rise, e la sua risata riempì l’aria. Draco fu colto dal batticuore e lo maledì. Non poteva davvero farsi battere il cuore così ogni volta che Harry faceva qualcosa. Sarebbe morto giovane presto, sennò.
- ahhh la tomba dell’amore.- soffiò bevendo un sorso – Quindi, hai rifiutato Draco Lucius Malfoy perché ami me senza scampo?-
- Precisamente.-
- E cosa ami di me?-
Si appoggiò al tavolo e lo guardò, a mo’ di sfida. Draco odiò un altro poco di più Troy: che fosse menzogna che avessero un rapporto aperto? Che baciarlo quel giorno era stato un tradimento?
Draco non riusciva a muoversi dalla porta perché era gli tremavano ancora le gambe, ma lo guardò dall’alto in basso, con nonchalance.
- Il tuo uccello, per iniziare.-
Harry sorrise, ma i suoi occhi verdi si fecero più attenti – E poi?-
- Il tuo sedere.- sogghignò.
- la mia bocca?- s’umettò le labbra – Non si è appena guadagnata un posto in classifica? –
- Decisamente.-
Sorrisero, poi Harry tornò ad avvicinarsi, gli rubò un nuovo bacio che lasciò Draco senza fiato.
Dio, come faceva anche solo a pensare di non voler essere suo al mille per cento? Draco avrebbe dato via ogni cosa, per essere il suo ragazzo.
A quel punto, quell’ossessione era diventata qualcosa di più, lo sapeva anche lui. Non era amore, non ancora.
Poteva diventarlo.
Harry gli piaceva, sarebbe stato volentieri suo, si sarebbe volentieri innamorato pazzamente di lui, se solo non fosse stato impossibile che lo ricambiasse.

Quando Harry finalmente fu dentro di lui ancora una volta, il cuore di Draco rischiò di scoppiare. Lo baciò fino a consumargli le labbra, pronunciò il suo nome ancora e ancora, alzando i fianchi e andando incontro alle sue spinte.
Se fosse stato umanamente possibile, avrebbe voluto avere Harry Potter dentro di lui per il resto dei suoi giorni.
Quanto tempo era passato? Si domandò vagamente, mentre Harry lo spingeva delicatamente a mettersi supino per afferrargli un ginocchio e accompagnarlo sulla spalla, così da incrociare i bacini e entrare più in profondità dentro di lui.
Dopo questa volta, pensò incapace di pensare lucidamente, avrebbe controllato.

Ancora una volta, pensò con la mente offuscata dal piacere, Harry non sembrava mai sazio di spingersi in lui e finché continuava a farlo, era sicuro che la sua maschera era ancora intatta.
L’orgasmo lo colse così di sorpresa che ne restò sconvolto. Soprattutto, lo sconvolse sentire dentro di sé il mondo diventare un tutt’uno con quell’intrusione.
Aveva smesso di venire semplicemente davanti da un po’ ormai.
Il suo corpo sembrava aver scelto l’orgasmo anale come nuova frontiera del piacere.
Anche Troy si divertiva tanto con lui? Come faceva anche solo a pensare di andare con altri dopo orgasmi simili?
Crollò, stravolto. Chiuse gli occhi solo un attimo. Quando li riaprì gli sembrò che fosse passato un minuto, ma Harry lo risvegliò con un lieve bacio sulla bocca.
- Ehi…- mormorò.
Draco socchiuse gli occhi e sorrise, più felice che mai – ehi.- mormorò con voce rauca. Doveva essersi gemuto anche l’anima.
Gli occhi di Harry erano così dolci, anche se continuava a tenere quelle stupide lenti sul naso. Però, da così vicino, poteva esattamente vedere l’entità di quel colore. Erano così calde.
- Lo so che l’abbiamo fatto già tanto…- esordì con un filo di voce.
Ma lo voleva rifare.
Quasi rise, mentre annuiva con fin troppo entusiasmo.
Lo spintonò un poco per indicarsi gli stendersi, due attimi dopo si era alzato per metterglisi cavalcioni.
Fece scivolare una mano tra loro e iniziò a accarezzare la base del sesso ancora a riposo, si divertì a sentirlo indurirsi, si divertì a vedere gli occhi della sua piccola ossessione diventare sempre più lucidi man mano che la sua voglia cresceva.
Oh, se cresceva.
Era così duro ora nella sua mano che il suo corpo pretese di sentirlo di nuovo dentro. Non esitò nemmeno un attimo prima di alzare i fianchi per dargli spazio e, infine, scendere lungo l’asta.
Oh, era perfetto, pensò in preda alla nuova estasi, sentirlo dentro di lui era… perfetto.
Quando riuscì a prenderlo interamente, prese diversi respiri prima di iniziare a muoversi. Iniziò ad aumetnare il ritmo sentendo il proprio corpo sempre più smanioso, ma Harry gli poggiò le mani sui fianchi e soffiò – Piano.-
- Ai tuoi ordini.- disse Draco.
Rallentò. Dondolò i fianchi, lo portò dentro di sé fino alla base per poi lasciarlo scivolare fin quasi alla punta.
Lo fece con minuziosa lentezza, studiando il piacere che le iridi di Harry non riuscivano a nascondere.
- Ti… piace…?- domandò il grifone senza fiato.
- Oh, sì.- replicò Draco, francamente sollevato di non avere il suo viso.
Da se stesso non poteva ammetterlo. Da Troy…? Da troy poteva essere sincero.
Harry si mise seduto all’improvviso e cercò le sue labbra, lo fece con un avidità nuova – Mi piaci.- sussurrò piano dopo il bacio – Mi piaci…davvero.-
Oh.
Cazzo.
Draco odiò Troy, lo odio davvero, perché non lo meritava. Harry stava specando il suo cuore su una persona che non lo amava affatto.
Ma quella dichiarazione, gli offriva una opportunità più unica che rara.
Prese il viso di Harry tra le mani e sostenne il suo sguardo. Doveva trasmettergli tutto ciò che il suo cuore urlava.
Perché il viso poteva anche cambiare, ma il suo cuore… quello era solo uno.
- Tu non hai neanche idea di quanto tu piaccia a me.- soffiò e la voce gli uscì come un sussurro.
Harry gli abbracciò la vita e se lo strinse addosso, tornando a baciarlo. Nel farlo, l’erezione tornò dentro di lui in un’unica, diretta spinta, che toccò quel magico punto che Draco adorava tanto.
Gli abbracciò il collo e affondò il viso nel suo gomito, nascondendo gli occhi.
Mentre il piacere aumetnava, l’emozione stava diventanto troppo forte.
Troppo.
L’orgasmo lo lasciò sinceramente senza forze.

Si alzò dal letto con le gambe che non gli reggevano.
Era incredibile che stavano scopando da solo un’ora, gli sembravano almeno quattro.
- Ehi, - mormorò Harry stiracchiandosi come un gatto soddisfatto – Poi mamgiato qualcosa? Ho una fame da lupi.-
Draco annuì e si chiuse la porta alle spalle.
Si guardò allo specchio e adorò vedere come era ridotto: sembrava uno che era stato fottuto per ore, i suoi occhi grigi erano completamente arrossati, le labbra gonfie e i suoi capelli solitamente in ordine erano sparsi alla rinfusa come se fossero stati sconvolti da un tornato.
Capelli biondi.
Sbattè tre volte le palpebre, come se il proprio cervello lo stesse ingannando.
Non avrbbe dovuto avere i capelli biondi. Sarebbe dovuto essere castano, avrebbe dovuto avere un viso di un coglione he non sapeva cosa aveva, non… il suo.
Il panico lo investì come un treno senza freni. Si domandò quando era successo, come aveva fatto Harry a non accorgersene? Come poteva essere?
Era impossibile che si fosse trasformato nel frangente di due attimi, dal letto al bagno.
Finalmente si guardò il polso e il cuore gli si fermò.
Cinque ore erano passate. Cinque.
Era letteralmente impossibile che Harry lo avesse scambiato per Troy per quattro ore.
C’era solo un’unica agghiacciante spiegazione che per quanto ovvia il cuore di Draco non poteva accettare: Harry lo aveva sempre saputo, era stato al gioco, lo aveva assecondato per tutto quel tempo.
Era anche sicuro che sapeva esattamente cosa stava succedendo ora, che una volta in bagno l’inganno sarebbe stato scoperto.
Una parte di lui desiderò solo fuggire via.
Ma era anche inutile scappare, visto che ormai il suo inganno era stato scoperto.
Prese diversi respiri, prima di trovare il coraggio di aprire la porta e uscire con passo malfermo.
Harry alzò gli occhi solo un attimo da quello che sembrava un menù, probabilmente materializzato dalla stanza delle necessità.
- Ho una fame da lupi.- disse, tranquillamente – Cosa ti va?-
Draco contò quattro secondi prima di chiedere – Da quando lo sapevi?-
Harry contò altrettanti secondi prima di rispondere – Non era difficile capirlo, ho i miei medoti.-
- Come.- insistette.
Harry abbassò il manù e finalmente lo affrontò – La prima volta mi avevi ingannato, lo ammetto. Ma quando ho parlato con Kevin era chiaro che non ero stato con lui.- strinse le labbra – Il fatto che fossi stato ingannato mi ha bruciato per circa…- ci rifletté – due attimi di secondo. Dopodiché, trovarti era diventata una mia personale ossessione: ho dovuto mettere un esca, Troy, chiedergli di fingersi il mio ragazzo e spargere la voce che scopavamo solo. Più facile da impersonare di un ragazzo ufficiale.- scrollò le spalle.
- Quindi non sapevi che ero io.- disse ancora Draco.
Harry piegò le gambe e si appoggiò alle ginocchia – Eri uno dei sospettati.- soffiò – Avevi depistato kevin per farlo tornare nella sua casa, e quanto eravamo insieme ti sei nominato per chiacchierare. Del resto, non avevi idea di cosa noi due parlavamo abitualmente, era normale.-
Draco non ce la faceva più a restare in piedi, si avvicnò al letto e si sedette. Era completamente nudo e sé stesso, però era stranamente a suo agio.
– Per quel che vale, mi dispiace.- mormorò.
Harry lo guardò per un lungo attimo – Perché lo hai fatto?- domandò semplicemente.
A quel punto perché mentire – Perché mi piaci.- rispose semplicemente.
Harry sogghignò e tornò a prendere il menù – E allora non vedo l’ora di cenare col mio ragazzo.- decretò – Forza, scegli, ho una fame da lupo.-








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Lucky Lemon Capotolo 10

prompt: Sincero


 
- Un altro. - sussurrò Jamie picchiettando sul bicchiere – Doppio.-
Il barista si avvicinò con una bottiglia e un sopracciglio alzato – Era tanto che non ti facevi vedere e quando vieni è perché sei sommerso di problemi.- soffiò il barista mentre gli versava un altro bicchiere.
Jamie sorrise – Beh, sei il mio migliore amico, no?- sogghignò mentre prendeva il bicchiere e se lo portava alle labbra - … com’è che ti chiami?-
- Jonathan. - fece lui – Tu sei Jamie, no?
Annuì, ridendo appena dell’ironia che il barista sapesse il suo nome… e sapesse quasi tutto di lui.
- Beh, Jonathan… - tirò via un mazzo di chiavi dalla tasca – Queste sono le chiavi, e quando mi vedrai stramazzare a terra chiama un taxi. Per il resto… continua a riempire il bicchiere.-
Jonathan prese le chiavi con un sospiro – Ti prego dimmi almeno che non è sempre lo stesso bastardo.-
Di bastardi ne erano due. Sempre stati due. 
Jamie bevve d’un sorso il bicchiere davanti a lui e lo lasciò lì, pronto per essere riempito.
Il barista lo fece on un sospiro grave – Perché non lo lasci e basta? -
- è più complicato di così.- ammise Jamie mentre correva a giocare con l’anello all’anulare sinistro.
Jonathan seguì quella mossa con gli occhi – Non è che sia un contratto vincolante, eh. Puoi sempre divorziare. -
Jamie quasi rise. Per divorziare sarebbero dovuti prima essere legalmente sposati.
Poteva divorziare da Draco, ma non da Harry.
Beh, si disse, poteva lasciarli e basta.
Afferrò il bicchiere e lo tirò giù in un sorso, poi affondò il viso in una mano.
Avvertì distrattamente qualcuno sedersi allo sgabello accanto a lui, ma non ci fece caso finché questi non disse – Jamie, giusto? -
A quanto pareva lo conoscevano tutti lì. Doveva decisamente cambiare locale in cui andare a disperarsi.
Si girò verso il nuovo arrivato e gli parve in qualche modo familiare. Era alto e slanciato, non aveva le spalle molto larghe. I capelli era di un biondo simile a quello di Draco, ma erano rasati da un lato. Aveva un piercing sul labbro inferiore, che adornava un mento morbido.  Poi si rispecchiò nei suoi occhi color ghiaccio e gli parve più familiare che mai, ma non riusciva a ricordare.
Lui sembrò intuirlo perché con un sorriso si indicò – Kevin.- soffiò – è un piacere rivederti, anche se non ti ricordi di me. -
Jamie arrossì appena mentre tornava con la testa sul bicchiere – Hai l’aria familiare, ma… - tentò di giustificarsi. Kevin sorrise divertito, mentre chiedeva un bicchiere per sé e ne offriva un altro a Jamie.
- Diciamo che quando ci siamo conosciuti non eri molto sobrio.- sogghignò – Vedendoti per una volta lucido ho pensato che sarebbe stato carino sai, presentarci decentemente.-
Jamie sentì le guance avvampare, ma annuì. Prese il bicchiere e lo alzò come per fare un brindisi – Al conoscersi da sobri.- soffiò – Anche se durerò poco.-e bevve un sorso.
- Ancora problemi con i tuoi fidanzati? -
Il sorso gli andrò di traverso.
Mentre si tossiva fuori un polmone, Kevin gli dette dei colpi gentili sulla schiena con un sorrisetto divertito.
Quando si riprese i suoi occhi cercarono la figura del ragazzo quasi sconosciuto che gli sorrise con indulgenza.
- Me ne hai parlato tu.- si giustificò – E non si dimentica certo una storia del genere.-
Jamie cercò freneticamente nei suoi ricordi l’accaduto, e una strana sensazione si fece strada in lui.
Era una sensazione che conosceva bene, la provava ogni volta che gli capitava di ripensare al padre.
La sensazione di non voler ricordare perché avrebbe fatto male.
Kevin bevve un sorso del suo bicchiere prima di dire – Tranquillo, resterà un segreto tra noi. Ma devi dirmi assolutamente com’è andata a finire, per mesi sono rimasto con questa incognita.-
Jamie gli lanciò un’occhiata nervosa, d’istinto si guardò attorno alla ricerca di orecchie indiscrete, ma tutti erano occupati a fare altro.
- Discrezione assoluta. Croce sul cuore.- lo rassicurò – In fondo non ho mai detto quello che sapevo per mesi...-
Jamie avrebbe voluto alzarsi e andare via , ma l’odore del bicchiere di veleno che aveva davanti e la voglia di non tornare a casa erano troppo allettanti.  Chiuse gli occhi per un attimo.
- Ti senti bene?- domandò Kevin e riconobbe una nota di preoccupazione nella voce.
No che non si sentiva bene. Qualcosa non andava, qualcosa era sbagliato, fuori posto. I suoi due mariti gli tenevano nascosto qualcosa…
Sorrise appena al bicchiere – Sono solo stanco.- ammise con sguardo lontano.
Sentì lo sguardo indagatore di Kevin sul viso, lo vide piegarsi in avanti, e indicare al barista un altro giro.
- Offro io.- soffiò.
Jamie bevve senza nemmeno ringraziarlo.
Bastarono solo un ampio paio di bicchieri ed improvvisamente la mente iniziò a regalargli un piccolo assaggio del dolce oblio.  I pensieri si fecero distanti, i guai solo fastidi.
Fu strano girarsi di nuovo verso il ragazzo e improvvisamente ricordarlo.
Ma certo. Kevin. O perlomeno quello che aveva scoperto ora chiamarsi Kevin.
- Noi siamo stati a letto insieme.- gli disse, con la voce strascicata e le sopracciglia aggrottate.
Il ragazzo gli sorrise prima di annuire – Sì, più di una volta.-
Jamie sbatté le palpebre, cercando di ricordare quando. Ancora il dolore di non voler ricordare lo invece e riuscì a capire perché lo provava.
C’erano periodi della sua vita in cui era stato solo, disperato e poco lucido,e  Kevin si collocava in uno di quelli.
Il mese maledetto in cui tutto era andato distrutto, in cui si erano lasciati… ecco quando aveva conosciuto Kevin.
Si girò verso di lui, rosso in viso non solo per essere brillo, e Kevin gli sorrise più divertito che mai, si fece vicino, così che nessuno li ascoltasse.
- E hai anche voluto che si unisse a noi un amico.- gli rammentò con un ghignò.
Il rossore invase il viso di Jamie più che mai tanto che se lo coprì con le mani – Dannazione…- gracchiò.
- Dai, non è nulla di grave. Eravamo tutti ubriachi e per quel che ricordo ci siamo divertiti molto. E il giorno dopo quando mi hai parlato della tua storia è stata una ciliegina sulla torta di una serata piuttosto interessante.-
Jamie lo fulminò con lo sguardo, prima di stringere le labbra –  Ti ho raccontato… cosa?-
- Le lo direi, ma non vorrei che qualcuno ci ascoltasse. Sbaglio o uno delle persone in questione è un pezzo grosso?-
Jamie meditò il suicidio e l’altro glielo lesse in faccia. Si alzò dallo sgabello e gli fece cenno di seguirlo, e Jamie lo fece con il cuore che gli martellava nel petto.
Kevin lo portò in un salotto privato dove si sedette con eleganza sul divanetto disponibile. Jamie fu colto dal ricordo piuttosto vivido di cosa ci avevano fatto su quel divanetto.
- Farai davvero così tutta la sera?- gli domandò Kevin con un sopracciglio alzato.
- Non faremo sesso.- puntualizzò Jamie di rimando.
Kevin tirò le labbra in un sorriso divertito – Jamie, posso essere franco? Sì, ci siamo divertiti. E parecchio. Quindi scusami se la prima volta che ti vedo dopo mesi in cui eri sparito e sapendo il periodo che stavi passando, mi sono preoccupato. Non sapevo nulla di te, non avevo il tuo numero, né sapevo dove abitavi, quindi sì, sono sollevato di vedere che stai bene e sì, sono anche incuriosito da cosa sia successo da allora.- fece una piccola pausa – E visto che credo di essere l’unico al di fuori della situazione che sa qualcosa, e visto che non hai un bell’aspetto, ti ho portato qui per dirti che se vuoi qualcuno con cui parlare e discrezione… mi trovi qui.-
Jamie ebbe un altro ricordo del ragazzo che aveva davanti a lui, fu più forte degli altri, era qualcosa che era successa dopo essere stati insieme. 
Non ricordava tutto, ma ricordava la disperazione, il dolore… e di aver pianto sulla sua spalla.
Kevin era stato gentile con lui, in un modo impacciato, un po’ confuso dalla situazione, ma era vero, lo aveva conosciuto in un momento così buio e poi era svanito per mesi.
Fu strano sentirsi in debito con quel ragazzo quasi sconosciuto e che forse lo conosceva più di molti che lo circondavano tutti i giorni.
Così, complice anche l’essere un po’ brillo, si avvicinò al divanetto e si sedette. Prese un profondo respiro, prima di raccogliere quei pochi pensieri che l’alcol non aveva annebbiato e, come se ne avesse davvero bisogno, iniziò a parlare.

**


Kevin non aveva espresso giudizi, ma parlare ad alta voce della situazione aveva fatto sentire Jamie molto meglio.
Non si era reso conto fino a quel momento quanto l’idea che quella situazione fosse un segreto lo tormentasse, lui che di segreti, beh più omissioni, ne aveva fatto vita.
Non gli era mai piaciuto condividere le sue paure, aveva dovuto essere forte per sua madre, imparare da solo la magia, una cosa che amava e odiava allo stesso tempo, pur poter difendersi e difenderla. Poco aveva sperimentato del lato che Harry e Draco avevano amato della magia, delle meraviglie, delle possibilità…
Quando parlavano di Hogwatrs con gli occhi lucenti, dei loro litigi, delle loro avventure, Jamie si sentiva più estraneo che mai. Si sentiva di troppo, un po’ come si sentiva il terzo alla relazione quando erano ancora agli inizi.
Lui non si sentiva un mago, seppure sapeva di possederne le abilità, nello stesso modo come non si sentiva un pasticcere seppur la sua famiglia possedesse una pasticceria. Erano parole che non lo identificavano.
Non era nemmeno un fotografo, anche se la sua aspirazione era diventarlo.
Non era sicuro che definire la propria professione significava essere un qualcosa.
Se avesse dovuto pensare ad una definizione di sé stesso avrebbe dovuto iniziare da fuggiasco, braccato, maledetto, tradito, poi fortunato, e ora ingannato…
Ma se c’era una definizione che aveva sempre odiato darsi e che aveva sempre evitato… era vittima.
Una parte di lui, una troppo piccola per contare qualcosa, si era sentita tale al tradimento di Draco.
Ma lui non voleva essere definito una vittima. Lui non voleva essere un fuggiasco, né a tutti gli effetti un mago o un pasticcere … o un ingannato.
Voleva essere un marito e voleva esserlo nel modo più felice possibile.
Ma erano discorsi che in quel momento il suo cervello non riusciva a comprendere interamente. Era stanco, così si arrampicò sulle scale ed entrò in stanza. La stanza da letto dove c’era un letto quasi troppo grande per contenerla poiché il letto era a quattro piazze e mezzo che non bastavano quasi mai a farlo dormire decentemente la notte. 
Dove lo avevano illuso, facendo l’amore con lui e tra loro, che tutto andasse bene, rendendolo ancora una vittima di un inganno.
Due parole che odiava con tutto sé stesso, ormai.
Lì si fermò ad osservare la fonte di dolore e della più sincera felicità. Due uomini che dormivano dandosi la schiena, come se volessero mettere tra loro più distanza possibile.
Mentre saliva le sale si era detto che forse era stata solo un impressione, forse non era successo nulla,  che forse, era solo paranoico.
Ma guardarli ora gli parve di sentire il gelo provenire da quel letto e la sensazione alla base dello stomaco gli riportò a galla ricordi dolorosi.
Si era già sentito così, da bambino, dopo la lettera.
Lo sguardo di suo padre non era cambiato dall’oggi al domani, era successo gradualmente, giorno dopo giorno, come se ogni lettera che arrivava fosse una parte della sua anima che veniva divorata.
Lo aveva visto dapprima guardarlo come se non sapeva chi fosse, poi lo aveva visto guardarlo come se non lo guardasse davvero. E poi come se odiava ciò che vedeva.
Ancora prima che iniziasse a picchiarlo, Jamie aveva avvertito il cambiamento sulla pelle. L’aveva respirato in casa.
Gli bastava entrare e riusciva a sentire la cappa d’aria pesante che la impregnava, e sapeva che quel giorno suo padre l’avrebbe nuovamente guardato con disgusto e lui sarebbe stato spaventato da quello sguardo più di quanto non lo spaventassero lettere sbucare dal nulla.
E Jamie ora provava la stessa paura.
Gli tremò la mano mentre richiudeva la porta e girava sui tacchi. Scese le scale con il cuore che gli martellava nel petto e desiderò uscire di nuovo, scappare mille miglia lontano da quella casa come aveva scappato per anni in giro per l’Inghilterra.
Ma sapeva che scappare non sarebbe stata la cosa giusta, l’aveva fatto una volta e tutto era stato distrutto e Kevin era la conseguenza del suo fuggire.
Così decise che quella notte il divano sarebbe stato il suo letto, e che se non poteva fuggire avrebbe perlomeno riposato visto quanto era stanco.
Ma per tutto il resto della notte tentò di scacciare la paura, senza riuscirci.

- Jamie ci evita.- mormorò Harry nel silenzio opprimente della casa.
Anche quel mattino si erano svegliati con il terzo uscito di casa. Non era così insolito; Jamie aveva sempre addosso la sua macchina fotografica pronto a girare il mondo per vedere nuovi posti da fotografare, si svegliava ad orari improbabili e partiva per tornare solo la sera e mostrare orgoglioso il suo lavoro.
Ma quel nuovo modo di andare via era diverso.
Nemmeno Draco gli parlava, se era a casa se ne stava semplicemente in cucina come se mischiare gli ingredienti, metterli in modo preciso, farli lievitare e creare cose perfette potesse mettere ordine anche nella sua testa.
Ogni boccone era amaro, ma non riusciva a non sedersi su quella sedia e a non mangiare ancora quell’unica cosa che ancora Draco Malfoy faceva per lui.
Quelle erano le uniche parole che era riuscito a dire ad alta voce, a lui, in due giorni.
- Pensi che lo sappia?- continuò, ma Draco gli dava le spalle, continuava a fissare il pan cake che cuoceva nella padella. 
- Draco…-
Lo vide appoggiarsi alla cucina, far cadere le spalle, arrendersi alla sua voce.
Come se lo rimproverasse di tentare ancora,  come se fosse ancora di più un peso per lui anche solo sentirlo.
- …Cosa?- domandò con voce stanca. 
Harry strinse le labbra – Jamie ci sta evitando.- ripeté.
- Jamie non è stupido.- mormorò ancora Draco togliendo il pan cake dal fuoco.
- Eri tu a volerlo ingannare.- lo accusò Harry, ma si pentì subito di averlo detto.
Draco non ebbe nemmeno la forza di irrigidirsi. Si chiuse ancora nel suo mutismo, prese un colino e raccolse altra pastella che mise nella padella per fare un nuovo pan cake.
- Draco.- disse ancora Harry – Dobbiamo capire cosa fare ora.-
La pastella scivolò fino all’ultima goccia nella padella, Draco la fissò come se ogni goccia fosse preziosa. Per la sua sanità mentale forse lo era: ogni movimento dal polso, ogni pizzico di qualcos’altro, ogni grammo di ingrediente. La perfezione, nel caos della sua vita.
Dopo che il pan cake si fu dorato abbastanza da un lato, Draco lo girò e solo allora riuscì a dire - Dipende da che scopo vogliamo ottenere.- disse –Cosa vuoi esattamente Harry?-
- In che senso?-
- Da noi. – disse poi, lentamente, si girò e per la prima volta da due giorni riuscì a guardarlo – Cosa vuoi esattamente da noi?-
Harry non riusciva a distogliere gli occhi da quelli di Draco e allo stesso tempo se ne sentiva incenerito.
La natura di quel sentimento senza nome era mutata, ora era una nuova sfumatura. Una sfumatura che gli piaceva ancora meno della prima.
Se prima odiava il fatto che Draco lo scacciasse, essere accettato solo perché inevitabile fece ancor più male a Harry.
Jamie era l’unica cosa che ancora lo teneva lì, se fossero stati solo loro due, se Jamie non ci fosse stato tra loro…  ora loro non starebbero insieme.

Non saremmo durati una settimana.

Tu non ti saresti mai innamorato di me.

Mi sono innamorato di te malgrado Jamie. 

Harry socchiuse gli occhi, sotto il peso del senso di colpa. 
Seppure Draco aveva fatto i suoi errori, Harry aveva gestito malissimo la situazione.
Questa nuova situazione era a tutti gli effetti colpa sua, del suo egoismo.
Anche se avesse avuto ragione sugli sbagli di Draco, tutto ciò che ne era conseguito era stato causa del suo risentimento.
Draco si stava comportando bene quando erano tornati insieme. Aveva passato i mesi successivi a dimostrargli ogni giorno quanto lo amasse, e si era visto negare il perdono, ritrovandosi ad essere vittima del risentimento qualsiasi cosa avesse fatto.
L’aria che respirava, la gente che aveva allontanato, era colpa della sua incapacità di vedere ciò che aveva davanti: un marito devoto, umano, che aveva amato un altro e si era innamorato di lui.
Ma ora? Dopo quello che gli aveva fatto, quasi un abuso, Draco cosa provava per lui?
C’era ancora amore nel suo cuore?
Ma era anche vero che Draco aveva di nuovo fatto il passo più lungo della gamba: al primo litigio aveva considerato di nuovo loro come separati, senza nemmeno provare a parlargli ancora.
Aveva deciso ancora per loro, senza che ci fosse un “noi”.
- Lo chiedi come se avessi potere decisionale.- mormorò rabbioso – Sbaglio o hai sempre avuto tu il coltello dalla parte del manico? Hai deciso che tra noi era finita, hai deciso che dovevamo mentirgli. E ora lasci a me la decisione su cosa ne sarà di questa famiglia?-
Draco sostenne il suo sguardo, in silenzio. Ma non sembrava ferito.
E Harry avrebbe voluto vederlo ferito, ammise con rabbia.
Vide il merito prendere un profondo respiro – Per come la vedo io, sono queste le scelte che abbiamo: Glielo diciamo e non glielo diciamo. Se non glielo diciamo, si accumuleranno i dubbi e presto lo scoprirà. E allora ci lascerà entrambi. Se invece, glielo diciamo, potrà apprezzare la sincerità, arrabbiarsi sì, ma conterremmo i danni, in quel caso io posso prendere la stanza degli ospiti e potremmo stare bene, almeno per un po’. Ma a lungo andare Jamie cercherà di barcamenarsi tra noi due e alla fine non riuscirà a gestire la situazione… e ci lascerà.-
La camera degli ospiti, eh?
Harry si chiese se stava già pensando a come arredarla.
- Quindi ci lascerà in ogni caso.- mormorò – A che punto allora avergli mentito? Che senso ha avuto? Perché hai voluto insistere?- ringhiò Harry con la rabbia che vibrava le sue parole.
Draco sostenne il suo sguardo – Per lo stesso motivo del perché tu hai accettato di mentire.-
Quella frase gli colpì il cuore come un fendente. Se prima non l’aveva realizzato, ora era semplicemente lì, la risposta. La risposta era stata solo una: tempo.
Si guardarono sotto il peso di una semplice, devastante verità: si amavano.
Ora non potevano stare insieme, non potevano quasi sopportare la presenza dell’altro, o il rivolgersi la parola. Ma forse, col tempo…
Col tempo la rabbia forse sarebbe passata, e un giorno si sarebbero visti in cucina a fare colazione, come se nulla fosse, come se fossero ancora insieme, perché sarebbero stati sempre insieme.
Harry realizzò che per nessuno di loro due era mai stato Jamie il motivo della negazione del loro stato.
Era loro due. La speranza che un giorno qualcosa poteva ricostruitisi nonostante la sofferenza e il tradimento.
Non si erano arresi, non del tutto.
Non ci riuscivano.
Avevano mentito per non separasi.
Sì, la sofferenza tra loro era concreta, opprimente, ma Draco lo aveva lasciato perché non voleva più mentire su di loro, sul fatto che andasse tutto bene per forza come aveva fatto per mesi. 
Aveva detto che non erano più amanti, ma non che non fossero più amati.
Lo guardò per la prima volta da giorni e per la prima volta dopo mesi nessuna parte di lui odiava Draco Malfoy.
Lo guardò e si rese conto di quanto avesse sopportato per stargli vicino.
- Tu mi ami.- realizzò, come se finora non ne fosse stato sicuro. 
Forse era così, Jamie aveva sempre occupato più spazio di lui nel cuore di Draco, ed era sempre stato questo a ferirlo.
Realizzò che non era arrabbiato con Draco perché gli aveva mentito, o perché se n’era andato lasciandoli… ma perché aveva fatto tutto ciò per Jamie o perché non c’era più lui.
Draco quel mattino non aveva lasciato loro, aveva lasciato lui. E questo non era mai riuscito a perdonarglielo.
- Allora che facciamo?- sentì la voce di Draco raggiungerlo, ignorando una domanda stupida, dalla risposta più che ovvia.
Harry sentì il proprio cuore essere stretto in una morsa – glielo diciamo.- mormorò – e ciò che accadrà dopo lo capiremo insieme.-
Draco annuì, con la sensazione che gli opprimeva il cuore.
La stessa che fermava quello di Harry ogni battito: Il tempo era scaduto.

**

La musica era troppo alta, così alta che le sue orecchie non riuscivano a sentire che un fruscio che gli rimbombavano nel cervello.
Una mano era sulla sua spalla, qualcuno gli parlava.
Ah, vero. Aveva un nuovo amico. Stava dicendo qualcosa.
- Come?- domandò Jamie, confuso.
- Meglio sedersi.- riuscì a sentire da Kevin prima che lo trascinasse via.
Da quando erano lì? Jamie non sapeva dirlo. Ricordava di non essere nemmeno tornato a casa, aveva spento il cellulare, ogni minuto che passava il risentimento cresceva.
Il sudore gli colava sulla fronte mentre si sedeva, ma questo non gli impedì di mormorare – Voglio bere ancora.-
Kevin aggrottò le sopracciglia – Penso che tu ne abbia abbastanza.-
- Penso che tu debba farti gli affari tuoi.-
Kavin sospirò e chiamò in cameriere per chiedergli un altro paio di bicchieri, poi tornò da Jamie.
- Non vuoi tornare a casa?- gli chiese dopo essersi seduto accanto a lui, vicino, così vicino che Jamie riusciva a sentire il calore del suo corpo.
No, Jamie non voleva tornare a casa. Semplicemente non voleva.
Era stanco di tutto, della sua vita, della situazione.
Era stanco che fosse tutto complicato.
- Voglio ballare.-
- Hai ballato.-
- Voglio ballare ancora.-
Kevin incrociò i suoi occhi, poi posò una mano sul suo ginocchio. Lo fece come se nulla fosse.
- Jam.- mormorò piano – Riposa un attimo. Bevi dell’acqua.-
Jamie si massaggiò gli occhi stanchi e Kevin continuò – Abito qui vicino. Dovresti riposare un po’, non puoi tornare a casa in queste condizioni.-
Jamie quasi scoppiò a ridere.
Erano sempre stati loro due. Jamie… lui era il terzo. 
Alla faccia dell’essere il “centro”.
- Jamie…- soffiò Kevin vicino a lui, troppo vicino. Si girò a guardarlo e gli parve di ricordare la sensazione di baciare quelle labbra.
L’aveva fatto tempo fa, si era lasciato andare tra le sue braccia per dimenticare la sofferenza mentre era ubriaco.
E, in quel momento, era ubriaco e stava soffrendo.
Avrebbe potuto baciarlo, si disse, avrebbe potuto farci l’amore. Del resto i suoi due mariti non si erano scomodati tanto a chiedergli se gli andava bene essere cornificato, né essere inserito in una cosa a tre quasi sotto ricatto.
Perché doveva essere proprio Harry Potter? Se fosse stato un Jonh Smith qualsiasi sarebbe riuscito a odiarlo, a riprendersi Draco, a vivere con lui, o a lasciarlo.
Ma no, il suo ragazzo doveva farsi sbattere dal suo unico e solo eroe.
La vita a volte sapeva essere tanto crudele.
- Jamie…- sussurrò ancora Kevin, stavolta più vicino.
Stava per essere baciato, realizzò all’improvviso. Kevin aveva quasi le labbra sulle sue.
E  Jamie fu tentato di lasciarlo fare, fu tentato di lasciarsi andare.
Era stanco.
Era così stanco.
Ma decise di tirarsi indietro. Amava quei due coglioni, purtroppo.
Tuttavia aveva bevuto molto, l’acol aveva rallentato i suoi riflessi. Si era appena tirato indietro, ma le labbra di Kevin erano sulle sue e già si muovevano.
Sbatté le palpebre tre volte prima di rendersi conto di ciòche stava succedendo, ma lo concretizzò solo quando sentì le dita di Kevin trafficare con la sua cintura.
Pensò di scacciarlo, aveva già alzato le mani pronto a farlo, ma in quel momento se lo sentì strappare di dosso con violenza.
Vide l’espressione confusa del nuovo amico prima di vedere le l’espressione adirata dei suoi mariti.
Riuscì a stento a aggrottare le sopracciglia prima che Draco gli si avvicinasse con aria furente.
Disse qualcosa, ma la musica era così alta, e lui era …così stanco.

**


Jamie non aveva opposto resistenza, li fissava come se non capisse ciò che stava succedendo, mentre loro due lo scortavano fuori dal locale prima, in un vicolo per smaterializzarsi poi.
Furono a casa in quello che parve un battito di ciglia e non appena Jamie riconobbe casa sua sentì la nausea avanzare senza pietà.
Corse in bagno, vomitò l’anima, probabilmente vomitò tutta la situazione.
Harry restò a tenergli la testa mentre Draco stava preparando qualcosa per farlo stare meglio.
Quando Jamie non ebbe più nulla nello stomaco lo prese in braccio e lo pulì come poteva. Insieme lo cambiarono e lo misero a letto.
Harry restò in piedi e guardare Draco che faceva bere una pozione a Jemie.
- Dormirà tutta la notte.- sussurrò – Ma domani starà meglio.-
Annuì, e finalmente si concesse un lungo sospiro.
Guardò Draco che gli restituì uno sguardo consapevole.
Erano sull’orlo di un precipizio, stavano accudendo il risultato dei loro sbagli e erano alla resa dei conti.
Svegliato Jamie tutto ciò che avevano costruito sarebbe presto svanito.
Ma non ora, non quella notte.
Per quella notte erano ancora tre mariti che si amavano, la cui foto che dimostrava quell’amore era appena sul caminetto a ricordare loro ogni giorno il momento in cui Jamie aveva deciso di dire loro che li amava con la sua arte.
Mancavano ancora diverse ore all’alba.
Dopo un’ora, Harry scese le scale massaggiandosi la testa. 
Non fu sorpreso di vedere la luce della tv accesa, quindi sbucò in soggiorno per vedere Draco seduto sul divano con le gambe al petto ed una coperta a coprirlo. Il suo sguardo era fisso sulla tv, ma la sua mente era lontana, forse ancora in quel locale a vedere continuamente loro marito sotto le mani di qualcun altro.
Harry fece un passo Draco si accorse di lui. Quando si girò, si guardarono per un lungo attimo, poi tornò a guardare la televisione dando un tacito permesso ad Harry di potersi avvicinare.
Harry si sedette accanto a lui, più vicino di quanto non fossero stati da tempo. Draco con un gesto meccanico gli lasciò parte della coperta per coprirsi le gambe.Si bloccò nel bel mezzo del gesto, ferito dalle sue stesse azioni, per poi ritirarsi come fosse stato sgridato.
L’altro afferrò il lembo della coperta e completò l’azione per lui.
La televisione dava la giusta scusa per stare lì, in silenzio, senza che fosse imbarazzante. 



Il mattino arrivò, fin troppo in fretta.
Quando il sole, traditore, scivolò tra le fessura delle persiane perennemente abbassate Draco si ritrovò con la testa nell’incavo del collo di Harry e un suo braccio che gli circondava le spalle.
La serpe non era uno di quei tipi che, al primo battito delle palpebre, aveva i neuroni pronti per conquistare il mondo, ma quel giorno la consapevolezza lo raggiunse in un semplice battito di ciglia e fu devastante.
Harry fu svegliato dall’impeto con cui Draco si discostò.
Gli occhi verdi di Harry ci misero quale attimo a metterlo a fuoco, complice anche l’assenza dei preziosi occhiali caduti durante la notte.
Draco odiò l’essersi svegliato in fretta, odiò essersi allontanato da lui. Ma raccattò ciò che era rimasto della sua dignità e si alzò dal divano per dirigersi nell’unico luogo della casa dove ormai si sentiva al sicuro, dove sapeva di poter tenere tutto sotto controllo.
Sentì alle sue spalle Harry alzarsi, sgranchirsi le gambe, sentì anche distintamente diverse vertebre scricchiolargli e si ritrovò a sorridere amaramente.
- Che ore sono?- domandò, solo per riempire il silenzio. Erano ormai ben lontani dal tenersi il muso o odiarsi, la consapevolezza e la rassegnazione aveva creato una nuova atmosfera tra loro.
Molto, troppo, simile all’indifferenza. 
- Le otto.- rispose Harry dopo un attimo, poi aggiunge - Hai davvero intenzione di metterti a preparare la colazione con tutto ciò che sta succedendo?-
- Hai davvero intenzione di affrontare tutto ciò che sta succedendo a pancia vuota?-
Draco lo anticipò e gli prese la tazza dalla credenza.
Mentre se la passavano per preparare colazione, ebbero la strana sensazione che fosse tutto normale. Che fosse quasi una mattina come tante.
La loro mente era crudele, non c’erano più dubbi.
- Pensi che avrà mal di testa? Nausea?-
- No, la pozione che gli ho dato lo farà svegliare normalmente.-
- Preparo anche i cereali?-
Draco annuì – Prendili, non metterli già in tazza.-
Esitarono per un attimo, colti dall’ironia di quel comportamento. Durò così poco che fu facile dimenticarsi che fosse accaduto.
Draco mise la torta in forno e Harry finì di preparare la tavola. 
Poi restarono in attesa.
- Ce l’ho io la nausea.- confessò Draco – Continuo a vederlo…-
- Lo so.- 
Draco strinse gli occhi – Pensi che fosse la prima volta? E se…-
- No.- lo fermò subito Harry- Non ci ha mai tradito.-
- Come puoi saperlo?-
Harry gli lanciò un’occhiata raggelante – Jamie non è quel tipo di persona che tradisce e poi torna a casa come se nulla fosse, come non lo eri tu. Dovresti essere il primo a saper riconoscere come sarebbe stato altrimenti.-
Ricordi confusi di sensi di colpa, dolore, rabbia e felicità tornarono a galla nella mente di Draco.
L’inevitabilità del loro legame, il dolore nel provare piacere nel semplice vederlo ogni mattina…
Draco si sentì sopraffatto dai ricordi.
Chiuse gli occhi, desiderando solo di poter tornare indietro, quando ancora non aveva deluso Harry, quando ancora non aveva deluso nessuno…
- Vado a vedere come sta.- disse senza fiato, prima di trascinarsi fino alle scale.
**

Jamie si svegliò già esausto. Si svegliò senza respiro.
Si svegliò infelice.
Lui aveva una idea piuttosto concreta di cosa era l’infelicità, per un periodo della sua vita l’aveva respirata, se ne era impregnato e per tutto il resto della sua esistenza ne era rimasto intossicato.
Aveva avuto solo sua madre, amanti occasionali e nessuna entità stabile che fosse esso stesso materiale o umano.
Finché Harry Potter non aveva messo in galera il padre e così gli aveva permesso di piantare un piccolo, microscopico seme di speranza.
E da quel seme, cresciuto in un negozio di dolci, era nato un amore che sapeva di ossessione e follia.
Jamie sapeva cos’era la depressione e non era depresso. Era solo, profondamente, infelice.
Si mise seduto e il movimento gli provocò un modo di nausea che non provava da anni.
Chiuse gli occhi, prese profondi respiri, li riaprì solo quando sentì la porta cigolare.
Vederlo sulla porta, fu il colpo di grazia.
La bile raggiunse la bocca all’istante, la senti graffiare lungo la gola ancora prima di concepirla, in un attimo si era ritrovato piegato in due, con un secchio magico sotto il mento e le mani dei sue mariti a sorreggerlo.
Per un lungo, interminabile minuto, il suo stomaco fece un lungo comizio su un possibile sciopero.
Si accorse che era finita solo quando fu di nuovo in grado di respirare.
Socchiuse gli occhi e ebbe modo di rendersi conto delle mani fredde di Draco sulla fronte e di quelle calde di Harry sulla schiena.
Si sentì al sicuro, e un po’ meno infelice.
Ciò lo fece sentire solo più tradito però.
Era così stanco di essere il terzo, l’ultima ruota del carro, la persona che doveva mettere da parte sé stessa in funzione loro.
E non riceveva in cambio che silenzi e omissioni.
Draco avvicinò alla bocca del castano una fiala e Jamie la bevve senza alcuna esitazione. Se c’era una cosa di cui poteva fidarsi era delle capacità in pozioni del marito.
Sentì lo stomaco calmarsi all’istante.
Il secchio svanì ora che non ce ne sarebbe più stato bisogno e Jamie provò a drizzare la schiena.
- Ti senti meglio?- domandò Harry quasi sottovoce.
Jamie annuì.
- La pozione lo aiuterà a riprendersi in fretta.- sentì Draco rispondere – aiutami a stenderlo, se riposa un altro po’ è meglio.-
Si ritrovò disteso, gli occhi al soffitto e il viso dei mariti spuntare dai lati della sua visuale.
Sembravano stanchi, e infelici anche loro.
- … v-voglio…- provò a dire. 
- dell’acqua?- provò Draco.
Jamie aveva la labbra secche, inghiottì a vuoto per dire ancora – il divorzio.-
Non restò a vederli impallidire, o soffrire, o protestare. Chiuse gli occhi e sprofondò nel cuscino.
Il silenzio seguì la sua affermazione.
Il silenzio era l’unica, vera risposta.

**

Harry non riusciva a stare seduto. Aveva bevuto una bottiglia intera di acqua solo per fare qualcosa, mentre Draco se ne stava sul divano con le braccia conserte a fissare senza attenzione la televisione con un programma di cucina.
Dopo un primo momento di panico, il dolore e la tristezza avevano ripreso il sopravvento.
- Dobbiamo fare qualcosa.- soffiò Harry pensieroso – Non possiamo permettere che ci lasci.-
Draco fece una mezza smorfia – Lo leghiamo al letto? Non è forte, in due possiamo segregarlo per bene.-
- Ci scherzi su?- Echeggiò Harry – Ha parlato di divorzio, Draco. Tu più di tutti dovresti preoccupartene.-
Draco tirò le labbra in una smorfia che solo ad un cieco poteva sembrare un sorriso, i suoi occhi erano completamente assenti - Quindi è un no per il sequestro?-
- Intendi continuare così?- quasi ringhiò Harry – Tenermi il muso, come un bambino, covare rancore, senza volermene parlare? -
Draco mormorò – Divertente, detto da te.- 
Un moto di rabbia attraversò Harry – Avevo il cuore spezzato, Draco!-
Stavolta Draco rise davvero, senza allegria - E’ un club? Abbiamo le tessere?-
La pace data dalla stanchezza e dallo shock di aver visto Jamie tra le braccia di un altro era venuta meno. Ora la sabbia era di nuovo smossa, il rancore ancora aleggiava tra loro, come un veleno.
Una vena pulsò sulla testa di Harry, sospirò gravemente. Così non andavano da nessuna parte. Prese un profondo respiro – Se ne avessimo parlato, allora avremmo potuto…-
- Magari non è troppo tardi. E se provassimo a parlarne senza arrabbiarci?- propose Harry, ma quelle parole gli causarono un amaro in bocca – Se riuscissimo a parlare, magari potremmo chiarirci e…-
- Chiarirci?- soffiò Draco, una nota incredula nella voce. Alzò gli occhi su di lui e Harry ebbe un brivido. La pelle diafana all’improvviso sembrava bianca come neve appena caduta, gli occhi puro ghiaccio.
- Chiariamo una cosa, allora.- mormorò un sorriso glaciale si fece strada nel suo viso – La ragione della tua insicurezza è solo una: hai sempre avvertito che io amo Jamie più di te. Ed è così. Sarà sempre così. Non importa quanto mi resterai accanto o quanto ci provi. Io amerò sempre lui di più. Tu non sarai mai abbastanza per me. –
Sostenne il suo sguardo con così tanta intensità che Harry si sentì soffocato da quel ghiaccio che all’improvviso gli attraversava le vene, poi Draco chiuse gli occhi e quando li riaprì il dolore era tornato nelle iridi dandogli un picco nuovo di calore che permise a Harry di respirare.
Ma non ci riusciva lo stesso.
Faceva troppo male.
- Se mi ami anche solo la metà di quanto ti amo io…- mormorò Draco ancora – Ora sai cosa si prova a sentirselo dire.-

Tu ami lui, più di me.
Forse sì.

Harry ebbe appena il tempo di sentire qualcosa dentro di sé spezzarsi, che sentirono dei passi sulle scale. Il cuore gli balzò in gola e all’improvviso non si sentì pronto.
Non era pronto a litigare, a perdere anche lui. Era stanco, era deluso, era nervoso…
Ma Jamie, nonostante il vago pallore e le occhiaie, sembrava deciso più che mai. Si sedette ad una sedia e incrociò le braccia con gli occhi dardeggianti.
- Ora mi dite cosa sta succedendo, o me ne vado.- soffiò.


 
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Il mausoleo della famiglia malfoy lo aveva visto solo una volta, tanto tempo prima. Era solo un bambino quando lo avevano accompagnata a incontrare i loro antenati, raccontandogli anneddoti della loro storia.
Da piccolo, gli era sembrato enorme e inquietante. La sua voce rimbombava tra le mura, echeggiando spettrale, come un ricordo che nonostante era passato, continuava a perdurare.
Ora, mentre il funerale dei suoi genitori procedeva, non poteva fare a meno di pensare a quanto fosse piccino, quasi soffocante.
Le mura sembravano perfino muoveri per rendere il mondo ancora più stretto, e dovette allentare il nodo della cravatta più volta, senza mai sentirsi in grado di respirare.
Non si era reso nemmeno conto di quanto tempo fosse passato, accettava gli eventi con completa passività: qualcuno aveva parlato, le bare erano state magicamente incantate per restare eterne, poi li avevano sotterrati e poi… più niente.
I suoi genitiri non c’erano più Draco non aveva la più pallidea idea di cosa fare del resto della sua vita.
Aveva oggettivamente una lista: tornare a casa, trovare un lavoro, continuare a vivere.
Ma tutto ciò che riusciva a fare e restae in piedi, davanti alle loro lapidi, senza quasi nemmeno respirare.
Non si era nemmeno reso conto che qualcuno si era avvicinato a lui, gli aveva toccato il braccio e aveva sussurrato qualcosa.
Aveva parlato di nuovo, con voce un po’ più alta, ma restando sempre gentile.
Alla quarta volta finalmente draco riuscì a mettere insieme un po’ di energie per dargli attenzione, dal momento che non ne voleva sapere di andarsene.
Alzò gli occhi e c’era Harry Potter, pallido come non l’aveva mai visto, che con un vestito nero e area mesta gli teneva delicatamente il braccio.
- Vieni.- stava dicendo – Andiamo. –
- … dove? – si ritrovò a dire con un filo di voce.
- A mangiare qualcosa.- rispose Harry con un mezzo sorriso – Ne hai bisogno. –
No. Tutto quello di cui Draco aveva bisogno era essere lasciato in pace, ma l’altro non sembrò ascoltare ragioni, o forse, Draco non aveva avuto la forza di spiegarle, perché in un battito di ciglia si erano ritrovati alla Paiolo Magico seduti ad un tavolo con uno stufato davanti.
- Mangia. –
Draco guardò il piatto, come se non riuscisse a riconoscere l’essenza stessa di quella cosa concava che conteneva un liquido.
Harry prese una cucchiaiata della brodaglia e gliela premette sulle labbra.
- So mangiare da solo.- si sforzò di replicare, afferrando il cucchiaio.
- E allora fallo.-
In silenzio, iniziò a mangiare. Nonostante la nausea, quando il calore del brodo gli riscaldava lo stomaco, si sentiva un poco meglio.
Tutto il resto del suo corpo era intorpidito. Uno strato di gelo si era posata sulle pelle e sembrava impregnargli fino alle ossa.
In parte, in quel momento, si sentiva morto anche lui.
- Bevi. – disse ancora Harry, avvicinandogli un bicchiere.
Draco finalmente alzò gli occhi e lo mise a fuoco davvero. Aveva realizzato la sua presenza come un entità, ma ora finalmente stava realizzando che Harry Potter lo aveva trascinato a mangiare qualcosa dopo il funerale dei suoi genitori.
- Perché sei qui?- gli chiese sinceramente confuso.
Harry non rispose, ammiccò invece verso il bicchiere – Bevi qualcosa. –
- Non serve che mi dici cosa fare.-
- Se bevi, la smetto di dirtelo. –
Tanto valeva.
Prese il bicchiere e iniziò a bere lentamente il contenuto, poi poggiò il bicchiere sul tavolo e aspettò di capire cos’altro volesse.
Se lo assecondava, forse lo avrebbe finalmente lasciato solo.
Harry però non disse altro, ammiccò nuovamente verso la zuppa e iniziò a mangiare anche la sua cena.
Mangiarono in silenzio, Draco tornò presto al comodo vortice di nulla che erano i suoi pensieri.
L’immagine delle bare dei suoi genitori non voleva lasciare la sua mente, come se fossero fissate nelle sue retine.
Il tempo, riprese ad andare veloce. Come se accelerasse di botto: un attimo prima era davanti a una zuppa con Harry Potter, l’attimo dopo era in una stanza della Paiolo Magico in un letto a fissare il soffitto, dopo che Harry gli aveva rimboccato le coperte e si era seduto ad un tavolino in un angolo della stanza con un libro.
- Dormi – gli aveva ordinato.
A quest’ordine, non protestò.

Non era sicuro di quanto fosse passato, la luce cambiava oltre le finestre, sole, poi buio, poi sole, poi di nuovo buio.
Non sapeva che quel buio fosse la notte o solo giorni piovosi, sapeva però che il tempo e lui ora erano su due binari differenti.
Lui era fermo, in quel letto, il resto era veloce e inafferrabile.
Il tempo non aspetta nessuno, ma non importava. Le sue ferite erano ben lontane dal rimarginarsi.
Se solo Harry Potter si fosse deciso a tornarsene da dove era venuto sarebbe stato molto meglio. Invece, non aveva ancora mai lasciato la sua stanza. Mangiava, dormiva e vegliava su di lui seduto su quella scomoda sedia di quel tavolino a due metri dal letto.
Non gli parlava nemmeno, né tentava di farlo aprire. Se ne stava solo lì.
Era così irritante.
Così… irritante.
Ma sapeva esattamente cosa doveva dire e fare per farlo andare via. Avrebbe richiesto più energie di quanto sentiva di averne ma doveva farlo, doveva liberarsi di lui per poter tornare a gestire il lutto a modo suo.
Così, un mattimo, si alzò e si trascinò fino al tavolino. Addentò la colazione prima che Harry gliela forzasse giù per la gola e cercò le parole nella sua testa, cosa che non fu facile da fare, nel caos che vi regnava.
Ma le trovò, una dopo l’altra, nascoste in angoli remoti. Dovette cercarne una per una, ma riuscì a mettere finalmente insieme i pensieri.
- Mi sento meglio, ora.- disse, piegando le labbra all’insù, imitando quello che ricordava dei sorridi – Sei stato gentile a restare, ma ora sto meglio. –
Harry non lo guardò nemmeno, mentre girava la pagina di quello che doveva essere il quarto libro da quando aveva deciso di fargli da balia.
- Sto bene.- disse ancora, con nuova energia. Forse aveva sbagliato qualcos di quell’incatesimo: sorriso, parole rassicuranti. No era tutto giusto.
Ma Harry non sembrò sortirne alcun effetto.
Beh, era solo la prima parte del suo piano. Sperava avrebbe funzionato, perché la seconda parte avrebbe richiesto più energie e ripensare a qualcosa che stava con tutti le sue forze tentando di evitare.
- Non ce l’ho con te. – disse. La stretta che avvertì al cuore stonava con il resto del suo corpo totalmente intorpidito – Non è stata colpa tua. –
Eccetto che lo era stata.
Per mentire al signore oscuro, per proteggerlo, per permettergli di sconfiggerlo, i suoi gentori avevano dato la vita e non c’era null’altro che il senso di colpa a spingere Harry Potter a dormire su una sedia scomoda da…
Beh, non sapeva da quanto, ma da troppo.
Questo rallentò i movimenti del Salvatore del Mondo, che inghiottò il boccone dei suo panino come se inghiottisse vetro. Per un attimo, sembrò provato, pronto a parlare di cosa davvero si trattasse tutta quella storia.
Quell’attimo passò, e Harry bevve un sorso d’acqua mandando giù vetro e senso di colpa.
- Visto che ti senti meglio, andiamo a prendere un po’ d’aria? – propose.
I suo tentativo non era servito a nulla, le poche energia che aveva erano andate sprecate. Un senso di fastidio lo colse, ma non ebbe le energie nemmeno per arrabbiarsi.
Ebbe però l’impulso di piangere.
Perché doveva rendergli la vita così difficile? Perché non poteva capire che non era desiderato? Perché non poteva semplicemente… lasciarlo solo.
Non voleva niente da lui.
Non voleva niente, in generale.
Sconfitto, si trascinò di nuovo a letto e affondò il viso nel cuscino, nascondendo le due lacrime che sfuggirono al suo controllo.
Harry si limitò a rimboccargli le coperte come se nulla fosse.

- Stenditi. – mormorò Draco dopo aver abbassato gli occhi e aveva visto Harry massaggiarsi una spalla.
- Mh? –
- Ho capito che non te ne andrai.- disse ancora, la sua voce era rauca ma riuscì a continuare – Tanto vale che dormi decentemente.-
Harry fissò il lato del letto vuoto e immacolato con una certa avidità. Come se testasse il terreno, si alzò e si approcciò lentamente.
Prima un ginocchio, poi l’altro e infine, una volta che Draco si era girato lasciando intendere che non gliene fregava niente, Harry si distese finalmente.
Era talmente stanco che si addormentò quasi di colpo.
Se avesse avuto energie, Draco ora ne avrebbe approfittato per alzarsi ed andarsene. Ma non ne aveva e non voleva tornare al Manor.
Si addormentò anche lui. Non era una novità, era più facile che restare svegli.

Un giorno Draco si mise seduto e respirare sembrava meno insopportabile.
Si recò nell’unico posto dove poteva stare senza che il suo personale aguzzino non lo seguisse e si fece un lungo bagno.
Dal momento che ormai non sapeva pià le basi del tempo, forse ne passò troppo a mollo, tanto che Harry gli bussò con mano pesante.
- Stai bene?- domandò con una certa ansia nella voce.
Draco spostò gli occhi dalla porta al muro e si mosse un poco per mettersi comodo nella vasca.
Perfino lì doveva dargli noia?
La sua invadenza non aveva davvero limiti.
Era… così irritante.
Perché non poteva semplicemente svanire… tutto?
Altro bussare. Voce più alta.
- Malfoy?-
Draco sentì la rabbia esplodergli nel petto. Si alzò di scatto e uscì dalla vasca con movimenti secchi. Si avvicinò alla porta senza nemmeno mettersi un accappatoio e la spalancò.
- Che c’è?!- quasi urlò.
Harry sbatté tre volte le palebre poi sviò lo sguardo dal suo corpo nudo, con urgenza.
- N-non ti sentivo.- tentò di giustificarsi.
Draco quasi ringhiò, mentre si girava per andare a prendere qualcosa con cui coprirsi, quando tornò da Harry lo fece con il piede di guerra.
- Mi hai davvero rotto il cazzo, Potter. Quando hai intenzione di andartene?-
Harry sembrò sollevato del fatto che si fosse rivestito, tornò alla sua amata sedia e prese il libro – Quante storie, ero solo preoccupato. Torna pure in acqua.-
- No.- insistette Draco facendo un passo avanti – Sul serio. Vattene.-
- Pago io la stanza.- gli rinfacciò.
- Dimmi quanto hai speso che te li do, dì pure all’oste di aggiungerla sul mio conto.-
Harry non si scomodò nemmeno di alzare gli occhi dal libro – Vestiti o ti prenderai un accidenti.-
Un altro scatto di rabbia lo invase. Gli prese il libro e lo lanciò dall’altra parte della stanza.
- Perché diavolo sei qui, eh?!- quasi urlò – Tu non c’entri nulla. Non siamo amici, non siamo niente. Sei qui per il tuo stupido senso di colpa? Sei perdonato! Ora, per merlino, abbi un minimo di delicatezza e levati dalle palle! –
La rabbia era così densa dentro di lui che faticava perfino a urlare. Si rese conto che gli tremavano le mani solo quando Harry fece per andare a predere il suo libro, e lui gli afferrò un braccio.
- Sono serio.- la voce era gelida e fredda. Aveva smesso di non provare niente. Ora provava rabbia, una rabbia cieca e disperata.
Harry se ne sarebbe andato ora e subito.
Come se intuisse i suoi pensieri, Harry drizzò la schiena – Puoi dirmi e fargli quello che vuoi, io non me ne vado.-
Lo spinse prima ancora di rendersene conto. Vide le mani tese, Harry che sbatteva contro la porta e sentì il gemito di dolore, fu come se nemmeno fosse stato lui.
Ma Harry sembrò attenersi al suo: qualsiasi cosa tu dica e faccia.
Puntò i piedi e tornò dritto, gli tese le braccia pronto a calmarlo come si faceva con un bambino che faceva i capricci.
- Mangia qualcosa, parliamone. –
No. Doveva. Andare. Via.
Gli afferrò le mani e gliele spinse contro il muro, bracciandolo con il suo corpo.
Le dita tremavano per la forza della presa, ma non aveva importanza.
Doveva farlo andare via da qui. Doveva scatenare in lui qualcosa di così forte da farlo rifiutare di restare ancora.
Picchiarlo? Non avrebbe funzionato.
Doveva mirare più in alto.
Doveva… disgustarlo così tanto da non rendersi irreperabile.
Perfino con la sua cocciutaggine, avrebbe capito che era un caso totalmente perso.
Draco sentiva i suoi stessi occhi come se potessero uscirgli dalle orbite, mentre un sorriso nuovo gli usciva sulla faccia.
Aveva il piano perfetto.
- Vuoi restare così tanto?- soffiò, con voce soave e predatoria – Vuoi così tanto aiutarmi a stare meglio? –
Harry non rispose, ma la determinazione nel suo sguardo era limpido come l’ossigeno.
- Allora spogliati.- soffiò Draco, con le labbra che si allargavano di più, in un sorriso così innaturale da essere disturbante – Fotterti potrebbe farmi stare molto meglio.-
Le labbra di Harry si schiusero, le pupille diventarono più piccole.
Stava funzionando.
Gli lasciò andare le braccia e con la mano gli indicò il letto – Vuoi che io stia meglio, no?- domandò, l’aria graffiava nei suoi polmoni – Ho voglia di divertirmi un poco e visto che non vuoi andare via… fammi divertire.-
- Oppure puoi andare via.- continuò – Sta a te la scelta.-
Era un’ovvia scelta.
Se avesse insistito nel restare, Draco era piuttosto sicuro che non avrebbe avuto tante difficoltà e insistere nella sua minaccia, era così arrabbiato con lui che avrebbe perfino potuto fingere di volero scopare davvero.
Già si stava immaginando come spingerlo sul letto, come trattenerlo, cosa mordere e baciare, per rendere la minaccia più vera.
Harry sarebbe fuggito e non l’avrebbe più rivisto e finalmente sarebbe rimasto solo nel suo dolore come aveva voluto sin dall’inizio.
Non voleva un ipocrita a prendersi cura di lui.
Ma, dietro ogni logica possibile, Harry lo guardò come se la sua richiesta fosse un mero inconveniente.
Si portò una mano al collo e sbottò il primo bottone della camicia, poi il secondo, e il terzo subito dopo.
Per un attimo, Draco non capì cosa stava succedendo, poi realizzò che doveva essere un bluff.
Non sarebbe andato davvero fino in fondo.
Non poteva.
Harry si tolse la camicia, poi si sbottò i pantaloni, infine, sotto gli occhi confusi dell’altro, si sedette sul letto.
Lì, lo guardò dal basso e i suoi occhi erano freddi e distaccati – Allora? – disse – Hai detto di voler scopare. Forza, vieni.-

Le mani gli tremavano ancora. Ora che la rabbia era sfumata, poteva essere solo per l’agitazione.
Si rese conto che stava davvero per succedere solo quando Harry gli mise in mano una bottiglietta di olio d’oliva rimasto dai frequenti pasti che avevano consumato in quella stanza.
Giusto, tra uomini funzionava così.
Non era mai davvero stato con un uomo, che ricordasse. Molto del suo ultimo anno era una specie di buco nero ora che ci pensava.
C’era stata la guerra, c’erano stati morti… i suoi gentiroi.
Il pensieor lo colpì come un pugno, mille sentimenti si affollarono: dolore, senso di colpa, rabbia, disperazione, confusione.
Li scacciò tutti.
Doveva preparare Harry Potter per scoparlo.
Se la situazione non fosse stato così assurda, ne avrebbe riso.
Lo guardò dall’alto, mentre si versava l’olio sulle dita e sostene il suo sguardo di sfida mentre si apprestava a prepararlo.
Infilò il primo dito, si aspettò che Harry dicesse qualcosa, ma invece si rilassò come poteva. Alzò gli occhi al soffitto e non si mosse.
Mise il secondo e si domandò se fosse davvero possibile entrare in un anello così stretto.
Ma, del resto, se non si decideva anche a pensare a sé stesso, non avrebbe avuto null’altro che le dita da infilargli dentro.
Inziiò a masturbarsi con l’altra mano, un senso di nausea lo colse.
Non lo voleva fare.
Non così.
Era così sbagliato.
Ma si sforzò di rilassarsi, di concerdersi generose carezze, tentare di pensare solo al fatto che il sesso fosse bello, che gli mancava.
Non importava che fosse Harry Potter, non era quello il problema, era solo l’intera situazione.
Harry non disse nulla, non fece nemmeno una smorfia.
Quando finalmente gli divenne duro, decise che se doveva succedere, doveva succedere in fretta.
- Girati.- gli ordinò.
Harry annuì, prima di girarsi sulla pancia. Draco si posizionò dietro di lui e poggiò la punta sulla sua entrata.
Era… analitico, pensò prima di iniziare a spignere, non c’era nulla di bello in tutto questo.
Iniziò ad entrare, con più facilità di quanto si fosse aspettato, dovette sforzarsi di reapirare mentre si spingeva in lui.
Si ritrovò a metà, convinto che non sarebbe potuto andare più in fondo di così, ma sentì Harry rilassarsi un poco e piano piano arrivò in lui fino alla base.
Fu solo allora che si rese davvero conto che nulla di quello che stava succedendo aveva senso.
Perché Harry era arrivato a tanto?
Perché si stava facendo scopare… per consolarlo?
Le domande scomparvero non appena Draco si concentrò sulla pressione e sul calore che stavano avvolgendo il suo sesso.
Ora, stava inziando davvero a sentire l’eccitazione.
Si ritrasse, e affondò nuovamente in lui. Lo fece ancora, e ancora, e ancora.
Finché non divenne naturale come respirare.
Poggiò il viso sulla spalla di Harry, senza fiato, premette le lebbra sula sua pelle. Non era un bacio, ma solo perché stava reprimendo un istinto che non aveva mai pensato di provare.
Voleva baciare il suo collo, voleva toccarlo, voleva… scoparlo davvero. Non quella patetica imitazione di una coercizione.
Venne e sentì i denti desierare affondare nella sua spalla, ressitesse solo perché fu veloce.
Crollò di lato, si rese conto di quanto avesse il respiro corto e fosse sudato solo per via dell’umidità delle coperte il petto che faticava a muoversi.
Harry si alzò poco dopo, afferrò i suoi vestiti e andò in bagno.
Solo quando la porta fu chiusa, Draco non poté fare a meno di scoppiare a piangere.


Non ne parlarono più.
Draco smise di protestare alla sua presenza, si alzava, mangiava e tornava a letto. Ora, all’elenco dei suoi sensi di colpa e del dolore, si era aggiunto un tassello in più.
Era caduto così tanto in basso, era davvero diventato così patetico?
- Andiamo a prendere aria.- disse, un paio di giorni dopo. Quella stanza era diventata piccola, la presenza di Harry troppo.
Harry scattò in piedi come una molla, più felice di quanto tentasse di dare a vedere e lo aiutò a vestirsi.
Non arrivarono molto lontano, camminarono in silenzio fino a una panchina dove Draco si sedette senza più energia.
- Quanto tempo è passato?- domandò.
- Due mesi.- rispose Harry.
Erano due mesi che non si muoveva, aveva senso che gli fosse così difficile.
La gente camminava affrettata, l’aria era fredda ma in qualche modo dolce sulle pelle.
Si sentì un po’ meglio, e si sentì in colpa per sentircisi.
- Perché non te ne vai?- gli chiede allora, con semplice curiosità.
Harry si sedette vicino a lui, le mani giunte. C’era anche un’altra domanda che aleggiava tra loro, ancora più completa: perché me lo hai permesso?
Si sistemò meglio gli occhiali sulla faccia, forse solo per prendete tempo.
- quando non avrai più bisogno di me, me ne andrò. – disse e sembrò sincero.
Draco fissò il vuoto – Sono un adulto non mi serve la balia.- insistette – Non dovrei nemmeno… stare così. Devo sembrarti patetico. –
- no, non è vero.-
- La gente normale riesce ad alzarsi dal letto, a continuare la vita… erano “solo” i miei genitori, no? Non sono il primo, né l’ultimo.-
Eppure, quella solitudine era schiacciante.
Erano sempre stati un circolo chiuso, lui e la sua famiglia, erano loro contro il mondo. Gli amici? Non erano importanti, gli altri erano solo affari e cosa da sfruttare, l’unica cosa importante era la famiglia.
Ma persa quella… cosa gli era rimasto?
Non aveva mai davvero avuto amici, Tiger e goyle non erano nemmeno venuti al funerale. Anzi, non c’era veuto quasi nessuno. Un paio di volti che non aveva mai visto, forse familiri lontani… e Harry Potter.
Lui era rimasto lì, dall’inizio a una fine che non era ancora giunta.
- Io sono in lutto da sempre e non li ho nemmeno conosciuti. Posso solo immaginare come sia per te.- commentò Harry piano.
- E’ per questo che resti?-
- Tra le altre miliardi e mezzo di cose.- rispose.
Miliardi e mezzo, come se fosse possibile.
Prima della guerra, non si erano quasi mai rivolti la parola se non per rinfacciarsi cose o litigare. Oh, quante volte aveva rincorso la sua ombra.
Draco avrebbe voluto chiedergli altro, ottenere più risposte, ma il sole gli stava dando fastidio a gli occhi.
- Harry.- soffiò. Avevano fatto sesso, chiamarlo ancora per cognome gli sembrava un ossimoro.
- Mh? –
- Sto meglio.- disse e, per una volta, era sincero.
Harry fece una strana cosa, sorrise così apertamente che il sole sembrò improvvisamente più luminoso e fece quasi per prendergli la mano i un gesto del tutto spontaneo.
Salvo poi rendersene conto e ritrarsi, come un cane sgridato.
Non aggiunsero altro, non c’era bisogno.


Quello era un giorno piovoso di nuovo.

Il tempo che passava fuori dal letto stava diventando sempre più lungo, ma quell’uscita gli era più che bastata.
Il loro mondo era in quella stanza, tra i libri che Harry gli portava da leggere e il cibo che mangiavano.
Provavano ogni tanto a chiacchierare, ma gli sfuggivano le parole molto spesso.
I pensieri, erano ancora molto confusi e vaghi.
Quando dormivano, a volte accadeva che si toccassero, non in senso intimo o romantico, ma capitava che le mani si sfiorassero e nessuno dei due la ritraeva.
A volte, toccarsi, sembrava naturale, altre volte… sembrava necessario.
Una sera, baciarsi, sembrò necessario.
I loro visi erano finiti vicini e prima di rendersene conto erano finiti insieme.
Quello era il loro primo bacio, pensò distrattamente, ma quel pensiero fu come unghie su una lavagna. Così fastidioso e sbagliato che lo fece allontanare con un’espressione confusa.
Gli occhi di Harry lo scrutarono con curiosità.
Era stata solo una sensazione, ma era stata così forte da insinuarsi sotto la pelle.
Quella non era la prima volta.
Ma lo era. Non ce n’erano mai state altre. Non si erano baciati di certo quell’unica volta che erano stati insieme.
Eppure, quella non. era. la. prima. volta
- Draco…? –
Bhe, di sicuro non sarebbe stata l’ultima.
Riprese a baciarlo e, rispetto alla loro prima volta, il suo corpo si infiammò.
Un eccitazione che non ricordava di aver da molto, molto tempo, si propagandò in lui, come un veleno.
Cercò il corpo di Harry, se lo strinse addosso, si baciarono lentamente, godendosi ogni attimo.
Harry provò a non fargli notare l’erezione, ma Draco la percepì lo stesso e quasi gli scappò un sorriso.
Forse, c’era un motivo che non aveva mai considerato che aveva spinto Harry quel giorno ad accettare quella transazione: forse Harry era disposto a fare sesso con lui perché voleva farlo.
Era una spiegazione fin troppo semplice, ma in quel momento non era in grado di pensare a diverse altre spiegazioni.
Harry si impose su di lui, come se chiedesse il permesso e l’altro non riusciva nemmeno a pensare perché non dovesse concederglielo.
Questa volta a finire tra le sue gambe fu Harry. Seguitò a baciarlo, con sempre più urgenza e passione, cercò con timidezza il suo sesso, lo accarezzò generosamente per qualche minuto, poi osò di più…
Quando sentì i polpastrelli testare il terreno sul suo ano, Draco si sentì come se fosse giusto, come se lo volesse da tanto, troppo tempo.
Era strano pensarlo, visto che non ricordava di averlo mai voluto.
Sostenne il suo sguardo, quasi lo sfidò a proseguire. Harry poggiò le fronte alla sua e infilò il primo dito. Presto arrivò il secondo.
Non era male, pensò Draco cercando di concentrarsi su contatto, non era male affatto.
Harry riprese a baciarlo, poi abbandonò le labbra per dedicarsi al collo, poi scese più in basso.
Quando la lingua si attorcigliò attorno al capezzolo, Harry infilò le dita così in profondità fino a toccare un punto che non aveva mai saputo di avere. Draco si ritrovò a boccheggiare, in preda ad un piacere nuovo.
No, non nuovo. Un piacere che gli era mancato.
- Stai bene? – gli domandò piano.

Annuì, non fidandosi della sua stessa voce e Harry annuì di rimando.
Riprese a baciarlo, riprese a prepararlo, finché non divenne troppo poco per entrambi.
Harry premette le labbra sulla sua guancia prima e sussurrò il suo nome, prima di entragli dentro con una spinta lenta.
Era decisamente meglio di quanto l’aveva fatto lui. Sentì il suo corpo accoglierlo, desiderarlo avidamente.
Gli girò la testa, per quanto si sentì bene in quel momento.
Voleva che Harry lo prendesse di più, più forte. Voleva che lo scopasse così forte da fargli dimenticare ogni cosa, tranne loro due in quella stanza.
Il piacere prese il sopravvento, per la prima volta Harry perse un poco il controllo, si spinse in lui, con sempre più forza, sempre più scoordinato e con urgenza. Draco si rese conto che quello che stava tremando non era lui, era l’intero letto, forse l’intero mondo.
Dio, se avesse saputo che fare l’amore con lui sarebbe stato così, avrebbero passato quei tre mesi chiusi in una stanza decisamente in modo diverso.
Il piacere avanzò tra loro con così tanta energia che tutto scomparve.
Non esisteva più nulla a parte loro due, uniti in quella morsa di disperato desiderio.
L’orgasmo fu un’esplosione, temette perfino che gli scoppiasse il cuore.
Si rese conto di non aver respiro, quando boccheggiò nel tentativo di riprendere ossigeno.
Merlino, se gli era mancato.
Quel pensiero fu flebile, quasi un sussurro, ma rimbombò ovunque dentro di lui.
Aprì gli occhi e fissò il soffitto rendendosi conto che quella sensazione era così opprimente da non poter essere un’illusione.
Harry alzò il viso rosso e ansante e cercò i suoi occhi, per sorridergli.
Ma quel sorriso si spense sul viso quando vide Draco.
Come poteva essere? Eppure ne era sicuro.
Harry sapeva esattamente come baciarlo, cosa succhiare, come toccarlo, come scoparlo.
Non c’era stato spazio per errore, non c’era stato spazio per esplorazioni e tentativi.
Non era la loro prima volta.
Insicuro su cosa gli passasse per la testa, Harry scivolò di lato, in silenzio. Il viso restò girato a scrutare ogni dettaglio del volto dell’altro, per tentare di indovinare i sentimenti.
Draco si girò e lo guardò negli occhi - … eravamo innamorati?- domandò con ancora un po’ di affatto – O scopavamo solo? –
Harry non fece nemmeno finta di non sapere cosa stava succedendo. Socchiuse le palpebre, come se quel ricordo gli facesse male.
- E’ complicato.-
- Ha senso.- soffiò ancora Draco – Perché non sei voluto andare via, ora ha senso.-
Restarono un attimo in silenzio, poi Draco chiese ancora – Perché non me lo ricordo? –
- Draco…-
- Rispondimi.-
Harry prese un profondo respiro e cercò la sua mano. Chiunque a quel punto l’avrebbe scacciata: era nel letto con un amante che non ricordava di aver avuto, che gli aveva mentito per chissà quanto tempo.
Aveva tutte le ragioni per essere arrabbiato.
Ma la risposta alla prima domanda già la sapeva, senza alcun dubbio.
Erano stati innamorati.
Per nessun’altra ragione, ora si sarebbe sentito così disperato di tornare tra le sue braccia.
Si presero la mano, in silenzio – Sei stato tu.- disse – L’hai fatto tu.-
- Cosa…? Perché avrei dovuto…-
- Per proteggere i tuoi genitori.-
Seppe che era la verità sulla pelle. non ricordava i fatti, ma le sue emozioni avevano una memoria tutta loro.
Poteva immaginare cosa fosse successo: aveva una missione, i suoi genitori erano in pericolo e dipendeva tutto dalla sua lucidità.
Innamorarsi del nemico doveva essere stata la madre delle distrazioni.
- Mi dispiace, Harry.- soffiò concentrandosi sul calore della sua mano – Devo averti ferito davvero tanto.-
Il viso gli si intristì – Hai fatto quello che dovevi fare.-
- Mi dispiace.- disse ancora. Era strano essere così affranti per una cosa che nemmeno ricordava.
Restarono così per un lungo minuto, poi Harry su alzò arrancò fino alla sedia che era stata la sua vita per due lunghi mesi. Prese un astuccio e tirò fuori una fiala, poi la poggiò sul tavolo.
- Non voglio niente da te.- disse – Che tu ci creda o no, non sono qui per riconquistarti, sono qui perché ti ho amato e non potevo lasciarti solo.-
Draco lo guardò, disteso nel letto come lo era stato per mesi odiando l’uomo che gli era stato accanto, ogni giorno, senza mai crollare, senza nemmeno cedere un attimo alla disperazione.
Sapeva che era così; che Harry sarebbe rimasto per tutto il tempo necessario.
- quella fiala…-
Harry lo osservò, i suoi occhi ora erano distanti, persi in un mondo che non gli apparteneva più, in ricordi che lo riguardavano ma non erano più suoi.
- Sono i tuoi ricordi. – disse – Me li hai dati, prima di cancellarli.-
- Perché? –
- non lo so.- ammise – ammetti di averti odiato un po’ per questo.-
La boccetta non era mai stata aperta, il sigillo era ancora intatto, ma aveva l’aria di essere stata tenuta tra le mani per lungo, lungo tempo.
- Mi dispiace. – disse ancora Draco.
Harry scosse la testa – Sono tuoi. Sono qui, se li vuoi. – si alzò e si rivestì – Vado a prendere qualcosa da mangiare.- disse e scappò via, lasciandolo solo col suo passato.
Draco osservò la fiala dove all’interno ombre e luce vorticavano in una costante lotta.
Si alzò, la prese e tornò a sedersi sul letto.
Quanto tempo era passato da quando l’aveva presa in mano l’ultima volta? Qual’era stato il suo pensiero nel stringerla, nel riempirla?
Aveva solo un modo per saperlo.
Se c’era una cosa che sapeva però, era che non avrebbe fatto la differenza.
Non importava quando il loro amore fosse stato romantico o passionale o intenso, la guerra li aveva cambiati, e lui era ancora la stessa persona che non riusciva granché ad alzarsi dal suo letto.
Ricordare di amarlo, non cambiava il fatto che fosse giusto lasciarlo andare.
Afferrò il tappo e ripeté a se stesso: non cambierà nulla.
Eccetto che cambiò tutto.

Fu come essere completo ancora una volta. Come se finora non fosse stato che un puzzle con ammanchi, pezzi perduti. L’immagine era ancora visibile, ma stonava qualcosa, l’occhio non faceva che tornare ancora e ancora su quelle imperfezioni.
Si rese conto della gravità del suo lutto ancora più concretamente: aveva perso letteralmente ogni cosa.
Aveva rinunciato all’amore della sua vita per salvare i suoi gentiri e li aveva persi lo stesso. Non lo ricordava, ma tutte quelle perdite erano state il vero motivo del suo stato d’animo.
Inconsicamente, era in lutto anche per Harry Potter.
Ma ora, tutto aveva di nuovo senso, tutto era illuminato.
Aveva visto l solitudine come un’ombra che lo braccava, ne sentiva i sussurri, ne avvertiva i graffi sulla pelle.
Ora, poteva finalmente vederla.
Era orribile, era deforme, ma non faceva più così paura.
Sent’ bussare alla porta e poco dopo entrò Harry Potter con dei panini e qualcosa da bere, i suoi occhi caddero subito sulla fiala aperta.
Vide i suoi occhi tingersi di rosso, ma si sforzò di non darlo a vedere, poggiò il cibo sul tavolino e iniziò a dire cose come – Non c’era il prosciutto, quindi ho preso il tacchino. So che non è il tuo preferito, ma lo mangi. C’era però altro, magari se vuoi vado a prenderti altro.-
Gli dava le spalle. Lo faceva a posta.
Non doveva capitare tutti i giorni, di essere cancellato dalla mente dell’uomo che ami e poi ritrovarsi nuovamente lì.
Draco osservò Harry, anche lui finalmente era illuminato. Non era più il mistero che era stato nei mesi passati, quella presenza costante che non voleva andare via.
Ora era… l’uomo che aveva amato e che aveva continuato ad amare.
Pure senza ricordi, si era rifigiato nelle sue braccia.
Le lacrime iniziarono a scorrere lungo il viso, Harry se ne accorse solo dopo aver nascosto le sue e essersi girato, pronto a proporre di magiare fuori magari.
Si impanicò subito, crollò in ginocchio e li prese il viso tra le mani – Draco, stai bene?-
- No.- ammise lui, in un sussurro – Non sto bene.-
Era vero, finalmente lo ammetteva a sé stesso.
Stava meglio, ma non stava bene.
Affondò il viso nella spalla di Harry e continuò a piangere, finché non fu così stanco da non averne più le forze.
Lui non si mosse, restò stoico lì ad accarezzargli la schiena.
Si mosse solo allora e anche se Draco temeva fosse per allontanarlo, tutto ciò che fece fu prenderlo in braccio e stenderlo sul letto per poi stendersi vicino a lui e aspettare che Draco trovasse la forza di abbracciarlo di nuovo.
- Hai detto…- soffiò dopo un po’ – che non eri qui per tornare insieme.-
Harry gli passò una mano tra i capelli in una carezza – già.-
Draco restò aggrappatò al suo petto, sentiva il battito del suo cuore accelerato – Ma lo vorresti?-
Harry sembrò a disagio – Non pensarci. –
Draco si mise supino e fissò il soffitto, cercò le parole esatta nella sua tenta e finalmente era tutto abbastanza in ordine da riuscire a trovarle senza far troppa fatica.
- Ora non sto bene, non posso tornare con te. Non sarebbe giusto per nessuno dei due. –
- Draco, non…-
Lui lo strinse un po’ più forte, come a zittirlo in modo dolce. Funzionò.
- Quando starò meglio, tornerò da te.- gli promise – E farò di tutto per riconquistarti.-
- Non serve. –
- Harry…- soffiò in ammonimento.
Stavolta fu l’altro a zittirlo – Non serve perché io starò lì ad aspettarti. – confessò – Non ho idea di quali ricordi tu abbia recuperato, ma posso dirti ciò che provo dei miei: io ti amo, esattamente come allora, ricordi o meno. Voglio tornare con te. Voglio stare con te, per sempre. –
Draco sentì le lacrime tornare nei suoi occhi, nella sua mente si formò un’immagine che gli era sempre stata cara anche fino a due attimi prima non la ricordava affatto: il loro primo bacio era stato in uno sgabuzzino pieno di polvere.
La loro prima volta, nel suo letto a Hogwatrs.
Il loro addio, al corridoio del terzo piano.
Il loro ritrovarsi… in una stanza fatiscente del Paiolo.
Draco si fece vicino, si appiatti contro di lui, cercando contatto e calore.
- non permettermi mai più di dimenticarti.- disse.
Harry confermò – dovrai passare sul mio corpo.-

Uscirono dalla stanza una settimana dopo. Quando Draco si chiuse la porta alle spalle, fu come se avesse lasciato in quelle mura la sua disperazione e ne portasse via solo una piccola parte.
Harry era ancora lì, non se n’era andato. Non lo avrebbe mai fatto.
Draco confessò di non voler tornare al Manor e Harry lo portò a casa sua, gli dette una stanza, gli offrì un rifigio e un riparo. Gli dette i suoi spazi, standogli vicino, senza soffocarlo.
Qualche volta facevano sesso. Era più forte di loro. Era impossibile convinvere con l’uomo che amavi senza volerlo toccare.
Ma non erano tornati insieme, non ancora.
Non era tempo.
Cinque mesi dopo, avevano una loro routine. Draco aveva perfino trovato un lavoro, Harry gli aveva fatto una torta di compleanno che non si reggeva in piedi e tutto era perfetto.
Draco rise, di cuore.
Quella sera, ricordò con felicità la sua infanzia, raccontò a Harry com’erano state sfarzosi finora i suoi compleanni e di come, finita la festa, i suoi genitori organizzassero qualcosa di più intimo, solo loro. Eccetto i regali costosi.
Fu bello, risentirli vicini e pensare a loro senza morirne un po’.
Quella sera, mentre Harry lavava i piatti, Draco disse finalmente – Siamo tornati insieme.-
L’altro non disse nulla, perché era semplicemente così.
Finirono la torta insieme.

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Traccia: A volte le cose buone devono finire perché le cose migliori abbiano inizio. Ogni storia ha una fine, ma nella vita ogni fine è sempre un nuovo inizio.

 

Sfida accettata

 

- Lo abbiamo davvero finito tutto?- domandò Harry sfogliando il libro con un espressione concentrata - No, aspetta, questa non la ricordo!- puntò il dito alla quindicesima pagina, dove due umanoidi stavano in posizioni che l'essere umano non poteva raggiungere, non se erano semplici babbani.
Per anni quel libro era stato pepetrato come mistica verità per il piacere, ma a nessuno era mai venuto in mente di segnalare che fosse unicamente per maghi con alla mano pozioni districanti e allunganti.
- Sì che l'abbiamo fatta.- soffiò Draco seduto nudo sul letto con le gambe incrociare. il suo sesso era appoggiato sul lato della coscia e perfino così Harry non poteva fare a meno di guardarlo con una certa anticipazione - A casa dei Weasley, al compleanno.-
- Oh, il compleanno. - ora ricordava. Draco lo aveva trascinato di sopra, nella vecchia stanza che condivideva con Ron e si era impilato su di lui come un amazzone.
- E questa?- domandò ancora.
- Al matrimonio. -
Giusto. Per strappargli di dosso lo smoking bianco e rigirarselo come un calzino aveva dovuto fare un sacco di piegamenti prima.
- Questa non l'abbiamo fatta.- asserì girando la pagina - Me lo ricorderei.-
Draco prese il kamasutra e iniziò a leggere che pozione ci voleva e in che posizione si sarebbero dovuto mettere. Harry aspettò, paziente, mentre con la mano iniziava a trastullarsi da solo non riuscendo a tenere gli occhi lontani dalla sua meta, una meta che se ne stava lì, distera e rilassata, ancora ignara di quello che voleva fargli.
Il padrone, tuttavia, era più che consapevole delle sue intenzioni.
- Se vuoi succhiarmelo, fallo e basta. - mormorò divertito, mentre scioglieva le gambe e si stendeva, premendo il libro sull'addome. Così non smetteva di leggere, ma dava accesso al suo adorabile marito.
Harry si fiondò sulla preda come un avvoltoio. Lo prese tra le labbra e con la lingua, inziò a divertirsi a leccarlo e succhiarlo.
Adorava sentirlo indurirsi, lo eccitava, eccitarlo.
Draco fingeva noncuranza, ma Harry aveva imparato ormai da tempo quanto il suo maritino caro fosse più che soddifatto della sua bocca e di come si comportava una volta raggiunta la sua pelle. Non a caso, lo sentiva concentrarsi nella lettura, spesso impoenndosi di sussurrare i paragrafi, solo perché il piacere lo distraeva e doveva distrarsi, altrimenti finiva nemmeno prima di iniziare.
Quando fu al limite, afferrò il libro e dette un colpetto sulla testa a Harry che lo guardò come un bambino a cui avevano appena tolto il ciccio.
- Ci serve la pozione blu, quella sulla mensola. - lo avvisò.
- Per una volta non possiamo farlo alla vecchia maniera?- replicò Harry alzandosi - Sai quella in cui tu apri le gambe e io ti scopo e basta? -
Draco, ormai duro, sembrò molto tentato della possibilità ma...
- Va a prendere la pozione, Potter. Dobbiamo finire le posizioni. -
con un sospiro gramo, Harry scese dal letto e aprì il piccolo armadietto dove tenevano nascoste le pozioni adatte per la loro causa.
Da quando Ron gliel'aveva regalato per scherzo, Draco l'aveva presa come una vera e propria sfida e ora dovevano necessariamente vincerla.
Non che se ne lamentasse, ma Harry sospettava fossero tanta scena e poca sostanza, dal momento che l'unica vera parte che gli piacera era quando affondava in lui e lo portava all'orgasmo. Semplice.
Draco si buttò sul letto e alzò il bacino e Harry seguì il maniale per cercare di mettersi nella posizione giusta. Perfetto, pensò una volta trovato un certo equilibrio.
- bene così.-
Reggere la gamba di Draco stava diventando difficile, quindi spuzzò la pozione sul suo sesso e poi sull'ano del marito che si contrasse d'aspettativa.
Piegato così, ci entrava a stento, ma la punta riuscì a posarsi sull'anello di canre e due attimi dopo iniziò perfino a entrarci un po' dentro.
Tutti i muscoli del corpo tirarono e Harry sentiva già la schiena lamentarsi, ma lo amava e doveva assecondare queste sue piccole follie.
Per un po', spinse e si ritrasse, senza mai essere davvero in grado di entrargli completamente dentro, però vedere Draco preso e tanto bastava. fose il sentirsi vuoto e poi pieno a spinte alterne lo eccitava più di quanto eccitasse lui.
Se a Draco piaceva, poco male.
Ma dopo un po', la furstrazione divenne una seconda pelle - Labbiamo fatta, possiamo smettere?- quasi ringhiò - Devo scoparti. Ora.-
Draco aprì gli occhi e un sorriso divertito gli spunto sulle labbra, annuì e alzò la gamba per farla ricadere stesa sul materasso.
Harry gli tenne il bacino elevato, per finalmente spingersi tra quelle gambe senza più alcun impedimento.
Non resistesse nemmeno per un secondo a farlo piano, ogni movimento fu veloce e sparsmodico, gemette e singhiozzl mentre l'orgasmo di faceva strada in lui come una vampata di fuoco nelle vene.
Crollò sui tallooni, mentre Draco sul materasso. Era venuto anche lui per fortuna, pensò vagamente osservando la punta del suo sesso umida e una piccola schiazza sulla sua pancia.
il marito si portò una mano alla fronte e sembrò per un attimo increduto di quanto piacere avesse ottenuto. Se non era così, sapeva fingere davvero bene.
- ... abbiamo finito, allora?- domandò.
- Sì.-
- Bene.-
Draco gli fece un sorriso allegro, che s tramulò lentamente in uno un po' meno allegro - ... è finito.- soffiò - Peccato, mi stavo divertendo. -
- Non ti piace più scopare semplicemente con me? -
Di tutta risposta il ragazzo scrollò le spalle - Non è il sesso, ma il tentativo. ERa divertente vedere se riuscivano a piegarci così.-
Harry crollò di lato a lui col cuore che batteva ancora un po'.
- Quindi nemmeno godi di più, ti piace solo torturarci malamente? -
- Esatto. -
- Ma godi... giusto? - fu strano sentire bisogno di rassicurazioni.
Draco tornò a sorridere allegro, e cercò la sua mano - Non appena mi sei dentro... da morire.- confermò.
- Non so se lo dici per elimentare il mio ego, ma lo do per buono. - annuì Harry.
Draco alzò gli occhi al cielo e si mise seduto per poi metterci a cavalcioni del suo adorato marito.
- Visto che hai finito il libro, ti do il premio. - sogghignò - Sano e normalissimo sesso.-
- Ora sì che si ragiona!-

Nuovamente nella possibilità di potersi muovere come voleva, il sesso che era diventato più che una sfida che una vera e propria voglia, si era acceso di nuovo. Forse più di prima.
Harry era stato così frustrato nel dover seguire delle regole ferree che la sua vendetta era non seguirle affatto e restare dentro il suo maritino per punizione più tempo che poteva.
Ma arrivò Natale e Ron passò un nuovo pacchetto a Draco con un nuovo sorriso sornione.
- Buon Natale.- soffiò come una minaccia.
Draco assottigliò lo sguardo e lo scartò davanti a tutti, e risatine si librarono per tutta la stanza.
Magasusutra 2.0 Il ritorno.
Draco alzò gli occhi, brillanti come due fanali verso suo marito e il sorriso divenne una smorfia di pura perfidia.
Ron stava tentando di ucciderlo. Non c'era altra spiegazione.


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Era la prima giornata calda dopo settimane di pioggia. Nonostante la primavera che si affacciava all'orizzonte, il sole era ancora molto restio a far capolino dall nubi dense. così, quando que raggi di sole avevano illuminato la vallata, la prima cosa che gli studenti avevano preteso di fare era uscire.
Cura delle creature magiche, era l'ora più agoniata in quel momento. Nonostante l'umidità che ancora impregnava la vegetazione, avventurarcisi fu divertente.
Harry aveva addocchiato la sua presa dalla distanza, osservava un fiore bianco con intensità, una piccola ruga gli attraversava il viso come se cercasse di capire a quele famiglia appartenesse quel fiore.
Draco Mafloy alzò gli occhi, quasi si fosse sentito osservato e li icnrociò ai suoi. Negli occhi, passò un lampo di paura.
Il gioco aveva inizio.
Lo vide posare il fiore, poi guardarsi attorno per cercare qualcuno, chiunque a cui aggrapparsi e fuggire, ma aveva scelto bene il momento in cui catturarlo, il momento edatto era esattamente dopo che Blaise e Pansy erano sgusciati via per fare chissà cosa e Draco aveva abbassato la guardia.
Nessun altro, attorno a loro, poteva fare qualcosa.
Draco così, scelse di provare a scappare. Come se fosse servito a qualcosa.
La prima volta, aveva provato a nascondersi nel castello, ma la mappa era stata subito sua alleata, e lo aveva trovato in un attimo.
Lo aveva scopato per terra proprio lì, in quell'aula polverosa.
La seconda volta, lo aveva trovato nelle cucine e non aveva usato solo il suo sesso per fotterlo. Draco non aveva camminato dritto per una settimana intera.
Altr volte erano susseguite, altre volte erano scivolare via, annebbiate dalla voglia che aveva di lui e la voglia di non dargli nessun modo di dire di no.
Tentando di ottenere rifugio nella boscaglia, Draco stava firmando un contratto di cui non aveva letto le clausule, un contratto che lo avrebbe reso presto aperto a nuove prospettive e posizioni.
Essere il suo giocattolo, era un lavoro a tempo pieno.
Gli lasciò un po' di spazio. Lo lasciò tentare di scappare, fingendo perfino di perderlo di vista una volta o due, ma sapendo benissimo ogni suo passo, tendendo un occhio al vuoto e un orecchio al respiro.
- Malfoy...- soffiò, con voce bassa - Dove sei?-
Sapeva esattamente dove fosse. Ma era divertente.
Lo sentì fare un piccolo Gasp alla pronuncia del suo nome, una mano si strinse s un ramo dell'albero, per tenere sotto controllo la tensione.
Erano abbastanza lontani. Lì era perfetto.
Quando Draco fece un passo verso un nuovo nascondiglio, Harry apaprve da dietro un grosso albero e lo fermò.
- Trovato!- esultò.
- Potter...- la sua voce fu quasi un sussurro - Non qui. ci sentiranno.-
- chi loro?- Harry fece un cesso alla boscaglia lontana dove si udivano solo pochi schiamazzi - Hai avuto molta premura ad allontanarti così di tua spontanea volontà. Trascinartici sarebbe stato un problema.-
Draco sbiancò, si guardò febrilmente attorno per cercare una qualsiasi via di fuga, ma si arrese subito all'idea che anche questa volta non aveva scampo.
Restò immobile, mentre attendeva la successiva mossa.
una goccia caddedal cielo, su una sua lente e Harry alzò gli occhi per osservare le nudi addensarsi di nuovo. Appena avvert Dracp provare a scappare, lo afferrò per una spalla e lo spinse sul tronco con più forza di quanto avesse voluto.
si scusò un poco, con lo sguardo e Draco assottigliò gli occhi come a dire che non aveva senso usargli premura se le sue intenzioni non erano poi cos nobili.
- Anzi...- momorò divertito - Sembra che gli altri torneranno presto nel castello.-
Il respiro del serpverde si bloccò in gola, vedendo svanire anche l'ultima speranza che qualcuno potesse udirli e intervenire. Il grigio dei suoi occhi divenne opaco.
- Perché mi fai questo?-
Harry si fece vicino, così vicino che i loro corpi aderirono perfettamente provocando nell'altro un senso di claustrofibia.
- Perché lo voglio.- mormorò.
E nessuno poteva più negargli niente.
La seconda goccia gli cadde sulla fronte e poco dopo quelle nuove. Mentre si impadroniva delle sue labbra, forzandole in un nuovo contatto, la pioggia inizò a battere su di loro sempre più incesamente. A Harry non importava, si era solo premunito di fare un incantesimo sugli occhiali per permettergli di vedere esattamente quando Draco inziiasse a essere zuppo.
Lo aveva spogliato del mantello, e mentre divorava le sue labbra, aveva cercato i capezzoli attraverso la stoffa zuppa della camicia bianca e aveva inziiato a giocarci.
A quel punto, lo aveva preso abbastanza volte da aver imparato molte cose del corpo del suo compagno di scuola, non ultimo che quei bottoncini di canre erano il suo più basso punto debole, un vero e proprio bottone dell'apocalisse.
Draco odiava quando li torturava perché ogni sua rimostranza finiva nel diventare un doloroso piacere.
La pioggia diventava sempre più battente, ormai i capelli si erano appiccicati al viso, e quelli di Draco non erano da meno. Goccioline scivolavano lungo il corpo e la camicia era praticamnte diventata trasparente.
Era così sexy che Harry ebbe l'impulso di smetterla di giocare, abbassargli i pantaloni e fotterlo senza più riguardi.
Ma pare del divertimento non era solo spingersi in lui, era anche distruggere ogni sua resistenza.
Aveva provato a prenderlo e basta. Quel divertimento era durato poco.
Vederlo cedere, tuttavia, vederlo godere nonostante non volesse, vederlo distruggersi sotto le sue mani... di quel divertimento non ne aveva mai abbastanza.
Sarebbe stato suo, corpo e anima.
Draco socchiuse gli occhi, una piccola parte di lui stava cedendo.
con la pelle diventata un tuttoni con i vestiti, e i capezzoli tormentati stava diventando sempre più ovvio che il suo corpo stava eeagendo.
Serrò le labbra, poi trattenne il respiro quando poteva per non cedere agl instinti. L'ultima cosa che voelva era assecondarlo.
Era però impossibile nascondere l'ovvia erezione che stava nascendo, come era impossibile non notare la sensibilità con cui i capezzoli si erano induriti.
Draco socchiuse gli occhi, ormai arreso e Harry seppe di aver acquistato il controllo.
Non serviva nemmeno che lo toccasse più di così, bastava solo che premesse quei due piccoli bottincini del paicere.
La voglia di prenderlo e fotterlo tornò ad affacciarsi più potente che mai, ma un pensiero ancora più divertente si affacciò.
Tornò a cercare le sue labbra, forza la lingua nella sua bocca Draco fu costretto ad arrendersi ad un bacio più appassionante.
PEr un minuto che parve eterno tanto era intenso, l sentì fremente e passionale, completamente arreso all'idea che non importava quanto la sua mente tentasse di farlo ragionare sulle azioni del grifone, ne era completamente assoggettato.
L'orgasmo lo colse così forte che perse forza nelle gambe, crollò in terra e Harry sorrise, tronfante. Merlino com'era bello.
Voelva venire disperatamente anche lui e così di abbassò la patta e tirò fuori la sua erezione. Draco non fece nememno finta di non capire ciò che sarebbe avvenuto dopo, così, poggiò le mani sui suoi fianchi e aprì la bocca.
Era. fantastico.
Tentò di leccarglielo un poco, pigramente, ancora assoggettato alla rilassatezza post orgasmo, ma Harry era ormai al limite.
Due atimi dopo, affondò nella sua gola e con le dita tra i suoi capelli lo forzò a farsi scopare quella bocca divina.
Gli occhi di Draco erano arresi e distanti, li chiudeva solo quando Harry era completamente immerso in lui e si sentiva svanire come persona, per essere il suo giocattolo, come se quella visione lo tormentasse.
Qualche altra spinta dopo, Harry venne con un gemito grutturale e Draco dovette ingoiare tutto.
Il respiro era affannoso per entrambi, così i due si guardarono, l'uno ancora in piedi pronto a mantenere il controllo sull'intera situazione, l'altro in ginocchio nel fanco, con la pioggia che gli scorreva sul viso.
Sapevano cosa sarebbe successo dopo.
Draco crollò in terra, nel fango e nel bagnato, i suoi capelli divennero scuri, e qualche schizzo gli finì sul viso.
non era mai stato più bello di così: sporco, basgnato, arreso al suo destino.
Gli tornò duro in un istante.
Due attimi dopo, Harry era in ginocchio, gli tirava via il pantalone, gli apriva le gambe e cercava il suo ano.
- No!- lo sentì mormorare, perfino protestare un poco, ma non era importante.
Affondò le dita in lui senza esitazione.
Draco tratteneva il respiro, con gli occhi. Gli aprì le gambe, e si impose.
Lo prese in una sola spinta, affondò in lui come una lama e non si curò di aspettare, spinse e spinse ancora, godendo del calore di quel corpo e della frizione.
- No.- si susseguiva come una nenia dalle sue labbra, si infrangeva sulla sua spalla.
Ma Draco teneva gli occhi chiusi, perché sapeva, oh sì che sapeva che ad aprirli Harry avrebbe visto quanto in realtà godeva.
Ma era quello il loro gioco.
Draco era la sua puttana a cui piacere esserlo e che adorava essere frozato.
Erano fatti per stare insieme.
nello scosciare della pioggia e delle foglie che sbattevano nel vento tutto ciòc eh si sentiva erano il suono dei loro respiri e dei corpo che sbattevano scordinate e con troppa forza.
la camicia ormai praticmaente trasparente, mostrò i capezzoli tornati duri e Harry ne approfittò per prendere uno tra le labbra e torturare l'altro tra due dita.
Lo sentì singhiozzare, senza più alcun controllo.
Era suo.
Tutto di lui era suo.


Harry finì di riempire la vasca e aiutò Draco ad entrarci. Immersi fino alle spalle, il serverde gli lanciò un'occhiata veloce.
- Mi ci voleva.- confermò.
- Immerso nel fango eri così sexy che non ho saputo ressitere. scusa.-
Draco fece una mezza smorfia, mentre metteva meno peso possiible sul sedere - Ne è valsa la pena.-
- Sono riuscito a farti venire solo toccandoti i capezzoli.- gli rinfacciò solo per dire qualcosa mentre Draco si lavava i capelli con minuziosa parsimonia.
- ti piace vincere facile.- gli rinfacciò - Ma la considero una doppia vittoria.- gli fece un piccolo occhiolino o forse gli era finito lo sciampo tra i capelli.
Harry si fece avanti e affondò le dita nella schiuma per lavarglieli lui e subito Draco colse la palla al balzo per lasciarsi coccolare.
- Prima o poi ci faremo male.- disse Harry dopo un lungo silenzio - O ci scopriranno.-
- siamo adulti e consezienti, non possono farci nulla.-
- Potrebbero non capire che tu lo vuoi.- protestò - Sei dannatamente bravo a fingere che non sia così.-
Draco sogghignò, riuscì a vederlo anche se era girato - E' qeusto che lo rende più eccitante. - replicò - In più, questo gioco piace anche a te.-
Non aveva tutti i torti, ammise, l'illusione di posserderlo contro la sua volontà era stata un afrodisiaco così potente che gli aveva dato dipendenza.
Da quando si erano messi insieme, Draco aveva mosso le sua carte per ottenere da Harry esattamente quello che voleva: fargli predere il controllo.
Lo aveva eccitato così tante volte e così tanto intensamente da farlo impazzire, per poi evitare di dargli soddisfazione.
La frustrazioen era cresciuto in lui lentamente e per mesi e, nonostante ogni santissima logica che si era imposto, era pure sempre un essere umano tentato da un diavolo.
La loro prima volta, aveva temuto davvero di averlo violentato. Si era imposto, lo aveva stretto fino a lasciargli i segni, si era spinto in lui fino a perdere comletamente i confini con la realtà.
Ma il senso di colpa era durato poco, quando Draco aveva esclamato con un trionfante sorriso - Finalmente!-
Avrebbe dovuto capire sin da quel momento che non ci sarebbe stato nulla di normale tra loro, che quel loro rapporto sarebbe cresciuto più malato e insano giorno dopo giorno.
Draco aveva il controllo, e godeva nel lasciar credere a Harry di averlo.
- Credi che... ci sia qualcosa di sbagliato in noi?-
quel pensiero cupo, si era fatta strada come una ovvietà.
C'era qualcosa di sbagliato in loro, c'era un'oscurità che albergava nella profontià della loro anima. Era intensa, e accecante. Un buco nero dove ogni logica veniva risucchiata per svanire o venire modificata.
La loro passione era una versione distorta e malata...
ma era la loro passione.
Draco affondò la testa nell'acqua facendo in modo che la schiuma scivolasse via dai capelli, poi si spinse gentilmente indietro per aderire la schiena al petto di Harry.
Cercò un contatto, forse perfino delle coccole e Harry non poté fare a meno di darglielo.
Lo abbracciò, per rubargli un bagio sulla guancia.
- Sì.- ammise Draco dopo un po' - Ma non fa niente.-
- Non saremo mai una coppia normale così.-
- Non ho mai voluto esserlo.- confermò Draco, nel farlo, premette le natiche nude sullinghuine di Harry. Un brivido si risvegliò in lui.
Amavano in loro gioco, sì, ma non per questo non si amavano anceh nel senso canonico del termine.
- Ti amo.- soffiò Harry sylla pelle mentre le mani scivolavano davanti e ritrovavano i suoi due piccoli migliori amici pronti a diventare di nuovo interruttori di una nuova passione.
Draco si morse un labbro quando sentì il sesso di Harry tornare duro e adorò le dita sulle sua pelle.
Harry scivolò dentro di lui poco dopo. Si mossero piano questa volta, goderono del calore dell'acqua sulle pelle, molto diverso da quella che continuava a cadere di fuori, amarono il calore dei corpo che si univano.
- Ti amo.- ripeté Harry quasi vicino alla fine.
Draco ridacchiò, mentre spingeva il bacino più vicino al suo per sentirlo più in profondità possibile - Sono tuo.- soffiò, in un asito - Solo tuo.-
Amarsi era il loro più perverso gioco.



macci: (Default)
★★ Calendario dell’Avvento 2019 by Fanwriter.it!
★ Data: 25 Dicembre
★ Rating/Avvertimenti: Rosso
★ Due righe: Seguito di "regali di Natale e come sbagliarli"
★ Hashtag: 
#CalendarioAvvento2019 #CalendarioFanwriterit #Fanwriterit #XMASwriter





Regali di Natale e come Sbagliarli ...peggio!)


- Sei sicuro, amico?- soffiò la voce ansiosa di Ron mentre gli passava il pacchetto. 
Harry lo prese con rispetto e solennità – Sicurissimo.-
- Ma abbiamo un nuovo assortimento di manette col pelo. Non è ormai una vostra cosa? ve la regalate ogni anno!-
Harry sogghignò – E questa volta sarò diverso. Anno nuovo, tradizione nuova!-
- Ma…- la voce di Ron si spense – Oh, va bene!- sbottò esasperato – Tua la decisione, tua il pianto. Non venire da me poi a lamentarti!-

**

Harry tornò a casa con un sorriso che teneva in ostaggio le labbra. 
Da quando si erano messi insieme quella fatidica notte di Natale, Harry e Draco Malfoy erano stati una delle più imbranate, agguerrite e adorabili coppie che esistevano. 
Certo c’erano stati ovvi problemi all’inizio. Per esempio, trasformare una convivenza in una  convivenza era stato uno dei primi; cose che prima potevano solo dare fastidio erano diventati argomenti delicati da trattare se ci si voleva rotolare tra le coperte la sera. 
Quindi… sempre.
Tante, piccole incomprensioni e sfide si erano parate davanti a loro e ad ogni passi Harry viveva col timore che Draco decidesse che non ne valesse la pena, che era meglio tornare semplici coinquilini o addirittura che lasciarlo fosse la soluzione migliore.
Ma Draco era rimasto. Ogni giorno, ogni attimo, aveva combattuto al suo fianco, apparentemente senza nemmeno sforzarsi, come se desse per scontato che per lui avrebbe dovuto affrontare tutto ed era disposto a farlo.
Harry si era chiesto se avesse mai potuto amarlo più di quanto non facesse già, ma sapeva già la risposta.
Se lo avesse amato di più, probabilmente sarebbe impazzito del tutto.
Draco Malfoy sul divano, le gambe divaricate e il telecomando della televisione che aveva imparato ad usare in mano. 
- Ehi.- mugugnò mentre i suoi occhi erano intenti a seguire con attenzione la trama di una soap opera che seguiva.
- Dovresti davvero uscire di più.-
- E perdermi cosa succede tra Camilla e Felix? Giammai.-
Harry ridacchiò e si sedette su una poltrona adiacente, poi tirò fuori dalla tasca il pacchetto e lo poggiò sul tavolino. Poi attese.
Quando Draco gli concessi di spostare l’attenzione dallo schermo per posarlo prima su di lui, poi sul pacchettino, il suo sopracciglio si alzò.
- Piccolino per delle manette di pelo con dentro della droga afrodisiaca.-
- Siamo maghi, le grandezza non è un problema.-
Draco tirò le labbra in un sorriso divertito – Touché.- poi lo prese.
Mentre lo scartava il cuore di Harry palpitava nel petto, poi finalmente lo aprì rivelando un anello doro con un piccolo diamantino sulla cima. 
Vide le sue pupille dilatarsi, poi il suo sopracciglio si alzò nuovamente.
- Ti sei fatto fregare di nuovo?- la sua voce superò una certa nota acuta – Ma quanto devi essere scemo?-
- Draco, cosa…- quasi farfugliò Harry, confuso.
Lui girò il pacchettino con un’espressione di sufficienza – Hai sbagliato pacchettino di nuovo!- lo informò – e penso tu abbia anche rovinato la serata ad una coppia. Complimenti Potter, ti sei superato.-
Quando Harry capì cosa stava succedendo una fitta gli attraversò il petto: Draco stava rifiutando a priori l’idea.
Ottimo.
Sì…
Doveva respirare.
Salvare il salvabile.
Tirò le labbra in un forzassimo sorriso e fece per prenderla – H-hai ragione, sono veramente pessimo.- non era sicuro nemmeno di aver parlato davvero o era solo nella sua testa, ma il cuore gli dette una stretta quando Draco tirò a sé il pacchettino.
- Meriti una punizione.- annunciò.
- … eh?-
Stavolta gli occhi di Draco si assottigliarono in un’espressione maligna e felina, prese di nuovo tra le mani la scatolina e tirò via l’anello per metterselo all’anulare sinistro.
- Accetto!- annunciò tronfio – Ti sposo.-
Harry non riusciva a seguire il discorso, visto che stava andando in fretta e in mille direzioni, si schiarì la gola.
- Draco…- provò. 
Lui insistette alzando la mano al cielo e per un attimo ammirandola – Già mi vedo il pel di carota svenire.- ghignò – oh, i preparativi! Lì ti farò impazzire. Cigni, pavoni e pure elefanti. Ah, e un drago, ovviamente! – 
- Draco, per favore!- esclamò Harry.
Era passato dal rifiutare categoricamente l’idea a prenderla palesemente in giro. 
Harry non era dell’umore di insistere in quella conversazione ancora, finché non sentì le uniche parole che potevano ribaltare la situazione.
- Certo, se mi scopi fino all’alba potrei pensare di liberarti da questo peso.- sogghignò.
Harry avrebbe voluto essere più orgoglioso, ma avrebbe significato non solo scoprire le carte e ammettere che le sue intenzioni erano più serie di quanto Draco desse per scontato, per di più… 
Non importava quanto tempo fosse passato da quanto stavano insieme, la mattina si svegliava con la voglia di lui e la notte soddisfarla era la cosa che lo faceva correre a casa.
- … Ti ascolto.- disse, quindi.
Gli occhi metallici dell’altro, brillarono di trionfo – Mi toglierò quest’anello se, dal momento in cui il sole sorgerà nel cielo, tu sarai ancora duro dentro di me.-
Harry ci rifletté – Facile da aggirare: andiamo a dormire, ti sveglio prima dell’alba, anzi…- sogghignò – Non è nemmeno necessario che tu sia sveglio quando iniziamo.-
L’obbiezione fece assottigliare gli occhi dell’altro, restò in silenzio per un lungo attimo come se cercasse falle a quella logica ma, non trovandone, alzò il tiro.
- Cinque volte.- disse – Se mi farai venire cinque volte, mi tolgo l’anello.-
Harry si appoggiò noncurante sulla poltrona e accavallò le gambe – Cinque, eh?-
- Cinque.-
- L’ultima volta che ho avuto un giorno libero se non sbaglio lo abbiamo più che superato.- gli disse facilmente.
- Giorno libero, è la parole chiave.- scrollò le spalle Draco – Sei stanco, sto cercando di venirti in contro, visto che c’è in gioco un costosissimo matrimonio in cui, sta pur certo, che ti farò disperare.-
Harry soppesò la cosa, lasciò che i suoi occhi scivolassero sull’anello che sembrava veramente una cosa sola con la sua mano. 
Era in una sfida impossibile: non arrivare alla meta e vedere fino a che punto la sua cocciutaggine aveva la meglio, o sfinirlo fino a dimenticare come si chiamava.
La scelta fu piuttosto ovvia.
- Dieci.- rilanciò – Entro l’alba.-
Per un lungo momento i due si studiarono nelle reciproche posizioni, ma alla fine la logica era molto più ovvia di quanto non fosse: non c’era verso che avrebbe vinto la scommessa, come non c’era verso che si sposassero davvero con quelle premesse.
Ma era divertente sfidarsi. Tanto valeva buttarcisi senza esitazione.
Draco tese la mano e decretò – Affare fatto.-
Harry si pose in avanti e la afferrò – Vorrei dirti che non te ne pentirai, ma probabilmente lo farai.-

**
Harry decise di farsi una doccia prima di tutto. Dopo una veloce sciacquata,si mise l’accappatoio e si sentì un boxer che saliva sul ringh.
Il gioco iniziava… ora!
Scese le scale con ancora i capelli che gocciolavano.
All’inizio della loro relazione, non era troppo sicuro che Draco lo trovasse davvero attraente in senso stretto, del resto avevano convissuto per mesi senza che lui mostrasse un qualsiasi interesse, così aveva sperimentato un poco.
Se non lo aveva trovato attraente prima, di certo una volta che la componente sesso era entrata in gioco, i suoi occhi metallici si erano aperti.
Non che lo avrebbe mai ammesso apertamente, ma aveva imparato nel tempo una o due cose su come farsi desiderare.
In cima a tutte, farsi trovare già nudo, e aveva anche un debole per i capelli bagnati.
Draco stava bevendo un sorso di tea in cucina quando si girò e si bloccò nell’atto di soffiare sulla bevanda rovente, cosa che lo lasciò con un adorabile musetto da papera che si sforzò di ritirare prima di umettarsi le labbra.
- Sfoderi l’artiglieria pesante, eh?-
Harry ridacchiò, mentre iniziava a fare un passo predatorio verso di lui – So che mi adori così.-
- Ti prego, non parlare.- lo squadrò dall’altro in basso – Rovini tutto.-
Harry alzò gli occhi al cielo ma non era davvero esasperato, si limitò quindi a raggiungerlo e ingabbiarlo alla cucina con le braccia. 
L’accappatoio si era aperto un poco lasciando una visuale pettorali che fece sfuggire a Draco un’occhiata profonda.
- Puoi toccarli, se vuoi.- disse – O leccarli.- propose.
Per quanto la cosa lo allettasse, Draco fece un mezzo sorriso e bevve un sorso di tea alzando un sopracciglio con noncuranza – O puoi farmi vedere il resto della mercanzia.- propose.
Ah, la voleva giocare così? L’auror fece un passo indietro e si aprì finalmente l’accappatoio.
Quello che non si aspettava era vedere il suo ragazzo tentare di non ridere sotto i bassi e bere un altro sorso per dissimulare.
- Sto cercando di essere sexy qui.- replicò un po’ ferito.
- Lo sei, giuro, lo sei.- gli concesse, poi s’umettò le labbra – Ma stavo pensando che dato che non riuscirai a soddisfare la nostra scommessa, dal momento che dovrò sposarti, speravo avessi fatto dei piccoli upgrade.- gli lanciò un’occhiata veloce in basso. Harry abbassò lo sguardo sui suoi gioielli di famiglia.
Cosa che spinse l’altro a ridere, senza più trattenersi.
Harry si rimise l’accappatoio – Stai cercando di non farmelo alzare, per caso?- soffiò.
Prima rifiutava totalmente l’idea che si stesse proponendo e ora rideva alla vista di lui nudo. Erano due belle botte al suo ego.
Draco scrollò le spalle e bevve un ennesimo sorso alla tazza. 
Stava vincendo lui. Qualsiasi fosse ormai la sfida tra loro, stava vincendo lui…
Era strano che ora smorzasse i suoi tentativi di rendere la situazione sensuale e romantica dal momento che non solo era il loro anniversario ma era stato il primo a mettere in campo l’idea di farlo per tutta la sera.
Era quasi tentato di annunciare la resa e risolvere tutto con quello che effettivamente voleva: sposarlo e vivere per sempre a litigare felici e contenti.
Del resto, la scommessa era chiara: no sesso, passeggiata fino all’altare.
- Okay, okay.- Draco si sforzò di tornare serio – Bene. Seducimi!- gli fece anche un gesto con la mano per dire di proseguire.
Harry si appoggiò al tavolo e incrociò le braccia – No.-
- Non dirmi che ti sei offeso.- gli rinfacciò.
Harry scrollò le spalle – allora, per il nostro matrimonio, pensavo di farlo in campagna. Magari alla tana, hanno spazio per metterci un sacco di posti a sedere.-
- P-Prego?- Draco quasi si strozzò con un ennesimo sorso di tea.
- Ci sarebbe anche spazio per i cigni.- insistette – o per qualunque altra idea stravagante che ti verrà.-
Vide gli ingranaggi del suo cervello mettere insieme i pezzi, cercare di capire come riprendere il controllo della situazione. 
- Sono un grifondoro, amore.- gli ricordò con un sorriso – Se all’alba non ti avrò fottuto in ogni angolo della casa, puoi scommetterci il culo che ti sposerò. Quindi, se non vuoi sposarmi, prova a mettermi dell’umore di vincere questa scommessa.-
Dopo un lungo sguardo di sfida, Draco appoggiò la tazza del tea e si appoggiò alla cucina.
- Qui è dove te l’ho succhiato la prima volta, ricordi?-
Era il motivo del perché prima di andare a lavoro beveva il caffè in sala da pranzo. Le erezioni a lavoro non era molto gradite.
- Se puoi usare quella bocca per dire tante cazzate, almeno usala per cose migliori.-
Ottimo.
Harry lo raggiunse, e sostenendo il suo sguardo, si mise in ginocchio.

Una, pensò Harry mentre sentiva il seme caldo del suo ragazzo scivolargli sul mento. Sentiva le sue gambe tremare ancora. Non più di nove, aggiunse.
Draco gli passò una mano tra i capelli ancora umidi e soffiò – Devo ammetterlo, sei diventato bravo in questo.-
- Evviva me.- soffiò Harry mettendosi in piedi. Anche se l’accappatoio non mostrava l’entità della reazione fisica del moretto, era perfettamente chiaro che non fosse del tutto indifferente alle sue azioni.
Draco ora sembrava più docile, decisamente più dell’umore di assecondare la loro scommessa. Afferrò i lembi dell’accappatoio e li aprì, tornado a vedere la mercanzia che poco prima aveva deriso. Questa volta, il suo sguardo era più che soddisfatto.
- Ora va meglio.- confermò.
Harry si alzò e lo bloccò di nuovo tra lui e la cucina, questa volta, premendogli il corpo addosso. La sua erezione schiacciata sull’inguine provocò nell’altro un piccolo singulto, come se fosse ancora sensibile e ciò non aiutasse a fatto. Gli prese la mano con l’anello e gliela chiuse attorno alla durezza, adorando sentire il metallo al suo anulare.
- Prova la mercanzia. Soddisfatto o rimborsato.-
Draco non obiettò, ma iniziò ad accarezzarlo con un occhio più attento e critica come se saggiasse davvero la grandezza, la durezza, e la durevolezza. 
Quest’ultimo fattore, fu messo duramente, in discussione, dal momento che sfoderò tutto l sua abilità per farlo venire.
Ma Harry non si era fatto a caso la doccia prima di iniziare il combattimento.
Sorride, estasiato da quelle carezze, godendosi il suo piccolo angolo di paradiso, tanto che iniziò a muovere i fianchi su quella mano, si concentrò più possibile sul fresco del metallo.
Sapeva che era una cosa temporanea, ma adorava che portasse il suo anello.
Non era ancora venuto, quando Draco gli afferrò la nuca e se lo tirò addosso, baciandolo con energia nuova.
Si rese conto che era tornato duro immediatamente dal momento che la distanza tra loro si era azzerata.
Desiderò con tutte le sue forze girarlo e entrargli dentro in un'unica spinta, ma invece rispose al bacio e iniziò a spingere la propria erezione su quella dell’altro causando una frizione che gli tolse il respiro.
Draco aprì la mano e le serrò insieme prima di iniziare ad assecondare le spinse di harry fino a che non divenne una nuova, estenuante, guerra.
I pensili della cucina tintinnavano  dalla forza delle loro spinte, il respiro spezzato non era aiutato dai baci che si susseguivano.
Respirare  o spingere, spingere o respirare. Non c’era una scelta giusta.
Venire fu inevitabile.
La mano libera di Draco si artigliò sui un gluteo dell’altro nel disperato tentativo di causare più pressione possibile nelle due erezioni, inarcò la schiena e esplose con un gemito che riempì tutta la cucina e fu musica per le orecchie.
Ma harry era capitolaro poco dopo di lui con un orgasmo così potente che a parte la pelle, l’odore e il calore dell’altro… non c’era nient’altro nel suo piccolo mondo.
Ci si aggrappò, lo strinse forte, e per un attimo ammise a se stesso che lo voleva, che lo amava.
Dio se lo amava.
Non importava che non volesse sposarlo, o che lo deridesse se si spogliava.
Amava Draco Lucius malfoy follemente.
Si ritrovò a baciare il suo collo, adorando la confidenza setosa sulel labbra, non disdegnò nessun angolo, nessun centimetro, mentre le mani salivano a cercare il petto, fino a cercare i suoi capezzoli duri.
- Harry…- lo sentì soffiare.
Era già venuto due volte, non era già in grado di iniziare di nuovo, ma a lui non importava. Non lo stava toccando per farlo evccitare, lo stava toccando, perché voleva.
- Ti amo.- sussurrò sulla sua pelle – Merlino, se ti amo.- e seguitò a baciare e toccare il resto di lui.
Draco sembrava sempre farsi piccolo quando lo faceva, era come se se diventasse della stessa grandzza del suo palmo, e potesse spasmarlo come voleva. Almeno finché non svaniva la sposatezza da post orgasmo.
Draco gli afferrò i capelli. Dovevano piacergli molto, ppena lavati perché non aveva mai spesso di toccarglieli finora,  soffiò un – Spogliami, idiota.- che, con tutta probabilitò, suonò come un ordine solo nella sua testa.
Più pelle da toccare e baciare.
La camicia venne via senza essere sbottonata,mentre il pantalone richiese uno sforzo sovrumano quale era l’allontanarsi da lui. Le mutande, seguirono presto la loro stessa fine.
Una volta liberatisi della stoffa in più, Harry si prese un momento per far apprezzare anche ai suoi occhi ciò che il resto dei sensi avevano già assaporato, poi tornò a diventare una cosa sola con lui.
Draco se ne stava seduto sulla cucina, nudo e sopportava che Harry lo baciasse e toccasse ovunque stoicamente, fin quasi a accettare un nuovo e più calmo bacio.
Harry non si rese conto quanto tempo fosse passato con le labbra incollate sulle sue finché Draco non si staccò da lui e sussurrò – Buon anniversario.- con gli occhi lucidi e un sorriso stanco e dolce sul viso.
Harry allora guardò l’orologio e vide che era passata mezzanotte.
Era Natale.
Era il loro speciale giorno.
Lo baciò di nuovo, questa volta come se baciasse la cosa più preziosa che fosse mai stata creata e si staccò da lui solo quando ormai nessuno dei due aveva più aria nei polmoni.
- Non potrò mai più entrare in cucina senza avere un erezione.- commentò Harry divertito. 
Draco fece un sorrido divertito e replicò – Me lo prometti?- portandoli a ridacchiare.
Ora che non stavano più avvinghiati e pomiciare, il gelo invernale stava iniziando a farsi sentire nonostante la casa magicamente riscaldata. 
Certo, una possibiltià era tornare ad avvinghiarsi, ma sospettava che per quanto fossero affezionati al farlo in cucina, restare a chiappe nude seduto si di essa non fosse la cosa più comoda del mondo.
- Andiamo sopra?- propse quindi.
- Era ora che me lo chiedessi.-
Gli prese la mano, rigoloramente quella con l’anello e iniziò a trascinando verso le scale con un alzata di occhi.
- Potevi proportlo anche tu. – soffiò fintamente esperato.
- E non rovinarti per sempre la cucina? Giammai.-
- Non potrò mai più mangiarci.- confermò.
- Beh, non del cibo ci certo.- replicò Draco e Harry si fermò per lanciargli un’occhiata increduto su ciò che aveva detto e si vide sorridere con innocenza.
- Forza andiamo, devo farti venire altre otto volte.- gli fece cenno con la testa. Draco salì le scale con un espressione a dir poco sorniona.

**

Arrivati in camera tutto quello che Harry avrebbe voluto fare era buttarlo sul letto, aprirgli le natiche e affondare in lui.
Resistere, fu ancora più difficile quando Draco sembrò essere dello stessissimo avviso dopo essersi steso e oangia in giù e aver alzato il suo adorabile culetto con tanto di semi sculacciata come invito a procedere.
- Forza con la numero tre!- esclamò perfino.
- Come fai a essere così eccitante anche quando sei meno romantico possibile?-
- E’ un arte la mia.- divaricò meglio le gambe.
Harry si avvicinò e posò le mani calde sulle sue natiche, aprendole per vedere bene l’ano del suo amato. Dal momento che era così pallido, anche quell’anello di carne era di un colore rosato adorabile…
Prima di stare con lui non avrebbe mai credito di trovare un ano adorabile.
- Quindi, se ho capito il tuo sottinteso messaggio vuoi che ti infili il mio cazzo duro qui, ho capito bene?-
Draco sobbalzò dalla risatina – Dieci punti a grifondoro.- soffiò cercando di calmarsi.
Harry fece un lungo – MMmh- come a decidere cosa fare, poi passo un giro sulla circonferenza.
- Quindi dovrei entrare qui…- con il dito fece per entrare, ma infilò solo il polpastrello – Qui, giusto?-
Draco annuì. Anche se era di spalle poteva vedere gli angoli della bocca tirati in un sorriso divertito – A-ah.-
- Così?- Infilò metà dito, poi lo ritrasse e ripeté l’operazione un altro paio di volte. La terza volta il dito entrò con molta più facilità e iniziò a notare che l’ano stava diventando umido.
- Esatto.- soffiò Draco, con il sorriso meno marcato ma il respiro più lento – Però, con il tuo cazzo.-
- Oh intendi questo?- e Harry poggiò la punta della sua nuovissima erezione sull’anello di carne che ebbe un piccolo fremito solo all’idea.
Sapeva che non poteva scoparlo in quel momento, un solo dito non bastava, ma per un lungo istante l’istinto di spingersi in lui fu più devastante di un uragano.
Vide Draco spostare il peso su un solo braccio per reggersi perché l’altro stava raggiungendo zone più ambite. Lo vide darsi un paio di cazerre con la coda dell’occhio.
Harry allora lasciò che l’erezione scivolasse un paio di volte lungo la fessura. e un paio di volte spinse un po’ la punta dentro di lui.
Lo sent’ irrigidirsi, ma non obbiettare.
- Così?- soffiò Harry, un po’ senza fiato.
Il – Sì.- dell’altro fu solo un ansito.
Doveva entrargli dentro. Ora.
Fece per allontanarsi quando Draco quasi urlò esapseprato – Che diavolo fai?-
L’altro replocò sulla difensiva - … il lubrificante.-
Con un enfasi di disperazione profonda, Draco si portò una mano alla testa come se non riuscisse più a capire perché stava con uno tanto deficiente.
- Evocalo, coglione, sei un mago, per diamine!-
- Oh.-
Harry tese la mano e il tubetto gli volò tra le dita e Draco fece un verso che poteva significare solo “ma perché sto con un tale deficiente!”.
Può darsi che lo avesse anche sussurrato, ma Harry fece finta di non esserne sicuro.
Si rovesciò una generosa quantità sulle dita, poi si concesse un paio di carezze, il tutto mentre spremeva un altro po’ di liquido viscido su quell’adorabile nello di carne che aspettava solo lui.
Quando le dita affondarono in quella carne in un solo colpo, Draco inarcò la schiena, trattenerdo il respiro.
Per quanto la voglia di entrargli dentro fosse ormai pressante, Harry si prese del tempo per essere sicuro che Draco fosse pronto.
Tuttavia, quando si rese conto che stavano bastando le sue falangi per dare un certo piacere al suo ragazzo, iniziò a divertirsi.
Si godette ogni sussultò, ogni sospiro, cercò il punto preciso che sapeva farlo diventare matto e ci tornò ancora e ancora.
Ancora gocce di sperma stavano già scivolando via dalla punta, ma non era abbastanza. Avvolse il suo sesso e iniziò ad accarezzarlo.
Draco provò a dire qualcosa, ma ogni sua rimostranza fu messa a tacere da un’altra scarica di piacere. Quando capì che non avrebbe ottenuto ancora quello che voleva, si concesse di provare davvero piacere, lasciandosi finalmente andare.
Iniziò perfino a muovere i fianchi, un po’ sulle dita che continuavano a scoparlo e un po’ sulla mano che continuava ad accarezzarlo.
Tutto il corpo di draco si strinse in una morsa prima di venire.
Harry adorò il calore del suo seme sulle dita, continuò ad accarezzarlo fino a che ne sentiva l’umidità.
Draco quindi scrollò disteso, il respiro affannato, gli occhi lontani.
Harry si sentiva soddisfatto del suo operato, anche se il proprio corpo non era del tutto contento di dover aspettare ancora.
Dopo un lungo momento, si riprese abbastanza da girarsi supino e guardarlo dal basso con un espressione interrogativa, come se ci fosse qualcosa che gli sfuggiva.
- Fammi capire.- soffiò con ancora poco respiro – Hai intenzione o no di fottermi?-
- certo.-
- Stai aspettando un invito scritto?- aggrottò le sopracciglia alzandosi sui gomiti – Ho la ceralacca e tutto, basta solo che me lo dici.-
Harry si mise una mano sul cuore – Ti prego, ti scongiuro, un giorno devi assolutamente farlo: Caro Harry Potter, questa notte ti voglio dentro di me fino a nuovo ordine. Draco Malfoy. – 
Draco non poté fare a meno di ridacchiare, chiudendo gli occhi e godendosi il rilassamento post orgasmo.
- Tre.- disse.
- Altre sette in arrivo.-
Quasi ride, esasperato, poi prese un prodonro respiro, portandosi una mano alla fronte come se la luce lo infastidisse. Era la mano con l’anello e Harry ebbe una tretta al cuore.
Come avrebbe voluto semplicemente… che fosse vero.
Che Draco fosse suo, anima, corpo,certificato e cera lacca.
Si stese accanto a lui e cercò il contatto, provò a baciargli una guancia, poi un lato della bocca, infine le labbra quando furono finalmente a portata.
Il bacio che seguì fu lento e profondo.
- Possiamo fermarci, se sei stanco.- propose.
Aprì gli occhi e lo guardò con un espressione che non sapeva decifrare, poi si fece più vicino e sussurrò – Non prima di sentirti dentro di me.-
Non lo disse come una provocazione, ma come un dato di fatto. Harry sentì la propria eccitazione diventar impossibile da gestire.
Si impose su di lui, sostentendo il suo sguardo, si aprì un varco tra le sue coscie e poi si infilò tra di loro.
Il suo posto preferito.
Gli rubò un altro bacio prima di entrargli finalment dentro con un’unica, lenta, spinta. 
Draco trattenne il respiro e socchiuse gli occhi ma si sforzò di sostenere il suo sguardo, slvo poi serrargli quando finalmente gli fu completamente dentro.
Lo sentì contrarsi, lo sentì irrigidirsi, tanto che non riuscì a non godere di quella pressione e venne, sepolto in lui.
Si sforzò di tornare a respirare, mentre restava fermo, incapace di uscire, e incapace di muoversi ma all’altro non sembrava infastidire.
Sembrava, invece, godere di ogni attimo che persisteva.
Era… bellissimo.
Iniziò a muoversi, ancora duro nonostante tutto, presto l’eccitazione tornò più devastante che mai. Sbatté i fianchi contro i suoi, mentre i respiri si spezzavano, corti e singhiozzanti.
Harry aprì gli occhi e vide Draco sotto di lui e realizzò che non era una scommessa, non era nemmeno in discussione.
Lo avrebbe sposato, ne era certo. Lo avrebbe anche stregato se fosse stato necessario.
Si era scoperto egoista, mentre il piacere montava, si era scoperto avido.
Lo voleva. 
Era suo.
Draco venne ancora, il cuore che sembrava volergli uscire dal petto tanto batteva contro la gabbia toracica. Sighiozzò mentre inarcava i fianchi per spingerli più che poteva contro Harry.
Crollò dopo una lunga estati, più soddisfatto che mai.
Harry scivolò fuori da lui con rammarico, e Draco sembrò altrettanto scontento, ma privo di energie per protestare. Chiuse gli occhi e parve sul punto di addormentarsi.
- ehi…- soffiò Harry – mettiamoci sotto le coperte.-
- Mettimici  tu.- mugugnò l’altro.
Harry non si fece pregare, nonostante Draco facesse di tutto per rendersi più psante riuscì a metterlo sotto le coperte e si intrufolò vicino a lui pretendento come pagamento del srvizio trasporto di avvinghiarsi a lui cosa che fece con uno sbuffo fintamente scocciato.
Restarono lì a lungo, mentre i corpi si rilassavano.

- Di questo passo non arriviamo a dieci.- mormorò Draco mettendosi meglio sulla sua spalla.
Harry guardò il soffitto – Allora dobbiamo sposarci, non abbiamo scelta.-
L’altro restò per un lungo attimo in silenzio, la mano con l’anello era poggiata sul suo addome e le dita si tesero come se studiassero la consistenza del metallo.
- Ci tocca.- confermò.
Era uno scherzo crudele quello. Harry sentiva il petto fare male dalla consapevolezza che non era così che sarebbe dovuto andare, che voleva chiedergli di sposarlo in modo adatto, che voleva che fosse vero…
- Secondo te come sarebbe andata se non ti avessi regalato le manette due anni fa?-
Ancora silenzio, Draco mosse un poco la testa per mettersi meglio – Probabilmente starei ancora in bagno a masturbarmi pensando a te.-  disse e Harry aggrottò le sopracciglia.
- lo facevi…?- domandò.
Draco alzò il capo per guardarlo con un sopracciglio alzato – Certo. Non sono mica cieco.-
- Stai dicendo che sono bello?-
Draco s’umettò le labbra – Se non tu, il tuo cazzo sicuro.- scherzò.
Harry mise un piccolo broncio – Devo essere geloso?-
- Decisamente.-
- Lui lo sposeresti?-
- Anche subito.- confermò subito.
- bene.- soffiò Harry tornando a guardare il soffistto – direi che questa mia bacchetta ha fatto la sua magia.- soffiò.
Risero, come due scemi, prima che la mano di Draco abbandonata sull’addome iniziasse a scivolare lenta verso il basso e le dita toccarono delicatamente la base mentre delle labbra calde si posarono su un capezzolo.
- Vada per la quinta?- propose, dopo una generosa leccata.
Harry si sentì andare a fuoco.
- Quinta sia.-

**

Ad un certo punto avevano perso il conto.
Lo facevano, riposavano, tornavano a farlo, e tutte le volte diventava tutto più confuso e senza confini.
Non c’era più alcun controllo o emozione, a parte il semplice volersi unire ancora e ancora.
Non gli era mai davvero servito un afrodisiaco per desiderarsi, per consumarsi.
Il mattino arrivò lo stesso, così come il pomeriggio.
Harry si svegliò di soprassalto quando aprì gli occhi e vide l’ora.
- siamo in ritardo!- quasi urlò.
Draco fece un lungo mugugno e entrambi ebbero una sorta di Dejavu.
- Forza!-
Nonostante il riposo sentì i suoi poveri muscolo protestare per i movimenti e sospettava che quelli del suo ragazzo no fossero da meno.
Draco si mise supino e esclamò – Tanto sono abituati ai nostri ritardi. Non serve correre.-
- Ma…-
- Sanno che è anche il nostro anniversario. – Draco fece un gesto con la mano che voleva scacciare l’ansia dell’altro – aggiungono anche un cuscino in più alla mia sedia per questo.-
- oh e va bene! Vado a fare una doccia, tu alzati con calma.-
Arrivò in bagno e aprì l’acqua aspettando che diventasse calda controllò i danni di una notte magnifica.
Occhiaie, succhiotti…Quelli erano graffi?
Entrò in doccia e iniziò a insaporarsi quando Draco barcollò in bagno e si infilò in doccia con lui.
Anche questa, era una cosa loro. Harry iniziò a lavargli i cpaelli senza dirgli niente.
Draco era ancora mezzo addormentato e il massaggio alla cute non stava aiutando,si aggrappò a lui per non scivolare, e si sforzò di aprire gli occhi.
- Hai vinto la scommessa.- annunciò.
- Oh.- Harry cercò di nascondere la delusione. Aveva smesso di pensarci ad un certo punto, ed era da quel punto preciso che la notte era volata mentre era immerso in lui.
Draco passò la testa insaponata sotto l’acqua poi si tolse i capelli bagnati dal viso, aprì finalmente gli occhi e il suo sguardo cattrò quello di Harry.
C’era qualcosa di diverso, un magnetismo nuovo.
Era determinazione.
- Ma mi sposerai lo stesso.- disse.
Harry schiuse le labbra, preso in contropiede, Draco prese la spugna e iniziò a strofinarla sul petto del suo compagno, probabilmente solo epr fare qualcosa.
- Ho deciso che ci sposiamo davvero. Se la cosa non ti sta bene… beh, fattela stare bene.-
- Ma…-
- Rimborseremo l’anello al vero proprietario e ci scuseremo perché questo ora è mio e non lo può riavere.-
- Draco…-
Qualcosa nel suo modo di muovere la spugna era diventato incerto, ea la determinazione che stava scemando, facendo strada all’incertezza e all’imbarazzo. Alzò di nuovo gli occhi e restò catturaro dalla nuova fragilità che scorse.
Era la prima volta che lo vedeva così.
- Ti amo.- disse, quasi senza fiato – E voglio sposarti.-
Harry sentiva così tante emozioni tutte insieme premese l’una sull’altra che in un primo momento non ne sentiva nessuna, poi la felciità fece a botte per prevalere.
Gli afferrò il viso e lo baciò, con così tanta energia che Draco faticò a ricambiarlo.
Qando si separarono Harry disse solo – Lo voglio anche io.
E fu perfetto così.

**
La verità venne a galla qualche ora dopo. Harry confessò a Draco che quell’anello era sempr estao per lui e tecnicamente lui era il vero artefice della proposta e che il fraintendimento era valso tutto per sentire Draco dirgli che lo amava e proporsi a sua volta.
Questi, ovviamente, gli urlò dietro per circa un’ora era stato inopportuno propirsi lanciando un sacchetitino sul tavolo mentre guardava la televisione e che gliel’avrebbe fatta pagare afinché morte non l’avrebbe separato dalla sua punizione.
Sarebbe stata un lungo, lunho perioso di un adorabile tortura.
A casa WEasley quel giono si festeggiò sia natale, che lanniversario dei due amanti che il loro fidanzamento.
- Beh, per risparmiare sui regali.- scherzò Draco divertito.
A Harry non serviva avere tanti regali diversi sotto l’albero, erano due anni che si facevano sempre lo sesso identico, meravilsio regalo: stare insieme.
Ed era perfetto così.











macci: (Default)

 

Il cuore le martellava nel petto mentre cercava un appiglio qualsiasi per protestare. No al matrimonio, no al trasferimento, no alla nuova famiglia. Sua madre non le aveva chiesto nulla, non un accenno a sentire il suo parere, come se le sue decisioni non influissero anche su di lei. E, ancora prima che se ne rendesse conto, si era ritrovata ad un tavolo con la famiglia del suo nuovo patrigno al completo a dover fingere sorrisi di circostanza.

Con sua madre, Elisabeth, che sorrideva come se avesse appena vinto la lotteria, George, il suo futuro patrigno, che beveva un sorso di vino rosso come se fosse ambrosia. E i suoi figli, due gemelli assolutamente identici di viso, ma di atteggiamenti e vestiario differente.

Quella cena fu soffocante, l’idea che sarebbe andata a vivere con quelle persone fu soffocante, il fatto che sua madre non le aveva chiesto nemmeno un parere fu soffocante. Ma perse completamente il respiro quando si ritrovò da un giorno all’altro in una stanza grande il triplo di quella che aveva con le pareti verdi e un letto a una piazza e mezzo.

Almeno la stanza era carina, ma non era la sua stanza, non aveva i poster degli anime alle pareti, non c’era la bacheca con i disegni di quanto era bambina né il buco che aveva fatto giocando alla lotta quando aveva cinque anni. Non c’erano ricordi in quella casa, non c’era il ricordo sbiadito di suo padre.

Era tutto così sbagliato che non sapeva nemmeno dove cominciare a fare la lista delle cose che non andavano.

Sua madre era felice, va bene, ma lei? Perché non poteva restare con la nonna? Perché non poteva semplicemente restare nella casa di famiglia? Aveva diciassette anni, ed era perfettamente autosufficiente, poteva vivere da sola.

Un bussare alla porta la distrasse. Disse – avanti.- cercando di non piangere.

George entrò con un sorriso affabile – Hanna, allora, ti piace la stanza?-

- E’…- cercò la parla adatta – Spaziosa.-

- Ovviamente puoi arredarla come vuoi più ti aggrada.- aggrada, che parole sofisticate, tutto in George era così..sofisticato – In fondo al corridoi c’è la stanza dei miei ragazzi, se hai bisogno di qualcosa chiedi a loro, saranno felici di darti una mano.-

Conosceva Nicolas e Lawrence Grays almeno di vista, avevano frequentato per anni la stessa scuola e non si erano mai rivolti la parola. Di punto in bianco si erano poi ritrovati ad essere una famiglia.

Alla cena solo Nicolas aveva provato ad attaccare bottone, mentre l’altro si era limitato a giocare seccato con la forchetta.

Ed ora erano alla fine del corridoio, nella stessa casa.

Cercò le parole per dire No, ma non vennero che insulti e imprecazioni.

Sorrise a George disse, invece – Andrà tutto bene.-

 

- So che non sei entusiasta di qesta cosa, Hanna.- esorìd la madre seduta sul suo letto con aria truce – Ma sono felice, puoi essere felice per me?-

Hanna sospriò togliendo un vestito dalla sua valigia e appendendolo nell’armadio.

- Suppongo di dovermi solo abituare.-

- Hai perso la cas dove sei cresciuta, ma guarda cosa hai guadagnato: una famiglia! Esattamente come hai sempre desiderato.-

Hanna strinse le labbra – Abbiamo guadagnato anche una piscina, un entrata al country clab, una macchina di lusso e tanti chincaglierie di cui non avevamo bisogno. Mi serviva un padre, non un ereditiere.-

La madre si alzò, irata – Stammi a sentire, non dire più una cosa simile, amo George!-

Lei si trattenne dal ribattere che ne aveva solo i soldi. Sorrise appena e soffiò – lo so, tranquilla.- sapendo di mentire. Ora non era più un suo problema avere a hce fare con una madre isterica e volubile, ora era un problema di George. Bhè forse quella sistemazione non era così male.

 

 

Bla bla bla

**

 

Hanna sospirò brevemente arrendendosi a dover tornare a casa per prendere il cellulare. Era a rischio il suo stesso lavoro. L’autobus ci mise venti minuti a passare e quando finalmente scese nella strada della viletta Gay il suo buon’umore le faceva ciao ciao con la mano ad una distanza di sicurezza. Era esausta e non era nemmeno finita la prima settimana.

Entrò in casa, usando le sue nuovi chiavi di zecca, e attraversò la cucina. Sapeva che i gemelli erano in casa, ma sperava di entrare ed uscire senza che loro se ne accorgessero, salì in camera cercando di fare meno rumore possibile, quindi prese il cellulare e tornò giù con passi felpati.

Soddisfatta di sé si diresse verso la porta quando il rumore dell’acqua della piscina la fece sobbalzare, qualcuno era in piscina?. Aggrottò le sopracciglia prima di avvicinarsi alla finestra. Probabilmente era un procone o un animale qualsiasi. Si chiese distrattamente quale ente pubblico avrebbe dovuto chiamare se la sua supposizione fosse stata esatta.

Ma non era un animale.

Le chiome corvine dei suoi fratellastri svettevano in un angolo della piscina, luno teneva stretto l’altro al bordo. Non capì subito ciò che stava guardando, non riusciva a decifrare le posizioni, né le espressioni. Riconobbe Nicolas dal corpo statuario che sembrava rendere lowrence piccolo schiacciato al bordo come lo teneva, ma il modo scomporto con cui Lwas era aggrappato al pavimento la confondeva. C’era qualcosa di strano, non stavano lottando, l’altro non sembrava oppirre resistenza, ma c’erano movimenti d’acqua e…gemiti.

Sentì il cuore fermarsi un secondo quando capì cosa stava guardando. Quando capì perché Lawrence sembrasse tanto coinvolto e prenchè Nicolas si aggrappasse al bordo per spingersi sul fratello.

No. Non sul fratello. Nel fratello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lynn mi insegue con occhi da cerbiatto lungo tutto il corridoio, e io le sorrido di circostanza cercando di aprire, non senza diversi tentativi, ilmio amadietto. Mi riempi di parole sulle attività extra scolastiche, dice che potrei fare la cheerleader o, se ho un attima memoria, potrei etrare nella squadra di compitazione. A mala pena so come si scrive, figuriamoci scandirla.

- Mi piace disegnare.- buttò lì per zittirla. Lei spalanca gli occhi e mi guarda con ancora più entusiasmo.

- C’è il club del fumetto!- esulta – potresti etrare in quello. Io ne faccio parte, devo dire che è molto divertente!-

La guarda di sott’ecchi – Che fumetti ti piacciono?-

Lei arrossisce e si schiarire la voce – Quelli giapponesi.-

- Shoujo-girl?-

I suoi occhi si illuminano pericolosamente quando capire che so di cosa sto parlando, il suo sorriso si allarga e mi tende la mano – Benvenuta nel club dei fumetto. Mi serviva proprio una persona che parlasse la mia lingua. Sono circondata da Dylan dog e Rat-man. Avevo bisogno di una mano per sopportarli, giuro!-

Sorriso, dopo tutto forse non è così male.

E’ in quel momento che entrano loro.

Ho come la sensazione che il tempo entra in una fase di sospensione quando i gemelli varcano la sogna della scuola. La gente li guarda, con un attenzione quasi maniacale, qualcuno li saluta con aria pimpante, altri con un cenno. Nick e Mike ricambiano a stento, percorrendo il corridoio circondati da un’aura mistica. Alzò un sopracciglio quando mi passano accanto senza nemmeno guardarmi, poi torno su Lynn che segue ha fatto scivolare il suo sguardo in basso.

- Bel culo.- la prendo in giro con un sorriso.

Lui scatta sull’attenti, arrossendo furiosamente poi sorrise imbarazzata – Bhè…non puoi dire che non sia così.-

- Già.-

- Se vuoi un coniglio sta lontana da loro.- mormora tornando seria.

- non ho alcuna intenzione di avvicinarli. Chiunque loro siano.- ribatto. Tornando a tentare di aprire in vano il mio armadietto. Lynn arriva in mio soccorso e gli da un colpo di lato facendolo scattare.

- Grazie.- mormorò sorridendole.

Lei alza le spalle e in quel momento la campanella suona – Che lezione hai ora?-

Guardo il foglio che mi hanno dato – Letteratura inglese.-

- Ti accopagno!-

Inizia a camminare e io chiudo l’armadietto e la seguo, mentre giriamo l’angolo lei ribatte ancora – Sul serio sai. So che sei nuovo e non conosci le dinamiche delle persone qui, ma se ci tieni alla vita sta lontana dai gemelli Gray.-

- Addirittura?- ribatto. Se le confessassi che vivo con loro mi ritroverebbero impiccata all’asta della bandiera insomma?

Entriamo in classe e mi indica un banco davanti a lei – Hai presente nel film quando entra il ragazzo più bello della scuola, ricco e famoso e c’è tutto il vento ed il rallenty?-

- A-ah.-

- Sdoppialo e rendi le due persone gemelli. Eccoli. Quel tipo di persone esistono e hanno realmente delle fan così pazze che boicotterebbero le rivali in amore in ogni modo. Anche facendogli seriamente del male.-

- Che gente!- ribatto fintamente indignata – Quindi loro sono i Rallenty-boy della scuola.

- Esatto.-

Sorrido e le faccio cenno di avvicinarmi – Lo sai mantenere un segreto?- faccio sottovoce, lei aggrotta le sopracciglia ed annuisce.

- Non mi interessa nulla di loro due.- ridacchiò e mi allontano lei mi guarda per un secondo senza capire. Del resto non può, sono solo io a vivere questa stranissima situazione.

La lezione inizia e io guardo le persone che mi circondano. La bella del gruppo, la brutta, lo scemo, tutto mi sembra esattamente come nella vecchia scuola. Abbasso gli occhi sulla pagina immacolata e prendo qualche appunto qua e là, poi la mia mente vaga.

Da lì al disegnare passa il tempo di un tratto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Ascolta- mi fa con voce dura, afferrandomi il braccio – Non dirlo a nessuno.-

- E’ una minaccia?- faccio alzando un sopracciglio.

I suoi occhi brillano di rabbia, forse di paura – Solo un consiglio.-

Si morde un labbro in un gesto nervoso e la mia mente mi rimanda l’immagine delle sue labbra schiuse in un gemito di piacere. Il mio corpo fece attraversato da un brivido intenso, traditore. Abbasso gli occhi tentando di simulare un sospiro esasperato. Non posso sentirmi così per una cosa del genere.

- Non mi interessa se ti fai scopare da tuo fratello.- dico, con tutta l’autorità che riesco a racimolare – Puoi fare quello che ti pare. Non sono affari miei.-

La mano che mi stringe il braccio si irrigidisce per stringersi di più, solo per minaccia, poi la presa si affievolisce e mi lascia. Sento ancora il dolore al braccio quando l’espressione di Michael si fa distante.

- Solo….non dire niente a  nessuno.- non aggiunge altro e si allontana con passo strascicato. Mi passaggio il braccio arricciando il naso per il dolore e sbuffò.

Perché mi dovevo trovare in questo casino?

 

Il giorno dopo il sorriso di Nicolas risplende come sempre. Se il suo buon umore derivi dal fatto che fa sesso tutte le notti non so, so solo che è snervante e divertente allo stesso tempo. Non so se Michael gli abbia detto che conosco il loro piccolo segreto, dal modo con cui mi poggia una mano sui capelli e li scuote ne dubito.

E’ stranamente divertito dall’idea di avermi come sorellina, forse perché può per la prima volta sperimentare veramente cosa sia un legame fraterno sebbene non abbiamo nemmeno una goccia di sangue in comune.

Sorrido in risposta alla sua smorfia, un sorriso che si spegne quando Mike entra nella stanza con passo strascicato e pallido in volto.

- Ti senti bene?- gli fa subito il gemello, avvicinandosi – E’ da ieri che..- poi tace, comse se si fosse ricordato in quel mometno che io sia lì.

Lui mi guarda negli occhi e la mia prima impressione si cristallizza nella convinzione che sia il terrore che io dica qualcosa a farlo essere così pallido, ma non so come rassicurarlo, né so se voglio. Distolgo lo sguado e afferro lo zaino. Non sono affari miei. Non sono affari miei.

Il silenzio è talmente denso, lungo la via, che vorrei mettermi a parlare del più e del meno, ma ogni cosa che riesco a pensare e a stupide domande che non posso porre: com’è iniziata? Perché?Da quando va avanti?

Sono sempre più sorpresa dalla mia incapacità nel non esserne disgustata, dalla curiosità che mi consuma come una vecchia comare con l’ultimo pettegolezzo. Voglio sapere, scoprì tra la curva di main street e ** steet. Vorrei sapere tutto, ogni dettaglio, anche il più scabroso. E’ una cosa così insolita e disturbante da renderla attraente ai miei occhi sopra ogni cosa.

Ho due fratellastri che fanno sesso, cosa ci piò essere di più sconvolgente i ciò?

Nick parcheggia e scendiamo dalla macchina. Mike, si allontana senza nemmeno salutare come fa sempre. Mi chiedo cosa li spinge a gingere così tante freddezza in pubblico, non è certo dtto che se si salutassero la gente perserebbe ad una relazione incestuosa. Salutò Nick con la mano e parto all’inseguimento di Mike. Lo raggiungo e mi adeguo al suo passo.

- Sai…- mormoro piano – Non ho nessuna intenzione di dire niente. Sul serio.-

Mike alzò gli occhi neri e mi guarda come un espressione indecifrabile. Stringe le labbra e distoglie lo sguardo.

- E perché dovrei fidarmi di te?- fa, scettico – Non ti conosco, e quello che ia scoperto so che è…- esita – sconvolgente.-

Abbasso lo sguardo sulle mie scarpe stringendomi la cartella sulla schiena.

- Vi amate?- domando senza riuscire a resistere – vi amate o è solo..ecco..bhè…- arrossisco completamente. Lui si ferma e si gira verso di me in un espressione confusa.

- Come?- fa, come se non fosse già palese la sua faccia. Sento le mie guance pungere.

- Ho chiesto se vi amate.- mormro più a bassa vce possibile – O se ecco….vi divertite solo.-

Il suo viso ci mette tre secondi ad infiammarsi dall’imbarazzo. Mi afferra malamente per una braccio, cosa che sembra piacergli, e mi tira in un anglo più appartato.

- Stammi bene a sentire.- ansima rabbioso – qualsiasi intenzione tu abbia piantala. -

Lo guardo con un espressione paziente, sposto il peso da una parte e l’altra – Voglio solo capire.- confesso a disagio.

- Capire perché siamo mostruosi?- ribatte con l’espressione di chi se lo ripete tutti i giorni allo specchio.

- E’ così che ti vedi?- chiedo quindi sempre più curiosa – Se pensi che sia sbagliato allota perché..-

- Smettila.- mi ferma con rabbia – Smettila di interessarti, smettila di fingere di stare dalla mia parte, smettila di parlane.- si fa avanti con un espressione minacciosa – Tieni solo la bocca chiusa. Chiusa, intersi?-

La mia curiosità fa mancia indietro e sospiro profondamente per calmare il nervosismo – Come vuoi.- mormoro, poi, senza aggiungere nulla, mi avvio per andare in aula.

Lui resta indietro di qualche passo poi mi raggiunge. Essere in classe insieme non aiuta affatto questa situazione.

 

**

 

- Secondo me è perché non te lo sei chiesto nemmeno tu.- esordisco sedendomi accanto a lui come se fosse la cosa più naturale del mondo – Non ti piacciono le mie domande perché ti mettono a disagio perché non sai rispondere.-

Lui mi fulmina con lo sguardo abbassando il panino – E come deduci questa cosa?-

Piego metà labbro e guardo verso Nick che ci saluta. Ricambio brevemente il saluto con la mano e torno su Mike – Non gliel’hai detto. Perché non gliel’hai detto?-

-Perché non ti fai i cazzi tuoi?- ribatte lui addentando il panino contro voglia. I suoi occhi neri luccicano al sole tiepido del giorno. Lo guardo rapita dall’aspetto così pallido e stressato e tento di essere più gentile.

- Sono la prima persona che lo viene a sapere?- domando ancora.

Inghiotte un boccone e chiude gli occhi, come se la pazienza fosse venuta meno - Hanna…- esordisce.

- Lo sai che finché non mi rispondi continuerò a farti domande, vorrei rassicurarti che tutto ciò che dirai resterà tra noi, e che non ho alcuna intenzione di dire niente a nessuno, ma tu continueresti a temerlo. Quindi mi tocca arrivare all’asso nella manica.-

- Sarebbe?- borbottò lui meditando di prendere un altro boccone del panino.

- Minaccia. Se non ti sbottoni lo dico a tutti.-

Lui assottiglia lo sguardo – Tanto nessuno ti crederebbe.-

- Bhè allora posso inventarmi chissà cos’altro. Hai una reputazione abbastanza alienata, potrei inventarmi ogni cosa più assurda su di te.-

Per un attimo temo che mi si rivolti contro, ma dopo un lungo minuto di silenzio Mike addenta nuovamente il panino e mi ignora.

- Sono in buona fede, giuro.- insisto.

Lui inghiotte il panino e sospira – Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così.- mormora indispettito – Ho sempre avuto paura che lo venissero a sapere, ma non mi aspettavo…bhe..curiosità. chiunque ci avrebbe denunciati. Sai che è illegale?-

- lo è?- mormorò sorpresa – Non è illegare solo fare figli? Tanto non credo voi possiate, quindi..-

- Divertente.- sbotta acidamente, ma mi pare di vedere uno strano luccichio nei suoi occi.

- Glielo dirai?- indico Mike – Che io vi ho visto?-

Il suo sguardo vaga sulla folla prima di posarsi sul fratello, l’espressione arcigna si addolcisce per un attimo così misero che penso di averlo sognato. Torna su di me, con aria rassegnata.

- Possiamo parlane a casa?- mormora – Non mi sento a mio agio a parlarne qui.-

Sorrido trionfante e apro la mia borsa cacciando il mio panino – Va bene.- faccio – Sai che Melany ha una cotta per te?-

 

*

 

Sono la prima ad arrivare alla macchina. Nick è in piedi ad aspettarci e mi saluta con un gran sorriso.

- Michael?- chiede guardandosi attorno.

- E’ andato un attimo in bagno. Arriva subito.-

Lui annuisce e incrocia le braccia – insomma voi due..- fa, vagamente.

- Cosa?-

- Non l’ho mai visto parlare tanto con qualcuno.- fa con dolcezza – E’ una cosa bella.-

Piego la testa di lato con attenzione – Perlopiù parliamo di scuola- mento – Non ha molti amici vero?-

- Non proprio.- i suoi occhi si fanno per un attimo distanti – E’ sempre stato un ragazzo problematico.-

- Non è così male.- mormoro.

- No, non lo è.- ammette tornando a guardarmi con un espressione dolce – Io so quanto è speciale. Mi fa piacere che qualcun altro se ne stia accorgendo. E’ bello vederlo socializzare.-

Non so cosa pensare, annuisco incapace di fare altro. Salgo in macchina e insieme aspettiamo Mike. Inizia a piovere e il ticchettio della pioggia riempie il silenzio che si è improvvisamente creato.

- Sai..- esordisce Nick tamburellando sul volante – dovresti evitare di provare qualcosa per lui. Te lo dico da amico.-

Lo guardo attraverso lo specchietto retrovisore. La mia curiosità viene stuzzicata.

- In che senso?-

Mi guarda e nei suoi occhi la dolcezza che fin’ora mi ha dimostrato è solo una maschera – Sta con qualcuno.- dice senza preamboli – E’ una cosa che sappiamo in pochi, pare che sia anche una cosa seria.-

C’è qualcosa nella sua voce che mi lascia perplessa. La riconosco con piacevole sorpresa; gelosia.

Sorrido, scoprendo al risposta alla mia domanda principale. Lo ami?

- Non ho quel tipo di intenzioni.- lo rassicuro non riuscendo a smettere di sorridere – Tranquillo.-

- Sono tranquillo.- sbotta piccato, per poi tentare di dissimulare l’espressione in qualcosa di diverso dalla gelosia. Mike entra in quel momento in macchina zuppo come un pulcino e si toglie il cappuccio.

- Andiamo a casa o mi raffredderò!- gracchia tentando di asciugarsi gli occhi con la manica della felpa.

Nick gli sorride e mette in moto e qualcosa dentro di me non può fare a meno di sorridere.
 

 

 

**

 

- Da quando?-

Lui mi guarda di sottecchi e sbuffa – Praticamente da quando ci viene duro. – mormora – Sai… sperimentavamo.-

Ridacchio, alzando un sopracciglio – E quando avete capito che non era esattamente una cosa da fare?-

Mike gira pigramente la pagine della rivista prima di rispondere.

- Abbiamo sempre saputo che non era il caso.- fa tentando il più possibile di non tralasciare espressioni – Ma questo non ci ha mai fermato.-

- E quando hai capito di amarlo nel senso romantico del termine?-

Il modo in cui si irrigidisce mi fa sorridere, i suoi occhi svincolano senza sosta per la stanza prima di posarsi su di me.

- Avevo…- esita – Avevo quindici anni.- si morde un labbro – Il giorno in cui per la prima volta noi – si schiarì la voce -  a-andammo fino in fondo.-

Annuisco, assorta, le sue guance sono velati di un rosso purpureo – Non lasci fare una cosa del genere a qualcuno se non lo ami.- ammette.

Il sorriso che non riesco a smettere di avere deve metterlo a disagio perché lui arrossisce ancora di più e si infiamma – Bhè perché devo parlare solo io? E tu invece? Sei ancora vergine, vero?-

La mia espressione non cambia di una virgola mentre alzò le spalle – Io non sono interessante.-

- Non te la caverai così- ribatte poggiando la rivista e mettendosi comodo sul divano come uno psichiatra farebbe con una sua cliente. Io alzò gli occhi al cielo.

- Sì, lo sono.- ammetto con semplicità.

- Aspetti l’uomo giusto?-

- Nulla del genere.- borbotto – Semplicemente non mi interessa.-

- Il sesso?- ribatte.

- Le relazioni in generale. Non mi interessano.-

- Perché?- c’è genuina curiosità sulla sua faccia, e io mi faccio piccola nella poltrona. Vorrei verla io la rivista ora.

- Perché non lo so, ma l’idea di dover dipendere da qualcun altro…mi fa venire il volta stomaco. Le mie amiche diventano così…stupide quando si innamorano.-

Lui sorrise, divertito – E’ solo che non hai trovato l’uomo giusto. E’ diverso quando sei con l’uomo che ami.-

- Vorrei che la gente smettesse di dirlo.- ribatto, aspra – Ci ho provato e non mi è piaciuto. Mi piace stare da sola, sentirmi libera e felice…-

Aggrottà le sopracciglai – Evidentemente non era il ragazzo giusto.-

Sbuffò sonoramente – Basta parlare di me, sono noiosa.- gli prendo la rivista e quela allungo – Ora raccontami tutto!-

Lui guarda la rivista e poi me – tu non sei normale.- ribatte afferrandola – Chiunque sarebbe scappato.-

- Sono cresciuta a pane e anime. Credimi, trovo più che normali cose assurde.-

- Ma questa è la realtà, non è un cartone animato.-

- Ti prego.- mormorò – Non farti bacchettare da me a chiamarli “cartoni animati” potrei ucciderti nel sonno.-

Lui non resiste e scoppia a ridere. In quel momento la chiave gira nella toppa e poco attimi dopo Nick entra e ci sorprende a ridere insieme. Incrocio il suo sguardo giusto in tempo per notare lampi di gelosia. M’inumidisco le labbra e sbatto una mano sulla gamba per chiudere la questione. Per il momento almeno.

- Vado in camera mia. – esordisco. Mike, che nel frattempo si era girato a salutare suo fratello, si gira verso di me sorpreso.

- Come? Non ceni con noi?-

- Non ho fame e ho da fare molti compiti. Ciao Nick.-

Scavalco il tavolinetto del soggiorno e mi avvio per le scale, quando Nick si frappone.

- Cena con noi, dai.- fa, e non sono sicura se voglia davvero che stia con loro o no.

- Ho anche molti compiti da fare.-

Lui corruga la fronte e aspetto che si tolga, invece mi mette un braccio sulle spalle e mi tira letteralmente in cucina.

- Si segga qui principessa.- esordisce spingendomi sulla sedia  - Stasera cucinare le famose omelette alla Nick.-

Mike entra in cucina con le mani in tasca – Ci sono modi meno dolorosi per uccidersi.- fa, divertito.

- Oh piantala che sono ottime.-

Il sorriso che spunta sulle labbra di Mike è talmente genuino che resto per un attimo a guardarlo rapita, poi guardo Nick che si gira a guardarlo con un luccichio diverso negli occhi.

Mi accorgo che l’atmosfera  è diversa. Loro sono diversi sia tra loro che con me. Fin’ora era sempre stato Nick ad essere alla mano, mentre Mike era taciturno e silenzioso e mi voleva praticamente morta, invece ora sono seduta qui e li guardo scherzare tra loro.

E’ strano. E’ come..fare parte della famiglia in un certo senso. Anche se Nick non ha idea del fatto che io conosca il loro segreto.

- Hai qualche allergia?- mi domanda Nick strappandomi ai miei pensieri, io scuoto la testa e Mike ribatte per me – sono alle relazioni d’amore.-

- Come?-

- Sai che mi ha detto prima?-

-Hey!- ribatto alzandomi in piedi – Si chiamano confidenze per un motivo!-

Scoppia a ridere e mi butta anche lui un braccio attorno alle spalle. Guardò Nick nel panico che si limita ad alzare un sopracciglio.

Non riesco a non lasciarmi trascinare in quella strana, magica, atmosfera.

Forse non è poi così male, avere due fratelli maggiori.

 

**

 

Alzò gli occhi dalle mie unghia e guardo Mike che mi fissa in attesa.

- Cosa vuoi?- faccio tornando alle unghia. Il pennello trema sull’alluce.

- Voglio sapere che ne pensi.- dice, diretto. Alzò un sopracciglio e lascio che il pennello passi il più delicatamente possibile sull’alluce.

- che ne penso di cosa?-

- lo sai.-

- Dovrei pensarne qualcosa?-

Stringe le labbra, non lo vedo, ma lo so – Chiunque lo farebbe.-

- Ho sempre avuto il pregio di chiamarmi Hanna e non chiunque. Ci pensi a qualcuno con un nome del genre?-

- Hanna!-

- Sì esatto è quello il mio nome.- ribatto intigendo il pennello nella boccetta di smalto, tolgo l’eccesso con il bordo, poi mi avvicino al prossimo dito.

- Posssibile chet u non ne sia…- eista – scandalizzata? Che non abbia davvero intenzione di dirlo a nessuno?-

Predo un respiro. Lo prendo perché mi sto innervosendo e se mi innervosismo non riesco a fare un buon lavoro con le unghia. Se non soddisfo la sua curiosità di certo non ci riuscirò. Finisco l’unghia e rimetto il pennello al posto nella boccetta. La appoggio sul tavolino e drizzo la schiena.

- Ascolta..- annuncio cercando di mettere in ordine le parole nella mia testa ed essere il più chiara possibile – Non mi interessa assolutamente nulla di tutto questo, non sono affari miei e non ne voglio sapere nulla.- un pensiero si insinua nella mia mente e, come al solito, il frltro della mia mente non riesce a tacerlo – Se sei così preoccupato di cosa pensa la gente chiediti prima cosa pensi tu. Se a me non da nessun problema e tu insisti tanto forse è perché vuoi setnirti dire che sbagli, che sei un mostro. E se vuoi sentirtlo dire è perché sei tu stesso prima a pensarlo. Correggimi se sbaglio.-

I suoi occhi neri si spalacano ad una verità che non si sarebbe aspettato, schiuse le labbra per poi rerrarle – N-non è così.- ribatte con voce flebile –Io  non penso che…-

Qualcuno mi fermi – Non mi avresti stressata in questo mdo allora.- ribatto alzando un dito appena laccato verso di lui – Volevi la versione crudele, perché la pensi, ma non hai il coraggio di ammetterla a te stesso, Va bene, ti accontenterò “siete due mostri, non avrete mai una vita, siete malati” va bene così?- sorrise amaramente – E ora puoi anche andare.-

Lui abbassa gli occhi, pallido in volto, non si muove.

Qualcosa si smuove dentro di me, come un moto di solidarietà. Ho esagerato, esagero sempre nel dire le cose alle persone.

Cerco di pensare ad un modo di rimediare. Di solito mi riesce bene - Senti, dimmi una cosa.- esordisco – lui ti costringe?  Ti senti oppresso? –

- No, certo che no.- ribatte con fare sincero – Non lo farebbe mai.-

- E ti piace quando lo fare?-

Rieco quasi a vedre le sue guance arrossire anche se abbassa il viso – Sì.- pigola piano.

- E lo ami?-

Il rossore si accentua e i suoi occhi diventano lucidi. Non riesco a scacciare dalla mia mente l’idea che sia maledettamente carino.

- Sì.- ammette piano – Potrei anche avere una ragazza…o un ragazzo un giorno, ma non amerò mai nessuno come amo lui.-

- Quanto sei sicuro che lui ti ami?- ribatto allora. I suoi occhi diventano duri di colpo come se lo avessi ferito ancora.

- Non ne abbiamo mai parlato.- ammette tormentandosi la mano a disagio – non…non abbiamo mai parlato di nulla. Di noi. Di cosa proviamo d’avvero e lui…- esita – lui esce con tutte quelle ragazze e…- si toglie nervosamente la fragia dal viso – Temo che sappia cosa provo e che stia con me solo perché mi vuole bene, senza amarmi.- mormora quasi sottovoce.

Sobalziamo entrambi quando Nick entra dalla porta scuro in volto. Guarda prima Mike poi me.

- E’ questo quello che pensi?!- ringhia. Ha sentito tutto, e lo sa anche Mike che mi guarda nel panico.

- Non è…- tenta di ribattere, ma Nick lo blocca con una mano.

- Pensi che esca con quelle ragazze perché mi piace?!- quasi urla – Ma ti ha dato di volta il cervello?-

- Ma…- tenta di ribattere lui, ma Nick lo fulmina con lo sguardo e poi fulmina me. Ho quasi paura mentre si inica il dito addosso come se potesse ordinare ad una saetta di incenerirmi.

- e tu..! Tu! Sputi sentenze senza sapere nulla, nulla di quello che proviamo!  Che vuoi? Chi sei? Chi cazzo ti ha mai interpellato?-

Indicò Mike anche se era una domanda retorica – Io non volevo..-

- Zitta!- ringhia, poi tante di calmarsi. Guarda verso Mike con un cipiglio preoccupato.

- Mike, ascolta…- fa cercando di misurare le parole – Esco con loro perché sono terrorizzato all’idea che ciscopriano – guarda verso di me, e mi sento fulminata anche senza lampo – E ci separino.-

Mike mi guarda e poi guarda lui – Mi ami?- pigola.

Lui alza gli occhi al cielo come se fosse la domanda più idiota del mondo – Non vivrei nel terrore ogni giorno se non fosse così.-

Mike si alza in piedi e due secondi dopo i miei fratellastri hanno el albbra incollate tra loro. Cerco di distogliere l sguardo, ma mi ritrovo stranamente calamitata da qualla vista. Quando si staccano abbasso gli occhi sulla boccetta di smalto, lo prendo e mi alzo. Ormai le unghia dovrebbeo essere asciugate.

- Vado in camera mia.- mormoro piano, sperando che siano così presi dal guardarsi negli occhi da non notarmi – ci ehm..c vediamo domani.-

Sento Mike esclamare qualcosa, ma lo ignoro, salgo le scale e mi rintano in camera mia.

Probabilmetne stanotte la passeranno a giocare al dottore, dovrò finire di farmi le unghia sapendo che alla fine del corridoio si sta consumando un amore tormentato.

 

**

 

Quella mattina mi alz presto ed esco di cassa prima di loro sia per evitarli, sia perché ho un incontro con il club. Fa così freddo che le mie guence e il mio naso si congelano all’osante in cui io esco. Arrivare a scuola è come sopravvivere ad una tormenta di neve.

Il club di fumetti è al terzo piano, il piano che nessuno visita mai dove ci sono aule buole. Si dice che giri anche un fantasma ma sono dicerie, anche se mi ha fatto una brutta impressione sia dalla prima volta che ci ho messo piede.

Nell’aula i riscaldamente sono già accesi, quindi mi permetto di toglermi il capplitto lasciando imi però addosso al sciarpa.  Metto sul banco tuto l’occorrente e inizio a disegnare anche se i guanti me lo rendono quasi impossibile.

Non passa molto prima che qualcuno entri in stanza, quando alzò gli occhi per vedere chi è il mio cuuore da un salto fino alla gola giusto per torturarmi. Nick è sulla porta, nulla dello sguadrdo furente della sera prima, ma una luce decisamente nuova negli occhi.

Setno lo stomaco contrarsi rendendomi conto quando il fatto ce cel’abbia con me mi dia fastidio. On solo perhcè non centro nulla, ma anche perché lui era l’unico che mi sorrideva in quella casa e che era gentile. Abbasso gli occhi sulla tavola per nascondergli la mia tristezza.

- che ci fa qui?-

- sei uscita presto oggi.-

- Avevamo un incontro per il club. Stiamo organizzando di fare un fumetto da vendere e così..-taccio perché lui si è seduto vicno a me.

- Mi dispiace.- sussurra piano.

Sento il peso sul petto alleggerirsi un poco, prima di girarmi.

- Come?-

- Hai sentito.-

Sorrido appena – E di cosa ti scusi?-

Lui si gratta la testa distrattamente – forse ho esagerato a prendermala con te. Abbiamo parlato, forse per la prima volta nella nostra vita e abbiamo chiarito un po’ di cose.-

Puoi dirlo forte – A-ah. E quindi?-

- Quindi mi dispiace.-

Sorrido poggiando il pennino e fregandomi le mani tra loro per riscaldarle – questa è la situazione.- esordisco chiara – Non ho intenzione di dirlo a nessuno, non ho intenzione di rovinarvi la vita, né di cambiarvela. Dobbiamo solo trovare un accordo.-

- Che tipo di accordo?-

- Niente sesso in piscina. Mi piacerebbe tuffarmi senza il pensiero che sia piena di schifezze varie.-

Lui alza un sopracciglio e non può fare a meno di sorridere – Ci possiamo provare.-

- Né in cucina. O in salotto. Insomma in posti dove potrei scoprirvi.-

- Fai prima a dirci dove possiamo farlo.-

- Nel vostro letto, nel vostro bagno e nel garage..se avere il coraggio. E’ sudicio.-

Stavolta ride e non posso fare a meno di senrirmi meglio – A parte questo..dateci pure dentro come conigli.-

Lui fa scemare la risata e mi guarda con occhi divertiti e dolci – Come fai ad essere così?-  ribatte.

- Così come?-

- nessuo l’avrebbe accettato. Nessuno. –

M’inumidisco le labbra – Ho pensato di ricattarvi per avere l’ultima fetta di dolce, ma è finita prima che potessi farlo. Sarà per la prossima torta.-

Non ride, ma accentua il suo sorriso – C’è qualcosa di speciae in te.- ammette, poi si alza e mi scompiglia i capelli.

- Vuoi un passaggio per tornare a casa?-

Io guardo il disegno – I rallenty boy che danno un passaggio a la ragazza nuova? Era questo il tuo piano per uccidermi fin dall’inizio vero?-

Lui ridacchia e la sua mano scivolava lungo la mia guacia in un gesto trppo intimo perché mi senta a mio agio.

- Ci vediamo alla macchina.-

Va via com’è arrivato, quasi fosse lui il fantasma del terzo piano.

 

***

 

 

 

 

Suonano alla porta e io mi guardo un ultima volta allo specchio. Accettare di uscire con Adam è stato qualcosa avvenuto di impulso, qualcosa di assolutamente sbagliato. Se provasse ad avvicinarsi per baciarmi probabilmente svilupperei del polmoni di Drago e lo infuocherei. Se solo i miei fratellastri non mi avessero rotto le scatole con questa storia che dovrei aprirmi alle relazioni non avrei mai accettato.

Appena esco dalla mia stanza mike appare dietro la porta con un ombra. Il suo viso scuro mi trafigge.

- Sei sicura?- mi fa.

- Esco per un uscita, mica vado a uccidere qualcuno!- sbotto schivandolo. Lui mi insegue.

- Stai bene vestitia così.- fa.

- Grazie.-

- Però non dovresti uscire con lui.- continua. Mi fermo e mi giro la mia protesta cessata dietro un cipiglio perplesso.

- Decidetevi. Devo uscire con qualcuno o no.-

Lui stringe le labbra con disappunto – Se fosse per noi…- lascia la frase a metà perché dalle scale appare Nick.

- Principessa, c’è il ranocchio alla porta.-

Alzò gli occhi al cielo – Se non sapessi la verità direi che siete gelosi marci.- sbottò – Sul serio, ci manca poco che mi pedinate.-

- ah non possiamo?- sbotta Nick sfoggiando un sorriso mordace, seppur con sfumature serie, come se lo ponderasse. Sospirò e li guardo.

- Sentite, mi divertiro, voi…- li indico a turno – pomiciate, scopare, fte quel che cavolo vi pare. Godetevi una serata libera da me! Non dovreste essere così stressati.-

Prima che potessero ribattere alcunché mi avvio alla porta. Adam è sulla porta, un singolo fiore in mano e in sorriso gentile sul viso. Vestito di jeans e camicia simil elegante cozza un po’ con il mio vestito estivo e più casual, ma nell’insieme non dovrebbe sembrare acqua e olio. Gli sorrido e afferrò il fuore.

- Andiamo via, prima che ti facciano il terzo grado!-

Lui annuisce e mi scorta fino alla macchina. I gemelli si mettono sulla porta e mi salutano in modo poco amichevole.Ricambio il saluto e inidico a Adam di partire.

Una volta soli Adam tenta di attaccare bottone chiedendomi cose a caso come “hai fatto i compiti?” oppure “Dove ti piacerebbe cenare?” “Ti piace la pizza?”, dopo aver risposto a monosillabi mi sfozo di imbastire più che posso una conversazione.

- Certo che i tuoi fratelli sono molto protettivi.- ribatte ad un certo punto una volta parcheggiato al drav in – Ho quasi paura a trovarmeli davanti pronti a farmi la festa.- sorrise, per nulla intimorito quando dice. Io ricambio la smorfia – Sei la sorellina più piccola, infondo, anche io lo sarei con la mia.-

Ridacchiò a disagio – Già se conti che ci conosciamo da poco tempo e che sono miei fratellastri la cosa si complica.-

- Di padre o di madre?-

M’inumidisco le labbra – Non te l’hanno detto? Eppure è stata la notizia del mese. Mia madre ha sposato loro padre. Siamo una famiglia allargata.-

Adam aggrotta la fronte – Quindi non avete legami di sangue.-

- già. Ma abbiamo un bel rapporto, a volte mi snto quasi la loro sorellina.-

Lui alza un sopracciglio – Bhè non credo che per loro tu sia una sorellina – ribatte serio – anzi credo che provino qualcosa per te.-

Scoppio a ridere talmente forte che nell’altra macchina smettono di baciarsi per guardarci male.le lacrime si fermano vicino al naso mentre cerco di tornare seria.

- Non…- ridacchio – Credmimi ..no. Non è così.-

- a me è sembrato..- mi guarda male perché non riesco ad essere seria – Cioè sarebbe stato strano perfino se fossi davvero loro sorella.-

Adam nn ha idea di quanto sia strano tutto. La cosa mi fa ridere ancora di più. Mezz’ora dopo riesco a riprendere a respirare e guardo Adam.

- No. Ti assicuro che non provano nulla per me.- e mi pare veramente un idiozia perfino doverlo specificare – Tutt’alpiù perché hanno già qualcuno e l’amano veramente tanto.-

Lui alza un sopracciglio – non sapevo avessero la ragazza.-

Non ridere, non ridere, non ridere. Mi ripeto come una nenia, annuisco e inizio finalmente a guardare il film. Lui tenta di prendermi la mano e quando ho l’impulso di toglierla via, mi impongo di non farlo.

Dovrà pur esserci qualcosa nello stare con qualcuno che non capisco.

Quando le nostre dita si intrecciano sento quel contatto come un peso. Guardo il film per evitare ulteriori contatti e penso ai miei fratellastri soli a casa a giocare al dottore in svariate posizioni. Mi giro solo un seconvo verso Adam per commetanre una scena del gfilm quando lui mi bacia. Non è un bacio irriento, è docile quasi come se testasse le mia labbra per vedere se scottano. Trattengo ilrespiro qualceh attimo, avvertendo un vuoto allo stomaco Chiudo gli occhi e tento di ricambiare qeul contatto e quando prendo la mano e il bacio si approfondisce un po’ sento un moto di orgoglio. Non è un bacio come quelli che si scambiano loro, sensuali e lenti, ma….

Oddio.

Immagini indistinte di loro che si baciano mi affollano la mente e, traditrice anche il ricordo di quell’unica volta che li ho visti fare altro. Trattengo il respiro quando mi rendo conto di aver fatto volare troppo la mia fantasia. Mi stacco dal bacio avvertendo le guance calde e gli occhi lucidi. Il mio corpo è in prefa al calore.

Adam sorride, pensando erroneamente di vedermi coinvolta per lui. Riprende a baciarmi, ma qualcosa è diverso ora. Rispondo come posso, desiderando solo essere altrove, essere nascosta i n un buco dimenticato setendomi sporca solo al pensiero di sentirmi accaldata all’idea del miei fratellastri insieme.

Quando Adam poggia la mano sulla mia coscia tutto in me scatta e mi allontano da lui in un attimo. Credo di guardarlo con occhi da cerbiatto spaventato perché alza le mani in segno di resa.

- Forse ho esagerato.- concede – Scusa.-

Io provò a dire qualcosa, ma non mi esce che un balbettio indistinto, serrò le labbra solo per non rendermi ulteriormente ridicola.

Due colpi fanno sobbalzare entrambi. Mi giro con il cuore in gola, segretamente ringraziando chiunque ci abbia interrotti. Adam impreca sottovoce non appena vede Nick con le braccia conserte davatni al finestrino. Dalla mia parte invece c’è Mike appoggiato di fianco con nonchalance.

- Tempo scaduto.- fa Nick non appena Adam abbassa il finestrino – E’ successa un emergenza e la principessa deve tornare a casa.-

- Cosa è successo?-

- Affari di famiglia.- mi fa fulminandomi con lo sguardo – Scenti, ti portiamo a casa.-

- Non può aspettare un po’? La porto a casa presto.- fa Adam non troppo convinto. Mike apre il portello dalla mia parte e mi intima di scendere. Sembra arrabbiato e io saluto brevemente Adam con il cuore che mi matella nel petto. Cosa può essere successo?

I tacchi alti sull’erba sono un po’ malfermi, per questo mi devo aggrappare a Mike per arrivare fino alla macchina. Una vlta sull’asfalto mi giro verso i miei fratellastri con un cipiglio nervoso.

- E’ successo davvero qualcosa?- domando, indispettita.

Nick alza le spalle e mi apre la porta – Sì, è successo.-

- E cosa?- ribatto salendo. Mike entra dietro.

- Abbiamo parlato.-

- Solo?- ribatto acidamente.

Nick alza gli occhi al cielo. Sale in macchina e chiude la portiera sbattendola. Restiamo un attimo in silenzio.

- Allora?- sbottò – Cosa è sucesso di tanto grave? Mamma sta bene?-

- Si.-

- George?-

- Pure.-

- stanno ancora insieme?-

Entrambi mi fulminano con lo sguardo.

- Ci mancherebbe.- mormora Nick. Io prendo un profondo respiro.

- E quindi?- riprendo – Qual è la grande emergenza?-

Senza dire nulla Nick mette in moto e partiamo. Metto la cintura mentre il drav in si allontana dalla mia visutale.

Il silenzio è quasi opprimente mentre il ricordo di aver avuto una certa emozione a ricordarlo insieme mi torna, traditore.

- Sembrate gelosi.- tento di scherzare – Sapete che Adam è convinto che proviate qualcosa per me?-

Nick s’irrigidisce tanto che al semaforo non si ferma, ma inchioda. La strada è deserta, quindi nessuno suon quando scatta il verde e Nick non parte.

Guardo adam nello specchietto retrovisore e mi giro confusa.

- Si può sapere che vi prende?-

Nick mette la freccia accosta. Spegne la macchina.

- Siamo gelosi.- annuncia, serio.

Aggrotto le sopracciglia e mi giro verso Mike che si limita a guardarmi.

Non capisco. Mi gratto distrattamente un braccio.

- Credevo che voi voleste vedermi con qualcuno.- ribatto – Cioè..che provassi ad aprirmi e cose così.-

Nick si gira e mi guarda con un espressione comprensiva, come se non avessi capito niente.

- Sei sveglia per tutto ciò che non riguarda te vero?-

- Non è che non sono…- ribatto piccata –Per altre persone razionalizzerei il vostro comportamento, ma voi…voi siete troppo strani.-

Mike quasi scoppia a ridere – Si bhe non è una novità.-

- Sentite parlate chiaro. Odio queste cose.-

Nick e Mike si guardano per un secondo quasi a convincersi, tre secondi dopo mi si avvicina.

Lo fa così velocemente che non ho il tempo di ribattere, non riesco nemmeno a sentire le sue labbra premere sulle mie, ciò che sento è solo il movimento. Il colore umido di quelle labbra che si muovono sulle mie mi fa cadere come a mille metri di altezza e il cuore sembra voglia scoppiarmi nel petto. Mi discosto velocemente solo perché sono disorientata da ciò che provo. Nick mi guarda come se l’avessi appena ferito e non posso fare a meno di sentire completamente il tilt.

Nick mi ha appena baciata.

Schiudo le labbra senza poter dire nulla, senza poter nemmeno pensare. Troppe domande si affollano nella mia testa: non si amano più? Che centro io? Cosa significa? Perché l’ha fatto?!

Tutta cadute nel silenzio. Nick sembra soddisfatto del mio tacere perché mette in moto e riparte.

Lungo il viaggio non so cosa dire, non so nemmeno cosa pensare, né a razionalizzare tutto come mio solito.

Scendo dalla macchina con passo mal fermo, ma riesco a entrare senza problemi. Prima che la porta sia chiusa, Mike mi si para davanti come ad impedirmi di scappare.

- Che vi prende?- non posso fare a meno di ribattere – Vi comportate in modo strano.-

Mike mi sorrise e mi accarezza una guancia e io sono troppo confusa per protestare. So che sta per baciarmi, lo so, ma non riesco a smettere di perdermi in quegli occhi color carbone.

Quando le labbra si uniscono trattengo il respiro.

Sento le mani di Nick suoi miei fianchi e un bacio docile sul collo.

Tutto il mio corpo reagisce traditore, lo sento tentare di tenersi con ogni molecola a cercare più contatto, a cercare una soddisfazione ad una smania che non conoscevo prima di quel momento.

Mike muove le labbra con più energia e mi ritrovo a rispondere quasi senza rendermene conto, da qualche parte lontana nel mio cervello continuo a sentire un campanello di allarme, ma è troppo lontano e troppo silenzioso. Prima ancora che me ne renda effettivamente conto le mia braccia sono aggrappate e lui e il bacio diventa un umido e sensuale. Sento le mani di nick scivolarmi lungo il corpo, sule grembo e poi a salire. È quando mi sfiorano i seni. Mi stacco da Mike, boccheggiando, imbarazzata. Aprì gli occhi e mi rendo conto di ciò che sta accadendo, di cosa sto facendo e di cosa stanno facendo loro. Eppure non voglio fermarli, tutto dentro di me non vuole che si fermino.

La mano di nicolas mi arpiona di capelli, mi costringe a girarmi e mi ritrovo nuovamente affogata tra le sue labbra, scossa e boccheggiante. Sento nuovamente il mio seno sfiorato, il collo baciato, il corpo completamente a fuoco.

Ho paura. Voglio scappare.

Mi piace. Voglio restare.

E’ confuso.

E’ coinvolgente.

Squilla il telefono in quel momento e sobbalziamo tutti e tre come se quel trillo fosse un terremoto. Ritorn alla realtà, alla vergogna e alla consapevolezza.

Cielo, cosa avrei fatto se avessimo continuato? Come diavolo sono finita in questa situazione?

Mike mi sorride prima di andare via per rispondere, Nik fa scivolarle braccia in modo da stringermi. Stringermi, come se fossi la sua ragazza.

Ecc o cosa sta succedendo, ecco il loro comportamento.

Sono…la loro ragazza?

- e’ tardi meglio che vada di sopra e..-

- Vuoi dormire con noi?- da Nick al mio orecchio con voce bassa e rauca.

- No!- scattò disarmata, mi sciolgo dall’abbraccio e mi allontano – Ehm... no, grazie… domani devo..devo svegliarmi persto quini…-

Scappo via senza che possa ribattere nulla. Mi chiuso a chiave in stanza come se il mondo fuori potesse essere un pericolo per la mia incolumità. Almeno la stanza alla fine del corridoio.

Affondo la testa nel cuscino incapace di concepire cosa è successo, con le guance in fiamme e il corpo completamente teso.

 

 

**

E’ notte e il mio cuore non riesce a smettere di battere. Sono troppo confusa, troppo in ansia.

Mi sono ritrovata coinvolta in qualcosa che va oltre la mia comprensione e mi sono ritrovata in mezzo a due persone che non hanno limiti.

Esco dalla mia stanza per bere un bicchiere d’acqua. Mentre lascio che il liquido freddo scivoli lungo la mia gola i miei pensieri continuano a sfiorare le sensazioni che prima mi hanno soggiogata.

Se quel cellulare non avesse squillato, mi sarei ritrovata al centro di un uragano?

E’ davvero quello che voglio?
La notte passa senza che chiudo oddio, nel mio cuore i battiti forsennati ancora persistono. Quando li vedo entrare in cucina però si ferma, il che è ancora peggio.

Con una tranquillità assolita mi salutano, poi mi aiutano a preparare la colazione. Restò nel centro, mentre ci coordiniamo a sistemare le cose in tavola.

Si baciano, leggermente, come una coppia sposata, e non faccio in tempo a sorridere che mi ritrovo baciata. Come se fossi loro.

- Smettetela.- sussurrò, un po’ esasperata.

Loro fanno finta di non sentirmi mentre si mettono seduti, mi riempiono il bicchiere, mi sorrisono.

- Dormito bene?- domandò Nick, mentre scorre la home di face book.

Come se avesse potuto mai farlo.

- Non ho chiuso oggi.-

- Hai pensato a noi?- cnguettò Adam, con uno sguardo malizioso. Il suo sorriso ha un che di diabolico mentre si allarga.

Prendo un profondo respiro e bevo un sorso di latte caldo prima di dire – Questa storia deve finire.-

Due paia di occhi si spontano su di me, mi inchiodano.

- Tu ci vuoi?-

La risposta mi viene spontaneamente. Impanico, repsiro.

- Sì… ma non così. Dovete andarci più piano con me.-

Annuiscono come se lo sarebbero aspettato.

E così, davanti alla colazione. Ci mettemmo insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

macci: (Default)


La rivincita
 



Da quanto tempo esisto?
Guardo le mie mani senza nemmeno un segno del tempo e non faccio che chiedermelo ancora e ancora...
Ho visto l’era dei romani venerarmi, l’era dei tempi bui temermi e ho visto l’era dell’illuminismo rifiutarmi.
Perché esisto?
Sono parte del mondo da quando ne ho coscienza, l’ho vissuto come un osservatore silenzioso per millenni e non sono ancora riuscito a darmi risposta. Passeggio per le strade trasportato del vento. Trasmetto sussurri che nessuno vuole udire.
Guardo il cielo quasi cercando di trovare la risposta nelle nuvole che proseguono il loro cammino. E mi sento pesante, quasi pesassi centinaia di chili.
Da quando non carezzo una nuvola? Da quando non vedo gli uomini come formiche sul terriccio e il fango?
Le mie ali da quando sono imprigionate nella morsa della morte che mi costringe ad essa. L’aria qui è così rarefatta da soffocarmi.
Mi perdo nel ricordo del vento che mi sfiora le dita, dell’aria satura attorno a me, ma pura come non mai. Ricordo la sensazione di libertà che mi albergava nel cuore...
E poi sono arrivati gli uomini.
Non ho mai capito perché Dio gli abbia creati, non gli bastavamo noi? Doveva per forza creare uno stuolo di essere che neanche lo veneravano come eravamo in grado solo  noi di fare?
Perché a loro ha dato la libertà mentre noi siamo costretti a questa esistenza eterna e senza senso?
Conosco l’utilità della morte... la ambisco...per me.
Porto ciò che vorrei infliggere a me stesso potendo ed è la mia condanna.
Il mio peccato che mi macchia ancora oggi. Dannato in eterno per un singolo sbaglio.
Sposto il mio guardo oltre i piedi e scorgo gli uomini, suoi esseri prediletti, scapicollarsi per le strada in cerca del senso della vita e mi sale un amaro sorriso sulle labbra.
Esiste sul serio?
Come per beffarsi del mio animo inquieto sono capace di sentire tutto ciò che un anima prova quando la sottraggo al suo corpo. E raramente è qualcosa di piacevole.
Perché mi hai creato così, mio signore?
Perché mi ha dato un cuore per capire gli uomini senza darmi la loro stessa libertà? Perché hai creato in me sofferenza, dolore, malinconia e rimpianto?
Sono triste.
Non so bene quando ho capito l’esatta concezione di “tristezza” e “dolore”, quando ho scoperto che il mio era un malessere radicato nell’animo ed infido, il malessere aveva fatto già radici nei secoli e ancora prima che me ne rendessi conto mi sono riscoperto semplicemente così; triste.
Che parte ho io nel mondo?
Sorrido, con rancore mal celato e mi alzo in piedi posando le gambe sull’ammasso di cemento che chiamano palazzo e scruto l’orizzonte.
E’ ora di andare, la morte non attende.
Ho un anima da catturare.

Non sono più in grado di volare, ma saltare da un grattacielo alto cinquanta piani per me è una bazzecola. Tocco terra con la leggerezza di  una piuma, del tutto inosservato come un ombra nelle tenebre e vado dove il mio istinto giuda.
Seguo l’animo del morente come se mi invocasse, anche fosse in capo al mondo, ho il dovere e il bisogno di raggiungere quella voce implorante.
E’ un istinto primordiale, che scaturisce forse dalla natura che mi ha fatto così come sono e che mi rende impossibile soccombere ad essa.
Sono l’angelo più sfortunato della schiera celeste.
Io vivo tra gli uomini, posso vederli, sentirli, perfino amarli...ma non posso né essere visto, né sentito, e soprattutto amato. Quello che era il paradiso non è che un ricordo lontano, come un’infanzia umana. Etereo e inconsistente. Sento l’eco dell’anime chiamarmi ad essa. E’ un desiderio sussurrato con dolore.

L’anziana donna fissa il soffitto, sorretta da una signora più giovane, chiaramente la figlia. Il letto in cui è costretta emana un fetore di feci e sudore misto a medicine e disinfettante. Il respiratore sul viso, la soffoca anziché aiutarla e le parole incoraggianti della fanciulla sua prole non fanno altro che creare un dolore più intenso.
-Ce la farai, mamma.-parole dolci, ma colme di paura e consapevolezza rifiutata.
Voglio morire, è l’unico pensiero dell’anziana esausta.
-Non abbatterti.-continua la figlia.
Li sento trapassarmi l’animo i ricordi della donna sovvenire. I sorrisi concessi, gli amori, le sofferenze, il sostengo della famiglia, i litigi...i suoi figli. Vengo pervaso dall’amore materno della signora e avverto una nausea latente. Non posso lasciarmi impietosire da queste cose; qualsiasi cosa un essere umano abbia fatto o meno, nulla può arrestare la mia corsa.
Tutti devono morire, e io sarò lì ad accoglierli nelle tenebre. E’ il mio destino.
-Ora andrà sempre meglio.-continua la figlia. Le sue parole sono così gentili e taglienti da lasciare quasi senza fiato.
Il sospiro pensante della signora morente è null’altro che un rantolo di dolore. Gli occhi sono socchiusi, osservano il mondo che li circonda con distanza, quasi sapessero. Mi avvicino piano, cercando di scacciare tutti i pensieri che mi connettono alla donna. Non posso, in un momento come questo, esitare. Ho visto molte vite, ho scrutato con loro le esistenze passate, gli errori commessi e le scelte prese. Ho vagliato le buone azioni e le malvagie, ho deciso con loro cosa era giusto e cosa sbagliato.
Poso la mano sulla fronte della signora e le accarezzo delicatamente il capo. Gli occhi stanchi si spostano veloci da una parte all’altra come ad aver intuito la mia presenza.
E’ fragile. L’essere umano è una creatura così debole che fa compassione.
-Scusa.-le sussurro piano all’orecchio con dolcezza, poi mi sposto e le do un bacio sulla fronte.
La sua anima mi penetra dentro, ramificando nel mio grembo. I suoi occhi diventano i miei, miei le sue mani, il cuore, l’anima...
Tutto mio.
La morte ha iniziato il suo lungo processo di devastazione su questo povero corpo martoriato. Lo consumerò, piano, tutto.

Cenere alla cenere...

A lungo andare i volti, le storie, le vite della gente...tutto viene cancellato dalla morte. E la morte viene sommersa dal loro dolore.
Non si vive di eternità.
I miei passi lenti riempiono l’aria di ticchettii sinistri. Non è che ci abbia mai fatto davvero caso.
Ho sempre visto gente voltarsi per scrutare la strada buia in preda all’ansia, quasi come se riuscissero effettivamente a sentire il mio tetro passo. Ma probabilmente la loro era solo una sensazione, un inquietudine che li prende dall’interno quasi come una morsa.
Loro non mi possono vedere, ma possono percepirmi. Il più delle volte è solo mera illusione, una semplice sensazione.
Forse passo di lì, per caso. Forse sono lì per loro.
Ma non possono evitarmi. Non in eterno.
Io ho l’eternità e ho la loro flebile vita dalla mia parte. E’ il mio dovere, il mio fato. E’ la mia maledizione.
Non ricordo di aver scelto di essere l’angelo della morte, non l’ho mai chiesto, né voluto.
Un po’ come non viene mai chiesto ad un essere umano se vuole nascere io mi sono ritrovato al mondo con il solo scopo di separare gli essere umani tutto ciò che li contraddistingue da una pietra o da un pezzo di plastica; l’anima.
Ma a che scopo tutto ciò? Non esiste un paradiso, né un inferno per loro...
Il mondo inizia e finisce tra i respiri infranti.
Li prendo con me, ma non esiste alcuna altra destinazione. Non più.
E così le sento, tutte, vorticarmi dentro, rodermi dall’interno, logorarmi con sentimenti, emozioni che non ero destinato ad avere e che a lungo andare stanno distruggendomi dall’interno.
Ogni anima mi strappa un pezzo di freddezza e distacco in più...
Ricordo com’è stato prendere la mia prima anima.... era piccola... e calda.
Era circondata da tutto l’affetto della gente che la piangeva.
Ho notato questo nei millenni di eternità che ho vissuto, più una persona ha qualcuno vicino più la sua anima è calda e lascia quasi un retrogusto amaro nelle mie mani gelide.
E’ bello....ed è triste.
Nell’immaginario comune io sono il nemico più spaventoso, ma nemmeno io non saprei effettivamente come definirmi. Non conosco nulla di me, oltre ciò che faccio. Quello che sono.
Sono triste…
Sono triste.
Cammino per le strade con le anime dentro di me in pena, le loro lacrime bagnano le mie ali ferite, le loro sofferenze bramano l’assoluzione divina.
Ci sarà mai una salvezza?
Sorrido di me, come solo un angelo può fare, con l’ironia tipica di chi davvero conosce il mondo, e poi prendo un profondo respiro.
Guardo il mondo dalla cime più alta costruita dall’uomo e lo studio in tutte le sue sfumature.
Da qui, mi sembra quasi di poterlo tenere tutto nella mia mano, e forse sono l’unico che può davvero dire di poterlo effettivamente fare.
Chiudo il palmo desistendo da ogni mio pensiero visionario e chiudo gli occhi, poi salto...
Ho un'altra anima da imprigionare in me.
Cenere alla cenere.



**


Cassiel.
Vengo percosso da un brivido all’udire per la prima volta dopo decenni il mio nome. Cassiel, l’angelo della morte, l’angelo che segna sconfitta e rinascita. Mi fa quasi piacere sentirlo pronunciare, ma conosco questa voce fin troppo bene per non capire che non è buono che lui mi faccia visita.
-Quanto tempo.-insiste.
-Cento anni, su per giù.-ribatto voltandomi appena per scorgerlo brevemente e lasciargli uno sterile saluto di circostanza. – A cosa devo la tua visita?-
Non mi interessa sul serio, preferirei incontrare Dio in pensiona piuttosto che lui.
-Passavo di qui.-posso quasi immaginare la piega obliqua del suo sorriso, sottile e malevola. Tutto in lui grida maledizione, dal capelli corvini e gli occhi color ombra, occhi in cui si narra ci si possa perdere per quanto siano pregni di malvagità. Ironia della sorte è annegato nell’oscurità più tetra colui che era l’angelo più lucente dell’universo.
-Ogni tua visita non è mai per caso. – ribatto piano, facendo attenzione a non mostrare fastidio, non più del dovuto.
Una bassa risata riempire la distanza che c’è tra noi. – Touché -
-Cosa voi?-arrivo al dunque, con un sospiro secco.
In un istante me lo ritrovo accanto, malauguratamente nella sfera ottica. Si sporge di poco.
-E’ brutto sai, conversare con qualcuno senza essere guardato dritto in faccia.-
Mi sposto di poco, giusto per accontentarlo.
-Molto meglio.-sorride compiaciuto.
-Cosa vuoi?-domando ancora, seccato.
Lui mi ...infastidisce.
A differenza di me lui è parte integrante del mondo, ne è legato, ogni cosa che appartiene ad esso è parte di lui come il vento che gioca con i suoi capelli corvini con diletto e il sole che fa rilucere l’oscurità.
Mi infastidisce, oltre ogni modo.
-Non ti senti solo?-chiede all’improvviso con un vesto noncurante della mano sedendosi accanto a me sui mattoni rossicci del palazzo – Se non ci fossi io a venirti a fare compagnia ogni tanto staresti in una valle di lacrime, ammettilo.-
Senza che me ne rendo conto mi trovo ad alzare un sopracciglio, nervoso e scettico. Avere a che fare con lui mi scatena qualcosa che non è affatto consono al mio essere, sentimenti contrastanti; rabbia, rancore, perfino odio. Tutto di lui mi fa innervosire, preferirei di gran lunga stare solo.
 – E con ciò?-metto a tacere le voce che dentro di me urlano il mio disagio.
-“E con ciò”!?-ribatte con l’aria di chi ha appena sentito un eresia. – Amico io sono l’unico che ti considera!-
-E allora?-
-Che noia.-replica in uno sbuffo – E io che penso sempre “povero Cassiel che vada in giro ad ammazzare la gente..”-
-Io non ammazzo nessuno.-mi ritrovo a ribattere, ferito.
-Sì, hai ragione.-mi fa con un sorriso nuovo sul viso – Tu fermi solo i loro cuori, catturi le loro anime e le fagociti..-
Resto in silenzio, studiando la figura del mio interlocutore chiedendomi quando se ne andrà questa volta. Le sue visite non durano che pochi attimi, qualche minuto. Anche se il tempo ormai per me è un’illusione lontana.
-E’ il mio compito.-rispondo con voce ferma, avvertendo improvvisamente dentro di me una morsa nuova, come se non riuscissi a credere da me alle parole che professo. O come se non volessi crederci.
-Ma certo, sì.-mi faccio distrasse dalla voce calda e sottile di Lucifero a quanto pare straordinariamente divertito dalla mia ammissione – Oh, andiamo!-sbotta –Ascolta, ti ricordi? Prima che il grand’uomo mi cacciasse dal paradiso ero un pezzo grosso lassù, ero il migliore.-
-Non vedo cosa centri con me.-
-Gelosia, mio caro. Se lui ci amasse tutti allo stesso modo ora tu non staresti qui a piangerti addosso.-
-Lou.-esordisco piano, calmo –So cosa vuoi fare e non ci riuscirai.-
-Non sto cercando di fare proprio niente!-ribatte con la faccia più innocente che riesce a fare, veramente molto convincente se devo essere sincero. De resto c’è un motivo del perché è considerato il maestro dell’inganno.
-Sto cercando di offrirti la mia amicizia.-replica poi –Noi due siamo i grandi esiliati del paradiso, infondo. Dovremmo darci una mano l’un con l’altro!-
-Ma certo, perché non ci ho pensato prima?-rimando con un ironia insolita. –Infondo che sarò mai fraternizzare con l’essere più gretto e meschino di tutti i tempi.-
Mi alzo, voglio allontanarmi da lui. Devo.
Lo avverto afferrarmi con una strana forza, mi volto verso di lui immediatamente, guardingo e seccato.
Mi aspetto arroganza e divertimento, ma nei suoi profondi occhi scuri non c’è null’altro che un fastidio che va ben oltre il mio rifiuto.
-Cosa cazzo ho fatto di male io?-replica. – Guardali.-fa un cenno con la testa verso le persone che corrono per le vie della città inghiottite da cemento e tempo – A loro è permesso avere un autonomia, il libero arbitrio, avere sentimenti, perfino sentirsi Dio. E vengono sempre perdonati. Io volevo solo poter pensare con la mia testa...essere come loro!-i nostri occhi smarriti l’un l’altro si velano di una consapevolezza a lungo celata. – Essere liberi-dice ancora.
Quando mi hanno detto che in quegli occhi potevi perderti avevo classificato la cosa come una schiocca leggenda, ma mai come ora sento quanto possa essere reale. Mi sento fagocitato da quello sguardo così...sincero.
No, devo allontanarmi da lui, ora.
-Devo andare.-insisto ritirando la mano quasi come se quel tocco scottasse.
-Vai a catturare un'altra anima?-domanda piano con un sorrido leggero come soddisfatto della reazione ottenuta – Non ne hai già tante in te? Non ti senti...impazzire?-
-Che ne vuoi sapere tu?-ribatto ancora più nervoso di prima.-Cos’altro dovrei fare, eh? E’ il mio compito!-
-Già.-dice piano riprendendo il suo sorriso – compiti, mansioni....tutti suoi servi. – si gira verso il mondo – Se fossimo umani io sarei considerato un rivoltoso, perfino un eroe. Combattere contro la dittatura, sconfiggere il tiranno... cose così.-sbuffa una risata trattenuta. – Fa come preferisci, continua a seguire le regole. Ma un giorno non ce la farai più e spero tanto che ti ricorderai di avere un amico quaggiù.-
-Non accadrà.-affermo sentendo nuovamente quella sensazione di menzogna.
-Parlo per esperienza.-mi guarda – Sei davvero felice di eseguire gli ordini? Soffrire ogni giorno di più, sentire il dolore e la sofferenza del mondo vorticarti dentro, penetrarti sotto la pelle, diventare parte di te?-
Lo guardo, incapace di fare altro.
-Quando vuoi che tutto questo finisca. Vieni da me.-
Scompare. Scompare in mille frammenti corvini che si sgretolano davanti ai miei occhi ed io non posso fare a meno di sentirmi confuso.
I sentimenti che mi vorticano dentro urlano tutti, insieme, disorientandomi, come se cercassero uno sfogo e io li ascolto come animali chiassosi in attesa di un terremoto. Resto in silenzio ad ascoltarli quasi come se il dolore alle orecchie fosse piacevole, come se fosse importante capirli.
E le anime urlano come una nenia lenta nel fondo della mia essenza un invoco di libertà che io non posso concedere, né ottenere.
Siamo tutti bloccati in questo limbo, non esiste né il paradiso né l’inferno per nessuno di noi.
Esiste questo... nient’altro.
Sono triste...
Essere libero, sentirsi libero. Cosa vuol dire?
Ma non posso pensarci ora perché devo andare. Il dovere mi sta chiamando con la sua voce stridula facendo latrare dentro di me i sentimenti come se fosse il terremoto infine giunto.
Mille campanellini stridenti nelle orecchie, che rischiano di farmi impazzire ogni giorno di più.
Prendo un profondo respiro, cerco di calmarmi. Sono agitato e devo stare quieto, non posso trasmettere agitazione all’anima che prenderò, non è ammissibile. La spaventerei.
So che il mio è un nobile compito, ma dentro di me non posso fare a meno di chiedermi..
A senso tutto ciò?

E’ qui. Alzo gli occhi e vedo il posto in cui risiede la mia prossima anima. Un cancello da l’accesso ad un lungo vialone pieno di alberi tinti dell’autunno. Le foglie in terra dovrebbero avere la consistenza adatta per scrocchiare sotto il peso dei passi rendendo il cammino caratteristico della stagione, quasi rilassante. Darai tutto me stesso perché il mio piede schiacciasse quelle foglie, perché le senta frantumarsi sotto la suola di scarpe. Tanto ho famigliarità nel infliggere dolore a ciò che muore.
Arrivo con passo lento fino al palazzo in colonne bianche in fondo al vialone, ma non entro. Non è lì la mia anima. Mi volto sulla destra e aggiro l’entrata, passo attraverso un altro cancello più piccolo ed eccomi arrivato.
E’ in giardino, guarda il vuoto di fronte a sé probabilmente consapevole che la fine sta giungendo. Una donna gli parla, completamente disattenta a ciò che sta per avvenire.
Mi sorprendo per un attimo a esitare. Ho capito con un solo sguardo che quell’uomo è morto da molto tempo prima che io giungessi qui, ma mi fa strano scorgere speranza nella donna al suo fianco.
Non si risveglierà, né dall’incoscienza, né alla vita. Ne sono consapevole, ogni fibra di me lo sussurra.
Prendo un profondo respiro sopprimendo le urla delle genti che mi implorano di essere liberate e avanzo verso la mia prossima vittima.
Devo fermare il suo cuore e fagocitare la sua anima. Ucciderlo.
Un altro passo e sono lì, pochi attimi di vita ancora.
Quando sono finalmente davanti a lui e non c’è nulla da rassicurare in un uomo perduto. Allungo le mani e poso delicatamente le dita sul volto stanco, mi scorgo e gli do un leggero bacio sulla fronte.
L’anima entra in me, pezzi di essa, frantumi.
E il dolore, quasi il sollievo di aver finalmente finito di vedere il mondo senza viverlo mi riempie il cuore, distruggendo ogni mia rimostranza.
Soffro soffocato dall’emozione e mi discosto dal corpo ormai esanime con uno scatto.
Padre...
Perché devo soffrire così? Cos’ho fatto per meritarmi questo?
**

Mentre la ragazza piange il padre io resto a guardare. Non lo faccio di mia spontanea volontà, semplicemente è ciò che l’anima vuole. Rivedere la figlia, percepirla un’ultima volta.
Allungo il braccio verso di lei mentre gocce salate le bagnano le guancia, intanto che urla agli infermieri di soccorrere l’anziano. Ma la ritiro consapevole che quello non è più il mio posto, né il suo. Restare attaccati alla vite non è mai un bene, ho visto diverse anime smarrirsi rifiutando il mio tocco. Svanire nel tempo o permanere nel dolore.
Forse è quasi meglio che restare seppellite dentro di me, soffocate dalla mia presenza in un eterno uccidere.
Sospiro socchiudendo lo sguardo e faccio un passo indietro. Mi allontano come sono venuto, come un ombra silenziosa. Sento il richiamo di altre anime, un intero mondo che mi attende. Fortuna lavoro su più livelli, sotto varie trasformazioni. Sono la morte, sono ovunque.
Qualcosa però mi ferma. Sento il mio braccio tirare e mi ritrovo voltato.
Non vedo altro che luce davanti a me per un lungo istante prima di accorgermi che non è luce quella che scorgo. Sono stato abbagliato dal sole, ma ciò che mi ha afferrato è qualcos’altro. E’ un umana. Sbatto le palpebre, confuso.
-Chi sei?-domando senza rendermene conto alla ragazza che mi ha fermato. Ella mi guarda. Si, mi guarda per davvero.
-Gabrielle.-risponde solo.
Io esito, perplesso.
-Riesci a vedermi?-e a toccarmi, vorrei aggiungere avvertendo la pressione forte delle sue dita sul mio braccio. Quasi mi cullo in quel contatto assolutamente inaspettato.
-Sì.-fa, guardandomi dritto negli occhi – Cos’hai fatto a quell’uomo?-
Non capisco. Cosa sta succedendo?
Resto a guardarla inebetito.
-Ti ho fatto una domanda.-ribatte, decisa.
Inghiotto a vuoto prima di prendere atto che è assolutamente vero; mi vede, mi tocca…
Per essere il mio primo contatto dopo millenni ha un aria piuttosto arrogante.
Con uno strattone ritiro il braccio e ne riprendo possesso.
-Non comprenderesti.-professo – Come riesci a vedermi?-
Perdo qualche attimo a guardare l’umana. Non ha nulla di particolarmente riconoscibile tra mille altri, i suoi occhi sono di un anonimo color nocciola, i capelli credo siano mossi, di un caldo castano, e abbastanza lunghi da oltrepassare la linea della vita. Il corpo è asciutto e scarno primo di curve significative. Non che io ci faccia caso.
Lei non ha alcuna espressione sul viso se non un cipiglio determinato – Non lo so, ma hai ucciso quell’uomo.-afferma. Sento una fitta profonda scorrermi nel ventre.
Resto in silenzio mentre piego la testa. – Come puoi affermarlo?-
-Lo hai toccato ed è morto.-
-Si può uccidere con un tocco?-piego, per la prima volta dopo secoli devo farne atto, le labbra in un sorriso tirato – Credo che tu abbia troppa fantasia, Gabrielle.-ho quasi un fremito mentre sussurro il nome della giovane. Da quando non parlo con un essere umano? Non credo di averne memoria.
Lei scuote la testa, cocciuta – Tu gli hai fatto qualcosa.-esita – Sei un demone?-
-Ho l’aspetto di un demone?-ribatto, offeso. Dovrei essere di una bellezza celestiale. Anche se i miei criteri di bellezza sono andati perduti ere fa.
Lei alza un sopracciglio valutandomi. Piega la testa da un lato e dall’altro poi esclama con una serietà assoluta che – I demoni hanno varie forme per ingannare e fare del male.-
Mi sovviene un genuino sorriso al pensieri che io conosco il male puro ed ha solo una forma, la peggiore; Quella innocua.
-Questa dove l’hai sentita? Posso assicurarti che..-
Gabrielle sospira gravemente – Non importa cosa sei. Non mi interessa. Tu hai ucciso quell’uomo.-
Sento la rabbia sopraggiungere, fastidiosa – Non essere ridicola.-quasi ringhio tra i denti – Io non uccido.-affermo sapendo di mentire.
Gabrielle piega la testa – Ehy Calmati – fa, saccente -Come ti chiami? Cosa sei? -
Faccio un passo indietro, sconcertato. Parla con ciò che reputa un assassino ed è tanto tranquilla? Ma che razza di persona è? E come mai riesce a vedermi?
Esito. Mi fermo a fissare quella nuova figura, non posso fare a meno di restare sorpreso da tutto, dal modo in cui mi scruta, al modo in cui muove appena la mano in un gesto nervoso.
Sto per dirle il mio nome, quando una voce richiama la sua attenzione.
-Signorina Gabrielle con chi parla?-
Lo sguardo della ragazza da attento diventa improvvisamente assente. Si gira verso la voce con un’espressione nuova.
-Con nessuno.-dice, piano – Parlavo da sola.-
La donna, un’infermiera, si avvicina tranquilla – Ha preso le sue medicine?-le domanda affabile.  Mi guardo attorno per la prima volta da quando sono arrivato e mi accorgo che ci son solo esseri umani feriti. Corpo ed anima. Capisco solo ora che quello è un ospedale. Di solito non faccio mai caso a dove e quando le persone mi richiamano.
Gabrielle sorride all’infermiera prima di annuire.
-Sta calando il sole, meglio che ritorniamo nella stanza.-le fa l’infermiera avvicinandosi.
-Ma io..-
-Sa che il dottore si arrabbia.-la avverte l’altra con un sorriso tranquillo – Su entri.-
La trascina letteralmente via, mentre lei mi lancia un’occhiata ricolma di panico. Ma non tende la mano verso di me, non cerca aiuto, semplicemente si limita a guardarmi mentre viene allontanata.
Resto per diversi attimi fermo a scorgere la sua figura che si rimpiccolisce ogni passo di più fino a svenire oltre le porte dell’ospedale.
Ed improvvisamente mi accorgo di mille campanelli. Mille voci che mi urlano nella testa.
La morte mi chiama con la sua voce gracchiante e dolce allo stesso tempo.
Sospiro strappandomi a quel luogo definitivamente.
E’ stato strano, ma certo non ricapiterà.
Anche se non capisco…com’è possibile?

Cerco di ricordare quanto tempo è passato dall’ultima volta che qualcuno mi ha guardato direttamente negli occhi. A parte lucifero, ovviamente.
E’ stato…troppo tempo. Eppure altre volte è successo.
Ricordo che quando ancora la gente credeva, c’erano persone che potevano vederci. Troppo spesso la gente ha creduto di farlo,  erroneamente.
Noi angeli, o perlomeno, quelli che non sono votati come me alla morte, sono abbastanza liberi, qualche volta hanno il compito di proteggere delle persone speciali, persone destinate a migliore il mondo. O a cambiarlo.
Contrariamente a quel che si creda ce ne sono più di quanto si pensi. Non è la persona che diventa più ricca o che ha più successo o che inventa qualcosa che cambierà la storia. Le cose protette sono dettagli di una trama molto più grande e intricata, di un disegno troppo a lungo sognato per avere senso ormai. Il padre è l’unico che sa come andrà a finire, l’unico che comprende ciò che a noi è ignoto, che non capiamo. E’ la fiducia in questo che ci permette di andare avanti.
Ma troppo spesso non udiamo la sua voce, troppo spesso vaghiamo senza meta, senza indicazioni e sbagliamo. Troppo spesso gli esseri umani si lasciano sopraffare dai sentimenti.
Vorrei…liberarmene.
Vorrei strapparmeli dall’anima aggrappandomi ad essa con le unghia, sradicare il dolore delle anime che costringo in me, tacerle. Eliminarle.
Ogni giorno che passa vengo sempre più colto dal dubbio, dal pensiero costante che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in quello che faccio. Che Lucifero abbia ragione.
Ma la fede che ho è troppo profonda per svanire completamente.
Guardo il cielo chiedendomi che ne sarà di me, se impazzirò e, quando accadrà, se sarà o meno la fine di tutto. Di questo passo accadrà prima del dovuto, forse qualche decennio. Sono al limite.
Le voci sono sempre lì, sempre. Urlano, sussurrano avide di voler tornare alla vita, ai propri cari. Invocano il paradiso tanto promesso, perfino l’inferno. Meglio che il limbo a cui sono costretto io stesso.
Ed io non possiedo le risposte che cercano e non ho modo di accontentarle se non altro per farle tacere. Quanto ancora potrò durare?
-Ti vedo pensieroso.-
Due visite nella stessa settimana? Resto a guardare l’orizzonte sospettoso.
-Inizio seriamente a pensare che tu stia escogitando qualcosa.-gli dico – Qualcosa che va oltre il cercare di portarmi dalla tua parte.-
Lou si siede accanto a me e resta in silenzio per un po’ – L’hai incontrata?-mi domanda piano. Sussulto.
-Come? Di costa stai parlando?-
Lo sento sorridere sebbene non riesca a vederlo. Non voglia vederlo.
-E’ un regalo.-sussurra con voce melliflua allungando una mano verso di me. Avverto un brivido quando mi sfiora la spalla – Lui non voleva che la incontrassi.-
-Chi è la ragazza?-mi giro verso di lui, fronteggiandolo.
-Te l’ho detto; un regalo.-mi perdo nel suo sguardo sottile e il sorriso accattivante. Ho sbagliato, era una delle prime cose che si impara; mai favorire il male, nemmeno per un secondo.
Devo imporre a me stesso di distogliere lo sguardo per evitare che mi affascini. Nelle mie condizioni sono troppo vulnerabile.
-Che significa che lui non voleva farmela incontrare?-
La risata cristallina dell’angelo caduta mi trilla nelle orecchie, soppiantando per un momento le voci della mia nuova anima frammentata.
-E’ tua, Cassiel.-dice ancora con quella sua voce troppo melodiosa, ingannevole – lo è sempre stata. E’ nata per te. Lui l’ha creata per te.-
Alzo un sopracciglio, prima di sorridere risentito – Non posso credere a ciò che dici.-gli dico pacato – Non ho mai udito nulla di più irreale.-
-Eppure..lei ti vede. Parla con te. Sai che solo chi è destinato è capace di farlo.-
-Diversi essere viventi sono riusciti a vederci nella storia.-
-Forse..-ribatte – Ma ciò non ha mai compreso il pacchetto completo. Per loro siamo sempre state luce pura, mai abbiamo avuto fattezze simili alle loro. Ma abbiamo avuto una voce.-
-Per alcuni sì.-
-I predestinati a noi.-ribatte nuovamente attirando la mia attenzione con un semplice gesto rotatorio della mano. Si guardale unghia con falsa attenzione – Padron. A voi.-
Stringo le labbra con disappunto – Vattene.-scandisco piano.
Nuovamente ride e la sua risata risuona ancora cristallina – Ti è tanto difficile credere di poter essere stato perdonato?-sibila soave – Eppure hai più che dimostrato la tua fede.-
-Non sono stato perdonato.-ringhio piano – Lui non può perdonarmi.-
-Lui può, Cassiel. Solo che non vuole. E’ diverso.-
Mi alzo avvertendo una nuova sensazione sopraffarmi; fastidio, irritazione. O speranza?
-Vattene. Non so per quale ragione lei possa vedermi o parlami ma non è destinata a me! –
Commetto l’errore di rispecchiarmi nuovamente nei suoi occhi. Le ciocche corvine gli contornano il viso come un aureola, alcune gli coprono gli occhi.
Lo sguardo è divertito e altezzoso. Mi innervosisce maggiormente.
-A caval donato non si guarda in bocca, Cassiel.-si alza con un unico movimento elegante – Approfitta dell’occasione. Tu che puoi.-
Per un attimo vedo il suo sguardo lontano, quasi vorrei attirare la sua attenzione -Vuoi forse dire che se lui ti perdonasse ti piegheresti?-ribatto quindi. Lui allarga di poco il suo sorriso.
-Solo chi è pentito può essere perdonato.-dice quasi in un sospiro. Scompare nuovamente, come sabbia che vola via con il vento. Ed io riprendo a sentirmi solo. Restiamo io e il dubbio. Il dubbio, che mi scava dentro, che inizia a pizzicarmi con fastidio; che abbia detto la verità? No, non può. E’ Lou, per l’amor del cielo!
Cerco di calmare le voci che mi vortico dentro, urlo per sovrastarle.
Una persona destinata a me…
Una seconda possibilità. Padre mio, posso sperarci davvero?



**

Il tempo non ha mai avuto per me un grande significato eppure da quel giorno non posso far a meno di scandirlo. Non certo con ore o minuti come gli esseri umani, ma con le albe e le notti così come ho visto fare agli antichi. Si fa certo meno confusione.
Sono passati 30 giorni da quando l’ho incontrata per la prima volta e sono roso dal pensiero che ella possa o meno essere la predestinata a me.
Eppure…Cosa sono i predestinati? Persone che possono perdonarci. Ecco cosa sono.
Perché ci sono colpe così profonde, che vanno oltre ogni immaginazione, che non possono e spesso, non devono, essere perdonate.
Eppure, che possa essere giunta l’ora per me di espiare la colpa? E’ davvero possibile ciò?
Che io sia stato destinato ad inglobare in me tante anime da riuscire a provare dei sentimenti e finalmente poter incontrare la persona a me predestinata?
Cerco di ricordarmi l’immagine della giovane, ma non ne ho grande memoria se non la sensazione di luce che ho avuto osservando il riflesso del sole, quasi come un’aureola che le contornava il capo. Non ho in mente alcun particolare del suo volto o del suo corpo. E’ un umana, per me loro sono tutti troppo simili.
Ricordo il suo nome però, ed è qualcosa di molto raro; Gabrielle.
Come posso capire o meno se ella è il mio lascia passare per la libertà?
Il fatto stesso che il maligno mi abbia detto ciò dovrebbe rappresentare di per sé smentita, eppure…
Che sia la verità?
Guardo il cielo alla ricerca di una risposta qualsiasi. Mi stringo nelle spalle, quasi potessi sentire il freddo.
Ora è inverno nel mondo, presto giungerà la neve.
Ho sempre trovato estremamente affascinante le ambientazioni che il padre ha creato. La neve che deve essere un miscuglio perfetto di acqua e gelo, che per crearsi non deve fare troppo freddo né troppo caldo. La neve è un miracolo.
Eppure non sempre viene visto come dovrebbe; la gente è troppo presa da se stessa, dai suoi impegni, dal suo tempo scandito da minuti, secondi, lancette che con un troppo fastidioso tic Tac governando la vita.
Ad ogni modo non ha senso star qui a pensare, sento il dovere chiamarmi. Mi alzo in piedi e cerco di avvertire dove sarà la nuova vittima.
Salto dal palazzo e sparisco nelle strade, cercando di ricordare il volto di quell’umana. Inutilmente.


Fa freddo. Lo so, anche se non lo avverto sulla mia pelle. Tengo la mano al vuoto cercando di ricordare la sensazione di gelo. Una volta la provai anche io, troppo tempo fa perché la rammenti ancora.
Di quando ero umano ho veramente pochi ricordi, solo gli ultimi istanti mi hanno tormentato per millenni prima di affievolirsi un po’.
Eppure, da quando si è affacciata in me la speranza, attimi della mia breve vita mi passano davanti come in un film. Ho avuto dei genitori. Ho mietuto le loro anime. E’ stata l’unica volta che ho pianto.
Non credo più di ricordare come si faccia.
Gabrielle potrebbe…ricordami come si piange? Con questo pensiero mi ritrovo davanti l’ospedale prima, nel giardino dove l’ho incontrata poi. Sarà ancora qui? Ho fatto passare troppo tempo? La frenesia dell’umanità me l’ha già portata via?
Mentre passeggio la cerco con lo sguardo, cercando di scorgerla tra i pazienti, quasi sperando di ricordarmi di lei.
Dove potrà mai essere?
Raggiungo la panchina dove l’uomo che ho portato via giaceva poco prima di morire e mi siedo. Mi fermo un secondo ad assaporare il retrogusto di amaro sulla lingua per via dell’anima fresca. E’ ancora doloroso per lui essere qui.
Chiudo gli occhi cercando di calmare le voci, ma ciò che riesco a sentire mi sorprende. E’ una voce ma non viene da dietro di me, ha qualcosa di famigliare e vengo quasi sospinto come ad un richiamo.
Mi concentro su di essa, mentre mi alzo e faccio per seguirla ma mi basta raggiungere un albero per scorgerne la provenienza.
Quasi mi sorprendo di riconoscerla all’istante, di essermi fissato il suo volto nonostante tutto e di trovarlo familiare. C’è una bambina con lei, ha un vestitino color rosso e un sorriso divertito. Gabrielle canta, con i capelli raccolti, facendo facce buffe, sorridendo ed illuminandosi come se fosse il sole.
Se avessi fiato probabilmente ora l’avrei trattenuto.
Attrazione, mi suggerisce qualcosa nel petto, forse qualcuno. Mi sento “attratto” da lei. Non in senso fisico del termine come quell’attrazione che gli umani quasi venerano come un falso Dio, ma come una musa, od come noi ispiriamo gli umani. Forse è la speranza che ripongo in lei in qualche modo a renderla così ai miei occhi…
Bella. Ecco la parola.
Resto a guardarla in silenzio, senza avere la forza od il coraggio di chiamarla, quasi sperando di non essere visto da lei. Sapere di poterla guardare da lontano quasi mi tranquillizza, mi da modo di pensare bene a cosa dirle, cosa fare. Eppure non faccio nulla del genere. Per la prima volta dopo tanto tempo tutto è silenzio nella mia testa, come se le anime stessero scendendo a patti con una sensazione che nemmeno loro sanno decifrare o darle nome. Una sensazione mia.
Adorazione.
Paura.
Alza gli occhi e per un attimo vengo attraversato dal terrore che non possa vedermi, forse dal desiderio che possa essere così. Eppure il sorriso che le si dipinge sul viso mi rende inquieto. Dice qualcosa alla bambina che annuisce e corre via, poi si alza in piedi per raggiungermi.
-Sei tornato.-mi dice.
Sembra diversa dall’ultima volta, più serena. Meno arrogante.
Resto per un attimo in silenzio come a capacitarmi una volta per tutte che sta parlando davvero con me – Non sembri sorpresa.-affermo.
Lei alza le spalle lasciando che il suo sguardo vaghi altrove per un secondo – E’ morto qualcuno?-mi domanda.
M’irrigidisco – Credi ancora che io sia un assassino?-le domando.
Lei mi guarda e non riesco a decifrare la sue espressione. Mi guarda e basta…come se sapesse.
-Sai chi sono?-le domando dunque, temendo la sua risposta.
-Forse.-sorride e inizia a girarmi attorno come un avvoltoio – Ma non ne sono sicura.-
Piego di lato il capo, soppesandola – Cosa credi che sia, dunque?-
Lei finisce il suo giro e si toglie una ciocca ribelle dal viso. Vista sotto una nuova luce i suoi occhi hanno un qualcosa di dorato. Sorrido stranito al pensiero che si avvicina molto all’idea che gli esseri umani hanno degli angeli.
-La morte.-non c’è teatralità nella voce, né paura, né rabbia. Sono sorpreso. – Probabilmente non hai nemmeno un nome.-continua pensierosa.
-Ho un nome.-ribatto immediatamente.
-Sarebbe?-
Esito, se non fosse stato per Lucifero probabilmente l’avrei dimenticato tempo fa – Cassiel.-pronuncio quasi sottovoce come se fosse peccato.
Lei sbatte le palpebre e per un lungo attimo resta silenziosa – Cassiel.-ripeté poi.
-Sì.-
-La morte ha un nome.-dice sorpresa.
-Diverse cose hanno un nome.-
-Lo so.-annuisce lei – Ma sono comunque sorpresa.-sorride, come se il pensiero che io abbia un nome la divertisse – Bhè sono anche sorpresa che tu abbia una figura…umana?-
Faccio un passo indietro, silenzioso – Un modo come un altro per mostrarmi.-
-Quindi è solo una maschera?-replica – Potresti mostrati come un cane o un sasso?-
Alzo un sopracciglio – Perché dovrei mostrarmi come un cane od un sasso?-
-Chiedevo solo se potevi farlo.-alza le spalle con noncuranza.
Stringo le labbra, scollando le spalle in un gesto incomprensibile anche per me. Improvvisamente sento la famigliare sensazione di dover andare, la morte mi sta chiamando. Le anime mormorano inquiete. – Devo andare.-
-Perché?-
-La gente continua a morire.-sibilo – Ed io sto perdendo tempo qui, con te.-
La ragazza sembra rabbuiarsi improvvisamente, come se le avessi appena colpita.
-Quindi non sei qui per me.-afferma con voce sottile – Non sei qui per portami via.-
-Perché dovrei?-ribatto ingenuo – Non è certo la tua ora.-
-E quando lo sarà?!-scatta, isterica. Resto stranito dal suo cambio d’umore repentino – Quanto ancora devo aspettare?-
Sono sorpreso. La guardo confuso e faccio un altro passo indietro.
-Non sono io che decido.-provo a dire – E’ il fato.-
-Lo conosci? Puoi parlarci?-fa con una nuovo tono nella voce.
-No, io…-
Nuovamente sembra che l’abbia ferita. – E’ molto che aspetto.-dice quasi sottovoce – Quando potrò morire?-
La guardo confuso. Lei…vuole la morte? Non comprendo. Intanto si fa sempre più pressante in me il richiamo, devo prendere l’anima di qualcuno, l’intero mio corpo lo sente e la agogna e la ripudia allo stesso tempo.
E’ una sensazione nuova, come se facesse male.
Mi prendo il grembo improvvisamente, è come se lo stomaco mi si contorcesse e rigettasse il desiderio di morte della ragazza. Come se le anime in me rifiutassero l’idea della ragazza, come se non lo comprendessero.
Che visione ha ella della morte? Pensa che sia solo pace e serenità, che la porterà via da una vita che andrebbe semplicemente vissuta per poter cambiare?
-Ti senti bene?-
No, che non mi sento bene.
-Ti senti bene?-sento nuovamente la sua voce. Alzo gli occhi e la trafiggo con un sentimento nuovo; odio, Suggerisce una delle anime.
Lei vuole morire.
-Sta zitta.-quasi ringhio.
-Cassiel!-cerca di avvicinarsi a me, le afferro con forza il polso stritolandolo. Avverto da lei un lamento acuto e per un attimo guardo il punto di unione e noto per la prima volta le cicatrici. Sottili e nette le contornano il polso, diverse linee, alcune più recenti di altre.
Capisco; ha tentato il suicidio.
Lo stomaco si contorce nuovamente, le voci scoppiano in un boato e mi fanno scoppiare la testa. Mi allontano da lei come se scottasse.
-Donna!-esclamo rabbioso – Tu non sai nemmeno ciò che chiedi!-
L’anima nuova mi chiama, le vecchie urlano. Lasciatemi in pace!
Mi allontano velocemente, prima di scomparire nel nulla. Lontano da lei tuttavia la rabbia non si affievolisce, la sento ancora vorticare in me.
Mi viene perfino da vomitare, come se potessi!
Non capisco. Come può lei desiderare questo?!
Tossisco  e li sento davvero, i conati di vomito sconquassarmi le viscere. Quasi a sentirmi nuovamente umano. Tossisco e inghiotto a vuoto per respirare.
-Come può?-soffio dando voce ai miei pensieri – Come può!-
Do un pungo forte al muro e sento la pressione e poi improvvisamente…il dolore. Guardo la mano, attonito. Cosa mi sta succedendo?! Com’è possibile che io senta dolore, che senta la nausea, e il disprezzo.
Stringo le dita quasi beandomi di quelle nuove fitte che mi trapassano il palmo fino al gomito. E’ vero dolore.
Nulla di tutto ciò è normale, perfino le voci tacciono in assenso con me.
Guardo il cielo e scorgo le nuvole grigie riempire il cielo. Sento l’odore della neve. Lo percepisco, lo riconosco.
E’ come se mi sentissi…umano.
Spalanco le palpebre comprendendo quanto le anime mi abbiano cambiato, quando ci sia in me di nuovo, di sbagliato. Guardo il cielo e quasi attendo, in attesa dei primi fiocchi.
Li ho sempre guardati posarsi lievi come cascate bianche sul mondo, depositarsi, farsi in strati friabili. Ho tentato tante volte di calpestarli, di sentire lo stridente suono sotto le suole, di sentirle.
Ho tentato tante volte, sapendo l’inutilità della cosa, di sfiorarle, di avvertire il gelo che tutti sembravano provare.
Ho desiderato toccarla. Ho desiderato essere un umano così tante volte che mi sorprendo ad accettare il dolore, quasi a desiderarlo.
Quando i primi fiocchi scendono dal cielo mi ritrovo a tendere la mano sofferente sperando che il dolore sia garanzia di poterla sentire. Quando i polpastrelli entrano in contatto con uno dei fiocchi avverto la sensazione di docile e poi di bagnato. Si è sciolta al contatto.
Ritiro la mano quasi terrorizzato dalla felicità che sento sopraffarmi. Dopodiché la mia vista si appanna.
Singhiozzo senza rendermene conto e, per la prima volta dopo tanto, troppo tempo, ricordo che significa piangere.
Com’è possibile che un singolo incontro, possa cambiarmi tanto?
Cosa sta succedendo al mio corpo? Attorno a me?
Tacciò queste domande per un lungo attimo mentre i fiocchi cadono silenziosi sulla città.
Probabilmente domani all’alba avrò paura di ciò che questi cambiamenti possono comportare.
In questo momento però ho freddo. E non sono stato mai così felice.


**


Non avevo mai visto una chiesa dall’interno, ma provo un senso di soggezione ad entrarvi. Il silenzio, i passi che rimbombano tra le parenti, le decorazioni, l’odore pungente d’incenso. Con un’agitazione sempre maggiore proseguo il mio percorso, sfiorando le panche di legno lucido con le dita della mano sana. L’altra ha smesso ormai di far male, ma riesco ancora a sentire il tatto e non posso far a meno di sentirmi avido di ogni solcatura che possano avvertire.
Sospiro ritrovandomi di fronte all’immagine del cristo crocifisso.
-Hanno una bella visione di te, Gesù.-mi viene da sorridere pensando a quei tre giorni passati in sua compagnia, forse l’unica “vacanza” che mi è stata concessa. Non che la sua compagnia sia stata edificante, era taciturno ed un po’ schivo, forse era per la presenza della morte stessa o per il ricordo di ciò che gli uomini gli avevano fatto. Deve essere stato comunque duro per lui udire il suo nome gridato a gran voce come condanna a morte.
E’ orribile quando si nasce per espiare le colpe di qualcuno. Almeno io devo espiare solo le mie…
E mi è sempre sembrato impossibile.
Quanti di noi saremo ancora sacrificati per loro?
-Hey hey, scusate.-rido, sentendo cori di dissenso dalle voci. Devo scendere a patti con tutti loro per poter andare avanti, temo.
Mi chiedo vagamente se sia giusto essere lì, il silenzio del posto è quasi assordante e il fatto che non ci sia anime viva mi rilassa e spaventa allo stesso tempo. Sorrido di me, mentre mi siedo ad una delle prime panche e chiudo gli occhi.
Con una lingua sconosciuta all’orecchio umano, inizio a pregare.
-Tu credi davvero che qualcuno verrà a parlarti?-sento improvvisamente il silenzio interrotto. M’irrigidisco infastidito.
-Almeno qui non dovresti rompere.-ringhio al demonio – Questo è un posto sacro.-
-Sì certo.-ridacchia – E io sono un angelo.-resta un attimo zitto – Bhè, perlomeno lo ero.-
-E’ stata una tua scelta, disertare.-
-Oh non sprechiamoci in dettagli.-si alza e sento il rumore dei suoi passi. Avverto il suo corpo improvvisamente accanto a me – Questo posto è sacro quanto un bordello e nessuno verrà a parlare con te.-
Gli lancio un occhiata veloce – Se è vero che mi è stato dato il perdono allora perché non dovrebbero?-
Sento la sua risata vibrarmi dentro, seducente come il male – Cass, Cass…-sospira – Sei veramente uno spasso. Dovresti proprio incontrare un po’ dei miei amici. Sono sicuro che ti troveresti proprio bene.-
-Grazie, ma no.-ribatto – E ora lasciami solo oppure..-
-Oppure cosa? Nessuno verrà, lo sai.-sogghigna – Nostro padre non è qui. Non in un ambiente creato per gli uomini dagli uomini, per assoggettarli, per usare la sua parole contro loro stessi. Questo posto non è che un business, un teatrino, la paura dell’ignoto reso in un ambiente buio e melodrammatico che non fa altro che distorcere ancora e ancora la sua parola; Paura, anziché amore.-
-Stai forse difendendo la sua parola?-mi viene da ribattere sorpreso. Lui sorride ed io tengo conto dal senso di fascino che trasmette. Non risponde, si alza con un movimento troppo simile ad una danza.
-Forse mi sbagliavo.-dice all’improvviso, guardando davanti a sé – Ma credo che non dipenda certo dal luogo. Ad ogni modo abbiamo compagnia e qui non sono gradito.-
Sbatto le palpebre qualche attimo prima di girarmi verso il punto da lui fissato. Lo avverto scomparire mentre mi perdo nella bellezza della nuova presenza; capelli biondi come la luce del sole, occhi di un verde smeraldo, labbra rosee e abito bianco colei che la mia mente riconosce come Ariel mi guarda soppesandomi.
-Sorella.-sento persino la mia voce, esitare.
-Cassiel.-non vi è alcuna felicità nella sua – Cosa ti spinge a domandare?-
Mi mordo un labbro, beandomi perfino di avvertirlo.
-Grazie di essere venuta, io..-
-Tu non stai eseguendo il tuo dovere.-mi blocca, prima di poter parlare – Qualsiasi sia la ragione non ti è permesso fare appello a lui, il tuo stesso chiedere è un abominio.-
I miei occhi la scrutano, feriti – Mi sento diverso. Il mio corpo..lo sento. Sento dolore, sento freddo, sento caldo…non è normale. Qualcosa in me è cambiato.-
I capelli di Ariel scivolano sul viso, mentre piega in lato la testa – Come prego?-
Mi pongo in avanti, speranzoso – C’è qualcosa che non va in me.-continuo – Riesco a sentire …tutto. Il mondo. Come se fossi…umano!-
-Questo è impossibile.-la sua espressione è inorridita. Congelo la mia, deluso.
-Lo so.-continuo – Chiudo solo di capire cosa mi sta succedendo.-
Ariel fa un passo, cauto, verso di me. – Fratello…-esordisce, esitando – Ciò che affermi è…-cerca le parole che io stesso non sono stato capace di trovare -…incredibile.-
-Ariel, sorella!-la imploro – Ti prego, cerca di scoprire più che puoi di questa condizione..potrebbe essere che lui mi abbia per..-
-Improbabile.-sibila  -Altamente improbabile.-
Sento le anime urlare, indispettite, cerco di metterle a tacere, ma Ariel spalanca gli occhi, come se riuscisse a sentirle.
-Cosa c’è dentro di te?-chiede apprensiva.
Assottiglio lo sguardo – Cosa pensi possa esserci? Pura morte.-
In un battito di ciglia è accanto a me, mi sfiora delicatamente con le dita il petto – Queste…voci. Questa volontà di libertà…-blatera agitata – Perché non le liberi? Come osi tenere prigioniere così tante anime?-
-Non è certo a causa mia.-replicò, confuso.
-Non lo è?!-scatta, agitata – Come puoi dire una cosa simile se sono dentro di te ed implorano pietà?! – le sue dita arpionano la mia veste – Liberale! Immediatamente!-
Faccio un passo indietro, spaventato – Non sono certo io a tenerle legate a me! Non avrebbero dimora altrimenti!-
Vedo i suoi occhi aprirsi sotto una domanda implicata, schiude anche le labbra attonita e confusa.
-Non…-esordisce piano, poi si allontana da me come se scottassi. – Qualcosa non quadra.-
-Te lo sto dicendo da quando sei qui.-
-No, Cassiel, non capisci!-scatta – E’ scritto che le anime debbano tornare alla vita, che debbano rinascere! Ma ciò non sta avvenendo!-
-Non è mai stato così.-ribatto confuso – Non hanno mai avuto una destinazione. Sono sempre state dentro di me.-
-Da…sempre?-
-Da quando la morte esiste.-
Si porta le mani al viso, inorridita. Nei suoi occhi mille incognite senza risposta. Io stesso non comprendo cosa stia accadendo.
-Devo tornare.-esclama – Devo capire… Ti..ti farò sapere se scopro qualcosa.-
-Cosa c’è che non va in me?!-domando disperato afferrandole un braccio. Lo ritrae con ribrezzo. – Cosa c’è di tanto sbagliato in me?-sospiro stanco.
Ariel mi guarda con i suoi grandi occhi verdi e per la prima volta mi dimostra una compassione che non le avevo mai visto sul volto.
-Non lo so, Fratello. Ma lo scoprirò.-
-Me lo prometti?-sento un vago senso di dolcezza avvolgermi all’idea di parlare per la prima volta dopo millenni ad un mio pari. O meglio, a qualcuno superiore a me. Un angelo puro.
-Ci proverò.-mi risponde facendo un passo indietro – Nel frattempo mantieni la calma…cerca…di non fare sciocchezza.-
Scompare senza nemmeno un saluto, la luce la avvolge e scompare a me.
Resto fermo, con le braccia ciondolanti e con un senso di abbandono che mi avvolge. Perlomeno stavolta non sono solo in questa battaglia, Ariel scoprirà cosa mi sta accadendo e finalmente tutto avrà un senso.
Mi porto le mani al grembo, in una muta domanda. Dunque ho sempre sbagliato? Le anime che giacciono dentro di me avrebbero dovuto tornare alla vita? Com’è possibile che non sia stato così?
Lascio che i miei occhi scivolino sulla croce dove è raffigurato il cristo salvatore.
-Cosa devo fare?-
So che non riceverò risposta. Non fa niente. Abbassò gli occhi sul marmo levigato per poi uscire dalla chiesa. Una volta fuori la neve depositata in terra riempie le strada e le macchine hanno difficoltà a camminare. Scuoto la testa seccato dall’ossessione umana di non fermarsi mai e poi mi smaterializzo. Quando riappaio sono sul tetto dell’ospedale. Quello in cui è Gabrielle.
Lei è l’unica cosa che è cambiata nella mia vita, è la cosa che ha cambiato me. Ed è a causa sua se io ho preso a sentirmi diverso. So che non riceverò risposta, ma ciò non toglie che io non possa cercarla da me.
Svanisco per riapparire negli archivi del palazzo. Non c’è nessuno e anche se ci fosse qualcuno non avrebbe affatto modo di vedermi. Cerco la sua scheda.
Mi crogiolo qualche attimo nel sentire le mie dita sfiorare per davvero la carta, la sento dove ruvida, dove liscia..e per la prima volta questi due aggettivi hanno un senso per me. In un certo senso vorrei andare per le strade, ignorare di essere la morte, e avvertire tutto, per davvero. Sfiorare ogni cosa, provare ogni sensazione. Perfino il dolore.
E se il fatto che Gabrielle mi veda non sia una causa ma la conseguenza di ciò che mi sta succedendo? Se la patina che mi cela agli occhi di tutti si stia assottigliando e chi, come lei, è tanto vicina all’idea stessa della morte, possa di conseguenza vedermi. Mi fermo per un fatale istante e iniziò a sentire un senso di agitazione sopraffarmi.
Se fosse così, lei non sarebbe la mia predestinata, ed io non sarei qui per essere perdonato.
Le anime che sono in me, mi suggeriscono, come abitanti chiassosi, i nomi delle mie emozioni; questa è la paura.
Questo significa quindi avere paura?
Finalmente trovo il suo fascicolo e per un lungo istante lo accarezzo con un polpastrello. Se fosse così, mi dico, a questo punto non ci sarebbe assolutamente nulla di strano in questo fascicolo. Gabrielle sarebbe soltanto un umana come tante con innumerevoli problemi.
Lo apro e scorgo la sua foto, le sue analisi cliniche. Nulla di particolare se non fosse…
Accarezzò con il pollice la solcatura del foglio dove è scritto il suo nome. Non c’è un cognome, non c’è alcun accenno alla famiglia. E’ come se fosse venuta dal nulla. Forse un’orfana.
Leggo ancora, sfogliando le pagine. Una cosa mi sorprende. Controllo più volte il fascicolo come se temessi di non averlo visto. Poi lo chiudo, aggrottando le sopracciglia.
Non c’è una data di nascita. Ci potrebbero essere mille ragioni sul perché non è scritto in questo fascicolo, mille. E io al momento non riesco a trovarne nemmeno uno.
Ripongo la scheda nell’archivio e resto per un attimo fermo a pensare a cosa fare. L’unica cosa che mi viene in mente è vederla.


**

Non riesco a trovare il coraggio di svegliarla. Resto ore davanti al suo letto.
Gabrielle dorme, beata, tranquilla. Il suo viso è pallido, i suoi capelli arruffati, e faccio di tutto per evitare di vedere le cicatrici, ma non riesco a evitare di guardarle. Con la massima attenzione le prendo la mano e le scopro il polso con dolcezza, le marco con occhi e polpastrelli chiedendomi cosa possa aver spinto ella a un simile gesto. Più volte.
-Cosa ti è accaduto Gabrielle?-sussurro sovrappensiero.
Spesso parlare era l’unica cosa che mi permetteva di sentirmi meno solo. Mi ricordava di avere questa facoltà, di avere una voce, per quando inutile e bassa fosse.
Quando salgo lungo il suo braccio, le accarezzo una spalla con gli occhi ed infine torno nuovamente al viso sobbalzo rispecchiandomi nei suoi occhi aperti. Serro le labbra, improvvisamente agitato.
-Temevo che non saresti più tornato...-sussurra tirando via il braccio da me e usandolo per mettersi seduta. – Volevo scusarmi.-si stropiccia gli occhi stanchi con le dita, sospira pesantemente, ed io mi concentro su quel suono. Su ogni suono a dire il vero. Perfino lo schiocco delle sue labbra che si schiudono.
-Prego allora.-replico.
Lei alzò gli occhi e mi guarda nuovamente – Scusa.-dice, poco convincentemente.
-Puoi fare di meglio.-
-Mi dispiace.-ribatte ancora – Mi dispiace che tu te la sia presa. Ma non mi scuso di ciò che penso.-
-Perché desideri la morte?-le domando quindi senza più esitazioni – Tu…non hai idea di cosa vai incontro. Sei giovane. Qualsiasi sia il tuo problema puoi sicuramente cambiare la tua vita. Puoi vivere poi…-
-Ho vissuto abbastanza.-mi ferma dura – Sono stanca, davvero. Non ce la faccio più.-
-Quanti anni potrai mai avere!-stringo con forza le lenzuola del suo letto, cercando di tacere la mia rabbia – Quando venti? Venticinque?-sospiro – Gabrielle anche tu ne avessi quaranta non dovresti desiderare di smettere di vivere. Non ha senso. Lasciatelo dire da me.-
Lei ha abbassato gli occhi e si tormenta con un pollice il palmo della mano.
-Non puoi capire. Io non so spiegarlo.-
-Spiegare cosa?-
Gabrielle si morde un labbro – Il mondo è cambiato. Cambia velocemente e ad una velocità che non riesco a seguire. Mi sento ferma in un posto senza possibilità di andare avanti, immobile. Stanca.-
Non posso fare a meno di guardarla senza capire.
-Non so quanti anni ho.-riprende alzando gli occhi – ho visto la gente invecchiare e morire ed io invece…restavo così. Sempre. Sono tanti, troppi anni ed io né invecchio né muoio. Sono stanca Cassiel. Ti prego. Portami via con te.-
Le anime sussurrano al mio orecchio parole sconnesse, incapaci di capire. Come me.
-Stai dicendo che sei immortale?-sento la mia voce esitare.
-Tutte le volte…-alza la mano e mi mostra il polso – Tutte le volte che ci ho provato…è stato inutile. Il mio sangue non sgorgava. Mai. E la ferita si rimarginava immediatamente.-
E’ impossibile. Lo so, eppure lei ne è convinta, lo capisco dallo sguardo. Ho imparato a riconoscere più espressioni nel tempo.
Dunque è semplicemente pazza.
-Gabrielle.-esordisco piano – Ci sono cose a questo mondo che tu non puoi nemmeno immaginare. Questa tua idea è assolutamente folle, è impossibile.-
Vengo colto di sorpresa quando la ragazza discosta le coperte con un gesto secco della mano.
-Impossibile?-domanda con scherno – Va bene, te lo dimostrerò.-
-Cosa?-
Si alza e si allontana, la seguo immediatamente. Entra in bagno, ma quando tento di seguirla mi ritrovo la porta sbattuta in faccia. Non che le porte per me siano un problema, ma resto per un attimo interdetto. Giusto l’attimo che le serve per fare la peggiore delle sciocchezze. Di nuovo.
-Gabrielle! – quasi urlo aprendo la porta con un gesto avventato, quasi sradicandola. E’ solo un istante di esitazione mentre vedo lei con una lama stretta nella mano e il polso teso verso di me. Faccio per avvicinarmi, soccorrerla, quando le parole della giovane diventano realtà sotto i miei stanchi occhi.
Non c’è sangue in quella ferita.
Il mio intero corpo si paralizza e la pelle inizia a tendersi in minuscoli reticelle che tessono una tela. In pochi istanti la ferita e chiusa ed è rimasta solo una cicatrice leggerissima. Se le altre sono marcate è solo per via dell’insistenza dell’intento.
-Cassiel ricordo quando si andava ancora con i carri trainati dai cavalli, il mio tempo è passato tanto tanto tempo fa. Devo morire. E’ la mia ora. Portami via.-
Le sue parole sono lontane, quasi non le sento.
-Tutto ciò non ha senso.-ribatto, ma non mi riferisco a lei. Non solo.
E’… tutto.
Io che avrei dovuto consegnare la anime, farle andare oltre, ma che mi è stato impedito e ora lei. Una giovane che non può morire.
-Non hai una storia?-gli domando pensieroso – Genitori, una famiglia…-
-Ho un passato.-risponde raccogliendosi in grembo il braccio – Ma sono sopravvissuta anche a quello.-
Come può essere? Le leggi create dal padre sono state tutte sgretolare, le vedo disintegrarsi davanti ai miei occhi.
Allungo una mano tremante verso Gabrielle e la sfioro il viso, saggiandone il tocco e la consistenza. E’ calda, è viva. E non può morire.
-Ma tu chi sei?-soffiò sottovoce non riuscendo a trovare una risposta. Né lei riesce a darmela. Continua a guardarmi dritto negli occhi senza dire niente. Probabilmente nemmeno io voglio una risposta.
Mi ritraggo facendo un lungo passo indietro. Stringo le dita ancora intorpidite dal suo calore, cerco di intercettare tracce della sua vita pizzicarmi.
-Cassiel, ti prego!-mi implora, ma sembra più frustrata che disperata.
-Va bene.-dico d’un tratto, quasi non me rendessi conto io stesso – Va bene.-ripeto – Ti ucciderò.-
Il sollievo che vedo dipinto improvvisamente nel suo volto i disturba.
-Ma non ora.-
-E quando?-ribatte subito.
La guardo attentamente, per un attimo mi soffermo nella strana ondulazione dei suoi capelli che le cadono lungo il collo. Mi riscopro a voler toccare le ciocche a volerne sentire la sensazione sotto le dita. Inghiotto a vuoto cercando di distogliere lo sguardo.
-Appena scoprirò che cosa sei.-affermo.
I suoi occhi nocciola si perdono nei miei e annuisce come se mi comprendesse.
-Grazie.-soffia.
Annuisco silenziosamente prima di fare un ulteriore passo indietro. Vorrei poterle dire qualcosa, restare a parlare con lei, ma so che non posso farlo, che mi è proibito. Essere venuto ed aver avuto questa chiacchierata è stato rischioso.
-Mi farò sentire.-dico ancora, nell’assurdo tentativo di darle una speranza di un mio ritorno. O forse di darla a me.
Poi svanisco.
Quando riappaio le urla delle anime quasi mi tramortiscono.
-Calmatevi!-provo ad imporre avvertendo la nausea avanzare – State zitte!-
Cado sulle ginocchia e avverto un conato di vomito, poi un altro e, al terzo, sento le mie viscere sconquassarsi.
Con terrore sento la mia gola riempirsi di qualcosa, anche se non capisco cosa poiché io non mangio da millenni.
Chiudo gli occhi e la laringe inizia a bruciarmi come se ciò che risalisse fossero carboni ardenti. Cerco di tossire, di liberarmi il corpo, ma sto soffocando.
Soffocare senza essere vivo è davvero il colmo.
Quasi riesco a sentire la cosa infuocata scivolarmi sulla lingua e graffiarmi le corde vocali. La rigetto. Rigetto quella cosa, qualsiasi cosa sia. Più volte.
Gorgoglii confusi mi risalgono dal ventre mentre il mio corpo trema.
Cosa mi sta succedendo?
Per  la prima volta ho paura per me.
Cado al suolo, stremato, quando ancora gli spasmi non sono cessati. Provo a tossire e stavolta riesco, e mi improvvisamente mi sembra di stare un po’ meglio. Inizio a respirare, respirare per davvero.
Cosa è appena accaduto?
Sbatto le palpebre cercando di fare mente locale e mi guardo attorno. Vengo scosso da un lungo brivido quando mi accorgo di essere circondato da luci. Tante luci, intense con le fiamme, fluttuano intorno a me, galleggiano.
Le guardo una ad una cercando di capire.
-Sono anime.-sento una voce provenire da chissà dove e mi volto con il terrore negli occhi verso la fonte. – Sei troppo debole per trattenerle ancora.-
Lou ha le mani nelle tasche e mi guarda con un ghigno leggero sul viso e uno sguardo pieno di trionfo – Devo ammetterlo, sei resistito secoli in più di quello che mi aspettavo.-
-Ma cosa…?-tento di dire, ma la mia gola è in fiamme. Sento un ennesimo conato di vomito che cerco di reprimere – Cosa mi hai fatto?-
-A te nulla.-sorride, divertito – Tu sei il cupo mietitore.-ridacchia – Poi uccidere anche me e lo farai, non appena ne riceverai l’ordine. Ma non puoi farlo se ti metto fuori combattimento.-
Non capisco. Resto a guardarlo con aria confusa.
-Che c’è? Non capisci?-piega la testa di lato – Eppure è semplice; anche tu hai un limite. Lo hai raggiunto. Le anime ti hanno quasi fatto diventare umano per quante ne avevi. Era una cosa che non avevo previsto.-
E’ in un batter d’occhio che si avvicina a me. Mi alza con un solo braccio e io mi sento carta straccia nelle sue mani. Il mio corpo è debole, trema…
E’ umano.
Spalancò gli occhi e mi rispecchio nei suoi – Cosa hai combinato?!-sbraito fregandomene della gola in fiamme – Cosa mi hai fatto?!-
I suoi occhi neri mi inghiottono completamente. Sorride, con fascino. Il fascino del male.
-Non puoi biasimarmi per aver fatto ciò che so fare meglio; creare disordine.-ridacchia lasciandomi cadere malamente. Le mie gambe non mi reggono – E dimostrare ancora una volta che qui Lui non ha potere. L’ho ingannato per secoli, ho toccato te, Caino, il suo bambino più odiato. Ti ha abbandonato e ti ha sbattuto a fare il lavoro per cui eri il candidato perfetto; il primo assassino, primo tra tutti. Ed il più letale.-sorridendo mostra i denti, una cornice perfetta per uno sguardo diabolico – Eri cotto al punto giusto quando l’hai incontrata. Devo ammetterlo, hai quasi fatto saltare il mio piano, se avessi capito che uccidendola avresti sciolto il sigillo, allora…-
-Uccidendola?-provo a dire, inghiottendo poi una considerevole parte d’aria per il dolore che si è solo attenuato, ma non svanito.
Lui piega la testa di lato – Ho racchiuso in lei la Vita. Quella che spettava alla tue anime, per rinascere. Lei ha vite e vite da scontare, e solo tu potresti ucciderla. – ride, sguaiatamente – E pensare che lei ti ha anche implorato ….uccidimi-recita con farla voce in falsetto “uccidimi!”. Avresti dovuto!-si china su di me – Ora le anime sarebbero tornare a vivere anziché smarristi nel tempo.-
-Smarrirsi …-alzò gli occhi al cielo a quelle fiammelle fluttuanti che galleggiano senza senso attorno a me. Sono smarrite, spaventate.
Ritorno a guardare lui, completamente incapace di capire cosa fare in una situazione del genere. Avevano decisamente dimenticato di darmi il libretto di istruzioni della morte.
-Ed ora…-riprende – Io ho anime senza più umanità pronte all’inferno. Pronte a tornare a casa.-ne sfiora una, come se fosse una sua creazione – Indovina dov’è finita tutta la loro umanità Cassiel?-
Ho giusto il tempo di sentire la domanda, chiaramente retorica, prima che una fitta dolorosa mi trapassi il braccio ed io urli dal dolore.
Dolore. Umanità.
-Sei diventato umano.-sorride facendo passi lenti verso di me – Hai inghiottito in te così tanti brandelli di vita da aver cucito un intero abito. Congratulazioni.-mi manda un bacio con le labbra arricciate e mi pare quasi di vedere un occhiolino abbinato, prima che la mia vista si annebbi e avverta brividi avvolgermi completamente. Mi sento sollevato da qualcosa di invisibile e poco dopo avverto le sue dita avvolgermi il collo, la sua voce vicina al mio orecchio, suadente come il peccato – Non appena morirai, il mondo entrerà nel caos ed un nuovo Dio saprà mettere ordine. Indovina chi?-
-Non puoi!-riesco a dire – Lui non te lo permetterà mai!-
-Di far cosa? –
-Chi uccide Caino morirà 7 volte!-ribatto ricordando fin troppo bene la voce del Creature quando le urlò in preda all’ira. Cerco di liberarmi dalla presa, ma sono senza energia e non riesco. Lui è un angelo, decaduto, ma pur sempre un angelo. Io ora…sono un semplice essere umano.
-Per questo non ho attaccato direttamente te, no?-replica alzando le spalle – Innocente, fino a prova contraria.-
Mi lascia libero e io cado al suolo, per fortuna stavolta riesco a tenermi in piedi. Faccio appello a tutte le mie forze per farlo.
-Ora tu vivrai.-mi guarda e io sostengo il suo sguardo – Vivrai la vita che hai rubato. Perché lo hai fatto; tutto questo per tornare in vita. Sarai accusato dal grande Boss e sarai punito.-
-Hai pensato proprio a tutto, vero?-sento la rabbia, scorrermi nelle vene, come sangue.
L’espressione di Lucifero si allenta e diviene di puro innocenza.
-Tu non ne hai nemmeno idea.-
-E tutto quel tempo a cercare di portarmi dalla tua parte?-
-Pura facciata. Era per controllare in che condizioni fossi.-
-E lei, che era predestinata a me?!-
-Hai creduto davvero a quella sciocchezza?-una risata strozzata – Accidenti, quando sei imbecille.-
Stringo i pugni, ripensando alla flebile speranza che mi aveva incatenato alla ragazza.
-E lei? E’ uno dei tuoi scagnozzi?-
-Ovvio.-sorride – Tutto finto.-
Tutto…finto?
Mentiva?
-Ma se io l’avessi uccisa…-
-Oh, sapevo che non l’avresti mai fatto. Rispetti troppo la vita.-alza le spalle – Ed ora basta, stai sprecando minuti preziosi. Goditi l’esistenza che ti ho donato. Pensaci; in fondo è come se ti avessi fatto rinascere; puoi chiamarmi anche Papà se preferisci.-
-Sparisci!-ringhio, sentendo tremare le mie ossa.
-O puoi inchinarti a me.-continua.
-Va via!-
Con uno sforzo faccio un balzo e mi scaravento su di lui che svanisce in mille tessere nere. Caso faccia al suolo, stremato. Sapevo che non sarei riuscito a colpirlo, ma volevo solo che la smettesse.
Tutto questo mi pare una follia.
Morirò. Sono umano.
Alzò gli occhi e mi guardo una mano, la ferita si è riaperta.
-Se solo…-
Se solo cosa? Se solo avessi avuto un libretto di istruzioni sulla morte? Se solo avessi assecondato il desiderio dell’umana? Umana…
Se solo lui non mi avesse abbandonato, ora sarei libero.



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Mai leggere cose a caso, se sei un mago.


- Che diavolo è quella?-
Draco alzò gli occhi sul suo partner che se ne stava sulla porta ad osservare perplesso l’immenso baule che era appoggiato sulla sua scrivania.
Aveva quella faccia da quando gli avevano assegnato lui come compagno di pattuglia.
- E’ un baule. Ne dovresti conoscere l’utilizzo.-
- So cos’è un baule, Malfoy. Chiedo solo che cosa ci fa qui.-
Draco sospirò – E io che ne so? Ce lo hanno mandato.-
Harry Potter continuò ad osservare il baule con attenzione, prima di avvicinarsi alla propria scrivania – Chi ce l’ha mandato?-
Draco fece spallucce – Dice solo “Per i migliori Auror del dipartimento”. Che siamo noi. Abbiamo la targhetta per provarlo.-
- Io ho la targhetta, tu hai solo gli onori di conseguenza.- puntualizzò Harry togliendosi la borsa dalla spalla.
- Sottigliezze, Potter.- fece Draco scacciando con la mano le sue rimostranze – Siamo una squadra, dividiamo tutto, anche le glorie. Soprattutto glorie in cui non ho rischiato di rimetterci il collo. E poi, se vogliamo essere sinceri, ti ho indirizzato io in quella casa, sono state le mie indagini ti hanno portato a risolvere il caso.-
- Mi hai mandato al macello, Malfoy. Se non avevo l’incantesimo di protezione al collo, ora io…-
- Non stavi qui a rompermi, lo so. Rimpiango ogni giorni di averti ricordato di mettere il medaglione con l’incantesimo.-
Harry sospirò gravemente e si sedette alla scrivania per studiare i fascicoli dei casi, mentre Draco se ne stava davanti al baule in contemplazione.
Tutte e due sapevano di essere risultati una squadra infallibile, ragion per cui non chiedevano più il trasferimenti tutti i giorni.
Una volta a settimana era più che abbastanza per mantenere il punto, senza ammettere che riuscivano a sopportare la reciproca presenza.
- Beh, aprilo no?- esclamò Harry dopo qualche occhiata veloce al baule – O ti serve la servitù pure per aprire un baule?-
- Certo che mi serve,- sghignazzò Draco girandolo di poco verso Harry – Forza, aprilo. –
Il ghigno era così parte di Malfoy che Harry non ci faceva nemmeno più tanto caso. Osservò il baule – Sembra prezioso.-
- Intagli in madre perla, laccatura in oro. Eccome se è prezioso.-
- Te ne intendi, noto.-
- Mi sono specializzato in chincaglieria con mangia residua, ne ho approfittato per fare un corso di antiquariato.-
Harry chiuse gli occhi – E perché diavolo hai scelto di fare l’auror?-
- Per la gioia di vederti preso a maledizioni dagli altri, per che altro?-
Harry dovette dissimilare un sorriso inumidendosi le labbra. Del resto Draco lo sapeva che lo trovava divertente, anche se non l’avrebbe mai ammesso.
Era il loro modo di rapportarsi.
- Okay, apriamolo e leviamoci questo baule dalle scatole.-
Si alzò e raggiunse l’enorme recipiente e lanciò un’occhiata veloce a Daco prima di aprirlo.
- Chincaglieria inutile.- decretò studiando i piatti incrinati e arrugginiti, bicchieri opachi e cose che non riusciva a decifrare.
Draco gli si accostò – Non è inutile, è antica.- puntualizzò – Forse vale un sacco.-
Harry fece spallucce e iniziò a prendere cose a caso, afferrò un bastone con una grossa gemma sopra e una specie di cerchietto a forma di serpente dagli occhi verdi che si azzannava la coda. Erano pieni di ruggine e polvere e non sembravano nemmeno un granché.
- Questo ti starebbe un amore.- ridacchiò allungando a Draco il cerchietto a forma di serpente argentato con degli stupendi smeraldi verdi che luccicavano sinistramente. Questi lo prese solo per darglielo in testa.
Con la mano libera iniziò a scavare nel baule per cercare altro.
- Sul bastone ci sono delle incisioni.- proruppe la voce di Harry all’improvviso.
E lesse.
Accadde tutto così in fretta che Draco non riuscì nemmeno a rendersene davvero conto. Il cerchietto argentato aveva preso vita, sciogliendosi dalla sua posizione e scalando il suo braccio del rampollo della famiglia Malfoy, per poi attorniarsi al collo e richiudersi a cerchio sulla gola.
In quello che ad entrambi parve un battiti di ciglia Draco si ritrovò con un collare d’argento antico e chiaramente magico che gli circumnavigava il collo.
- Ma che diavolo?- farfugliò, portandosi le mani al cerchietto e tentando invano di toglierlo – Che diavolo hai combinato, Potter?-
- Io? Non ho fatto niente io!-
Gli occhi grigi di Draco s’infiammarono di fastidio – Ma ti pare il caso di leggere ad alta voce cose prese a caso da un baule misterioso?!- quasi urlò – Trova il modo per togliermi questo coso dal collo, adesso!-
Harry gli lanciò occhiate allarmate e rigirò lo scettro per cercare altre formule, ma non trovò nulla, così provò a ripetere ancora la prima.
Il cerchietto però non si mosse.
- Potter…- sputò Draco tirandolo con le dita – Toglimi questa cosa dal collo o me la paghi. La prossima volta ti mando in un covo di facoceri infoiati senza nessuna protezione!-
Harry sospirò, infastidito – Se ho fatto davvero qualcosa io, cosa ancora da appurare, vedrò di sistemarla. Per il momento ragioniamo. Niente panico.-
Si girò verso il baule, lanciò lo scettro sul tavolo e iniziò a scavare a caso nella chincaglieria.
- Sei tu l’esperto di magia residua!- sbraitò verso Draco – Dimostrami che servi a qualcosa!-
Draco fece un sibilo irritato e spostò Harry con una spallata – Lascia fare agli adulti. – gracchiò mentre iniziava a cercare con cui criterio e cura, ma Harry poté notare le mani che gli stremarono.
- Non c’è nient’altro qui dentro che abbia un briciolo di magia.- annunciò.
Superato il panico iniziale, ora Draco sembrava solo infastidito. Prese il bastone abbandonato sul tavolo e lo studiò.
Ad Harry continuava a sembrare un pezzo di legno qualsiasi, ma gli occhi di Draco dardeggiarono – Romano.- annunciò – Fine impero. La mangia è ancora molto forte.-
Harry tamburellò con le dita sulla sua scrivania, lanciando occhiate al collare che abbelliva il collo di Draco. Con i minuti il serpente dagli occhi verdi sembrava essere tornato totalmente inanimato, una semplice collana, ma perfino lui che non era così esperto di magia residua negli oggetti riusciva a non notare lo scintillio perfino degli occhietti del serpente.
- Che facciamo ora?-
Draco andò alla sua scrivania e prese uno specchietto, iniziò a studiare ciò che lo aveva catturato.
- A prescindere se mi ucciderà o meno, devo ammettere che mi dona.- disse Draco dopo un po’ con un tono un po’ forzato.
Strano a dirsi, sembrava perfino un po’ dispiaciuto di aver sbraitato contro Harry.
- chi conosci che può aiutarci a toglietelo?-
Draco aggrottò le sopracciglia, poi osservò ancora il baule – Non ne ho idea, ma visto che sia baule che oggetti vengono dall’era Romana, direi di dare un’occhiata ai libri di storia.-
- Io indagherò su chi è stato a mandarcelo. Ha tutta l’aria di essere un vero e proprio attentato a noi.-
- Almeno non sono ancora morto. Né mi sento male. Anche se è un serpente dagli occhi verdi non sembra essere avvelenato.-
Harry si trattenne dal replicare qualche risposta arguta del genere “peccato!”, immaginava che scherzare in un momento simile non era il caso.
- Chiamiamo Hermione! Lei sa sempre cosa fare in ogni situazione. Saprà aiutarci.-
Draco alzò un sopracciglio – Tu chiama lei. Io vedo se trovo qualche esperto.-
Di comune accordo si avviarono per seguire le relative piste.
Non si salutarono nemmeno.
**

Quando Harry tornò in ufficio ci trovò Draco intento a fare incantesimi vari alla collana nel vano tentativo di toglierla.
Aderendo perfettamente al collo non solo non c’era verso di sfilarla, ma anche aveva iniziato ad irritare la pelle delicata dell’auror.
Gli occhi argentati su posarono su Harry con un espressione accigliata. Tornò nella sua delicata ed inutile opera senza nemmeno salutarlo.
Se lo meritava del resto, Harry lo ammise, nulla sarebbe accaduto se non avesse letto la formula ad alta voce. Era stato un vero idiota.
Prese il bastone e lo studiò in silenzio.
- Non sono molto ferrato in latino. Cosa significa?-
Draco lo fulminò con lo sguardo, poi sembrò raccogliere le sue forze per fare un profondo sospiro – Significa “In saecula saeculorum”
- Sì, ma cosa significa?-
Draco si accigliò – In sostanza, che non mi leverò mai dal collo questo coso.-
Harry Prese un profondo respiro prima di dire - … se mi scusassi cambierebbe qualcosa?-
La mano di Draco esitò nell’ennesimo movimento della bacchetta, i suoi occhi si puntarono su di Harry – Sarebbe già un bon punto di partenza solo per sentirti ammettere di essere effettivamente un coglione.-
La traduzione simultanea era: Sei un coglione, scusati dicendo di esserlo e forse avrai salva la vita.
Così raccolse le sue energie per dire – Mi dispiace.- ci fu silenzio mentre Draco fingeva di ignorarlo – Davvero. Non volevo legarti al collo un vecchio cimelio impolverato per l’eternità.-
- Se avessi di queste voglie sarebbe davvero uno strano fetish.- replicò Draco – Concentriamoci su come togliermelo, nel frattempo… smettila di scusarti. Mi metti i brividi.-
- Domani troveremo una soluzione.- promise.
Draco lo ignorò.

**

Quel giorno passò lentamente, Draco passò il tempo a mandare gufi a suoi conoscenti, Harry aveva chiamato Hermione a cui era bastata un’occhiata per dire che quel serpente dagli occhi verdi portava guai.
Come se non lo sapessero da loro.
- Novità sulla provenienza del baule?-
Harry sospirò – Pare che la provenga dall’Italia, era stato affidato ad un museo inglese e a noi per controllarlo che non contenesse trucchetti.-
- Possiamo chiedere ai curatori del museo, magari.-
- Già provato.- ammise Harry – Ma sono babbani, oltre a dirmi che un è un gioiello di fidanzamento non hanno saputo dirmi nulla.-
La voce di Draco proruppe come un pigolio - …fidanzamento?-
Hermione scrollò le spalle – Ai tempi romani, quando una ragazza era promessa in sposa, lo sposo la riempiva di gioielli. Non erano strettamente doni, ma più un avvertimento che era prenotata.-
- ehi, ti ho prenotato.- scherzò Harry divertito. Draco lo fulminò con lo sguardo.
- Okay, come posso disdire?- si girò verso Hermione.
Lei fece una smorfia – Rompere un fidanzamento è possibile, è molto disonorevole per la ragazza, ma penso che ai tempi nostri sia meno d’impatto.-
- senza contare che sono un ragazzo.- rimbeccò Draco, piccato.
Hermione fece spallucce.
- Bene, come lo disdico?- insistette Harry – Devo solo dirgli “non ti voglio sposare”.
- bhe, prova. Male non fa.-
Draco gonfiò il petto per mettere il cerchietto in vista. Gli occhi lucenti del serpente dagli occhi verdi brillavano minacciosi quando Harry si avvicinò.
- Ti ripudio.- disse – Non voglio sposarti, nemmeno se fossi una bella gnocca con la quinta.-
Draco tentò di vedere i movimenti del serpente dagli occhi verdi che se ne restò bellamente avvinghiato al suo collo. Harry ebbe perfino la sensazione che si fosse girato indignato.
- Beh, era un tentativo.- mormorò.
Draco sbuffò sonoramente e si avviò alla sua scrivani lasciando gli amici soli a discutere della situazione.
Specchio alla mano continuò a controllare i danni.
- Beh, almeno non ti ha ancora ucciso.- mormorò Hermione.
- Lo farà, se non scopriamo come togliergli quel coso.-
- Però gli dona.- sogghignò – Gli d quel certo non so che…-
Harry lanciò un’occhiata al suo patner – E’ colpa mia. Deve esserci una soluzione. Devo trovarla.-
- E’ una gioiello cerimoniale, non lo sta mica uccidendo, Harry.-
Il viso di Harry restò immobile – E meno male, fa già questo melodramma solo per averlo. –
Hermione restò a fissarlo, abbassò dolcemente la voce affinché Draco, dall’altra parte della stanza non fosse in grado di sentirli - Sei preoccupato per lui, vero?-
Harry si sforzò di non girarsi verso Draco, prese dei fogli e li osservò solo per far qualcosa – Se non la risolvo in fretta, non vorrà più lavorare con me. – disse piano.
Il viso dell’amica restò volutamente immobile ma Harry si sent’ lo stesso accusato dai suoi occhi – Ti piace lavorare con lui eh?-
Harry fissava i fogli, tentando di non mostrare espressioni – Non mi sono mai divertito tanto.- confessò.
Questa volta Hermione ridacchiò e gli strinse brevemente una spalla – Troveremo una soluzione, vedrai.-
Harry annuì, speranzoso.
**
Harry passò la sera al telefono con curatori italiani dei musei romani, alla fine era riuscito a trovarne un mago che sapeva il fatto suo e si erano accordati per una visita conoscitiva del problema.
Nel frattempo, Draco gli teneva il muso, rispondendogli più acidamente del solito tranne quando si rendeva effettivamente conto di avere calcato la mano e allora si limitava a tacere.
Stavano seguendo un caso di un animale scomparso. Peccato che quell’animale fosse un piccolo cucciolo di Drago che poteva causare grossi problemi a Londra.
Quando lo trovarono, Draco se ne innamorò e millantò di non volerlo consegnare, quando dal nulla una giovane apparve tutta felice.
- Ma che draghetto adorabile!- squittì, poi iniziò un siparietto che Harry avrebbe voluto evitare di vedere; la ragazza che ci provava spudoratamente.
Lei fece per sfiorargli la mano ed accadde.
Fu così fulmineo che Harry quasi non si rese conto di ciò che era accaduto finché non vide il draghetto cadere in terra sbuffando del fumo dalla narici e la ragazza prendersi la mano con l’altra dopo un esclamazione di dolore.
Draco si girò verso di Harry con un espressione esterrefatta –Questo coso!- si indicò il collare – l’ha morsa!-
Harry si avvicinò e analizzò il serpente dagli occhi verdi che ora era tornato comodamente al suo posto con aria soddisfatta.
- Sei sicuro?-
La giovane annuì, un po’ intimorita – Mi fa una male cane, ma che diavolo è quella cosa?-
Draco alzò un sopracciglio verso il suo partner come a invitarlo a spiegare e Harry sospirò – Dobbiamo portarla subito al SanMurgo.-
- E perché mai?-
- Che io sappia i serpenti sono velenosi, allo stesso modo, i serpenti magici millenari, che non si levano dal collo possono pure esserlo.-
Draco si accigliò – Effettivamente… Dobbiamo.-
Harry guardò il draghetto che se ne stava acciambellato sui piedi del biondino, la giovane spaventata e Draco, palesemente seccato.
- Tu porta il drago alla padrona e io l’accompagno.-
- Ci sto!- fece subito Draco allegro.
- Non avrai intenzione di rapirlo, vero?-
Draco si posò una mano sul petto come se una simile poca fiducia in lui lo ferisse, ma i suoi occhi brillavano – Lo porterò a casa incolume.- promise.
- Okay, tu porta la ragazza e io il drago.-
- E se il tuo bel regalino la ferisce ancora?-
- Tienigliela lontana, ovvio.-
- guastafeste.-
La giovane, passato lo spavento, sembrò seccata – Ci vado da sola, grazie comunque.- detto questo fece due passi indietro e si smaterializzò.
Draco alzò un sopracciglio verso Harry – Quindi?-
Harry provò a raccogliere l’animale che subito si agitò e si rifugiò dietro l’altro – Finiamo questo lavoro e andiamocene!-
Draco sospirò- Ecco lo sapevo, nemmeno il gelato. Potter, io ti metterò le corna, sappilo.-
**

Quando tornarono nel loro ufficio trovarono un uomo sulla cinquantina, brizzolato ma atletico che li aspettava. Accanto a loro, Hermione reggeva un grosso tomo antico sottobraccio e non sembrava felice.
- Oddio, sto per morire?- domandò Draco con una punta di sincero timore.
- No.- fece Hermione subito – Ma… dobbiamo parlavi.-
Draco fulminò Harry e la presunto tregua che aveva accompagnato il pomeriggio sembrò finire. Avanzò per la stanza, si appoggiò con i fianchi alla sua scrivania e incrociò le braccia.
- Okay. Spara.-
L’uomo si presentò come Domenico Rossi, il curatore degli scavi della capitale Italiana e si apprestò ad esaminare l’antico cimelio.
Lo toccò con delicatezza e cura, tanto che Harry ebbe quasi l’impressione che il vecchio serpente dagli occhi verdillo quasi si rilassò. Quasi.
- Proprio come temevo.- soffiò.
- Cosa?- domandò Draco, pallido in volto.
- Non ne ho mai visto uno così ben conservato, chi lo ha creato deve essere stato un mago davvero potente. –
- sa cos’è?- intervieni Harry – Abbiamo ipotizzato fosse un gioiello di fidanzamento.-
L’uomo si accigliò, Hermione strinse le labbra.
- cosa?- domandò, guardandoli.
L’uomo si girò prima verso Harry e poi ancora verso Draco, i suoi occhi tornarono sul serpente dagli occhi verdi con avidità – Posso vedere l’altro pezzo?-
Harry consegnò al curatore anche lo scettro, lui lo soppesò con attenzione, studiò l’iscrizione. E li guardo. Studiò un altro po’ e li guardò ancora.
- Esattamente com’è andata?- domandò.
I due detective si guardarono – Lo tenevo in mano, poi quel coglione ha letto le parole sullo scettro e mi è saltato al collo.-
- La collana le è stata passata dal signor Potter?-
- Sì.-
- E lei lo ha accettato come dono?-
Draco esitò – L’ho solo preso in mano.-
- Capisco.-
- Perché?-
Il curatore e la giovane donna si guardarono, lei annuì, meditabonda.
- Quel gioiello, assieme al bastone…- esordì Domenica – sono gli oggetti rituale antico ormai caduto in disuso. È…- l’uomo esitò – Un rituale matrimoniale.-
Il silenzio calò tra i presenti, Harry guardò Draco che sbatté sei volte, sei, le palpebre prima di domande - …eh?-
L’uomo sembrò dispiaciuto – Non volendo, avete eseguito tutti i passaggi, l’uomo cede alla donna il gioiello sacro, ella lo accetta, poi l’uomo dice le parole che la lega a lui per l’eternità. Quel gioiello è la versione magica e antica di una fede nuziale.-
Questa volta Draco batté le palpebre quindici volte.
- Okay.- disse all’improvviso – ma è un rituale vecchio mille anni, non avrà ancora valore. Le leggi magiche furono tutte revisionate intorno all’ultimo secolo per sveltire le pratiche.-
- Esatto.- esordì Hermione e nei due si sviluppò una lieve speranza. – Tranne questa. Poiché nessuno la usava più da oltre ottocento anni non fu mai realmente abrogata.-
- s-stai dicendo…- parlò Harry, quasi senza fiato – Che siamo…- non riuscì a dirlo.
- Sposati.- finì Hermione per lui.
Draco tirò le labbra in un sorriso – Caspita, c’ero quasi cascato!- esclamò troppo ad alta voce affinché fosse naturale – Ora ditemi davvero cos’è sta cosa e come me ne libero.- ora la voce aveva una nota di minaccia.
I curatore e la donna si guardarono – Ecco…-
- Ci sarà un modo!- esclamò Harry facendosi avanti – Uno qualsiasi. Non credo che non esistesse una sorta di divorzio a quel tempo, no?-
- Sì, sì!- esclamò Draco, animato – Non serve manco una scusa, siamo due uomini e lui è pure brutto!-
- ehi!-
- Si sono distrutti matrimoni per molto meno!-
Il curatore annuì – e’ vero, nell’antica roma si divorziava con nulla, ad un certo punto non c’era nemmeno più bisogno del permesso dei genitori della sposa, si cambiavano mariti come figurine, ma…-
Draco assottigliò lo sguardo – Ma… cosa? Anzi no, non voglio saperlo…-
Hermione strise il tomo con forza – Ma è proprio per questo che fu creato il rituale, per esser duraturo. Non è solo un semplice contratto di matrimonio è un vero a proprio giuramento magico.-
I presenti restarono in silenzio così a lungo che si sentirono gli scricchiolii di assi due piani più su.
Hermione fece un sorriso solidale – Per quello che siamo riusciti a trovare ancora non abbiamo una soluzione, ma nel frattempo siamo venuti a capo sulla situazione. E’ già qualcosa.-
- Al momento, l’unica soluzione è finché morte non vi separi.- sentenziò il curatore.
Gli occhi di Draco s’illuminarono di gioia - ah, ecco, vedi che c’era la soluzione?- afferrò la bacchetta e la puntò verso Harry che gliela strappò di mano all’istante.
- Scherzavo.- si difese il biondino, senza sembrare troppo sincero.
- Nessuno morirà. E anche se legalmente, per una legge vecchia di mille anni, siamo sposati, non vuol dire che lo siamo sul serio! Il problema resta ancora e solo quello che non riusciamo a toglierti quel coso dal collo! Soprattutto renderlo inoffensivo, dal momento che oggi ha attaccato una povera ragazza.-
- Davvero?- intervenne il curatore – Allora deve avere una sorta di meccanismo anti-tradimento.-
Draco si sentì mancare, dovette sedersi – Non sta dicendo che non potrò più scopare con nessuno!- quasi urlò.
Hermione si inumidì le labbra – beh, con tuo marito…-
- Potter, la bacchetta. Qualcuno di noi deve morire, e non sarò io.-
Harry sospirò – Troveremo una soluzione che non implichi la morte di nessuno, vero?- guardò con supplica Hermione e annuì con decisione.
- Non smetteremo di cercare finché non troveremo qualcosa.-
- Sì grazie.-
Il curatore si fece avanti – Chiamerò qualche mio contatto, vedrete che risolveremo questa cosa.-
- Non dite nulla a nessuno.- disse Harry – Se si sapesse… vedo già i titoli.-
L’uomo si fece scuro in volto, ma qualcosa brillò nei suoi occhi – Non dirò nulla, signor Potter…- esitò – Ma potrebbe farmi un autografo? E’ un grande onore.-
Harry arrossì s firmò sotto gli occhi di un Draco Malfoy a dir poco sotto shock.
Si teneva una mano tra i capelli e una al gioiello quasi lo stess soffocando.
Hermione trascinò via il curatore per lasciare ai neo sposini un po’ di tempo per parlare.
Quando la porta fu chiusa, Harry restò a fissarla per un lungo minuto.
- Draco…-
- E’ “malfoy” per te, Potter.- lo freddò.
- Dal momento che a quanto pare siamo sposati…-
La penna lo colpì sulla spalla.
- Avresti potuta ficcarmela in un occhio!- grachcoò Harry.
- ho puntato all’occhio ma sono così sconvolto che non ho più forza nelle braccia.- la sua voce di solto aveva sempre quel lato giocoso, non importa quante volte lo minacciasse ma non sembrava mai davvero serio.
Questa volta però la voce di Draco era atona, spenta.
- Malfoy…- continuò allora – Mi dispiace, davvero. Non volevo sposarti, è stato un incidente.-
Nel tempo che avevano passato come partner, Draco Malfoy, aveva minacciato di ucciderlo tante di quelle volte che aveva perso il conto, ma quando Draco alzò gli occhi su di lui, c’era una una profonda e disturbante voglia di vederlo incenerito che aiutò Harry Potter a decidere i piani per quel giorno: scappare.
Nella fattispecie tornando a casa e barricandosi dentro o magari prendendo un biglietto aereo per l’Antartide.
- Meglio che vada.-
- ecco.- rincarò Draco.
Con gesti impacciati, Harry appoggiò la bacchetta di Malfoy molto lontano da lui così nessuno scatto fulmineo da parte del biondo poteva farglielo ammazzare all’istante. Si dileguò quasi immediatamente.
**

Arrivò a lavoro con la fronte crucciata e una motivata paura di entrare nel suo ufficio.
Draco era già arrivato e se ne stava rilassato sulla sedia, le gambe su uno sgabello e giocava a far canestro nel caminetto spento con quelli che sembravano documenti. Il sorriso con cui lo accolse lo rese inquieto.
- Ti sembra questa l’ora di arrivare, amore?- domandò Draco con una voce zuccherata e diabolica allo stesso tempo.
Harry fece un piccolo passo indietro come se potesse incenerirlo.
- Ehm… buongiorno?-
- Buongiorno.- ripeté Draco alzandosi con energia. Cercò qualcosa sulla sua scrivania, afferrò un foglio e glielo allungò.
- Ecco a te.- il suo sorriso raggiungeva entrambi i lati del viso.
Il brivido gli attraversò tutta la schiena.
- C-cosè’?-
- La lista di cose da fare.-
Harry la prese come se potesse morderlo, poi legge alcuni punti.
- “Chiamarmi ogni mattino Sua Altezza”? “Bere latte acido”?-
Draco incrociò le braccia – E’ ancora una work in progress, sto cercando altre cose. La aggiornerò.-
- Cosa diavolo è questa?-
- La lista di cose da fare.- ripeté, ma dal momento che l’espressione del suo interlocutore non cambiava, Draco fece un breve sospiro e spiegò – Ho pensato a vari modi di ucciderti stanotte e dopo un po’ è diventato noioso. Quindi ho pensato a una lista di cose da farti fare per restare in vita. Molto più crudele.-
Ridacchiò e si sedette sulla sedia per rialzare i piedi sullo sgabello – Ora,- riprese – puoi iniziare la numero 5.-
Harry abbassò gli occhi e lesse al volo: 5) Svolgere il lavoro al posto mio.
Le dita di Harry ebbero uno spasmo, stringendo lievemente il foglio.
La sua voce uscì a stento quando si ritrovò a ribattere – Non ti sembra di esagerare?-
Gli occhi metallici si spostarono su di lui con curiosità – prego?-
Harry strinse le labbra – E’ vero, ci troviamo in questa situazione per colpa mia. Lo ammetto. – riprese – Ma non è che quel collare ti stia uccidendo e certo essere sposato con me non è tutta questa tragedia. Non dobbiamo vivere insieme, non è che dobbiamo scopare! Non ti cambierà la vita se una vecchia legge di mille anni afferma che siamo sposati, Malfoy. Non è che lo siamo per davvero! Troveremo una soluzione e divorzieremo, nulla è indissolubile, quindi non vedo perché devo essere demonizzato e marchiato come stronzo solo perché ho letto le incisioni su un vecchio bastone sovrappensiero.-
Draco chiuse lentamente le palpebre e le riaprì altrettanto lentamente. Si alzò con la stessa, calcolata lentezza, e nonostante fossero alti uguali ad Harry parve che crescesse di statura improvvisamente solo perché iniziava a sentirsi un moscerino che sarebbe presto stato schiacciato.
- Per me,- esordì con una voce insolitamente calcolata – il matrimonio è molto importante.- gli occhi dardeggiavano – Per la mia famiglia, per il mio cognome e per la mia eredità il matrimonio è un affare di stato. Abbiamo deciso governi e regnanti con matrimoni. Ho un eredità da difendere, mantenere e tramandare, quindi capirai che il fatto che all’improvviso io sia legalmente sposato con qualcuno, chiunque sia, talaltro contro la mia volontà, non mi riempia di gioia. Per quanto riguarda le colpe…- Draco strinse gli occhi – E’ assolutamente colpa tua, se non leggessi ad alta voce come un bambino ogni singola cosa non ci ritroveremmo in questa situazione. Non avrei un irritante collare, non dovrei considerare metà del mio patrimonio tuo dal momento che non abbiamo firmato nulla che attesti il contrario e, soprattutto, non dovrei tenermelo nei pantaloni con persone con cui voglio effettivamente scopare per paura di questo coso posa ammazzarle. –
Harry riuscì a vedere la mano gigante di Malfoy schiacciarlo. Inghiottì a vuoto, alzò il foglio e soffio – Ho un limite di tempo?-
Gli occhi di Draco quasi lo incenerirono – Hai tempo una settimana. Seguiranno altre liste.-
Harry annuì e si recò alla sua scrivania, dove si barricò nella falsa speranza che potesse proteggerlo.
Quel mattino Draco non fece assolutamente nulla se non giocare a pallacanestro con il caminetto.

**


Harry approfittò di un caso di stare un po’ lontano e vedere Ron che rise delle sue disavventure per oltre un’ora mentre pranzava. Harry aveva lo stomaco chiuso ma riuscì ad apprezzare una compagnia che non lo voleva uccidere.
- Firmateli ora i documenti.- propose – Sul patrimonio dico.-
- Ora ho una mano paralizzata e nessuna voglia di tornare in ufficio.- sbuffò Harry – Anzi non credo che ci tornerò per i prossimi… venti anni. Potrei passare a licenziarmi.-
Ron alzò gli occhi al cielo – Come sei melodrammatico. Ha detto che non ti ucciderà.-
- A patto che io mi faccia torturare fino al giorno del divorzio.-
- Ben benvenuto nel bellissimo idillio del matrimonio!-
Harry affondò il viso tra le mani – Vorrei solo che tutto tornasse alla normalità: io e lui a litigarci un caso, a prenderci in giro…- perfino alle sue orecchie parve che la sua voce fosse diventata lagnosa, strinse le labbra e rialzò la testa – Insomma, voglio togliergli quel coso dal collo e farla finita.-
Ron all’improvviso non aveva più tanta voglia di ridere, i suoi occhi si erano incupiti – Si risolverà.- provo a consolarlo – Hermione ci sta lavorando e lei ci riesce sempre.-
- Vero.-
- Magari era pure una soluzione semplice e ci riderete su fra qualche anno.-
- “ehi Malfoy ti ricordi quella volta che siamo stati sposati?”- mimò Harry
Ron sorrise – Guarda il lato positivo.-
- ce n’è davvero uno?-
- Finché non firmi quelle carte, puoi dire in giro di essere schifosamente ricco.-
Harry alzò gli occhi al cielo e si ritrovò a sorridere.
Per un attimo regnò il silenzio tra loro.
- E se…- soffiò Harry quasi temendo quel pensiero – E se chiedesse il trasferimento?-
- Non lo chiedete una volta a settimana tipo?- rimbeccò Ron – Ve lo rifiuteranno come sempre.-
Harry guardò lontano alla gente che passava davanti la finestra, quando tornò sull’amico aveva l’aria di chi voleva togliersi un peso – Sono io a rifiutarlo.- ammise – Ho smesso di fare domanda la prima settimana, ma Il capo mi ha detto che lo lascerà con me fino a quanto sarò io a volerlo. – confessò – Ma se questa volta chiedesse il trasferimento immagino che sia il momento che glielo conceda.-
Cercò negli occhi di Ron la confusione, ma trovò invece una nuova dolcezza:
- Non fasciarti la testa prima di essertela rotta, Harry. Magari non chiederà il trasferimento. Non prima del divorzio e sicuramente per allora gli sarà passata e tornerete ad essere una brava squadra.-
Harry osservò l’amico – Da quando sei così… -
- saggio?-
- gentile con Malfoy?-
Ron scollò le spalle – E’ mio cognato, no?-
Harry si ritrovò a ridere per la prima volta della situazione.

**

Harry fu chiamato per un caso il mattino dopo e vi si recò senza passare prima dall’ufficio.
Non vedeva il suo maritino da un intero giorno e, nonostante l’aria tesa, doveva ammettere che si era sentito come se gli mancasse qualcosa.
Quando era iniziato? Da quando Draco Malfoy era diventato il suo compagno di avventura ideale?
Tutto era iniziato quando Ron aveva deciso di lasciare gli auror per un lavoro più tranquillo, Harry l’aveva presa sul personale, aveva pensato che gli serviva solo un po’ di tempo, così aveva iniziato a sabotare ogni suo possibile partner solo perché non sarebbero durati tanto. Ron sarebbe tornato e sarebbero stati di nuovo una squadra.
Tutto era cambiato il giorno in cui Draco Malfoy era entrato con l’aria crucciata e offesa dalla porta e aveva annunciato che era stato assegnato a lui.
Era entrato con già il modulo di trasferimento alla mano e in cerca di un calamaio per firmare.
Poi… era successo. Gradualmente, all’inizio, un intuizione lì, un consiglio ben accetto là, una battuta, un risposta e all’improvviso Harry aveva alzato gli occhi e aveva visto dall’altra parte della stanza il partner.
Non Malfoy, non un assistete provvisorio, ma il suo partner.
Finalmente aveva trovato un po’ di stabilità, le sue giornate erano interessanti e divertenti e invece doveva apparire quel dannato baule.
Arrivo alla casa e fece le prime indagini. Perlustrando la casa, salì al piano di sopra e trovò tracce si magia, notò un pezzo di stoffa strappato intrappolato tre le ante della finestra al piano di sopra e tracce di un trascinamento.
Immaginò che qualcuno fosse scappato con una scopa.
Prelevò il pezzo di stoffa e si girò pronto a scendere quando trovò appoggiato allo stipite della porta la persona che cercava di evitare da due giorni.
Restò un attimo a fissarlo quasi convinto di star solo immaginando il suo sopracciglio alzato e la sua espressione infastidita.
Ma era davvero lui.
Inghiottì a vuoto - Ehilà, hanno chiamato anche te?-
- L’ultima volta che ho controllato eravamo una squadra.- soffiò, Draco di rimando.
- Pensavo di dover fare il lavoro da solo.- replicò – La tua lista era molto specifica a riguardo.-
- Sono arrivate nuove scartoffie ma dal momento che non sei passato in ufficio non puoi saperlo.-
- Sei venuto per dirmi che devo tornare a lavorare?-
- Se la montagna non va da Maometto…-
Harry quasi rise – Sarebbe il contrario, sai?-
Draco tirò le labbra in un sorriso divertito – Scusa ma tra noi sono io il profeta che ha dato il via ad una religione, e tu la montagna senza cervello.-
Harry alzò gli occhi al cielo – L’ultima volta che ho controllato il Malfoyismo non è ancora stato ufficializzato.-
Draco fece spallucce e si alzò dallo stipite – Questione di giorni ormai.-
- Sei molto sicuro di te, come profeta.-
- Puoi inciderlo nella pietra che è la tua testa dura, signor Montagna.-
Harry notò che l’aria tra loro era leggermente migliorata, ma i suoi occhi scivolarono sul collarino argentato che se ne stava adagiato sul collo dell’altro come se gli appartenesse. Draco capì subito dove erano approdati i suoi pensieri.
- La tua ingombrante fede è ancora lì, sì.- soffiò – Ma lasciamo perdere l’evidente mancanza che hai nelle mutande dato dal fatto che hai dovuto incastrarmi con una fede mastodontica e pensiamo al caso.-
Una battuta e una concessione.
Forse la situazione non era più tanto grave, forse dopo un primo momento di panico Draco lo stava perdonando…
Per la mezzora dopo dimenticarono la loro situazione concentrandosi solo sul caso. Harry fece vedere la sua scoperta a Draco che concordò sulla fuga, trovarono la bacchetta e videro l’ultimo incantesimo fatto, poi perlustrarono un ultima volta la casa.
- Rapina?- propose Harry.-
- Nah, regolazione di conti.-
- Non lasciarti ingannare dal fatto che non mancava nulla di valore. Forse cercavano qualcosa di specifico.-
Draco meditò su mentre camminava lungo il marciapiede – Dobbiamo vedere se troviamo segnalazioni di voli nella zona.-
- Mi adopero subito.-
In poco tempo finirono le analisi preliminari e tornarono in ufficio dove Harry trovò un'altra lista delle cose da fare, guardò Draco che gli rispose con un sorriso innocente.
- Avevi detto che avevo una settimana per finire la prima!- gracchiò.
- L’ho detto? Ne sei sicuro?-
-Certissimo.-
- Beh ho anche detto che ne sarebbero seguite altre. Mi hai lasciato un giorno da solo ad annoiarmi, ho trovato molto divertente trovare altre cose da farti fare.-
Harry sbuffò vistosamente e si diresse alla sua scrivania, prese il foglio e lo lesse al volo. Era lungo due facciate ed erano una cosa più disgustosa dell’altra.
- “Correre nudo per tutto il ministero?”-
- Faresti la felicità di molte persone.- confermò Draco sedendosi alla sua scrivania e iniziando a raccogliere i fascicoli.
- “Baciami i piedi”?-
Draco scrollò le spalle – Alla terza pagina non sapevo più cosa scrivere. Ma se vuoi iniziare da quella non ho problemi.-
Harry si ritrovò a sorridere e trovò il coraggio di chiederlo – Quindi… non mi vuoi più uccidere?-
Le dita di Draco esitarono sul fascicolo del caso Gold – Non ho mai detto una cazzate del genere. – replicò – Tu morirai, devo solo trovare il modo di farlo accadere senza che qualcosa possa risalire a me. In carcere non è l’ideale anche se dubito che una giuria senziente mi condannerebbe sapendo cosa hai combinato. – gli lanciò un’occhiata – Ma sei sempre Harry Potter, loro potrebbero vederla diversamente da me. Non vale la pena rischiare finché non avrò un piano a prova di bomba.-
- Rassicurante.- ridacchiò Harry, stranamente sollevato. Draco lo ignorò.
Tornarono a lavoro, in silenzio, Harry ogni tanto non poteva fare a meno di alzare gli occhi sull’altro che stava chiaramente sforzandosi di non fare lo stesso.
Ogni tanto però lo vedeva perdere lo sguardo al vuoto, altre volte lo vedeva accarezzarsi la collana sovrappensiero.
Gli donava, fu costretto ad ammettere, quel gioiello sembrava essere perfetto per il collo di Draco.
Non che qualsiasi cosa appesa al collo non sarebbe stata perfetta… Draco aveva davvero un bel collo.
I suoi occhi scivolarono in su accarezzando la figura di Draco, si concentrò sulla mascella, il mento appuntito, le labbra…
Lì lo sguardo si fermò. Harry non fu più capace di distoglierlo.
Non finché Draco non avvertì l’attenzione dell’altro su di lui – Che c’è?-
Harry inghiottì a vuoto rendendosi conto che qualcosa non andava in lui.
- Niente.- mentì.
- Stai ancora tentando di pensare? Ti prego rinunciaci, non voglio vederti esplodere la testa anche se sarebbero la soluzione ad ogni mio problema.-
Harry chiuse gi occhi per qualche attimo come a volersi togliere la forma perfetta della labbra di Draco dai ricordi.
- Le chiedo umilmente perdono, altezza.- disse tentando di esprimete tutte l’ironia del mondo, cosa difficile con la bocca secca.
Draco sembrò intuire che qualcosa non andava, ma preferì non soffermarsi.
Tornò su i fascicoli e tutto piombò nuovamente nel silenzio.

**
- Mi sento strano.- ammise Harry alla sua amica – nei confronti di Malfoy, intendo.-
I suoi occhi si fecero attenti - Strano tipo?-
Harry sentì l’istinto di autoconservazione farsi sentire, meditò di dire che non era nulla e scappare a gambe levate ma si costrinse a restare lì – Non lo so,- iniziò farfugliando – Ma ieri ho passato il tempo a fissarlo. –
Hermione si addolcì – E’ una situazione atipica sono sicura che sia solo suggestione.-
Harry strinse le labbra – qualcosa è diverso.- insistette – E’ come se… - cercò le parole, si fece più vicino come se dovesse sussurrarle un segreto – E’ come se non volessi perderlo.-
- Harry lo sanno pure i muri che sotto sotto tieni a lui.- le replicò lei.
Harry sent’ le gote pungere – Non so ancora come spiegarmi.- mormorò.
Ancora, aveva detto, perché aveva la sensazione che questa cosa stava crescendo dentro di lui tanto che presto si sarebbe guadagnata un nome.
Harry aveva paura di darle un nome, ma riusciva a vedere il concetto materializzarsi davanti a lui.
- Herm…- soffiò – Ci sono progressi?-
La giovane donna si appoggiò allo schienale della serie, i suoi occhi lo studiarono per un lungo minuti come se ponderasse bene cosa dire. Poi rinunciò.
- Nessuno.- ammise – Purtroppo, essendo un rituale molto antico c’è poco o nulla di scritto. Stiamo controllando le collezioni di privati per vedere se troviamo testi non presenti nei registri pubblici. Ho buona speranze su un certo ** ***, ma è un babbano che non crede nella magia quindi sarà difficile spiegargli che è qualcosa di abbastanza urgente.-
- grazie Herm per tutto quello che fai.-
La ragazza fece un cordiale sorriso – Ora va da tuo marito, se ci sono novità ti avviso.-
Harry strinse le labbra – Non chiamarlo così.- grugnì.
Lei rise e Harry si alzò dalla sedia, attraversò il ministero con la parola “marito” che gli aleggiava nel cervello.
Aprì la porta del loro ufficio e se la ripeté quando lo vide in piedi, appoggiando con il bacino alla sua scrivania, una nuova lista in mano e il sorriso divertito sul viso.
Marito, pensò. E non lo trovò affatto strano.
Restò a fissarlo imbambolato per qualche secondo prima che Draco alzasse un sopracciglio prima di dire – Sì, sono ancora qui. Tu sei ancora vivo, quindi è evidente che la giornata sarà una grande delusione per entrambi.-
Sbuffò e Harry si ritrovò a sorridere.
Adorava il suo sarcasmo, era… loro.
- Ti pare questo il modo di accogliere tuo marito?- gli rinfacciò Harry chiudendo la porta e togliendosi il cappotto – Questo matrimonio non sta funzionando. Dovresti darmi un bacio e dirmi “ben arrivato”.-
Draco restò interdetto, le sue pupille si dilatarono di poco dalla sorpresa, poi si sciolse in un sorriso nuovo. Provocatorio, di sfida.
- E dove l’hai letto? Sulle riviste matrimoniali anni venti?- replicò – Posso ribattere che dovresti allora mantenermi e non farmi mancare nulla. Tipo mi stai facendo mancare il mio divertimento di vederti vomitare lumache vive. Numero trentadue della lista.- sogghignò – Ma c’è del lavoro arretrato, prego, esegui.-
Harry scrollò le spalle e si sedette alla sua scrivania. Prese la pila di fascicoli e iniziò a lavorarci.
Per conto suo Malfoy trasfigurò una sedia in una comoda poltrona reclinabile e si sedette sopra. Poi evocò una bibita e si mise a sonnecchiare.
Per un po’ nella testa non si sentirono altro che la penna d’oca che scriveva sulla pergamena e il ticchettio dell’orologio.
Poi, dopo circa un’ora di silenzio, Malfoy proruppe con –Mi manca il sesso.-
Che fece partire la punta della penna d’ora per tutto il resto del foglio tracciando una linea diagonale.
Harry alzò gli occhi spalancati -… eh?-
- Il sesso, Potter. Se devo spiegarti cos’è, sei davvero irrecuperabile.- Draco aveva socchiuso gli occhi e aveva un espressione seccata – Hai idea di quanto sesso facevo prima di …questo coso?- fece una smorfia irritata – Ti rispondo subito: tanto. E mi manca.-
- Non esagerare, sono solo un paio di giorni.-
- Tre.-
- Puoi stare tre giorni senza scopare.-
Draco tirò le labbra all’ingiù – Voglio togliermi questo coso e andare a rimorchiare.-
- Lo so.-
Tornò il silenzio, Harry fece un incantesimo al foglio facevo svanire l’errore fatto prima, poi riprese a lavorare.
Draco mise il broncio, incrociò le braccia e appoggiò di nuovo la testa sulla sedia.
- ehi.- attirò ancora l’attenzione. Harry sbuffò sonoramente prima di alzare gli occhi su di lui. Draco si mise su un fianco annoiato – ti rendi conto che siamo sposati?- tirò le labbra in un sorriso – tipo per davvero? Se ci pensi è ridicolo.-
Harry alzò un sopracciglio – quindi ora siamo arrivati alla fase del ridiamoci su?-
- Siamo sposati.- insistette Draco – io e te. Capisci? Io e te!-
- … “scusa”?- tentò Harry suo malgrado divertito.
- Ma tu non sapevi il serpente dagli occhi verdise? Non puoi solo dirgli che deve togliersi dal mio collo?-
- Quell’abilità è andata via dopo che ho salvato il mondo.-
- Sei inutile come il sette di coppe quando stai giocando a Dama.- si lagnò.
- … “mi dispiace”?-
- smettila di scusarti, mi dai sui nervi.- lo liquidò Draco con la mano – Quindi sono sposato con te e, se non mi toglierai questo coso dal collo morirò, eunuco.-
- Potremmo fare sesso.- propose Harry, divertito.
Draco lo fulminò con lo sguardo poi tornò a fissare il vuoto, meditabondo – Non abbiamo ancora provato che il veleno sia mortale… potrei scopare prima che questo coso uccida qualcuno. Del resto c’è gente strana al mondo, troverò qualcuno a cui piace essere morso da un serpente dagli occhi verdi.- meditò ad alta voce, poi fece un verso di esasperazione – Pure la cintura di castità, che diamine. Non mi faccio mancare niente.-
Harry si bloccò con gli occhi spalancati – Ci sono!- si alzò di slancio – So come togliertelo!-
- Per quanto siamo maghi, Potter. Tagliare la testa porta ancora alla morte.-
Harry ridacchiò – sono serio! – lo indicò – Quel coso, per proteggere la tua virtù, si stacca dal collo e azzanna chi ci privo con te, no?-
Draco si fece serio in volto, interessato – Sì.-
- Se bloccassimo nell’esatto istante in cui si stacca dal collo potremmo straccartelo di dosso!-
Draco scattò in piedi con gli occhi brillanti – Ma allora non sei stupido come sembri!- i suoi occhi brillarono d’aspettativa – Chiama la Granger, io vado a cercare qualcuno che ci provi con me! Ci metterò cinque minuti al massimo!-
Harry alzò gli occhi al cielo, poi scrollò le spalle – Forza. Prima te lo leviamo e meglio è.-

**

Hermione non sembrava molto convinta dell’idea, ma accettò comunque di provarci. Trovare un incantesimo che permetteva di bloccare un momento fu piuttosto semplice, il difficile sarebbe stato coordinare il momento in cui il tempo si sarebbe riavviato per far avvenire lo strappo.
Harry si era proposto di essere lui a farlo, ma Hermione aveva scosso la testa – Questo incantesimo vi lega, non so quando sia saggio che proprio tu tenti di spezzarlo.-
Harry mise il broncio, ma gli toccò acconsentire. Fu Ron a proporsi di buon grado.
- Poi andiamo a festeggiare il ritorno al tuo stato di single!- sogghignò Ron facendogli l’occhiolino.
Draco nel frattempo tornò con una ragazza dai capelli lunghi e setosi. Era carina e chiaramente i suoi occhi brillavano di una certa aspettativa.
- Le ho spiegato tutto.- annunciò – Ha detto che ci aiuta. In cambio, io devo solo uscire con lei, dopo.- le fece l’occhiolino.
Lei ridacchiò.
- Procediamo.-
Mentre si stavano tutti preparando, Harry se ne stava seduto alla sedia della sua scrivania in silenzio. L’idea era stata sua ma in qualche modo, il fatto che si fosse avverata così in fretta, gli provocava un insolito senso di fastidio.
Quindi, se funzionava, la storia sarebbe finita. Lui e Malfoy sarebbero stati liberi di tornare alle loro vite, alla loro solita dinamica, non avrebbero più litigato per davvero, ma sarebbero tornati ai soliti battibecchi.
Però, mentre fissava Draco parlare del più e del meno con la ragazza in attesa che quel serpente dagli occhi verdi reagisse, Harry sentiva un latente fastidio. Non riusciva ad afferrarlo, ma scorreva sotto la sua pelle.
Poi accadde. La ragazza provò a baciarlo. Draco chiude perfino gli occhi, in attesa e il serpente dagli occhi verdi scattò, rabbioso, verso di lei.
Il tempo fu fermato in un breve istante.
Per qualche attimo Harry vide la scena di Draco immobile, sospeso nel tempo, il collo teso e la coda del serpente dagli occhi verdi ancora appoggiata alle sue spalle mentre la testa protendeva verso di lei, le fauci aperte, gli occhi minacciosi.
Hermione annuì, e Ron afferrò il corpo della serpe.
Sollievo e timore avvolsero Harry. Poi Ron iniziò a tirare.
E Harry lo sentì.
La scena iniziò ad annebbiarsi, Harry strinse gli occhi per riuscire a mettere a fuoco. Ron tirò ancora e Harry si sentì mancare il fiato.
Qualcosa non andava.
Provò ad alzarsi, ma le gambe gli tremavano, provò a parlare, ma tutti erano concentrai su quello che stavano facendo.
Ron tirò e Harry avvertì lo strappo, sentì la propria pelle squarciarsi sullo stomaco e l’urlo gli attraversò il petto.
Vide il sangue, ma era il dolore fu l’unica cosa che riuscì a sentire, prima di crollare a terra.
Il panico invase l’aria come una tempesta, sentì la voce di Hermione urlare, Ron toccarlo. Ma il mondo iniziava a diventare distante, sempre di più.
Ma faceva troppo male. Troppo.

**

Si risvegliò la sera, al San Mungo.
Attorno a lui c’erano Ron, Hermione e metà della famiglia Weasley con il viso preoccupatissimo.
Harry si sentiva ancora scombussolato, ma poteva decisamente tirare un sospiro di sollievo – Cos’è successo?-
Hermione era pallida in volto - … deve esserci un meccanismo di difesa.-
- … Un altro?-
- Oh, Harry.- gli occhi le si riempirono di lacrime – C’era sangue… dappertutto.-
Ron era ancora più pallido, in silenzio in un angolo.
- … Sto bene, dai.- provò a rassicurare tutti – Malfoy?-
I coniugi si lanciarono un’occhiata d’intesa – E’ stato qui, per un po’.-
- Finché non ha saputo che ti saresti ripreso.- rincarò Hermione.
- Poi è andato via.-
Beh, non erano strettamente amici, eppure la sua mancanza colpì Harry allo stomaco. Era appena stato squarciato in due nel tentativo di liberare lui, si aspettava come minimo che avesse la decenza di salutarlo una volta sveglio.
Hermione dovette interpretare i suoi pensieri – Era esausto anche lui, Harry.-
Ron fece una smorfia, ma non sembrò del tutto derisoria. Come se in parte concordasse.
Un infermiera venne a cacciarli tutti millantando un meritato riposo e Harry si ritrovò solo nella stanza, con la pancia rattoppata e la sensazione che la situazione si fosse solo complicata.
Eppure, c’era una altra sensazione, più insidiosa, più difficile da gestire…
Voleva vedere Malfoy.

**

Harry si presentò al portone del Manor con un espressione decisa e la rabbia ribollirli nelle vene.
Draco non si era presentato a lavoro e, dopo tre giorni, Harry sfiorava la crisi di nervi.
Era arrabbiato perché non aveva funzionato? Era disperato perché aveva accarezzato la speranza di esser libero, e invece era ancora sposato con lui?
Aveva provato a scrivergli per convincerlo a tornare a lavoro, ma Malfoy aveva fatto orecchie da mercante.
Ed ora era lì al manor. Doveva fare qualcosa.
Non ci stava a lavorare lì… senza di lui.
Non ci stava a passare le giornate ovunque, senza di lui.
Ma scacciò questo pensiero.
Si prodigò, invece, a bussare, ma la porta si aprì magicamente da sola.
- E’ permesso?- urlò Harry al castello vuoto – C’è nessuno?-
Avanzò per l’enorme atrio e i suoi passi echeggiarono sinistramente. Chiamò Draco, ma lui non rispose. La sensazione che ci fosse qualcosa che non andasse si insinuò dentro di lui, gelida come un salto in un lago ghiacciato.
Poi vide la luce provenire da uno dei salotti ed era così in ansia che si dimenticò di bussare. Aprì la porta e si precipitò dentro.
Draco era in piedi davanti al caminetto, fissava le fiamme in silenzio. C’era qualcosa di decantante nel suo modo di restarsene lì, fermo. Si mosse leggermente per portarsi un bicchiere alle labbra. Lo finì in un sorso e lo appoggiò, le sue dita sembravano disarticolate sul vetro prima di lasciarlo.
- …Malfoy?-
Si accorse di lui a rilento, come se non avesse i riflessi pronti com’era solito. Draco sbatté lentamente le palpebre e poi spostò lo sguardo su di lui.
- Sei ubriaco…?- soffiò Harry, confuso – Sei rimasto a casa per ubriacarti?-
Draco tirò le labbra in un sorriso colpevole - … non potevo venirci così, ti pare?- biascicò.
- Non dovresti starci proprio così!- quasi gli urlò Harry, indignato.
Draco lo scacciò con una mano e prese di nuovo il bicchiere che si era riempito.
Provò a portarselo alle labbra ma l’altro glielo strappò di mano.
- Basta.-
- Rompiscatole.- provò a riprenderselo, ma i suoi riflessi erano lenti – ridammelo.-
- No, ora tu berrai solo caffè.- appoggiò il bicchiere quando Draco provò a fare un passo verso di lui rischiando di cadere, lo sorresse all’istante.
- Che motivo c’era di ridurti così?-
Draco alzò gli occhi e la sua espressione si fece distante. Poi aggrottò le sopracciglia - Come sei entrato?-
- La porta era aperta.-
Un barlume di lucidità si fece strada in lui – Ah... questa è anche casa tua, ora.-
Oh.
Gli occhi di Harry saettarono sul collare, ancora lì, ancora simbolo di un legame che non avevano voluto e che non riuscivano a sradicare.
Harry ricacciò indietro la sensazione di sollievo nel vedere ancora quel serpente dagli occhi verdi stretto al suo collo.
- Perché non sei venuto a lavoro?-
Draco chiuse gli occhi e sembrò sul punto di addormentarsi. Scacciò Harry e cercò ancora il bicchiere. Harry gli prese le mani e glielo chiuse tra loro, portandosele al petto.
- Draco.- soffiò, cercando di sembrare autoritario ma dolce allo stesso tempo – perché non sei venuto a lavoro?-
Draco puntò i suoi occhi in quelli di Harry e sembrò sul punto di mettersi a piangere - … c’era sangue.- mormorò.
Harry aggrottò le sopracciglia – Non ti ha mai fatto senso.-
- … su di te.- continuò Draco e i suoi occhi divennero cupi. All’improvviso Draco non sembrava solo un ragazzo ubriaco che saltava il lavoro, ma pareva fragile e tremolante.
- … Draco.- soffiò piano Hrry sentendo una stretta al petto.
- … ho bisogno di bere.-
- no.-
- sei un rompiscatole.-
- Sì, l’hai già detto.-
Draco rilassò le dita, non opponendo più resistenza, Harry gli lasciò le mani. Ma non lo lasciò andare, aveva la sensazione che se avesse smesso di reggerlo in piedi Draco sarebbe crollato a pezzi. E non solo perché era ubriaco marcio.
- Sto bene.- gli disse piano – Sto bene, davvero.-
Draco si toccò il collare e lo accarezzò con le dita, i suoi occhi poco lucidi brillavano alle lingue di fuoco, cambiando intensità da ogni battito di ciglia.
- Stai bene.- ripeté.
E lo abbracciò.
Harry per un secondo non seppe cosa fare. Non erano mai stati così intimi da arrivare a toccarsi con così tante intensità. Merlino, si poteva contare sulla punta delle dita perfino attimi in cui si erano effettivamente toccati.
Ma ora Draco aveva le braccia attorno al suo collo, il viso sulla spalla, il petto sul suo.
Sentiva il respiro dietro l’orecchio.
Puzzava di alcool, ma era solo una piccola cosa, rispetto a una serie di tante piccole emozioni che stava provando.
Quando lo abbracciò, lo fece con la certezza di starlo facendo perché voleva, e non perché ubriaco in un momento di debolezza.
Quando si godette il corpo di Draco sul suo, si sentì un traditore a indulgere in quel calore come se fosse un dono e non un momento rubato.
Restarono avvinghiati per un po’, finché non sentì Draco stanco di stare in piedi. Lo aiutò a sedersi, poi gli prese il viso con una mano per farlo stare in piedi.
- Quanto hai bevuto?-
Draco socchiuse gli occhi come se non lo mettesse più a fuoco – il necessario.-
- Ho capito, ti porto a riposare.-
Chiamò un elfo domestico, e si fece aiutare a trovare la stanza del biondino, lo buttò sul letto e gli tolse le scarpe, poi lo coprì.
Mentre lo vedeva prendere sonno si ritrovò a osservarlo, assorto.
Non si era mai sentito così. E no, non era colpa di quel gioiello.
Quei sentimenti non li sentiva estranei, erano sempre stati lì, ogni tanto avevano provato ad uscire, quando Draco faceva una battuta particolarmente arguta, o quando semplicemente andavano d’accordo, o quando buttava il foglio che poteva separarli.
Erano sempre stati lì… e Harry aveva sotto fatto finta di non vederli.
Ma ora, qualcosa era cambiato.
Harry sfiorò con cura il serpente dagli occhi verdi. Era la prima volta che lo faceva da quando l’aveva passato a Draco, prima che tutto accadesse.
Sentì come un formicolio alle dita, come se fosse ancora ferito dal tentativo di strapparlo da lì, come se fosse offeso.
Harry provò perfino l’impulso di scusarsi. E di ringraziarlo.
Non importa per quanto tempo sarebbe durato ancora l’incantesimo, ma Harry voleva godersi ogni istante in cui Draco sarebbe stato suo.
Perché era suo marito… ed era innamorato di lui.


**
- Tu che diavolo ci fai qui?- domandò, confuso.
Harry gli sorrise, divertito – A quanto pare questa è anche casa mia.-
- Cosa…?- si guardò attorno come se dovesse ricontrollare che la casa avesse su ogni mattone il suo nome. Poi realizzò.
- … non ti autorizza a invadermi casa.- sbottò con la testa dolorante – Posso sempre sbatterti fuori a calci.-
Harry girò una delle pagine del libro che aveva appena finito di leggere – Dal momento che Maometto non va dalla montagna…- soffiò, facendogli il verso - La montagna non si muove di qui finché non ti fai una doccia e mangi qualcosa.-
Draco fece una smorfia poco convinta – Non sono sicuro di poter effettivamente mangiare qualcosa senza vomitarla all’istante.- arrancò verso una scrivania e aprì un cassetto, dentro trovò una piccola ampolla.
Harry chiuse il libro – Che diavolo è quella?-
- Serve per smaltire i postumi in fretta.- disse, prima di aprire e berla.
Ci fu un attimo d’attesa in cui Draco rilassò lentamente i muscoli del viso e dell’addome, poi prese un profondo respiro – Meglio.-
- Non dovresti proprio ridurti così.- replicò Harry, ma non riuscì a metterci la rabbia che avrebbe voluto. Non capitava tutti i giorni che Draco Malfoy fosse così sconvolto dal vederlo spalmato sul pavimento, insanguinato, da doversi bere metà cantina.
Draco fece una smorfia e scivolò in un'altra stanza, subito seguito dal suo ospite.
La stanza nuova era leggermente più grande, ma più spartana. Tolto il legno in mogano, le rifiniture dorate, il velluto e tutto lo sfarzo, questa stanza era più moderna, molto simile ad un soggiorno di una normalissima casa di periferia.
- Prendo due giorni di vacanza e mi invadi casa.- mormorò Draco sedendosi pesantemente alla sedia per poi schioccare le dita. All’improvviso il tavolo fu imbandito della colazione più suntuosa che Harry avesse mai visto.
Era apparecchiato anche per lui, notò - Lo so che senza di me sei un fallito, ma merito un po’ di riposo.- continuò prendendo del caffè e portandoselo alle labbra. Bevve lentamente un sorso.
Harry restò un attimo in piedi sulla soglia, poi avanzò lentamente per la stanza fino a sederci alla sedia accanto.
Ora che aveva realizzato i suoi sentimenti e che l’aveva stretto tra le braccia, qualcosa era cambiato; era cambiato il suo modo di volersi rapportare a Draco.
Non sarebbe stato così idiota da dichiararsi, né così idiota da far finta di nulla.
In entrambi i casi, gli sembrava la cosa sbagliata da fare.
- Un giorno? Certo. Due? Va bene. Ma tre? Tre nei tuoi standard è un anno sabatico. L’ultima volta che ti sei assentato per tre giorni è stato…- meditò su – Beh, non è mai accaduto.-
- Perché io ci tengo al lavoro, anche se mi tocca lavorare con te.- grugnì.
- E allora torna.-
Draco alzò gli occhi lentamente e lo squadrò da capo a piedi. Le dita erano così pressate sulla tazza che i polpastrelli erano bianchi.
- … ti sei ripreso in fretta, vedo.- mormorò, per poi aggiungere con acidità – Speravo ti prendessi qualche altro giorno tu, così potevo definirmi in vacanza. Non sei utile nemmeno quando voglio prendermi una paura. Sul serio, servi a qualcosa?-
Harry alzò gli occhi al cielo – Dopo aver sconfitto Voldemort e salvato il mondo? Solo a rovinarti la vita, credo.-
Le palpebre di Draco ebbero ancora un brivido, ancora non riusciva a sentir pronunciare quel nome – Mi fa piacere che ci sia almeno una cosa in cui ti impegni con tutto te stesso. – replicò prima di bere un nuovo sorso – Se ti impegnassi così tanto nel lavoro, potrei effettivamente prendermi una pausa, lo sai?-
Harry sorrise, i suoi occhi accarezzarono la figura ancora un po’ scossa di Draco, i capelli erano ancora spettinati, gli occhi leggermente rossi…
Era carino, così.
- Fai colazione, poi fila a farti una doccia e vestirti. Dobbiamo lavorare.-
Draco afferrò un pasticcino e lo morse sovrappensiero – Ti odio.- mormorò.
- Come ogni brava moglie. Fila a vestirti.-
Straordinariamente, non obbiettò. Finì il pasticcino, si leccò le dita e si alzò per andare a vestirsi.


**

Draco tornò a lavoro ma era evidente che non voleva restare in ufficio.
Era strano pensare che Draco fosse così tanto sconvolto dall’accaduto. Non era da lui. Non certo da colui che aveva fatto una lista piuttosto dettagliata sui vari modi di ucciderlo.
L’unica spiegazione che Harry aveva trovato era la più semplice: Draco teneva a lui, tutto sommato.
Aveva sempre saputo, sin da i primi tempi, che una sorta di rispetto e stima albergasse nel loro rapporto, che poi per lui fosse sfociato in un interesse romantico e, in fine, in un amore non corrisposto, era stata una cosa inaspettata.
Draco non provava certo quello che provava lui, e lo accettava, tuttavia… non poteva non sentire una punta di emozione ogni volta che vedeva Draco esitare sulla parte della stanza doveva l’aveva visto sanguinante. Non riusciva a non provare una sorta di felicità nel ricordarlo tremante tra le sue braccia, sollevato che stesse bene.
Non riusciva a cancellare dalla sua mente il ricordo del corpo stretto addosso al suo. Quest’ultima cosa, era veramente difficile da scacciare.
Parlando di lavoro la tensione si allentò facilmente, parlarono con tre diversi sospettati, ma nessuno sembrò nascondere qualcosa.
Così si avviarono per tornare indietro – Almeno hanno identificato le vittime?-
Harry gli diede le direttive.
- Non ce la fai proprio a risolvere un caso da solo, eh?- sogghignò Draco – Tre giorni e vieni a strisciare alla mia porta perché risolva i casi per te. Quando ti sono stato assegnato hai vinto alla lotteria.-
Non aveva idea di quanto avesse ragione.
Draco si mise a pensare leggendo i fogli, le sue dita si alzarono fino al ciondolo che accarezzo sovrappensiero.
Harry distolse lo sguardo, imbarazzato. La sua ingombrante fede, era ancora lì, era ancora bellissima sul collo pallido e, cosa più importante, lo rendeva suo. Cercò di scacciare pensieri poco professionali dalla mente, ma vedere quelle dita scivolare sul metallo con delicatezza lo aveva fatto sobbalzare.
Harry strinse le labbra e gli trotterellò dietro – Oh, maestà, mi presti consiglio!- scimmiottò – Come posso io risolvere il caso?-
Lui fece una smorfia divertita.
- Il locandiere.- annunciò – Lui è quello che governa il mercato nero, se c’è stato un regolamento di conti, sicuro lui saprà qualcosa.-
- Ti aiuto!- si impose Harry.
- con quella faccia riconoscibile?Non grazie.-
Harry sospirò gravemente – Non ti lascerò andare senza di me.-
I due si fronteggiarono per un lungo instante poi Draco sospirò – Almeno usa la polisucco.-

**
- che diavolo avete combinato?!-
I due detective si guardarono senza capire, così Hermione aprì il giornale davanti a loro. Indelebile ed eterno, sulla prima pagina svettava la scritta: Harry Potter si è sposato!
Sotto, aggiungeva: il fortunato è il suo partner a lavoro e nella vita Draco Lucius Malfoy!
Harry sentì letteralmente il cuore fermarsi per un attimo, ebbe paura nel girarsi verso Draco che fissava la pagina di giornale come se potesse mordere.
Hermione lo rigirò verso di lei e lesse ad alta voce:
- “Pare che i due si siano legati per sbaglio secondo un antico rituale inscindibile, a prova di ciò, l’ex rampollo della decaduta famiglia Malfoy porta un ciondolo magico al collo.”-
- Come hanno fatto a saperlo?!-
- Non è solo questo, Harry.- replicò Hermiome stressata – C’è scritto tutto! C’è ogni dettaglio, perfino il tentativo che ti ha portato in ospedale!-
Harry lanciò un’occhiata veloce a Draco che non fece nemmeno una smorfia.
Invece che maledirlo, cruciarlo, o anticipare la parte che riguardava la morte in “finché morte non ci separi”, Draco rilassò la schiena sulla poltrona e fece spallucce.
Hermione indicò Draco come a chiedere a Harry che diavolo gli fosse preso e Harry scosse la testa.
- Malfoy…-
- Dovremmo dare una festa.- soffiò all’improvviso lui.
- come?-
- Una festa. Hai presente quelle cose dove di solito ti invitano e non vai mai? Ah, vero non ci vai. –
- Malfoy, perché vuoi dare una festa? – intervenne Hermione che sapeva bene che ogni ulteriore domanda di Harry avrebbe ricevuto una provocazione in risposta.
Malfoy, si mise su un fianco, disteso con una arrogante sirenetta, un nuovo sorriso che non prometteva nulla di buono spalmato sulle guance.
- Perché siamo sposati, no? Quale altro motivo abbiamo per festeggiare?-
- Dovremmo continuare a cercare un modo per…-
- Anche se ci fosse, non scomparirà dall’aggi al domani.- replicò Draco fissandosi le unghie meditando se sistemarle prima della festa – Sentite, ormai lo sanno tutti quindi non serve più aspettare di rompersi la testa prima di fasciarcela. Fasciamocela in un bel gessato Armani e divertiamoci. –
Harry guardò Hermione, confusa quanto lui, ma non poterono obbiettare.

**
Draco pretese che Harry arrivasse prima che gli ospiti anche solo concepissero che dovevano prepararsi.
Aiutarlo, o meglio, preparare lui la festa era uno dei nuovi computi della lista.
Si era presentato in jeans e maglietta e lo sguardo raggelante del marito lo aveva fatto sentire sorridere di cuore. Per minuti interi, lo redarguì di doversi vestire bene per l’occasione, che fortunatamente aveva abiti della sua taglia che poteva indossare per non fare brutta figura.
Sospettava che li aveva comprati apposta.
Harry si limitò a chiedere per favore, e gli elfi domestici, forti di sapere che lui era un nuova padrone, completarono il lavoro per lui mentre la dolce mogliettina era a prepararsi. Dopo diverse ore, Draco entrò in sala vestito di bianco, bello come il sole e con il collare in bella mostra. Aveva un’aria regale ma mascolina, i capelli erano solo leggermente tirati all’indietro, così che aveva un’aria gessata ma non troppo.
Era bello, straordinariamente bello, così tanto che Harry arrivò a chiedersi come aveva fatto a lavorarci per anni senza accorgersene. O a morirgli dietro, semplicemente.
Sentì le guancia arrossire, chiedendosi dov’era finito il suo autocontrollo e si alzò dal divano.
Draco fece una piccola piroetta – Bianco! Più matrimoniale di così…-
Harry alzò gli occhi al cielo – Ci stai prendendo gusto ad essere sposato con me, eh?-
- Un gusto amaro. – precisò.
- A me piacciono i gusti amari.- mormorò, divertito e un po’ accattivante.
Si aspettò una replica di Draco, ma questi si limitò a guardare l’ora.
- Fra poco arriveranno gli ospiti. Sai già cosa devi dire?-
- Che ti amo e che voglio avere tanti piccoli Malfoyni con te?-
Voleva essere una battuta ma dirlo ad alta voce gli avere una palpitazione al cuore.
Draco alzò un sopracciglio, poi si avvicinò, poggiò le mani sulle sue spalle e disse, seducentemente – Che a stare sopra sono io.-
Certo. Quando voleva. Cioè, forse.
Harry, colto della sua cotta adolescenziale, non aveva pensato nel dettaglio a cosa sarebbe potuta andare. Finora si era spinto a pensare solo di vedere il suo viso rosso, ansante, sudato e la sua voce incrinarsi implorando di più.
Insomma, pura fantasia.
In verità, non aveva pensato nel dettaglio a come sarebbe evoluta una possibile relazione, non osava sperare di ottenere molto di più di quell’abbraccio rubato dai fumi dell’alcool.
Harry fece un sorriso divertito e poggiò le mani sui fianchi – Lo dirò, se ti fa piacere, ma sappiamo tutti e due chi è la moglie qui.-
Draco assottiglio lo sguardo, minaccioso, poi si staccò da lui con fare offeso.
- Non servi proprio a niente.- mormorò – Finisci di prepararti che fra poco arriva la gente.-
Svanì com’era venuto, come una eterea e affascinante presenza.

La gente arrivò in fretta, fin troppo. Incuriositi dalla situazione e da come la stavano affrontando, i due sposini erano al centro dell’attenzione.
Harry lanciava frecciatine, Draco gliele rispediva con gli interessi. Tutto ordinaria amministrazione.
Draco era passato da inconsapevole vittima meditante vendetta a venditore eccelso della storia, la decantava in modo sempre più fantasiosi e eccentrici, e ogni volta aggiungeva dettagli in più. Dettagli che non c’era mai stati, ma che davano quel tocco Malfoyesco alla sceneggiata.
Harry sorrideva, in disparte, consapevole di non possedere nemmeno metà della verve di cui era capace il proprio partener. Si limitava ad annuir, confermando tutto con aria solenne, commentando i quanto in quanto solo per avvalorare ancora più la storia inventata.
- bacio!- gridò qualcuno, tra la folla di invitati. Negli occhi di Draco brillò un insana voglia di sfida, guardò Harry e piegò le labbra in un sorriso mordace.
- Allora, amore?- mormorò prendendolo sotto braccio – Vuoi baciare lo sposo?-
Ah, poteva?
Harry si prese qualche attimo per alzare gli occhi al cielo con fare palese, come se queste dimostrazioni d’affetto così plateali fossero un puro fastidio, poi però afferrò i fianchi di Draco e si beò della confusione nel suo sguardo che precedette il contatto.
Non si poteva definire un vero bacio, non fu che un tocco fugace di labbra, un accenno appena di movimento prima che il boato di applausi li distrasse da quel momento. Seguirono risate, sarcastiche congratulazioni, acclamazioni, proposte per baci nuovi, ma nulla delle mille distrazioni di quella sera riuscì a far dimenticare ad Harry la sensazione provata quando le loro labbra si erano toccate.

La festa sembrò eterna, ma quando finì, Harry era un po’ brillo e un po’ pensieroso.
Era rimasto ad aiutare a sistemare casa. Cosa del tutto inutile visto che ci avrebbero pensato gli elfi domestici ma aveva voglia di litigare un po’ con Draco.
Litigare, perché era praticamente l’unica cosa che sapevano fare insieme.
- Sei senza speranza.- gli rinfacciò Draco infatti quando apparve con due bicchieri in una mano e una bottiglia di pregiato vino nell’altra, prima di entrare nel suo studio e lasciare la porta aperta dietro in un chiaro invito.
Harry lo seguì come un cagnolino seguiva il suo padrone, sperava solo che Draco non fosse in grado di notare la sua immaginaria coda scodinzolare.
Era la prima volta dopo quella famosa notte che entrava in quella stanza. Lì l’aveva stretto a sé, rendendosi conto di quanto fosse perdutamente cotto dell’altro.
Le sue labbra, pensò mentre Draco le arricciava pensieroso mentre versava il vino.
No. Non doveva pensarci.
- Si sono divertiti tutti, è stata una bella festa.-
- E’ stata una bella festa perché l’ho organizzata io.- rimbeccò l’altro prendendo i bicchieri per poi portarglielo. C’era qualcosa di particolarmente lento nei suoi movimenti, il modo con cui tese il bicchiere a Harry sembrò stranamente sinuoso.
- Arriverà mai un giorno in cui non rigirerai una conversazione per dire quanto sei fantastico?-
- No, mai.- sorrise Draco.
- Me la sono cavata come spalla allora?-
Draco accentuò il sorriso – Abbastanza, potevi fare meglio.-
- E arriverà mai il giorno in cui mi farai un complimento?- rimbeccò allora Harry sorseggiando il suo vino.
- Quando te lo meriterai.-
- Ho sconfitto…-
- un mago oscuro e bla bla bla, lo so. E’ stato anni fa, nulla di nuovo?-
- Non credevo che ci fosse una prescrizione per gli atti eroici.- replicò Harry suo malgrado divertito – Sopporto te, dovrebbero farmi una statua solo per questo.-
Draco alzò un sopracciglio e già stava per ribattere che semmai era il contrario, poi però ci ripensò. Un’onda di insolita dolcezza passò nei suoi occhi prima che girasse il viso verso il camino acceso.
- Sono proprio un rompicoglioni quando mi ci metto, eh?-
- lo stai ammettendo?- fece l’altro sinceramente sorpreso.
- Mi ci impegno tanto, sarebbe un peccato non ammettere quando eccello in qualcosa.-
Harry alzò gli occhi al cielo e si avvicinò al fuoco. Sapeva che era ora che andasse via, cercò il coraggio di dirlo.
Fissarono le fiamme, sorteggiando il vino in silenzio per un po’.
- Mi dispiace.- proruppe Draco all’improvviso. Harry si girò verso di lui, confuso.
- Non credevo che potesse avere conseguenze su di te.- aggiunge – Se l’avessi saputo non avrei mai tentato.-
Si guardarono e Harry vide reale rimorso nei suoi occhi. Se sentì in colpa… e apprezzato.
- Non è stata colpa tua, sono l’unico da incolpare. –
- Sei un coglione, è vero.- la sincerità con cui lo disse fece quasi sorridere l’altro – Però non sei male, tutto sommato. Hai solo bisogno di me al tuo fianco.-
- Siamo sposati, più al mio fianco di così.-
Draco tirò le labbra in un sorriso – Mi sto abituando all’idea: farti disperare per il resto della vita. Non sembra così male vista così.-
- Hai già deciso il giorno in cui mi ucciderai per liberarti?-
Draco fece una piccola smorfia che voleva essere un ghigno, ma invece fu un impacciato sorriso, lo fece toccandosi il collare con naturalezza. Lo accarezzava come se lo coccolasse e Harry meditò che fosse una cosa che faceva spesso.
- Ti do quattro mesi. Confido che la tua solita fortuna risolva anche questo.- decretò – E con fortuna intendo la Granger.-
Harry rise, poi prese un sorso di vino.
Era bello, era bello che non lo avesse cacciato a pedate da casa finita la festa, era bello che fossero lì a bere ed era ancora più bello che stessero parlando.
Draco finì di bere il bicchiere di vino e se ne versò un altro gocciò, poi lo offrì anche a Harry il cui bicchiere era quasi vuoto.
- No, meglio che vada.- disse. E Draco gli versò altro vino.
Impotente, Harry osservò il liquido rosso scivolare nel suo bicchiere, ogni millimetro di quel liquore era un minuto in più da passare con il suo partner.
- Sto bene, lo sai?- mormorò – Sto bene, Draco. Non serve che tu mi protegga.-
- Sono il tuo partner, il mio dovere è proteggerti. Soprattutto se hai dimenticato come sempre l’amuleto protettivo. Continui a scordarlo, ogni volta devo essere io a mettertelo al collo. Giuro che gli farò lo stesso incantesimo che costringe la sua fede nuziale al mio collo a quel maledetto amuleto, non è davvero possibile che tu sia così idiota.-
Dio, era adorabile quando si preoccupava per lui.
- Ero ad una festa non mi serviva mica.-
- E se qualcuno avesse avuto motivo di tentare di assassinarti?-
- Ma dai.-
- Non si può mai sapere.- rimbeccò Draco – perfino io ho pensato a centotrenta modi di farlo nell’ultimo mese. Se ci fosse qualcuno intelligente anche solo un decimo di quanto lo sono io, potresti essere già morto a quest’ora.-
Dicendo così, si avvicinò alla scrivania e prese da un cassetto un ciondolo. Quando tornò da Harry glielo appese al collo e restò a guardarlo qualche attimo.
- Ecco. Protetto.-
Da così vicino gli occhi di Draco erano magnetici, quando si puntarono nei suoi ad Harry venne in mente il lieve tocco di quelle labbra, un tocco leggero e inconsistente che gli aveva solo fatto venir voglia di avere di più.
Desiderò baciarlo, lo desiderò come non aveva mai desiderato qualcosa in vita sua, con una ferocia istantanea a devastante.
Capì che non era possibile esistere ancora in un mondo in cui non avrebbe baciato quelle labbra fino a consumarle, e così si arrese.
Gli prese il viso con le mani e lo tenne fermo prima di chinarsi su di lui.
Poi aspettò, aspetto lo spintone, aspettò il rifiuto, aspettò la maledizione, la aspettò come si aspetta un uragano, mentre serrava la presa e tentava di approfondire il bacio.
Draco non lo fermò ma per quanto tentasse di convincerlo nel bacio le sue labbra restarono stoicamente schiuse.
Si allontanò da lui e lo guardò con aria colpevole. Draco gli restituì un espressione pensosa.
- Credevo di essere io con la cintura di castità.- ponderò il padrone di casa.
Harry sentì le gote pungere dall’imbarazzo, ma non riusciva a togliere le mani dal suo viso, né a separarsi - … è il vino.-
- Certo, ho assaporato.- confermò Draco – Per fortuna ti ho fatto bere del vino decente.-
- E’ davvero tutto qui ciò che hai da dire?- ribatté Harry piccato.
L’aveva appena baciato e sembrava che gli avesse dato uno scalpellato.
Si sentì ferito, prima ancora che sollevato.
Draco si sfiorò il serpente dagli occhi verdi e le sue sopracciglia si aggrottarono – Ora non rompi eh?- domandò, al piccolo animale argentato – Bastardo.-
- Sono tuo marito, è ovvio che con me non faccia storie.-
Draco alzò gli occhi su di Harry e soppesò la situazione, come una concessione. Poi scrollò le spalle e fece l’ultima cosa che Harry si sarebbe aspettato: avvolse il collo con le braccia e piegò la testa di lato prima di dire semplicemente – Stavolta fallo meglio.-
Per un istante Harry non seppe cosa fare, gli guardò le labbra, poi guardò lui come un cucciolo che aveva il permesso per la prima volta di entrare in casa, ma non c’era nessuna chance che non accettasse quell’invito.
Al secondo bacio, terzo pensò Harry distrattamente, Draco rispose, lo fece piano, prendendosi il suo tempo, costringendo Harry al suo ritmo, al suoi desideri.
Harry accettò, avrebbe accettato tutto a quel punto.
Tutto precipitò piuttosto in fretta, Harry si ritrovò seduto sul divano, il serpeverde a cavalcioni sulle sue ginocchia le lingue sempre più consapevoli dell’esistenza dell’altra.
Stavano pomiciando come ragazzini.
Harry aveva fatto scivolare la mani lungo la schiena del compagno per poi risalire lungo tutto il tragitto. Le mani sfiorarono il collo, poi il ciondolo…
Draco si staccò dal bacio con uno strattone. Strinse le labbra così forte che si sbiancarono.
- Non farlo.- gracchiò dopo due respiri profondi.
- Ti ho fatto male?-
- No.- replicò contrito – Solo… non farlo.-
I suoi occhi erano diventati più lucidi, il respiro corto, le guancie avevano un colorito nuovo che non gli aveva mai visto.
In una situazione del genere, Harry avrebbe promesso tutto all’altro, per un bacio gli avrebbe venduto la sua casa, per qualcosa di più la sua stessa anima… ma le regole e le imposizioni non erano mai state il suo forte. Con il pollice, accarezzò la cresta del serpente dagli occhi verdi e riuscì a vedere l’attimo in cui le pupille di Draco si dilatarono prima che un gemito gli sfuggisse dalla gola.
Vide l’estasi sul viso, per un breve istante e lo trovò bellissimo. Draco, però, si riprese in fretta, assottigliò gli occhi, con rabbia.
- Avevo detto che…- ma non finì mai la frase, perché Harry trovò qualcos’altro da baciare.
Posò le labbra sul cerchietto argentato e si deliziò del modo in cui Draco inarcò la schiena, quando passò la lingua in un guizzo sulla lacca, il serpeverde si aggrappò alle sue spalle con così tanta forza da sbiancarsi le dita.
Afferrò con le dita i capelli di Harry per tirarlo via e rimproverarlo con lo sguardo più disperato che gli avesse mai visto.
Due attimi dopo Harry si ritrovò scaraventato di schiena contro il divano, gli occhi di Draco dardeggianti, sembravano volerlo sbranare.
- Me la pagherai.- mormorò prima di aggredire le sue labbra.
Quello non fu un bacio, era un divorarsi continuo, famelico, senza respiro.
Harry riuscì appena a sentire le dita di Draco armeggiare con la cintura prima di sentire la mano insinuarsi e afferrargli il sesso duro.
Fino a due ore prima non avrebbe mai immagino che sarebbe finito a fare queste cose con lui, ma ora che stava succedendo Harry era avvolto da un senso di incredula possibilità.
Poteva averlo, doveva averlo.
Mentre la mano di Draco scivolava con fretta sull’erezione di Harry, questi cercò di trovare la strada verso la sua meta, lo fece tornando a lambire il gioiello e sbottonando il pantalone dell’altro. Ma quell’idiota del tuo partner usava ancora i dannati bottoni e dopo averne sbottonati due decise che avrebbe indottrinato l’uso della zip al cocciuto compagno perché quel pantalone doveva svanire.
Riuscì perfino a concentrarsi, tra il baciare, il succhiare e desiderare di spogliare quell’uomo. Forse, quest’ultimo desiderio aiutò.
Il pantalone svanì all’istante e Draco sembrò più sollevato che sorpreso.
Prese una mano dell’altro e la spinse contro di sé, in una imperativa richiesta. Una richiesta che Harry aveva tutte le intenzioni di soddisfare.
Si toccarono l’un l’altro mentre le labbra divoravano ciò che resta di quei baci.
Poi all’improvviso Draco si fermò e per un secondo il tempo sembrò fermarsi con lui. Appoggiò la fronte sulla sua prese un respiro, poi strinse le dita attorno al polso dell’altro fermando il delicato lavoro che stava eseguendo sul sesso del biondino.
Harry temette che fosse finita, che fosse rinsavito, ma Draco aveva gli occhi chiusi, il respiro ansante di chi era sull’orlo dell’orgasmo.
Lo vide muoversi a rallentatore, o almeno così parve a lui. Lo vide fare perno sulle ginocchia e alzarsi mentre spingeva la mano di Harry più in basso… molto più in basso.
Quando senti le dita spingergli i polpastrelli nell’anello di carne, Harry trattenne il respiro.
Stava… davero accadendo? Lui, poteva davvero…?
Draco socchiuse gli occhi e la risposta era in quelle iridi lucide.
Poteva. Doveva.
Il primo dito entrò facilmente, lo infilò fino alla nocca e avvertì il corpo di Draco vibrare su di lui. Per il secondo dovette forzare un poco, ma quando si sentì dentro l’anello sentì il proprio sesso bramare quell’antro come si bramava la pioggia dopo anni di siccità.
Le mosse, le aprì, tentò in ogni modo di abituarlo mentre Draco pazientava, sospirando e gemendo, come se non sapesse se godere o sgridarlo.
Draco gli afferrò i capelli, glieli tirò a rimprovero e Harry capì che era al limite.
L’impazienza lo fece ammattire, gli aprì le natiche e si spinse in lui. Scivolò via, e a Draco sfuggì uno sbuffo derisorio.
Dio, se era adorabilmente stronzo anche quando stava per essere scopato.
Harry gli afferrò i fianchi e se lo strattonò addosso, lo strinse vicino tanto da sentire sulla sulle petto il battito forsennato del suo cuore, poi tornò a premere l’erezione contro l’anello di carne.
Quando si sentì entrare, Harry capì che tutte le sue disgrazie, tutte le sue fortune e le sue disavventure erano stati passi per portarlo esattamente a quell’esatto istante.
Fu grato per ogni sua buona stella.
Draco gli si stringeva attorno, nervoso da quella intrusione, ma lo sentiva sforzarsi di rilassarsi. L’unica cosa che gli venne in mente di fare fu tornare a lambire quel gioiello magico. Il gemito di piacere che sentì aleggiare nell’aria lo portò quasi all’orgasmo.
Tentarono di andarci piano, davvero, ci provarono. Ma fu inutile. Un paio di spinte dopo i due bacini avevano iniziato una danza forsennata allo stremo, una corsa verso il piacere sempre più intenso che culminò con un urlo soffocato il primo nel petto del padrone di casa il seconda nei suoi capelli.
Si mossero ancora, racimolando ogni grammo di piacere che ancora riuscivano a provare, finché anche l’ultimo guizzo di passione non scemò.
Ci fu calma, silenzio e respiri. Uscire da lui fu come uscire da una calda coperta in pieno inverno.
Draco se ne stava abbarbicato a lui, apparentemente incurante della situazione in cui erano, il viso nell’incavo del collo del suo partner mentre in respiro diventava più lento. Dopo un tempo imprecisato, si discostò per darsi lo slancio e lanciarsi sul divano, steso.
- Non male, Potter.- mormorò con un mezzo sorriso – Questa volta devo ammetterlo.-
Harry si ritrovò ad arrossire - Wow, credo che sia la prima volta che mi fai un complimento.-
- Prima o poi doveva capitare.- mormorò Draco buttando la testa all’indietro e chiudendo gli occhi.
C’era qualcosa di stranamente intimo nel suo modo di restarsene lì, nudo dalla cintola in giù, come se nulla fosse.
Harry avrebbe voluto fargli un mare di domande, ma non osava farle. Si limitò tuttavia a rassettarsi i pantaloni, fingendo di non essere a disagio.
Avevano appena fatto sesso. Sul serio.
- Levami le scarpe.- sentì la voce di Draco arrivargli all’improvviso. Harry lo guardò con fare perplesso causando nell’altro un alzata d’occhi.
- Mi hai fatto sparire i pantaloni ma non le scarpe. Sono scomodo, levamele.-
Gli tese le gambe tendendole come una delle più eleganti ballerine e attese – E comunque dovrai ricomprarmeli. Erano di marca.-
Harry non obbiettò e iniziò a slacciargli le scarpe, poi gli sfilò la calzatura. Eseguì anche all’altra.
Gli venne naturale iniziare a massaggiarglieli.
Draco puntò gli occhi su di lui e Harry si giustificò con – Numero 42 della lista.-
Sembrò soddisfare il biondino che si mise più comodo sul divano e si godette il massaggio.
Restarono in silenzio. Harry sentiva che avrebbe dovuto avere un milioni di pensieri per la testa, mille paure, ma invece l’unica cosa che riusciva a pensare era che Draco fosse bellissimo, e che avrebbe tanto voluto continuare da dove avevano smesso.
Magari continuare tutta la notte, perché no.
Draco piegò la testa e con le dita si tolse una ciocca dal capelli, fu un gesto semplice, eppure in quel momento parve la cosa più sensuale che avesse mai fatto.
- Andiamo in camera mia?- domandò.
Harry chiuse le labbra per non sembrava un pesce lesso, non ci pensò nemmeno un attimo prima di annuire.
Draco conduceva i giochi e lui era lì per giocare.
Come briciole lasciate sulla strada Harry seguiva quel percorso, affamato.
Mentre salivano le scale si sentì pronto ad affrontare la strega, il forno e il disastro imminente, tutto per poter assaggiare ancora quella deliziosa casetta fatta di dolci.

**
Hermione arrivò come una furia nell’ufficio spalancando la porta – Ho trovato la soluzione!- quasi urlò.
I due auror la guardarono, confusi poi Draco scattò in piedi – Merlino ti benedica!- esclamò – Dimmi tutto!-
Prima che Harry potesse aggiungere altro, Hermione iniziò a snocciolare com’era arrivata alla soluzione, come si era già procurata il necessario e che erano pronti a procedere.
All’improvviso, Harry si sentì disarmato.
No, pensò disperatamente guardando Draco, non voleva. E invece dovette rispondere – Oh, bene.-
Si sforzò supplicare il gioiello abbarbicato al collo di Draco di tenere duro, ma sapeva quanto fosse sbagliato a più livelli.
Un’ora prima era seduto ad una scrivania cercando di non farsi venire un erezione e ora si stavano dirigendo verso un luogo consacrato per l’occasione con antichi riti.
La sala era stata ricreata come un antico santuario romano, il mago italiano si era messo una tunica che si reggeva a stento addosso per quanto fosse antica e Harry sentì le mano dell’amica trascinarlo lungo il corridoio.
Qualcosa nella mente di Harry si spense, una continua cantilena che implorava che no, non voleva succedesse, Draco era suo, era solo suo, doveva restare solo suo, era un insistente mormorio nella testa.
Draco, invece, sembrava trepidante.
In piedi davanti a quel prete che aveva unito le loro mani con un nastro rosso l’Auror guardò il compagno con un espressione ebete.
Lesse l’incantesimo con voce spenta, assistette impotente alla cerimonia, odiò l’entusiasmo con cui Draco pronunciò l’incantesimo.
Il sacerdote lasciò che la cera della candela cadesse sul nastro, poi tagliò il nastro.
Quando tutto fu silenzio e attesa Harry capì che la cerimonia era finita e che ora dovevano solo aspettare.
Ma nulla accadde.
Osservò Draco afferrarsi il collare e provare a strattonarlo un poco con fare nervoso.
- Che succede? Perché non si leva?-
Hermione sfogliò le pagine del libro con fare preoccupato – Non ha senso.- continuò a ripetere per oltre dieci pagine.
Poi li guardo, altalenando lo sguardo tra i due – M-mi dipiace io…-
- Non è colpa tua, Herm.- rispose subito Harry.
- Sei sicura che si sia svolta bene? Forse dovremmo provare a rifarla.-
Lei aggrottò le sopracciglia, pensierosa. Il mago italiano si tolse la tunica – La cerimonia si è svolta bene.- disse – L’unico criterio che avrebbe potuto mettere a rischio la scissione era che il matrimonio fosse stato consumato, ma dal momento che non è il caso davvero non so cosa sia andato storto.-
Consumato.
Quella parola vibrò nell’aria come una condanna. Harry si girò verso Draco che aveva schiuso le labbra e sembrava voler trovare disperatamente qualcosa da dire senza riuscirci.
- Mi dispiace, Harry.- mormorò Hermione verso il migliore amico – Non so davvero più cosa fare.-
Harry si sentì improvvisamente in colpa per aver desiderato che quella unione fosse inscindibile, lanciò un’occhiata a Draco che se ne stava in piedi, gli occhi assenti, le spalle rigide. Senza dire una parola si girò e andò via.
Harry temporeggiò, lasciandolo un attimo solo. Era colpa sua se quell’unione ora risultava ancora più solida di prima se solo non l’avesse baciato, Draco non avrebbe mai deciso di farlo con lui e ora non sarebbero stati inevitabilmente sposati senza appello.
Harry tornò in ufficiò un’ora dopo, Draco era seduto sulla poltrona, gli dava le spalle. Harry stava per chiedergli scusa quando arrivò un post it al volo che gli si schiantò sulla faccia.
Lo lesse mentre si massaggiava il naso.
Un caso urgente, un nuovo cadavere era stato scoperto. O quello che ne restava.
- C’è un caso.- mormorò.
- Fottiti.- gli rispose Draco girando una pagina del romanzo che fingeva di leggere.
Harry desiderò insistere, ma lasciò perdere. Si mise il cappotto e uscì.

**

Quando la chiamata era arrivata, Hermione Granger era a pranzo fuori.
Era insolito che Ron la chiamasse su cellulare dal momento che non aveva ancora capito come funzionavano, così, quando aveva letto il nome sul display sentì un senso di timore farsi strada nel suo stomaco.
Rispose con un espressione accigliata - Ron?-
- Herm. Devi correre in ospedale.-
Bastò questo per far saltare in piedi la ragazza, buttò soldi sul tavolo e corse via.
Sobbalzò quanto sentì i passi pesanti della corsa e si girò verso il nuovo arrivato.
Draco Malfoy aveva il viso paonazzo e il sudore che gli imperlava la fronte quando si apprestò a lei.
- Cosa diavolo è successo?!- tentò di urlare, ma senza fiato gli risultò impossibile.
Herm inghiottì a vuoto – Non lo sappiamo.- confessò - … legalmente non possono dirci nulla.-
Draco strinse i pugni, nervoso - …come?-
- Tu puoi.- intervenne Ron – Sei suo marito, a te possono dirlo.-
Lo videro esitare, sfiorarsi il collare come a promemoria. L’esitazione durò solo quell’istante, poi si diresse verso un medico e lo placcò con energia.
- Ditemi subito come sta.- soffiò che voce talmente grave che a Hermione si sentì raggelare.
Che Draco Malfoy e Harry Potter sotto sotto andavano d’accordo nonostante i battibecchi l’aveva sempre saputo, ma ultimamente qualcosa era cambiato. Harry era riuscito ad ammettere di adorare il compagno, mentre era bastato vedere gli occhi di Malfoy dopo quel primo tentativo di libertà per far crollare la sua maschera.
Si volevano bene, anche se Hermione non era sicura di capire precisamente in che modo. Né era il momento di chiederselo.
Allungò le orecchie per sentire, perché Draco non sembrava del tutto lucido per ascoltare i dettagli: pare che fosse arrivato troppo presto sulla scena del delitto, che ci fosse ancora uno dei furfanti e che lo avesse colpito mentre era di spalle.
Harry non aveva avuto modo di ribattere alcunché e se non ci fosse stato una chiamata anonima probabilmente sarebbe morto lì, da solo.
Le sue condizioni erano critiche e non si esprimevano su possibili riprese. Ma la loro espressione diceva già tutto.
Hermione sentì le forza abbandonarle, ma riuscì a stare in piedi.
Draco Malfoy no.
Lo vide crollare su una sedia, tenuto insieme solo da carne e ossa. Era a pezzi come cristallo frantumato. Gli improvvisamente spenti.
Ron era pallido in un angolo, le braccia conserte gli occhi scuri. Dopo un po’ avanzò verso il biondino, furibondo.
- Tu dov’eri?- inveì – Perché non sei andato con lui?-
Draco lo sentì appena, sconvolto com’era.
Hermione cercò di frapporsi tra loro – Ron, calmati. E’ ancora vivo.-
Draco soffiò – E’ colpa mia.- fu flebile, ma si riuscì a sentire perfino col caos dell’ospedale.
Ron strinse i denti e si arrese all’idea doveva solo aspettare.
Hermione dovete ingoiare la propria disperazione per pensare a quella del merito del suo migliore amico.
Si sedette al suo fianco e sussurrò – Si riprenderà, lo sai. Lui è fatto così.-
Draco fissava il pavimento – E’ colpa mia.- insistette.
- Avevi le tue ragioni per non andare con lui.-
Draco strinse i pugni – Io non…- guardò Ron sul fondo del corridoio – avrei dovuto ricordargli l’amuleto. Lo faccio sempre. Perché non l’ho fatto?- la sua voce sfumò - … lo dimentica sempre, io… glielo ricordo sempre.- farfugliò ancora – perché… perché non l’ho fatto.-
Hermione doveva aggrapparsi alla sua logica per non crollare a pezzi, ma vedere Draco Malfoy così le aprì gli occhi.
Gli prese la mano, gliela strinse forte - Finché quel gioiello resta appeso al tuo collo, lui è vivo.-
Draco alzò finalmente gli occhi su di lei e vide la speranza rilucere nella profondità della disperazione. Si toccò il gioiello e vide i suoi muscoli rilassarsi leggermente.
- E’ ancora vivo.- disse.
- Lo è.-
Strinse le dita attorno al cerchietto e le tenne lì, non importava quanto fosse diventate bianche dallo sforzo.
Draco stringeva quel cerchietto come se farlo potesse tenere in vita Harry.
Quando si spezzò… lo fece anche il suo cuore.

**


Il dottore uscì dalla sala con aria grave, nessuno lo assalì per sapere come stava Harry Potter, perché Draco teneva tra le mani la sua ingombrante fede nuziale e la fissava con un espressione assente.
Hermione non era assolutamente in grado di alzarsi, Ron non era in grado di camminare.
Il dottore si avvicinò a Draco e prese un profondo respiro.
- Starà bene.- disse.
E fu come sentire un suono nelle profondità del mare.
Hermione fu la prima a svegliarsi dal dolore - … come?-
- L’abbiamo perso, per un minuto, ma le pozioni di rigenerazioni lo hanno riportato indietro. Ci vorrà tempo prima che finiscano il lavoro e torni come nuovo, ma posso affermare almeno che sia fuori pericolo.-
Hermione strinse le dita di Draco con forza, lui non sembrava nemmeno aver sentito.
- Starà bene, Draco.- gli disse, con dolcezza, anche se tutto ciò che voleva era saltare in piedi e abbracciare il medico – E’ salvo.-
Draco sbatté le palpebre e la guardò senza davvero guardarla - …come?- disse piano.
Hermione annuì – E’ vivo.-
Lo vide aggrottare le sopracciglia, più confuso che mai, poi alzare il gioiello che aveva stretto tra le mani per tutto il tempo al collo. Tentò di rinfilarselo, non riusciva a capire perché non ritornasse dov’era.
Sembrò davvero non capire perché fosse ancora tra le sue mani.
Hermione lo fermò dolcemente – Andrà tutto bene.- sussurrò. Lo fece anche verso di sé.
Ron ignorò tutto e tutti, e si precipitò verso la stanza di Harry Potter.

**

Risvegliarsi fu doloroso. Harry sentì il bisogno di urlare all’istante, ma riuscì a resistere all’impulso. Grugnì però.
Era in ospedale? Cos’era successo? Quali erano le sue condizioni?
Draco, pensò disperatamente, dov’era Draco?
Si ritrovò con due teste di persone che conosceva bene su di lui. Ron era livido in volto e Hermione… beh, l’aveva vista per anni così preoccupata e sperava di non doverla più rivedere così.
Lei lanciò un’occhiata dietro di sé - … è sveglio.-
Quando vide il biondino spuntare ai piedi del letto con le braccia conserte e il viso lugubre Harry si sentì immediatamente meglio: lui stava bene.
- Cosa… è successo?- riuscì a dire, tra un sospiro e l’altro.
- Sei stato vittima di incompetenza.- decretò Ron lanciando un’occhiata obliqua e Draco che restò in silenzio, accusando il colpo. Hermione scosse la testa.
- Sei stato aggredito. Ma te la caverai.-
Harry annuì e se ne pentì. Sentiva i tessuti del suo braccio rigenerarsi, sembrava di sentire le molecole legarsi una per una.
- Tu stai bene?- fece verso Draco.
Lo vide irrigidirsi e annuire poco convinto.
Ron stava per dire qualcosa, ma Hermione gli afferrò un braccio con forza.
Harry sentiva ancora gli occhi stanchi, così li chiuse.
Sentì mormorii sommessi e il suo nome ripetuto più volte. Doveva essersi addormentato perché la seconda volta che aprì gli occhi il dolore era molto di meno ed era notte ed era solo.
Aveva una sete terribile, così cercò di muoversi.
Vide spuntare qualcuno e, con sua grande sorpresa non fu un infermiera.
- Ti serve qualcosa?- domandò Draco. Sembrava molto stanco.
- … aqua.- mormorò lui.
Lo vide sparire un attimo per tornare con un bicchiere e una cannuccia. Bere fu come sentire il proprio cervello ritornare alla vita.
Si sentiva improvvisamente più lucido e vigile, riuscì a guardarsi attorno – Dove sono Ron e Hermione?-
- … li hanno mandati via. L’ora delle visite è finito.-
- E tu?-
- Io sono tuo marito.-
Quella frase piombò su di lui, lapidaria. Harry avrebbe voluto non sentirsi felice di sentirla, ma era così bella, così perfetta.
- Riposa.- lo sentì sussurrare nel buio della notte – Se ti serve qualcosa, sono qui.-
Harry fece un mezzo sorriso – Sta tranquillo, sto già molto meglio. Puoi andare.-
- Certo.- replicò con una nota ironica, come se Harry avesse fatto una battuta.
- Sto bene.- insistette Harry – Domani ci vediamo in ufficio.-
La smorfia ironica si congelò sul viso, gradualmente i suoi occhi divennero freddi e rabbiosi – Riposa.- ripeté e qualcosa nel suo tono di voce fece sentire Harry come se avesse puntato addosso una bacchetta magica con un Avada Kadavra pronto all’uso.
Serrò le labbra e annuì, poi tentò di mettersi comodo come a dire “vedi? Sto per riposare!”
Credeva che non avrebbe chiuso occhio, invece non appena serrò le palpebre fu improvvisamente giorno.
Si mise seduto ancora prima di ricordarsi di essere stato ferito, per fortuna nella notte e grazie a pozioni rigenerante, il suo corpo si era ristabilito perfettamente.
Una volta seduto, puntò i suoi occhi sul suo maritino addormentato su una sedia e non poté fare a meno di notare le marcate occhiaie e i vestiti stropicciati.
Non l’aveva mai visto così. Quello… non era il suo Draco.
Era colpa sua? Era stato Harry a ridurlo così?
Anche se Harry non fece alcun rumore, gli occhi dell’altro si aprirono. Per una frazione di secondo, vide il panico attraversarli, come se il fatto che si fosse addormentato poteva aver causato la terza guerra mondiale, poi però vide Harry, lo vide seduto e qualcosa di nuovo passò nei suoi occhi; sembrò sul punto di mettersi a piangere.
Ma, forse, fu solo una sua impressione.
- Ehi.- mormorò il salvatore con un sorriso tirato – Hai un aspetto orribile.-
Draco si alzò in piedi, stiracchiandosi le gambe – Non sono certo io quello morto ieri.-
- …morto?-
La mano di Draco esitò prima di sbottonarsi il colletto insolitamente attillato. Quando vide il collo libero dalla sua particolare decorazione fu come se Harry ricevesse un pugno in faccia.
- … quando?-
- Ieri quando hai avuto la brillante idea di farti ammazzare. Ora che sei sveglio e sano e salvo, preparati perché ti ammazzo io.-
Qualcosa suggerì al moretto che c’era del vero in quelle parole.
- … ti chiedo scusa?- provò.
- L’amuleto, perché non l’hai messo?- la voce di Draco era spenta, gli occhi duri - Quante volte te l’ho detto? Perché non mi ascolti mai?-
Harry piegò metà labbro, scrollò le sue spalle nuove di zecca e prive di cicatrici – Perché mi piace sentirmelo dire.- mormorò – Perché significa che un poco a me ci tieni.-
Voleva essere una piccola battuta, avrebbe dovuto metterci più ironia, ma non riuscì a nascondere la verità dietro quella frase. Si odiò un poco per questo.
Draco incrociò le braccia, poi si portò una mano al collo per toccarselo pensieroso, fu un gesto talmente automatico che quando se ne accorse smise in modo evidente.
- Se lo ammetto ad alta voce, la smetti di dimenticarlo?- disse dopo un po’.
- Ammettere cosa?- echeggiò Harry.
- Che il tuo brutto muso tutto sommato non mi dispiace.- replicò Draco – Se lo ammetto, la pianti di cercare di farti ammazzare?-
In Malfoyese era la cosa più simile ad una dichiarazione d’amore che potesse mai avere.
- Beh, almeno non sei più sposato con me, non sei contento?- ironizzò, per sdrammatizzare.
Non lo vide arrivare. Non se lo aspettava.
Il pugno gli arrivò così diretto e violento che Harry per un attimo non ricordò il proprio nome. Si portò una mano al viso dolente e fissò confuso il proprio partner che si massaggiava le nocche.
- Cosa…?-
Potevano anche incazzarsi, litigare, ma mai erano arrivati alle mani così. Guardava Draco, senza capire.
Le sue occhiaie si erano accentuate di nuovo, il pallore del suo viso era più marcato. Si passò una mano sul collo, stavolta le unghie fecero segni rossi sulla clavicola come se volessero staccare la pelle. Smise quando si accorse di starlo facendo, ma i segni restarono visibili.
Ebbe l’impulso di tenergli le mani solo per impedirgli di straccarsi la pelle.
- Mi dispiace.- disse Harry con il cuore che doleva.
- Non mi basta.-
- Cosa posso fare per farmi perdonare?-
- Sposarmi.-
Quella frase fu detta con così tanta naturalezza che Harry stava già per rispondere di sì, poi le labbra si bloccarono nel formulare la parola.
Disse invece -…come?-
L’altro si portò nuovamente le mani al collo, stavolta si limitò a massaggiarlo – Rifaremo tutto daccapo.- disse – Lo scettro, il cerchietto, la tua stupida voglia di leggere le cose ad alta voce. –
- Perché dovresti volerlo?- domandò di rimando Harry, incapace di afferrare gli eventi.
Draco strinse le labbra, quasi ringhiò. Le sue dita erano rigide sul collo.
Per un secondo, sembrò di nuovo sul punto di dargli un pugno…
Poi qualcosa cambiò.
Le spalle si arresero alla gravità, il viso si arrese a qualsiasi cosa stesse macchinando il suo cervello. Quando parlò, Harry sentì il proprio cuore fare male.
- Perché finché quello stupido cerchietto è al mio collo… tu sei vivo.-
Harry perse un battito, e non seppe cosa dire. Così Draco continuò con voce più flebile – Perché… Perché da quando si è staccato non respiro, non riesco a dormire, non riesco a pensare. Devo saperti al sicuro, devo…- abbassò la mano, ora i segni sul collo erano meno evidenti ma Harry poté notarne altri, più vecchi, forse della notte prima. Draco doveva essersi graffiato tutta la notte in cerca di quel gioiello – Devo saperti al sicuro. –
Era… adorabile. Ed era doloroso.
Harry odiò vederlo così. Era colpa sua, lui l’aveva ridotto così.
L’unica colpa di Draco era tenere a lui, dopotutto. Anche se non nella maniera che Harry avrebbe voluto.
Draco tornò a tormentarsi il collo e Harry gli strappò delicatamente via la mano e la prese nelle sue.
- Quello che dici non ha senso.- mormorò – Ora sei stanco e stressato e straparli. Riposa. Domani sarai rinsavito.-
Draco sembrò sul punto di dargli un altro pugno – Non hai sentito la parte del “non chiudo occhio”?- replicò – Vado solo un attimo a prendere lo scettro in ufficio, cerca di non morire nel frattempo.- non lo disse per scherzo, nei suoi occhi c’era l’ovvia determinazione di chi stava già macchinando se prendere la metropolvere o smaterializzarsi direttamente.
Doveva cambiare tecnica. Doveva… dissuaderlo.
Decise di farlo nella maniera peggiore: essere sincero.
Strinse le due dita e si beò per un attimo del loro calore. Si chiese se dopo averlo detto ad alta voce Draco lo avrebbe mollato lì scappando via lontano.
- Non posso sposarti.-
- Perché no?-
- Perché ti amo.-
Ci fu silenzio. Harry sostenne con forza il suo sguardo. Una luce si accese, nella profondità. Fu come se l’opaco della stanchezza si diradò. La lucidità si fece strada.
Con quella lucidità, una nuova, ovvia, determinazione.
- Allora dovresti volermi sposare.- replicò come se fosse la cosa più logica da dire.
Harry fu tentato da quella logica innegabile, ma era più sconvolto che si fosse appena dichiarato e Draco avrebbe semplicemente ribattuto che allora erano a posto così.
- Non è così che funziona un matrimonio. Ci si dovrebbe sposare per amore.-
Draco chiuse gli occhi solo un secondo. Prese un profondo respiro – Hai…- la sua voce si incrinò- Hai la più pallida idea di cosa io abbia provato quando quel ciondolo si è staccato?- sembrava respirare a fatica dalla rabbia. – Prova a pensare se fossi stato io, se quel coso al collo significasse che io sto bene e si staccasse, all’improvviso. Prova anche solo a pensare cosa sia significato per me.-
- Non puoi paragonarci, è diverso. Io ti amo.-
L’aveva detto di nuovo e come se nulla fosse. Sentì le gote andare a fuoco.
Draco nemmeno stavolta sembrò farci caso, invece strinse le palpebre e sibilò – Se vuoi un altro pugno basta dirlo. Davvero. Ora che stai bene non mi faccio problemi.-
Harry non capiva, guardava l’altro come se vedesse un alieno a tre teste, così Draco alzò gli occhi al cielo e poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, si chinò a baciarlo.
Fu un bacio leggero, veloce e Draco si staccò da lui con le gote rosse e leggero imbarazzo - … mi metterai quel coso al collo e non obietterai più con cazzate.- decretò – Se è vero che mi ami, lo farai.-
Harry boccheggiò come un imbecille, si fece mille domande ma una si piantò nel cervello finché non si fece strada tra tutte - … anche tu mi…?-
Non riuscì a dirlo. Non voleva un altro pugno, stava bene sì, ma non così bene.
Draco alzò un sopracciglio – L’ho detto che non mi dispiace il tuo brutto muso.-
- Non l’hai detto.-
- Ah, vuoi le parole esatte.-
- Ci puoi giurare.-
Draco sospirò gravemente come se si apprestasse a spiegare ad un cerebroleso il teorema di Pitagora.
- Può darsi che io…- strinse le labbra e le sue gote divennero rosa che, nel suo incarnato, era un rosso acceso, porpora – senta verso di te un particolare affetto che va oltre il fatto di volerti ammazzare ogni tanto. Tipo, ti vorrei ammazzare ogni secondo.-
- Spero che tra lì ammazzare e il resto ci sia del tempo per il sesso.- mormorò Harry che non sapeva se essere felice o spaventato.
- Dovrò pur sfogare la mia voglia di ammazzarti ogni secondo, con qualcos’altro.- mormorò.
Harry quasi rise, mentre lasciava le sue mani, per abbracciargli i fianchi e affondare il viso nel petto. Draco riusciva ad avere un buon odore anche quando aveva passato la notte in bianco a vegliarlo. Non era giusto.
- Se ti sposo, sarà per sempre. Te ne rendi conto?-
Draco poggiò le mano sulle sue spalle e se lo staccò di dosso per poterlo vedere in viso. Stavolta non c’erano più battute, incrociò i suoi occhi e rispose – Non avrei accettato meno di un “per sempre”.-
Draco si chinò ancora a baciarlo e stavolta il bacio che seguì non fu veloce, né leggero.
Quando si separarono, Draco prese un profondo respiro con gli occhi ancora chiusi. Li riaprì dopo un po’, piano, come se dovesse calcolare ogni suo movimento.
Harry tentò di sistemargli i capelli, non gli piaceva vederlo così stanco e sfatto. Non era da lui.
- Sei stanco, andiamo a casa a riposare?-
Draco annuì, improvvisamente sembrava che tutta la stanchezza del mondo fosse crollata sulle sue spalle. Si aggrappò a Harry e sembrò volersi addormentare così.
Probabilmente dopo una bella dormita, l’idea di sposarlo di nuovo sarebbe stata un aberrazione assurda per il biondino. Ora era sconvolto, era stanco, era stato disperato…
Aveva senso che se ne sarebbe pentito nell’istante in cui sarebbe stato meglio.
Ma per quel momento, in quell’istante, Harry accarezzò l’idea di loro due sposarti e stavolta perché lo volevano davvero. La coccolò, come un sogno nel cassetto.

**

Draco era riuscito a prendere sonno solo con l’orecchio sul suo petto che ascoltava il suo cuore battere.
Steso con il suo del respiro di Draco Malfoy che si faceva sempre più lento, Harry riuscì a riafferrare quel pochi neuroni che gli erano rimasti per mettere in fila qualche pensiero.
Era certo che una volta passato lo spavento il bel biondino ci avrebbe pensato tre volte prima di proporgli nuovamente quell’arrangiata unione, ma Harry si crogiolò al pensiero di essere sposati per propria volontà.
Osò di più, osò sognare un futuro, magari un figlio, osò sognare le cose che i mariti sognano di solito con la persona che amano accanto.
Ma si permise di farlo solo per un’ora, mentre Draco dormiva.
Si alzò senza svegliarlo e si mise la giacca: aveva del lavoro da fare prima di affrontare la realtà.

**

Quando tornò a Manor, lo fece in punta di piedi. Non servì.
Draco era sveglio, in piedi nel suo studio e, quando incrociò i suoi occhi, Harry capì di essere nei guai.
Harry fece un mezzo sorriso – Ero a lavoro. Sai quella cosa che dovremmo fare io e te… i cattivi non si mettono in gabbia da soli.-
Draco strinse le labbra così forte da sbiancarsele – Avresti dovuto svegliarmi.-
- Eri stanco.-
Draco si portò una mano alla testa come se gli fosse scoppiato un mal di testa incredibile – Evidentemente non ti è chiaro che sono sull’orlo di una crisi di nervi.- soffiò - Cerca almeno di capire le basi Potter, le basi: se il tuo fidanzato rischia di impazzire abbi almeno la decenza di dirgli dove vai senza svanire nel nulla.-
Fidanzato…
Harry s’umettò le labbra – Scusa. Segnato.-
- Bene.- sembrò che avesse fermato un contratto verbale – Cosa era così urgente da causarmi immotivato ulteriore stress?-
- Ho messo in gabbia il Locandiere.-
Lo disse come se avesse comprato il latte, ma Draco strabuzzò gli occhi – COSA?!-
Harry scrollò le spalle – il ragazzo che mi ha colpito, è anche lo stesso che ha poi chiamato soccorso. Mi ha salvato la vita, salvo avermela messa in pericolo come prima cosa.-
- … il ragazzo che ti ha… - la sua voce sfumò, poi i suoi occhi si riempirono di una nuova determinazione – Come si chiama?-
- Non te lo dico.-
- Se vuoi fare sesso nel prossimo anno, ti conviene dirmelo.-
- Non lo ucciderai.-
- Non intendo ucciderlo mica. Sarebbe uno spreco.-
- Non lo torturerai nemmeno.-
- Nemmeno un po’? Sei una vera rottura Potter.-
Mise davvero il broncio. Era il colmo.
Era strano sapere e vederlo sull’orlo di una vera crisi di nervi e riuscire a scherzare.
Almeno sperò stesse scherzando.
- Il ragazzo è uno dei suoi, avrà l’immunità e una nuova identità in cambio della sua testimonianza.-
- nessuno testimonia contro di lui, Potter.-
- Sì, se sei uno mio fan sconvolto che mi ha quasi ammazzato.- annuì e gonfiò il petto come se fosse una cosa di cui vantarsi.
Draco non sapeva se prenderlo a pugni, prenderlo a pugni, o prenderlo a pugni.
Così Harry decise saggiamente di sviare la sua attenzione – Come ti senti?-
- Incazzato nero.-
- E…-
- Pronto.-
Quella nuova parola lasciò sorpreso Harry. Prima che potesse chiedergli per cosa fosse pronto, Draco si avvicinò ad un baule a cui finora Harry non aveva dato attenzione.
Ora però, lo riconobbe all’istante.
- … cosa?-
Quando vide il cerchietto qualcosa nel suo cuore perse un battito.
- Draco non credo che…-
- Ora e per il resto della tua vita non avrai mai voce in capitolo nella nostra relazione.- replicò.
- Ottimo modo per iniziarne una, suppongo, ma…-
Draco sospirò gravemente e si avvicinò a lui per piazzargli lo scettro e il cerchietto in mano, poi tese la sua per ricevere il prezioso amuleto indietro come da copione.
Harry però strinse le dita attorno al metallo con forza – Draco… ragiona.-
- Dammi quel dannato coso.-
- No. Non è quello che vuoi.-
- Che ne sai tu di cosa voglio?- lo accusò.
Harry sentì il cuore fare male. Non consegnò il prezioso cimelio, ma lo appoggiò su un mobile. Poi prese la mano tesa di Draco nella sua.
- Il matrimonio per te è sempre stato qualcosa di importante: tramandare il tuo cognome, creare potere, cose simili. Me l’hai detto tu. Non sarei una brava persona se ti lasciassi fare questo sbaglio solo perché sei sconvolto.-
Gli occhi di Draco lo studiarono con attenzione, poi li chiuse per un secondo come se dovesse raccogliere le energie – Tu mi ami, giusto?- domandò.
Harry arrossì, preso in contropiede – non c’entra.-
- Mi ami sì o no?- insistette Draco sostenendo il suo sguardo.
Harry annuì piano – E perché ti amo che non posso rovinarti la vita solo perché voglio stare con te. – esitò – non serve arrivare a tanto, per sapermi al sicuro. Ho un piano.-
- … un piano?-
Harry si frugò nelle tasche, prese un cerchietto piccolo, simile al collare e glielo mostrò – L’ho fatto incantare, ha solo l’incantesimo di protezione che ti permetterà di sapere se sto bene. Quella parte dell’incantesimo è un optional molto comune. Se lo indosserai, saprai che sto bene e non dovrai sposarmi per forza.-
Tese le mani pronto a infilarglielo ma Draco restò immobile a guardare quell’oggetto come se lo odiasse.
- Se non ti piace, possiamo trovare altro, basta che sia qualcosa che…-
- Forse non hai capito.- lo interruppe Draco stavolta la preoccupazione e l’ansia avevano fatto strada ad un nuovo sentimento, qualcosa di più cupo e profondo – Io so quello che voglio Harry e non è un braccialetto insignificante, molto utile e molto pratico, ma senza alcun significato. Quello che voglio è non sentirmi più, nemmeno un istante, una persona che è costretta a vivere senza di te. –
Le sue parole finirono nel silenzio di quella enorme casa. Il cuore di Harry iniziò a battere così forte che sentì che se fosse rimasto immobile sarebbe potuto esplodere.
Appoggiò il braccialetto e si avvicinò a lui per prenderlo tra le braccia. Restò a guardare il viso pallido solo un attimp prima di premette le labbra sulle sue in un bacio più impacciato che romantico, ma per qualche strana ragione fu perfetto così.
Draco si aggrappò ai suoi fianchi e schiuse le labbra per rispondere piano.
Quando si staccarono, l’aria tra loro era cambiata.
- Vuoi…- Harry esordì, la sua voce faticò ad uscire – Vuoi sposarmi? Sposiamoci. Ma non con un cimelio antico che ti impedirebbe di cambiare idea quando sarai rinsavito, che ti impedirebbe di tradirmi se non ti bastassi più, che ti costringerebbe a stare con me che tu lo voglia o no.-
- Mi stai dicendo che vuoi che divorzi da te e ti tradisca prima ancora di sposarci?- scherzò Draco.
- Idiota, sai cosa intendo.- replicò Harry – Stai letteralmente decidendo di dedicare la tua vita a me, con cui fino a una settimana fa non andavi nemmeno tanto d’accordo. Te lo ricordi, vero?-
- Siamo sempre andati d’accordo.- replicò Draco, sinceramente confuso.
- Litigavamo ogni giorno.-
- Se pensavi che quelli fossero litigi aspetta di contraddirmi quando sarò di nuovo tuo marito. Temerai per la tua vita.-
Harry alzò gli occhi al cielo – La pianti di scherzare? Sto cercando di fare la cosa giusta qui…-
Draco sospirò gravemente, poi sistemò il colletto di Harry solo per fare qualcosa mentre cercava di trovare le parole, o il coraggio di dirle.
- Lo capisco, non credere che non lo capisca. – mormorò – So cosa può sembrare ai tuoi occhi, so che credevi ti odiassi come so che eri tu a boicottare i miei pallidi tentativi di cambiare compagno.-
Harry schiuse le labbra, sorpreso – Lo sapevi?-
- Non sono stupido, Potter. Certo che lo sapevo.- si rabbuiò – E se ti fossi dimenticato di avvisare il capo di evitare di accettarli, avevo comunque il piano b.-
- …ovvero?-
- Non li firmavo. Non erano validi.- sogghignò – Eri così convinto che l’avessi compilato che nemmeno te ne accorgevi.-
Harry arrossì, mentre cercava di ricordare qualcosa, inutilmente – Tu…- mormorò timoroso di chiederlo – Provavi già qualcosa per me?-
- Non lo so.- rispose Draco pensieroso – Credo. Non ti so rispondere.- insistette, i suoi occhi divennero distanti, alla ricerca di ricordi specifici – So che quando mi hanno assegnato a te non ero convinto avrebbe funzionato. Non avrei scommesso su di noi mezzo Galeone, e invece ogni giorno era divertente e tu eri così stupido.-
- Grazie.- borbottò Harry, fintamente offeso.
- Stupido in senso buono.- replicò Draco.
- Esiste un “senso buono”?-
L’altro alzò gli occhi al cielo, poi alzò le mani e glieli passò tra i capelli un po’ a carezzarli e a pettinarli – Esiste. L’hai creato tu.- sorrise – Ci sono state cose di cui non mi rendevo conto: non mancavo mai un giorno, se capitava di non venire mi preoccupavo che tu fossi così stupido da finire nei guai o qualcosa di simile. Non me ne rendevo conto, ma per una ragione o per un'altra tu eri sempre nella mia testa. –
Harry sentì di nuovo le gote arrossarsi. Non disse nulla, per una volta nella vita Draco si stava aprendo. Annuì, piano.
Gli occhi di Draco tornarono distanti, come se si concentrasse a mettere insieme i tasselli di un puzzle troppo grande e troppo complicato – Quando ci siamo sposati è stato tutto un caos. Ammetto di essere stato leggermente isterico a riguardo…-
- Leggermente?-
- Tu non lo saresti stato?-
-Touché.-
Harry sorrise e gli accarezzò la guancia con la mano, pensieroso – Mi dispiace di averti coinvolto in questa follia.-
L’altro scosse la testa – Se non l’avessi fatto staremmo ancora lì a fingere di chiedere il trasferimento senza dirci nulla.- replicò Draco – Ciò non toglie che tu sia coglione, ma su questo ormai mi sono rassegnato.-
- Ti amo anche io.- replicò Harry divertito.
Desiderò baciarlo ancora, era la prima volta che erano così intimi, così sinceri.
Gli piaceva.
Draco prese un profondo respiro, prima di continuare – Ho odiato quel cerchietto tutto il tempo, non te lo nasconderò, era qualcosa che non avevo chiesto, che non volevo. Non lo volevo perché non l’avevo scelto, ma non perché mi legava a te. Non credo di averlo mai odiato per questo. Poi dopo il primo tentativo, io…- la sua voce tremò. Quella notte aveva pianto, tra le sue braccia, Harry non avrebbe mai potuto dimenticare quel momento. Desiderò baciarlo ancora, non sentire il resto, non era importante se il risultato era che si amavano.
- All’improvviso aveva un nuovo significato per me.- riprese – Era diventato parte di me. Era mio… era nostro.- lanciò una lunga occhiata a Harry come se cercasse di leggergli la mente – In quel momento ancora non ero sicuro di cosa provavo, sapevo che qualcosa provavo, era come sentire l’aria sulla pelle, sapevo che era lì anche se non riuscivo a vederlo, e dopo quel momento era solo come se si fosse chiusa attorno a me e sentissi addosso la pressione di dover capire cosa fosse. Era lì. Anche se ancora non riuscivo a vederlo… era semplicemente lì.-
Fece una pausa, cercando di mettere in ordine i pensieri – La sera della festa…-
Harry perse un battito, ricordi confusi di una notte di passione si fecero strada nella sua testa. Erano stati a letto insieme, quella notte. Anche se poi gli eventi successivi avevano accantonato quell’evento, era stata una notte strana e unica – Tutti sapevano che eri mio marito e all’improvviso non era più una follia, non era più una cosa di cui doversene preoccupare: era semplicemente così. E poi mi hai baciato davanti a tutti e ho semplicemente pensato che ce ne avevi messo di tempo, che fosse ora, che ti amavo da così tanto tempo che era proprio ora che ti dessi una mossa. – esitò – Solo che non aveva senso che lo pensassi, non eravamo una coppia e non eravamo innamorati, quindi perché erano le prime cose che mi avevano attraversato il cervello? Non aveva senso. Nulla aveva senso. Soprattutto non aveva senso che, dal momento che avevi smesso di baciarmi, ti ho desiderato per tutto il tempo.- passò ancora una volta le mani tra i capelli incasinati. Stavolta non li sistemò, ma giocò con le onde indisciplinate – Sorridevo a tutti, ma tutto ciò che volevo era stare solo con te. Volevo prenderti in giro, poi versarti del vino e volevo sedurti, Dio se volevo sedurti. Stavo anche pensando a come. Poi, invece, mi hai baciato tu e per una volta me l’hai reso facile.-
Harry boccheggiò – Tu volevi che…-
Draco strinse le labbra – Se non avessi voluto, credi davvero che te l’avrei permesso?-
- Giusto.- soffiò Harry, imbarazzato – Immagino di essermi fermato solo all’idea di aver avuto un ennesimo colpo di fortuna.-
- A quel punto, mi era chiaro cosa provavo per te. Aveva un nome, aveva una consistenza. – mormorò.
- Io non voglio un semplice bracciale per sapere che stai bene, non voglio un matrimonio normale. Non mi importa se quel ciondolo è lì, invece che al mio collo, io non voglio tornare ad essere tuo marito.- lo guardò negli occhi – Non ho mai smesso di essere tuo marito, voglio solo rimettermi la fede.-
Dio… all’improvviso era così ovvio che quel gioiello dovesse tornare al suo collo.
Sapeva che era una cosa assurda, che non aveva senso, che dovevano rendersi conto che c’erano mille e più modi di affrontare la situazione.
Ma il collo di Draco non era giusto, e lo sapevano tutti e due. Mancava qualcosa.
- A una condizione.- disse Harry con un espressione decisa.
- Cos’altro ti serve?- esclamò Draco facendo un profondo respiro – Ti amo, te l’ho detto, cos’altro vuoi?-
- Dobbiamo trovarne un altro.- sentenziò Harry – Ne voglio uno anche io. Non è giusto che sia solo tu a subirti le conseguenze di questa situazione. Se facciamo questa cosa, dobbiamo farla in due e sarà per sempre.-
Draco tirò le labbra in un sorriso prima di scoppiare a ridere. Poi lo baciò, improvvisamente felice come un bambino il giorno di natale.
- E sia.- soffiò sulle sue labbra – Te l’avevo detto: non avrei accettato nulla meno di un “per sempre.”-
E sì, lo aveva proprio detto.

**

Fecero pulire e sistemare il gioiello di Draco, e ne crearono un nuovo per Harry.
La cerimonia fu veloce e indolore: quando il serpente dagli occhi verdi tornò al collo del serpeverde ad Harry parve di vedere quell’animale solo apparentemente inanimato, brillare di felicità.
Draco se lo sistemò meglio sulle clavicole e sembrò tirare un sospiro di sollievo.
Harry pensava che avere un collare al collo per tutta la vita avrebbe comportato una qualche scomodità, invece non lo sentiva neppure se non ci faceva troppo caso, era leggero e sembrava adattarsi perfettamente ai suoi movimenti.
Entro la fine della giornata gli sembrò perfino di averlo sempre avuto.
Se ne ricordava quando Draco lo accarezzava, disteso tra le coperte. Lo ricordava quando vedere il gemello argentato, e si chiese se per il proprio marito vederlo lì fosse così emozionante come saperlo indosso a lui.
Tra tutte le volte che erano stati incastrati, questa sembrava la più giusta.
Annunciarono il loro matrimonio agli amici come si annuncia di aver ordinato una pizza.
La vita continuò come sempre, smettere di litigare non era contemplato.
Harry aveva smesso di dimenticare l’amuleto protettivo, ma Draco continuava a ricordarglielo ogni giorno, come se ne valesse la loro vita.
Era il suo modo per dirgli che lo ama.
Harry guardò il baule in un angolo della stanza e si accarezzò il gioiello meditabondo – Ancora non abbiamo capito chi ce l’ha mandato.- realizzò una mattina.
- Chiunque sia, dobbiamo mandargli una bottiglia di vino.- replicò Draco mentre si sistemava meglio tra le coperte – O una maledizione. Devo ancora decidere.-
Si baciarono al volo e spensero la luce. Al buio riusciva a vedere il rilucere degli occhi del serpente dagli occhi verdi e sorrise.
- Grazie.- disse e lo fece in serpentese.
Nel buio non poté esserne sicuro, ma ebbe la sensazione che il serpente dagli occhi verdi sorridesse.


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