L'ultimo treno
Feb. 29th, 2020 11:43 pmPrmpt: tarocchi - il carro
Spiegazione: Si svolse su una metro satanica
Spiegazione: Si svolse su una metro satanica
L'ultimo treno
Il gelo invernale ti scalfisce il viso e nuvolette di vapore accarezzano le tue labbra in un contrasto d’aria quasi doloroso. E’ solo una sensazione, ma è come se fossi seguito, tuttavia i cancelli della metro sono aperti e scendi le scale con un febbrile senso di sollievo. Pensavi fosse tardi, ma forse sei perfino in tempo per l’ultima corsa.
La banchina vuota ti mette in soggezione, te l’ha sempre messa. Guardi con un ansia crescente il tabellone. Indica due minuti di attesa e ti raggomitoli nel cappotto per scacciare il freddo.
Per un attimo la luce traballa ed il silenzio è talmente opprimente che rimpiangi di non avere l’Ipod con te. Hai ancora l’impressione di essere osservato, ma tenti di non pensarci. Non sei più un bambino da un pezzo, però guardi l’orologio e speri che i due minuti passino in fretta.
Il vento inizia a alzarsi. Un secondo dopo la metro appare con le luci accese puntate in avanti. Corre veloce, poi frena con un lungo fischio e si ferma davanti a te.
La barra è gelida sotto il tocco delle dita, la poca gente che c’è è silenziosa, forse troppo. C’è un senso di inquietudine nell’aria, l’avverti quando si ferma e apre la porta ad un punto morto. Hai quasi la sensazione che qualcuno sia salito, nonostante non sia così.
Riparte e tu conti le fermate che ti separano dalla meta. Ti guardi attorno, paranoico e timoroso di quell’eccessivo silenzio. Troppo denso, quasi come se non ci fosse nessuno.
La metro si ferma ancora, qualcuno scende. La sensazione è sempre lì, a pungerti la nuca.
Scuoti la testa e dai uno sguardo veloce all’orologio. Le undici e cinquantanove. Ancora una fermata, sei quasi arrivato. Senti uno brivido, avresti giurato di aver sentito una presenza, forse perfino un sussurro. Il treno si ferma; e’ la tua fermata.
Con sollievo scendi ed affretti il passo. Guardi l’orologio. E’ mezzanotte e cinque minuti. Ti sorprendi; essendo giovedì la metro non doveva chiudere alle undici e mezzo? Sali le scale ed i cancelli chiusi ti appaiono davanti come sbarre di una prigione. Le afferri, nel panico.
- C’è nessuno?- quasi urli – Sono rimasto dentro!-
Il silenzio è ora è soffocante, nessuno è sceso con te, né qualcuno è nei paraggi. C’è solo quella forte sensazione di claustrofobia che ti attanaglia la gola e ti spezza il respiro. Scuoti le sbarre con forza- Qualcuno mi sente?!-
Il cellulare non prende, non ci sono cabine telefoniche nella stazione, né un allarme. Sei prigioniero.
E’ solo un momento, una folata di vento, uno stridio e un suono sottile tanto da apparire inesistente ma lo senti. E’ una metro. Qualcosa ti suggerisce che non dovresti essere lì, che c’è qualcosa di profondamente malvagio che ti sta raggiungendo. Senti nuovamente lo spiffero d’aria gelida colpirti le gambe e poi avanzare centimetro dopo centimetro. Hai paura.
Ti giri e non c’è nessuno, la luce traballa.
La metro è ferma, ti invita ad entrare. Puoi quasi sentirlo, pungente quel sussurro che ti pareva di aver sentito poco prima.
Ti attende.
E’ quasi ora. Il tempo si è dilatato ed ti sembra sia ancora tardi.
Guardi l’orologio – Posso ancora farcela!- e corri via.
Passi accanto ad un mazzo di fiori, ma non ci fai caso, tiri dritto; la metro sta aspettando.
E’ solo quando sei sulla metro e le porte si sono chiuse che noti la foto sul mazzo di fiori e un brivido ti percuote quasi fino a farti svenire.
E’ la tua.
Ti giri ed osservi le persone con te sul treno e capisci che sono morte. Lo comprendi a pelle. Ti attende, ha detto.
Le porte si aprono ad un punto cieco e stavolta sale qualcuno e sai che quel qualcuno è come te; ignaro. Ma non puoi muoverti, non riesci. Resti immobile come un trofeo, una conquista.
La sbarra è gelida sotto le dita ed il vuoto è la tua unica compagnia.
L’ultima corsa non avrà mai fine. Rimpiangi l’ Ipod.