Strane relazioni
Apr. 3rd, 2019 11:36 pm
Il cuore le martellava nel petto mentre cercava un appiglio qualsiasi per protestare. No al matrimonio, no al trasferimento, no alla nuova famiglia. Sua madre non le aveva chiesto nulla, non un accenno a sentire il suo parere, come se le sue decisioni non influissero anche su di lei. E, ancora prima che se ne rendesse conto, si era ritrovata ad un tavolo con la famiglia del suo nuovo patrigno al completo a dover fingere sorrisi di circostanza.
Con sua madre, Elisabeth, che sorrideva come se avesse appena vinto la lotteria, George, il suo futuro patrigno, che beveva un sorso di vino rosso come se fosse ambrosia. E i suoi figli, due gemelli assolutamente identici di viso, ma di atteggiamenti e vestiario differente.
Quella cena fu soffocante, l’idea che sarebbe andata a vivere con quelle persone fu soffocante, il fatto che sua madre non le aveva chiesto nemmeno un parere fu soffocante. Ma perse completamente il respiro quando si ritrovò da un giorno all’altro in una stanza grande il triplo di quella che aveva con le pareti verdi e un letto a una piazza e mezzo.
Almeno la stanza era carina, ma non era la sua stanza, non aveva i poster degli anime alle pareti, non c’era la bacheca con i disegni di quanto era bambina né il buco che aveva fatto giocando alla lotta quando aveva cinque anni. Non c’erano ricordi in quella casa, non c’era il ricordo sbiadito di suo padre.
Era tutto così sbagliato che non sapeva nemmeno dove cominciare a fare la lista delle cose che non andavano.
Sua madre era felice, va bene, ma lei? Perché non poteva restare con la nonna? Perché non poteva semplicemente restare nella casa di famiglia? Aveva diciassette anni, ed era perfettamente autosufficiente, poteva vivere da sola.
Un bussare alla porta la distrasse. Disse – avanti.- cercando di non piangere.
George entrò con un sorriso affabile – Hanna, allora, ti piace la stanza?-
- E’…- cercò la parla adatta – Spaziosa.-
- Ovviamente puoi arredarla come vuoi più ti aggrada.- aggrada, che parole sofisticate, tutto in George era così..sofisticato – In fondo al corridoi c’è la stanza dei miei ragazzi, se hai bisogno di qualcosa chiedi a loro, saranno felici di darti una mano.-
Conosceva Nicolas e Lawrence Grays almeno di vista, avevano frequentato per anni la stessa scuola e non si erano mai rivolti la parola. Di punto in bianco si erano poi ritrovati ad essere una famiglia.
Alla cena solo Nicolas aveva provato ad attaccare bottone, mentre l’altro si era limitato a giocare seccato con la forchetta.
Ed ora erano alla fine del corridoio, nella stessa casa.
Cercò le parole per dire No, ma non vennero che insulti e imprecazioni.
Sorrise a George disse, invece – Andrà tutto bene.-
- So che non sei entusiasta di qesta cosa, Hanna.- esorìd la madre seduta sul suo letto con aria truce – Ma sono felice, puoi essere felice per me?-
Hanna sospriò togliendo un vestito dalla sua valigia e appendendolo nell’armadio.
- Suppongo di dovermi solo abituare.-
- Hai perso la cas dove sei cresciuta, ma guarda cosa hai guadagnato: una famiglia! Esattamente come hai sempre desiderato.-
Hanna strinse le labbra – Abbiamo guadagnato anche una piscina, un entrata al country clab, una macchina di lusso e tanti chincaglierie di cui non avevamo bisogno. Mi serviva un padre, non un ereditiere.-
La madre si alzò, irata – Stammi a sentire, non dire più una cosa simile, amo George!-
Lei si trattenne dal ribattere che ne aveva solo i soldi. Sorrise appena e soffiò – lo so, tranquilla.- sapendo di mentire. Ora non era più un suo problema avere a hce fare con una madre isterica e volubile, ora era un problema di George. Bhè forse quella sistemazione non era così male.
Bla bla bla
**
Hanna sospirò brevemente arrendendosi a dover tornare a casa per prendere il cellulare. Era a rischio il suo stesso lavoro. L’autobus ci mise venti minuti a passare e quando finalmente scese nella strada della viletta Gay il suo buon’umore le faceva ciao ciao con la mano ad una distanza di sicurezza. Era esausta e non era nemmeno finita la prima settimana.
Entrò in casa, usando le sue nuovi chiavi di zecca, e attraversò la cucina. Sapeva che i gemelli erano in casa, ma sperava di entrare ed uscire senza che loro se ne accorgessero, salì in camera cercando di fare meno rumore possibile, quindi prese il cellulare e tornò giù con passi felpati.
Soddisfatta di sé si diresse verso la porta quando il rumore dell’acqua della piscina la fece sobbalzare, qualcuno era in piscina?. Aggrottò le sopracciglia prima di avvicinarsi alla finestra. Probabilmente era un procone o un animale qualsiasi. Si chiese distrattamente quale ente pubblico avrebbe dovuto chiamare se la sua supposizione fosse stata esatta.
Ma non era un animale.
Le chiome corvine dei suoi fratellastri svettevano in un angolo della piscina, luno teneva stretto l’altro al bordo. Non capì subito ciò che stava guardando, non riusciva a decifrare le posizioni, né le espressioni. Riconobbe Nicolas dal corpo statuario che sembrava rendere lowrence piccolo schiacciato al bordo come lo teneva, ma il modo scomporto con cui Lwas era aggrappato al pavimento la confondeva. C’era qualcosa di strano, non stavano lottando, l’altro non sembrava oppirre resistenza, ma c’erano movimenti d’acqua e…gemiti.
Sentì il cuore fermarsi un secondo quando capì cosa stava guardando. Quando capì perché Lawrence sembrasse tanto coinvolto e prenchè Nicolas si aggrappasse al bordo per spingersi sul fratello.
No. Non sul fratello. Nel fratello.
Lynn mi insegue con occhi da cerbiatto lungo tutto il corridoio, e io le sorrido di circostanza cercando di aprire, non senza diversi tentativi, ilmio amadietto. Mi riempi di parole sulle attività extra scolastiche, dice che potrei fare la cheerleader o, se ho un attima memoria, potrei etrare nella squadra di compitazione. A mala pena so come si scrive, figuriamoci scandirla.
- Mi piace disegnare.- buttò lì per zittirla. Lei spalanca gli occhi e mi guarda con ancora più entusiasmo.
- C’è il club del fumetto!- esulta – potresti etrare in quello. Io ne faccio parte, devo dire che è molto divertente!-
La guarda di sott’ecchi – Che fumetti ti piacciono?-
Lei arrossisce e si schiarire la voce – Quelli giapponesi.-
- Shoujo-girl?-
I suoi occhi si illuminano pericolosamente quando capire che so di cosa sto parlando, il suo sorriso si allarga e mi tende la mano – Benvenuta nel club dei fumetto. Mi serviva proprio una persona che parlasse la mia lingua. Sono circondata da Dylan dog e Rat-man. Avevo bisogno di una mano per sopportarli, giuro!-
Sorriso, dopo tutto forse non è così male.
E’ in quel momento che entrano loro.
Ho come la sensazione che il tempo entra in una fase di sospensione quando i gemelli varcano la sogna della scuola. La gente li guarda, con un attenzione quasi maniacale, qualcuno li saluta con aria pimpante, altri con un cenno. Nick e Mike ricambiano a stento, percorrendo il corridoio circondati da un’aura mistica. Alzò un sopracciglio quando mi passano accanto senza nemmeno guardarmi, poi torno su Lynn che segue ha fatto scivolare il suo sguardo in basso.
- Bel culo.- la prendo in giro con un sorriso.
Lui scatta sull’attenti, arrossendo furiosamente poi sorrise imbarazzata – Bhè…non puoi dire che non sia così.-
- Già.-
- Se vuoi un coniglio sta lontana da loro.- mormora tornando seria.
- non ho alcuna intenzione di avvicinarli. Chiunque loro siano.- ribatto. Tornando a tentare di aprire in vano il mio armadietto. Lynn arriva in mio soccorso e gli da un colpo di lato facendolo scattare.
- Grazie.- mormorò sorridendole.
Lei alza le spalle e in quel momento la campanella suona – Che lezione hai ora?-
Guardo il foglio che mi hanno dato – Letteratura inglese.-
- Ti accopagno!-
Inizia a camminare e io chiudo l’armadietto e la seguo, mentre giriamo l’angolo lei ribatte ancora – Sul serio sai. So che sei nuovo e non conosci le dinamiche delle persone qui, ma se ci tieni alla vita sta lontana dai gemelli Gray.-
- Addirittura?- ribatto. Se le confessassi che vivo con loro mi ritroverebbero impiccata all’asta della bandiera insomma?
Entriamo in classe e mi indica un banco davanti a lei – Hai presente nel film quando entra il ragazzo più bello della scuola, ricco e famoso e c’è tutto il vento ed il rallenty?-
- A-ah.-
- Sdoppialo e rendi le due persone gemelli. Eccoli. Quel tipo di persone esistono e hanno realmente delle fan così pazze che boicotterebbero le rivali in amore in ogni modo. Anche facendogli seriamente del male.-
- Che gente!- ribatto fintamente indignata – Quindi loro sono i Rallenty-boy della scuola.
- Esatto.-
Sorrido e le faccio cenno di avvicinarmi – Lo sai mantenere un segreto?- faccio sottovoce, lei aggrotta le sopracciglia ed annuisce.
- Non mi interessa nulla di loro due.- ridacchiò e mi allontano lei mi guarda per un secondo senza capire. Del resto non può, sono solo io a vivere questa stranissima situazione.
La lezione inizia e io guardo le persone che mi circondano. La bella del gruppo, la brutta, lo scemo, tutto mi sembra esattamente come nella vecchia scuola. Abbasso gli occhi sulla pagina immacolata e prendo qualche appunto qua e là, poi la mia mente vaga.
Da lì al disegnare passa il tempo di un tratto.
- Ascolta- mi fa con voce dura, afferrandomi il braccio – Non dirlo a nessuno.-
- E’ una minaccia?- faccio alzando un sopracciglio.
I suoi occhi brillano di rabbia, forse di paura – Solo un consiglio.-
Si morde un labbro in un gesto nervoso e la mia mente mi rimanda l’immagine delle sue labbra schiuse in un gemito di piacere. Il mio corpo fece attraversato da un brivido intenso, traditore. Abbasso gli occhi tentando di simulare un sospiro esasperato. Non posso sentirmi così per una cosa del genere.
- Non mi interessa se ti fai scopare da tuo fratello.- dico, con tutta l’autorità che riesco a racimolare – Puoi fare quello che ti pare. Non sono affari miei.-
La mano che mi stringe il braccio si irrigidisce per stringersi di più, solo per minaccia, poi la presa si affievolisce e mi lascia. Sento ancora il dolore al braccio quando l’espressione di Michael si fa distante.
- Solo….non dire niente a nessuno.- non aggiunge altro e si allontana con passo strascicato. Mi passaggio il braccio arricciando il naso per il dolore e sbuffò.
Perché mi dovevo trovare in questo casino?
Il giorno dopo il sorriso di Nicolas risplende come sempre. Se il suo buon umore derivi dal fatto che fa sesso tutte le notti non so, so solo che è snervante e divertente allo stesso tempo. Non so se Michael gli abbia detto che conosco il loro piccolo segreto, dal modo con cui mi poggia una mano sui capelli e li scuote ne dubito.
E’ stranamente divertito dall’idea di avermi come sorellina, forse perché può per la prima volta sperimentare veramente cosa sia un legame fraterno sebbene non abbiamo nemmeno una goccia di sangue in comune.
Sorrido in risposta alla sua smorfia, un sorriso che si spegne quando Mike entra nella stanza con passo strascicato e pallido in volto.
- Ti senti bene?- gli fa subito il gemello, avvicinandosi – E’ da ieri che..- poi tace, comse se si fosse ricordato in quel mometno che io sia lì.
Lui mi guarda negli occhi e la mia prima impressione si cristallizza nella convinzione che sia il terrore che io dica qualcosa a farlo essere così pallido, ma non so come rassicurarlo, né so se voglio. Distolgo lo sguado e afferro lo zaino. Non sono affari miei. Non sono affari miei.
Il silenzio è talmente denso, lungo la via, che vorrei mettermi a parlare del più e del meno, ma ogni cosa che riesco a pensare e a stupide domande che non posso porre: com’è iniziata? Perché?Da quando va avanti?
Sono sempre più sorpresa dalla mia incapacità nel non esserne disgustata, dalla curiosità che mi consuma come una vecchia comare con l’ultimo pettegolezzo. Voglio sapere, scoprì tra la curva di main street e ** steet. Vorrei sapere tutto, ogni dettaglio, anche il più scabroso. E’ una cosa così insolita e disturbante da renderla attraente ai miei occhi sopra ogni cosa.
Ho due fratellastri che fanno sesso, cosa ci piò essere di più sconvolgente i ciò?
Nick parcheggia e scendiamo dalla macchina. Mike, si allontana senza nemmeno salutare come fa sempre. Mi chiedo cosa li spinge a gingere così tante freddezza in pubblico, non è certo dtto che se si salutassero la gente perserebbe ad una relazione incestuosa. Salutò Nick con la mano e parto all’inseguimento di Mike. Lo raggiungo e mi adeguo al suo passo.
- Sai…- mormoro piano – Non ho nessuna intenzione di dire niente. Sul serio.-
Mike alzò gli occhi neri e mi guarda come un espressione indecifrabile. Stringe le labbra e distoglie lo sguardo.
- E perché dovrei fidarmi di te?- fa, scettico – Non ti conosco, e quello che ia scoperto so che è…- esita – sconvolgente.-
Abbasso lo sguardo sulle mie scarpe stringendomi la cartella sulla schiena.
- Vi amate?- domando senza riuscire a resistere – vi amate o è solo..ecco..bhè…- arrossisco completamente. Lui si ferma e si gira verso di me in un espressione confusa.
- Come?- fa, come se non fosse già palese la sua faccia. Sento le mie guance pungere.
- Ho chiesto se vi amate.- mormro più a bassa vce possibile – O se ecco….vi divertite solo.-
Il suo viso ci mette tre secondi ad infiammarsi dall’imbarazzo. Mi afferra malamente per una braccio, cosa che sembra piacergli, e mi tira in un anglo più appartato.
- Stammi bene a sentire.- ansima rabbioso – qualsiasi intenzione tu abbia piantala. -
Lo guardo con un espressione paziente, sposto il peso da una parte e l’altra – Voglio solo capire.- confesso a disagio.
- Capire perché siamo mostruosi?- ribatte con l’espressione di chi se lo ripete tutti i giorni allo specchio.
- E’ così che ti vedi?- chiedo quindi sempre più curiosa – Se pensi che sia sbagliato allota perché..-
- Smettila.- mi ferma con rabbia – Smettila di interessarti, smettila di fingere di stare dalla mia parte, smettila di parlane.- si fa avanti con un espressione minacciosa – Tieni solo la bocca chiusa. Chiusa, intersi?-
La mia curiosità fa mancia indietro e sospiro profondamente per calmare il nervosismo – Come vuoi.- mormoro, poi, senza aggiungere nulla, mi avvio per andare in aula.
Lui resta indietro di qualche passo poi mi raggiunge. Essere in classe insieme non aiuta affatto questa situazione.
**
- Secondo me è perché non te lo sei chiesto nemmeno tu.- esordisco sedendomi accanto a lui come se fosse la cosa più naturale del mondo – Non ti piacciono le mie domande perché ti mettono a disagio perché non sai rispondere.-
Lui mi fulmina con lo sguardo abbassando il panino – E come deduci questa cosa?-
Piego metà labbro e guardo verso Nick che ci saluta. Ricambio brevemente il saluto con la mano e torno su Mike – Non gliel’hai detto. Perché non gliel’hai detto?-
-Perché non ti fai i cazzi tuoi?- ribatte lui addentando il panino contro voglia. I suoi occhi neri luccicano al sole tiepido del giorno. Lo guardo rapita dall’aspetto così pallido e stressato e tento di essere più gentile.
- Sono la prima persona che lo viene a sapere?- domando ancora.
Inghiotte un boccone e chiude gli occhi, come se la pazienza fosse venuta meno - Hanna…- esordisce.
- Lo sai che finché non mi rispondi continuerò a farti domande, vorrei rassicurarti che tutto ciò che dirai resterà tra noi, e che non ho alcuna intenzione di dire niente a nessuno, ma tu continueresti a temerlo. Quindi mi tocca arrivare all’asso nella manica.-
- Sarebbe?- borbottò lui meditando di prendere un altro boccone del panino.
- Minaccia. Se non ti sbottoni lo dico a tutti.-
Lui assottiglia lo sguardo – Tanto nessuno ti crederebbe.-
- Bhè allora posso inventarmi chissà cos’altro. Hai una reputazione abbastanza alienata, potrei inventarmi ogni cosa più assurda su di te.-
Per un attimo temo che mi si rivolti contro, ma dopo un lungo minuto di silenzio Mike addenta nuovamente il panino e mi ignora.
- Sono in buona fede, giuro.- insisto.
Lui inghiotte il panino e sospira – Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così.- mormora indispettito – Ho sempre avuto paura che lo venissero a sapere, ma non mi aspettavo…bhe..curiosità. chiunque ci avrebbe denunciati. Sai che è illegale?-
- lo è?- mormorò sorpresa – Non è illegare solo fare figli? Tanto non credo voi possiate, quindi..-
- Divertente.- sbotta acidamente, ma mi pare di vedere uno strano luccichio nei suoi occi.
- Glielo dirai?- indico Mike – Che io vi ho visto?-
Il suo sguardo vaga sulla folla prima di posarsi sul fratello, l’espressione arcigna si addolcisce per un attimo così misero che penso di averlo sognato. Torna su di me, con aria rassegnata.
- Possiamo parlane a casa?- mormora – Non mi sento a mio agio a parlarne qui.-
Sorrido trionfante e apro la mia borsa cacciando il mio panino – Va bene.- faccio – Sai che Melany ha una cotta per te?-
*
Sono la prima ad arrivare alla macchina. Nick è in piedi ad aspettarci e mi saluta con un gran sorriso.
- Michael?- chiede guardandosi attorno.
- E’ andato un attimo in bagno. Arriva subito.-
Lui annuisce e incrocia le braccia – insomma voi due..- fa, vagamente.
- Cosa?-
- Non l’ho mai visto parlare tanto con qualcuno.- fa con dolcezza – E’ una cosa bella.-
Piego la testa di lato con attenzione – Perlopiù parliamo di scuola- mento – Non ha molti amici vero?-
- Non proprio.- i suoi occhi si fanno per un attimo distanti – E’ sempre stato un ragazzo problematico.-
- Non è così male.- mormoro.
- No, non lo è.- ammette tornando a guardarmi con un espressione dolce – Io so quanto è speciale. Mi fa piacere che qualcun altro se ne stia accorgendo. E’ bello vederlo socializzare.-
Non so cosa pensare, annuisco incapace di fare altro. Salgo in macchina e insieme aspettiamo Mike. Inizia a piovere e il ticchettio della pioggia riempie il silenzio che si è improvvisamente creato.
- Sai..- esordisce Nick tamburellando sul volante – dovresti evitare di provare qualcosa per lui. Te lo dico da amico.-
Lo guardo attraverso lo specchietto retrovisore. La mia curiosità viene stuzzicata.
- In che senso?-
Mi guarda e nei suoi occhi la dolcezza che fin’ora mi ha dimostrato è solo una maschera – Sta con qualcuno.- dice senza preamboli – E’ una cosa che sappiamo in pochi, pare che sia anche una cosa seria.-
C’è qualcosa nella sua voce che mi lascia perplessa. La riconosco con piacevole sorpresa; gelosia.
Sorrido, scoprendo al risposta alla mia domanda principale. Lo ami?
- Non ho quel tipo di intenzioni.- lo rassicuro non riuscendo a smettere di sorridere – Tranquillo.-
- Sono tranquillo.- sbotta piccato, per poi tentare di dissimulare l’espressione in qualcosa di diverso dalla gelosia. Mike entra in quel momento in macchina zuppo come un pulcino e si toglie il cappuccio.
- Andiamo a casa o mi raffredderò!- gracchia tentando di asciugarsi gli occhi con la manica della felpa.
Nick gli sorride e mette in moto e qualcosa dentro di me non può fare a meno di sorridere.
**
- Da quando?-
Lui mi guarda di sottecchi e sbuffa – Praticamente da quando ci viene duro. – mormora – Sai… sperimentavamo.-
Ridacchio, alzando un sopracciglio – E quando avete capito che non era esattamente una cosa da fare?-
Mike gira pigramente la pagine della rivista prima di rispondere.
- Abbiamo sempre saputo che non era il caso.- fa tentando il più possibile di non tralasciare espressioni – Ma questo non ci ha mai fermato.-
- E quando hai capito di amarlo nel senso romantico del termine?-
Il modo in cui si irrigidisce mi fa sorridere, i suoi occhi svincolano senza sosta per la stanza prima di posarsi su di me.
- Avevo…- esita – Avevo quindici anni.- si morde un labbro – Il giorno in cui per la prima volta noi – si schiarì la voce - a-andammo fino in fondo.-
Annuisco, assorta, le sue guance sono velati di un rosso purpureo – Non lasci fare una cosa del genere a qualcuno se non lo ami.- ammette.
Il sorriso che non riesco a smettere di avere deve metterlo a disagio perché lui arrossisce ancora di più e si infiamma – Bhè perché devo parlare solo io? E tu invece? Sei ancora vergine, vero?-
La mia espressione non cambia di una virgola mentre alzò le spalle – Io non sono interessante.-
- Non te la caverai così- ribatte poggiando la rivista e mettendosi comodo sul divano come uno psichiatra farebbe con una sua cliente. Io alzò gli occhi al cielo.
- Sì, lo sono.- ammetto con semplicità.
- Aspetti l’uomo giusto?-
- Nulla del genere.- borbotto – Semplicemente non mi interessa.-
- Il sesso?- ribatte.
- Le relazioni in generale. Non mi interessano.-
- Perché?- c’è genuina curiosità sulla sua faccia, e io mi faccio piccola nella poltrona. Vorrei verla io la rivista ora.
- Perché non lo so, ma l’idea di dover dipendere da qualcun altro…mi fa venire il volta stomaco. Le mie amiche diventano così…stupide quando si innamorano.-
Lui sorrise, divertito – E’ solo che non hai trovato l’uomo giusto. E’ diverso quando sei con l’uomo che ami.-
- Vorrei che la gente smettesse di dirlo.- ribatto, aspra – Ci ho provato e non mi è piaciuto. Mi piace stare da sola, sentirmi libera e felice…-
Aggrottà le sopracciglai – Evidentemente non era il ragazzo giusto.-
Sbuffò sonoramente – Basta parlare di me, sono noiosa.- gli prendo la rivista e quela allungo – Ora raccontami tutto!-
Lui guarda la rivista e poi me – tu non sei normale.- ribatte afferrandola – Chiunque sarebbe scappato.-
- Sono cresciuta a pane e anime. Credimi, trovo più che normali cose assurde.-
- Ma questa è la realtà, non è un cartone animato.-
- Ti prego.- mormorò – Non farti bacchettare da me a chiamarli “cartoni animati” potrei ucciderti nel sonno.-
Lui non resiste e scoppia a ridere. In quel momento la chiave gira nella toppa e poco attimi dopo Nick entra e ci sorprende a ridere insieme. Incrocio il suo sguardo giusto in tempo per notare lampi di gelosia. M’inumidisco le labbra e sbatto una mano sulla gamba per chiudere la questione. Per il momento almeno.
- Vado in camera mia. – esordisco. Mike, che nel frattempo si era girato a salutare suo fratello, si gira verso di me sorpreso.
- Come? Non ceni con noi?-
- Non ho fame e ho da fare molti compiti. Ciao Nick.-
Scavalco il tavolinetto del soggiorno e mi avvio per le scale, quando Nick si frappone.
- Cena con noi, dai.- fa, e non sono sicura se voglia davvero che stia con loro o no.
- Ho anche molti compiti da fare.-
Lui corruga la fronte e aspetto che si tolga, invece mi mette un braccio sulle spalle e mi tira letteralmente in cucina.
- Si segga qui principessa.- esordisce spingendomi sulla sedia - Stasera cucinare le famose omelette alla Nick.-
Mike entra in cucina con le mani in tasca – Ci sono modi meno dolorosi per uccidersi.- fa, divertito.
- Oh piantala che sono ottime.-
Il sorriso che spunta sulle labbra di Mike è talmente genuino che resto per un attimo a guardarlo rapita, poi guardo Nick che si gira a guardarlo con un luccichio diverso negli occhi.
Mi accorgo che l’atmosfera è diversa. Loro sono diversi sia tra loro che con me. Fin’ora era sempre stato Nick ad essere alla mano, mentre Mike era taciturno e silenzioso e mi voleva praticamente morta, invece ora sono seduta qui e li guardo scherzare tra loro.
E’ strano. E’ come..fare parte della famiglia in un certo senso. Anche se Nick non ha idea del fatto che io conosca il loro segreto.
- Hai qualche allergia?- mi domanda Nick strappandomi ai miei pensieri, io scuoto la testa e Mike ribatte per me – sono alle relazioni d’amore.-
- Come?-
- Sai che mi ha detto prima?-
-Hey!- ribatto alzandomi in piedi – Si chiamano confidenze per un motivo!-
Scoppia a ridere e mi butta anche lui un braccio attorno alle spalle. Guardò Nick nel panico che si limita ad alzare un sopracciglio.
Non riesco a non lasciarmi trascinare in quella strana, magica, atmosfera.
Forse non è poi così male, avere due fratelli maggiori.
**
Alzò gli occhi dalle mie unghia e guardo Mike che mi fissa in attesa.
- Cosa vuoi?- faccio tornando alle unghia. Il pennello trema sull’alluce.
- Voglio sapere che ne pensi.- dice, diretto. Alzò un sopracciglio e lascio che il pennello passi il più delicatamente possibile sull’alluce.
- che ne penso di cosa?-
- lo sai.-
- Dovrei pensarne qualcosa?-
Stringe le labbra, non lo vedo, ma lo so – Chiunque lo farebbe.-
- Ho sempre avuto il pregio di chiamarmi Hanna e non chiunque. Ci pensi a qualcuno con un nome del genre?-
- Hanna!-
- Sì esatto è quello il mio nome.- ribatto intigendo il pennello nella boccetta di smalto, tolgo l’eccesso con il bordo, poi mi avvicino al prossimo dito.
- Posssibile chet u non ne sia…- eista – scandalizzata? Che non abbia davvero intenzione di dirlo a nessuno?-
Predo un respiro. Lo prendo perché mi sto innervosendo e se mi innervosismo non riesco a fare un buon lavoro con le unghia. Se non soddisfo la sua curiosità di certo non ci riuscirò. Finisco l’unghia e rimetto il pennello al posto nella boccetta. La appoggio sul tavolino e drizzo la schiena.
- Ascolta..- annuncio cercando di mettere in ordine le parole nella mia testa ed essere il più chiara possibile – Non mi interessa assolutamente nulla di tutto questo, non sono affari miei e non ne voglio sapere nulla.- un pensiero si insinua nella mia mente e, come al solito, il frltro della mia mente non riesce a tacerlo – Se sei così preoccupato di cosa pensa la gente chiediti prima cosa pensi tu. Se a me non da nessun problema e tu insisti tanto forse è perché vuoi setnirti dire che sbagli, che sei un mostro. E se vuoi sentirtlo dire è perché sei tu stesso prima a pensarlo. Correggimi se sbaglio.-
I suoi occhi neri si spalacano ad una verità che non si sarebbe aspettato, schiuse le labbra per poi rerrarle – N-non è così.- ribatte con voce flebile –Io non penso che…-
Qualcuno mi fermi – Non mi avresti stressata in questo mdo allora.- ribatto alzando un dito appena laccato verso di lui – Volevi la versione crudele, perché la pensi, ma non hai il coraggio di ammetterla a te stesso, Va bene, ti accontenterò “siete due mostri, non avrete mai una vita, siete malati” va bene così?- sorrise amaramente – E ora puoi anche andare.-
Lui abbassa gli occhi, pallido in volto, non si muove.
Qualcosa si smuove dentro di me, come un moto di solidarietà. Ho esagerato, esagero sempre nel dire le cose alle persone.
Cerco di pensare ad un modo di rimediare. Di solito mi riesce bene - Senti, dimmi una cosa.- esordisco – lui ti costringe? Ti senti oppresso? –
- No, certo che no.- ribatte con fare sincero – Non lo farebbe mai.-
- E ti piace quando lo fare?-
Rieco quasi a vedre le sue guance arrossire anche se abbassa il viso – Sì.- pigola piano.
- E lo ami?-
Il rossore si accentua e i suoi occhi diventano lucidi. Non riesco a scacciare dalla mia mente l’idea che sia maledettamente carino.
- Sì.- ammette piano – Potrei anche avere una ragazza…o un ragazzo un giorno, ma non amerò mai nessuno come amo lui.-
- Quanto sei sicuro che lui ti ami?- ribatto allora. I suoi occhi diventano duri di colpo come se lo avessi ferito ancora.
- Non ne abbiamo mai parlato.- ammette tormentandosi la mano a disagio – non…non abbiamo mai parlato di nulla. Di noi. Di cosa proviamo d’avvero e lui…- esita – lui esce con tutte quelle ragazze e…- si toglie nervosamente la fragia dal viso – Temo che sappia cosa provo e che stia con me solo perché mi vuole bene, senza amarmi.- mormora quasi sottovoce.
Sobalziamo entrambi quando Nick entra dalla porta scuro in volto. Guarda prima Mike poi me.
- E’ questo quello che pensi?!- ringhia. Ha sentito tutto, e lo sa anche Mike che mi guarda nel panico.
- Non è…- tenta di ribattere, ma Nick lo blocca con una mano.
- Pensi che esca con quelle ragazze perché mi piace?!- quasi urla – Ma ti ha dato di volta il cervello?-
- Ma…- tenta di ribattere lui, ma Nick lo fulmina con lo sguardo e poi fulmina me. Ho quasi paura mentre si inica il dito addosso come se potesse ordinare ad una saetta di incenerirmi.
- e tu..! Tu! Sputi sentenze senza sapere nulla, nulla di quello che proviamo! Che vuoi? Chi sei? Chi cazzo ti ha mai interpellato?-
Indicò Mike anche se era una domanda retorica – Io non volevo..-
- Zitta!- ringhia, poi tante di calmarsi. Guarda verso Mike con un cipiglio preoccupato.
- Mike, ascolta…- fa cercando di misurare le parole – Esco con loro perché sono terrorizzato all’idea che ciscopriano – guarda verso di me, e mi sento fulminata anche senza lampo – E ci separino.-
Mike mi guarda e poi guarda lui – Mi ami?- pigola.
Lui alza gli occhi al cielo come se fosse la domanda più idiota del mondo – Non vivrei nel terrore ogni giorno se non fosse così.-
Mike si alza in piedi e due secondi dopo i miei fratellastri hanno el albbra incollate tra loro. Cerco di distogliere l sguardo, ma mi ritrovo stranamente calamitata da qualla vista. Quando si staccano abbasso gli occhi sulla boccetta di smalto, lo prendo e mi alzo. Ormai le unghia dovrebbeo essere asciugate.
- Vado in camera mia.- mormoro piano, sperando che siano così presi dal guardarsi negli occhi da non notarmi – ci ehm..c vediamo domani.-
Sento Mike esclamare qualcosa, ma lo ignoro, salgo le scale e mi rintano in camera mia.
Probabilmetne stanotte la passeranno a giocare al dottore, dovrò finire di farmi le unghia sapendo che alla fine del corridoio si sta consumando un amore tormentato.
**
Quella mattina mi alz presto ed esco di cassa prima di loro sia per evitarli, sia perché ho un incontro con il club. Fa così freddo che le mie guence e il mio naso si congelano all’osante in cui io esco. Arrivare a scuola è come sopravvivere ad una tormenta di neve.
Il club di fumetti è al terzo piano, il piano che nessuno visita mai dove ci sono aule buole. Si dice che giri anche un fantasma ma sono dicerie, anche se mi ha fatto una brutta impressione sia dalla prima volta che ci ho messo piede.
Nell’aula i riscaldamente sono già accesi, quindi mi permetto di toglermi il capplitto lasciando imi però addosso al sciarpa. Metto sul banco tuto l’occorrente e inizio a disegnare anche se i guanti me lo rendono quasi impossibile.
Non passa molto prima che qualcuno entri in stanza, quando alzò gli occhi per vedere chi è il mio cuuore da un salto fino alla gola giusto per torturarmi. Nick è sulla porta, nulla dello sguadrdo furente della sera prima, ma una luce decisamente nuova negli occhi.
Setno lo stomaco contrarsi rendendomi conto quando il fatto ce cel’abbia con me mi dia fastidio. On solo perhcè non centro nulla, ma anche perché lui era l’unico che mi sorrideva in quella casa e che era gentile. Abbasso gli occhi sulla tavola per nascondergli la mia tristezza.
- che ci fa qui?-
- sei uscita presto oggi.-
- Avevamo un incontro per il club. Stiamo organizzando di fare un fumetto da vendere e così..-taccio perché lui si è seduto vicno a me.
- Mi dispiace.- sussurra piano.
Sento il peso sul petto alleggerirsi un poco, prima di girarmi.
- Come?-
- Hai sentito.-
Sorrido appena – E di cosa ti scusi?-
Lui si gratta la testa distrattamente – forse ho esagerato a prendermala con te. Abbiamo parlato, forse per la prima volta nella nostra vita e abbiamo chiarito un po’ di cose.-
Puoi dirlo forte – A-ah. E quindi?-
- Quindi mi dispiace.-
Sorrido poggiando il pennino e fregandomi le mani tra loro per riscaldarle – questa è la situazione.- esordisco chiara – Non ho intenzione di dirlo a nessuno, non ho intenzione di rovinarvi la vita, né di cambiarvela. Dobbiamo solo trovare un accordo.-
- Che tipo di accordo?-
- Niente sesso in piscina. Mi piacerebbe tuffarmi senza il pensiero che sia piena di schifezze varie.-
Lui alza un sopracciglio e non può fare a meno di sorridere – Ci possiamo provare.-
- Né in cucina. O in salotto. Insomma in posti dove potrei scoprirvi.-
- Fai prima a dirci dove possiamo farlo.-
- Nel vostro letto, nel vostro bagno e nel garage..se avere il coraggio. E’ sudicio.-
Stavolta ride e non posso fare a meno di senrirmi meglio – A parte questo..dateci pure dentro come conigli.-
Lui fa scemare la risata e mi guarda con occhi divertiti e dolci – Come fai ad essere così?- ribatte.
- Così come?-
- nessuo l’avrebbe accettato. Nessuno. –
M’inumidisco le labbra – Ho pensato di ricattarvi per avere l’ultima fetta di dolce, ma è finita prima che potessi farlo. Sarà per la prossima torta.-
Non ride, ma accentua il suo sorriso – C’è qualcosa di speciae in te.- ammette, poi si alza e mi scompiglia i capelli.
- Vuoi un passaggio per tornare a casa?-
Io guardo il disegno – I rallenty boy che danno un passaggio a la ragazza nuova? Era questo il tuo piano per uccidermi fin dall’inizio vero?-
Lui ridacchia e la sua mano scivolava lungo la mia guacia in un gesto trppo intimo perché mi senta a mio agio.
- Ci vediamo alla macchina.-
Va via com’è arrivato, quasi fosse lui il fantasma del terzo piano.
***
Suonano alla porta e io mi guardo un ultima volta allo specchio. Accettare di uscire con Adam è stato qualcosa avvenuto di impulso, qualcosa di assolutamente sbagliato. Se provasse ad avvicinarsi per baciarmi probabilmente svilupperei del polmoni di Drago e lo infuocherei. Se solo i miei fratellastri non mi avessero rotto le scatole con questa storia che dovrei aprirmi alle relazioni non avrei mai accettato.
Appena esco dalla mia stanza mike appare dietro la porta con un ombra. Il suo viso scuro mi trafigge.
- Sei sicura?- mi fa.
- Esco per un uscita, mica vado a uccidere qualcuno!- sbotto schivandolo. Lui mi insegue.
- Stai bene vestitia così.- fa.
- Grazie.-
- Però non dovresti uscire con lui.- continua. Mi fermo e mi giro la mia protesta cessata dietro un cipiglio perplesso.
- Decidetevi. Devo uscire con qualcuno o no.-
Lui stringe le labbra con disappunto – Se fosse per noi…- lascia la frase a metà perché dalle scale appare Nick.
- Principessa, c’è il ranocchio alla porta.-
Alzò gli occhi al cielo – Se non sapessi la verità direi che siete gelosi marci.- sbottò – Sul serio, ci manca poco che mi pedinate.-
- ah non possiamo?- sbotta Nick sfoggiando un sorriso mordace, seppur con sfumature serie, come se lo ponderasse. Sospirò e li guardo.
- Sentite, mi divertiro, voi…- li indico a turno – pomiciate, scopare, fte quel che cavolo vi pare. Godetevi una serata libera da me! Non dovreste essere così stressati.-
Prima che potessero ribattere alcunché mi avvio alla porta. Adam è sulla porta, un singolo fiore in mano e in sorriso gentile sul viso. Vestito di jeans e camicia simil elegante cozza un po’ con il mio vestito estivo e più casual, ma nell’insieme non dovrebbe sembrare acqua e olio. Gli sorrido e afferrò il fuore.
- Andiamo via, prima che ti facciano il terzo grado!-
Lui annuisce e mi scorta fino alla macchina. I gemelli si mettono sulla porta e mi salutano in modo poco amichevole.Ricambio il saluto e inidico a Adam di partire.
Una volta soli Adam tenta di attaccare bottone chiedendomi cose a caso come “hai fatto i compiti?” oppure “Dove ti piacerebbe cenare?” “Ti piace la pizza?”, dopo aver risposto a monosillabi mi sfozo di imbastire più che posso una conversazione.
- Certo che i tuoi fratelli sono molto protettivi.- ribatte ad un certo punto una volta parcheggiato al drav in – Ho quasi paura a trovarmeli davanti pronti a farmi la festa.- sorrise, per nulla intimorito quando dice. Io ricambio la smorfia – Sei la sorellina più piccola, infondo, anche io lo sarei con la mia.-
Ridacchiò a disagio – Già se conti che ci conosciamo da poco tempo e che sono miei fratellastri la cosa si complica.-
- Di padre o di madre?-
M’inumidisco le labbra – Non te l’hanno detto? Eppure è stata la notizia del mese. Mia madre ha sposato loro padre. Siamo una famiglia allargata.-
Adam aggrotta la fronte – Quindi non avete legami di sangue.-
- già. Ma abbiamo un bel rapporto, a volte mi snto quasi la loro sorellina.-
Lui alza un sopracciglio – Bhè non credo che per loro tu sia una sorellina – ribatte serio – anzi credo che provino qualcosa per te.-
Scoppio a ridere talmente forte che nell’altra macchina smettono di baciarsi per guardarci male.le lacrime si fermano vicino al naso mentre cerco di tornare seria.
- Non…- ridacchio – Credmimi ..no. Non è così.-
- a me è sembrato..- mi guarda male perché non riesco ad essere seria – Cioè sarebbe stato strano perfino se fossi davvero loro sorella.-
Adam nn ha idea di quanto sia strano tutto. La cosa mi fa ridere ancora di più. Mezz’ora dopo riesco a riprendere a respirare e guardo Adam.
- No. Ti assicuro che non provano nulla per me.- e mi pare veramente un idiozia perfino doverlo specificare – Tutt’alpiù perché hanno già qualcuno e l’amano veramente tanto.-
Lui alza un sopracciglio – non sapevo avessero la ragazza.-
Non ridere, non ridere, non ridere. Mi ripeto come una nenia, annuisco e inizio finalmente a guardare il film. Lui tenta di prendermi la mano e quando ho l’impulso di toglierla via, mi impongo di non farlo.
Dovrà pur esserci qualcosa nello stare con qualcuno che non capisco.
Quando le nostre dita si intrecciano sento quel contatto come un peso. Guardo il film per evitare ulteriori contatti e penso ai miei fratellastri soli a casa a giocare al dottore in svariate posizioni. Mi giro solo un seconvo verso Adam per commetanre una scena del gfilm quando lui mi bacia. Non è un bacio irriento, è docile quasi come se testasse le mia labbra per vedere se scottano. Trattengo ilrespiro qualceh attimo, avvertendo un vuoto allo stomaco Chiudo gli occhi e tento di ricambiare qeul contatto e quando prendo la mano e il bacio si approfondisce un po’ sento un moto di orgoglio. Non è un bacio come quelli che si scambiano loro, sensuali e lenti, ma….
Oddio.
Immagini indistinte di loro che si baciano mi affollano la mente e, traditrice anche il ricordo di quell’unica volta che li ho visti fare altro. Trattengo il respiro quando mi rendo conto di aver fatto volare troppo la mia fantasia. Mi stacco dal bacio avvertendo le guance calde e gli occhi lucidi. Il mio corpo è in prefa al calore.
Adam sorride, pensando erroneamente di vedermi coinvolta per lui. Riprende a baciarmi, ma qualcosa è diverso ora. Rispondo come posso, desiderando solo essere altrove, essere nascosta i n un buco dimenticato setendomi sporca solo al pensiero di sentirmi accaldata all’idea del miei fratellastri insieme.
Quando Adam poggia la mano sulla mia coscia tutto in me scatta e mi allontano da lui in un attimo. Credo di guardarlo con occhi da cerbiatto spaventato perché alza le mani in segno di resa.
- Forse ho esagerato.- concede – Scusa.-
Io provò a dire qualcosa, ma non mi esce che un balbettio indistinto, serrò le labbra solo per non rendermi ulteriormente ridicola.
Due colpi fanno sobbalzare entrambi. Mi giro con il cuore in gola, segretamente ringraziando chiunque ci abbia interrotti. Adam impreca sottovoce non appena vede Nick con le braccia conserte davatni al finestrino. Dalla mia parte invece c’è Mike appoggiato di fianco con nonchalance.
- Tempo scaduto.- fa Nick non appena Adam abbassa il finestrino – E’ successa un emergenza e la principessa deve tornare a casa.-
- Cosa è successo?-
- Affari di famiglia.- mi fa fulminandomi con lo sguardo – Scenti, ti portiamo a casa.-
- Non può aspettare un po’? La porto a casa presto.- fa Adam non troppo convinto. Mike apre il portello dalla mia parte e mi intima di scendere. Sembra arrabbiato e io saluto brevemente Adam con il cuore che mi matella nel petto. Cosa può essere successo?
I tacchi alti sull’erba sono un po’ malfermi, per questo mi devo aggrappare a Mike per arrivare fino alla macchina. Una vlta sull’asfalto mi giro verso i miei fratellastri con un cipiglio nervoso.
- E’ successo davvero qualcosa?- domando, indispettita.
Nick alza le spalle e mi apre la porta – Sì, è successo.-
- E cosa?- ribatto salendo. Mike entra dietro.
- Abbiamo parlato.-
- Solo?- ribatto acidamente.
Nick alza gli occhi al cielo. Sale in macchina e chiude la portiera sbattendola. Restiamo un attimo in silenzio.
- Allora?- sbottò – Cosa è sucesso di tanto grave? Mamma sta bene?-
- Si.-
- George?-
- Pure.-
- stanno ancora insieme?-
Entrambi mi fulminano con lo sguardo.
- Ci mancherebbe.- mormora Nick. Io prendo un profondo respiro.
- E quindi?- riprendo – Qual è la grande emergenza?-
Senza dire nulla Nick mette in moto e partiamo. Metto la cintura mentre il drav in si allontana dalla mia visutale.
Il silenzio è quasi opprimente mentre il ricordo di aver avuto una certa emozione a ricordarlo insieme mi torna, traditore.
- Sembrate gelosi.- tento di scherzare – Sapete che Adam è convinto che proviate qualcosa per me?-
Nick s’irrigidisce tanto che al semaforo non si ferma, ma inchioda. La strada è deserta, quindi nessuno suon quando scatta il verde e Nick non parte.
Guardo adam nello specchietto retrovisore e mi giro confusa.
- Si può sapere che vi prende?-
Nick mette la freccia accosta. Spegne la macchina.
- Siamo gelosi.- annuncia, serio.
Aggrotto le sopracciglia e mi giro verso Mike che si limita a guardarmi.
Non capisco. Mi gratto distrattamente un braccio.
- Credevo che voi voleste vedermi con qualcuno.- ribatto – Cioè..che provassi ad aprirmi e cose così.-
Nick si gira e mi guarda con un espressione comprensiva, come se non avessi capito niente.
- Sei sveglia per tutto ciò che non riguarda te vero?-
- Non è che non sono…- ribatto piccata –Per altre persone razionalizzerei il vostro comportamento, ma voi…voi siete troppo strani.-
Mike quasi scoppia a ridere – Si bhe non è una novità.-
- Sentite parlate chiaro. Odio queste cose.-
Nick e Mike si guardano per un secondo quasi a convincersi, tre secondi dopo mi si avvicina.
Lo fa così velocemente che non ho il tempo di ribattere, non riesco nemmeno a sentire le sue labbra premere sulle mie, ciò che sento è solo il movimento. Il colore umido di quelle labbra che si muovono sulle mie mi fa cadere come a mille metri di altezza e il cuore sembra voglia scoppiarmi nel petto. Mi discosto velocemente solo perché sono disorientata da ciò che provo. Nick mi guarda come se l’avessi appena ferito e non posso fare a meno di sentire completamente il tilt.
Nick mi ha appena baciata.
Schiudo le labbra senza poter dire nulla, senza poter nemmeno pensare. Troppe domande si affollano nella mia testa: non si amano più? Che centro io? Cosa significa? Perché l’ha fatto?!
Tutta cadute nel silenzio. Nick sembra soddisfatto del mio tacere perché mette in moto e riparte.
Lungo il viaggio non so cosa dire, non so nemmeno cosa pensare, né a razionalizzare tutto come mio solito.
Scendo dalla macchina con passo mal fermo, ma riesco a entrare senza problemi. Prima che la porta sia chiusa, Mike mi si para davanti come ad impedirmi di scappare.
- Che vi prende?- non posso fare a meno di ribattere – Vi comportate in modo strano.-
Mike mi sorrise e mi accarezza una guancia e io sono troppo confusa per protestare. So che sta per baciarmi, lo so, ma non riesco a smettere di perdermi in quegli occhi color carbone.
Quando le labbra si uniscono trattengo il respiro.
Sento le mani di Nick suoi miei fianchi e un bacio docile sul collo.
Tutto il mio corpo reagisce traditore, lo sento tentare di tenersi con ogni molecola a cercare più contatto, a cercare una soddisfazione ad una smania che non conoscevo prima di quel momento.
Mike muove le labbra con più energia e mi ritrovo a rispondere quasi senza rendermene conto, da qualche parte lontana nel mio cervello continuo a sentire un campanello di allarme, ma è troppo lontano e troppo silenzioso. Prima ancora che me ne renda effettivamente conto le mia braccia sono aggrappate e lui e il bacio diventa un umido e sensuale. Sento le mani di nick scivolarmi lungo il corpo, sule grembo e poi a salire. È quando mi sfiorano i seni. Mi stacco da Mike, boccheggiando, imbarazzata. Aprì gli occhi e mi rendo conto di ciò che sta accadendo, di cosa sto facendo e di cosa stanno facendo loro. Eppure non voglio fermarli, tutto dentro di me non vuole che si fermino.
La mano di nicolas mi arpiona di capelli, mi costringe a girarmi e mi ritrovo nuovamente affogata tra le sue labbra, scossa e boccheggiante. Sento nuovamente il mio seno sfiorato, il collo baciato, il corpo completamente a fuoco.
Ho paura. Voglio scappare.
Mi piace. Voglio restare.
E’ confuso.
E’ coinvolgente.
Squilla il telefono in quel momento e sobbalziamo tutti e tre come se quel trillo fosse un terremoto. Ritorn alla realtà, alla vergogna e alla consapevolezza.
Cielo, cosa avrei fatto se avessimo continuato? Come diavolo sono finita in questa situazione?
Mike mi sorride prima di andare via per rispondere, Nik fa scivolarle braccia in modo da stringermi. Stringermi, come se fossi la sua ragazza.
Ecc o cosa sta succedendo, ecco il loro comportamento.
Sono…la loro ragazza?
- e’ tardi meglio che vada di sopra e..-
- Vuoi dormire con noi?- da Nick al mio orecchio con voce bassa e rauca.
- No!- scattò disarmata, mi sciolgo dall’abbraccio e mi allontano – Ehm... no, grazie… domani devo..devo svegliarmi persto quini…-
Scappo via senza che possa ribattere nulla. Mi chiuso a chiave in stanza come se il mondo fuori potesse essere un pericolo per la mia incolumità. Almeno la stanza alla fine del corridoio.
Affondo la testa nel cuscino incapace di concepire cosa è successo, con le guance in fiamme e il corpo completamente teso.
**
E’ notte e il mio cuore non riesce a smettere di battere. Sono troppo confusa, troppo in ansia.
Mi sono ritrovata coinvolta in qualcosa che va oltre la mia comprensione e mi sono ritrovata in mezzo a due persone che non hanno limiti.
Esco dalla mia stanza per bere un bicchiere d’acqua. Mentre lascio che il liquido freddo scivoli lungo la mia gola i miei pensieri continuano a sfiorare le sensazioni che prima mi hanno soggiogata.
Se quel cellulare non avesse squillato, mi sarei ritrovata al centro di un uragano?
E’ davvero quello che voglio?
La notte passa senza che chiudo oddio, nel mio cuore i battiti forsennati ancora persistono. Quando li vedo entrare in cucina però si ferma, il che è ancora peggio.
Con una tranquillità assolita mi salutano, poi mi aiutano a preparare la colazione. Restò nel centro, mentre ci coordiniamo a sistemare le cose in tavola.
Si baciano, leggermente, come una coppia sposata, e non faccio in tempo a sorridere che mi ritrovo baciata. Come se fossi loro.
- Smettetela.- sussurrò, un po’ esasperata.
Loro fanno finta di non sentirmi mentre si mettono seduti, mi riempiono il bicchiere, mi sorrisono.
- Dormito bene?- domandò Nick, mentre scorre la home di face book.
Come se avesse potuto mai farlo.
- Non ho chiuso oggi.-
- Hai pensato a noi?- cnguettò Adam, con uno sguardo malizioso. Il suo sorriso ha un che di diabolico mentre si allarga.
Prendo un profondo respiro e bevo un sorso di latte caldo prima di dire – Questa storia deve finire.-
Due paia di occhi si spontano su di me, mi inchiodano.
- Tu ci vuoi?-
La risposta mi viene spontaneamente. Impanico, repsiro.
- Sì… ma non così. Dovete andarci più piano con me.-
Annuiscono come se lo sarebbero aspettato.
E così, davanti alla colazione. Ci mettemmo insieme.