Feb. 20th, 2020

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Ossessioni più che valide

 

 

Girò la pozione un’ultima volta poi fece un respiro profondo.
Era pronta. Era davvero pronta. Aveva preparato tutto, perfino preso l’occorrente per completare il suo piano.
Si aspettò un esitazione, un ripensamento. Del resto era un mese che continuava a ripetersi senza sosta avrebbe potuto smettere in qualsiasi momento, che era in fondo solo un modo per imparare a fare una pozione complicatissima. Un mettere alla prova le sue abilità. In fondo, era solo un esperimento, che coincideva benissimo con l’aumento esponenziale delle sue ossessioni.
Già. La sua ossessione.
Lui non era innamorato. Quel sentimento che era esploso in lui per Harry Potter quando aveva confessato a tutti di essere gay, non era amore; era ossessione. Non poteva essere altrimenti.
Il pensiero di poterlo avere, anche una volta, solo un assaggio…era stato abbastanza per dare il via a tutto. A quel mese, a quell’ossessione che avrebbe potuto abbandonare ogni ingredienti inserito e ogni minuto di cottura, invece, piuttosto che scemare, la possibilità si era semplicemente fatta più concreta giorno dopo giorno.
Ed ora era a portata di mano.
Con occhi famelici prese una parte della mistura e la costrinse in un recipiente più piccino. Una boccetta, da portarsi dietro quando avrebbe avuto l’occasione giusta. Prese dalla tasca un sacchetto dove c’erano conservati con cura un paio di capelli castani, lo aprì e ne prese uno.
Nel momento stesso in cui il capello toccò la pozione la sua mente tentò razionalmente di farlo desistere, ma aveva pensato e ripensato a quel piano per troppo tempo e ogni sua molecola voleva metterlo in pratica.
L’avrebbe avuto. Solo una volta. Una singola unica volta.
Sorrise. Era pronta.
La pozione polisucco era pronta.
**


Ci vollero tre giorni prima che Draco riuscisse a trovare l’occasione adatta. Kevin Sutton, l’attuale ragazzo della sua ossessione, stava sgattaiolando in giro per i corridoi. Draco sapeva dove stava andando, in una scuola come quella, dove le stanze private erano un’utopia e c’erano occhi ovunque, c’era un solo posto dove potevano incontrarsi. Il suo cuore iniziò a battere dall’eccitazione di star davvero per attuare il suo piano.
Kevin girò l’angolo e Malfoy lo precedette.
Si entrava in scena.
- Vai da qualche parte, Sutton?- soffiò con un sorriso che non riusciva a togliersi.
Il ragazzo, un corvonero del sesto anno, si bloccò di colpo e tremò. Draco era un prefetto e lui era fuori dal suo dormitorio dopo il coprifuoco.
- Ehm io…ho dimenticato una cosa …- tentò di mentire.
Draco alzò un sopracciglio – Dove?-
- Nell’aula di pozioni.- mentì con più convinzione.
Malfoy allargò il suo sorriso – Ti accompagno allora.-
- come?-
- ti accompagno a prendere la cosa che ti serve.-
Kevin strinse le labbra – Non serve, io…-
- Sutton.- lo fermò ancora Draco con voce profonda e seria – o ti accompagno o torni in stanza e prenderai ciò che ti serve domani.- propose – Oppure posso togliere alla tua casa tutti i punti che ha. Sarebbe veramente molto divertente.-
Kevin strinse la labbra con disapprovazione – Non puoi…- provò.
- Sei fuori la tua casa dopo il corpifuoco, sei ancora minorenne, e sicuramente la cosa dimenticata è Potter nella stanza delle necessità. O sbaglio?-
Il ragazzo impallidì, e Draco quasi rise.
- Dieci punti in meno a corvonero. Torna pure nel tuo letto a dormire. Buona notte.-
Attese con un sorriso trionfante che Kevin stringesse i denti per poi girarsi ed andarsene. Sapeva che non sarebbe tornato: in quanto corvonero aveva molto a cuore il rispetto per le regole, cosa impossibile se si era la nuova fiamma di Harry Potter. Ma andare contro la sua stessa casa, perdendo inutilmente punti per una scopata di troppo era contro ogni suoi principio.
Con il cuore che tentava inutilmente di battere meno forte, Draco cacciò dalla sua giacca la pozione. Aveva preso i capelli del ragazzo settimana fa. Si diresse in bagno dove Mirtilla lo accorse con un sorriso sconsolato.
- ciao.-
- Ciao.- fece Draco con educazione. In passato Mirtilla era stata la cosa più vicina ad un vero amico che avesse mai avuto. Il che era stato veramente patetico. Ora aveva altro a cui pensare e quel bagno era il posto perfetto per nascondere delle cose. Aprì un anta e trovò l’abito esattamente dove l’aveva lasciato. Si era perfino fatto cucire un abito per ogni casa per essere pronto all’evenienza di un nuovo fidanzato, non aveva lasciato nulla al caso.
Indossò la divisa di corvonero e, prendendo un respiro profondo, bevve la pozione.
Era disgustosa. Sul serio, il suo sapore non si sarebbe tolto per mesi, ma non appena il suo aspetto iniziò a mutare un senso di trionfo lo avvolse. Non ci volle molto e in poco tempo si era abbassato di un paio di centimetri, i suoi capelli erano diventati castani e le sue orecchie si erano ingrandite. Si guardò allo specchio non trovando di suo gusto il nuovo aspetto. Kevin non era affatto il suo tipo, ma se sarebbe servito a togliersi quel fastidioso prurito, allora se lo sarebbe fatto piacere.
Si guardò un ultima voglia allo specchietto e prese un profondo respiro.
Aveva studiato Kevin per tutto il tempo, studiandone i movimenti, gli atteggiamenti e il parlato. Era stato difficile studiare una persona così poco importante, ma se il suo piano sarebbe andato in porto, ne sarebbe valsa la pena.
Prese un ultimo respiro e il sipario si aprì.
Quello era il suo palco scenico.
Harry il suo unico spettatore nel suo personalissimo spettacolo a teatro.


Si avviò per i lunghi corridoio della casa. Con il suo vagabondare di ronda, sapeva esattamente dove andare per evitare Gazza e la malefica gatta. Alla fine giunse a destinazione.
Questo era l’ultimo ostacolo. Senza contare Harry Potter. Posò una mano sulla porta che si aprì magicamente. Entrò con passo lento e il cuore che rimbombava con forza nella sua gabbia toracica.
Harry Potter era lì, bello e sensuale, con solo la camicia e pantaloni, un tavolo imbandito e un bicchiere di vino in mano. Gli sorrise con affetto e stavolta il cuore di Draco semplicemente si fermò.
Tentò di sorridere e gli si avvicinò.
- Ciao!-
- ciao a te. Pensavo che non venissi più.-
Draco strinse le labbra – Ho avuto un contrattempo.- disse, poi si sistemò – Ma ora sono qui!- aprì le braccia come per indicare il suo corpo. Un corpo tutto nuovo per una serata speciale.
Harry gli sorrise ancora e nuovamente il cuore gli si strinse.
- Allora, mangiamo?-
- S-sì certo.-
Doveva ammettere che aveva pensato a quegli incontri in modo più dilettevole. Certo non si aspettava di ritrovarsi subito a rotolarsi tra le coperte, ma perlomeno avrebbe voluto rubargli un bacio.
Avanzò per la stanza e si sedette al tavolo. Harry prese posto davanti a lui.
Si sorrisero, impacciati, poi Draco prese un bicchiere di vino e lo sorseggiò.
- oh.- soffiò sorpreso.
- Cosa?-
- E’ un vino pregiato questo.- disse girandolo il vino nel bicchiere – Molto costoso.-
Il sorriso di Harry si allargò – Sorpreso?-
Beh lo era. Aveva sempre pensato che Harry ci tenesse a non ostentare la ricchezza. Del resto indossava gli stessi occhiali tondi e orrendi da tutta la vita…
Forse era solo questione di cattivo gusto estetico. Poteva perdonarlo.
Sorrise divertito e guardò il moretto attendere una risposta.
- Un po’.- soffiò – Hai altre sorprese per me questa sera?-
Era strano sentirsi con la voce di un altro, ma per essere lì e vedere quegli occhi smeraldini guardarlo con tanto affetto ne valeva decisamente le pena.
- Qualcuna.- rispose Harry vago – Vogliamo iniziare?-
Draco guardò i piatti riempirsi di alcune delle più succulente leccornie che Hogwarts offriva. Dietro un budino color rosso acceso, c’era una bistecca fumante appena cotta cosparsa di qualcosa che metteva decisamente l’acquolina in bocca.
Draco guardò Harry e ponderò di rinunciare alla cena e passare direttamente alla seconda fase del suo piano. Misurò le distante e tentò di prevedere cosa sarebbe successo se si fosse alzato e lo avrebbe raggiunto per affogarsi nei suoi baci.
Guardò le labbra di Harry e queste si incresparono in un sorriso mordace come se intuissero i suoi pensieri.
Si ritrovò ad arrossire, ma non abbassare gli occhi.
Poteva farlo, dannazione! Poteva finalmente poter sostenere lo sguardo di Harry Potter, mostrare quanto desiderasse divorare quelle labbra, quando ambisse perdersi con le dita tra quei capelli ribelli.
Anche se non gli avrebbe fatto male usare un po’ di gel.
- Mangiamo?- tagliò corto Harry. L’altro non poté fare a meno di annuire.
Iniziarono a mangiare e più volte Draco ebbe l’impulso di dover riempire il silenzio. Ma non sapeva cosa dire, non conosceva ciò di cui parlavano abitualmente, non conosceva nulla della vita di tizio.
Non ci volle molto che Harry se ne uscì con un - …sei silenzioso.-
Già. Perché non aveva nulla da dire per non farsi scoprire.
Alzò gli occhi e mostrò una smorfia di disappunto.
- Sono un po’ nervoso.- ammise.
- Come mai?-
Già, come mai? Tecnicamente il ragazzo che impersonava ed Harry Potter uscivano da più di un mese. Era impossibile che se ne stesse sulle sue.
Decise che avrebbe dovuto dire qualcosa, qualsiasi cosa. L’importante era parlare.
- Ho incrociato Draco Malfoy venendo qui.- mormorò – Sono riuscito a mentirgli dicendo che non sarei venuto, ma…volevo vederti.-
Harry alzò un sopracciglio e Draco tentò di fare la sua faccia più crucciata.
- Ho paura che faccia rapporto e tolga punti alla mia casa.- mormorò ancora.
Harry non esitò un attimo a ribattere - Non penso lo farà. E’ meno stronzo di quel che vuole far sembrare.-
Davvero? – Davvero?-
Harry annuì, metà labbro tirato in un sorriso ambiguo – E’ un ragazzo che ne ha viste tante e tenta di “tornare alla normalità”. Fingere di fare lo stronzo è il modo che ha per…- cercò le parole – Lasciarsi alle spalle la guerra.-
Nel suo animo fu come ricevere in piena faccia uno tsunami.
Draco non seppe decifrare le sue emozioni, ma non gli piacque affatto quella strana intromissione nella sua psiche.
- …sono sicuro che non è così.- mormorò piccato – Forse sei tu che lo sopravvaluti ed è solo uno stronzo patentato.-
Harry alzò un sopracciglio – Sbaglio o per quello stronzo patentato hai avuto una bella cotta per mesi?- lo punzecchiò.
Davvero!? – Era solo una fase…-
La risata leggera di Harry riempì l’aria, mentre Draco avrebbe voluto solo sotterrarsi.
Prima di buttarsi in quell’impresa aveva fatto un paio di indagini su come si comportavano nel privato i due amanti: a quanto pareva Kevin non era molto avvezzo alle dimostrazioni d’affetto.
Il che era un disastro, ma poteva lavorarci.
Doveva prendere in mano la situazione, il tempo correva veloce, la sua maschera aveva i minuti contati.
Posò le posate e sorrise, predatorio – Geloso?- mormorò.
Harry fece una smorfia divertita – Da morire.-
Draco ridacchiò – bravo bambino, risposta giusta. Potrei darti un bel premio.-
- Un bacio, magari?-
Bravo Potter. Draco sorrise, trionfante, si alzò e lo raggiunse. Infilò le mani nei suoi capelli e adoro quel contatto, erano incasinati ma soffici, un po’ come il padrone. Gli sorrise prima di chinarsi a baciarlo.
Non era psicologicamente pronto a quello che ne conseguì.
Le labbro soffrici e umide sembrarono dargli una scossa elettrica così potente che per un secondo Draco rimase paralizzato tra le sue braccia.
Solo per un secondo, perché poi si impose di muovere le labbra, anche se il battito del suo cuore non gli stava dando tregua.
Quel tum tum era ovunque, vibrava nelle sue vene e quando si staccò da lui senza fiato Draco aprì gli occhi e si rese conto che quella non era un emozione così semplice come il desiderio e l’ossessione. Che quello che si apprestava a fare non era togliersi un tarlo…
Draco si rese finalmente conto che Harry gli piaceva, in quel senso.
Provò a pensare di dover scappare da lì, che continuare sarebbe stato peggio di ingannarlo, sarebbe stato qualcosa di profondamente sbagliato.
Ci provò davvero, se lo disse come una poesia imparata a memoria.
Ci furono solo parole, nessuna vera intenzione.
Riprese a baciarlo, consapevole che a quel punto pur di averlo avrebbe dato ogni cosa, ogni suo possedimento, ogni parte di sé.
Purtroppo, aveva il tempo contato. I battiti del suo cuore non erano che ticchettii di tempo che lo separavano dal rivelare una verità che non poteva essere scoperta.
Doveva sedurlo.
Doveva averlo.
Fece scivolare le mani suo petto, godendosi la consistenza con i polpastrelli, cercò mete precise, quando sentì i capezzoli tirò un sospiro di sollievo.
Non doveva essere rude, non tutti gli uomini erano sensibili in quel punto, ma appena lo sfiorò sentì quelli di Harry reagire.
Adorò sentirli reagire.
Il baciò di Harry si era fatto cauto, un poco sorpreso, forse curioso. Così Draco sciolse il bacio e si avventò sul suo collo, la lingua percorse con attenzione la giugulare fino al lobo, con la punta della lingua lo contornò, per poi sussurrare nel suo orecchio – Portami a letto.-
Sentiva il corpo di Harry teso sotto le sue mani. Ci fu un attimo di silenzio e immobilità, dove il serpeverde si aggrappò ad ogni sua speranza per non aver osato troppo, poi Harry fece scivolare una mano sotto le ginocchia e una dietro le spalle. In un secondo, si ritrovò in braccio a Harry, portato come una principessa.
Per fortuna il corpo del ragazzo che impersonava, era molto esile e leggero, quindi non ebbe alcun problema. Draco ringraziò ** per il suo sacrificio, mentre Harry lo adagiava sul letto.
Ci fu solo un ultimo, importante, attimo di esitazione, prima che tutto precipitasse.
Baciarsi, spogliarsi, baciarsi, toccarsi, baciarsi, prepararsi, baciarsi ancora.
Draco trattenne il respiro quando si ritrovò con le gambe aperte, più desideroso che mai, con le dita ce lo scopavano attentamente.
Andava bene così. Se fosse stato in sé, con il suo aspetto, nulla sarebbe stato possibile, nemmeno che il fatto che si lasciasse trasportare così dagli eventi.
Come Draco, avrebbe rifiutato l’idea di concedersi senza remore.
Come Kevin, era la sua puttana, poteva farselo in ogni istante, non gli importava.
La libertà che un altro volto gli concedeva era così totalizzante, che il serpeverde la adorò. La assaggiò, tra i baci, tra la sensazione delle dita dentro di sé, la saggiò nel piacere che provava senza freni.
Non ebbe nemmeno nessun timore, quando Harry si spinse in lui. Non era il suo corpo, poteva godere, poteva adorare di sentirlo dentro.
Mentre si spingeva in lui, Harry era buffo. Il suo viso era arrossato, gli occhiali gli scivolavano sul naso in modo divertente. Draco gli carezzò il viso con una mano per rimetterglieli apposto, e poi infilò le dita tra i capelli per tenerli fermi e sentirne la consistenza folta tra le dita.
Poi tutto precipitò. La lucidità data dall’inizio del rapporto scivolò via, lasciando solo piacere e ansiti. Harry aveva trovato un punto particolarmente sensibile dentro di lui e ora si stava divertendo a guardarlo, mentre lo plasmava dal piacere.
Draco non si curò di null’altro che al godere.
Non era lui, del resto, era il viso di un altro, la voce di un altro, l’orgasmo di un altro. Lui ne era solo il ladro.
Le dita di Harry si strinsero con forza nei suoi fianchi, poi se li tirò addosso per andare incontro a quelle spinte.
Si baciarono ancora, quel bacio fu ansante e scoordinato.
Stavano per venire e il pensiero lo fece esplodere.
Lo fecero quasi insieme, a poca distanza, Draco si ritrovò a fissare il soffitto senza né fiato né neuroni per mettere insieme i pensieri. Non ne aveva. L’orgasmo li aveva spazzato via tutti.
Harry si stese accanto a lui, il viso sudato, le labbra schiuse per recuperare aria.
- Non pensavo sarebbe finita così.- mormorò Harry dopo un poco, un nuovo sorriso sul viso – pensavo volessi aspettare ancora.-
Cosa?! Pensò Draco perplesso, Kevin era davvero così scemo da non saltargli addosso all’istante?!
Inghiottì a vuoto e gli sorrise. Tutto sommato, avergli scopato il ragazzo, poteva giovargli pure a suo favore.
Stava per dire quello che Draco disperatamente voleva dire, ma che quell’idiota non ne era capace.
Cercò la sua mano, strinse le sue dita. Sostenne il suo sguardo mentre cercava dentro di sé le parole giuste. Trovò solo le sue:
– Mi piaci da morire, Harry. Non potevo più aspettare.-
Una luce nuova si accese negli occhi verdi del compagno, la vide perfino attraverso le lenti orribili che si ostinava a usare. Poi, lentamente, il suo sorriso di allargò.
- Mi piace anche tu.- disse prima di avvicinarsi per un altro bacio.
Quando sentì la lingua scivolare nella sua bocca, Draco capì che quel bacio non sarebbe stato solo un bacio. Che l’avrebbero rifatto.
Draco non si sarebbe tirato indietro, dove solo…
- Devo andare un attimo in bagno.- disse, staccandosi da lui come un cerotto – Torno subito.-
- Come?- mormorò Harry preso alla sprovvista, preso com’era nel nuovo contatto – oh, okay. Ti aspetto.-
Draco scivolò fuori dal letto e si avvicinò alla porta che la stanza delle necessità si preoccupò di creare per lui. Una volta dentro aprì l’armadietto che aveva riempito di polisucco. Guardò le fiale con la morte nel cuore ma non poteva rinunciarci.
La sua preziosa, unica, volta con lui. Era già fortunato a poter fare il bis.
Prese la fiala e la bevve d’un fiato. Poi si sciacquò la bocca così che l’altro non sentisse il sapore. Dopo di che tornò nella stanza da letto e incrociò i suoi occhi.
Un'altra ora. Lo avrebbe avuto per un'altra ora.

**

Okay, non fu solo quell’ora, ma non poteva nemmeno correre in bagno ogni santissima volta. Così, Draco aspettò che Harry scivolasse nel sonno e scappò via. Lo fece concedendosi un ultimo sguardo.
Ciò che accadde il giorno dopo fu sulla bocca di tutti; la coppia d’oro si era lasciata. Nessuno sapeva spiegare perché ma Draco poteva averne un’idea molto chiara: dovevano essersi confrontati, Kevin doveva aver confessato di non essersi mosso dalla sua casa, Harry aveva quasi sicuramente capito l’inganno.
Ed era finita così.
Del resto, Draco era consapevole che sarebbe stata la loro unica preziosa volta e era fortunato per essere forse la persona più insospettabile.
Chiunque a scuola avrebbe potuto farlo: la pozione polisucco potevano farla anche dodicenni, il suo odio per il Golden Boy era risaputo come era risaputo che qualunque donna o uomo della scuola avrebbe voluto entrare nel suo letto.
Draco era stata solo quello con le palle di farlo.
Prima di attuare il suo piano aveva sperato che dopo avrebbe messo a tacere i suoi demoni,ma ora che aveva assaggiato il frutto proibito e l’aveva fatta franca qualcosa era cambiato dentro di lui.
Non aveva potuto fare altro che raccogliere i suoi ricordi in una fiala magica, ogni tanto li rivedeva, vivendoli ancora e ancora.
Ogni volta che ci si immergeva, perdevano un poco di calore, come se sbiadissero.
Non poteva fare altro che tenerli stretti finché poteva.
Nessuno gliele avrebbe portati via.
**
Non è vero che l’oblio non esiste, pensò distrattamente Draco mentre tamburellava con le dita sul banco. I ricordi di quell’unica notte stavano svanendo e, con esso, si stava scatenando in lui una sorta di crisi di astinenza.
Voleva rimarcare quei ricordi, ribaciare quelle labbra, risentirlo dentro di lui.
Lentamente era passato un mese e Harry Potter aveva finalmente un nuovo amore; Troy Jefferson, un serpeverde.
Lo conosceva di vista, era un ragazzo che si era trasferito ad Hogwatrs dopo la guerra, forse l’unico che non sapeva fino a che punto il Grifondoro fosse un eroe.
Odiava il rapporto che avevano istaurato: sembravano amici prima che amanti, e con quel tipo di rapporto Draco sapeva di non poter competere.
Però li osservò. Era consapevole di non potersi permettere di replicare l’inganno, ma inconsciamente studiò ogni movimento di Troy quasi dovesse imitarlo.
- Che hai da fissarmi?- gli domandò un giorno questi mentre erano per caso nella stessa aula, da soli, per caso. Nella sua voce non c’era vera accusa, c’era solo una punta di curiosità… e qualcos’altro.
Draco fu colto alla provvista – Come?-
- Ho notato che mi fissi spesso.- insistette lui – Non è che per caso… ti piaccio?- gli sorrise, un sorriso strano, un po’ incuriosito un po’ divertito – Se fosse così…- si avvicino, lentamente - Non avrei nulla il contrario. Magari, potremmo organizzare qualcosa insieme.-
Draco realizzò cosa stava accadendo con qualche attimo di ritardo, troppo incredulo per poterlo caspire. Troy aveva l’uomo che Draco sognava ogni giorno, ma ci stava provando con lui. Un moto di rabbia e gelosia lo invase, ma si sforzò di non ucciderlo seduta stante.
- Non hai paura che dica al tuo ragazzo che ci stai provando con me?-
Troy s’umettò le labbra – Il mio rapporto con Harry è aperto.- confessò – Non è che sia propriamente il mio ragazzo, se capisci cosa intendo.-
Gli fece l’occhiolino e Draco sbatté le palpebre – Stai dicendo che…-
- Che scopiamo.- fece spallucce – Quando ne ha voglia mi scrive e viceversa. – si avvicinò a Draco lentamente – Posso aggiungere anche te alla lista di messaggi, senza problemi.- posò una mano sul suo fianco – So che odi Harry, potrebbe essere un gran bel divertimento per te fottersi quello che tutti credono essere il suo ragazzo, non credi? Pensaci.-
Quello era… era… stupendo.
In un solo flirt Troy gli aveva dato modo e movente di tornare tre la braccia di Harry. Arrossì, preso dalla gioia e dal batticuore, alla sola l’idea.
Gli serviva solo…
- Vediamo…- mormorò con voce all’improvviso suadente. Poi gli afferrò la testa e se la spinse vicino. Il bacio fu audace, profondo e seducente.
Quando si staccarono, Draco strinse la presa sui suoi capelli.
Poi lo lasciò, come uno strappo – Niente, ci ho provato.- scrollò le spalle – Gli avanzi di Potter non fanno per me.-
Non dette modo a Troy di replicare, non gli interessava. Stringeva tra le mani un tesoro prezioso, oro ebano allo stato puro.
Affrettò il passo verso il suo laboratorio: aveva ancora polisucco e, tra le dita, aveva la sua nuova maschera.
**

Aspettò seduto sul letto osservando trepidamente la porta; aveva contattato Harry e si era “cambiato”. Aveva anche un piano di fuga, in caso qualcosa fosse andato storto.
Quando Harry entrò nella sala un sorriso gli spuntò sul viso – Ehi!- esclamò – Al tuo servizio!- fece un piccolo inchino.
Draco cercò di recuperare le informazioni su Troy nella sua mente, le sue movenze, il suo modo di parlare. Le aveva immagazzinate tutte. – Alla buon ora, pensavo di dover iniziare da solo!- esclamò alzandosi dal letto e raggiungendolo. Troy era più aggressivo rispetto all’altro ragazzo che aveva personificato, era diretto.
Così gli prese il viso tra le mani e esitò solo una frazione di secondo prima di baciarlo.
Merlino, se gli era mancato.
Voleva essere un bacio audace ma il Draco che era in lui accusò l’emozione come un pugno e rallentò, volendo godersi ogni istante.
Harry, dal canto suo, poggiò le mani sui suoi fianchi e se lo tirò più vicino, rispondendo all’istante con entusiasmo.
Troy davvero ci provava con altri invece che godersi lui ogni giorno? Se Harry fosse stato il suo ragazzo…
Non credeva che l’avrebbe lasciato uscire dalla camera. O direttamente dal letto.
All’improvviso, Harry lo scaraventò contro la porta e Draco si ritrovò per un secondo avvolto dalla paura: lo aveva scoperto? Di già? Come? Cosa aveva sbagliato?!
Il panico scemò non appena Harry si spinse contro di lui, lasciando aderire i loro corpi perfettamente – Scusa per averti fatto aspettare.- soffiò divertito – Mi farò perdonare.-
Come fosse una promessa solenne, Harry crollò in ginocchio e Draco realizzò cosa stava per accadere.
Ti prego, pregò merlino e qualsiasi mago potente venerato come un dio, fa che Troy duri!

**

La prima volta era stata frettolosa: l’impazienza di Draco Malfoy si era sposata con l’astinenza del golden boy e rotolarsi tra le lenzuola. Era stato qualcosa di confuso, impaziente e passionale. Anche le volte dopo, erano state un susseguirsi di voglie represse finalmente liberate.
Questa volta, invece, Harry se la prese comoda.
Mentre la lingua scivolava sul sesso duro del ragazzo mascherato, questi non riusciva a pensare al tempo che scorreva. Avrebbe voluto che quella bocca restasse per sempre su di lui. Non gli importava nemmeno se intenta a succhiarglielo o a succhiare altro. L’importante è che fosse su di lui.
Si aggrappò ad ogni microscopico pezzo di ragione per tentare di resistere il più possibile, ma quando Harry lasciò che il sesso scivolasse dentro la bocca, più in profondità di quanto c’era mai stata, Draco aprì gli occhi e si ritrovò a fare i conti con la cosa più bella che avesse mai visto e venire fu inevitabile.
Harry non se l’aspettava così si ritrasse e iniziò a tossire.
- S-scusami!- esclamò Draco, imbarazzatissimo. Harry finì di tossire alzandosi prima di ridere. Poi scosse la testa e gli prese la mano.
- Vuoi qualcosa da bere?- domandò trascinandolo verso un armadietto di liquori vari. Senza aspettare la risposta preparò un Wisky incendiario e glielo porse. Fortunatamente per Draco a quanto pare lui e Troy aveva un drink in comune.
Lo prese con un sorriso.
- Non vuoi che… ricambi il favore?- domandò, prima di bere un sorso, occhieggiando un'evidente rigonfiamento che non aspettava altro che lui.
Harry s’umettò le labbra – Abbiamo tutto il tempo.-
Non lo avevano. Era quello il punto.
Stava per ribattere qualcosa, quando Harry ribatté – Oggi ti ho visto parlare con Malfoy.-
Il cuore gli saltò in gola, sorride solo per non urlare – Già.-
- Cosa vi siete detti?-
- Ho messo in chiaro che amo solo te, e che i suoi occhi languidi possono anche smetterla di fissarmi continuamente!- sogghignò – Gli ho praticamente detto che sei ad un passo dal farmi la proposta.-
Harry puntò i suoi occhi versi dritti nei suoi e per un eterno secondo, temette di aver detto la cosa peggiore che potesse mai dire. Poi Harry tirò gli angoli della bocca in un sorriso e alzò gli occhi al cielo.
- E lui?-
Draco s’umettò le labbra – Si è offerto di succhiarmelo, per farmi dimenticare di te.-
- E hai accettato?-
Draco, nel panni di Troy scrollò le spalle – Sarà un segreto che porterò nella tomba. O nel nostro matrimonio quando ci inventeremo particolari giochi erotici.-
Harry rise, e la sua risata riempì l’aria. Draco fu colto dal batticuore e lo maledì. Non poteva davvero farsi battere il cuore così ogni volta che Harry faceva qualcosa. Sarebbe morto giovane presto, sennò.
- ahhh la tomba dell’amore.- soffiò bevendo un sorso – Quindi, hai rifiutato Draco Lucius Malfoy perché ami me senza scampo?-
- Precisamente.-
- E cosa ami di me?-
Si appoggiò al tavolo e lo guardò, a mo’ di sfida. Draco odiò un altro poco di più Troy: che fosse menzogna che avessero un rapporto aperto? Che baciarlo quel giorno era stato un tradimento?
Draco non riusciva a muoversi dalla porta perché era gli tremavano ancora le gambe, ma lo guardò dall’alto in basso, con nonchalance.
- Il tuo uccello, per iniziare.-
Harry sorrise, ma i suoi occhi verdi si fecero più attenti – E poi?-
- Il tuo sedere.- sogghignò.
- la mia bocca?- s’umettò le labbra – Non si è appena guadagnata un posto in classifica? –
- Decisamente.-
Sorrisero, poi Harry tornò ad avvicinarsi, gli rubò un nuovo bacio che lasciò Draco senza fiato.
Dio, come faceva anche solo a pensare di non voler essere suo al mille per cento? Draco avrebbe dato via ogni cosa, per essere il suo ragazzo.
A quel punto, quell’ossessione era diventata qualcosa di più, lo sapeva anche lui. Non era amore, non ancora.
Poteva diventarlo.
Harry gli piaceva, sarebbe stato volentieri suo, si sarebbe volentieri innamorato pazzamente di lui, se solo non fosse stato impossibile che lo ricambiasse.

Quando Harry finalmente fu dentro di lui ancora una volta, il cuore di Draco rischiò di scoppiare. Lo baciò fino a consumargli le labbra, pronunciò il suo nome ancora e ancora, alzando i fianchi e andando incontro alle sue spinte.
Se fosse stato umanamente possibile, avrebbe voluto avere Harry Potter dentro di lui per il resto dei suoi giorni.
Quanto tempo era passato? Si domandò vagamente, mentre Harry lo spingeva delicatamente a mettersi supino per afferrargli un ginocchio e accompagnarlo sulla spalla, così da incrociare i bacini e entrare più in profondità dentro di lui.
Dopo questa volta, pensò incapace di pensare lucidamente, avrebbe controllato.

Ancora una volta, pensò con la mente offuscata dal piacere, Harry non sembrava mai sazio di spingersi in lui e finché continuava a farlo, era sicuro che la sua maschera era ancora intatta.
L’orgasmo lo colse così di sorpresa che ne restò sconvolto. Soprattutto, lo sconvolse sentire dentro di sé il mondo diventare un tutt’uno con quell’intrusione.
Aveva smesso di venire semplicemente davanti da un po’ ormai.
Il suo corpo sembrava aver scelto l’orgasmo anale come nuova frontiera del piacere.
Anche Troy si divertiva tanto con lui? Come faceva anche solo a pensare di andare con altri dopo orgasmi simili?
Crollò, stravolto. Chiuse gli occhi solo un attimo. Quando li riaprì gli sembrò che fosse passato un minuto, ma Harry lo risvegliò con un lieve bacio sulla bocca.
- Ehi…- mormorò.
Draco socchiuse gli occhi e sorrise, più felice che mai – ehi.- mormorò con voce rauca. Doveva essersi gemuto anche l’anima.
Gli occhi di Harry erano così dolci, anche se continuava a tenere quelle stupide lenti sul naso. Però, da così vicino, poteva esattamente vedere l’entità di quel colore. Erano così calde.
- Lo so che l’abbiamo fatto già tanto…- esordì con un filo di voce.
Ma lo voleva rifare.
Quasi rise, mentre annuiva con fin troppo entusiasmo.
Lo spintonò un poco per indicarsi gli stendersi, due attimi dopo si era alzato per metterglisi cavalcioni.
Fece scivolare una mano tra loro e iniziò a accarezzare la base del sesso ancora a riposo, si divertì a sentirlo indurirsi, si divertì a vedere gli occhi della sua piccola ossessione diventare sempre più lucidi man mano che la sua voglia cresceva.
Oh, se cresceva.
Era così duro ora nella sua mano che il suo corpo pretese di sentirlo di nuovo dentro. Non esitò nemmeno un attimo prima di alzare i fianchi per dargli spazio e, infine, scendere lungo l’asta.
Oh, era perfetto, pensò in preda alla nuova estasi, sentirlo dentro di lui era… perfetto.
Quando riuscì a prenderlo interamente, prese diversi respiri prima di iniziare a muoversi. Iniziò ad aumetnare il ritmo sentendo il proprio corpo sempre più smanioso, ma Harry gli poggiò le mani sui fianchi e soffiò – Piano.-
- Ai tuoi ordini.- disse Draco.
Rallentò. Dondolò i fianchi, lo portò dentro di sé fino alla base per poi lasciarlo scivolare fin quasi alla punta.
Lo fece con minuziosa lentezza, studiando il piacere che le iridi di Harry non riuscivano a nascondere.
- Ti… piace…?- domandò il grifone senza fiato.
- Oh, sì.- replicò Draco, francamente sollevato di non avere il suo viso.
Da se stesso non poteva ammetterlo. Da Troy…? Da troy poteva essere sincero.
Harry si mise seduto all’improvviso e cercò le sue labbra, lo fece con un avidità nuova – Mi piaci.- sussurrò piano dopo il bacio – Mi piaci…davvero.-
Oh.
Cazzo.
Draco odiò Troy, lo odio davvero, perché non lo meritava. Harry stava specando il suo cuore su una persona che non lo amava affatto.
Ma quella dichiarazione, gli offriva una opportunità più unica che rara.
Prese il viso di Harry tra le mani e sostenne il suo sguardo. Doveva trasmettergli tutto ciò che il suo cuore urlava.
Perché il viso poteva anche cambiare, ma il suo cuore… quello era solo uno.
- Tu non hai neanche idea di quanto tu piaccia a me.- soffiò e la voce gli uscì come un sussurro.
Harry gli abbracciò la vita e se lo strinse addosso, tornando a baciarlo. Nel farlo, l’erezione tornò dentro di lui in un’unica, diretta spinta, che toccò quel magico punto che Draco adorava tanto.
Gli abbracciò il collo e affondò il viso nel suo gomito, nascondendo gli occhi.
Mentre il piacere aumetnava, l’emozione stava diventanto troppo forte.
Troppo.
L’orgasmo lo lasciò sinceramente senza forze.

Si alzò dal letto con le gambe che non gli reggevano.
Era incredibile che stavano scopando da solo un’ora, gli sembravano almeno quattro.
- Ehi, - mormorò Harry stiracchiandosi come un gatto soddisfatto – Poi mamgiato qualcosa? Ho una fame da lupi.-
Draco annuì e si chiuse la porta alle spalle.
Si guardò allo specchio e adorò vedere come era ridotto: sembrava uno che era stato fottuto per ore, i suoi occhi grigi erano completamente arrossati, le labbra gonfie e i suoi capelli solitamente in ordine erano sparsi alla rinfusa come se fossero stati sconvolti da un tornato.
Capelli biondi.
Sbattè tre volte le palpebre, come se il proprio cervello lo stesse ingannando.
Non avrbbe dovuto avere i capelli biondi. Sarebbe dovuto essere castano, avrebbe dovuto avere un viso di un coglione he non sapeva cosa aveva, non… il suo.
Il panico lo investì come un treno senza freni. Si domandò quando era successo, come aveva fatto Harry a non accorgersene? Come poteva essere?
Era impossibile che si fosse trasformato nel frangente di due attimi, dal letto al bagno.
Finalmente si guardò il polso e il cuore gli si fermò.
Cinque ore erano passate. Cinque.
Era letteralmente impossibile che Harry lo avesse scambiato per Troy per quattro ore.
C’era solo un’unica agghiacciante spiegazione che per quanto ovvia il cuore di Draco non poteva accettare: Harry lo aveva sempre saputo, era stato al gioco, lo aveva assecondato per tutto quel tempo.
Era anche sicuro che sapeva esattamente cosa stava succedendo ora, che una volta in bagno l’inganno sarebbe stato scoperto.
Una parte di lui desiderò solo fuggire via.
Ma era anche inutile scappare, visto che ormai il suo inganno era stato scoperto.
Prese diversi respiri, prima di trovare il coraggio di aprire la porta e uscire con passo malfermo.
Harry alzò gli occhi solo un attimo da quello che sembrava un menù, probabilmente materializzato dalla stanza delle necessità.
- Ho una fame da lupi.- disse, tranquillamente – Cosa ti va?-
Draco contò quattro secondi prima di chiedere – Da quando lo sapevi?-
Harry contò altrettanti secondi prima di rispondere – Non era difficile capirlo, ho i miei medoti.-
- Come.- insistette.
Harry abbassò il manù e finalmente lo affrontò – La prima volta mi avevi ingannato, lo ammetto. Ma quando ho parlato con Kevin era chiaro che non ero stato con lui.- strinse le labbra – Il fatto che fossi stato ingannato mi ha bruciato per circa…- ci rifletté – due attimi di secondo. Dopodiché, trovarti era diventata una mia personale ossessione: ho dovuto mettere un esca, Troy, chiedergli di fingersi il mio ragazzo e spargere la voce che scopavamo solo. Più facile da impersonare di un ragazzo ufficiale.- scrollò le spalle.
- Quindi non sapevi che ero io.- disse ancora Draco.
Harry piegò le gambe e si appoggiò alle ginocchia – Eri uno dei sospettati.- soffiò – Avevi depistato kevin per farlo tornare nella sua casa, e quanto eravamo insieme ti sei nominato per chiacchierare. Del resto, non avevi idea di cosa noi due parlavamo abitualmente, era normale.-
Draco non ce la faceva più a restare in piedi, si avvicnò al letto e si sedette. Era completamente nudo e sé stesso, però era stranamente a suo agio.
– Per quel che vale, mi dispiace.- mormorò.
Harry lo guardò per un lungo attimo – Perché lo hai fatto?- domandò semplicemente.
A quel punto perché mentire – Perché mi piaci.- rispose semplicemente.
Harry sogghignò e tornò a prendere il menù – E allora non vedo l’ora di cenare col mio ragazzo.- decretò – Forza, scegli, ho una fame da lupo.-








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Quentin era stanco di tutto quello che stava succedendo. Era tornato in sé, ma avrebbe tanto voluto tornare ad essere il suo alterego, un architetto affermato. Eppure, quando il corpo del suo migliore amico gli si era parato innanzi con dentro di lui un mitologico dio infantile tutto era cambiato.
Osservò il telefonino con lo stomaco sottosopra.
Il mostro si era morbosamente attaccato a lui. Aveva imparato a usarlo in poco tempo e ora continuava a mandargli messaggi ogni volta che era chissà dove a fare chissà cosa.
Gli mandava le foto delle sue vittime chiedendogli cosa ne pensasse di quel modo di uccidere o di quel modo per mutilare, a volte invece, gli mandava immagini stupide, come un telefono a forma di hamburger.
Da i suoi tempi il mondo era evoluto così tanto che trovava molto cose stupide divertenti.
Ma quelle occasionali foto non potevano compensare l’altrimenti schiacciante orrore.
Quentin aveva vomitato le prime volte, così tanto da essersi chiesto se si era vomitato anche la sua ombra, ma poi la nausea era scemata.
Ora, provava solo un morboso fastidio alla bocca dello stomaco, ma riusciva a tenere tutto dentro.
Non era sicuro che la cosa gli piacesse, l’abituarsi a vedere quelle atrocità. Non era la prima volta, né sarebbe stata l’ultima, quindi abituarsi sarebbe dovuto essere una cosa normale da fare, quasi desiderata, ma una parte di lui non era convinto che rinunciare alla propria umanità sarebbe stato la cosa più saggia.
Lui era umano. Un umano che aveva avuto per fin troppo tempo il mondo sulle sua spalla, si era visto Re, si era visto eroe.
Ma era così stanto di quel ruolo, un ruolo che aveva sempre agognato.
Il protagonista. Colui che poteva salvare tutti.
Era così patetico ora pensare al suo passato, dopo aver visto il primo nemico ucciso dalla persona che amava e la sua migliore amica diventare una Dea, e il suo migliore amico per cui aveva soppresso sentimenti che non era sicuro di voler provare ancora, diventare quel mostro.
Un altro messaggio. Un selfie.
Il mostro, sotto l’aspetto del suo amato migliore amico, che tentava di sorridere con un’espressione assente e inquietante.
Il messaggio citava: dove sei?
Solitamente quella non era una curiosità e rispondere non era un obbligo.
Rispose di essere a casa, la casa che era stata del suo alterego.
Si era rifugiato lì, rimpiangendo la sua altra vita, in cui non c’erano mostri, non era solo, dove non c’erano migliori amici feriti, morti, o posseduti.
Una vita semplice, come quelle che pensava che non avrebbe mai voluto in vita sua ora eccola lì.
Ne vedeve i pezzi rotti, come cocci abbandonati.
Il mostro apparve, al lato della sua stanza, gli occhi del mostro erano caldi come quelli di Elliot.
Ci teneva a lui, di questo era sicuro. Non importava che ne fosse terrorizzato.
- Ho imparato un nuovo gioco.- disse e le sue labbra si tirarono in un sorriso diabolico – Si chiama sesso. –


Un brivido scorse lungo la schiena di Quentin mentre tentava di non mostrare alcun emozione – Hai…- il pensiero che quel mostro si fosse imposto su qualcuno gli fece tornare la nausea.
Perfetto. Era ancora molto umano.
In quel momento non gli parve un vantaggio.
Ellion si avvicinò a lui, gli occhi lucdi di un aspettativa, come un bambino che scartava il regalo di Natale.
- Facciamolo.- disse, e non sembrò una semplice proposta, ma un vero e proprio ordine.
Quentin si ritrovò a respingere nella sua mente le immagini delle poche volte in cui lui e Ellion si erano amati.
Era successo. Era stato unico e speciale e non voleva pensarci, non ora.
Faceva troppo male.
- N-non…- provò. Doveva essere molto cauto nelle sue parole, inghiottì a vuoto e odiò sentire la voce tremare – Non si fa sesso con chiunque.- disse – Deve essre una persona speciale.-
- Tu sei spaciele per me.- replicò il mostro con voce mellifua e divertita – Molto speciale per me.-
- Ci deve essere…- continuò nel panico – Attrazione.-
Il mostro accentuò il sorriso e si fece vicino, i suoi occhi sembravano scrutargli nell’anima, come se cercassero la falla in quelle parole. Ne dovette trovare una perché le pupille si dilatarono dalla gioia.
- Ottimo.-
Non dette altro tempo a Quentin di ribattere, perché incollò le labbra alle sue. Quetin ebbe appena il tempo di rendedersene conto che impanicò, tentando di non respingerlo con tutte le sue forze.
Il mostro lo baciò grossolanamente, all’inizio, poi i ricordi di Eliot dovettero prendere il sopravevento perché fu come se fosse lui a baciarlo.
Il cuore di Queitn andò in pezzi.
Non sebbe ben sapere cosa era successo dopo, poteva oggettivamente dire che si erano spogliati, che il mostro aveva chiesto cosa doveva fare e come e Quetin gli aveva risposto con una certa freddezza analitica.
Non importava che non volesse, quel mostro lo avrebbe scopato, tanto valeva insegnargli come fare.
E poi… era Elliot.
Una parte di lui, quella parta che non riusciva a sopprovere i suoi sentimenti, nonostante lo sforzo e il tempo, non sapeva come rifiutare quel corpo.
Gli mancava. Gli mancava tutto di lui, ma se non poteva averlo, se l’aveva perso, se lui era così disperato e solo…
Solo una volta, pensò disperatamente, solo una volta vpoteva fingere che fosse lui.
Il mostro provò a prepararlo, ma nella sua infantile voracità, non ci sprecò molto tempo.
Era meglio così.
Se doveva usare il corpo di elliot per fortterlo tanto valeva che provasse dolore. Per punirlo di provare quello che provava.
Quando gli aprì le gambe e si spinse in lui, sembrò deluso dal trovare resistenza. Quentin trattenne il fiato mentre quell’intrusioen proseguiva, ma non poté evitare di gemere quando fu completamente in lui.
Erano uniti, pensò alzaòdno gli occhi, lui e Ellion erano di nuovo uniti.
Odiò pensare che una parte enorme di lui, ne era felice.
Era così stanto di combattere, era così stanco di sentirsi male per quello o quall’altra cosa, di dover sempre fare la cosa giusta perché quando era piccolo si era auto-convinto che sarebbe dovuto essere lui l’eroe della soria.
Farsi scopare dal corpo del suo migliore amico, approfittando della curiosità verso il sesso di un mosttro, era orribile, ma era quello che vleva fare. Per una volta, voleva fare una cosa orribile ed egoistica.
E così si lasciò scopare, spinta dopo spinta, mentre il mostro iniziava a prenderci la mano, a divertirsi, a adorare quello che stavano facendo.
- Sono bravo, vero?- disse, sussurrando al suo orecchio – Ti sento godere.-
Quentin socchiuse gli occhi e tentò di immaginare che fosse Elion a farlo, a spingersi in lui, a mostrare un insicurezza.
Erano le sue mani, ma era diverso il tocco. Era la sua pelle, i suoi capelli, la sua voce, ma in qualche modo non erano i suoi stessi occhi.
Ma andava bene così.
Per un attimo.
Anche solo per un attimo…
Gli mancava così tanto.
Il mostro aumentò i colpi, divennero scatti forti, possenti, il letto tremò, il suos tesso corpo sembrò protestare a quella forza, come se non potesse reggerla.
Aveva paura. Ma stava anche godendo.
Forse, era la magia.
Si sentiva come se il suo sesso fosse in profondità di lui che non aveva mai raggiunto, come se il più grande orgasmo mai ottenuto fosse lì, ad una spinta di distanza.
Accadde.
Fu un’orgasmo così potente da far impallidire tutti gli altri. Fu così potente che gli sembrò di vedere il multi verso.
Venne così tanto e con così tanta intensità che gli parve troppo, troppo insieme.
Perse i sensi.

Quando si risvegliò, il mostro era ancora dentro di lui. Si muoveva con una certa urgenza, aveva provato altre posizioni, ma quando lo vide sveglio gli sorrise divertito.
- Ottimo.- soffiò – E più divertente quando sei sveglio. Mi piace vederti gemere.-
Quando tempo era passato? Per quanto lo aveva continuato a fossero seppur era incosciente?
A giudicare dal dolore, troppo.
- B-basta.- provò a dire – Il gioco… deve finire.-
- Ma mi sto divertento.- protestò il mostro con occhi lucenti – Venire è divertente.-
- Mi fai male…- provò ancora Quentin.
- Oh.-
Il mostro poggiò una mano sull’addome dell’altro e Qeuint sentì un calore attraversarlo. Sentì il prprio ano chiudersi in una morsa attorno al sesso ancora duro, lo sentì prima bruciare, poi rilassarsi.
- Ora va meglio.- disse Elliot con un nuovo sorriso – Ora puoi continuare.-


“Non è vero che l’oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più”
Era strano, come gli fosse venuta in mente questa frase.
Era proprio quello che stava succedendo a lui.
L’oblio, la sua personalità che svaniva, tra le spinte e il piacere.
Quentin aveva la guancia poggiata sul cuscino, gli occhi fissavano lo specchio dove, da giorni, non facevano che vedere la stessa cosa: il suo corpo usato e usurato dal quello del migliore amico.
Aveva perso la ragione da ormai troppo tempo per quantificarlo.
Ogni volta che provava dolore, o era stanco, il mostro risanava le sue ferite e continuava a scoparlo, se dormiva, continuava a scoparlo, se doveva mangiare o andare in bagno, usava la sua bocca o continuava costantemente a scoparlo.
Non si sarebbe stancato, aveva captito Q ad un certo punto, il sesso era un giocattolo troppo divertente per stancarlo.
Era l’equivalente divicno di uno tredicenne con gli ormoni a palla e lui non era altro che una bambola gonfiabile.
Di certo, aveva smesso di sentirsi un essere umano.
Il piacere, oh, il piacere. Aveva smesso anche si sentirsi in colpa nel provarlo.
Era così intenso, così bello, così assuefacente che quando il mostro veniva distratto da qualcos’altro Quentin affondava la bocca su suo sesso per farlo tornare duro.
Doveva essere dentro di lui.
- Eliot…- soffiò mentre cavalcava la vita del mostro, in preda al piacere – Elion, mi dispiace.-
Il mostro gli afferrò i fianchi e lo spinse più in giù, entrando completamente in lui.
- A lui non dispiace.- sussurrò il mostro e, per un secondo, il sorriso era venuto meno come se fosse vero, come se ci fosse ancora qualcuno lì dentro che potesse sentire le sue parole.
Si aggrappò a quel ricordo disperatamente.

__

Il mostro uscì da lui e Quetin si sentì vuoto e usato. Non disse nulla prima di svanire, come se qualcos’altro avesse attirato la sua attenzione.
Mancò per giorni, giorni in cui Quentin pianse e vomitò anche la sua stessa anima e tentò di rimettere i cocci del suo corpo insieme.
Era così assufatto a quel gioco che passò gran parte del tempo a masturbarsi, incapace di pensare che c’erano altre cose da fare: salvare Eliot, salvare il mondo.
Erano pensieri così lontani nella sua testa, ora, erano pensieri così vaghi.
Eliot non lo voleva, non importava quando il suo cuore lo anelasse e quanto fosse diviso tra il ricordo di quella vita passata insieme e il ricordo dell’amore travolgente che provava per Alice.
Li amava entrambi, non riusciva davvero a scegliere.
Non che avesse potuto avere una scelta: elion lo aveva rifiutato.
Aveva fatto male, così tanto male, anche se si era sforzato di non darlo a vedere, perfino a sé stesso aveva raccontato che era meglio così, che non andavano bene l’uno per l’altra. Del resto, aveva vissuto una vita con una donna, l’aveva amata, aveva avuto una famiglia…
Anche se era una timeline ormai svanita, anche se di lei non ricordava nulla, né ricordava i suoi stessi figli, ricordava lui.
E quelle notti passate insieme.
Erano così diverse da quelle passate col mostro, tanto diverse come mangiare una pallida imitazione, ma era l’unica cosa che poteva avere.
L’unica.
Elion non lo voleva.
E lui lo voleva, così disperatamente.
Forse non c’era più nemmeno amore nel suo cuore, era solo ossessione.
Una devastante, deleteria, distruttiva ossessione.
Era così stanco…

Il mostro non era tornato ancora, forse lo avevano sconfitto.
Il suo cellulare era pieno di messaggi di Julia, erano preoccupati.
Gli rispose che stava bene, che aveva intrattenuto il mostro per guadagnare tempo. Non spiegò come, non era davvero importante.
La chiamò, solo quando fu sicuro che la sua voce non tremasse.
- Ehi, Q.- soffiò la voce rauca di Julia, gli era sempre piaciuta – Dove sei?-
- A casa.- mormorò – Cioè la casa del mio alterego.-
- Stai bene? Sei sparito.-
No, non stava bene.
- Sì, sto bene. – mentì – Avete novità? –
C’erano novità. Julia spiegò a Q che il mostro aveva una missione: ritrovare sua sorella. Che avevano un piano, perché loro avevano sempre un piano.
- ci farebbe comodo il tuo aiuto.- disse ancora la sua amica – Vieni all’appartamento di Kady.-
Quetin guardò il mondo, fuori la porta e sentì che non poteva uscire. Perché era talmente consumato che si sentiva come un vecchio libro, che cadeva a pezzi e che se esposto al sole poteva solo morire.
In più, non meritava nemmeno che il sole lo toccasse, lui che era così impregnato di oscurità da bloccargli il respiro.
Disse che stava arrivando, sperando di riuscire a uscire di casa.

Accadde così in fretta che non sapeva nemmeno cosa l’avesse colpito.
Il mostro ricomparve, con Julia accanto a lui.
Ma non era Julia.
Non seppe nemmeno dire come aveva capito la differenza, ma era più chiara del sole. Era bastato guardarla, per rendersi conto che c’era una differenza sostanziale.
- Quentin, lei è mia sorella.-
Julia gli sorrise, come se cercasse di mostrarsi gentile con il giocattolino del suo adorato fratello minore.
- Adorabile.- commentò – Ma abbiamo cose da fare.-
Lui la guardò con i suoi occhi vacui e soffiò – Ma voglio giocare con lui.- gli prese un braccio e lo strattonò – E’ un bel gioco, te lo insegno.-

Aveva sperato che la sorella rifiutasse, invece si ritrovò di nuovo nudo.
- Va preparato.- disse, un po’ seccato mentre gli apriva le gambe con poca grazia.
Julia non prese parte all’atto, ma ne sembrò incuriosita.
La dea non era nuova al sesso, non era così innocente come suo fratello, ma era incuriosita da quella nuova visione del suo consanguineo.
Si sedette a una sedia, guardando con occhi attenti.
Q provò a protestare, questa volta. Tentò perfino di convincere il mostro che ora che aveva ritrovato sua sorella, poteva passare un po’ di tempo con lei.
Non sapeva quanto di Julia fosse rimasto, ma odiava l’idea che lo vedesse implorante e assuefatto.
Il mostro non volle sentire ragioni, gli sorrise perfino come se trovasse divertente quella piccola anima che insisteva ad avere una volontà.
Il gioco si stava facendo più divertente per lui.
Le dita scavarono dentro di lui per un momento che sembrò eterno, finché non decretò che ora poteva continuare.
Stava per puntare l’uccello alla sua apertura quando la sorella sussurrò
- Fattelo succhiare prima. –
Dannazione.
Q balbettò – N-no, ti prego. –
Ma il mostro annuì. Gli afferrò i capelli e puntò il sesso duro sulla sua bocca.
- Questo corpo è così assetato.- disse, con voce strascicata – soprattutto quando vede lui. –
- Non so davvero cosa ci trovi in lui.- replicò la sorella con occhio critico – E così scialbo. –
Il mostro ridacchiò, ma i suoi occhi gelidi restarono sul viso di Quetin che si sforzava di non aprira la bocca.
Gli stattonò i capelli, costringendolo ad aprirla e ad accoglierlo.
Odiò sentire il proprio corpo reagire a quella intrusione.
Era il suo odore, era il suo sapore, era il suo corpo.
L’amore che provava per Elion, la disprazione che provava per la sua mancanza, tornarno nuovamente, più dure che mai, e il suo corpo si ritrovò a reagire.
Perfino a succhiare, con una certa avidità, quel sesso duro.
Julia, o quel mostro che la possedeva, divennero una presenza lontana, come un fantasma che si percepiva ma non si era capaci di vedere.
Era lì, e non era lì. Un po’ come Quentin.
Una parte di lui era la stessa persona che si era fatta sbattere per settimana, senza più reagire e semplicemente lasciandosi andare al piacere, l’altra parte di lui era quella persona che lo voleva. Voleva succhiare, voleva leccare, voleva accogliere il corpo di Eliot, ancora e ancora.
La sua ombra non doveva essere che un granello di sabbia a quel punto.
Se non poteva salvare il mondo, pensò giustificando i suoi desideri, poteva almeno permettere ai suoi amici di salvarlo temporeggiando, distraendoli.
Al di fuori di quella stanza, quei due mostri non avevano alcuna intenzione di compiere buone azioni, e ogni attimo che restavano lì, una persona veniva salvata.
Aveva già fin troppi cadeveri salvati nella memoria del cellulare per via degli strani messaggi che quel mostro gli aveva mandato.
Era Eliot, tornò a raccontarsi, a illudersi, era Eliot a scopargli la bocca.
Era l’uomo che amava.
Era già duro solo al sentire l’odore del suo sesso, ma quando gli affondò fino alla base in gola, quando riuscì ad accoglierlo senza conati e sentendosi perfino più usato, sentì l’orgasmo sopraggiungere.
Il mostro rise, sguaiatamente e Julia con lui.
Poi lo spintinò, e Quentin cadde steso nel letto, stanco, con la bocca dolorante e l’addome bagnato.
Il mostro, allora, gli aprì nuovamene le gambe e si spinse in lui in un'unica, dolorosa, spinta e, complice l’orgasmo appena abuto, Q sentì nuovo piacere sopraggiungere.
Il dolore, non gli era mai davvero dispiaciuto. A dirla tutta, lo credeva una parte di lui.
Il piacere era bello, ma era sempre stato in qualche modo estraneo, ridondante.
Con alice, essere felice era stato troppo facile, troppo normale, si era sempre sentito come se presto sarebbe finita. Aveva sabotato la sua storia dal primissiono giorno e nel farlo si era rirtrovato innamorato anche di Elit.
Il mostro sembrò intuire la deriva dei suoi pensieri e si spinse più in profondità, quasi volesse fottergli anche il cervello.
Coem se non l’avesse già ampiamente fatto già.
Quentin serrò gli occhi, trattenendo il respiro, poi si sforò di riaprirli e sostenere lo sguardo dell’altro.
Soddisfatto di aver riottenuto la sua attenzione, il mostro uscì lentamente e rientrò altrettanto lentamente.
Lo fece per qualche spinta, finché non divenne impellente aumentare il ritmo,
Il letto cigolava, Julia sussurrava consigli mentre una mano le era scivolata tra le gambe.
A quanto pareva, il corpo della sua migliore amica, trovava eccitante vederlo sbattuto.
In un altro contesto, sarebbe stato perfino interessante.
Non che fosse la sua prima volta in una cosa a tre.
Il mostro cercò le sue labbra, le baciò con forza, a tratti lentamente, come se il corpo non sapesse decidere se respirare o baciarlo.
Per certi versi, sembrava perfino dolce.
Lentalmente, si appoggiò a lui, i loro petti collimarono.
Aprì gli occhi e si guardarono e gli parve di vedere un sentimento nuovo, una tenerezza unica, come se non fosse solo un giocattolo con cui divertirsi, ma qualcosa di cui curarsi.
Sembrava Elion. Almeno per una volta.
Lacrime iniziarono a scivolare lungo le guancie di Q mente il suo corpo iniziava a rispondere più di quanto volesse.
Il piacere iniziò ad avanzare dentro di lui come un onda, montò, pian piano, avanzò in lui in ogni terminazione nervosa.
Eliot era sopra di lui.
Eliot lo baciava.
Eliot lo scopava.
Era lui. Per una volta, quella illusione era completa.
Ora non erano nel vecchio appartamento del suo alterego, erano a Brakbills, nella loro casa, nel loro letto. Erano insieme, erano innamorati.
La persona che si toccava e godeva nel guardarli, era Alice.
Erano una bellissima famiglia, loro tre.
Quando l’orgasmo si affaciò, lo scacciò.
Non voleva venire, voleva restare in quell’illusione che la sua mente gli stava regalando. Era la più bella che avesse mai avuto da tempo.
Forse, dalla sua vita intera vissuta in un sogno, a Fillory.
Ma fu difficile trattenersi troppi.
L’orgasmo lo accolse con una smofia, proprio mentre Eliot si spingeva in lui e sembrò arrivargli ovunque.
- Ti piace, vero Q?- domandò con voce mellifua il mostro – E’ bello quanto ti piace. Giocare da solo è noioso. –
Preso dal post-orgasmo, Q si rese conto appena che Julia si era avvicinata e aveva preso la testa di Eliot per baciargli le labbra.
Il mostro, rispose al bacio e le afferrò la testa, per spingersela più vicino.
Le loro lingue si muovevano così sinuosamente che Q non risuciva a distogliere lo sguardo, era così concentrato nel vedere i suoi due migliori amici pomiciare che non si rese conto di quanto il suo corpo godesse, nel farlo, nell’avere ancora eliot dentro di sé.
Non credeva di poter tornare duro così in fretta, ma in un battito di ciglia, era di nuovo come roccia e il suo corpo agiì da solo, alzando i fianchi e muoverndoli sull’erezione.
Iniziò a scoparsi da solo, non riuscendo a distogliere lo sguardo da quella visione.
Ma il mostro gli prese i fianchi e glieli spinse giù, bloccandolo.
Una smorfia di disappunto gli spuntò sul viso e la sorella drizzò la schiena per guardarlo dall’altro.
- Penso voglia giocare ancora. – disse.
- Penso anche io. –
- E tu vuoi giocare ancora? – chiede al fratello.
Il mostro sorrise, poi si girò verso Quetin e un brivido di anticipazione lo attraversò notando il desiderio nei suoi occhi. Ma c’era anche altro.
Il mostro piegò la testa, come guardarlo da una nuova angolazione e sussurrò – Se me lo chiede. –
No. Non poteva farlo.
C’era una plausibile negabilità, non che fosse reale dopo che si era appena mosso sul suo cazzo per darsi una qualsiasi frizione, ma dirlo ad alta voce… era troppo.
Il mostro sembrò divertito da quella cocciutaggine. Iniziò a muovere i fianchi e poi fermarli, poi muoverli ancora.
Era cambiato.
Prima non importava che Q provasse effettivamente piacere, come un bambino, tutto quello che voleva era assuefarsi ad esso, continuare a spingersi in lui fino all’orgasmo ancora e ancora, rendendolo una mera bambola gonfiabile in cui venire.
Ma ora, forse complice la manipolazione della sorella, aveva acquistato una certa sicurezza.
Come se prima il suo stato mentale fosse instabile perché gli mancava una metà, la logica e sue sorella ne fosse la rappresentazione.
Lei afferrò il sesso di Quentin e iniziò ad accarezzarlo, in concomitanza con le spinte accennate dell’altro.
Lo stremarono, quasi all’orgasmo per troppe volte finché Quentin non singhiozzò – Basta, vi prego. –
- Perché…? – insinuò Julia, con voce suadente.
- … voglio venire. – pigolò Quentin senza voce.
- Come vuoi venire? – insistette il mostro, chinandosi su di lui e sostenendo il suo sguardo.
Quentin boccheggiò, senza fiato, sudato, esausto.
Si arrese, si spezzò.
- Scopami, fottimi, sbattimi. – lo implorò – Fammi godere. Lo voglio. –
Perfino alle sue orecchie, parve un pianto.
Sentì il sesso dentro di lui diventare più grande, sicuramente per magia. Come se la sua erezione avesse avuto un erezione.
Il mostro si girò verso la sorella, quasi a chiederle il permesso – Ora ho voglia di fotterlo di più. – le sussurrò come un segreto.
Lei sogghignò, e si mise dietro di lui e lasciò scivolare le mani lungo l’addome di Eliot e gli baciò il collo.
Poi, premendo i fianchi sulle natiche del fratello, iniziò a dargli un ritmo.
Quetin ottenne finalmente quello che voleva, e il piacere fu quasi insopportabile.
Sentì il presente, il futuro e il passato diventare un unico grande ammasso, sentì perfino la magia vibrare dentro di lui, far tremare le pareti.
Due dei e un mago che facevano il miglio sesso della storia, doveva pur avere una conseguenza spazio/temporale.
I movimenti divennero scoordianti. Il corpo di Elion iniziava ad accusare la passione, iniziava ad agonizzarle egli stesso.
L’orgasmo esplose, come una super nova. Gli oggetti tramerono attorno a loro.
Ansanti, esausti e soddisfatti, si guardarono l’un l’altro e poi crollarono nel letto.
Quetin sentì le forze lasciarlo completamente, mentre altre lacrime scivolavano dai suoi occhi.
Quella felicità era amara, era sbagliata…
Ma era felicità.


Come sempre, erano stati gli altri a salvare il mondo.
Lo avevano salvato ad un certo punto, avevano scoperto cosa stava succedendo e nessuno lo aveva colpevolizzato.
Julia, la vera Julia, gli era stata molto vicino, convinta che Quentin avesse passato lo stesso che aveva passato lui. Non aveva avuto il coraggio di dirgli la verità.
Nonostante fosse stata presente, nonostante ricordasse, era convinta che Qeuetin fosse innocente.
Avevano anche salvato Eliot. Avevano preso il mostro da dentro di lui e lo avevano buttato nella fessura.
Lui, ancora una volta, non aveva fatto nulla.
- Q…- sussurrò Julia seduta accanto a lui con le mani tra i capelli mentre glieli accarezzava – Non è colpa tua. –
Non voleva andarsene, nonostante gliel’aveva chiesto ancora e ancora.
Era pur sempre la sua amica dall’infanzia, probabilmente temeva un nuovo tentativo di suicidio, conoscendo al sua storia.
Quentin odiava sé stesso, soprattutto perché non poteva nascondersi dietro l quella menzogna. Julia gli aveva detto di ricordae tutto qeullo che era successo mentre era posseduta, aveva ipotizziato quindi anche anche per il suo migliore amico fosse lo stesso.
Se con lei poteva fingere di non essere stato consenziente, con lui non poteva semplicemente nascondersi.
Eliot doveva sapere quanto patetico era stato a lasciarsi assoggettare al piaere e alla mancanza di lui. Si era perfino affezionato al mostro, al loro rapporto, quasi fsse una parte di Eliot stesso, una sua evoluzione.
Di una cosa era però certo: amava Eliot. Lo amava con tutto sé stesso.
Ed era anche la ragione del perché non voelva vederlo.
Non lo meritava, non meritava nulla. Era la persona più patetica che fosse mai esistita, e per qualche ragione si era perfino creduto un protagonista.
Forse Julia non faceva poi così male a restargli accanto.
Del rsto, una vita inutile come la sua non valeva di essere vissuta.


Era nel suo letto, depresso come non lo era mai stato.
Aveva deluso tutti, aveva deluto Eliot permettendogli di usare il suo corpo.
Le lacrime avevano smesso di uscire per quante ne aveva versate e perfino Margo era preoccupata per lui.
Quetin un giorno si era alzato e aveva preso una lama.
Era passato così tanto tempo da quando si era ritrovato in quello stato.
Tanto, tanto tempo…
Vide del sangue e sobbalzò, ma non era sua. Una mano aveva afferrato la lama per toglierlgliala di mano.
Alzò gli occhi e si rispecchiò in quelli del suo migliore amico, occhi che aveva visto più cupi e vaghi, e ora erano lì e lo guardavano come se riuscissero finalmente a vederlod avvero.
- Q.-
Scoppiò a piangere e rifiutò il tentativo di abbraccio di Eliot.
Del vero Elion.
Ma lui lo abbracciò lo stesso, con così tanta forza da toglierli il repsiro.
Non seppe per quanto tempo restò lì a piangere, a urlare, a scacciarlo, ma Elion non si mosse, lo strinse, stoico.
Poi lo accompagnò a letto e i ricordi di lui e il mostro tornarno ipiù forte di me, la nausea tornò più forte che mai.
- Mi dispiace.- disse Elion e il dolore era denso in quelle parole – Per cosa ti ha fatto… mi dipiace. –
Era il colmo. Lui era rimasto fermo a goderse orgasmi stellari e lasciando che quel mostro lo usasse ed era lui a scusarsi.
Q sentì la sua tenta estraniarsi. Elion lo mise a letto e poi svanì, per curarsi la mano ancora sanguinante.
Quando tornò, si sedette accanto a lui.
- mi serve da bere.- soffiò.
Prese una bottiglia di liquore e si versò un abbondante bicchiere. Lo passò a lui mentre lui si attaccava alla bottiglia.
- Ricordo tutto.- disse – Ogni cosa che ha fatto.. la ricordo.-
Il senso di colpo schiacciò Quentin in quel letto come se tutta la gravità del mondo fosse diventata più forte, ma solo dove si trovava lui.
Gli mancava il respiro.
- Mi dispiace.- soffiò e sembrò sull’orlo delle lacrime.
Era fragile, Eliot, lo era sempre stato. Sotto quell’aria da menefreghista, si era sempre trovavo una persona sensibile e gentile.
Lui era sempre stato gentile.
Ora, era schiacciata dai ricordi da quello che tutti credevano gli aveva fatto.
Ma lui sapeva la verità.
La sua verità, era ancora più disgustata di ogni altra cosa.
Poteva capire quello che stava pensando: dal suo punto di vista, lo aveva violentato per giorni e giorni e quando era tornato lo aveva trovato sull’orlo del suicidio.
Non era l’unico lì con un senso di colpa così schiacciante da sentire il cuore faticare a battere.
Si mise seduto e raccolse tute le sue energie.
E disse la verità.

Elion lo ascoltò, con un labbro che tremava dalla voglia di ribattere che non era vero, che era colpa sua, che non aveva altra scelta. Ma Q lo fermava sempre, spiegandogli nel dettagli come si era lasciato fottere perché era semplicemente bello e che, quindi, non doveva sentirsi in colpa.
Seguì un botta r sipsota in cui ognuno si addossava la colpa, perché nessun’altro capiva.
- Volevo solo… essere scoparto da te.- insistette Q – Non importava che non fossi tu.-
Gli occhi caldi a dolci di Eliot lo guardarono per lungo tempo, poi due lacrime scivolarono lungo le guance.
Ci era riuscito. Lo aveva ferito abbastanza da allontanarlo?
Elion lo baciò, di slancio, come se baciasse una rosa spinata.
Quando si allontanò si guardarono come se non potessero più spiegare cosa provavano l’uno per l’altro perché era troppo complicato, troppo disperato.
Quetin gli prese il viso tra le mani e cercò nuovamente le sue labbra.
Si baciarono lentamente e dolcemente. Lo riconobbe finalmente come un vero bacio sdel suo elion e si riscoprì più eccitato che mai.
Nonostante la voglia di concerdersi a lui come si era concesso solo al a quel mostro, senza riguardi e senza pudore, continuò a baciarlo e Elion non gli mise alcuna pressione e nessuna fretta.
Gli smise di baciare la bocca, per passare al collo, cercò poi i capezzoli con le dita lunghe e affusolate.
- Ti farò diventicare di lui.- promise Elion con voce ferma – Ti scoperò più di quanto abbia fatto lui e lo cancellerò da te.-
Lo psogliò lentamente. Lo baciò ancora, lo toccò con delicatezza come se fosse qualcosa di fragile.
Ci si sentiva, quindi non si lamentò più di tanto.
Elion scese lungo il suo corpo baciando e leccando ogni angolo che trovava sentibile, quado si ritrovò davanti al sesso duro, per un attimo i soi occhi diventarono famelici, come se volesse lasciare perdere da delicatezza e la gentilezza per succchiarglielo come se non ci fosse un domani.
Iniziò conuna lunga leccata, poi con dei baci tra punta e base, mentre le dita scendevano e salivano lungo l’asta.
Era così diverso dal tocco el mostro, con lui, si era sempre sentito sul punto di essere divorato.
Elion continuò a leccare, suchiare e baciare quella durezza per un tempo infinot, finché non schiuse le labbra e lo prese finalmente in bocca.
La punta si spinse sulle guance, creando un erotico bozzo, poi verso la gola, e infile Elion lo prese completamente fino in gola.
Qeuint venne senza nessun preavviso. Era diverso dall’orgasmo stellare a cui si era abituato con la bestia, ma era più dolce, più reale.
Si sparse per tutto il suo corpo, in ogni terminazione nervosa.
- Ti amo.- sussurrò disperatamente – Ti amo, Eliot.-
Lui gli sorrise e tornò a baciare le sue labbra, quando si staccò replicò – Anche io.- e sembrò sincero.
Elion non era mai stato il tipo da accettare facilmente i sentimenti. Così quando si ritrovò a sentire quelel parole, Q sentì il proprio cuore quasi esplodergli dalla felict.
Tornò a piangere e Elion riprese a baciarlo con dolcezza.
Poi gli aprì le gambe e non riucì a nascondere una certa urgenza.
Lo preparrò con cautela, nonostante il desiderio che bruciava nelel iridi.
Ma quello sguardo era caldo, era dolce… era il suo elion.
Alzò i fianchi, in un invito – Ora.- soffiò – Scopami ora.-
Elion non se lo lasciò ripetere.
Quando entrò dentro di lui, era la stessa misura e la stessa forza del mostro, ma era così diverso.
Era lui ad essere diverso, non lo voleva disperatamente e tristemente dentro di lui, ma lo voleva con la forza di mille soli.
Era così intenso e così importante che in quel momento iniziò a andare incontro a quelle spinte con ogni fibra del suo corpo, gemendo il suo nome con così tanta forza da graffargli la gola.
I fianchi sbatterono tra loro con così tanta energia che facevano rumore.
L’orgasmo esplode nella profondità del loro animo, iniziò piano, per poi diventare forte e intenso.
Q aprì gli occhi e guardò dal basso Elion con il cuore che rombombava ovunque nel suo corpo.
Si sentiva vivo, a differenza di quando si sentiva una cosa inanimata con il mostro.
Si sentiva di nuovo umano.
Piange ancora e Elion lo strinse forte, in un abbraccio dolce.
- Noi siamo… - mormorò Q.
- complicati.-
Andava bene così.
Non era mai stato qualcosa di semplice il loro rapporto. Né la loro vista, né la loro storia.
Era tutto compliato, l’umanità era una cosa complicata.
Nessun etichetta, nessuna logica morale umana.
Erano solo loro.
E andava bene così.
Sarebbero stati felici…
Fino alla prossima apocalisse.


Quel girono era un bel girono di sole. Quetin e Elion camminavano per le foreste di Fillory godendosi l’aria fresca e il suono del ventro tra le foglie.
Elion faticava a camminare, si appoggiava a un bastane e a lui, gli sorrideva a vlte come se un pensiero cupo gli attraversasse il pensiero e cercasse i suoi occhi per scacciarlo.
- sono stato anche io re di fillory ma non capirò mai come mai ci sia tanto affezionata. – soffiò – Io volevo solo scappare via. –
- Margo è sempre stata una regina. – replicò Q suo malgrado divertito – figurati se ci rinuncia. –
Risero, e il sole spendeva su di loro ed erano perfetti così.
- Da piccolo tutto ciò che volevo era venire qui e regnare. – confidò – E ora che sono effettivamente uno dei regnanti non ho mai passato un solo giorno a governare.–
- Noioso. Difficile – soffiò Elliot – Non ti sei perso nulla. Questo mondo è… totalmente folle. –
- vero.-
Risero ancora, elion gli strinse la mano – Ma è anche casa nostra. – disse allora Eliot – lo è stata per una vita intera, più di quanto non lo sia stata la terra. –
- Vale? – domandò Quetin – Era una missione e il tempo si è resettato, ma vale lo stesso una vita? –
- Vale. – confemò Eliot – Ti ho amato per tutta quella vita e ti amerò per tutta questa.–
- Finché dura.- replicò Quentin, con un amaro sorriso – Quanto pensi ci metterà l’ennesima apocalisse ad arrivare? –
Un esplosione si udì per tutta la foresta, gli uccelli smisero di cantare. Un coniglio cascò davanti a loro e sussurrò – Apocalisse! Ora! –
- Nemmeno cinque minuti. – confermò Eliot.
- Nuov record.-
Eliot fece per alzarsi, ma Q lo trettenne fermo.
- Q? –
- Possono cavarsela da soli.– soffiò, prendendogli il viso tra le mani – Se è la fine del mondo, c’è solo una persona con cui voglio passarla.–
Gli occhi di Elio si tinsero di dolcezza.
Aveva quello sguardo lui, era talmente trasparente e dolce che non ammetteva dubbi. Solo qundo lo guardava Q si sentiva davvero amato. Per quanto avetsse tentato di replciato, il mostro non ci era mai davvero riuscito.
Si baciarono, in modo delicato e dolce. Il conigliò ripete quelle parole: apocalisse, ora.
Elion prese il coniglio e gli sussurrò il nuovo messaggio e lo spedì indietro.
- Cosa gli hai fatto dire?–
Eliot sorrise – “siamo occupati, ritentate più tardi”–
Risero, di cuore e tornarono a baciarsi.







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