Apocalisse once again
Quentin era stanco di tutto quello che stava succedendo. Era tornato in sé, ma avrebbe tanto voluto tornare ad essere il suo alterego, un architetto affermato. Eppure, quando il corpo del suo migliore amico gli si era parato innanzi con dentro di lui un mitologico dio infantile tutto era cambiato.
Osservò il telefonino con lo stomaco sottosopra.
Il mostro si era morbosamente attaccato a lui. Aveva imparato a usarlo in poco tempo e ora continuava a mandargli messaggi ogni volta che era chissà dove a fare chissà cosa.
Gli mandava le foto delle sue vittime chiedendogli cosa ne pensasse di quel modo di uccidere o di quel modo per mutilare, a volte invece, gli mandava immagini stupide, come un telefono a forma di hamburger.
Da i suoi tempi il mondo era evoluto così tanto che trovava molto cose stupide divertenti.
Ma quelle occasionali foto non potevano compensare l’altrimenti schiacciante orrore.
Quentin aveva vomitato le prime volte, così tanto da essersi chiesto se si era vomitato anche la sua ombra, ma poi la nausea era scemata.
Ora, provava solo un morboso fastidio alla bocca dello stomaco, ma riusciva a tenere tutto dentro.
Non era sicuro che la cosa gli piacesse, l’abituarsi a vedere quelle atrocità. Non era la prima volta, né sarebbe stata l’ultima, quindi abituarsi sarebbe dovuto essere una cosa normale da fare, quasi desiderata, ma una parte di lui non era convinto che rinunciare alla propria umanità sarebbe stato la cosa più saggia.
Lui era umano. Un umano che aveva avuto per fin troppo tempo il mondo sulle sua spalla, si era visto Re, si era visto eroe.
Ma era così stanto di quel ruolo, un ruolo che aveva sempre agognato.
Il protagonista. Colui che poteva salvare tutti.
Era così patetico ora pensare al suo passato, dopo aver visto il primo nemico ucciso dalla persona che amava e la sua migliore amica diventare una Dea, e il suo migliore amico per cui aveva soppresso sentimenti che non era sicuro di voler provare ancora, diventare quel mostro.
Un altro messaggio. Un selfie.
Il mostro, sotto l’aspetto del suo amato migliore amico, che tentava di sorridere con un’espressione assente e inquietante.
Il messaggio citava: dove sei?
Solitamente quella non era una curiosità e rispondere non era un obbligo.
Rispose di essere a casa, la casa che era stata del suo alterego.
Si era rifugiato lì, rimpiangendo la sua altra vita, in cui non c’erano mostri, non era solo, dove non c’erano migliori amici feriti, morti, o posseduti.
Una vita semplice, come quelle che pensava che non avrebbe mai voluto in vita sua ora eccola lì.
Ne vedeve i pezzi rotti, come cocci abbandonati.
Il mostro apparve, al lato della sua stanza, gli occhi del mostro erano caldi come quelli di Elliot.
Ci teneva a lui, di questo era sicuro. Non importava che ne fosse terrorizzato.
- Ho imparato un nuovo gioco.- disse e le sue labbra si tirarono in un sorriso diabolico – Si chiama sesso. –
Un brivido scorse lungo la schiena di Quentin mentre tentava di non mostrare alcun emozione – Hai…- il pensiero che quel mostro si fosse imposto su qualcuno gli fece tornare la nausea.
Perfetto. Era ancora molto umano.
In quel momento non gli parve un vantaggio.
Ellion si avvicinò a lui, gli occhi lucdi di un aspettativa, come un bambino che scartava il regalo di Natale.
- Facciamolo.- disse, e non sembrò una semplice proposta, ma un vero e proprio ordine.
Quentin si ritrovò a respingere nella sua mente le immagini delle poche volte in cui lui e Ellion si erano amati.
Era successo. Era stato unico e speciale e non voleva pensarci, non ora.
Faceva troppo male.
- N-non…- provò. Doveva essere molto cauto nelle sue parole, inghiottì a vuoto e odiò sentire la voce tremare – Non si fa sesso con chiunque.- disse – Deve essre una persona speciale.-
- Tu sei spaciele per me.- replicò il mostro con voce mellifua e divertita – Molto speciale per me.-
- Ci deve essere…- continuò nel panico – Attrazione.-
Il mostro accentuò il sorriso e si fece vicino, i suoi occhi sembravano scrutargli nell’anima, come se cercassero la falla in quelle parole. Ne dovette trovare una perché le pupille si dilatarono dalla gioia.
- Ottimo.-
Non dette altro tempo a Quentin di ribattere, perché incollò le labbra alle sue. Quetin ebbe appena il tempo di rendedersene conto che impanicò, tentando di non respingerlo con tutte le sue forze.
Il mostro lo baciò grossolanamente, all’inizio, poi i ricordi di Eliot dovettero prendere il sopravevento perché fu come se fosse lui a baciarlo.
Il cuore di Queitn andò in pezzi.
Non sebbe ben sapere cosa era successo dopo, poteva oggettivamente dire che si erano spogliati, che il mostro aveva chiesto cosa doveva fare e come e Quetin gli aveva risposto con una certa freddezza analitica.
Non importava che non volesse, quel mostro lo avrebbe scopato, tanto valeva insegnargli come fare.
E poi… era Elliot.
Una parte di lui, quella parta che non riusciva a sopprovere i suoi sentimenti, nonostante lo sforzo e il tempo, non sapeva come rifiutare quel corpo.
Gli mancava. Gli mancava tutto di lui, ma se non poteva averlo, se l’aveva perso, se lui era così disperato e solo…
Solo una volta, pensò disperatamente, solo una volta vpoteva fingere che fosse lui.
Il mostro provò a prepararlo, ma nella sua infantile voracità, non ci sprecò molto tempo.
Era meglio così.
Se doveva usare il corpo di elliot per fortterlo tanto valeva che provasse dolore. Per punirlo di provare quello che provava.
Quando gli aprì le gambe e si spinse in lui, sembrò deluso dal trovare resistenza. Quentin trattenne il fiato mentre quell’intrusioen proseguiva, ma non poté evitare di gemere quando fu completamente in lui.
Erano uniti, pensò alzaòdno gli occhi, lui e Ellion erano di nuovo uniti.
Odiò pensare che una parte enorme di lui, ne era felice.
Era così stanto di combattere, era così stanco di sentirsi male per quello o quall’altra cosa, di dover sempre fare la cosa giusta perché quando era piccolo si era auto-convinto che sarebbe dovuto essere lui l’eroe della soria.
Farsi scopare dal corpo del suo migliore amico, approfittando della curiosità verso il sesso di un mosttro, era orribile, ma era quello che vleva fare. Per una volta, voleva fare una cosa orribile ed egoistica.
E così si lasciò scopare, spinta dopo spinta, mentre il mostro iniziava a prenderci la mano, a divertirsi, a adorare quello che stavano facendo.
- Sono bravo, vero?- disse, sussurrando al suo orecchio – Ti sento godere.-
Quentin socchiuse gli occhi e tentò di immaginare che fosse Elion a farlo, a spingersi in lui, a mostrare un insicurezza.
Erano le sue mani, ma era diverso il tocco. Era la sua pelle, i suoi capelli, la sua voce, ma in qualche modo non erano i suoi stessi occhi.
Ma andava bene così.
Per un attimo.
Anche solo per un attimo…
Gli mancava così tanto.
Il mostro aumentò i colpi, divennero scatti forti, possenti, il letto tremò, il suos tesso corpo sembrò protestare a quella forza, come se non potesse reggerla.
Aveva paura. Ma stava anche godendo.
Forse, era la magia.
Si sentiva come se il suo sesso fosse in profondità di lui che non aveva mai raggiunto, come se il più grande orgasmo mai ottenuto fosse lì, ad una spinta di distanza.
Accadde.
Fu un’orgasmo così potente da far impallidire tutti gli altri. Fu così potente che gli sembrò di vedere il multi verso.
Venne così tanto e con così tanta intensità che gli parve troppo, troppo insieme.
Perse i sensi.
Quando si risvegliò, il mostro era ancora dentro di lui. Si muoveva con una certa urgenza, aveva provato altre posizioni, ma quando lo vide sveglio gli sorrise divertito.
- Ottimo.- soffiò – E più divertente quando sei sveglio. Mi piace vederti gemere.-
Quando tempo era passato? Per quanto lo aveva continuato a fossero seppur era incosciente?
A giudicare dal dolore, troppo.
- B-basta.- provò a dire – Il gioco… deve finire.-
- Ma mi sto divertento.- protestò il mostro con occhi lucenti – Venire è divertente.-
- Mi fai male…- provò ancora Quentin.
- Oh.-
Il mostro poggiò una mano sull’addome dell’altro e Qeuint sentì un calore attraversarlo. Sentì il prprio ano chiudersi in una morsa attorno al sesso ancora duro, lo sentì prima bruciare, poi rilassarsi.
- Ora va meglio.- disse Elliot con un nuovo sorriso – Ora puoi continuare.-
“Non è vero che l’oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più”
Era strano, come gli fosse venuta in mente questa frase.
Era proprio quello che stava succedendo a lui.
L’oblio, la sua personalità che svaniva, tra le spinte e il piacere.
Quentin aveva la guancia poggiata sul cuscino, gli occhi fissavano lo specchio dove, da giorni, non facevano che vedere la stessa cosa: il suo corpo usato e usurato dal quello del migliore amico.
Aveva perso la ragione da ormai troppo tempo per quantificarlo.
Ogni volta che provava dolore, o era stanco, il mostro risanava le sue ferite e continuava a scoparlo, se dormiva, continuava a scoparlo, se doveva mangiare o andare in bagno, usava la sua bocca o continuava costantemente a scoparlo.
Non si sarebbe stancato, aveva captito Q ad un certo punto, il sesso era un giocattolo troppo divertente per stancarlo.
Era l’equivalente divicno di uno tredicenne con gli ormoni a palla e lui non era altro che una bambola gonfiabile.
Di certo, aveva smesso di sentirsi un essere umano.
Il piacere, oh, il piacere. Aveva smesso anche si sentirsi in colpa nel provarlo.
Era così intenso, così bello, così assuefacente che quando il mostro veniva distratto da qualcos’altro Quentin affondava la bocca su suo sesso per farlo tornare duro.
Doveva essere dentro di lui.
- Eliot…- soffiò mentre cavalcava la vita del mostro, in preda al piacere – Elion, mi dispiace.-
Il mostro gli afferrò i fianchi e lo spinse più in giù, entrando completamente in lui.
- A lui non dispiace.- sussurrò il mostro e, per un secondo, il sorriso era venuto meno come se fosse vero, come se ci fosse ancora qualcuno lì dentro che potesse sentire le sue parole.
Si aggrappò a quel ricordo disperatamente.
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Il mostro uscì da lui e Quetin si sentì vuoto e usato. Non disse nulla prima di svanire, come se qualcos’altro avesse attirato la sua attenzione.
Mancò per giorni, giorni in cui Quentin pianse e vomitò anche la sua stessa anima e tentò di rimettere i cocci del suo corpo insieme.
Era così assufatto a quel gioco che passò gran parte del tempo a masturbarsi, incapace di pensare che c’erano altre cose da fare: salvare Eliot, salvare il mondo.
Erano pensieri così lontani nella sua testa, ora, erano pensieri così vaghi.
Eliot non lo voleva, non importava quando il suo cuore lo anelasse e quanto fosse diviso tra il ricordo di quella vita passata insieme e il ricordo dell’amore travolgente che provava per Alice.
Li amava entrambi, non riusciva davvero a scegliere.
Non che avesse potuto avere una scelta: elion lo aveva rifiutato.
Aveva fatto male, così tanto male, anche se si era sforzato di non darlo a vedere, perfino a sé stesso aveva raccontato che era meglio così, che non andavano bene l’uno per l’altra. Del resto, aveva vissuto una vita con una donna, l’aveva amata, aveva avuto una famiglia…
Anche se era una timeline ormai svanita, anche se di lei non ricordava nulla, né ricordava i suoi stessi figli, ricordava lui.
E quelle notti passate insieme.
Erano così diverse da quelle passate col mostro, tanto diverse come mangiare una pallida imitazione, ma era l’unica cosa che poteva avere.
L’unica.
Elion non lo voleva.
E lui lo voleva, così disperatamente.
Forse non c’era più nemmeno amore nel suo cuore, era solo ossessione.
Una devastante, deleteria, distruttiva ossessione.
Era così stanco…
Il mostro non era tornato ancora, forse lo avevano sconfitto.
Il suo cellulare era pieno di messaggi di Julia, erano preoccupati.
Gli rispose che stava bene, che aveva intrattenuto il mostro per guadagnare tempo. Non spiegò come, non era davvero importante.
La chiamò, solo quando fu sicuro che la sua voce non tremasse.
- Ehi, Q.- soffiò la voce rauca di Julia, gli era sempre piaciuta – Dove sei?-
- A casa.- mormorò – Cioè la casa del mio alterego.-
- Stai bene? Sei sparito.-
No, non stava bene.
- Sì, sto bene. – mentì – Avete novità? –
C’erano novità. Julia spiegò a Q che il mostro aveva una missione: ritrovare sua sorella. Che avevano un piano, perché loro avevano sempre un piano.
- ci farebbe comodo il tuo aiuto.- disse ancora la sua amica – Vieni all’appartamento di Kady.-
Quetin guardò il mondo, fuori la porta e sentì che non poteva uscire. Perché era talmente consumato che si sentiva come un vecchio libro, che cadeva a pezzi e che se esposto al sole poteva solo morire.
In più, non meritava nemmeno che il sole lo toccasse, lui che era così impregnato di oscurità da bloccargli il respiro.
Disse che stava arrivando, sperando di riuscire a uscire di casa.
Accadde così in fretta che non sapeva nemmeno cosa l’avesse colpito.
Il mostro ricomparve, con Julia accanto a lui.
Ma non era Julia.
Non seppe nemmeno dire come aveva capito la differenza, ma era più chiara del sole. Era bastato guardarla, per rendersi conto che c’era una differenza sostanziale.
- Quentin, lei è mia sorella.-
Julia gli sorrise, come se cercasse di mostrarsi gentile con il giocattolino del suo adorato fratello minore.
- Adorabile.- commentò – Ma abbiamo cose da fare.-
Lui la guardò con i suoi occhi vacui e soffiò – Ma voglio giocare con lui.- gli prese un braccio e lo strattonò – E’ un bel gioco, te lo insegno.-
Aveva sperato che la sorella rifiutasse, invece si ritrovò di nuovo nudo.
- Va preparato.- disse, un po’ seccato mentre gli apriva le gambe con poca grazia.
Julia non prese parte all’atto, ma ne sembrò incuriosita.
La dea non era nuova al sesso, non era così innocente come suo fratello, ma era incuriosita da quella nuova visione del suo consanguineo.
Si sedette a una sedia, guardando con occhi attenti.
Q provò a protestare, questa volta. Tentò perfino di convincere il mostro che ora che aveva ritrovato sua sorella, poteva passare un po’ di tempo con lei.
Non sapeva quanto di Julia fosse rimasto, ma odiava l’idea che lo vedesse implorante e assuefatto.
Il mostro non volle sentire ragioni, gli sorrise perfino come se trovasse divertente quella piccola anima che insisteva ad avere una volontà.
Il gioco si stava facendo più divertente per lui.
Le dita scavarono dentro di lui per un momento che sembrò eterno, finché non decretò che ora poteva continuare.
Stava per puntare l’uccello alla sua apertura quando la sorella sussurrò
- Fattelo succhiare prima. –
Dannazione.
Q balbettò – N-no, ti prego. –
Ma il mostro annuì. Gli afferrò i capelli e puntò il sesso duro sulla sua bocca.
- Questo corpo è così assetato.- disse, con voce strascicata – soprattutto quando vede lui. –
- Non so davvero cosa ci trovi in lui.- replicò la sorella con occhio critico – E così scialbo. –
Il mostro ridacchiò, ma i suoi occhi gelidi restarono sul viso di Quetin che si sforzava di non aprira la bocca.
Gli stattonò i capelli, costringendolo ad aprirla e ad accoglierlo.
Odiò sentire il proprio corpo reagire a quella intrusione.
Era il suo odore, era il suo sapore, era il suo corpo.
L’amore che provava per Elion, la disprazione che provava per la sua mancanza, tornarno nuovamente, più dure che mai, e il suo corpo si ritrovò a reagire.
Perfino a succhiare, con una certa avidità, quel sesso duro.
Julia, o quel mostro che la possedeva, divennero una presenza lontana, come un fantasma che si percepiva ma non si era capaci di vedere.
Era lì, e non era lì. Un po’ come Quentin.
Una parte di lui era la stessa persona che si era fatta sbattere per settimana, senza più reagire e semplicemente lasciandosi andare al piacere, l’altra parte di lui era quella persona che lo voleva. Voleva succhiare, voleva leccare, voleva accogliere il corpo di Eliot, ancora e ancora.
La sua ombra non doveva essere che un granello di sabbia a quel punto.
Se non poteva salvare il mondo, pensò giustificando i suoi desideri, poteva almeno permettere ai suoi amici di salvarlo temporeggiando, distraendoli.
Al di fuori di quella stanza, quei due mostri non avevano alcuna intenzione di compiere buone azioni, e ogni attimo che restavano lì, una persona veniva salvata.
Aveva già fin troppi cadeveri salvati nella memoria del cellulare per via degli strani messaggi che quel mostro gli aveva mandato.
Era Eliot, tornò a raccontarsi, a illudersi, era Eliot a scopargli la bocca.
Era l’uomo che amava.
Era già duro solo al sentire l’odore del suo sesso, ma quando gli affondò fino alla base in gola, quando riuscì ad accoglierlo senza conati e sentendosi perfino più usato, sentì l’orgasmo sopraggiungere.
Il mostro rise, sguaiatamente e Julia con lui.
Poi lo spintinò, e Quentin cadde steso nel letto, stanco, con la bocca dolorante e l’addome bagnato.
Il mostro, allora, gli aprì nuovamene le gambe e si spinse in lui in un'unica, dolorosa, spinta e, complice l’orgasmo appena abuto, Q sentì nuovo piacere sopraggiungere.
Il dolore, non gli era mai davvero dispiaciuto. A dirla tutta, lo credeva una parte di lui.
Il piacere era bello, ma era sempre stato in qualche modo estraneo, ridondante.
Con alice, essere felice era stato troppo facile, troppo normale, si era sempre sentito come se presto sarebbe finita. Aveva sabotato la sua storia dal primissiono giorno e nel farlo si era rirtrovato innamorato anche di Elit.
Il mostro sembrò intuire la deriva dei suoi pensieri e si spinse più in profondità, quasi volesse fottergli anche il cervello.
Coem se non l’avesse già ampiamente fatto già.
Quentin serrò gli occhi, trattenendo il respiro, poi si sforò di riaprirli e sostenere lo sguardo dell’altro.
Soddisfatto di aver riottenuto la sua attenzione, il mostro uscì lentamente e rientrò altrettanto lentamente.
Lo fece per qualche spinta, finché non divenne impellente aumentare il ritmo,
Il letto cigolava, Julia sussurrava consigli mentre una mano le era scivolata tra le gambe.
A quanto pareva, il corpo della sua migliore amica, trovava eccitante vederlo sbattuto.
In un altro contesto, sarebbe stato perfino interessante.
Non che fosse la sua prima volta in una cosa a tre.
Il mostro cercò le sue labbra, le baciò con forza, a tratti lentamente, come se il corpo non sapesse decidere se respirare o baciarlo.
Per certi versi, sembrava perfino dolce.
Lentalmente, si appoggiò a lui, i loro petti collimarono.
Aprì gli occhi e si guardarono e gli parve di vedere un sentimento nuovo, una tenerezza unica, come se non fosse solo un giocattolo con cui divertirsi, ma qualcosa di cui curarsi.
Sembrava Elion. Almeno per una volta.
Lacrime iniziarono a scivolare lungo le guancie di Q mente il suo corpo iniziava a rispondere più di quanto volesse.
Il piacere iniziò ad avanzare dentro di lui come un onda, montò, pian piano, avanzò in lui in ogni terminazione nervosa.
Eliot era sopra di lui.
Eliot lo baciava.
Eliot lo scopava.
Era lui. Per una volta, quella illusione era completa.
Ora non erano nel vecchio appartamento del suo alterego, erano a Brakbills, nella loro casa, nel loro letto. Erano insieme, erano innamorati.
La persona che si toccava e godeva nel guardarli, era Alice.
Erano una bellissima famiglia, loro tre.
Quando l’orgasmo si affaciò, lo scacciò.
Non voleva venire, voleva restare in quell’illusione che la sua mente gli stava regalando. Era la più bella che avesse mai avuto da tempo.
Forse, dalla sua vita intera vissuta in un sogno, a Fillory.
Ma fu difficile trattenersi troppi.
L’orgasmo lo accolse con una smofia, proprio mentre Eliot si spingeva in lui e sembrò arrivargli ovunque.
- Ti piace, vero Q?- domandò con voce mellifua il mostro – E’ bello quanto ti piace. Giocare da solo è noioso. –
Preso dal post-orgasmo, Q si rese conto appena che Julia si era avvicinata e aveva preso la testa di Eliot per baciargli le labbra.
Il mostro, rispose al bacio e le afferrò la testa, per spingersela più vicino.
Le loro lingue si muovevano così sinuosamente che Q non risuciva a distogliere lo sguardo, era così concentrato nel vedere i suoi due migliori amici pomiciare che non si rese conto di quanto il suo corpo godesse, nel farlo, nell’avere ancora eliot dentro di sé.
Non credeva di poter tornare duro così in fretta, ma in un battito di ciglia, era di nuovo come roccia e il suo corpo agiì da solo, alzando i fianchi e muoverndoli sull’erezione.
Iniziò a scoparsi da solo, non riuscendo a distogliere lo sguardo da quella visione.
Ma il mostro gli prese i fianchi e glieli spinse giù, bloccandolo.
Una smorfia di disappunto gli spuntò sul viso e la sorella drizzò la schiena per guardarlo dall’altro.
- Penso voglia giocare ancora. – disse.
- Penso anche io. –
- E tu vuoi giocare ancora? – chiede al fratello.
Il mostro sorrise, poi si girò verso Quetin e un brivido di anticipazione lo attraversò notando il desiderio nei suoi occhi. Ma c’era anche altro.
Il mostro piegò la testa, come guardarlo da una nuova angolazione e sussurrò – Se me lo chiede. –
No. Non poteva farlo.
C’era una plausibile negabilità, non che fosse reale dopo che si era appena mosso sul suo cazzo per darsi una qualsiasi frizione, ma dirlo ad alta voce… era troppo.
Il mostro sembrò divertito da quella cocciutaggine. Iniziò a muovere i fianchi e poi fermarli, poi muoverli ancora.
Era cambiato.
Prima non importava che Q provasse effettivamente piacere, come un bambino, tutto quello che voleva era assuefarsi ad esso, continuare a spingersi in lui fino all’orgasmo ancora e ancora, rendendolo una mera bambola gonfiabile in cui venire.
Ma ora, forse complice la manipolazione della sorella, aveva acquistato una certa sicurezza.
Come se prima il suo stato mentale fosse instabile perché gli mancava una metà, la logica e sue sorella ne fosse la rappresentazione.
Lei afferrò il sesso di Quentin e iniziò ad accarezzarlo, in concomitanza con le spinte accennate dell’altro.
Lo stremarono, quasi all’orgasmo per troppe volte finché Quentin non singhiozzò – Basta, vi prego. –
- Perché…? – insinuò Julia, con voce suadente.
- … voglio venire. – pigolò Quentin senza voce.
- Come vuoi venire? – insistette il mostro, chinandosi su di lui e sostenendo il suo sguardo.
Quentin boccheggiò, senza fiato, sudato, esausto.
Si arrese, si spezzò.
- Scopami, fottimi, sbattimi. – lo implorò – Fammi godere. Lo voglio. –
Perfino alle sue orecchie, parve un pianto.
Sentì il sesso dentro di lui diventare più grande, sicuramente per magia. Come se la sua erezione avesse avuto un erezione.
Il mostro si girò verso la sorella, quasi a chiederle il permesso – Ora ho voglia di fotterlo di più. – le sussurrò come un segreto.
Lei sogghignò, e si mise dietro di lui e lasciò scivolare le mani lungo l’addome di Eliot e gli baciò il collo.
Poi, premendo i fianchi sulle natiche del fratello, iniziò a dargli un ritmo.
Quetin ottenne finalmente quello che voleva, e il piacere fu quasi insopportabile.
Sentì il presente, il futuro e il passato diventare un unico grande ammasso, sentì perfino la magia vibrare dentro di lui, far tremare le pareti.
Due dei e un mago che facevano il miglio sesso della storia, doveva pur avere una conseguenza spazio/temporale.
I movimenti divennero scoordianti. Il corpo di Elion iniziava ad accusare la passione, iniziava ad agonizzarle egli stesso.
L’orgasmo esplose, come una super nova. Gli oggetti tramerono attorno a loro.
Ansanti, esausti e soddisfatti, si guardarono l’un l’altro e poi crollarono nel letto.
Quetin sentì le forze lasciarlo completamente, mentre altre lacrime scivolavano dai suoi occhi.
Quella felicità era amara, era sbagliata…
Ma era felicità.
Come sempre, erano stati gli altri a salvare il mondo.
Lo avevano salvato ad un certo punto, avevano scoperto cosa stava succedendo e nessuno lo aveva colpevolizzato.
Julia, la vera Julia, gli era stata molto vicino, convinta che Quentin avesse passato lo stesso che aveva passato lui. Non aveva avuto il coraggio di dirgli la verità.
Nonostante fosse stata presente, nonostante ricordasse, era convinta che Qeuetin fosse innocente.
Avevano anche salvato Eliot. Avevano preso il mostro da dentro di lui e lo avevano buttato nella fessura.
Lui, ancora una volta, non aveva fatto nulla.
- Q…- sussurrò Julia seduta accanto a lui con le mani tra i capelli mentre glieli accarezzava – Non è colpa tua. –
Non voleva andarsene, nonostante gliel’aveva chiesto ancora e ancora.
Era pur sempre la sua amica dall’infanzia, probabilmente temeva un nuovo tentativo di suicidio, conoscendo al sua storia.
Quentin odiava sé stesso, soprattutto perché non poteva nascondersi dietro l quella menzogna. Julia gli aveva detto di ricordae tutto qeullo che era successo mentre era posseduta, aveva ipotizziato quindi anche anche per il suo migliore amico fosse lo stesso.
Se con lei poteva fingere di non essere stato consenziente, con lui non poteva semplicemente nascondersi.
Eliot doveva sapere quanto patetico era stato a lasciarsi assoggettare al piaere e alla mancanza di lui. Si era perfino affezionato al mostro, al loro rapporto, quasi fsse una parte di Eliot stesso, una sua evoluzione.
Di una cosa era però certo: amava Eliot. Lo amava con tutto sé stesso.
Ed era anche la ragione del perché non voelva vederlo.
Non lo meritava, non meritava nulla. Era la persona più patetica che fosse mai esistita, e per qualche ragione si era perfino creduto un protagonista.
Forse Julia non faceva poi così male a restargli accanto.
Del rsto, una vita inutile come la sua non valeva di essere vissuta.
Era nel suo letto, depresso come non lo era mai stato.
Aveva deluso tutti, aveva deluto Eliot permettendogli di usare il suo corpo.
Le lacrime avevano smesso di uscire per quante ne aveva versate e perfino Margo era preoccupata per lui.
Quetin un giorno si era alzato e aveva preso una lama.
Era passato così tanto tempo da quando si era ritrovato in quello stato.
Tanto, tanto tempo…
Vide del sangue e sobbalzò, ma non era sua. Una mano aveva afferrato la lama per toglierlgliala di mano.
Alzò gli occhi e si rispecchiò in quelli del suo migliore amico, occhi che aveva visto più cupi e vaghi, e ora erano lì e lo guardavano come se riuscissero finalmente a vederlod avvero.
- Q.-
Scoppiò a piangere e rifiutò il tentativo di abbraccio di Eliot.
Del vero Elion.
Ma lui lo abbracciò lo stesso, con così tanta forza da toglierli il repsiro.
Non seppe per quanto tempo restò lì a piangere, a urlare, a scacciarlo, ma Elion non si mosse, lo strinse, stoico.
Poi lo accompagnò a letto e i ricordi di lui e il mostro tornarno ipiù forte di me, la nausea tornò più forte che mai.
- Mi dispiace.- disse Elion e il dolore era denso in quelle parole – Per cosa ti ha fatto… mi dipiace. –
Era il colmo. Lui era rimasto fermo a goderse orgasmi stellari e lasciando che quel mostro lo usasse ed era lui a scusarsi.
Q sentì la sua tenta estraniarsi. Elion lo mise a letto e poi svanì, per curarsi la mano ancora sanguinante.
Quando tornò, si sedette accanto a lui.
- mi serve da bere.- soffiò.
Prese una bottiglia di liquore e si versò un abbondante bicchiere. Lo passò a lui mentre lui si attaccava alla bottiglia.
- Ricordo tutto.- disse – Ogni cosa che ha fatto.. la ricordo.-
Il senso di colpo schiacciò Quentin in quel letto come se tutta la gravità del mondo fosse diventata più forte, ma solo dove si trovava lui.
Gli mancava il respiro.
- Mi dispiace.- soffiò e sembrò sull’orlo delle lacrime.
Era fragile, Eliot, lo era sempre stato. Sotto quell’aria da menefreghista, si era sempre trovavo una persona sensibile e gentile.
Lui era sempre stato gentile.
Ora, era schiacciata dai ricordi da quello che tutti credevano gli aveva fatto.
Ma lui sapeva la verità.
La sua verità, era ancora più disgustata di ogni altra cosa.
Poteva capire quello che stava pensando: dal suo punto di vista, lo aveva violentato per giorni e giorni e quando era tornato lo aveva trovato sull’orlo del suicidio.
Non era l’unico lì con un senso di colpa così schiacciante da sentire il cuore faticare a battere.
Si mise seduto e raccolse tute le sue energie.
E disse la verità.
Elion lo ascoltò, con un labbro che tremava dalla voglia di ribattere che non era vero, che era colpa sua, che non aveva altra scelta. Ma Q lo fermava sempre, spiegandogli nel dettagli come si era lasciato fottere perché era semplicemente bello e che, quindi, non doveva sentirsi in colpa.
Seguì un botta r sipsota in cui ognuno si addossava la colpa, perché nessun’altro capiva.
- Volevo solo… essere scoparto da te.- insistette Q – Non importava che non fossi tu.-
Gli occhi caldi a dolci di Eliot lo guardarono per lungo tempo, poi due lacrime scivolarono lungo le guance.
Ci era riuscito. Lo aveva ferito abbastanza da allontanarlo?
Elion lo baciò, di slancio, come se baciasse una rosa spinata.
Quando si allontanò si guardarono come se non potessero più spiegare cosa provavano l’uno per l’altro perché era troppo complicato, troppo disperato.
Quetin gli prese il viso tra le mani e cercò nuovamente le sue labbra.
Si baciarono lentamente e dolcemente. Lo riconobbe finalmente come un vero bacio sdel suo elion e si riscoprì più eccitato che mai.
Nonostante la voglia di concerdersi a lui come si era concesso solo al a quel mostro, senza riguardi e senza pudore, continuò a baciarlo e Elion non gli mise alcuna pressione e nessuna fretta.
Gli smise di baciare la bocca, per passare al collo, cercò poi i capezzoli con le dita lunghe e affusolate.
- Ti farò diventicare di lui.- promise Elion con voce ferma – Ti scoperò più di quanto abbia fatto lui e lo cancellerò da te.-
Lo psogliò lentamente. Lo baciò ancora, lo toccò con delicatezza come se fosse qualcosa di fragile.
Ci si sentiva, quindi non si lamentò più di tanto.
Elion scese lungo il suo corpo baciando e leccando ogni angolo che trovava sentibile, quado si ritrovò davanti al sesso duro, per un attimo i soi occhi diventarono famelici, come se volesse lasciare perdere da delicatezza e la gentilezza per succchiarglielo come se non ci fosse un domani.
Iniziò conuna lunga leccata, poi con dei baci tra punta e base, mentre le dita scendevano e salivano lungo l’asta.
Era così diverso dal tocco el mostro, con lui, si era sempre sentito sul punto di essere divorato.
Elion continuò a leccare, suchiare e baciare quella durezza per un tempo infinot, finché non schiuse le labbra e lo prese finalmente in bocca.
La punta si spinse sulle guance, creando un erotico bozzo, poi verso la gola, e infile Elion lo prese completamente fino in gola.
Qeuint venne senza nessun preavviso. Era diverso dall’orgasmo stellare a cui si era abituato con la bestia, ma era più dolce, più reale.
Si sparse per tutto il suo corpo, in ogni terminazione nervosa.
- Ti amo.- sussurrò disperatamente – Ti amo, Eliot.-
Lui gli sorrise e tornò a baciare le sue labbra, quando si staccò replicò – Anche io.- e sembrò sincero.
Elion non era mai stato il tipo da accettare facilmente i sentimenti. Così quando si ritrovò a sentire quelel parole, Q sentì il proprio cuore quasi esplodergli dalla felict.
Tornò a piangere e Elion riprese a baciarlo con dolcezza.
Poi gli aprì le gambe e non riucì a nascondere una certa urgenza.
Lo preparrò con cautela, nonostante il desiderio che bruciava nelel iridi.
Ma quello sguardo era caldo, era dolce… era il suo elion.
Alzò i fianchi, in un invito – Ora.- soffiò – Scopami ora.-
Elion non se lo lasciò ripetere.
Quando entrò dentro di lui, era la stessa misura e la stessa forza del mostro, ma era così diverso.
Era lui ad essere diverso, non lo voleva disperatamente e tristemente dentro di lui, ma lo voleva con la forza di mille soli.
Era così intenso e così importante che in quel momento iniziò a andare incontro a quelle spinte con ogni fibra del suo corpo, gemendo il suo nome con così tanta forza da graffargli la gola.
I fianchi sbatterono tra loro con così tanta energia che facevano rumore.
L’orgasmo esplode nella profondità del loro animo, iniziò piano, per poi diventare forte e intenso.
Q aprì gli occhi e guardò dal basso Elion con il cuore che rombombava ovunque nel suo corpo.
Si sentiva vivo, a differenza di quando si sentiva una cosa inanimata con il mostro.
Si sentiva di nuovo umano.
Piange ancora e Elion lo strinse forte, in un abbraccio dolce.
- Noi siamo… - mormorò Q.
- complicati.-
Andava bene così.
Non era mai stato qualcosa di semplice il loro rapporto. Né la loro vista, né la loro storia.
Era tutto compliato, l’umanità era una cosa complicata.
Nessun etichetta, nessuna logica morale umana.
Erano solo loro.
E andava bene così.
Sarebbero stati felici…
Fino alla prossima apocalisse.
Quel girono era un bel girono di sole. Quetin e Elion camminavano per le foreste di Fillory godendosi l’aria fresca e il suono del ventro tra le foglie.
Elion faticava a camminare, si appoggiava a un bastane e a lui, gli sorrideva a vlte come se un pensiero cupo gli attraversasse il pensiero e cercasse i suoi occhi per scacciarlo.
- sono stato anche io re di fillory ma non capirò mai come mai ci sia tanto affezionata. – soffiò – Io volevo solo scappare via. –
- Margo è sempre stata una regina. – replicò Q suo malgrado divertito – figurati se ci rinuncia. –
Risero, e il sole spendeva su di loro ed erano perfetti così.
- Da piccolo tutto ciò che volevo era venire qui e regnare. – confidò – E ora che sono effettivamente uno dei regnanti non ho mai passato un solo giorno a governare.–
- Noioso. Difficile – soffiò Elliot – Non ti sei perso nulla. Questo mondo è… totalmente folle. –
- vero.-
Risero ancora, elion gli strinse la mano – Ma è anche casa nostra. – disse allora Eliot – lo è stata per una vita intera, più di quanto non lo sia stata la terra. –
- Vale? – domandò Quetin – Era una missione e il tempo si è resettato, ma vale lo stesso una vita? –
- Vale. – confemò Eliot – Ti ho amato per tutta quella vita e ti amerò per tutta questa.–
- Finché dura.- replicò Quentin, con un amaro sorriso – Quanto pensi ci metterà l’ennesima apocalisse ad arrivare? –
Un esplosione si udì per tutta la foresta, gli uccelli smisero di cantare. Un coniglio cascò davanti a loro e sussurrò – Apocalisse! Ora! –
- Nemmeno cinque minuti. – confermò Eliot.
- Nuov record.-
Eliot fece per alzarsi, ma Q lo trettenne fermo.
- Q? –
- Possono cavarsela da soli.– soffiò, prendendogli il viso tra le mani – Se è la fine del mondo, c’è solo una persona con cui voglio passarla.–
Gli occhi di Elio si tinsero di dolcezza.
Aveva quello sguardo lui, era talmente trasparente e dolce che non ammetteva dubbi. Solo qundo lo guardava Q si sentiva davvero amato. Per quanto avetsse tentato di replciato, il mostro non ci era mai davvero riuscito.
Si baciarono, in modo delicato e dolce. Il conigliò ripete quelle parole: apocalisse, ora.
Elion prese il coniglio e gli sussurrò il nuovo messaggio e lo spedì indietro.
- Cosa gli hai fatto dire?–
Eliot sorrise – “siamo occupati, ritentate più tardi”–
Risero, di cuore e tornarono a baciarsi.
Osservò il telefonino con lo stomaco sottosopra.
Il mostro si era morbosamente attaccato a lui. Aveva imparato a usarlo in poco tempo e ora continuava a mandargli messaggi ogni volta che era chissà dove a fare chissà cosa.
Gli mandava le foto delle sue vittime chiedendogli cosa ne pensasse di quel modo di uccidere o di quel modo per mutilare, a volte invece, gli mandava immagini stupide, come un telefono a forma di hamburger.
Da i suoi tempi il mondo era evoluto così tanto che trovava molto cose stupide divertenti.
Ma quelle occasionali foto non potevano compensare l’altrimenti schiacciante orrore.
Quentin aveva vomitato le prime volte, così tanto da essersi chiesto se si era vomitato anche la sua ombra, ma poi la nausea era scemata.
Ora, provava solo un morboso fastidio alla bocca dello stomaco, ma riusciva a tenere tutto dentro.
Non era sicuro che la cosa gli piacesse, l’abituarsi a vedere quelle atrocità. Non era la prima volta, né sarebbe stata l’ultima, quindi abituarsi sarebbe dovuto essere una cosa normale da fare, quasi desiderata, ma una parte di lui non era convinto che rinunciare alla propria umanità sarebbe stato la cosa più saggia.
Lui era umano. Un umano che aveva avuto per fin troppo tempo il mondo sulle sua spalla, si era visto Re, si era visto eroe.
Ma era così stanto di quel ruolo, un ruolo che aveva sempre agognato.
Il protagonista. Colui che poteva salvare tutti.
Era così patetico ora pensare al suo passato, dopo aver visto il primo nemico ucciso dalla persona che amava e la sua migliore amica diventare una Dea, e il suo migliore amico per cui aveva soppresso sentimenti che non era sicuro di voler provare ancora, diventare quel mostro.
Un altro messaggio. Un selfie.
Il mostro, sotto l’aspetto del suo amato migliore amico, che tentava di sorridere con un’espressione assente e inquietante.
Il messaggio citava: dove sei?
Solitamente quella non era una curiosità e rispondere non era un obbligo.
Rispose di essere a casa, la casa che era stata del suo alterego.
Si era rifugiato lì, rimpiangendo la sua altra vita, in cui non c’erano mostri, non era solo, dove non c’erano migliori amici feriti, morti, o posseduti.
Una vita semplice, come quelle che pensava che non avrebbe mai voluto in vita sua ora eccola lì.
Ne vedeve i pezzi rotti, come cocci abbandonati.
Il mostro apparve, al lato della sua stanza, gli occhi del mostro erano caldi come quelli di Elliot.
Ci teneva a lui, di questo era sicuro. Non importava che ne fosse terrorizzato.
- Ho imparato un nuovo gioco.- disse e le sue labbra si tirarono in un sorriso diabolico – Si chiama sesso. –
Un brivido scorse lungo la schiena di Quentin mentre tentava di non mostrare alcun emozione – Hai…- il pensiero che quel mostro si fosse imposto su qualcuno gli fece tornare la nausea.
Perfetto. Era ancora molto umano.
In quel momento non gli parve un vantaggio.
Ellion si avvicinò a lui, gli occhi lucdi di un aspettativa, come un bambino che scartava il regalo di Natale.
- Facciamolo.- disse, e non sembrò una semplice proposta, ma un vero e proprio ordine.
Quentin si ritrovò a respingere nella sua mente le immagini delle poche volte in cui lui e Ellion si erano amati.
Era successo. Era stato unico e speciale e non voleva pensarci, non ora.
Faceva troppo male.
- N-non…- provò. Doveva essere molto cauto nelle sue parole, inghiottì a vuoto e odiò sentire la voce tremare – Non si fa sesso con chiunque.- disse – Deve essre una persona speciale.-
- Tu sei spaciele per me.- replicò il mostro con voce mellifua e divertita – Molto speciale per me.-
- Ci deve essere…- continuò nel panico – Attrazione.-
Il mostro accentuò il sorriso e si fece vicino, i suoi occhi sembravano scrutargli nell’anima, come se cercassero la falla in quelle parole. Ne dovette trovare una perché le pupille si dilatarono dalla gioia.
- Ottimo.-
Non dette altro tempo a Quentin di ribattere, perché incollò le labbra alle sue. Quetin ebbe appena il tempo di rendedersene conto che impanicò, tentando di non respingerlo con tutte le sue forze.
Il mostro lo baciò grossolanamente, all’inizio, poi i ricordi di Eliot dovettero prendere il sopravevento perché fu come se fosse lui a baciarlo.
Il cuore di Queitn andò in pezzi.
Non sebbe ben sapere cosa era successo dopo, poteva oggettivamente dire che si erano spogliati, che il mostro aveva chiesto cosa doveva fare e come e Quetin gli aveva risposto con una certa freddezza analitica.
Non importava che non volesse, quel mostro lo avrebbe scopato, tanto valeva insegnargli come fare.
E poi… era Elliot.
Una parte di lui, quella parta che non riusciva a sopprovere i suoi sentimenti, nonostante lo sforzo e il tempo, non sapeva come rifiutare quel corpo.
Gli mancava. Gli mancava tutto di lui, ma se non poteva averlo, se l’aveva perso, se lui era così disperato e solo…
Solo una volta, pensò disperatamente, solo una volta vpoteva fingere che fosse lui.
Il mostro provò a prepararlo, ma nella sua infantile voracità, non ci sprecò molto tempo.
Era meglio così.
Se doveva usare il corpo di elliot per fortterlo tanto valeva che provasse dolore. Per punirlo di provare quello che provava.
Quando gli aprì le gambe e si spinse in lui, sembrò deluso dal trovare resistenza. Quentin trattenne il fiato mentre quell’intrusioen proseguiva, ma non poté evitare di gemere quando fu completamente in lui.
Erano uniti, pensò alzaòdno gli occhi, lui e Ellion erano di nuovo uniti.
Odiò pensare che una parte enorme di lui, ne era felice.
Era così stanto di combattere, era così stanco di sentirsi male per quello o quall’altra cosa, di dover sempre fare la cosa giusta perché quando era piccolo si era auto-convinto che sarebbe dovuto essere lui l’eroe della soria.
Farsi scopare dal corpo del suo migliore amico, approfittando della curiosità verso il sesso di un mosttro, era orribile, ma era quello che vleva fare. Per una volta, voleva fare una cosa orribile ed egoistica.
E così si lasciò scopare, spinta dopo spinta, mentre il mostro iniziava a prenderci la mano, a divertirsi, a adorare quello che stavano facendo.
- Sono bravo, vero?- disse, sussurrando al suo orecchio – Ti sento godere.-
Quentin socchiuse gli occhi e tentò di immaginare che fosse Elion a farlo, a spingersi in lui, a mostrare un insicurezza.
Erano le sue mani, ma era diverso il tocco. Era la sua pelle, i suoi capelli, la sua voce, ma in qualche modo non erano i suoi stessi occhi.
Ma andava bene così.
Per un attimo.
Anche solo per un attimo…
Gli mancava così tanto.
Il mostro aumentò i colpi, divennero scatti forti, possenti, il letto tremò, il suos tesso corpo sembrò protestare a quella forza, come se non potesse reggerla.
Aveva paura. Ma stava anche godendo.
Forse, era la magia.
Si sentiva come se il suo sesso fosse in profondità di lui che non aveva mai raggiunto, come se il più grande orgasmo mai ottenuto fosse lì, ad una spinta di distanza.
Accadde.
Fu un’orgasmo così potente da far impallidire tutti gli altri. Fu così potente che gli sembrò di vedere il multi verso.
Venne così tanto e con così tanta intensità che gli parve troppo, troppo insieme.
Perse i sensi.
Quando si risvegliò, il mostro era ancora dentro di lui. Si muoveva con una certa urgenza, aveva provato altre posizioni, ma quando lo vide sveglio gli sorrise divertito.
- Ottimo.- soffiò – E più divertente quando sei sveglio. Mi piace vederti gemere.-
Quando tempo era passato? Per quanto lo aveva continuato a fossero seppur era incosciente?
A giudicare dal dolore, troppo.
- B-basta.- provò a dire – Il gioco… deve finire.-
- Ma mi sto divertento.- protestò il mostro con occhi lucenti – Venire è divertente.-
- Mi fai male…- provò ancora Quentin.
- Oh.-
Il mostro poggiò una mano sull’addome dell’altro e Qeuint sentì un calore attraversarlo. Sentì il prprio ano chiudersi in una morsa attorno al sesso ancora duro, lo sentì prima bruciare, poi rilassarsi.
- Ora va meglio.- disse Elliot con un nuovo sorriso – Ora puoi continuare.-
“Non è vero che l’oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più”
Era strano, come gli fosse venuta in mente questa frase.
Era proprio quello che stava succedendo a lui.
L’oblio, la sua personalità che svaniva, tra le spinte e il piacere.
Quentin aveva la guancia poggiata sul cuscino, gli occhi fissavano lo specchio dove, da giorni, non facevano che vedere la stessa cosa: il suo corpo usato e usurato dal quello del migliore amico.
Aveva perso la ragione da ormai troppo tempo per quantificarlo.
Ogni volta che provava dolore, o era stanco, il mostro risanava le sue ferite e continuava a scoparlo, se dormiva, continuava a scoparlo, se doveva mangiare o andare in bagno, usava la sua bocca o continuava costantemente a scoparlo.
Non si sarebbe stancato, aveva captito Q ad un certo punto, il sesso era un giocattolo troppo divertente per stancarlo.
Era l’equivalente divicno di uno tredicenne con gli ormoni a palla e lui non era altro che una bambola gonfiabile.
Di certo, aveva smesso di sentirsi un essere umano.
Il piacere, oh, il piacere. Aveva smesso anche si sentirsi in colpa nel provarlo.
Era così intenso, così bello, così assuefacente che quando il mostro veniva distratto da qualcos’altro Quentin affondava la bocca su suo sesso per farlo tornare duro.
Doveva essere dentro di lui.
- Eliot…- soffiò mentre cavalcava la vita del mostro, in preda al piacere – Elion, mi dispiace.-
Il mostro gli afferrò i fianchi e lo spinse più in giù, entrando completamente in lui.
- A lui non dispiace.- sussurrò il mostro e, per un secondo, il sorriso era venuto meno come se fosse vero, come se ci fosse ancora qualcuno lì dentro che potesse sentire le sue parole.
Si aggrappò a quel ricordo disperatamente.
__
Il mostro uscì da lui e Quetin si sentì vuoto e usato. Non disse nulla prima di svanire, come se qualcos’altro avesse attirato la sua attenzione.
Mancò per giorni, giorni in cui Quentin pianse e vomitò anche la sua stessa anima e tentò di rimettere i cocci del suo corpo insieme.
Era così assufatto a quel gioco che passò gran parte del tempo a masturbarsi, incapace di pensare che c’erano altre cose da fare: salvare Eliot, salvare il mondo.
Erano pensieri così lontani nella sua testa, ora, erano pensieri così vaghi.
Eliot non lo voleva, non importava quando il suo cuore lo anelasse e quanto fosse diviso tra il ricordo di quella vita passata insieme e il ricordo dell’amore travolgente che provava per Alice.
Li amava entrambi, non riusciva davvero a scegliere.
Non che avesse potuto avere una scelta: elion lo aveva rifiutato.
Aveva fatto male, così tanto male, anche se si era sforzato di non darlo a vedere, perfino a sé stesso aveva raccontato che era meglio così, che non andavano bene l’uno per l’altra. Del resto, aveva vissuto una vita con una donna, l’aveva amata, aveva avuto una famiglia…
Anche se era una timeline ormai svanita, anche se di lei non ricordava nulla, né ricordava i suoi stessi figli, ricordava lui.
E quelle notti passate insieme.
Erano così diverse da quelle passate col mostro, tanto diverse come mangiare una pallida imitazione, ma era l’unica cosa che poteva avere.
L’unica.
Elion non lo voleva.
E lui lo voleva, così disperatamente.
Forse non c’era più nemmeno amore nel suo cuore, era solo ossessione.
Una devastante, deleteria, distruttiva ossessione.
Era così stanco…
Il mostro non era tornato ancora, forse lo avevano sconfitto.
Il suo cellulare era pieno di messaggi di Julia, erano preoccupati.
Gli rispose che stava bene, che aveva intrattenuto il mostro per guadagnare tempo. Non spiegò come, non era davvero importante.
La chiamò, solo quando fu sicuro che la sua voce non tremasse.
- Ehi, Q.- soffiò la voce rauca di Julia, gli era sempre piaciuta – Dove sei?-
- A casa.- mormorò – Cioè la casa del mio alterego.-
- Stai bene? Sei sparito.-
No, non stava bene.
- Sì, sto bene. – mentì – Avete novità? –
C’erano novità. Julia spiegò a Q che il mostro aveva una missione: ritrovare sua sorella. Che avevano un piano, perché loro avevano sempre un piano.
- ci farebbe comodo il tuo aiuto.- disse ancora la sua amica – Vieni all’appartamento di Kady.-
Quetin guardò il mondo, fuori la porta e sentì che non poteva uscire. Perché era talmente consumato che si sentiva come un vecchio libro, che cadeva a pezzi e che se esposto al sole poteva solo morire.
In più, non meritava nemmeno che il sole lo toccasse, lui che era così impregnato di oscurità da bloccargli il respiro.
Disse che stava arrivando, sperando di riuscire a uscire di casa.
Accadde così in fretta che non sapeva nemmeno cosa l’avesse colpito.
Il mostro ricomparve, con Julia accanto a lui.
Ma non era Julia.
Non seppe nemmeno dire come aveva capito la differenza, ma era più chiara del sole. Era bastato guardarla, per rendersi conto che c’era una differenza sostanziale.
- Quentin, lei è mia sorella.-
Julia gli sorrise, come se cercasse di mostrarsi gentile con il giocattolino del suo adorato fratello minore.
- Adorabile.- commentò – Ma abbiamo cose da fare.-
Lui la guardò con i suoi occhi vacui e soffiò – Ma voglio giocare con lui.- gli prese un braccio e lo strattonò – E’ un bel gioco, te lo insegno.-
Aveva sperato che la sorella rifiutasse, invece si ritrovò di nuovo nudo.
- Va preparato.- disse, un po’ seccato mentre gli apriva le gambe con poca grazia.
Julia non prese parte all’atto, ma ne sembrò incuriosita.
La dea non era nuova al sesso, non era così innocente come suo fratello, ma era incuriosita da quella nuova visione del suo consanguineo.
Si sedette a una sedia, guardando con occhi attenti.
Q provò a protestare, questa volta. Tentò perfino di convincere il mostro che ora che aveva ritrovato sua sorella, poteva passare un po’ di tempo con lei.
Non sapeva quanto di Julia fosse rimasto, ma odiava l’idea che lo vedesse implorante e assuefatto.
Il mostro non volle sentire ragioni, gli sorrise perfino come se trovasse divertente quella piccola anima che insisteva ad avere una volontà.
Il gioco si stava facendo più divertente per lui.
Le dita scavarono dentro di lui per un momento che sembrò eterno, finché non decretò che ora poteva continuare.
Stava per puntare l’uccello alla sua apertura quando la sorella sussurrò
- Fattelo succhiare prima. –
Dannazione.
Q balbettò – N-no, ti prego. –
Ma il mostro annuì. Gli afferrò i capelli e puntò il sesso duro sulla sua bocca.
- Questo corpo è così assetato.- disse, con voce strascicata – soprattutto quando vede lui. –
- Non so davvero cosa ci trovi in lui.- replicò la sorella con occhio critico – E così scialbo. –
Il mostro ridacchiò, ma i suoi occhi gelidi restarono sul viso di Quetin che si sforzava di non aprira la bocca.
Gli stattonò i capelli, costringendolo ad aprirla e ad accoglierlo.
Odiò sentire il proprio corpo reagire a quella intrusione.
Era il suo odore, era il suo sapore, era il suo corpo.
L’amore che provava per Elion, la disprazione che provava per la sua mancanza, tornarno nuovamente, più dure che mai, e il suo corpo si ritrovò a reagire.
Perfino a succhiare, con una certa avidità, quel sesso duro.
Julia, o quel mostro che la possedeva, divennero una presenza lontana, come un fantasma che si percepiva ma non si era capaci di vedere.
Era lì, e non era lì. Un po’ come Quentin.
Una parte di lui era la stessa persona che si era fatta sbattere per settimana, senza più reagire e semplicemente lasciandosi andare al piacere, l’altra parte di lui era quella persona che lo voleva. Voleva succhiare, voleva leccare, voleva accogliere il corpo di Eliot, ancora e ancora.
La sua ombra non doveva essere che un granello di sabbia a quel punto.
Se non poteva salvare il mondo, pensò giustificando i suoi desideri, poteva almeno permettere ai suoi amici di salvarlo temporeggiando, distraendoli.
Al di fuori di quella stanza, quei due mostri non avevano alcuna intenzione di compiere buone azioni, e ogni attimo che restavano lì, una persona veniva salvata.
Aveva già fin troppi cadeveri salvati nella memoria del cellulare per via degli strani messaggi che quel mostro gli aveva mandato.
Era Eliot, tornò a raccontarsi, a illudersi, era Eliot a scopargli la bocca.
Era l’uomo che amava.
Era già duro solo al sentire l’odore del suo sesso, ma quando gli affondò fino alla base in gola, quando riuscì ad accoglierlo senza conati e sentendosi perfino più usato, sentì l’orgasmo sopraggiungere.
Il mostro rise, sguaiatamente e Julia con lui.
Poi lo spintinò, e Quentin cadde steso nel letto, stanco, con la bocca dolorante e l’addome bagnato.
Il mostro, allora, gli aprì nuovamene le gambe e si spinse in lui in un'unica, dolorosa, spinta e, complice l’orgasmo appena abuto, Q sentì nuovo piacere sopraggiungere.
Il dolore, non gli era mai davvero dispiaciuto. A dirla tutta, lo credeva una parte di lui.
Il piacere era bello, ma era sempre stato in qualche modo estraneo, ridondante.
Con alice, essere felice era stato troppo facile, troppo normale, si era sempre sentito come se presto sarebbe finita. Aveva sabotato la sua storia dal primissiono giorno e nel farlo si era rirtrovato innamorato anche di Elit.
Il mostro sembrò intuire la deriva dei suoi pensieri e si spinse più in profondità, quasi volesse fottergli anche il cervello.
Coem se non l’avesse già ampiamente fatto già.
Quentin serrò gli occhi, trattenendo il respiro, poi si sforò di riaprirli e sostenere lo sguardo dell’altro.
Soddisfatto di aver riottenuto la sua attenzione, il mostro uscì lentamente e rientrò altrettanto lentamente.
Lo fece per qualche spinta, finché non divenne impellente aumentare il ritmo,
Il letto cigolava, Julia sussurrava consigli mentre una mano le era scivolata tra le gambe.
A quanto pareva, il corpo della sua migliore amica, trovava eccitante vederlo sbattuto.
In un altro contesto, sarebbe stato perfino interessante.
Non che fosse la sua prima volta in una cosa a tre.
Il mostro cercò le sue labbra, le baciò con forza, a tratti lentamente, come se il corpo non sapesse decidere se respirare o baciarlo.
Per certi versi, sembrava perfino dolce.
Lentalmente, si appoggiò a lui, i loro petti collimarono.
Aprì gli occhi e si guardarono e gli parve di vedere un sentimento nuovo, una tenerezza unica, come se non fosse solo un giocattolo con cui divertirsi, ma qualcosa di cui curarsi.
Sembrava Elion. Almeno per una volta.
Lacrime iniziarono a scivolare lungo le guancie di Q mente il suo corpo iniziava a rispondere più di quanto volesse.
Il piacere iniziò ad avanzare dentro di lui come un onda, montò, pian piano, avanzò in lui in ogni terminazione nervosa.
Eliot era sopra di lui.
Eliot lo baciava.
Eliot lo scopava.
Era lui. Per una volta, quella illusione era completa.
Ora non erano nel vecchio appartamento del suo alterego, erano a Brakbills, nella loro casa, nel loro letto. Erano insieme, erano innamorati.
La persona che si toccava e godeva nel guardarli, era Alice.
Erano una bellissima famiglia, loro tre.
Quando l’orgasmo si affaciò, lo scacciò.
Non voleva venire, voleva restare in quell’illusione che la sua mente gli stava regalando. Era la più bella che avesse mai avuto da tempo.
Forse, dalla sua vita intera vissuta in un sogno, a Fillory.
Ma fu difficile trattenersi troppi.
L’orgasmo lo accolse con una smofia, proprio mentre Eliot si spingeva in lui e sembrò arrivargli ovunque.
- Ti piace, vero Q?- domandò con voce mellifua il mostro – E’ bello quanto ti piace. Giocare da solo è noioso. –
Preso dal post-orgasmo, Q si rese conto appena che Julia si era avvicinata e aveva preso la testa di Eliot per baciargli le labbra.
Il mostro, rispose al bacio e le afferrò la testa, per spingersela più vicino.
Le loro lingue si muovevano così sinuosamente che Q non risuciva a distogliere lo sguardo, era così concentrato nel vedere i suoi due migliori amici pomiciare che non si rese conto di quanto il suo corpo godesse, nel farlo, nell’avere ancora eliot dentro di sé.
Non credeva di poter tornare duro così in fretta, ma in un battito di ciglia, era di nuovo come roccia e il suo corpo agiì da solo, alzando i fianchi e muoverndoli sull’erezione.
Iniziò a scoparsi da solo, non riuscendo a distogliere lo sguardo da quella visione.
Ma il mostro gli prese i fianchi e glieli spinse giù, bloccandolo.
Una smorfia di disappunto gli spuntò sul viso e la sorella drizzò la schiena per guardarlo dall’altro.
- Penso voglia giocare ancora. – disse.
- Penso anche io. –
- E tu vuoi giocare ancora? – chiede al fratello.
Il mostro sorrise, poi si girò verso Quetin e un brivido di anticipazione lo attraversò notando il desiderio nei suoi occhi. Ma c’era anche altro.
Il mostro piegò la testa, come guardarlo da una nuova angolazione e sussurrò – Se me lo chiede. –
No. Non poteva farlo.
C’era una plausibile negabilità, non che fosse reale dopo che si era appena mosso sul suo cazzo per darsi una qualsiasi frizione, ma dirlo ad alta voce… era troppo.
Il mostro sembrò divertito da quella cocciutaggine. Iniziò a muovere i fianchi e poi fermarli, poi muoverli ancora.
Era cambiato.
Prima non importava che Q provasse effettivamente piacere, come un bambino, tutto quello che voleva era assuefarsi ad esso, continuare a spingersi in lui fino all’orgasmo ancora e ancora, rendendolo una mera bambola gonfiabile in cui venire.
Ma ora, forse complice la manipolazione della sorella, aveva acquistato una certa sicurezza.
Come se prima il suo stato mentale fosse instabile perché gli mancava una metà, la logica e sue sorella ne fosse la rappresentazione.
Lei afferrò il sesso di Quentin e iniziò ad accarezzarlo, in concomitanza con le spinte accennate dell’altro.
Lo stremarono, quasi all’orgasmo per troppe volte finché Quentin non singhiozzò – Basta, vi prego. –
- Perché…? – insinuò Julia, con voce suadente.
- … voglio venire. – pigolò Quentin senza voce.
- Come vuoi venire? – insistette il mostro, chinandosi su di lui e sostenendo il suo sguardo.
Quentin boccheggiò, senza fiato, sudato, esausto.
Si arrese, si spezzò.
- Scopami, fottimi, sbattimi. – lo implorò – Fammi godere. Lo voglio. –
Perfino alle sue orecchie, parve un pianto.
Sentì il sesso dentro di lui diventare più grande, sicuramente per magia. Come se la sua erezione avesse avuto un erezione.
Il mostro si girò verso la sorella, quasi a chiederle il permesso – Ora ho voglia di fotterlo di più. – le sussurrò come un segreto.
Lei sogghignò, e si mise dietro di lui e lasciò scivolare le mani lungo l’addome di Eliot e gli baciò il collo.
Poi, premendo i fianchi sulle natiche del fratello, iniziò a dargli un ritmo.
Quetin ottenne finalmente quello che voleva, e il piacere fu quasi insopportabile.
Sentì il presente, il futuro e il passato diventare un unico grande ammasso, sentì perfino la magia vibrare dentro di lui, far tremare le pareti.
Due dei e un mago che facevano il miglio sesso della storia, doveva pur avere una conseguenza spazio/temporale.
I movimenti divennero scoordianti. Il corpo di Elion iniziava ad accusare la passione, iniziava ad agonizzarle egli stesso.
L’orgasmo esplose, come una super nova. Gli oggetti tramerono attorno a loro.
Ansanti, esausti e soddisfatti, si guardarono l’un l’altro e poi crollarono nel letto.
Quetin sentì le forze lasciarlo completamente, mentre altre lacrime scivolavano dai suoi occhi.
Quella felicità era amara, era sbagliata…
Ma era felicità.
Come sempre, erano stati gli altri a salvare il mondo.
Lo avevano salvato ad un certo punto, avevano scoperto cosa stava succedendo e nessuno lo aveva colpevolizzato.
Julia, la vera Julia, gli era stata molto vicino, convinta che Quentin avesse passato lo stesso che aveva passato lui. Non aveva avuto il coraggio di dirgli la verità.
Nonostante fosse stata presente, nonostante ricordasse, era convinta che Qeuetin fosse innocente.
Avevano anche salvato Eliot. Avevano preso il mostro da dentro di lui e lo avevano buttato nella fessura.
Lui, ancora una volta, non aveva fatto nulla.
- Q…- sussurrò Julia seduta accanto a lui con le mani tra i capelli mentre glieli accarezzava – Non è colpa tua. –
Non voleva andarsene, nonostante gliel’aveva chiesto ancora e ancora.
Era pur sempre la sua amica dall’infanzia, probabilmente temeva un nuovo tentativo di suicidio, conoscendo al sua storia.
Quentin odiava sé stesso, soprattutto perché non poteva nascondersi dietro l quella menzogna. Julia gli aveva detto di ricordae tutto qeullo che era successo mentre era posseduta, aveva ipotizziato quindi anche anche per il suo migliore amico fosse lo stesso.
Se con lei poteva fingere di non essere stato consenziente, con lui non poteva semplicemente nascondersi.
Eliot doveva sapere quanto patetico era stato a lasciarsi assoggettare al piaere e alla mancanza di lui. Si era perfino affezionato al mostro, al loro rapporto, quasi fsse una parte di Eliot stesso, una sua evoluzione.
Di una cosa era però certo: amava Eliot. Lo amava con tutto sé stesso.
Ed era anche la ragione del perché non voelva vederlo.
Non lo meritava, non meritava nulla. Era la persona più patetica che fosse mai esistita, e per qualche ragione si era perfino creduto un protagonista.
Forse Julia non faceva poi così male a restargli accanto.
Del rsto, una vita inutile come la sua non valeva di essere vissuta.
Era nel suo letto, depresso come non lo era mai stato.
Aveva deluso tutti, aveva deluto Eliot permettendogli di usare il suo corpo.
Le lacrime avevano smesso di uscire per quante ne aveva versate e perfino Margo era preoccupata per lui.
Quetin un giorno si era alzato e aveva preso una lama.
Era passato così tanto tempo da quando si era ritrovato in quello stato.
Tanto, tanto tempo…
Vide del sangue e sobbalzò, ma non era sua. Una mano aveva afferrato la lama per toglierlgliala di mano.
Alzò gli occhi e si rispecchiò in quelli del suo migliore amico, occhi che aveva visto più cupi e vaghi, e ora erano lì e lo guardavano come se riuscissero finalmente a vederlod avvero.
- Q.-
Scoppiò a piangere e rifiutò il tentativo di abbraccio di Eliot.
Del vero Elion.
Ma lui lo abbracciò lo stesso, con così tanta forza da toglierli il repsiro.
Non seppe per quanto tempo restò lì a piangere, a urlare, a scacciarlo, ma Elion non si mosse, lo strinse, stoico.
Poi lo accompagnò a letto e i ricordi di lui e il mostro tornarno ipiù forte di me, la nausea tornò più forte che mai.
- Mi dispiace.- disse Elion e il dolore era denso in quelle parole – Per cosa ti ha fatto… mi dipiace. –
Era il colmo. Lui era rimasto fermo a goderse orgasmi stellari e lasciando che quel mostro lo usasse ed era lui a scusarsi.
Q sentì la sua tenta estraniarsi. Elion lo mise a letto e poi svanì, per curarsi la mano ancora sanguinante.
Quando tornò, si sedette accanto a lui.
- mi serve da bere.- soffiò.
Prese una bottiglia di liquore e si versò un abbondante bicchiere. Lo passò a lui mentre lui si attaccava alla bottiglia.
- Ricordo tutto.- disse – Ogni cosa che ha fatto.. la ricordo.-
Il senso di colpo schiacciò Quentin in quel letto come se tutta la gravità del mondo fosse diventata più forte, ma solo dove si trovava lui.
Gli mancava il respiro.
- Mi dispiace.- soffiò e sembrò sull’orlo delle lacrime.
Era fragile, Eliot, lo era sempre stato. Sotto quell’aria da menefreghista, si era sempre trovavo una persona sensibile e gentile.
Lui era sempre stato gentile.
Ora, era schiacciata dai ricordi da quello che tutti credevano gli aveva fatto.
Ma lui sapeva la verità.
La sua verità, era ancora più disgustata di ogni altra cosa.
Poteva capire quello che stava pensando: dal suo punto di vista, lo aveva violentato per giorni e giorni e quando era tornato lo aveva trovato sull’orlo del suicidio.
Non era l’unico lì con un senso di colpa così schiacciante da sentire il cuore faticare a battere.
Si mise seduto e raccolse tute le sue energie.
E disse la verità.
Elion lo ascoltò, con un labbro che tremava dalla voglia di ribattere che non era vero, che era colpa sua, che non aveva altra scelta. Ma Q lo fermava sempre, spiegandogli nel dettagli come si era lasciato fottere perché era semplicemente bello e che, quindi, non doveva sentirsi in colpa.
Seguì un botta r sipsota in cui ognuno si addossava la colpa, perché nessun’altro capiva.
- Volevo solo… essere scoparto da te.- insistette Q – Non importava che non fossi tu.-
Gli occhi caldi a dolci di Eliot lo guardarono per lungo tempo, poi due lacrime scivolarono lungo le guance.
Ci era riuscito. Lo aveva ferito abbastanza da allontanarlo?
Elion lo baciò, di slancio, come se baciasse una rosa spinata.
Quando si allontanò si guardarono come se non potessero più spiegare cosa provavano l’uno per l’altro perché era troppo complicato, troppo disperato.
Quetin gli prese il viso tra le mani e cercò nuovamente le sue labbra.
Si baciarono lentamente e dolcemente. Lo riconobbe finalmente come un vero bacio sdel suo elion e si riscoprì più eccitato che mai.
Nonostante la voglia di concerdersi a lui come si era concesso solo al a quel mostro, senza riguardi e senza pudore, continuò a baciarlo e Elion non gli mise alcuna pressione e nessuna fretta.
Gli smise di baciare la bocca, per passare al collo, cercò poi i capezzoli con le dita lunghe e affusolate.
- Ti farò diventicare di lui.- promise Elion con voce ferma – Ti scoperò più di quanto abbia fatto lui e lo cancellerò da te.-
Lo psogliò lentamente. Lo baciò ancora, lo toccò con delicatezza come se fosse qualcosa di fragile.
Ci si sentiva, quindi non si lamentò più di tanto.
Elion scese lungo il suo corpo baciando e leccando ogni angolo che trovava sentibile, quado si ritrovò davanti al sesso duro, per un attimo i soi occhi diventarono famelici, come se volesse lasciare perdere da delicatezza e la gentilezza per succchiarglielo come se non ci fosse un domani.
Iniziò conuna lunga leccata, poi con dei baci tra punta e base, mentre le dita scendevano e salivano lungo l’asta.
Era così diverso dal tocco el mostro, con lui, si era sempre sentito sul punto di essere divorato.
Elion continuò a leccare, suchiare e baciare quella durezza per un tempo infinot, finché non schiuse le labbra e lo prese finalmente in bocca.
La punta si spinse sulle guance, creando un erotico bozzo, poi verso la gola, e infile Elion lo prese completamente fino in gola.
Qeuint venne senza nessun preavviso. Era diverso dall’orgasmo stellare a cui si era abituato con la bestia, ma era più dolce, più reale.
Si sparse per tutto il suo corpo, in ogni terminazione nervosa.
- Ti amo.- sussurrò disperatamente – Ti amo, Eliot.-
Lui gli sorrise e tornò a baciare le sue labbra, quando si staccò replicò – Anche io.- e sembrò sincero.
Elion non era mai stato il tipo da accettare facilmente i sentimenti. Così quando si ritrovò a sentire quelel parole, Q sentì il proprio cuore quasi esplodergli dalla felict.
Tornò a piangere e Elion riprese a baciarlo con dolcezza.
Poi gli aprì le gambe e non riucì a nascondere una certa urgenza.
Lo preparrò con cautela, nonostante il desiderio che bruciava nelel iridi.
Ma quello sguardo era caldo, era dolce… era il suo elion.
Alzò i fianchi, in un invito – Ora.- soffiò – Scopami ora.-
Elion non se lo lasciò ripetere.
Quando entrò dentro di lui, era la stessa misura e la stessa forza del mostro, ma era così diverso.
Era lui ad essere diverso, non lo voleva disperatamente e tristemente dentro di lui, ma lo voleva con la forza di mille soli.
Era così intenso e così importante che in quel momento iniziò a andare incontro a quelle spinte con ogni fibra del suo corpo, gemendo il suo nome con così tanta forza da graffargli la gola.
I fianchi sbatterono tra loro con così tanta energia che facevano rumore.
L’orgasmo esplode nella profondità del loro animo, iniziò piano, per poi diventare forte e intenso.
Q aprì gli occhi e guardò dal basso Elion con il cuore che rombombava ovunque nel suo corpo.
Si sentiva vivo, a differenza di quando si sentiva una cosa inanimata con il mostro.
Si sentiva di nuovo umano.
Piange ancora e Elion lo strinse forte, in un abbraccio dolce.
- Noi siamo… - mormorò Q.
- complicati.-
Andava bene così.
Non era mai stato qualcosa di semplice il loro rapporto. Né la loro vista, né la loro storia.
Era tutto compliato, l’umanità era una cosa complicata.
Nessun etichetta, nessuna logica morale umana.
Erano solo loro.
E andava bene così.
Sarebbero stati felici…
Fino alla prossima apocalisse.
Quel girono era un bel girono di sole. Quetin e Elion camminavano per le foreste di Fillory godendosi l’aria fresca e il suono del ventro tra le foglie.
Elion faticava a camminare, si appoggiava a un bastane e a lui, gli sorrideva a vlte come se un pensiero cupo gli attraversasse il pensiero e cercasse i suoi occhi per scacciarlo.
- sono stato anche io re di fillory ma non capirò mai come mai ci sia tanto affezionata. – soffiò – Io volevo solo scappare via. –
- Margo è sempre stata una regina. – replicò Q suo malgrado divertito – figurati se ci rinuncia. –
Risero, e il sole spendeva su di loro ed erano perfetti così.
- Da piccolo tutto ciò che volevo era venire qui e regnare. – confidò – E ora che sono effettivamente uno dei regnanti non ho mai passato un solo giorno a governare.–
- Noioso. Difficile – soffiò Elliot – Non ti sei perso nulla. Questo mondo è… totalmente folle. –
- vero.-
Risero ancora, elion gli strinse la mano – Ma è anche casa nostra. – disse allora Eliot – lo è stata per una vita intera, più di quanto non lo sia stata la terra. –
- Vale? – domandò Quetin – Era una missione e il tempo si è resettato, ma vale lo stesso una vita? –
- Vale. – confemò Eliot – Ti ho amato per tutta quella vita e ti amerò per tutta questa.–
- Finché dura.- replicò Quentin, con un amaro sorriso – Quanto pensi ci metterà l’ennesima apocalisse ad arrivare? –
Un esplosione si udì per tutta la foresta, gli uccelli smisero di cantare. Un coniglio cascò davanti a loro e sussurrò – Apocalisse! Ora! –
- Nemmeno cinque minuti. – confermò Eliot.
- Nuov record.-
Eliot fece per alzarsi, ma Q lo trettenne fermo.
- Q? –
- Possono cavarsela da soli.– soffiò, prendendogli il viso tra le mani – Se è la fine del mondo, c’è solo una persona con cui voglio passarla.–
Gli occhi di Elio si tinsero di dolcezza.
Aveva quello sguardo lui, era talmente trasparente e dolce che non ammetteva dubbi. Solo qundo lo guardava Q si sentiva davvero amato. Per quanto avetsse tentato di replciato, il mostro non ci era mai davvero riuscito.
Si baciarono, in modo delicato e dolce. Il conigliò ripete quelle parole: apocalisse, ora.
Elion prese il coniglio e gli sussurrò il nuovo messaggio e lo spedì indietro.
- Cosa gli hai fatto dire?–
Eliot sorrise – “siamo occupati, ritentate più tardi”–
Risero, di cuore e tornarono a baciarsi.